Le richieste della CRUI per il “milleproroghe”:
trascinamento dei punti organico e delle assegnazioni 2011-12 del piano associati.
Abilitazioni: 69.000 domande, per quasi 46.000 candidati, di cui 20.000 esterni.
Le proroghe ai lavori delle commissioni saranno correlate al numero delle domande.

Sul sito della CRUI è possibile leggere il resoconto sommario dell’Assemblea CRUI del 22 novembre.

Il testo integrale può essere letto a questo indirizzo.

Ne riportiamo due passaggi  significativi:

• il 21 novembre il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Prof. Francesco Profumo, è intervenuto alla seduta della Giunta della CRUI. Il Presidente lo ha ringraziato di questa sua disponibilità che ha dato modo alla Giunta di affrontare con lui diversi problemi, inclusi quelli relativi alla ricerca per i quali la Giunta ha rinviato il Ministro al documento testè elaborato dalla Commissione ricerca della CRUI. Nel corso dell’incontro sono stati trattati, tra gli altri, i seguenti temi (relativamente al DDL Stabilità si veda l’apposito punto riguardante “situazione normativa e provvedimenti in corso”) :
– il regolamento sul dottorato di ricerca è finalmente in dirittura d’arrivo e dovrebbe essere ufficializzato entro la fine del mese di novembre, così come il decreto sull’accreditamento (che verrà inviato alle competenti Commissioni Parlamentari). Relativamente a quest’ultimo il Presidente ha ribadito le richieste della CRUI manifestate al Presidente ANVUR ossia, in sintesi: (1) sfalsamento delle date relative alla presentazione del RAD e del ‘riesame’ (dunque almeno un mese fra gennaio e febbraio 2013); (2) spostamento della data di consegna delle carte AVA da parte dei Nuclei (già aggravati dalle procedure di cui al D.Leg. 150/2009 per le quali CRUI e ANVUR hanno fatto presente al Dipartimento della Funzione pubblica l’esigenza di una maggiore snellezza e agilità dell’emanando DPCM ai sensi dell’art. 14 del citato D.Legislativo); (3) riconsiderazione in fase di prima applicazione del vincolo numerico sui requisiti di docenza limitato oggi alle sole materie di “base” e “caratterizzanti”; (4) opzionalità, dovuta in una fase di faticosa costituzione degli organici accademici e dipartimentali ex lege 240/2010, della costituzione delle commissioni paritetiche; (5) integrabilità totale dei dati oggi inseriti sul RAD con quelli che andranno a regime inseriti nelle SUAcs, pena il raddoppio inutile e dispendioso delle procedure a distanza di poche settimane; (6) adeguata informatizzazione di tutte le procedure; (7) flessibilità al termine del triennio del calcolo dei requisiti di docenza tenuto conto sia delle specifiche esigenze manifestate dalle Università non-statali (si veda il doc. scaturito dalla riunione a Bolzano a fine luglio) da un canto, sia dell’imprevedibile dinamica degli organici e dei finanziamenti nell’arco del prossimo triennio per le Università statali. Su tali tematiche il Presidente dichiara di aver avuto la massima attenzione da parte del prof. Fantoni e del prof. Castagnaro, entrambi presenti al Convegno padovano. Con loro si è convenuto di concordare un ‘pacchetto’ da presentare al Dir. Generale Livon in vista della stesura finale del Decreto.
la necessità di inserire nel “Decreto Milleproroghe” di fine anno il consueto trascinamento di durata biennale sia dei punti organico 2011 (turnover al 31.12.12) e 2012 (appena assegnati secondo il turnover al 31.12.11) sia di quelli relativi alle assegnazioni 2011-2012 e 2012-2013 (ancora in itinere) del piano straordinario per gli associati 2011-2012; a quest’ultimo proposito il Presidente informa il Ministro di aver raggiunto un accordo per rendere pubbliche le cifre assegnate a ciascun Ateneo al momento in cui il provvedimento giungerà all’attenzione delle Commissioni parlamentari competenti (la prossima settimana); il Ministro con l’occasione rammenta come i punti assegnati nel corso del 2012 siano svincolati da qualunque limite d’impiego, incluso quello contemplato dall’art. 4 del D.Leg 49/12; il Presidente informa che sarebbe opportuno che tale svincolo restasse sulla sola dotazione 2012 anche là ove impiegata nel corso del 2013;
– abilitazione scientifica nazionale (ASN): risulta allo stato attuale che sono state presentate circa 69.000 domande, per quasi 46.000 candidati (di cui circa 20.000 esterni ai ruolo delle Università). Si è convenuto con il Ministro sulla necessità di prevedere nel Decreto “Milleproroghe” un prolungamento fino a 6 mesi dei lavori delle costituende commissioni correlandolo con il numero delle domande (la cui media per Commissioni oscilla tra più 500 e 200-250, co punte anche superiori a 1000).
Situazione normativa e provvedimenti in corso – Il Presidente riferisce all’Assemblea relativamente agli ultimi provvedimenti normativi concernenti le Università, con particolare riguardo al DDL Stabilità attualmente all’esame del Parlamento, che prevede attualmente all’art.8 un fondo di complessivi 315 milioni di euro nell’anno 2013 da destinarsi a interventi diversi (tra cui il FFO delle università, ma anche altre destinazioni), nonché uno stanziamento di 50 milioni di euro nell’anno 2013 per le borse di studio.
A tale riguardo il Presidente, dopo aver manifestato il proprio apprezzamento per l’emendamento a favore delle borse di studio (anche se in misura inferiore allo sperato), sottolinea di aver fatto presente alla Presidenza della Repubblica, al Ministro Profumo, alle forze politiche e al Governo – a nome di tutta la CRUI – l’assoluta necessità che in sede di passaggio al Senato del DDL venga previsto un incremento delle risorse per il sistema universitario per il 2013, per arrivare almeno ai livelli di finanziamento del 2012. In caso contrario la CRUI non esiterà a manifestare all’opinione pubblica la propria durissima protesta nelle forme che riterrà più opportune, a cominciare, ovviamente, dall’immediata convocazione di una Assemblea straordinaria ad horas.

 

È degno di nota il fatto che le proroghe ai lavori delle costituende commissioni saranno correlati con il numero delle domande. I settori concorsuali con più domande avranno proroghe più lunghe e finiranno verosimilmente più tardi degli altri. Tali settori potrebbero trovarsi oggettivamente sfavoriti quando gli atenei dovranno decidere in quali settori bandire dei concorsi. Saranno ovviamente favoriti i settori che avranno già concluso i lavori immettendo tempestivamente sul “mercato accademico” i loro abilitati.

Per la determinazione della lunghezza delle proroghe sarà interessante capire se si farà riferimento alle domande presentate alla scadenza del bando o alle “domande residue” che rimarranno attive allo scadere dei 15 giorni dalla pubblicazione dei criteri delle commissioni. Infatti, dopo la pubblicazione dei criteri, i candidati hanno 15 giorni di tempo per ritirare la loro domanda, evitando in tal modo l’esclusione di due anni dalle future procedure di abilitazione nel caso di bocciatura. Se la lunghezza della proroga sarà legata al numero di domande residue, verranno favoriti quei settori concorsuali che, a prescindere dal numero iniziale di domande, riusciranno a convincere il maggior numero possibile di candidati a ritirarsi sia attraverso la pubblicazione di criteri oltremodo selettivi sia ricorrendo a pratiche meno limpide.

Insomma, se saranno legate al numero di “domande residue”, le proroghe “a lunghezza variabile” potrebbero distorcere la formulazione dei criteri delle commissioni oppure, nella peggiore delle ipotesi, incentivare pratiche intimidatorie nei confronti di candidati “accademicamente deboli”. Infatti, l’autoesclusione delle vittime predestinate diventerebbe essenziale alle cordate “accademicamente forti” per garantire una rapida immissione dei propri abilitati nell’arena dei concorsi che cominceranno ad essere banditi dopo l’attribuzione delle prime abilitazioni.

Va anche detto che la via dei criteri oltremodo selettivi o quella delle “intimidazioni” potrebbero rivelarsi entrambe armi a doppio taglio. Infatti, la procedura di abilitazione è costellata da una tale mole di irregolarità da renderla particolarmente fragile nei confronto dei ricorsi amministrativi dei candidati bocciati. Basterà menzionare:

  1. il calcolo delle mediane, che per ammissione della stessa ANVUR è stato effettuato su una base dati inaffidabile e mediante formule errate;
  2. le liste delle riviste costellate di svarioni (le cosiddette “riviste pazze”) e, a quanto pare, prive di verbalizzazioni che possano giustificare le scelte fatte;
  3. l’uso nei settori bibliometrici dell’indice h contemporaneo che contraddice sia il D.M. 76 che la Delibera n. 50 dell’ANVUR;
  4. le disparità di trattamento nei confronti degli aspiranti commissari e dei candidati dell’area 12 che hanno dovuto decidere se fare o meno domanda senza avere informazioni sulla cosiddetta “terza mediana” pubblicata solo dopo che erano scaduti i termini per le domande dei commissari e dei candidati.
  5. i sorteggi delle commissioni effettuati violando la procedura validata imposta dal regolamento ministeriale.

Pertanto, il tentativo di indurre il maggior numero possibile di candidati al ritiro spontaneo potrebbe rivelarsi un boomerang. Esacerbare gli animi all’interno di un settore concorsuale è il modo migliore per incentivare ricorsi amministrativi dalle potenzialità letali per tutti gli abilitati del settore. Molte commissioni preferiranno garantirsi una navigazione più tranquilla che metta al primo posto la riduzione del rischio di affondamento da parte di candidati che, a torto o ragione, si ritenessero vittime di qualche ingiustizia concorsuale. Un bel rompicapo, insomma

Il secondo passaggio che citiamo è quello che ricorda la partecipazione del Presidente della CRUI Marco Mancini al recente Convegno di ROARS, riassumendo scopi ed esiti dell’evento:

il 15 novembre il Presidente ha partecipato al Convegno “Il Sistema dell’Università e della Ricerca” organizzato a Roma presso la sede dell’Enciclopedia Italiana Treccani dalla ROARS (“Return On Academic ReSearch”) per affrontare le tematiche relative al ruolo dell’Università, al suo finanziamento, ai sistemi di valutazione e al piazzamento dell’accademia e della ricerca italiana nel quadro internazionale. I relatori che hanno partecipato al dibattito hanno illustrato questi temi in modo critico con l’intento, fra l’altro, di sostituire fatti alle tante leggende che circolano sull’Università italiana. A ciò si è affiancata una riflessione sul futuro dell’Università italiana in termini di prospettive e opportunità

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38 Commenti

  1. 69.000 domande, 46.000 candidati di cui 20.000 esterni. Mi sembra ovvio che tra i 20.000 ci sono in massa i non strutturati (precari a diverso titolo). E’ evidente che è principalmente su questi che si abbatterà la scure delle commissioni, anche per assicurarsi un congruo numero di bocciati e salvare la “serietà” del concorso. Unica consolazione: non avrebbero mai avuto un posto di PA o PO, non ci sono e non ci saranno i fondi sufficienti. Mi auguro di non partecipare a questa operazione di “macelleria culturale”.

  2. 46mila partecipanti e 20mila esterni! Quasi 1 a 1! Forse tra i 20 mila ci sono anche gli strutturati CNR (chiedo: e’ cosi’?), ma, a grandi linee, possiamo dire che nell’universita’ italiana quasi 20mila precari meriterebbero di essere nella prima meta’ dei professori associati italiani! (e in % inferiore anche ordinari) Ci si rende conto? Vuol dire che “fuori” c’e’ gente con un CV migliore di meta’ degli associati italiani! Non parlo nemmeno dei ricercatori, ma degli associati! Questo e’ uno scandalo. Questo E’ lo scandalo! (oltre all’operato Anvur…) Quella meta’ si dovrebbe dimettere e far posto agli esclusi, se avesse un po’ di pudore. Un “sistema ispirato alla migliore tradizione” che avesse selezionato i migliori, NON avrebbe 20mila persone escluse e meritevoli. Non credete? Spero che il Ministro tenga conto di tutto cio’ e che tiri dentro soprattutto i precari meritevoli. E’ appena giusto che la Fortuna, a questo punto, li aiuti.
    Per una svista o meglio per DOVERE. (Domenica mattina e citare De Andre’ non ha prezzo.)

    • ma è possibile che si debba sempre banalizzare e semplificare in questo modo? al di là dell’operato scandaloso dell’anvur e dei limiti dell’approccio bibliometrico in sé che eminenti scienziati hanno evidenziato, si può contribuire in questo modo alla dlegittimazione senza quartiere di chiunque lavori in università? nessuno nega che l’università sia abitata anche da PO e PA nullafacenti e ben venga qualunque iniziativa che possa ridurre questo fenomeno, ma vogliamo almeno tenere presente che chi fa (davvero) 120 e più ore di didattica, chi si occupa di questioni burocratiche e amministrative che ormai ci strangolano nei dipartimenti forse è normale che abbia qualche pubblicazione in meno di chi fa solo ricerca? tanto più di chi è strutturato dentro un ente di ricerca, neppure precario e basta. Questo fare di tutta l’erba un fascio è uno dei tanti pessimi risultati di questa procedura demenziale.

  3. Penso che sicuramente tra i 20.000 esterni vi siano molti ricercatori di enti pubblici di ricerca, tipo CNR, INFN, INAF etc. Per quello che ne so hanno fatto domanda in massa, anche solo per avere il titolo (e penso abbiano fatto bene). Quindi i precari che hanno fatto domanda dovrebbero essere abbastanza di meno.
    Non ho bubbi che vi sono precari che hanno piu’ titoli di ricercatori, associati e ordinari, e questo e’ profondamente ingiusto e scandaloso. Sarei pero’ cauto nell’affermare che i precari che hanno fatto domanda siano necessariamente meglio della meta’ degli associati (o ordinari). Infatti, nell’incertezza attuale, avranno giustamente fatto domanda anche molti precari che sono sotto le mediane. E, in ogni caso, siamo sicuri che chi supera le mediane sia necessariamente piu’ bravo o meriti di piu’ di chi non le supera? Io ho fortissimi dubbi…

    • Giusto. Pero’ ti posso assicurare che i precari sono stati piu’ cauti nel fare domanda degli strutturati. Nel mio dipartimento, tutti gli strutturati (senza nemmeno una mediana!) ha fatto domanda, mentre tra i precari solo chi ne aveva 2su3 (o almeno una e l’altra borderline) ha fatto domanda…
      Quanto alla questione CNR e sulla giustezza del comportamento di chi ha fatto domanda…beh…tutto legittimo, ma non capisico perche’ si debba rincorrere il sogno universitario e non continuare a fare ricerca (ottima) nel proprio ente.
      Tanto piu’ che alla proposta del Ministro di creare un superCNR la levata di scudi è stata giustamente unanime rivendicando l’indipendenza e l’unicita’ degli enti bla bla bla… Poi pero’ alla prima occasione di fuga, tutti (e dico tutti!) a far domanda.
      Tutto a vantaggio del Ministro che forse potrebbe pensare anche di indebolire i CNR svuotandolo dall’interno e colmare il vuoto nelle università pescando dal CNR. Il tutto a costo quasi zero.
      Spero che CNR (e altri enti) e Università capiscano il “giochetto” e si rifiutino di offrire il fianco a queste operazioni. Per il momento 1 a zero per Profumo.

    • Concordo che il CNR e’ spesso molto chiuso verso l’esterno, ma che alla prima occasione di fuga fanno tutti domanda (l’abilitazione puo’ comunque essere un titolo spendibile anche all’interno dell’ente). Va pero’ considerato che, soprattutto per chi fa ricerca di base, una posizione universitaria puo’ essere molto preferibile rispetto ad una equivalente al CNR, in quanto garantisce liberta’ e autonomia di ricerca che al CNR spesso non c’e’.

  4. Nel CNR ci sono circa 4 mila ricercatori di ruolo, e nell’INFN circa 1 mila. Ve ne sono circa 1 mila anche nell’INAF. E vi sono molti altri enti di ricerca (alcuni con pochi pochi ricercatori, ma bravi).

    So che nel CNR, giustamente, direttori di istituto hanno invitato i loro dipendenti a fare domanda.
    Ricordiamoci che le univ. devono assumere, per legge, un 20 per cento di docenti “esterni” (di altre universita’, o altro).

    • Nel CNR ci sono anche i tecnologi. Ricercatori e tecnologi sono poco meno di 8000. Io non trascurerei nemmeno il personale che lavora nell’ambito della sanità. E poi aspettiamo di vedere come si distribuiscono fra i settori. Nei settori non bibliometrici basta una mediana. E chissà che non ci siano pure degli stranieri. E’ bene non fantasticare troppo sui numeri al momento.

  5. Non sono affatto stupito che appena il bando si è chiuso la CRUI chieda la proroga dei tempi di lavoro delle commissione. La prima cosa strana è stato un bando aperto per 4 mesi. Potevano fare tutto il lavoro preparatorio prima e poi aprire il bando (da tener aperto un mese) con tempi ragionevoli. Tutto ha una sua logica se l’unico scopo di queste abilitazioni farsa era fermare eventuali proteste dei ricercatori in servizio che in questo 4 mesi hanno dato disponibilità alla didattica in vista della competizione tra di loro per i pochi posti per promozioni. Ora che potrebbero chiedere (se abilitati) di passare di grado si chiede di bloccare subito tutto da subito fino al prossimo agosto. Giusto in tempo per un altra riforma (con il nuovo governo) che elimini la necessità delle abilitazioni nazionali e trasformi tutto in “concorsi locali meritocrati”.

    Buona fortuna all’università italiana e quello che ne rimarrà…

  6. Io sono uno dei 20.000 precari che hanno fatto domanda. Sono ampiamente sopra tutte e tre le mediane del mio settore, ho più pubblicazioni (e più prestigiose) dell’ordinario della mia cattedra, sono docente a contratto da 9 anni, faccio 180 ore di didattica per circa 1.000 euro lordi l’anno… Tutto questo, ovviamente, avendo altri due lavori esterni all’università, perché devo compare pure io. Merito un posto da associato? Sì. Riuscirò mai ad averlo? Ne dubito. Ma la domanda per l’abilitazione l’ho fatta, e come me molti altri precari in situazioni simili, ma non così tanti come si pensa. C’è chi pensa di provare alla prossima tornata (se mai ci sarà) per non rischiare di essere tagliato fuori per due anni, per aspettare di vedere come procedono le cose, per aspettare che tra pensionamenti anticipati, avanzamenti di attuali ricercatori ecc. si liberi qualche posto. Quindi concordo con chi dice che i precari sono stati più cauti nel fare domanda rispetto agli strutturati che si sono buttati in massa, spesso solo nella convinzione che tanto, visto che sono già dentro, gli spetta di diritto far carriera.

    • Sono nella tua stessa situazione. Ho molti titoli e pubblicazioni, più di molti ordinari addirittura. Non sono purtroppo ammanicato… Faccio tanti lavoretti per sbarcare il lunario, e questo mi fa molto incazzare.

    • Comprendo perfettamente la tua situazione. E penso onestamente che l’ottusità di molti corporativismi non ha mai permesso una alzata di scudi nei confronti di chi è da anni valente, precario e senza santi in paradiso.
      Io mi chiedo cosa accadrà. Non penso sia possibile non abilitare un valente precario solo perchè è un precario, quindi lo si dovrà abilitare. Senza grossi fondi poi chiaramente ogni ateneo farà la chiamata dei suoi strutturati e non potrà assorbire precari. E immagino che senza forme corporative, senza il ragionamento di chi è strutturato che pensa che gli sta bene così, questo serio problema andrebbe affrontato ora, non ad agosto 2013 quando ci saranno ( a meno di altre proroghe) i risultati delle valutazioni.
      Vorrei che noi strutturati non nascondiamo al solito la testa nel solito guscio…. (a noi ci tartassano di pratiche amministrative, quelli lì fanno ricerca tutto il giorno a mio parere è un discorso ipocrita e meschino…)

  7. La percentuale di domande che saranno ritirate sarà estremamente alta non appena sarà confermato che anche nel 2013 sarà bandita l’abilitazione nazionale.

    Oggi ci sono tante domande perché molti temono l’ultima spiaggia ed è passato il messaggio: meglio fare domanda e poi ritirarla all’ultimo momento, che non farla.

    Basti considerare che 26’000 strutturati che fanno domanda è un numero grandissimo rispetto a quanti RU e PA sono in servizio.

    • Chiedo scusa, ma i numeri di cui sopra erano, mi pare, solo i numeri provvisori di qualche giorno fa. Quelli aggiornati dovrebbero essere circa un terzo di più. 70.000 candidati di cui 30.000 esterni?

    • Ma, scusa, Zhok, quanti pensi che siano i ricercatori + professori associati in Italia? Poco più di 40’000, direi, 50’000 al massimo, mi sembra poco realistico credere che praticamente tutti abbiano fatto domanda.

    • per ricercatori intendo ricercatori universitari, insomma quelli considerati “strutturati” ai fini della ASN

    • @ marc:
      Sinceramente non lo so. Notavo solo che, se non sbaglio, i conti di cui sopra si fanno con 69.00 domande, mentre alla scadenza ne sono state registrate quasi 100.000. Mi limitavo ad estendere le proporzioni.

    • Bhò, potrebbero essere i non strutturati che hanno aspettato fino all’ultimo momento. I non strutturati sono accreditati a numeri abbastanza importanti, anche se difficili da stimare.

    • @ Marc:
      Io non conosco nessuno che non abbia fatto domanda. Tutti gli strutturati che conosco, tutti i non strutturati che conosco, neolaureati inclusi, l’hanno fatta. Soprattutto questi ultimi, confidando nel potere taumaturgico delle mediane e dell’ EA (= moltiplicare per 10 l’unico articolo o libercolo prodotto l’anno scorso). Poi forse ritireranno, chissà. Secondo me non tutti hanno capito che i CV con le pubblicazioni di TUTTI i candidati saranno messi oline sul sito dell’ASN.

    • Ma l’elenco dei candidati sarà pubblicato sul sito dell’ASN prima o dopo della pubblicazione dei criteri di valutazione da parte delle singole commissioni? Se sarà pubblicato prima, c’è infatti pericolo che le commissioni, ricostruendo facilmente i curricula dei candidati (tramite banche dati bibliografiche e/o notizie raccolte nell’ambiente universitario), siano tentate di stabilire criteri di valutazione tali da favorire deliberatamente alcuni candidati a loro ‘simpatici’ e sfavorire altri ‘antipatici’.

    • @fp: io non conosco nessun australiano, ma ciò non significa che gli australiani non esistono. Comunque il punto è che dubito fortemente che 40’000 fra RU+PA abbiano fatto domanda, se sarò smentito devo ammettere che sarò davvero sorpreso.

      @alpha: i curriculum vengono messi online non prima di 15 giorni dopo la riunione in cui vengono fissati i criteri, perché fino a quel momento i candidati si possono ritirare. Dunque il problema di criteri fissati sulla base di chi ha fatto domanda non dovrebbe porsi. In teoria.

    • Ok, problema risolto. Gli strutturati RU+PA sono 38’000 (anche meno dei 40’000 che pensavo), quindi è impossibile che 40’000 abbiano fatto domanda. Direi che si resta sui 26’000, comunque tanti. Molti ritireranno la domanda, secondo me.

  8. Ho l’impressione che ci sia un fraintendimento nel titolo. In realtà, nella sintesi non si parla di “fino a sei mesi di proroga”, ma di “prolungamento fino a 6 mesi (complessivi, ndr) dei lavori delle costituende commissioni”

    • Grazie dell’osservazione. In effetti, il termine prolungamento fino a 6 mesi potrebbe anche riferirsi alla durata complessiva dei lavori. Aspettiamo il milleproroghe per capire quale sia l’interpretazione corretta.

  9. Un’osservazione: se la proroga dei lavori è diversa a seconda delle commissioni, vuol dire che i concorsi locali si potrebbero avvieranno in tempi diversi, a seconda dei divesri SSD. Ma questo non complica ancora di più la faccenda dell’obbligo degli atenei di chiamare il 20% dei docenti al di fuori dell’ateneo stesso? In altre parole: come si fa a fare concorsi interni, e decidere chi chiamare di esterni finchè non si conosce l’elenco totale degli abilitati? Tra l’altro, mi hanno detto che alcuni rettori hanno già dichiarato che prima faranno le chiamate del 20% degli esterni, e dopo degli interni. Per fare questo, bisogna fare tutti i concorsi locali quando c’è l’elenco completo degli abilitati. O no?

  10. @ Andrea Zhok
    Presumibilmente i dati Crui sono quelli definitivi: 69.000 domande, 46.000 candidati e 20.000 non strutturati.
    Le 100.000 domande di cui si è favoleggiato nelle scorse settimane derivano semplicemente dal numero progressivo delle domande inizialmente registrate e poi abbandonate (per errore o perchè avviate solo per provare il sistema).
    Tra i 20.000 esterni non dimentichiamoci di inserire un po’ di “cervelli in fuga” (la voce è che moltissimi economisti abbiano fatto domanda dall’estero) e tanti professionisti e studiosi del tutto esterni ai ruoli dell’Università: ad esempio tra gli avvocati in molti hanno presentato la domanda allettati da mediane basse che consentono a chiunque abbia pubblicato una nota a sentenza all’anno e poco più negli ultimi dieci anni di sentirsi più profilico di molti docenti di ruolo, il che poi è tutto da verificare.

    • Dunque ecco dei numeri precisi dal “cercauniversità”. Ad oggi abbiamo:
      – 36.268 ricercatori/associati
      – 72 assistenti
      – 18 professori incaricati
      – 2.093 ricercatori a tempo determinato
      TOTALE 38.451
      (ovviamente non è detto che tutti abbiano fatto domanda)

  11. Non capisco di cosa andiate cianciando.
    Qual è il vostro problema per i 20.000 esterni?
    Voi universitari siete sempre i soliti. Vorreste che solo i ricercatori potessero aspirare ad un posto di associato o ordinario!
    Beh, ci sono moltissimi medici ospedalieri che come me lavorano in Cliniche Universitarie i quali, oltre a lavorare dalla mattina alla sera in corsia, fanno anche dell’ottima ricerca clinica e che meritano di essere presi in considerazione.
    Altro che ricercatori solo preoccupati di satre seduti a scaldare scrivanie e tastiere di computer!

    • Io sono contento che ci siano 20 mila esterni.

      E sono convinto, per esperienza diretta, che negli Enti di Ricerca italiani (CNR, INFN, INAF, ecc) ci siano top level scientists.

  12. Divertente che solo una persona abbia pensato alle tante persone che dall’italia se ne sono volute o spesso dovute andare.
    Aggiungo che magari tra le 19999 persone esterne oltre il sottoscritto c’e’ pure qualche straniero che vuole lavorare in Italia. Venire a fare il prof di meccanica statistica nella piu’ bella citta’ del mondo (Roma) e che ha una delle piu’ prestigiose scuole di quella disciplina e’ di sicuro allettante.
    Qualcuno ha scritto che al CNR ci sarebbe meno liberta’ di riceca che al’universita’. Mah, la mia esperienza prima di dottorato e poi di collaborazione col cnr mi dice che c’e’ la stessa liberta’. Forse in qualche specifico campo disciplinare che io non conosco ce ne e’ di meno.

    Qualcuno ha profetizzzato che la scure si abbattera’ sui 20000 esterni… spero sia solo una errata valutazione, che partiva dal presupposto che i 20000 fossero principalmente postdoc, e non un auspicio.

    PS a scanso di equivoci io non me ne sono andato all’estero, me ne sono dovuto andare da dove stavo (CNR)

  13. Belli gli ultimi due post. Chi è un professionista esterno se la prende con i ricercatori. Chi è nel CNR se la prende con i post-doc.

    Certo questa ASN è riuscita in due obbiettivi:

    far sì che TUTTI gli accademici italiani o aspiranti tali imparassero perfettamente cosa è la mediana

    mettere tutti contro tutti

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