Il 20 marzo 2020 la FLC-CGIL ha trasmesso al Ministro Manfredi e ai Rettori la lettera allegata – firmata dal segretario generale della FLC, Francesco Sinopoli – per chiedere alcune misure urgenti per l’Università: un’estensione del prolungamento della ASN (abilitazione scientifica nazionale), il rinvio della VQR, il prolungamento dei progetti di ricerca e un Fondo di garanzia nazionale per i precari della ricerca.
Le principali richieste contenute nella lettera sono state anche formulate come proposte di emendamento al DL 18/2020: rinvio al 31 luglio della ASN, ulteriore e straordinaria sessione ASN 2018-2020 a dicembre; sospensione della VQR e poi sua riattivazione con nuovo decreto che ne riformuli le linee guida, Fondo di garanzia nazionale per il precariato.

In questi giorni di emergenza Covid-19, gli atenei hanno sospeso le attività didattiche in presenza e mantenuto solo alcuni filoni di ricerca in presenza, ove strettamente necessario. Gran parte del personale, soprattutto dopo l’uscita del DL “Cura Italia”, è in smart-working e vi è un intenso dibattito in merito alle ricadute sul diritto allo studio delle studentesse e degli studenti.

Tante sono le questioni aperte e non ancora affrontate. Abbiamo già evidenziato in queste settimane che sarebbe stato opportuno da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca coordinare e dare indicazioni chiare al sistema universitario nel suo complesso, ma ciò purtroppo non è avvenuto ed anzi si è data enfasi all’autonomia dei singoli Atenei. Proprio la situazione d’emergenza, al contrario, sottolinea l’opportunità e la necessità di un saldo governo del sistema universitario nazionale, per evitare, come effettivamente avvenuto, che ogni realtà si muova secondo direttrici diverse se non talvolta divergenti.

Tante sono le questioni ancora aperte, a partire dalla verifica della reale messa in sicurezza di tutto il personale, comprese le garanzie di sicurezza e del mantenimento della retribuzione per i tanti lavoratori e lavoratrici degli appalti, le modalità della didattica a distanza e delle valutazioni, le attività di ricerca, le tante scadenze amministrative presenti negli Atenei e molto altro ancora.

Nel DL recentemente approvato si interviene in prorogatio per l’attività delle Commissioni preposte per il rilascio dell’Abilitazione Scientifica Nazionale a luglio 2020, un intervento che può rappresentare un passo avanti ma parziale. Bisogna prevedere ulteriori finestre aggiuntive, laddove la sospensione dell’attività delle case editrici debba protrarsi oltre aprile, al fine di mettere in condizione i precari che hanno la necessità di pubblicare per raggiungere i valori soglia di poterlo fare, agganciandosi ai tempi di lavoro delle Commissioni. In tale situazione di emergenza appare in tutta evidenza necessario sospendere la VQR, che al momento comporterebbe altresì un puro lavoro aggiuntivo burocratico, quando già la componente didattica e quella amministrativa è impegnata sopra ogni sforzo a far proseguire le attività didattiche e di ricerca.

Ci limitiamo qui a segnalare alcuni degli ulteriori provvedimenti più immediati e urgenti, in particolare in merito alle condizioni mutate di chi ha contratti a termine nella didattica e nella ricerca universitaria, che rappresenta in termini numerici una parte molto significativa del personale accademico.

RTDB

L’ultimo piano straordinario di immissione in ruolo degli RTDB ha bisogno di tempi certi, anche per rendere possibile la programmazione didattica del prossimo A.A. ai dipartimenti.

Per gli attuali RTDB in scadenza triennale che non hanno ancora conseguito l’abilitazione, la proroga della scadenza dell’abilitazione potrebbe costituire un problema per il passaggio di ruolo.  È necessario dunque prevedere per questi una proroga del contratto e della retribuzione, fino a quando non finiranno i lavori di valutazione da parte della commissione dei titoli della tornata di gennaio e della successiva tornata già prorogata a luglio. Tale accorgimento è anche necessario per consentire tanto il funzionamento delle attività didattiche previste da qui al prossimo autunno, come esami e commissioni di laurea, quanto di continuare a far parte delle commissioni di valutazione già in corso.

Sempre in quest’ottica è altrettanto importante provare a garantire una regolarità delle tornate per la prossima ASN 2020-2022, in modo da non replicare la situazione creatasi nel 2015-2016 di RTDB impossibilitati ad abilitarsi.

RTDA, ASSEGNISTI DI RICERCA, COLLABORATORI DI RICERCA

Tanto la sospensione dei concorsi pubblici in presenza, quanto l’impossibilità per quasi tutte le aree scientifiche di proseguire in questa fase la propria ricerca ha delle gravi conseguenze sul personale precario impegnato nella ricerca, in particolare per coloro che hanno rapporti in scadenza. Ciò in ragione del fatto che i progetti sono vincolati a criteri di verifica del lavoro svolto, criteri difficili da soddisfare in questa fase con un danno tanto per l’assegnista, collaboratore di ricerca o RTDA, quanto per il team di ricerca in generale, perché il termine della decorrenza contrattuale implica un’interruzione della ricerca stessa e di rendere vane le risorse finora investite. È dunque importante prevedere un periodo di proroga alle stesse condizioni lavorative ed economiche per questi lavoratori fino a quando non rientra la situazione di crisi.

In particolare, la questione si rivela cogente, per tutte quelle posizioni create su progetti finanziati da fondi esterni, tanto da aziende private, quanto su fondi europei, progetti PRIN o dei dipartimenti di eccellenza (per fare alcuni esempi). Nell’immediato è importante prevedere una proroga in generale della durata e delle scadenze di questi progetti, e quindi dei contratti del personale non strutturato che vi lavora (anche di tecnici amministrativi affidati con contratti TD su tali progetti).

E’ necessario dunque prevedere un Fondo Nazionale di Garanzia, a cui gli Atenei possano attingere in base alle esigenze, per far fronte alle coperture economiche necessarie alle proroghe contrattuali, nonché un intervento del Governo presso gli organismi europei al fine di far slittare i termini per le rendicontazioni dei progetti di ricerca.

Inoltre è necessario garantire il rimborso in tempi veloci delle somme che dottorandi e assegnisti hanno già anticipato a copertura delle missioni all’Estero.

DOCENTI A CONTRATTO

La proroga delle scadenze degli esami e delle commissioni di laurea e la possibilità che anche il tipo di erogazione didattica prolunghi i tempi lavorativi, necessari per l’espletamento delle attività previste e concordate da contratto, costituisce un grave onere soprattutto per la componente non strutturata della docenza, il cui contratto ha scadenza annuale. È necessario, anche per questa categoria di lavoratori e per garantire altresì il funzionamento già difficilendelle attività didattiche di questo periodo, prevedere quando necessario una proroga dei contratti, equamente compensata sul piano retributivo. Il DPCM non fa che confermare l’esistente delle decorrenze contrattuali odierne in rapporto alla copertura delle attività di didattica a distanza.

Inoltre i docenti a contratto non sono sempre attrezzati della strumentazione necessaria per svolgere alcune funzioni da postazione remota, come ad esempio la firma sui documenti digitali. Questo costituisce, oltre che un discrimine tout court, un rischio per la loro salute, obbligandoli a spostarsi in questa fase difficile, e crea ulteriori difficoltà alla gestione delle attività didattiche. È quindi necessario richiedere a tutti gli atenei che si attrezzino per permettere anche ai docenti a contratto di poter svolgere ogni loro attività che gli compete da remoto.

 

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8 Commenti

  1. A costo di essere ripetitiva: si usa lo strumento dell’asn per continuare, di fatto, in un riordino dell’Università che tampona il precariato, senza considerare il peso dei candidati, ma la loro età anagrafica, l’appartenenza a certe scuole, l’esiguità dei posti a concorso che rende utile l’esclusione di altri.
    Pur avendo avuto una lunghissima gavetta, di cui nessuno si è preoccupato, peraltro, riconosco il diritto dei giovani a inserirsi in questo ambito di lavoro, di saggiare la loro reale vocazione e capacità, prima di prendere una decisione. L’automatismo che si sta instaurando mi sembra ingiusto per tutti coloro che avevano maturato, con lavoro, dedizione, risultati il diritto all’avanzamento.
    Mi chiedo, perché, non si pensi ad un recupero per loro di ciò che era loro dovuto e che commissioni superficiali o pregiudizievoli hanno loro negato. Perché non ipotizzare che dopo un certo periodo quali associati, attestato il loro lavoro sia nella ricerca e nella didattica, venga in ogni caso riconosciuto loro l’avanzamento. Non è questione di danaro, ma di dignità della loro figura professionale. Non si può dire che si tratta di politiche dell’ateneo, soprattutto se insegnano determinate discipline. Questo sarebbe un segnale positivo. Si avrebbero, inoltre, figure che possono affiancare i giovani. Questa è la mia proposta.

  2. le Abilitazioni hanno rappresentato, anche alla banale luce del più grande contenzioso giudiziario mai sofferto dal nostro già malato sistema di avanzamento di carriera, un enorme esercizio di Mero Arbitirio Accademico. In esso hanno avuto l’agognato avanzamento tanti meritevoli, tantissimi meritevoli però non lo hanno avuto per ragioni indicibili e note a chi fa parte di ogni singolo settore.
    Cari Sindacati se non si coglie questa occasione per sfoltire l’assurda foresta di figure di docenti non-docenti sarà probabilmente il più grande errore mai fatto. Basta!
    Un unico Professore di ruolo, con funzioni analoghe ma stipendi diversificati per fascia INTERNA al medesimo ruolo di docenza. Poi il Dottorato e non più di UNA SOLA figura a termine (massimo tre anni) con passaggio pressoché automatico nella prima fascia della docenza a meno di carenze totale di impegno nel triennio in questione.
    I Professori a contratto, necessari in ambiti accademici strettamente vicini alle professioni, dovranno trovare una retribuzione adeguata da un lato (basta i contratti annuali per tre spiccioli) ma, dall’altro lato, devono essere numericamente limitati (mai più di 1/5 o 1/6 della docenza complessiva del corso di studi).
    Infine, so che trovare il coraggio di eliminare il 3+2 è un sogno….ma fateci sognare e fate sognare gli studenti universitari italiani.

  3. Condivido. Uno sforzo e un po’ di coraggio. Di fatto svolgiamo attività di insegnamento e ricerca pari. Mero esercizio di potere ha negato a tanti il dovuto, ma hanno continuato a rispondere ad ogni richiesta.
    E poi sì, il 3+2 non ha funzionato, né la parcellizzazione delle conoscenze, le troppe discipline in, dicono, competizione, senza alcun riguardo per la formazione….
    Fermate ora la giostra, non ci siamo saliti per un dettato divino o della natura. Tutto quel che fanno gli uomini si può correggere.

  4. Chiedo un po’ di considerazione sul tema dell’avanzamento carriera di personale strutturato, che ha superato esami quali quelli per dottorato, ricercatore, associato, risultando sempre eccellente, ma che, si è vista bloccata la carriera con la ASN. Non può il sistema riconoscere il proprio errore e creare una possibilità per loro di avere il riconoscimento che spetta loro. Di fatto, non per titolo, hanno svolto e svolgono funzione di ordinari. In tempi passati, si diventò associato con un esamino interno, ora con l’ASN e una lezione (dove viene tenuta) con un giudizio ‘familiare’ (diciamo così). Perché punire una generazione il cui accesso all’università ha richiesto un periodo di attesa lunghissimo, che stretto nelle maglie delle logiche di allora, dopo il posto di ricercatore ha dovuto aspettare l’avanzamento dei più anziani, per essere preso in considerazione per l’associazione, ha ottemperato a tutte le richieste dell’ASN, benché retroattive, si è impegnato nella didattica, nella ricerca? Perché punire una generazione di persone serie e non di vetrina?
    Chiedo qui su Roars che si consideri questo, non si aspetti che questa generazione esca di scena per limiti di età.

  5. Io vorrei capire meglio la proposta relativa alle proroghe per assegnisti e simili. Uno dei problemi è la Legge Gelmini, il personale precario in scadenza che non può avere un nuovo assegno perchè ha superato i 6 anni si trova in una situazione critica, proprio per il blocco dei concorsi. In questa situazione la legge Gelmini andrebbe aggirata e gli assegnisti dovrebbero poter avere una sorta di proroga al proprio contratto, altrimenti è chiaro che ci troveremo con tantissimi nuovi disoccupati. Le lettera della CGIL parla si della proroga ma non parla dell’eventuale conflitto con la legge Gelmini…

  6. È stata un completo disastro, ha permesso che nuovi baroni apparissero e spadroneggiassero. In toto va abolita. Finora chi aveva modi per influenzare ha ottenuto ritocchi a proprio favore. Ma è in toto che va abolita. Perché non capite?

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