«L’introduzione di parametri bibliometrici ha fornito un utile supporto quantitativo alle commissioni; di contro ha portato alla rincorsa a pubblicare, pubblicare e pubblicare determinando, in tutti i settori concorsuali, un incremento quantitativo della produttività non compatibile con una attività scientifica di qualità che deve essere caratterizzata da originalità, rigore metodologico ed innovatività. Valori molto selettivi delle soglie accentuerebbero questa deprecabile tendenza». È netta la denuncia contenuta nella nota diffusa del gruppo di coordinamento AREA-09 (Ingegneria Industriale e dell’Informazione) sulla definizione delle soglie per ASN, che scrive anche: «È necessario che sia chiara a tutti la differenza tra abilitato ed idoneo e questo può avvenire solo con soglie non eccessivamente selettive». La nota osserva inoltre che nei suoi pareri il CUN ha rilevato  in modo puntuale molte criticità e ne sposa l’interpretazione semantica sul calcolo del secondo indicatore per le aree bibliometriche. «In definitiva il gruppo di coordinamento dell’AREA-09 auspica che i valori delle soglie saranno tali da favorire l’effettiva qualità della ricerca, scoraggiando da un lato impropri automatismi di attribuzione dell’abilitazione da parte delle commissioni e dall’altro comportamenti opportunistici da parte dei candidati». Arriveranno pronunciamenti altrettanto chiari dai coordinamenti delle altre aree o si preferirà la strada delle trattative sotto banco e in ordine sparso?

_________

Nota gruppo di coordinamento AREA-09 sulla definizione delle soglie per ASN

Proff.: DarioAmodio(09/A), MassimoTronci(09/B), RitaMastrullo(09/C),
GiuseppeMaschio(09/D), FabioVillone(09/E),
Sergio Palazzo(09/F), ClaudioCobelli(09/G), AntoninoMazzeo(09/H)

L’AREA-09 di Ingegneria Industriale e dell’Informazione è composta allo stato da 42 SSD comprendenti 5318 strutturati di cui1410 professori di prima fascia, 2067 di seconda e 1227 Ricercatori e 614 Ricercatori a tempo determinato.
Con riferimento al decreto sulla definizione delle soglie per l’ASN nazionale in corso di pubblicazione, il gruppo di coordinamento dell’AREA-09 all’unanimità ha prodotto il seguente documento che sintetizza le opinioni emerse dalla comunità rappresentata, a seguito di numerosi incontri effettuati su tale delicato tema.
L’abilitazione scientifica nazionale è intesa come un prerequisito per la partecipazione ad un concorso che, se superato in funzione di una valutazione del profilo didattico, scientifico e gestionale del candidato, consente l’accesso alla relativa posizione accademica.
La condizione necessaria di superamento della soglia per almeno due sui tre indicatori previsti dal decreto ministeriale è anch’essa intesa come un prerequisito per la partecipazione all’abilitazione.
Qualora i valori di soglia indicati fossero tali da escludere circa la metà dei potenziali candidati, il superamento verrebbe percepito impropriamente come l’appartenenza al “top” della categoria e l’acquisizione dell’abilitazione come il superamento di un “pre-concorso” alimentando così aspettative che molto probabilmente saranno disattese. È necessario che sia chiara a tutti la differenza tra abilitato ed idoneo e questo può avvenire solo con soglie non eccessivamente selettive.
L’introduzione di parametri bibliometrici ha fornito un utile supporto quantitativo alle commissioni; di contro ha portato alla rincorsa a pubblicare, pubblicare e pubblicare determinando, in tutti i settori concorsuali, un incremento quantitativo della produttività non compatibile con una attività scientifica di qualità che deve essere caratterizzata da originalità, rigore metodologico ed innovatività. Valori molto selettivi delle soglie accentuerebbero questa deprecabile tendenza.
Altra riflessione va fatta sulla disuniformità dei valori assunti dagli indicatori a causa di differenti modalità e/o opportunità di collocazione editoriale della produzione scientifica sia tra vari SSD appartenenti allo stesso SC sia tra diversi ambiti dello stesso SSD. Si auspica che i valori delle soglie siano tali da consentire alle commissioni di poter superare queste criticità.
Nel documento con i pareri del CUN, molti di questi aspetti sono rilevati in maniera puntuale.

Si sottolinea l’importanza di mantenere i valori delle soglie fissi per almeno quattro anni e che i valori delle stesse garantiscano pari opportunità ai potenziali candidati di tutti i settori. L’uniformità è particolarmente importante per settori concorsuali appartenenti allo stesso macrosettore, oltre che per una evidente considerazione di equità, anche per la circostanza che, in base alla legge vigente, uno studioso in possesso di abilitazione scientifica per un dato settore concorsuale può partecipare ad un concorso locale bandito in un qualsiasi altro settore scientifico dello stesso macrosettore.
Specificamente, si osserva che nella popolazione dei potenziali candidati all’abilitazione sono inclusi gli abilitati nelle tornate precedenti i quali, soprattutto nell’abilitazione per professore ordinario, costituiscono una significativa percentuale di quanti verificano la condizione di superamento delle soglie.
I coordinatori dell’AREA-09 ritengono che il riferimento alla sola popolazione dei ricercatori a tempo determinato, per quanto concerne l’abilitazione per professore associato, sia limitativo e fuorviante. Per la maggior parte dei settori concorsuali costituisce un campione numericamente poco significativo sia in valore assoluto sia in relazione alla numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato.
In definitiva il gruppo di coordinamento dell’AREA-09 auspica che i valori delle soglie saranno tali da favorire l’effettiva qualità della ricerca, scoraggiando da un lato impropri automatismi di attribuzione dell’abilitazione da parte delle commissioni e dall’altro comportamenti opportunistici da parte dei candidati.
Il decreto indica chiaramente che le soglie per i commissari dovranno essere più selettive di quelle per i candidati alla fascia di ordinario; si ribadisce l’opportunità di garantire la candidabilità di almeno la metà dei potenziali commissari.
Riguardo infine all’apparente attuale interpretazione dell’ANVUR sul calcolo del secondo indicatore per le aree bibliometriche, il gruppo di coordinamento dell’AREA-09 ritiene che, così come correttamente segnalato dal CUN, ci si debba attenere alla naturale interpretazione semantica di quanto stabilito nell’allegato C del DM 120/2016, che chiama in causa il numero di citazioni ricevute negli ultimi 15/10 anni dalla produzione scientifica (piuttosto che il numero di citazioni ricevute dalle pubblicazioni prodotte negli ultimi 15/10 anni), anche e soprattutto perchè quest’ultima interpretazione è molto più adeguata a relazionare la maturità scientifica dei candidati e degli aspiranti commissari con l’impatto prodotto e rilevato, seppur in tempi recenti, dalla loro intera produzione scientifica.

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63 Commenti

  1. PRIMA FASCIA, per questi candidati consiglierei di indicare solo degli indicatori a numero fisso ed immutabile per tutti i settori bibliometrici, ad esempio:10 pubblicazioni, 1000 citazioni,10 anni di attività di ricerca scientifica, dove il possesso anche solo di due di questi tre potrebbe essere già un prerequisito sufficiente per poter richiedere alla commissione di essere valutato la propria capacità scientifica???

    SECONDA FASCIA, per questi candidati è utile mantenere l’indice variabile cosi si potrebbe anche pensare di prevedere anche una soglia minima per mantenere il titolo di professore di seconda fascia…. la DISABILITAZIONE… sarebbe secondo me la miglior cura per il nostro sistema malato di privilegi acquisiti…

  2. Scritto in altre parole: abilitiamo tutti, poi deciderà il signorotto locale chi prenderà il posto.
    Poi, forse è sfuggito ai coordinatori dell’AREA-09 che nella nuova ASN non compare affatto “il riferimento alla sola popolazione dei ricercatori a tempo determinato”.
    Cito dal documento ANVUR, pagina 3 in basso:

    Nei settori bibliometrici sono stati adottati i seguenti criteri: I valori soglia sono stati determinati per tutti e tre gli indicatori a partire dall’individuazione dei valori che emergono all’interno della classe dei titolari, vale a dire la popolazione dei professori ordinari per i Commissari e gli aspiranti ordinari, e
    la popolazione degli associati per gli aspiranti associati.

    Lungi da me indossare le vesti di difensore della nuova ASN, ma prima di criticare qualsiasi documento, sarebbe bene leggerlo a fondo, specialmente si è in 8.

    • Chi ha letto il documento fino in fondo ha anche letto questo (pag. 2):
      _______________________
      Dai principi suesposti è stata dedotta la necessità:
      […]
      d. Di assicurare per tutti i Settori concorsuali che la percentuale dei candidati ammessi sia comunque superiore a quella dei commissari ammessi.
      e. Nel caso dei ricercatori, laddove possibile, si è deciso di partire da quelli a tempo determinato di tipo A e B, ai quali è stata riconosciuta una più ampia possibilità di sottoporsi al giudizio delle commissioni, aderendo alle raccomandazioni contenute nella Carta Europea dei Ricercatori.
      _______________________
      Quindi, tranne eccezioni (“laddove possibile”) è stato assicurato «che la percentuale dei candidati ammessi sia comunque superiore a quella dei commissari ammessi» facendo riferimento “alla sola popolazione dei ricercatori a tempo determinato”, come scrive il documento di Area 09.
      L’esortazione a leggere a fondo prima di criticare si applica anche a chi interpreta la nota come un «abilitiamo tutti, poi deciderà il signorotto locale chi prenderà il posto», mentre invece si «auspica che i valori delle soglie saranno tali da favorire l’effettiva qualità della ricerca, scoraggiando da un lato impropri automatismi di attribuzione dell’abilitazione da parte delle commissioni e dall’altro comportamenti opportunistici da parte dei candidati.» Scritto in altre parole: scoraggiamo una valanga di coautoraggi di cortesia e do-ut-des citazionali che permettono di superare le asticelle anche a chi vale poco, consentendo poi al signorotto locale di decidere chi prende il posto tra i dopati bibliometrici.

    • si proprio….. dovremmo abilitare tutti quei ricercatori borsisti appassionati di scienza… che se lo meritano…. indipendentemente da quello che fanno i docenti già in cattedra …..

      perché l’abilitazione in particolare quella di PRIMA FASCIA non è un CONCORSO……
      non è neanche una GRADUATORIA PER L’AVANZAMENTO DI CARRIERA …..
      é solo un RICONOSCIMENTO della capacità di aver fatto e prodotto della buona scienza….

    • Chi ha letto il documento fino in fondo in fondo ha anche letto questo (pag. 2 alla fine):
      “Ciò ha permesso di prestare infine attenzione al
      ruolo, in esaurimento dal 2011, dei ricercatori a tempo indeterminato”
      Dunque, estendiamo l’esortazione a leggere a fondo a fondo prima di criticare anche chi afferma che il documento ANVUR “fa riferimento alla SOLA popolazione dei ricercatori a tempo determinato, per quanto concerne l’abilitazione per professore associato,”.
      Osservo poi che asserire che “Per la maggior parte dei settori concorsuali (la popolazione degli RTD) costituisce un campione numericamente poco significativo sia in valore assoluto sia in relazione alla numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato”, contrasta in parte con i numeri snocciolati all’inizio, in cui si parla di 1.227 RTI contro 614 RTD. Certo, gli uni sono più degli altri, ma i 614 non sono un campione “poco significativo”.
      Il documento ANVUR indica indubbiamente una maggiore attenzione dell’ANVUR stessa agli RTD; è una scelta politica, è chiaro, può non essere condivisa, ma è un aiuto in quella direzione. Il fatto poi che questa scelta penalizzi gli RTI è tutto da dimostrare. Di sicuro gli RTI sono tutti studiosi in servizio da almeno 5 anni in questa posizione, lo stesso si può dire solo in rarissimi casi per gli RTD, i quali sono in servizio con detto inquadramento da un minimo di pochi mesi fino a un massimo di 6-8 anni per gli RTDb. I criteri delle soglie, inoltre, sono meno restrittivi rispetto alla vecchia ASN, dove si dovevano superare (e non eguagliare) le mediane dei PA, oltre al fatto che i valori attuali delle soglie, almeno per l’area 09, sembrano tutti inferiori al 50° percentile dei PA (vecchio criterio dell’ASN).
      Tornando al documento del Coordinamento dell’area 09, l’idea del “mettiamo tutti dentro, poi si deciderà localmente chi far andare avanti e chi no”, sembra anche confermata dalla successiva osservazione dello stesso documento in cui si sostiene che “Il decreto indica chiaramente che le soglie per i commissari dovranno essere più selettive di quelle per i candidati alla fascia di ordinario; si ribadisce l’opportunità di garantire la candidabilità di almeno la metà dei potenziali commissari”. In questo caso la ratio dle commento appare la seguente: le soglie per i commissari devono essere più alte perché è un obbligo di legge, ma si fissino in modo che la metà degli Ordinari possano diventarlo automaticamente (mi sembra che una volta rispettate le soglie, non ci sia alcuna valutazione di merito per i commissari, quindi, l’osannata differenziazione tra abilitato e idoneo, per i commissari scomparirebbe magicamente; per candidarsi a commissario non vale dunque l’auspicio “che i valori delle soglie saranno tali da favorire l’effettiva qualità della ricerca, scoraggiando da un lato impropri automatismi di attribuzione dell’abilitazione da parte delle commissioni e dall’altro comportamenti opportunistici da parte dei candidati”?).
      L’ASN è migliorabile, indubbiamente, ma sterilizzarla completamente costituirebbe, a mio parere, un passo indietro ultrareazionario; un ritorno ai concorsi nei quali, citando un vecchio Ordinario, i commissari, per non essere influenzati, non guardavano neppure il plico delle domande pervenute (tra l’altro, quasi sempre una sola, due se c’era un’idoneità in più).
      Se c’è un pregio dell’ASN, è che il numero di pubblicazioni su riviste indicizzate di area 09 da quando l’ASN esiste è cresciuto; lamentarsi di detta crescita appare singolare. D’altro canto è indubbio che l’equazione indici buoni = candidato buono sia inaccettabile. Le autocitazioni, le cross-citazioni, il coautoraggio di cortesia, il referaggio che caldeggia le citazioni dei propri lavori, il gioco sporco di alcuni gruppi di ricerca numerosi rispetto ai battitori liberi indifesi sono aberrazioni tremende, da punire severamente. Questo dovrebbe essere il compito delle commissioni.

    • giorgino: «Chi ha letto il documento fino in fondo in fondo ha anche letto questo (pag. 2 alla fine):
      “Ciò ha permesso di prestare infine attenzione al ruolo, in esaurimento dal 2011, dei ricercatori a tempo indeterminato”»
      ______________
      Chi ha letto il documento e anche le tabelle ha visto che, per l’area 09, l’ANVUR fa riferimento ai soli RTD in 24 settori concorsuali su 26 dell’area 09. Tiene conto dei ricercatori a tempo indeterminato solo in due settori (ING-IND/01 e ING-IND/02) in cui la significatività del campione era indifendibile persino per ANVUR (mettendo insieme RTD e RI si contano 9 e 7 ricercatori in questi due settori). Quindi i ricercatori a tempo indeterminato entrano nei conti solo come zeppa dove proprio non se ne può fare a meno.

    • giorgino: «Osservo poi che asserire che “Per la maggior parte dei settori concorsuali (la popolazione degli RTD) costituisce un campione numericamente poco significativo sia in valore assoluto sia in relazione alla numerosità dei ricercatori a tempo indeterminato”, contrasta in parte con i numeri snocciolati all’inizio, in cui si parla di 1.227 RTI contro 614 RTD. Certo, gli uni sono più degli altri, ma i 614 non sono un campione “poco significativo”.»
      ___________
      Non solo sono la metà (614 contro 1.227), ma in 15 settori su 26, ANVUR si mette a calcolare i percentili su popolazioni inferiori a 20 soggetti.

    • giorgino: «Il documento ANVUR indica indubbiamente una maggiore attenzione dell’ANVUR stessa agli RTD; è una scelta politica, è chiaro, può non essere condivisa, ma è un aiuto in quella direzione. Il fatto poi che questa scelta penalizzi gli RTI è tutto da dimostrare.»
      __________
      Se nei tempi recenti, gli RTD fossero bibliometricamente più produttivi degli RI, ANVUR starebbe penalizzando sia gli RTD che gli RI. Esempio: tutti gli RTD sono più produttivi degli RI e capita che le soglie (tarate sui PA) tagliano via metà degli RTD:. Ebbene, per ANVUR andrebbe bene così e rottamerebbe metà degli RTD anche se sono tutti più produttivi dei “vecchi” RI. Ha senso? Più in generale, ha senso fare verifiche di selettività su campioni non solo numericamente insufficienti, ma che trascurano (di fatto) la popolazione del ruolo “ad esaurimento” dei RI? Il messaggio è chiaro: siete su un binario morto e nel calcolo delle soglie il vostro destino è irrilevante.

    • giorgino: «I criteri delle soglie, inoltre, sono meno restrittivi rispetto alla vecchia ASN, dove si dovevano superare (e non eguagliare) le mediane dei PA, oltre al fatto che i valori attuali delle soglie, almeno per l’area 09, sembrano tutti inferiori al 50° percentile dei PA (vecchio criterio dell’ASN).»
      __________________
      Per capire se i criteri sono meno restrittivi, il confronto va fatto con ASN 2012. Prendiamo 09/D2.

      ASN 2012: 17 pubblicazioni in 10 anni
      ASN 2016: 18 pubblicazioni in 5 anni

      Più che un raddoppio.

    • giorgino: «l’idea del “mettiamo tutti dentro, poi si deciderà localmente chi far andare avanti e chi no”, sembra anche confermata dalla successiva osservazione dello stesso documento in cui si sostiene che “Il decreto indica chiaramente che le soglie per i commissari dovranno essere più selettive di quelle per i candidati alla fascia di ordinario; si ribadisce l’opportunità di garantire la candidabilità di almeno la metà dei potenziali commissari”.
      _________
      Chi ha letto il documento di accompagnamento ANVUR vi ha trovato questa frase:
      _________
      «Dai principi suesposti è stata dedotta la necessità:
      […]
      c. Di assicurare che in tutti i Settori concorsuali la maggioranza degli ordinari possa essere ammessa già in prima battuta al sorteggio per commissario, fatte salve le eccezioni causate da quanto esposto al punto a.»
      __________
      Non si capisce come si possa fare un processo alle intenzioni del coordinamento area 09 sulla base di vincoli ripresi pari pari dalle necessità enunciate da ANVUR.

    • giorgino: «mi sembra che una volta rispettate le soglie, non ci sia alcuna valutazione di merito per i commissari, quindi, l’osannata differenziazione tra abilitato e idoneo, per i commissari scomparirebbe magicamente;
      __________
      Non capisco: le soglie sono più alte e, a norma di regolamento, c’è anche una valutazione di merito che spetta ad Anvur (art. 6 comma 5 del DPR 4 aprile 2016, n. 95).

    • giorgino: «L’ASN è migliorabile, indubbiamente, ma sterilizzarla completamente costituirebbe, a mio parere, un passo indietro ultrareazionario; un ritorno ai concorsi nei quali, citando un vecchio Ordinario, i commissari, per non essere influenzati, non guardavano neppure il plico delle domande pervenute»
      ____________
      Grazie per aver ricordato il secondo mitologema fondamentale (dopo l’ordinario a fine carriera che non ha scritto una riga in vita sua), ovvero il commissario che per non essere influenzato non apriva neppure il CV dei candidati. Possibile che dopo 5 anni spesi a cercare di snebbiare le menti dei colleghi siamo ancora a questo punto?

    • giorgino: Se c’è un pregio dell’ASN, è che il numero di pubblicazioni su riviste indicizzate di area 09 da quando l’ASN esiste è cresciuto; lamentarsi di detta crescita appare singolare.
      ____________
      Anche in Cina vanno fortissimo:
      «In terms of scientific papers published in English, the country is second only to the United States, and its output is rising by 20% a year», scrive The Economist.
      Eppure, per quanto possa apparire singolare, c’è chi si lamenta.


    • Sono affascinata dall’argomento “meglio questa ASN che i vecchi concorsi”, che poi si traduce automaticamente in: “chi è contro questa ASN è per la restaurazione (del dominio baronale): peste lo colga!”.
      Brutta notizia allora per chi è convinto di queste tesi: passati gli indicatori ci sarà una brutta e antica commissione! Ebbene sì! La suddetta entrerà nel merito delle pubblicazioni, darà un’occhiata al contributo del singolo autore e magari una bella sbirciatina al numero di autocitazioni. E potrà farà cose nefaste come nei peggiori incubi dei sostenitori di queste tesi, ossia boccerà magari, ad esempio, “chi ha passato gli indicatori”. Cioè oserà bocciare chi oggettivamente (chiaro) è un ricercatore del top (cit. Briatore).
      Come la mettiamo?
      .
      Intanto, però, se le soglie saranno troppo selettive ( e in certi settori *lo sono*), ci saranno dei poracci (cit. il principino George) che non avranno neanche il privilegio di vedere lette le proprie pubblicazioni.
      Ah già, ma ora si alzerà qualcuno dicendo che tanto nessuno legge le pubblicazioni!!
      .
      😉

    • Giuseppe De Nicolao: “L’ANVUR…. Tiene conto dei ricercatori a tempo indeterminato solo in due settori”
      Quindi ne tiene conto.

      Giuseppe De Nicolao: “Non solo sono la metà (614 contro 1.227), ma in 15 settori su 26, ANVUR si mette a calcolare i percentili su popolazioni inferiori a 20 soggetti”
      Ripeto di non essere il difensore dell’ANVUR, cerco di attenermi ai fatti, ovvero che un campione di 614 non è molto meno significativo di un campione da 1.227.

      Giuseppe De Nicolao: “Se nei tempi recenti, gli RTD fossero bibliometricamente più produttivi degli RI…”
      L’assunto mi appare improbabile, se non altro perché due dei tre indicatori per PA sono riferiti agli ultimi 10 anni, periodo in cui è più facile che un RTI sia stato inquadrato rispetto a un RTD che probabilmente si barcamenava fra tesi di laurea, dottorato, borse di studio, assegni di ricerca, ecc…

      Giuseppe De Nicolao: “Per capire se i criteri sono meno restrittivi, il confronto va fatto con ASN 2012. Prendiamo 09/D2. ASN 2012: 17 pubblicazioni in 10 anni ASN 2016: 18 pubblicazioni in 5 anni”
      Ho attentamente specificato la parola criteri e non ho utilizzato la parola indicatori. Il criterio dell’ASN 2012 era il superamento delle mediane dei PA, l’attuale ASN, oltre a rendere sufficiente l’uguaglianza, abbassa l’asticella. I valori assoluti sono cresciuti, ma se fosse stato mantenuto il criterio del superamento della mediana degli associati, ad esempio per lo 09/D2, saremmo passati a 28-37 pubblicazioni in 5 anni.

      Giuseppe De Nicolao: “Non si capisce come si possa fare un processo alle intenzioni del coordinamento area 09 sulla base di vincoli ripresi pari pari dalle necessità enunciate da ANVUR”
      Niente a priori contro il Coordinamento, nel merito mi sembra che un principio di differenziazione tra abilitato ed idoneo, se abbracciato, debba essere applicato a tutti.

      Giuseppe De Nicolao: “le soglie sono più alte e, a norma di regolamento, c’è anche una valutazione di merito che spetta ad Anvur”.
      Nel D.L. 7 giugno 2016, n. 120 non c’è traccia di questa valutazione di merito.

      Giuseppe De Nicolao: “Grazie per aver ricordato il secondo mitologema fondamentale … ovvero il commissario che per non essere influenzato non apriva neppure il CV dei candidati. Possibile che dopo 5 anni spesi a cercare di snebbiare le menti dei colleghi siamo ancora a questo punto”.
      Soprassiedo sulla forma della risposta (a proposito, oltre a snebbiarci le menti, quando ci illuminerà sul senso della vita?); entrando nella sostanza, mi sembra poco onesto intellettualmente rimpiangere nostalgicamente ai “bei tempi” prima dell’ASN, dipingendo detto periodo come il mondo perfetto in cui tutti i concorsi da RTI, da PA e da PO erano oneste battaglie all’ultimo sangue, dove schiere di valenti candidati si affrontavano lealmente e in modo trasparente, con il migliore che vinceva sempre, a valle di sudate sessioni delle commissioni che, stremate, dalla lettura riga per riga di CV e pubblicazioni dei candidati, emettevano il sacro giudizio.

      Giuseppe De Nicolao: “Anche in Cina vanno fortissimo…”
      Se era ironico non riesco a proprio a ridere: sbeffeggiare i colleghi cinesi che pubblicano, facendo assurgere a normalità le frodi che evidentemente sono presenti anche lì, suona un po’ da Europei snob.

      Lilla: ” Brutta notizia allora per chi è convinto di queste tesi: passati gli indicatori ci sarà una brutta e antica commissione! Ebbene sì! La suddetta entrerà nel merito delle pubblicazioni, darà un’occhiata al contributo del singolo autore e magari una bella sbirciatina al numero di autocitazioni.”
      Magari, le commissioni facessero questo, l’ho anche scritto nel precedente post: dopo i parametri, la commissione dovrebbe smascherare proprio le tecniche dei furbetti; senza l’ASN, migliorabile in mille punti, sarebbe ancora possibile avere concorsi vinti da candidati con 0 pubblicazioni e 0 citazioni.
      Oggi questo non può succedere.

    • giorgino: «Nel D.L. 7 giugno 2016, n. 120 non c’è traccia di questa valutazione di merito.»
      ____________
      Non c’è traccia perché il D.M. (non è un D.L.) 7 giugno 2016, n. 120 è il cosiddetto D.M. “criteri e parametri”, mentre le regole per la selezione dei commissari sono specificate nel “regolamento dell’ASN” che è un D.P.R. (quello da me citato). Ho appena finito di correggere i compiti dei miei studenti, ma, come direbbe De Filippo, “le correzioni non finiscono mai”.
      =============
      giorgino: “mi sembra poco onesto intellettualmente rimpiangere nostalgicamente ai “bei tempi” prima dell’ASN, dipingendo detto periodo come il mondo perfetto in cui tutti i concorsi da RTI, da PA e da PO erano oneste battaglie all’ultimo sangue”
      _____________
      Capisco che c’è dell’amore per la mitologia e per l’epica, ma nessuno ha opposto fantasie da Orlando Furioso o Gerusalemme Liberata alla mitologia del “commissario che non guarda i CV”. Riguardo alla recriminazione sulla “forma della risposta”, per qualche strana ragione, proprio quelli che brandiscono rozze mitologie finiscono spesso per recriminare sui modi e sui toni, quando vengono (sacrosantamente) pizzicati. Mutatis mutandis, avrebbe ragione di recriminare sulla forma della risposta chi avesse dato per scontata l’esistenza dei “coccodrilli bianchi”? (tanto per rimanere in tema di leggende urbane, vedi http://best5.it/post/new-york-5-leggende-metropolitane-storie-insolite/) Non siamo in uno di quei forum dove ognuno la spara più grossa e vale tutto, anche il “rutto libero” (preciso che è una cit. fantozziana, prima che la piagna diventi alluvione). E a questo proposito, il riferimento a “concorsi vinti da candidati con 0 pubblicazioni e 0 citazioni” mi sembra il terzo mitologema (di Fatima?) dopo i primi due. Come lo chiamiamo questo terzo mitologema? “Zero tituli”?
      In ogni caso, prima di recriminare sulla “forma della risposta” bisognerebbe evitare di mettere in bocca agli altri cose che non hanno mai detto: non ho mai dipinto il mondo dei concorsi come “mondo perfetto in cui tutti i concorsi da RTI, da PA e da PO erano oneste battaglie all’ultimo sangue”. Questo è un classico esempio di “argomento fantoccio”: «una fallacia logica che consiste nel confutare un argomento proponendone una rappresentazione errata o distorta», https://it.wikipedia.org/wiki/Argomento_fantoccio.
      ==============
      giorgino: «non riesco a proprio a ridere: sbeffeggiare i colleghi cinesi che pubblicano, facendo assurgere a normalità le frodi»
      _____________
      Temo che ci sia un problema di comprensione testuale: basta guardare la figura che ho inserito per capire che è stata l’Accademia delle Scienze Cinese a pubblicare sul suo sito un post dal titolo “Publication bubble threatens China’s scientific advance”.


      Non credo che i cinesi amino sbeffeggiarsi da soli e tantomeno la loro Accademia delle Scienze. E l’articolo dell’Economist è solo uno degli ultimi ad affrontare criticamente la “bolla cinese” che, non a caso, si associa a sistemi di valutazione bibliometrica automatica. Mi limito a citare altri due articoli apparsi su Nature e Science:
      ___________________
      China’s Publication Bazaar
      http://science.sciencemag.org/content/342/6162/1035
      ___________________
      Publish or perish in China – The pressure to rack up publications in high-impact journals could encourage misconduct, some say.
      http://www.nature.com/news/2010/100112/full/463142a.html
      ___________________
      Infine, riguardo alla (diffusa) preoccupazione che l’esplosione quantitativa (non solo in Cina) comporti un pericoloso degrado della qualità si veda anche questo articolo apparso su Times Higher Education:
      https://www.timeshighereducation.com/news/overflow-of-new-research-erodes-trust-between-scientists
      La discussione italiana si è trascinata per così tanti anni sulla base di mitologemi recitati dentro una campana di vetro isolata dal mondo, che quando si citano notizie (ultranote) che rendono conto di quello che accade e si dice all’estero, non si riesce nemmeno a comprendere che non sono beffe nei confronti di chi lavora. Un po’ quello che accadrebbe ad un uomo del Medioevo se gli descrivessero le nostre tecnologie. Allo stesso modo, i cultori nostrani delle reliquie bibliometriche, intrappolati nel loro medioevo, non riescono a comprendere che nel resto del mondo si crede sempre meno alle mediane che piangono lacrime miracolose.

    • Giuseppe De Nicolao: “…le regole per la selezione dei commissari sono specificate nel “regolamento dell’ASN”.
      Il D. P. R. 04/2016, n. 95, all’Art. 6 comma 5 indica chi effettua la valutazione (ANVUR), al comma 4 precedente, invece, ne indica il modo rimandando al futuro D. M. 07/06/2016 n. 120.

      Giuseppe De Nicolao: “… non siamo in uno di quei forum dove ognuno la spara più grossa e vale tutto, anche il “rutto libero””.
      Il Forum mi sembra correttamente ospitare le opinioni di tutti, nei limiti dell’educazione, pur evidenziando (almeno nel caso di questa discussione) una leggera tendenza pravdiana, nel momento in cui un’opinione di dissenso viene immediatamente accompagnata (vengono pubblicate contemporaneamente) dalla nota redazionale. Per proseguire la citazione fantozziana e, spero, per strappare un sorriso ai lettori, mi chiedo: chi fra di noi si è fatto “la frittatona di cipolle e la familiare di Peroni gelata”?.

      Giuseppe De Nicolao: “Questo è un classico esempio di “argomento fantoccio”
      La sua difesa delle vecchie modalità concorsuali mi sembra chiara, se non è così, me ne rallegro; così come sembra altrettanto evidente la modalità di approccio dell’Argumentum ad personam, (diventare offensivi e attaccare sul piano personale, stratagemma 38) direttamente derivato dal “L’arte di ottenere ragione” di Schopenhauer.

      Giuseppe De Nicolao: “E l’articolo dell’Economist è solo uno degli ultimi ad affrontare criticamente la “bolla cinese” che, non a caso, si associa a sistemi di valutazione bibliometrica automatica. Mi limito a citare altri due articoli apparsi su Nature e Science…”
      Qui invece si utilizza l’Argumentum ad verecundiam (tirare in ballo quanto detto da un’autorità riconosciuta, stratagemma 30). Lo posso fare anche io: prendo proprio lo stesso articolo dell’Economist, in cui, verso la metà, compare quanto segue: “There is evidence, too, that the quality of Chinese scientists’ work is improving”. Ahi, ahi, controesempio all’equazione incremento numerico = bassa qualità?
      La tentazione di andare avanti nel ping-pong dialettico è forte, ma mi preme di più ribadire la mia posizione: le mediane non sono salvifiche; costituiscono (cito dal documento di area 09, che in questa parte condivido) “un utile supporto quantitativo alle commissioni”. Di contro, possono generare (ed è effettivamente successo) distorsioni, che devono essere smascherate dalle commissioni.
      Il doping bibliometrico è una piaga, lo combatto giornalmente, pur sapendo di condurre una guerra con la fionda contro un nemico dotato di jet F-16, ma tornare al vecchio sistema di totale discrezionalità delle commissioni mi appare come un gettare il bambino insieme all’acqua sporca.

    • giorgino: «Il D. P. R. 04/2016, n. 95, all’Art. 6 comma 5 indica chi effettua la valutazione (ANVUR), al comma 4 precedente, invece, ne indica il modo rimandando al futuro D. M. 07/06/2016 n. 120.»
      ______________
      Visto che siamo in tema, ne approfitto per segnalare un aspetto spinoso della selezione dei commissari.
      Nel comma 3 dell’Art. 6 del Regolamento ASN si prescrive che gli aspiranti commissari presentino «il curriculum e la documentazione concernente la complessiva attività scientifica svolta, con particolare riferimento all ultimo quinquennio.»
      Questo sembra suggerire che «L’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari» menzionato nel comma 5 non possa ridursi ai soli indicatori.
      Eppure, il DM Criteri e Parametri è (volutamente?) reticente su come la valutazione del CV degli aspiranti commissari da parte di ANVUR entri la verifica del rispetto dei requisiti. Ad un certo punto sembra persino voler condensare criteri (qualitativi) e parametri (quantitativi) nella sola verifica del superamento delle soglie per i secondi:
      _____________
      «sono in possesso di una qualificazione scientifica coerente con i criteri e i parametri stabiliti dal presente regolamento attestata dal raggiungimento dei “valori-soglia” degli indicatori secondo quanto previsto all’Allegato E per il settore concorsuale di appartenenza. Se l’aspirante commissario appartiene a un settore concorsuale diverso da quello oggetto della procedura di abilitazione, la qualificazione dello stesso è valutata in relazione al settore concorsuale di appartenenza» (Art 8 c.1 DM Criteri e Parametri)
      _____________
      In questo modo, però, i criteri spariscono dall’orizzonte, nonostante l’Art. 2 ricordi che il DM stabilisce
      _____________
      d) le modalità di accertamento della coerenza dei criteri e dei parametri di qualificazione scientifica degli aspiranti commissari con quelli richiesti per la valutazione dei candidati all’abilitazione per la prima fascia dei professori universitari.
      _____________
      Un punto insidioso dato che un candidato potrebbe ricorrere contro la legittimità di una commissione in cui uno o più dei commissari
      (i) supera le soglie ma con pubblicazioni non pertinenti al settore;
      (ii) non soddisfa i requisiti sui titoli che sono invece richiesti ai candidati.
      _____________
      D’altronde, come farà Anvur a prevenire queste situazioni? Se scorriamo il DM Criteri e Parametri, ecco cosa dice l’Art 8 c.5:
      _________
      «Se l’ANVUR reputa che dal curriculum e dalla documentazione acclusi alla domanda non risulti attestato il rispetto dei requisiti stabiliti dal comma 1, lettera c), ne informa per iscritto il Direttore generale, il quale comunica per via telematica all’interessato entro dieci giorni l’esclusione dalle liste per il sorteggio.»
      _________
      In teoria, l’ANVUR potrebbe (dovrebbe?) fare da filtro, ma è noto che nell’ASN 1.0 aveva già incontrato difficoltà nella selezione dei commissari OCSE (https://www.roars.it/online/asn-2012-il-caso-esemplare-di-diritto-privato-ce-un-responsabile/). Lavoro in arrivo per i giudici e gli studi degli avvocati?

    • giorgino: «la sua difesa delle vecchie modalità concorsuali mi sembra chiara» … «le mediane non sono salvifiche; costituiscono (cito dal documento di area 09, che in questa parte condivido) “un utile supporto quantitativo alle commissioni”»
      _________________
      Cerchiamo di essere chiari:
      1) A suo tempo ho criticato, anche con prese di posizione pubbliche nel mio SSD, la piega che stavano prendendo i concorsi locali; a differenza di altri, ci ho messo e ci metto la faccia.
      2) Non sono contrario in via di principio ad un sistema di reclutamento “a due stadi” (abilitazione nazionale + selezione/chiamata locale).
      3) Se non sto bene, prendo le medicine e non ingurgito pozioni magiche. L’uso di soglie fortemente selettive (non come livelli di base tali da escludere chi non ha ancora raggiunto una massa critica) è una pozione nociva considerata tale dagli esperti del settore, vedi il terzo comandamento del decalogo della bibliometria individuale (https://www.roars.it/online/i-dieci-comandamenti-della-bibliometria-individuale/).
      4) Da commissario ho sempre guardato e sempre guarderò gli indicatori bibliometrici, ma nello stesso modo con cui guardo ogni dato sperimentale per capire cosa mi dice del fenomeno che sto studiando. Consapevole, che gli algoritmi automatici, non solo sono troppo rudimentali, ma aprono il vaso di Pandora degli opportunismi e del doping.

    • giorgino: «Il Forum mi sembra correttamente ospitare le opinioni di tutti, nei limiti dell’educazione, pur evidenziando (almeno nel caso di questa discussione) una leggera tendenza pravdiana»
      _______________
      A dire il vero, il riferimento all’URSS, più che a noi, si addice ai teorizzatori della bibliometria di stato, visto che, ancor prima della Thatcher, è stata teorizzata in ambito sovietico.


      Roars è più Samizdat che Pravda, direi. Nell’accademia italiana, il ruolo della Pravda è già occupato da tempo:
      https://www.roars.it/online/%EF%BB%BF%EF%BB%BFil-sole-24-ore-andrea-graziosi-e-la-pravda/

  3. @mdpirro

    “la DISABILITAZIONE… sarebbe secondo me la miglior cura per il nostro sistema malato di privilegi acquisiti…”
    GIUSTO, ma si dovrebbe applicare anche a chi e’ strutturato da anni senza prodotti e senza aver dovuto passare i valori soglia o le mediane.
    tu che ne pensi?

    • Anto: «si dovrebbe applicare anche a chi e’ strutturato da anni senza prodotti e senza aver dovuto passare i valori soglia o le mediane»
      _____________________
      Certamente, chi non supera le mediane va licenziato. E scommetto che il numero di questi indegni si aggirerebbe intorno al 50%. Sono anche convinto che siano cose che accadono solo in Italia. Nei paesi in cui vige la meritocrazia, non capita che ci sia un 50% di soggetti sotto la mediana.
      Tra l’altro sono proprio le tabelle Anvur a mostrare che “chi e’ strutturato da anni senza prodotti” rappresenta una piccola percentuale. Quindi, per fare pulizia, molto meglio eliminare chi sta sotto le mediane.

    • assolutamente si,
      se vale il principio che per fare i docenti e salire in cattedra bisogna essere scienziati chi è sulla cattedra e non produce più scienza (non pubblica tanto e bene) dovrebbe scendere al più presto.

    • Così, tanto per planare sulla realtà, questa è la conta degli inattivi fornita dall’Anvur (riquadro rosso). Non mi è chiaro come abbiano raccolto i dati (loginmiur? database bibliometrici?), ma potrebbe anche essere che siano sfuggite le pubblicazioni di alcuni, nel qual caso la stima sarebbe per eccesso. Io vedo un bel po’ di zeri. Peccato, perché sono stato sempre affezionato al cara vecchia figura dell’ordinario a fine carriera che non ha scritto una riga in vita sua (https://www.roars.it/online/lordinario-a-fine-carriera-che-non-ha-mai-scritto-una-riga-in-vita-sua-lintervento-di-mauro-moretti-al-secondo-convegno-roars/). Chi ne trova uno, se lo tenga stretto, perché non sono esemplari così comuni.




    • Questo commento mi ha riportato alla mente uno degli articoli più riusciti di ROARS:
      https://www.roars.it/online/le-fanta-abilitazioni-pulp-di-repubblica/
      .
      Per me l’Ign-ASN non poteva che andare a Repubblica, ma devo dire che anche il Sole 24 Ore si è battuto molto bene.
      .
      Non vedo l’ora che partano le nuove abilitazioni scientifiche, se non altro, per leggere i mirabolanti titoli dei quotidiani scandalistici nazionali.

    • Anzi, si dovrebbe continuare con l’operazione di liberarsi di chi sta sotto le mediane. Una volta liberi dal peso, dalla presenza e dal costo del 49,9%, si ripete l’operazione e così via finché rimangono quattro gatti , anzi 3 virgola qualcosa se non erro.

    • ci sono settori fortunatissimi, hanno anche 11 fannulloni … non è giusto, tutti a loro e ad altri nessuno …non si può tollerare una cosa del genere … facciamo un decreto di ridistribuzione dei fannulloni fra tutti i settori in modo equo

    • Insieme al licenziamento di tutti coloro che si trovano sotto le mediane, proporrei anche il ritiro (con ignominia) del Premio Nobel (inclusa la parte economica) al 50% dei premiati. Infatti, ho recentemente fatto una scoperta sconvolgente: utilizzando gli indicatori principi dei parametri bibliometrici (H index e citazioni totali) sulla produzione scientifica degli ultimi venti primi nobel dell’area biometrica, ho osservato che il 50% di costoro era sotto la mediana costruita proprio sugli indicatori di tutti i venti premi nobel. Spero che Roars si voglia fare promotrice di un appello alla Accademia delle Scienze di Stoccolma perchè si inizino le pratiche per il ritiro dei premi nobel dell’area biomedica i cui indicatori bibliometrici siano sotto la mediana (pardon la soglia).

    • Eh. E’ che questi Premi Nobel molto probabilmente non hanno i “love affair with metrics, impact factors, citation statistics and rankings” (cit. articolo di Nature). Sicuramente se devono avere un love affair con qualche metrica, preferiscono ancora le mediane 90-60-90.

    • i 90-60-90 non bisogna superarli, ma eguagliarli … ma poi ci sarebbe un problema di genere 🙂

    • Ehhh, Paolo…la fai facile. E’ che per le donne non si è mai capito. Il dibattito sul controverso “le misure non contano” è più spinoso di quello su quanto l’impact factor conti, e probabilmente destinato a rimanere irrisolto nei secoli.
      Come sempr… a volte, per le donne, la teoria del caos funziona meglio 😀

    • C’è invece, tornando seria, una questione di genere che mi viene in mente ora sull’ASN.
      Quando ho fatto domanda si potevano inserire i periodi di congedo per maternità, che riducevano in modo corrispondente il parametro “età accademica”. In questa ASN dov’è l’indicazione che si tiene conto dei periodi di congedo per il computo delle soglie? Ho rivisto i decreti vari, ma non la trovo.
      Se non ci fosse sarebbe veramente grave.

  4. Per l’ANVUR l’anzianità si sottrae a numeratore (II indicatore dell’ASN 2.0) e si aggiunge a denominatore (citazioni normalizzate dell’ASN 1.0). L’anzianità paga solo per diventare membri dell’ANVUR. Non voglio andare oltre con i commenti ma se c’è una correlazione dovremmo preoccuparci….

  5. @Giuseppe De Nicolao:
    la mia è una provocazione, è evidente.
    Però credo sia evidente anche il contrasto tra chi è dentro e tra chi è fuori (ed aspira ad entrare) dal sistema Università o da quel ruolo universitario.
    La mia impressione è che venga (con i nuovi criteri che si stanno delineando) chiesto a chi è fuori di presentarsi solo se dimostra che è stato candidato al Nobel o che lo ha vinto.
    Anche questa è una mia esagerazione, ma credo che serva per rendere l’idea.
    Un’ultima cosa: io credo che i criteri, le mediane, i valori soglia per PA sia abbasseranno soltanto nei prossimi anni, quando si vedrà che, diventando i candidati soltanto i precari (contrattisti, assegnisti, rtd a o b), tanto tempo per produrre tantissime cose (quando si è precario e con il massimo impegno possibile) non c’è e non ci sarà?
    Lei che ne pensa?
    Le mie osservazioni sono davvero così inadeguate rispetto alla realtà?

    • Sì, perché dopo quattro passati a inondare di commenti questa bacheca (anto ha scritto più di 500 commenti largamente ripetitivi) non si può fare la figura di non sapere cosa sia una mediana. Forse è il segno che è ora di lasciar perdere. In tutti i sensi.

  6. L’utilizzo demenziale degli indici bibliometrici deve finire immediatamente. Esempio, la Mirzakhani, Fields medal, ha 137 citazioni e h index 4! (non fattoriale: quattro). Non è un caso isolato, ci sono varie gradazioni, e.g. ricerca vuol dire anche interdisciplinarietà che talvolta è di top level in diversi settori ed è ovvio che non può trattarsi di ricerca da marketing. Che garanzie ci sono che le commissioni abbiano voglia e competenze tali per discernere quali siano i casi che fuoriescono nettamente dalle cazzutissime mediane imposte dall’ANVUR?

    Basterebbe un solo esempio dell’inconsistenza della bibliometria come parametro valutativo, e ce ne sono a decine, per decidere la sua istantanea eliminazione.
    Invece l’Anvur agisce indisturbato e l’intero corpo docente universitario si sta facendo imporre regole, palesemente demenziali e contraddittorie, che neppure un minus sapiens oserebbe ipotizzare.

    E’ fondamentale che ci sia una decisa replica di tutti i settori.

    • Sono pienamente d’accordo. Sono bastati 4 anni per vedere la qualità della ricerca scadere al posto della quantità e alla ricerca della citazione. Io stesso davanti ad una idea che richiederebbe tanto tempo per esplorarla mi faccio condizionare dal timore di non riuscire poi ad arrivare ad un risultato e quindi di aver sprecato tempo. Quindi tanti, maledetti e subito.

    • Ripeto che per la abilitazione di prima fascia applicare delle mediane cariabili è un non senso …. è la sola maturità scientifica di un candidato che dobbiamo valutare e se vogliamo che i nostri ricercatori possano lavorare per degli obbiettivi certi deve essere sufficiente dichiarare a priori quante pubblicazioni, citazioni o anni di attività di ricerca documentata devi aver fatto per poter chiedere di essere valutato.

    • Questo è quello che è successo in un SSD dell’Area 09: un bell’aumento di produttività e citazioni. Il sintomo di un genuino aumento di quantità e qualità?

    • Chiedevo dati statistici che dimostrassero che la quantità è andata contro la qualità. Affermazione non mia, ma del cordinamento. Aspetto con ansia i dati.

    • Infatti questi dati smentiscono la tesi del coordinamento di Area 09. Dimostrano che fino al 2010 questi ricercatori erano talmente debosciati che, nonostante i finanziamenti per la ricerca quasi azzerati (vedi PRIN), è bastato che si dessero una mossa per triplicare la qualità della ricerca (che secondo ANVUR si misura in base alle citazioni).
      Ha ragione Risitano: fino a quando qualcuno non trova i dati che dimostrino il contrario, l’ipotesi più ragionevole è che ci troviamo di fronte ad un’impetuosa e istantanea impennata della qualità.
      Adesso però vi lascio che devo andare a mettere a nanna i sette nani.

    • Un modo semplice per verificare la qualità è verificare il numero delle auto-citazioni. Non credo che quei grafici sarebbero gli stessi.

      Ho colleghi che ammettono senza problemi che hanno passato la precedente ASN grazie alle auto-citazioni.

    • Ripubblico la mia risposta perché non è andata a buon fine la prima volta (boh!). Prendo atto che non esistono dati che dimostrano quanto afferma il coordinamento (qualità vs qualità). De Nicolao, la ringrazio per avermi dato ragione, ma io non ho mai detto “che ci troviamo di fronte ad un’impetuosa e istantanea impennata della qualità”. Probabilmente si è confuso…sette nani da gestire sono troppi, pure per lei.

  7. L’ASN fatta così è un cancro assoluto. Spinge al doping bibliometrico più del publish or perish di americana concezione. Forse è una male peggiore dei tumori/concorsi locali, dove il potente di turno poteva scegliere il sottosviluppato di turno. Dopato o sottosviluppato, questo è il dilemma??
    Ma se il malato non si affida al dottore, ma agli stregoni il cancro avanzerà.

  8. >Marinella Lorinczi 15 luglio 2016 at 19:05
    <Anzi, si dovrebbe continuare con l’operazione di liberarsi di chi sta sotto le <mediane. Una volta liberi dal peso, dalla presenza e dal costo del 49,9%, <si ripete l’operazione e così via finché rimangono quattro gatti , anzi 3 ne restano 51 -> poi 25, poi 13, poi 7, poi 4 e sono dolori, ne va segato uno a metà, se invece fossero 100, allora uno va segato a metà subito

  9. E’ ben noto che un aumento della quantità produttiva implichi, statisticamente, un aumento qualitativo. Basta vedere che da quando si trovano solamente arance coltivate nelle serre spagnole, tutti comprano solamente arance spagnole: evidentemente, statisticamente, sono preferite.

    Per capire che un aumento della quantità dei lavori implichi un peggior livello qualitativo è sufficiente utilizzare un criterio qualitativo di valutazione…

    Basta vedere i seminari in versione moderna nelle scienze hard: vignette, grafici esemplificativi, cromaticità sofisticate, utilizzo di parole chiave ad effetto. Poi seguono i commenti entusiasti “bella presentazione, esemplificativa, ottima musica di fondo… intermezzo pubblicitario non troppo invadente, un’unica lieve incertezza i dolcetti: troppo zuccherati”. Peccato che se si prova a farsi spiegare un punticino un po’ più in dettaglio, magari con gesso alla mano, allora si assiste a un fuggi fuggi generalizzato.

    Di fatto molti lavori “quantitativi” vengono utilizzati solo se stampati su one side: utili per fare i conti sul lato bianco.

    • Quando una persona presenta 20 o più pubblicazioni all’anno deve immediatamente far sorgere più di qualche dubbio. E’ umanamente impossibile riuscire a dare tanti contributi senza utilizzare qualche “strategia pianificata e sistematica”. Io credo che prima di ogni cosa manchi ormai il buon senso nel nostro lavoro e nei corridoi dei dipartimenti siamo diventati tutti schiavi di questi imbonitori.

  10. Come sta andando la questione del secondo indicatore, citazioni solo dei lavori degli ulimi 10/15 anni o citazioni di tutti i lavori ricevute negli ultimi 10/15 anni?
    Facendo una semplice riflessione, questa seconda interpretazione (CUN) agevola notevolmente i più “anziani” (che hanno pubblicato anche prima di 10/15 anni fa). Occorrenza del tutto inedita nell’ASN (per i candidati).

    • gab: «hanno pubblicato anche prima di 10/15 anni fa […] Occorrenza del tutto inedita nell’ASN (per i candidati)»
      ________________
      Se si considera l’età media di ricercatori (48,2 anni) e associati (50 anni), più che di un’occorrenza inedita, per loro si tratta della norma.

    • L’occorrenza inedita è che possano essere favoriti gli “anziani” rispetto ai “rampanti”…



  11. __________________
    Nemmeno a farlo apposta, è uscito oggi un articolo su Nature che sembra scritto su misura per l’ASN italiana. L’unico appunto che si può muovere all’articolo è quando associa il doping citazionale alle nazioni emergenti. Ma, ripensandoci, ha ragione: se si pensa ai criteri bibliometrici dell’ASN, è arduo istituire un confronto tra l’Italia e qualsiasi nazione con una tradizione scientifica consolidata.
    ==================
    Watch out for cheats in citation game
    http://www.nature.com/news/watch-out-for-cheats-in-citation-game-1.20246?WT.mc_id=TWT_NatureNews
    __________________
    […] there is a new class of bad behaviour — one that is driven by a related but different pressure: ‘impact or perish’.
    It is no longer enough for scientists to publish their work. The work must be seen to have an influential shelf life. This drive for impact places the academic paper at the centre of a web of metrics — typically, where it is published and how many times it is cited — and a good score on these metrics becomes a goal that scientists and publishers are willing to cheat for.

    […]

    All metrics of scientific evaluation are bound to be abused. Goodhart’s law (named after the British economist who may have been the first to announce it) states that when a feature of the economy is picked as an indicator of the economy, then it inexorably ceases to function as that indicator because people start to game it.

    […]

    This means that unlike data fraud and other forms of conventional misconduct, post-production misconduct does not necessarily pollute the scientific record with false results. But it does erode the credibility of the publication system. And it is more common in emerging countries, perhaps because universities there place the most emphasis on metrics to quickly become globally visible.

    […]

    Many academic fraudsters aren’t aiming for a string of high-profile publications. That’s too risky. They want to produce — by plagiarism and rigging the peer-review system — publications that are near invisible, but can give them the kind of curriculum vitae that matches the performance metrics used by their academic institutions. They aim high, but not too high.
    And so do their institutions — typically not the world’s leading universities, but those that are trying to break into the top rank. These are the institutions that use academic metrics most enthusiastically, and so end up encouraging post-production misconduct. The audit culture of universities — their love affair with metrics, impact factors, citation statistics and rankings — does not just incentivize this new form of bad behaviour. It enables it.

  12. De Nicolao: “… è uscito oggi un articolo su Nature che sembra scritto apposta per l’ASN italiana…”
    Sembra??? Mario Biagiolo l’ha scritto proprio pensando all’ASN. E nella mente di Biagiolo, il paese emergente è l’Italia …. però il termine emergente è sbagliato … l’Itaia è “un paese affondante”

  13. Lavorare tantissimo è giusto e doveroso, ma ci sono anche i tempi tecnici: scrivere l’articolo, mandarlo, ricevere il risultato del referaggio, correggerlo se necessario, re-inviarlo, ed aspettare i tempi di uscita della rivista (moltiplicato per tanti articoli).
    Per i libri, i tempi tecnici di attesa sono cmq lunghi, soprattutto se sei giovane, correzioni di professori, decisione dei comitati interni alla collana, casa editrice, prime bozze, seconde bozze, ecc……
    Tutte cose normali, che ci stanno, ma che non dovrebbero essere date per scontato da chi un numero enorme di pubblicazioni un intervallo temporale breve.

    • E’ evidente che chi eccelle nei parametri non lavora. Non solo. Ha anche una organizzazione fraudolenta capace di minimizzare i tempi tecnici e di fornire una sorgente di citazioni più efficiente rispetto al povero ‘tapino’ che organizza le autocitazioni. Tutti quelli che in questo forum se la prendono con le autocitazioni fanno parte dei personaggi ‘organizzati’ a dovere. La certificazione di qualità legata ai parametri equivale alla dichiarazione antimafia che ogni buon mafioso riesce sempre a produrre. Alla faccia degli onesti!

  14. La quantità abnorme di commenti alla pur timida (ed isolata) presa di posizione dell’Area 09, dimostra quanto duri siano i tempi nostri. Come sempre, preso un campione casuale di professori, si troverà tra essi una sostanziale maggioranza che è d’accordo con l’ANVUR. Questo è il vero problema, mai messo veramente a fuoco. E’ inutile poi dare la colpa alla spectre Bocconiana se la nostra (nel complesso) massima aspirazione è quella di diventare Bocconiani.
    Nel merito, se il 50% di chicchessia rimane escluso ed in un sistema serio dovrebbe essere ‘licenziato’,come qualcuno sostiene, è ovvio che dopo il licenziamento i parametri così concepiti renderanno licenziabile un altro 50%. Sono dell’Area 09 e quindi capisco cosa significhi iterare! Basterebbe questa considerazione per renderci tutti compatti nel rifiutare un qualunque parametro che si prefigga di valutare la qualità. Ci vorrebbe invece un parametro (assoluto) che sia solo in grado di individuare i nullafacenti, indipendentemente dal loro valore. Perché il VALORE può accertarlo solo una Commissione che legga i lavori e valuti la persona nel suo complesso. Lo so che non siete d’accordo, ma io ci provo lo stesso.

    • Divide et impera. Il sistema delle mediane è funzionale a questo scopo. Salvo rare eccezioni il 50% si trova già in sintonia con ANVUR. Sono molto pessimista, basta guardare quanti hanno firmato per la richiesta delle dimmissioni dell’ANVUR. Io mi trovo in quei 1500 circa. Una goccia nel mare. Grazie a Roars di esistere, almeno c’è un posto dove le critiche (assolutamente giuste) all’operato dell’ANVUR vengono fuori.

    • Aveva ragione Montag?

      “Ricordati, ad ogni modo, che questo Beatty appartiene al nemico più pericoloso della verità e della libertà, la bovina mandra compatta e inerte detta maggioranza. Ah, buon Dio, la terribile tirannide della maggioranza!”

      Farenheit 451

  15. in questi casi mi viene sempre in mente il collega di area medica che non scrive una parola in inglese, non sa mezza statistica, però ha 300 pubblicazioni, e contemporaneamente lavora in un ospedale pubblico e uno privato, ed è anche uno dei maggiori dichiaratori dei redditi della mia città—come farà …? Certa gente è davvero superumana…..

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