Dieci_bugie

Ad acquistare mezza pagina di due quotidiani hanno contribuito 246 docenti, versando una quota variabile da un minimo di 3,14 Euro a un massimo di 100 Euro.  In media 24 euro a testa: praticamente come Bernie Sanders, che ha raccolto circa 27 dollari per donatore. Erano quasi tutti di Napoli Federico II i docenti che si sono autotassati per acquistare uno spazio sul Mattino e sul Corriere del Mezzogiorno, per informare e coinvolgere l’opinione pubblica, denunciando le 10 Bugie sull’Università più eclatanti. Una su tutte:

Il governo ha stanziato 2.5 miliardi di nuove risorse per la ricercaFALSO: il GOVERNO SI FA VANTO di risorse già previste in bilancio dal 2014 che, oltre a essere state ridotte, in parte derivano da un anomalo autofinanziamento da parte dei docenti universitari frutto del risparmio dovuto al blocco delle retribuzioni e al mancato riconoscimento del quinquennio lavorativo 2011-2015. Per contro, in spregio alla ricerca pubblica, il governo prevede uno stanziamento di 1,5 miliardi in 10 anni per la realizzazione dello Human-Technopole nell’ex area Expo, affidato all’Istituto Italiano di Tecnologia (ITT), FONDAZIONE DI DIRITTO PRIVATO, non soggetta ad alcuni dei doverosi controlli e vincoli cui sono sottoposti gli Atenei pubblici, il cui presidente è in carica da 15 anni senza bando, i cui bilanci non sono pubblicati.

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Dal 2007 una serie di interventi governativi, che sottendono un preciso disegno politico, si sono concentrati sull’Università con l’obiettivo di ridimensionarla drasticamente e di trasferire risorse dal Sud al Nord. Tra pochi anni, alcune Università del Meridione potrebbero chiudere per mancanza di risorse! Dopo mesi di proteste, largamente condivise negli Atenei, ci rivolgiamo all’opinione pubblica perché sappia che la verità sull’Università è molto diversa da quella che viene raccontata.

DIECI BUGIE SULL’UNIVERSITÀ

  1. In Italia ci sono troppe università-FALSO: abbiamo meno università, in rapporto alla popolazione, di Spagna, UK, Germania, Francia. Inoltre, dal 2007 al 2015 c’è stata una riduzione di matricole del 12.3% (al Sud è stata del 20.7%) ed abbiamo una bassissima percentuale di laureati: tra la popolazione di 30-34 anni, solo il 23.9%, contro il 37.9% della media europea.
  2. La ricerca italiana non è competitiva-FALSO: i lavori scientifici degli studiosi italiani, rapportati agli investimenti in ricerca, sono più citati di quelli dei colleghi di Francia, Germania e Stati Uniti: i docenti universitari italiani con pochi mezzi per la ricerca riescono a mantenere una produzione scientifica di prestigio internazionale.
  3. Laurearsi in Italia non serve-FALSO: nel 2014, nonostante il protrarsi della crisi, il tasso di disoccupazione tra i laureati è stato del 17.7%, tra i diplomati del 30.0% mentre tra quelli con sola licenza media del 48.1%.
  4. L’Italia spende adeguatamente per la ricercaFALSO: investe solo l’1.2% del PIL contro 2.8% di Germania, 2.2% di Francia, 1.7% di Gran Bretagna (la media europea è circa del 2%).
  5. L’Italia investe adeguatamente in istruzione universitaria-FALSO: nel periodo 2008-2014 si è avuta una riduzione del 21% dei finanziamenti all’Università Pubblica; in altri paesi c’è stato un significativo incremento (Francia +3.9%, Germania +23.0%).
  6. In Italia le tasse universitarie sono basse-FALSO: a parità di potere d’acquisto, le tasse italiane sono tra le più alte d’Europa: 1,6 volte le tasse svizzere e 1,9 volte quelle austriache. E’ da sottolineare che nei paesi scandinavi, in Germania, ed in alcuni paesi dell’Est-europeo, gli studenti universitari non pagano tasse.
  7. L’Italia garantisce il diritto allo studio-FALSO: nell’anno accademico 2014/15 il 25.1% degli studenti, che avrebbe avuto DIRITTO a una borsa di studio, NON LA HA RICEVUTA. Questa percentuale sale al Sud al 47.6%, con punte del 61.5% nelle isole. Nel 2015, il 23.3% delle matricole residenti nel Sud si è iscritto in Università del Centro-Nord determinando un nuovo fenomeno di emigrazione.
  8. Il governo riconosce la dignità ed il ruolo della docenza universitariaFALSO: tra le categorie del pubblico impiego SOLO I DOCENTI UNIVERSITARI hanno visto prolungato il blocco degli stipendi per il 2015 e NON HANNO AVUTO il riconoscimento giuridico DELL’ANZIANITÀ MATURATA NEL QUINQUENNIO 2011-2015 durante il quale hanno continuato ad insegnare, pubblicare articoli scientifici, tenere esami, seguire i tesisti, ovvero a lavorare, senza che ciò abbia prodotto i dovuti effetti giuridici .
  9. Il governo ha stanziato 2,5 miliardi di nuove risorse per la ricercaFALSO: il GOVERNO SI FA VANTO di risorse già previste in bilancio dal 2014 che, oltre a essere state ridotte, in parte derivano proprio dal risparmio dovuto al mancato riconoscimento dell’anzianità maturata dai docenti nel quinquennio 2011-2015. Per contro, il governo prevede uno stanziamento di 1,5 miliardi in 10 anni per la realizzazione dello Human-Technopole nell’ex area Expo, affidato all’Istituto Italiano di Tecnologia (ITT), FONDAZIONE DI DIRITTO PRIVATO.
  10. La Valutazione della Qualità degli Atenei ha l’obiettivo di premiare gli Atenei meritevoliFALSO: l’ attuale sistema non prevede risorse aggiuntive per i “meritevoli”; viene solo ridistribuita tra gli Atenei una quota dello scarso e decrescente finanziamento ordinario sulla base di criteri che vengono cambiati continuamente (in 6 anni 22 diversi criteri!) e stabiliti a posteriori. Valutazione e merito, valori nei quali crediamo fortemente, sono utilizzati strumentalmente per giustificare una brutale riduzione del finanziamento al sistema universitario pubblico favorendo alcune Università del Nord.

Coordinamento Movimento per la dignità della docenza Universitaria Università degli Studi di Napoli Federico II  https://dignitadocentiunina.wordpress.com/  

Pagina autofinanziata da una raccolta di fondi tra docenti della Federico II e di altri Atenei campani.

Dati rielaborati da G. Viesti “Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud“ Donzelli Editore 2016

 

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16 Commenti

  1. Si potrebbe davvero fare una cosa simile comprando spazi sulla stampa (magari con un mezzo semplice di pagamento).
    Dal mio punto di vista, ribadirei anche la fondamentale utilità delle materie umanistiche, attraverso le quali si formano insegnanti, storici, filologi, filosofi, giuristi.
    Spero che molti siano stufi di farsi dire da qualche arrogante tecnocrate algoritmocentrico che una parte di noi non dovrebbe esistere.
    Ribadirei altresì il ruolo fondamentale dell’università pubblica come spina dorsale del paese, responsabile di fronte allo Stato e ai Cittadini e non a qualche consiglio di amministratore in cerca di affari da fare sulla pelle delle famiglie con tasse vertiginose e quote di cortesia per i poverelli meritevoli.

  2. Son perfettamente d’accordo (avevo fatto la stessa proposta 2 anni fa su roars) io penserei anche ad una pubblicazione sulla stampa straniera o una lettera firmata da migliaia id professori pubblici italiani da mamdare ai giornali prestigiosi e liberi: Inglesi, tedeschi, francesi, americani e contemporaneamente a quelli italiani di “regime” berlusconian-renziano (Sole24, Stampa. Repubbl, corsera etc.). Con gli stessi contenuti. Il bomba farebbe una gran bella figura.
    Onore a: FedericoII (se qualcuno salverà la nostra università verrà sicuramente dal sud) a roars, a Ferraro e a tutti quelli che vogliono salvare unipubblica BRAVISSIMI!

  3. Come redattore di Roars sono ovviamente lusingato dalla fiducia che diversi colleghi nutrono nei confronti di Roars. Allo stesso tempo, sono consapevole che la Redazione non svolge (e non può svolgere) il ruolo di un sindacato o di un coordinamento di colleghi. Il nostro è un ruolo di analisi, informazione e dibattito. Non possiamo che guardare con attenzione (e nel caso aderire individualmente) alle mobilitazioni e alle iniziative dal basso per smuovere l’opinione pubblica, senza però occupare spazi e ruoli che non ci competono (e che ci darebbero anche il colpo di grazia dal punto di vista del carico di lavoro).

  4. caro de nicolao, comprendo bene le sue ambasce, ma non credo che pubblicare un annuncio su un giornale, corredato di qualche centinaio di firme, equivalga a surrogare un sindacato (ce ne sono già troppi di inutili, da noi); a me pare un’estensione cartacea del lavoro di questo sito, che potrebbe giovare in molti modi, a tutti e anche a Roars; ma sta a voi decidere se fare questo passo.

  5. Gentili tutti,
    condivido nello spirito la proposta e non dubito che la redazione avrebbe la capacità di metterla in atto, ma la mia opinione personale è che ROARS commetterebbe un errore a incaricarsi direttamente di un’iniziativa come quella descritta in questo articolo, così come a impegnarsi in modo ancora più diretto di quanto già non stia facendo.
    .
    ROARS non dovrebbe essere identificato come uno dei motori principali della protesta (ma sono sempre i “teppisti di ROARS?”). A vedere dall’esterno mi chiederei perché, se la situazione è così disastrosa come viene tratteggiata, solo i soliti quattro gatti vanno contro corrente! (Spero che la redazione non si offenda 🙂 )
    .
    Inoltre, per quel poco che conosco l’ambiente accademico italiano, un’attività più intensa delle stesse persone potrebbe suscitare reazioni bizzarre… Se non mi sbaglio, in una delle rarissime occasioni di “confronto pubblico” qualcuno, nel dubbio, ha preferito rispondere al buon De Nicolao “non penso che tu al nord stia meglio” e che il suo aiuto non era richiesto -.-‘
    .
    Io penso che uno dei nemici più formidabili per l’Università pubblica in Italia sia il sostanziale disinteresse che troppi docenti mostrano ancora per le sue sorti: temo che siano “loro” i primi da convincere, assai prima dell’opinione pubblica.
    .
    Perdonate la provocazione, ma… piuttosto che proporre una seconda raccolta di fondi, forse sarebbe più efficace escogitare un modo per destare qualche intorpidito collega 😉

  6. Non solo i torpidi colleghi non si convincono, ma si stanno dando mani e piedi ai neosistemi valutativi, ai rapporti col territorio, all’abbassamento del livello medio per attrarre qualsiasi tipo di iscritto purché respirante e pagante. Sospirano quando gli fai osservare qualcosa oppure si girano dall’altra parte oppure ridacchiano (soprattutto ridacchiano).
    Evidentemente l’ambiente seleziona persone e comportamenti conformi al potere senza che il potere si smuova neppure troppo.

  7. come non condividere il realistico quadro di atzori e indrani?
    io cercavo solo di essere più ottimista, magari ogni tanto qualcosa succede, anche inaspettatamente!
    in fondo anche la protesta per la VQR non è stata inutile, ha creato inaspettate solidarietà fra colleghi che magari prima si salutavano appena… 😉

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