Segnaliamo ai lettori la proposta del CUN in materia di «Orientamento integrato fra Scuola e Università».

                                                                                                       All’On.le Ministra

  Prot. n. 8840 del 5/4/2016                                                                             Sen. Prof.ssa Stefania GIANNINI

 

S E D E

 

 

 

OGGETTO: Proposta in materia di «Orientamento integrato fra Scuola e Università»

 

 

                                                                  

                                                              Adunanza del 5 Aprile 2016

 

IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

 

Sottopone all’attenzione della Sig.ra Ministra le seguenti analisi e proposte in materia di «Orientamento integrato fra Scuola e Università»:

 

 

Un possibile percorso di orientamento per l’accesso all’Università

 

Scopo di un percorso di orientamento universitario è fornire agli studenti strumenti per poter scegliere in modo informato e consapevole il percorso universitario più adatto alle loro abilità, attitudini e vocazioni, in modo da ridurre gli abbandoni, accorciare il tempo necessario per conseguire la laurea e favorire un proficuo proseguimento negli studi e ingresso nel mondo del lavoro.

Per ottenere questo risultato è indispensabile costruire un percorso coordinato fra la Scuola secondaria e l’Università, organizzato da docenti della Scuola assieme a docenti universitari, e che coinvolga gli studenti in prima persona.

Un percorso di orientamento efficace può essere costruito combinando tre azioni principali:

  • Orientamento dentro la Scuola secondaria: a partire dal quarto anno, offrire un sistema integrato Scuola-Università di orientamento, coordinato a livello nazionale e implementato a livello locale, basato sia su trasmissione di informazioni (via web o di persona) sia su esperienze dirette degli studenti (laboratori di per il riconoscimento delle abilità e lo sviluppo delle vocazioni, stage in Università e nel mondo produttivo).
  • Ingresso all’Università: offrire un sistema di verifica delle conoscenze in ingresso, coordinato a livello nazionale per gruppi affini di corsi di studio, che comunica con le procedure d’ingresso ai corsi a numero programmato, e che fornisce ulteriori informazioni per l’orientamento.
  • Orientamento dentro l’Università: offrire un anno propedeutico agli studenti neo-immatricolati con preparazione più debole, organizzato per gruppi affini di corsi di studio, con lo scopo di ridurre gli abbandoni, favorire il conseguimento del titolo di studio in tempi brevi, e fungere da ulteriore orientamento sul campo.
  1. Orientamento dentro la Scuola secondaria

L’obiettivo di questa azione è fornire ai giovani strumenti che permettano loro una scelta consapevole e informata del percorso universitario. Per ottenere questo risultato occorre agire su tre livelli:

 

  1. Disponibilità di informazioni aggiornate e attendibili. Bisogna dare agli studenti accesso a informazioni aggiornate e attendibili sui possibili percorsi universitari e sui susseguenti sbocchi lavorativi. Questo deve avvenire sia tramite web (potenziando e aggiornando Universitaly e fornendo materiale preparatorio adeguato) sia in presenza, tramite incontri a Scuola e in Università, incontri che non devono ridursi a spot pubblicitari ma fornire informazioni concrete. Gli attori principali qui sono i docenti della Scuola, che sono la principale fonte di informazione e di guida degli studenti. Occorre quindi valorizzare il loro ruolo, costruendo anche percorsi formativi che ne permettano l’aggiornamento.
  2. Sperimentazione in prima persona di cosa troveranno nell’Università e responsabilizzazione degli studenti. Per capire se si è portati o interessati a un dato tipo di studio non basta sentirne parlare: bisogna provarlo di persona, mettendosi alla prova grazie a esperienze in situazioni che consentano allo studente di riflettere sulle possibili scelte in modo da poter poi prendere delle decisioni informate e responsabili. Occorre quindi organizzare dei laboratori per il riconoscimento delle abilità e lo sviluppo delle vocazioni, gestiti da docenti delle scuole con la collaborazione di docenti universitari, in cui gli studenti possano essere immersi in situazioni simili a quelle che troveranno nell’Università, e che permettano loro di cimentarsi con argomenti e percorsi rappresentativi dei vari corsi di studio e delle attività, lavorative, di studio e ricerca, sbocco di quei corsi.
  3. Collegamento con le procedure d’ingresso all’Università. Occorre coordinare il percorso di uscita dalla Scuola secondaria con il percorso di ingresso all’Università, assicurando la coerenza di quanto insegnato nelle scuole e di quanto richiesto dai corsi di laurea, inserendo con la collaborazione dei docenti degli istituti superiori le attività di verifica delle conoscenze in ingresso all’interno del percorso degli ultimi due anni della Scuola secondaria come ulteriore momento di orientamento. Ciò permetterebbe agli studenti di prepararsi alle modalità di accesso ai percorsi universitari senza tuttavia ridurre lo studio a un allenamento ai test e senza pregiudicare lo svolgimento delle normali attività didattiche.

Per far ciò sono necessari comportamenti e metodi coerenti a livello nazionale, che si inseriscano in un quadro di riferimento comune e condiviso fra Scuola e Università, e che possano essere implementati in maniera differenziata a livello locale, in modo da rispettare e valorizzare le competenze di ciascuna Scuola e le caratteristiche del territorio, agendo in sinergia con l’orientamento al lavoro e alle altre possibilità di istruzione post-secondaria.

È possibile partire dalle esperienze positive sviluppate in questi anni (per esempio all’interno del Piano Lauree Scientifiche) mettendo a sistema i risultati consolidati e iniziando sperimentazioni nelle aree ancora non testate. Per ottenere risultati significativi è indispensabile un investimento di risorse umane e finanziarie, anche questo coordinato a livello nazionale ma implementato a livello locale.

 

  1. Ingresso all’Università

Il DM n.270/2004 prevede obbligatoriamente la verifica delle conoscenze iniziali all’ingresso dei corsi di laurea triennale e magistrale a ciclo unico; e l’esperienza ha mostrato come i risultati di questa verifica diano informazioni che possono essere proficuamente utilizzate per orientare lo studente negli studi successivi. Inoltre, è possibile conciliare questa verifica con le procedure di ammissione ai corsi di studio a numero programmato. Infine, una procedura coordinata a livello nazionale come quella proposta in questo documento, oltre ad assicurare omogeneità di comportamento e integrazione con il sistema scolastico, renderebbe più semplice e meno costoso per lo studente l’accesso all’Università di sua scelta, con evidente ricaduta positiva a livello di diritto allo studio.

La proposta si fonda sui seguenti punti:

  1. Verifica della preparazione iniziale tramite test offerti a livello nazionale a gruppi affini di corsi di laurea. Data la numerosità dei potenziali partecipanti, i test a risposta multipla sono l’unica procedura tecnicamente sostenibile; anche se questo strumento non permette di verificare tutte le conoscenze e competenze utili per lo studio universitario, l’esperienza ha mostrato che (quando sia correttamente costruito) esso fornisce comunque informazioni significative per l’orientamento e sul livello di conoscenze iniziali.
  2. Somministrazione del test (principalmente) per via telematica, in più date, fissate a livello nazionale, con risultati applicabili a tutti i corsi di laurea del gruppo. La somministrazione via telematica è quella più adatta ai grandi numeri, e permette una più facile gestione dei risultati. L’uso di più date permette agli studenti di scegliere quella (o quelle) per loro più confacenti, di migliorare i propri risultati in date successive, e di partecipare a prove relative a diversi gruppi di corsi di laurea, cosa utile per l’orientamento. L’identità delle date a livello nazionale previene la corsa dei singoli atenei ad attirare gli studenti anticipando prove a livello locale. L’applicabilità dei risultati a tutti i corsi di laurea del gruppo permette allo studente di partecipare alla prova nella sede a lui più consona senza che questo pregiudichi la scelta dell’ateneo a cui iscriversi, con evidente risparmio di tempo e denaro.
  3. Almeno una somministrazione (per gruppo di corsi di studio) avviene durante il percorso scolastico. Questo permette di integrare la verifica della preparazione iniziale con il percorso di orientamento e con i programmi scolastici, coinvolgendo anche i docenti delle scuole. Inoltre permette di fornire informazioni agli studenti sulla loro preparazione e sulle loro attitudini e vocazioni in tempo utile per permettere loro di agire di conseguenza.
  4. Uso dei risultati della verifica delle conoscenze iniziali per guidare l’ingresso all’Università. Anni di studi hanno confermato l’esistenza di una forte correlazione fra risultati scadenti nella verifica delle conoscenze iniziali e risultati scadenti (o fallimentari) nel corso di studio; quindi informazioni ricavate dalla verifica delle conoscenze iniziali possono essere usate anche per guidare il percorso d’ingresso all’Università (si veda la parte C).

Questo tipo di struttura è stato implementato, con notevole successo, in corsi di studio di area scientifica, di Ingegneria, Architettura ed Economia (grazie al CISIA, a Con.Scienze e al Piano Lauree Scientifiche) dimostrandone la fattibilità e l’utilità. Occorre estenderlo anche alle altre aree, adattandolo ove necessario, cosa fattibile con un investimento relativamente limitato di risorse, basandosi sulle competenze già esistenti, a patto di avere un periodo di sperimentazione sufficientemente lungo da garantire la giusta calibrazione dello strumento.

Vale la pena segnalare che questo tipo di struttura è oggetto di sperimentazione in talune Università anche per alcuni corsi di studio a numero programmato. Un’estensione anche ad altri corsi di studio a numero programmato, affiancata da opportuni chiarimenti normativi, potrebbe alleviare (si veda anche la parte C) alcune delle ben note criticità legate ai corsi a numero programmato, rispettando al contempo l’importante programmazione dei flussi in ingresso e in uscita che deve tenere presente anche le risorse (umane, strumentali ed edilizie) a disposizione per offrire un corso di studio di qualità.

  1. Orientamento dentro l’Università

L’orientamento non si conclude con l’ingresso all’Università: spesso è nel primo anno di studi universitari che lo studente scopre davvero se la scelta fatta sia stata quella giusta — e se la sua preparazione sia adatta agli studi che deve sostenere. Scelte sbagliate o preparazione inadatta hanno come conseguenza un inevitabile allungamento dei tempi per il conseguimento del titolo di studio o anche l’abbandono degli studi universitari. Eppure durante il primo anno degli studi universitari si è ancora in tempo per intervenire, con percorsi specifici di un anno creati ad hoc per questo scopo. Questo anno propedeutico dovrebbe essere costruito secondo i seguenti principi:

 

  1. Identificazione degli studenti con preparazione più debole tramite la verifica delle conoscenze iniziali. L’esperienza ha mostrato come la verifica delle conoscenze iniziali sia in grado di identificare con ragionevole precisione gli studenti con preparazione più debole, che in assenza di interventi specifici potranno conseguire il titolo di studio solo dopo molti anni, ammesso che ci riescano. L’inserimento in un percorso propedeutico avrebbe il vantaggio di rafforzare la loro preparazione e di abituarli al funzionamento dell’Università, riducendo il numero totale di anni necessari per il conseguimento del titolo (e riducendo gli abbandoni grazie a un migliore orientamento).
  2. Offerta dello stesso anno propedeutico a gruppi di corsi di studio affini, in quanto corsi di studio affini hanno tipicamente gli stessi prerequisiti. Inoltre questo rende più semplice l’erogazione diminuendo il numero di percorsi diversi, e facilita anche l’orientamento permettendo allo studente di scegliere al termine dell’anno propedeutico con maggiore cognizione di causa fra più corsi affini.
  3. Mantenimento del diritto allo studio anche per gli studenti dell’anno propedeutico: gli studenti immatricolati all’anno propedeutico sono studenti universitari a tutti gli effetti, e in particolare devono poter accedere per reddito alle facilitazioni previste dal diritto allo studio.
  4. Inserimento degli studenti al termine dell’anno propedeutico nel percorso universitario usuale. Gli studenti che al termine dell’anno propedeutico superano la verifica delle conoscenze iniziali potranno iscriversi proficuamente al corso di studio di loro scelta fra quelli del gruppo associato al corso che hanno seguito, nell’ateneo di loro scelta. Il non superamento della verifica delle conoscenze iniziali dopo l’anno propedeutico fungerà invece da orientamento verso percorsi più congeniali alle abilità e attitudini dello studente.
  5. Identificazione a livello nazionale del tipo di preparazione da fornire. Questo ha il vantaggio di fornire ai percorsi universitari usuali un punto di partenza comune garantito per tutti gli studenti, permettendo un maggiore approfondimento degli studi. Inoltre è coerente con quanto avviene con le Indicazioni Nazionali nelle scuole secondarie, di cui questo anno sarebbe in un certo senso un rafforzamento.
  6. Coinvolgimento e motivazione dei docenti, universitari e delle scuole secondarie. Trattandosi di un anno a cavallo fra le scuole secondarie e l’Università, è naturale coinvolgere anche i docenti delle scuole secondarie, che sono quelli che meglio conoscono il punto di partenza degli studenti. Inoltre per il buon funzionamento del sistema è indispensabile prevedere dei meccanismi di motivazione dei docenti coinvolti e di riconoscimento istituzionale delle attività svolte.
  7. Creazione dell’anno propedeutico anche per studenti che non sono stati ammessi ai corsi a numero programmato. Attualmente, molti di questi studenti (tipicamente proprio quelli con la preparazione più debole) tendono a iscriversi a corsi di studio affini non a numero programmato, intasandoli e abbassando la qualità del servizio offerto a tutti gli studenti, con il solo scopo di riprovare l’anno dopo a entrare nei corsi a numero programmato. Meglio indirizzarli allora su un anno propedeutico, sicuramente più proficuo per loro e meno dannoso per i corsi di studio a cui non sono interessati, in modo da rafforzare la loro preparazione e permettere loro di seguire con maggiore profitto il percorso universitario.
  8. Pensare a passaggi facilitati fra corsi di studio al termine del primo anno, senza che risultino come abbandoni. Anche studenti con una buona preparazione dopo il primo anno di studi possono scoprire di non aver scelto il corso di studio giusto, ma di essere più portati per un altro corso di studio. Questo tipo di passaggio vocazionale dev’essere facilitato, in quanto chiaramente favorevole a una migliore preparazione degli studenti e a un miglior funzionamento del sistema nel suo complesso.

Percorsi di questo genere sono stati sperimentati in alcune Università con significativi riscontri positivi.

La realizzazione di questa proposta richiede un investimento di risorse umane e finanziarie adeguato; senza risorse non è realizzabile. Ma è un investimento che merita di essere effettuato, in quanto permette di mantenere la vocazione italiana dell’Università come Università per tutti salvaguardando (e anzi in prospettiva alzando) la qualità dei corsi di studio e della preparazione dei nostri studenti — permettendo il conseguimento di una preparazione di qualità a un numero superiore di studenti rispetto alla triste situazione attuale. Inoltre, la riduzione dei tempi di conseguimento del titolo di studi ha come conseguenza una riduzione anche dei relativi costi, sociali e finanziari, per lo Stato; quindi si tratta di un investimento iniziale che sarà recuperato a regime da significativi risparmi sulla spesa complessiva.

 

IL PRESIDENTE

(Andrea Lenzi)

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2 Commenti

  1. E’ un piacere scoprire che problemi su cui ci si arrovella da anni avevano soluzioni cosi’ semplici. Sarebbe ancora più bello avere maggiori notizie sull’ origine e documentazione su varie premesse del tipo “l’ esperienza ha mostrato che…”.
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    Solo un fugace dubbio poi che anche questo inneschi comportamenti del tipo “teach to test”. Ma no. Non permetteremo che cio’ accada.
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    E fare al meglio, a ciascun livello, quello che sarebbe sensato fare no? Ma no! La panacea è un buon orientamento e se qualcosa non funziona è perché non funziona l’ orientamento. E cosi’ scuola-lavoro, scuola-università e … scuola-scuola quando ? chissa’ perché i docenti della scuola lamentano di non aver tempo per fare tutto quello che sta scritto nelle Indicazioni Nazionali?
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    Cari Colleghi del CUN, qualche volta scendete a terra e parlate con docenti della scuola e con gli studenti.
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    Cara Ministra, cari Dirigenti del MIUR, il mondo non è fatto solo da studenti che si laureano in tempo o che ci mettono tempi infiniti. E la formazione di uno studente non è la stessa cosa della produzione di un auto in catena di montaggio.

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