Dopo anni di cure miracolose somministrate all’università italiana la magistratura di Firenze ha certificato che l’università italiana è ancora gravemente malata. Le cure somministrate dai governi post-Gelmini sono tutte e sole quelle suggerite dagli economisti che avevano gridato agli scandali negli anni 2008-2010. Mi auguro che la notizia dell’inchiesta aiuti a prendere atto che in questi anni è stata seguita una strada sbagliata. Cambiare direzione significa adottare meccanismi che permettano la piena trasparenza e controllabilità di tutte le decisioni, dai concorsi alla distribuzione delle risorse alle università. Significa individuare sempre e precisamente di chi è la responsabilità delle decisioni. Significa restituire dignità e autonomia al docente universitario a cui deve competere la responsabilità delle scelte. Significa togliere potere ai piccoli gruppi di professori che si affollano intorno ai palazzi romani del MIUR e dell’ANVUR, redistribuendolo alla intera comunità universitaria. Significa aprire l’Italia al dibattito internazionale in corso su scienza aperta ed etica della ricerca.

 

E’ un vero peccato vivere in un paese senza memoria a breve termine. Sette professori universitari arrestati; 59 indagati: per una storia di concorsi truccati. Ovviamente tutto da confermare e verificare da parte della magistratura. Nel frattempo si alzano grida indignate contro i professori universitari corrotti e il familismo. Molti di coloro che ora gridano, sono gli stessi che negli ultimi 5-6 anni hanno raccontato al paese che la nuova organizzazione dell’università prevista dalla legge Gelmini avrebbe reso più efficiente il sistema; che l’istituzione dell’agenzia nazionale di valutazione (ANVUR) e la riforma dei concorsi universitari avrebbero “tagliato le unghie ai baroni”; che il nepotismo sarebbe stato sconfitto a colpi di meritocrazia, grazie all’uso generalizzato di “dati oggettivi”.

La vicenda riguarda, a quanto è dato capire, l’abilitazione scientifica nazionale (ASN) del 2012, il processo attraverso cui si è giudicati idonei al ruolo di professore universitario. Nel giugno 2014, l’allora presidente dell’ANVUR, Stefano Fantoni, in una audizione alla Camera dei deputati, garantiva che il cambio di rotta era ormai avvenuto:

“l’’abilitazione scientifica nazionale ha svolto un ruolo rilevante nel selezionare i futuri docenti  sulla base del merito … Questa operazione … è andata contro le baronie … Rispetto al passato.noi siamo stati più trasparenti di tutto ciò che è avvenuto prima di noi”.

La notizia dell’inchiesta di Firenze, qualsiasi sia l’esito giudiziario finale, rappresenta, a seconda del punto di osservazione, la fine di un’illusione e la certificazione di una sconfitta.

Rappresenta la fine dell’illusione che per contrastare la corruzione, si debba ridurre al minimo l’intervento discrezionale umano nelle decisioni. Tutti i provvedimenti di legge sui concorsi universitari hanno avuto come logica di fondo la sostituzione delle scelte “soggettive” dei professori con parametri “oggettivi”. Le norme prevedono, ad esempio, che per diventare commissari di un concorso, i professori debbano superare alcune soglie numeriche stabilite dall’ANVUR, dimostrando di aver pubblicato almeno un certo numero di articoli scientifici. Ma è sufficiente che tutti i membri delle commissioni siano scelti in questo modo per garantire che il concorso verrà svolto in modo corretto? Sia permesso di dubitarne.

La notizia certifica anche la sconfitta dell’idea che sia sufficiente fare ricorso a dati “oggettivi” ed algoritmi per far funzionare il sistema universitario e combattere storture e nepotismi. L’uso di algoritmi e dati ha semplicemente cambiato i termini dell’usuale gioco accademico. La crescente concentrazione delle decisioni nelle mani di ANVUR ha spostato verso il centro le operazioni di controllo del territorio accademico, che hanno assunto forme meno riconoscibili. Nel sistema precedente spesso bastava guardare la composizione della commissione per provare a indovinare chi avrebbe vinto un concorso. Adesso per comprendere cosa accade, si devono osservare cose incomprensibili per i non addetti ai lavori, come i nomi dei direttori delle riviste scientifiche di “classe A”, o il numero di citazioni ed autocitazioni di commissari e candidati. La sostanza non cambia, solo che ora tutto avviene all’ombra dei dati oggettivi prodotti dall’ANVUR per conto del MIUR, come si legge nelle cronache di questi giorni.

Chi scrive questo articolo è tra coloro che in questi anni hanno alzato ad ogni occasione la voce contro la deriva centralizzatrice e numerologica del governo delle università. Scrivo questo commento con un profondo senso di prostrazione; la retorica della “meritocrazia” e dell’oggettività degli indicatori non bastano per risolvere i problemi.

Mi auguro che la notizia dell’inchiesta aiuti a prendere atto che in questi anni è stata seguita una strada sbagliata. Cambiare direzione significa adottare meccanismi che permettano la piena trasparenza e controllabilità di tutte le decisioni, dai concorsi alla distribuzione delle risorse alle università. Significa individuare sempre e precisamente di chi è la responsabilità delle decisioni. Significa restituire dignità e autonomia al docente universitario a cui deve competere la responsabilità delle scelte. Significa togliere potere ai piccoli gruppi di professori che si affollano intorno ai palazzi romani del MIUR e dell’ANVUR, redistribuendolo alla intera comunità universitaria. Significa aprire l’Italia al dibattito internazionale in corso su scienza aperta ed etica della ricerca.

Pubblicato su Il Mattino 26 settembre 2017

sapere ridotto a numeri 26092017

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60 Commenti

  1. Per la verità, il fatto è stato scoperto anche grazie ai criteri numerici che non consentivano di bocciare un candidato indesiderato ma bravo, a cui è stato quindi chiesto di non presentare la domanda. Dalle registrazioni di questo è partita l’inchiesta.

    • Non è esatto. Non si può abilitare in assenza del superamento delle soglie, ma non c’è obbligo ad abilitare quando esse siano superate, vedi art. 6 del DM.120/2016
      ________________________
      “1.La Commissione attribuisce l’abilitazione esclusivamente ai candidati che soddisfano entrambe le seguenti condizioni:
      a) ottengono una valutazione positiva del titolo di cui al numero 1 dell’allegato A (impatto della produzione scientifica [LE SOGLIE]) e sono in possesso di almeno tre titoli tra quelli scelti dalla Commissione, secondo quanto previsto al comma 2 dell’articolo 5;
      b) presentano, ai sensi dell’articolo 7, pubblicazioni valutate in base ai criteri di cui all’articolo 4 e giudicate complessivamente di qualita’ «elevata» secondo la definizione di cui all’allegato B.
      _______________

    • Ha ragione Giuseppe De Nicolao. Tanto è vero che il ricecratore che ha fatto partire l’inchiesta, si è candidato ed è stato bocciato. E solo dopo l’intervento del TAR (e nuova commissione presumo) ha ricevuto l’abilitazione. Quindi non sono state le mediane oggettive. Ma il giudice a Berlino …

  2. Esattamente quattro anni fa su ROARS scrivevo:
    È opinione diffusa, all’esterno delle università, che finalmente verrà fatta pulizia nei corridoi baronali, e che solo i “puri di cuore” saranno ammessi nel “regno dei cieli”. Ma siamo sicuri che le nuove regole funzioneranno?
    e ancora
    Non ci sono scorciatoie: la possibilità di un futuro migliore, per l’università come per la società, dipende molto più dalle persone che dai meccanismi, anche se sempre più sofisticati.
    È doloroso quando si ha ragione su situazioni che non si vorrebbe accadessero.

  3. E difatti il rimedio sarà peggiore del male, perchè assisteremo ad una ulteriore ‘spersonalizzazione’ delle commissioni, con un crescente peso degli ‘indicatori oggettivi’. Tutto per contrastare la corruzione e valorizzare il merito. Inoltre non trascuriamo la rivoluzione prossima ventura propiziata dall’ANAC, che paralizzerà definitivamente l’Università. Fatto tutto questo sarà sicuro che all’Università accederanno solo i mediocri, i cultori delle cordate accademiche pubblicatorie. Avremo sicuramente i peggiori, con l’aggravante che saranno tutti uguali e quindi sarà anche difficile graduare il peggio.

  4. La corruzione esiste perchè la società italiana è corrotta in misura maggiore di molte altre società occidentali.mostrano studi. Perchè l’università dovrebbe essere indenne? Detto ciò la vicenda mi pare più uno scontro di potere tra cordate di studi professionali, in un campo dove viaggiano redditi di milioni di euro, in cui ci sono personaggi che con lo stipendio da professore pagano i domestici. Devo dire che mi sono scocciato che per questa gente poi ci renderanno la vita complicata a noi che nell’ università ci lavoriamo. Con le follie che ora girano, tutto bibliometrico o membri esterni al mondo della ricerca nelle commissioni continueranno a peggiorare le cose. Sarà la pacchia degli imbroglioni ciarlatani da quattro soldi. Già ora se uno finisce in qualche commissione ed è cosi imbecille come lo scrivente di leggere i lavori, deve vedere pubblicata della roba “che voi umani….”. Immaginate quando le metriche imperverseranno, magari cominceranno a contare pure i likes su facebook e i retweets…

    • A proposito della terza frase: completamente d’accordo, l’ho subito pensato quando ho letto di studi nel centro di Firenze. I colleghi con cui ne ho parlato hanno pensato anche ad altro: caso strombazzato dai giornali e dai giornalisti in concomitanza con lo sciopero (v. la Repubblica, Concorsi truccati, Zunino: “Troppe università col vizio di sistemare i propri”, Youtube, 3′, ad es. “in questo giorni il mondo universitario è in fibrillazione per ragioni salariali”; seguono altri video). Altri commenti dai giornali: le riforme sono buone, sono gli universitari che cercano di aggirare qualsiasi norma.
      Presentazione del caso, ai telegiornali, sempre affiancato da notizie su mafia, altri casi di corruzione, e si parla sempre dell’università nella sua totalità e su tutto il territorio italiano, per poi circoscrivere e precisare in un secondo momento.
      Verrà un autunno proprio brutto, dopo la primavera della Crui. By the way, come sta la Crui?

    • Non si può negare che ciò che è emerso per Firenze in forma così aperta è il modus operandi di molti. Basti leggere i fogli (sindacali e non) che già circolavano quando la famigerata ASN 2012 era in corso. Non si tratta di pochi professori che frequentano i palazzi del potere, ahimè…
      Credo che non saranno le procedure a rendere più trasparente, ma solo l’etica delle persone. Non appartenere a gruppi, non asservirsi a gruppi, ma solo studiare, scrivere, far lezione, porta nella maggior parte dei casi ad avere il rispetto di molti ma a non far carriera…

  5. Segnalo che l’ANVUR ha ritenuto di intervenire pubblicamente sulla questione della “corruzione” e sul piano ANAC, con questo fondamentale documento: http://www.anvur.org/attachments/article/1242/ConsultazioneANAC.pdf
    In particolare, per la sezione “l’angolo del buonumore” segnalo questo passo: l’ANVUR è molto attenta al tema dei conflitti di interesse “. Infatti, com’è noto, nessun direttore di rivista è mai stato incluso nei panel di valutatori del ranking delle stesse, e nessun membro GEV è stato titolare di altre cariche palesemente incompatibili, come coordinatore di PRIN o membro di commissione ASN.

    • Conflitti d’interessi? Eccone un campione, su un settore disciplinare piccolo. Lo studio risale alla VRQ del 2012: i nomi dei membri dei cosiddetti Gev presenti nelle direzioni delle riviste classificate sono evidenziati in grassetto rosso.

      Ora, per chi volesse ripetere lo studio in quella disciplina, è cambiato qualche particolare – qualche rivista è salita e qualche altra è scesa – ma non l’impianto complessivo.

      In generale la valutazione di stato mette in mano a un gruppo di nominati uno strumento di potere extra-scientifico, per il quale il nostro lavoro non è giudicato per il suo contenuto, ma per il rango della sua “collocazione editoriale”, come stabilito – per usare un linguaggio da intercettazioni – dalla cupola di chi ha scelto, potendone fare a meno, di collaborare col sistema e di trarne vantaggio.

      Se per corruzione si intende la consuetudine di valutare le persone sulla base delle loro collocazioni e relazioni, indipendentemente da quello che fanno, la differenza fra questa prassi amministrativa e gli scandali di cui parlano i giornali non è di sostanza, ma solo di forma.

  6. Aggiungo questo, pescato quasi a caso: “l’ANVUR ha anche richiesto al Cineca, nella realizzazione della piattaforma per la scelta dei valutatori, di
    implementare dei warning [!!!] in presenza di conflitti di interesse nella fase di assegnazione dei prodotti da parte dei GEV ai valutatori esterni. In particolare il sistema Cineca comunica il conflitto di interesse al membro GEV
    (i) nel caso di scelta di un valutatore affiliato alla stessa Istituzione che ha presentato il prodotto di ricerca e (ii) nel caso in cui il valutatore sia un membro dello stesso collegio di dottorato a cui appartiene il soggetto
    che presenta il prodotto.”
    Quindi, gli enti vigilanti sono come minimo Miur, Anvur, Cineca (il cui sistema comunica il conflitto di interesse, prodotto per prodotto!) . Sarebbe il caso di reclutare soltanto commissari marziani; tutti i terrestri ne sono esclusi nell’era della globalizzazione. Oppure non sanno proprio nulla dell’argomento del ‘prodotto’ e chiedono lumi ad altri, che però se ne dovranno stare zitti perché in conflitto di interesse.

  7. Buongiorno a tutti,
    per la memoria storica ricordo che il MIUR fu informato nel gennaio 2014 del comportamento “border line” della commissione di diritto tributario 12-D2 (gli esiti dell’asn 2012 di tale settore concorsuale uscirono poco prima di Natale 2013): il MIUR non solo allora non fece nulla, ma poi si è anche opposto ai ricorrenti arrivando fino al Consiglio di Stato.
    Anche se la magistratura non farà nulla in virtù della lentezza della macchina della giustizia (e di prescrizioni molto rapide) certe telefonate resteranno nella memoria di tutti e ricordo che simili telefonate possono essere fatte (anche oggi) perché chi deve difendere i candidati più deboli non interviene e non va a verificare. Si limita a dire “fate ricorso” fingendo di ignorare cosa ciò significa per chi è vittima di certi atti (cfr. infra).
    Ad inizio dicembre 2013 iniziarono ad uscire i primi esiti ed essendo consapevole di cosa era accaduto in molti settori concorsuali avevo pubblicato come Cisl Università l’appello “Non abbiate paura” dove invitavo chi aveva subito torti evidenti a segnalare al sindacato i “casi patologici” al fine di girarli al MIUR.
    L’idea era invitare il MIUR a verificare cosa accadeva e poi rinviare alle commissioni gli atti con i giudizi che anche all’occhio di un non esperto risultavano contraddittori (ad es. mancata abilitazione di X che pure aveva un CV non inferiore, e talvolta chiaramente superiore, all’abilitato Y).
    In tal modo si ottenevano due obiettivi: evitare alle “vittime” di dover fare un ricorso formale al Tar che era altrimenti impossibile sia per ragioni economiche (da 4.000 a 6.000 euro che potevano raddoppiare finendo in CdS erano e sono tuttora impossibili da sostenere per un precario o un RTI); tutelare chi denunciava (in molti settori mettere in discussione i giudizi della commissione significava e significa la morte accademica).
    Telefonai più volte in gennaio e febbraio 2014 al MIUR cercando i dott. Cerracchio e Livon senza mai raggiungerli e riuscii a parlare solo con figure intermedie, dottoresse tanto gentili quanto risolute nel farmi capire che il MIUR non avrebbe fatto nulla, né per diritto tributario, né per gli altri settori concorsuali dove le “anomalie” erano evidenti (come poi i giudizi del Tar hanno confermato). Non ho mai registrato tali telefonate, ma poiché ero visiting in Lussemburgo presumo sia facile verificare l’esistenza di telefonate che arrivarono all’epoca al MIUR dal Granducato (immagino che non ce ne siano state molte altre con origine da Sanem o Belval). Inviai anche delle e-mail, ma riguardavano solo il mio settore disciplinare in quanto esisteva almeno un soggetto che poteva esporsi pubblicamente, ovvero il sottoscritto.
    Il MIUR decise di non rispettare nemmeno la regola che si era dato da solo ovvero quella stabilita in una circolare a firma del dr. Livon nella quale si informavano le commissioni del fatto che il MIUR voleva giudizi analitici e non brevi riassunti: come tutti sanno molte commissioni scrissero giudizi molto sintetici (anche solo 3-4 righe) e non furono mai richiamate dal MIUR. Scrissi una mail in proposito anche al Corriere (al dott. Rizzo), ma non ebbi riscontro… sicuramente l’indirizzo mail di cui disponevo era errato.
    Se osservate il settore concorsuale di diritto tributario noterete alla voce abilitati asn 2012 che nell’abilitazione a PA solo chi ha poi fatto la denuncia (il dr. Laroma Jezzi) ha potuto ottenere giustizia (ottenendo peraltro l’asn con quasi tre anni di ritardo), mentre sono più numerosi i ricorsi vincenti per l’abilitazione a PO, ovvero fatti da soggetti che di norma hanno redditi molto alti e comunque hanno già un posto di ruolo in università. Si noti in proposito che su 16 abilitati sono ben 5 quelli che l’hanno ottenuta da una nuova commissione e in un caso tale giudizio positivo è arrivato solo nell’estate 2017 (ovvero con un evidente danno per chi ha avuto giustizia). Se il 30% degli abilitati lo diventa solo dopo il ricorso alla giustizia amministrativa forse qualche “problema” esisteva…
    Conclusione: i comportamenti patologici in accademia sono e saranno tanto più gravi e diffusi quanto più chi deve tutelare i cittadini più deboli (il MIUR) si limita a fare il perfetto burocrate e risponde “se hai subito un torto, fai ricorso agli organi competenti” dimenticando che per moltissimi tutto ciò diventa semplicemente un invito a tacere.
    Paolo Tedeschi

  8. Questo articolo, ed i commenti successivi mi lasciano sinceramente perplesso. Qui si parla di un gruppo di professori che controllavano le abilitazioni di tutto un settore disciplinare. Ovvero, una intera commissione ed numero di ordinari “de panza” che gli suggerivano chi far entrare e chi no. Insomma, qualcosa che esce un po’ fuori dalla solita autodifesa delle “mele marce”.

    Invece di chiedersi come sia stato possibile che questo sia accaduto, e magari come fare ad evitarlo senza che si debba esporre il malcapitato di turno che va fino alla polizia, l’articolo ed i commenti spostano il problema da un’altra parte: e’ la riforma che ha fallito, la societa’ italiana e’ corrotta, l’ANVUR ha il conflitto di interessi ecc..

    Un po’ come se i baroni corrotti siano un male incurabile che gli universitari onesti devono sopportare senza poter fare niente. Invece si parla di gente che ha ruoli importanti, rettori, direttori di dipartimento, di scuola di dottorato, di corso di laurea… gente messa in quella posizione dai loro colleghi, ne’ dal MIUR ne’ dall’ANVUR.

    Ma quando emergono queste storie, invece di chiedersi “cosa posso fare io perche’ questo non succeda”, oppure “ho mai fatto (o omesso di fare) qualcosa per evitarlo?” si cambia discorso. Ovviamente se l’autocritica non si fa, la critica la fa Cantone e giustifichera’ la prossima brutta riforma.

    • A parer mio non si dovrebbe parlare soltanto di concorsi, a proposito di storture, perché questi sono i casi più eclatanti e più spendibili – come si sta vedendo nei media – davanti all’opinione pubblica. La quale, detto tra parentesi, non sa cosa è o dovrebbe essere un concorso universitario anzitutto perché non sa cos’è la ricerca. Immaginano, credo, un capannone con banchi dove i concorrenti svolgono una sorta di la prova scritta, e poi l’orale.
      E’ preoccupante quanto lo stravolgimento dei concorsi e l’esercizio di influenze personali (vedi anche le banche, di cui ultimamente si parla di meno o niente) la vita quotidiana all’università, durante la quale si predispone il vivaio e lo sviluppo del baronato.

    • Perché si “perplime”?

      1-l’ASN del 2012 è stato il festival del sopruso diffuso. In aggiunta il MIUR si è sempre opposto ai ricorrenti;

      2- a quanto pare al MIUR sapevano dal 2014 di “fatti strani” nel settore specifico;

      3- le commissioni ASN sono state sostenute e validate dal Miur;

      4-Senza contare l’ANVUR con i suoi comportamenti sottolineati giustamente da F.Proietti;

      Ci si dovrebbe “perplimere” della caduta dal pero di Miur, Anvur e compagnia bella. Tutti pronti a deresponsabilizzarsi grazie ai magici numerini messi apposta lì per tale scopo.

      Senza considerare le sensate osservazioni di p.marcati sulla richiesta di verginità all’università da parte di una società leader di primo piano in fatto di corruzione (tanto per gradire è di oggi la notizia che siamo primi in Europa per evasione fiscale, e non ditemi che non c’entra nulla con la corruzione).

      Questo vuol dire giustificare comportamenti esecrabili? O spostare l’attenzione per salvare quelli che usano lo stipendio di prof per pagare la servitù?
      Mi pare proprio di no, si tratta solo, secondo me, di chiavi di lettura più profonde che non partono solo dall’intestino ma (anche) dal cervello, seguendo il filo rosso che unisce gli avvenimenti tanto ben descritti e criticati in questi anni dai gattini ruggenti in fatto di deriva burocratica e di ingiustizia strutturale del sistema (tanto caro ai pochi che continuano a racimolare potere, posti e fondi).

    • L’articolo risponde proprio alla domanda “cosa si può fare”. In primo luogo nota che qualcuno ha spacciato dei rimedi miracolosi sbandierandone ai quattro venti i prodigiosi effetti. Dato che il prodigio non c’è stato e i rimedi non hanno estirpato il male come si pretendeva, vale la pena di mettere in discussione queste pozioni magiche e pensare ad altre strade. Che sono indicate alla fine:
      _____________
      “Cambiare direzione significa adottare meccanismi che permettano la piena trasparenza e controllabilità di tutte le decisioni, dai concorsi alla distribuzione delle risorse alle università. Significa individuare sempre e precisamente di chi è la responsabilità delle decisioni. Significa restituire dignità e autonomia al docente universitario a cui deve competere la responsabilità delle scelte. Significa togliere potere ai piccoli gruppi di professori che si affollano intorno ai palazzi romani del MIUR e dell’ANVUR, redistribuendolo alla intera comunità universitaria. Significa aprire l’Italia al dibattito internazionale in corso su scienza aperta ed etica della ricerca.”
      _______________
      Lo spazio concesso ad un articolo su un quotidiano non consente ovviamente di scendere nei dettagli. Ma a chi legge Roars e/o segue il dibattito internazionale la “ricetta” dovrebbe essere chiara.
      Rimango comunque ancora una volta colpito dalle difficoltà incontrate dai nostri lettori nella comprensione testuale di articoli tutto sommato semplici. Non so se lebowski sia un collega e di quale disciplina, ma il suo commento mostra che non è stato in grado di comprendere quello che leggeva. Se è un collega, spero che abbia letto di fretta, magari con il cellulare, perché, anche senza scomodare la ricerca e l’insegnamento, saper leggere e interpretare correttamente un testo sta alla base di qualsiasi lavoro intellettuale.

    • @De Nicolao: Tante cose fanno parte di un onesto lavoro intellettuale, ad esempio saper ricevere opinioni critiche e fare lo sforzo minimo di capirne il senso.

      Io trovo strano che la risposta al malcostume si concentri solo sul confutare la retorica spiccia della Gelmini, e ignori il lato della discussione che coinvolge i professori in prima persona. Penso si capisse.

      Quello stralcio che lei cita inoltre dice cose ovvie: trasparenza, responsabilita’ ecc… cose che gia’ un dipartimento potrebbe cominciare a mettere in pratica, senza invocare cambi di direzione dall’alto. Viene fatto? Ad esempio De Nicolao, nel suo dipartimento c’e’ un comitato etico che funziona? Ha mai ricevuto e trattato segnalazioni? Avete pensato ad un modo di ricevere segnalazioni tutelando chi li subisce senza esporlo a ritorsioni? avete pensato a quali provvedimenti prendere nei riguardi di comportamenti non etici, ancor prima che illegali? Se si, io penso sia piu’ importante parlare di queste cose e far emergere le modalita’ con cui si combatte il malcostume.

    • “Quello stralcio che lei cita inoltre dice cose ovvie: trasparenza, responsabilita’ ecc… ”
      ____________________
      Mica tanto ovvie. Nonostante un DM lo prescrivesse, Anvur non ha mai pubblicato le distribuzioni in base alle quali erano state calcolare le mediane del 2012. I punteggi ISPD su cui verranno distribuiti 1,35 MLD di Euro non sono replicabili. I risultati dell’esperimento bibliometrico che doveva validare la comparabilità della valutazione peer con quella bibliometrica non sono stati resi disponibili e i coefficienti di concordanza pubblicati da Anvur non sono replicabili. La ricostruzione delle affiliazioni dei revisori che hanno portato a Bocconi & Friends il 77% dei fondi PRIN dell’area SH1 è stata ottenuta solo tramite un lavoro di indagine degno di Sherlock Holmes. I verbali della commissione di selezione dei potenziali consiglieri Anvur non sono mai stati pubblicati. Di fronte ad Anvur che si ostinava a non concedere l’accesso agli atti della VQR, il TAR ha dovuto nominare il segretario generale dell’Autorità Anticorruzione quale commissario ad acta, disponendo la trasmissione di copia della sentenza alla Procura (http://www.roars.it/online/dura-sentenza-del-tar-lazio-su-anvur-vqr-e-accesso-agli-atti/).

      Magari fossero cose ovvie come scrive leobowski. A proposito, quale è il dipartimento di leobowski? Il mio lo conoscono tutti.

    • De Nicolao, alla seconda volta che ignora gli argomenti capisco che la critica dall’interno non e’ un argomento di cui le interessa parlare.

      A posto cosi’, manteniamo la retorica che attribuisce i problemi tutti al MIUR anche quando ci sono 7 arrestati e 22 indagati. D’altronde e’ una strategia che finora ha funzionato alla grande.

    • Vedo che leoboowski ci sta arrivando. Ancora un passetto e ci siamo: quale è stata la strategia attuata negli ultimi 7 anni e che, a dispetto di proclami trionfalistici di chi diceva che stava funzionando alla grande, vede 7 arrestati e 22 interdetti? Proprio quella di accentrare i poteri nelle mani di MIUR e ANVUR. I quali avevano promesso di estirpare queste degenerazioni, anzi facevano capire di avercela fatta. Non ci vuole molto a capire che quella medicina (giudicata tossica dall’intera letteratura internazionale) non è giustificabile nemmeno in virtù delle sue presunte capacità di estirpare il male che sta lì vivo e vegeto come non mai.

    • De Nicolao, cerco di darle un un’interpretazione diversa, vediamo se le piace di piu’, poi mi arrendo.

      I fini delle politiche del ministero non hanno niente a che vedere con la retorica che usano per implementarle, ma la retorica serve a guadagnarsi il consenso necessario per farle. Questo consenso deriva anche dal fatto che parte della societa’ vede l’universita’ come una massa di fannulloni e venduti. Per fare due paragoni, quando il ministero ha riformato la scuola, e’ successo un casino e Renzi ci ha perso quasi tutto il suo consenso, e quando governi vari hanno provato a toccare la magistratura, di nuovo gente in piazza. Con l’universita’ questo non succede, e non possiamo dare la colpa solo ai giornali, che pure con gli altri settori non e’ che ci vanno morbidi. Una riforma che fa una cosa qualsiasi ma viene spiegata come “contro i baroni” attira sempre grandi applausi.

      Data questa situazione si puo’ continuare a dare la colpa al MIUR e beccare mazzate come successo negli ultimi anni. Il MIUR sara’ contento, perche’ finora questo atteggiamento gli ha permesso di fare quello che voleva. Oppure si puo’ cercare di proporre un modello diverso, facendo vedere che si e’ consapevoli dei problemi e si e’ anche capaci di combatterli dall’interno, per far mancare quel consenso necessario al politico che vuole colpire l’universita’. Ma se tutte le volte che emerge un problema che parte da dentro i dipartimenti diamo la colpa a qualcun altro, questo processo non parte mai, e non avremo mai niente di concreto da opporre alla cultura delle metriche.

    • De Nicolao, mi tocca arrendermi. Ci ho messo un po’ ma ho capito cosa vi interessa e cosa non vi interessa qui su ROARS…

    • Sylos Labini, ma che problema avete con gli pseudonimi? E soprattutto, se avete dei problemi, perche’ non rendete obbligatorio registrarsi con nome e cognome? almeno diventa chiaro che vi interessa pesare i commenti in base a chi li fa.

  9. Solo come informazione per i più giovani, ricordo che non solo dal 2008-2010 sono state tentate molte cure miracolose, ma anche nel corso degli anni, e mi riferisco a molti anni, diciamo dagli anni ’60, la fantasia dei ministri/direttori generali/burocrati del Ministero si è sbizzarrita, cambiando le procedure di formazione delle commissioni in tutti i modi possibili.
    Nomina diretta.
    Sorteggio e poi votazioni.
    Votazioni e poi sorteggio.
    Votazioni e poi sorteggio con le palline raffreddate LOL.
    Preselezione e poi sorteggio.
    Preselezione e poi sorteggio comprensivo di commissari stranieri.
    Per non parlare delle attuali selezioni locali, tutte diverse fra loro a seconda di cosa è stato scritto negli Statuti delle Università.
    Nulla, non c’è niente da fare, questi professori sono proprio dei furboni e riescono sempre a girarsela come pare a loro.
    Al rogo, al rogo!

  10. Cantone osserva che un numero molto elevato di segnalazioni all’autorità anticorruzione provengono dall’università. Non mi sorprenderebbe che non siano ugualmente distribuite tra le varie aree, ma che in realtà un settore ben specifico, cioè l’area 12, scienze giuridiche, faccia la parte del leone. In effetti questo scandalo è tutto confinato all’interno dell’area 12 e anche altri casi assurti all’onore delle cronache, vedi la vicenda accaduta a Tor Vergata, avevano come baricentro l’area 12. Cosa significa questo? Che sono proprio i giuristi i più propensi a comportamenti criminosi? Che durante le riunioni della redazione di ROARS tutti debbano tenersi stretto il portafogli quando entra Antonio Banfi?

    In realtà, non credo che le qualità morali dei colleghi dell’area 12 siano sostanzialmente diverse dagli altri. Cantone riceve tante segnalazioni in percentuale dai concorsi universitari perché chi vi partecipa ha sicuramente delle capacità superiori alla media nel redigere una lettera ben scritta. L’immigrato che raccoglie pomodori difficilmente scriverà a Cantone per denunciare il caporalato. In modo analogo, i colleghi dell’area 12 sono tra gli universitari quelli che la legge la conoscono meglio di tutti. Non è affatto un caso che gli scandali nascano proprio da segnalazioni di giuristi, e che la commissione ASN che è saltata era proprio nell’area 12. Quindi, non c’è alcuna evidenza che i giuristi siano “migliori” o “peggiori” di altri. Sono semplicemente quelli che hanno più familiarità nel denunciare comportamenti potenzialmente illegittimi. Tutto qui.

    • Cioe’, per capire: nel caso in cui Cantone abbia effettivamente ricevuto un numero di segnalazioni sufficiente a fare almeno una statistica, e nel caso in cui questa statistica dica che la maggior parte arrivano dall’area 12, seppur negli anni ci siano stati diversi scandali nell’area 12, questo non sarebbe perche’ l’area 12 e’ piu’ corrotta delle altre, ma perche’ nell’area 12 ci sono quelli che gli viene piu’ facile scrivere lettere a Cantone, perche’ conoscono meglio la legge.

      Suona un pochino come excusatio non petita…

    • Carissimo,
      è Cantone stesso ad affermare di essere “subissato” di segnalazioni provenienti dall’università.
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/23/corruzione-cantone-subissati-da-segnalazioni-dalle-universita-nesso-enorme-con-cervelli-in-fuga/3052782/

      Le sue conclusioni sono che ci sia una “situazione emergenziale” per cui diventi necessaria “una riforma”. È lui e i mezzi d’informazione che hanno creato questa correlazione.

      Attenzione a trarre conclusioni su qualsiasi argomento però in base delle semplici “segnalazioni” piuttosto che alle “verifiche indipendenti”. In questo modo si può dimostrare qualsiasi cosa. Anche che “i bambini non vaccinati siano più sani”, una bufala pazzesca.
      Un’associazione antivax lo ha scritto su una rivista paga-pubblica-cosa-vuoi.

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/11/vaccini-lo-studio-bufala-degli-antivax-ritirato-per-la-seconda-volta/3574847/

      La metodologia? Questionari ai genitori che praticano l’Home Schooling negli USA, cioè essenzialmente le mamme antivax.

    • Bella@
      Caro Bella se la ricerca viene fatta a verifica su famiglie no-vax, secondo lei hai più valore la verifica su vari luminari medici pro-vax? Il problema è una verifica davvero indipendente. Se durante l’inquisizione in un contenzioso tra i giudici-prelati e un poveraccio accusato ci si fosse rivolti al Vaticano..quale risultato.
      La deriva scientista è il problema..ps mi vaccino anche per l’infulenza.

  11. La miglior conoscenza delle leggi dai candidati dell’area 12 ha senz’altro un peso, ma non è la motivazione dominante. Tenderei a correlare la rilevanza delle attività esterne rispetto a quelle strettamente universitarie con la frequenza e rilevanza di comportamenti inammissibili. Per esempio, nelle scienze hard, pur non esente dalla pratica dell’intrallazzo, il fatturato esterno è prossimo a zero e il malaffare della gravità riportato dalla cronaca recente, peraltro già accaduto altre volte, è estremamente raro.

    • Mah, francamente accadono cose aberranti anche in settori scientifici con le pezze ar c… è un modus operandi che si è incistito…un mondo di m…. come affermato in una delle intercettazioni. E ciò che spaventa è la poca autocritica e lo sfacelo che delinea una totale mancanza di responsabilità in primis verso gli studenti.

  12. Le fondazioni bancarie stanno portando non pochi problemi dato che stanziano soldi su candidati per i quali bisogna poi creare un bando da rtd dove non si può scrivere il nome e cognome perché non sarebbe legale ma si può farne una descrizione dettagliata magari direttamente dal curriculum. Si possono fare ricerche ad esempio sugli esiti di bandi rtd di qualsiasi ateneo e leggere sia il bando, il profilo richiesto e i nomi e cognomi della graduatoria fittizia o anche il solo nome unico che magari l’ottiene anche con punteggi prossimi 60 su 100. Roba da far rizzare i capelli. Perché poi questa è gente che deve far didattica a studenti che pagano tasse aspettandosi un minimo di qualità…

    • Gli rtd di oggi saranno gli abilitati di domani. …tutti a pubblicare sulle riviste appropriate. Ho già scritto più volte che si sta prendendo sotto gamba la questione del reclutamento. Con un rtd nominale dato a persone che se va bene hanno pubblicato 3 articoli poi hai anni per coltivare il lecchino che non sarà mai un vero ricercatore ma un portaborse. Si stanno reclutando solo portaborse..L’università elimina la gente preparata perché è scomoda.

    • Non v’è dubbio è un dato oggettivo, ma ha valore ai fini della valutazione della maturità scientifica di un candidato. Ahimè no…
      Nelle battaglie accademiche la gerarchia dei dati da considerare per valutare un prof. sono stati, per quel poco che vedo, diversi:
      a) conoscenza più lingue;
      b) favore studenti;
      c) giovane età;
      d) appartenenza ad un determinato gruppo (mai detto apertamente)
      f) numero tesi;
      g)numero di studenti che sostavano negli anditi per ricevimento;

      In ogni occasione vi era qualcuno che veniva in quel momento svantaggiato e qualche altro che lo superava per uno di questi indicatori.

    • Mah queste soglie numeriche hanno invece creato ancora più scandalo…se hai amichetti riuscirai a pubblicare anche la lista della spesa se no grazie e arrivederci. Il sistema è corrotto e marcio e recluta solo chi sta zitto e accetta le regole non scritte. Un cane sciolto sarà defenestrato prima o poi. A mio avviso se si partisse con il licenziamento in tronco di chi è beccato con le mani nel sacco allora, forse, si potrebbe sperare in un miglioramento. Ma il garantismo di certe posizioni non aiuta.

    • Il più in regola con l’ultima versione delle soglie è di sicuro quello protetto dal sistema. Il sistema cerca sempre di replicare se stesso. Con le soglie ha un vantaggio incolmabile, perchè inventa lui le regole. Dando responsabilità alle commissioni ed abolendo i concorsi locali non risolvi i problemi, ma fai vincere saltuariamente un eretico (anche per sbaglio) e questo eretico consente il progresso e l’originalità.

    • Le soglie numeriche e la loro composizione sono però frutto di scelte in più di un senso soggettive.

      Nei settori “non bibliometrici”, per poter semplicemente aspirare all’abilitazione, bisogna superare due soglie su tre.

      Uno studioso che ha scritto un certo numero di monografie e molti saggi può aspirare all’abilitazione. Ma è possibile aspirare all’abilitazione anche senza aver pubblicato nessuna monografia, grazie alla terza soglia, quella degli articoli in riviste di fascia A, le cui liste sono nate – si veda il mio commento precedente – in una selva oscura di conflitti di interessi.

      Se dunque una cordata vuole promuovere qualcuno che non ha pubblicato neanche un libro, le basta fargli scrivere degli articoli in qualche rivista di fascia A sotto il suo controllo. I tempi di pubblicazione qui sono importanti: se la cordata non vuole che qualcun altro possa aspirare all’abilitazione nella tornata N, basta rinviare la pubblicazione dei suoi articoli a dopo la scadenza della domanda.

      Il gioco è pulitissimo – nessuno riceve pressioni esplicite, né è possibile provare che le scelte editoriali di certe riviste su che cosa pubblicare prima e che cosa pubblicare dopo siano state pensate per favorire gli amici e danneggiare i nemici – e l’esito è certo.

      Senza voler essere feticisti delle monografie, il sistema permette una disparità di trattamento che di oggettivo non ha proprio nulla: chi non raggiunge la soglia di articoli di riviste in fascia A – perché le liste sono determinate retroattivamente, perché appartiene a scuole diverse da quelle a cui fanno capo quelle riviste, o perché, come me, le boicotta – deve lavorare molto di più di chi, per uno motivo o per l’altro, la raggiunge.

      E chi controlla le riviste di fascia A riceve, per investitura indiretta del potere esecutivo, il potere di sciogliere e legare.

    • Non c’è niente di oggettivo nemmeno nei settori bibliometrici.
      Hanno mai spiegato Scopus o ISI quali sono i criteeri diinclusione ed esclusione delle riviste?
      Ha mai spiegato l’ANVUR quali sono i criteri di inclusione ed esclusione delle banche dati ammissibili?

    • Per Franco:

      l’ex ISI ora si chiama Clarivate Analytics, essendo stata acquistata da un fondo speculativo asiatico. Scopus appartiene a Elsevier, che è, a proposito di conflitto d’interessi, anche il più potente (e ricco) oligopolista dell’editoria scientifica.

      I loro dati sono proprietari. L’inclusione nel loro database è finalizzata a costruire “prodotti” che i loro clienti più ricchi siano disposti a pagare a caro prezzo. Anche gli appassionati di bibliometria dovrebbero essere consapevoli che il governo italiano usa per valutare la ricerca dati messi in vendita da aziende multinazionali i cui interessi sono in primo luogo commerciali.

      Sull’ascesa dell’ex ISI e sui suoi criteri di inclusione vale ancora la pena leggere questo classico testo di Alessandro Figà Talamanca:

      https://www.unisalento.it/c/document_library/get_file?uuid=29572bab-385c-4e9c-8e2b-765a2a08b7fa&groupId=34483571

    • Sì, certo. Ma il punto fondamentale mi sembra un altro.
      Un dato utilizzato (a pagamento o meno) in un concorso deve essere verificabile, e in caso di errori il concorrente dovrebbe avere il diritto di essere giudicato/valutato/quello-che-è sulla base dei dati corretti.
      Il fatto che in linea di principio i dati di queste banche non siano controllabili secondo me giuridicamente dovrebbe rendere non valide queste procedure.
      Poi io non son un giurista…

  13. Quando si bandisce un concorso i “giochi” all’interno di ciascun gruppo “gestionale” sono stati già fatti da diversi mesi. Ogni gruppo ha, infatti, un gruzzoletto di punti organico da poter spendere per le progressioni interne (ormai in prevalenza da associato a ordinario) e le nuove acquisizioni. Con riferimento a queste ultime la competizione non è quasi mai aperta a tutti. Così i bandi vengono spesso costruiti in maniera tale da essere cuciti su misura sul candidato che deve vincere e che è stato individuato molto tempo prima dell’emissione del bando stesso.
    Ad esempio, nel bando per la copertura di 1 posto di Professore di II fascia ai sensi dell’art. 18 Legge 30.12.2010 n. 240 per il settore concorsuale 03/B2 – FONDAMENTI CHIMICI DELLE TECNOLOGIE, bandito con Decreto Rettorale n. 4610 del 27/07/2017 e pubblicato sulla G.U. del 29/08/2017, n.65 (Codice procedura: 2017/PRA_CHIM9, https://www.polimi.it/index.php?id=6326&tx_wfqbe_pi1%5BID%5D=47), viene riportato un profilo così dettagliato sulla tipologia di impegno didattico e scientifico da restringere in maniera drastica il numero di candidati e favorire quello prescelto. Il vincitore sarà, con elevata probabilità, il Dott. J. M.-R., esperto di cristallografia e sul cui profilo è stato costruito quanto riportato nel bando: “L’attività scientifica prevista sarà favorita da esperienza internazionale nei campi delle metodologie cristallografiche e delle loro applicazioni, nonché della modellistica chimica, nella prospettiva di efficaci correlazioni struttura-proprietà in materiali organici, inorganici e ibridi. La posizione valorizzerà esperienze in corsi riconducibili all’area dei fondamenti chimici delle tecnologie e di partecipazione e coordinamento di progetti di ricerca o collaborazioni scientifiche, soprattutto in ambito internazionale. La posizione comporterà attività di ricerca focalizzata sul ruolo delle proprietà molecolari e delle interazioni non covalenti in processi di auto-organizzazione, nella determinazione del polimorfismo, di effetti superficiali, formazione di cocristalli o di nanocompositi, in materiali innovativi anche polimerici. L’attività didattica sarà svolta in corsi del Settore Scientifico Disciplinare CHIM/07 (SC 03/B2).”

    • La scoperta dell’acqua calda…è vi sembra una cosa giusta? Francamente è anche illegale dato che dovrebbero essere concorsi pubblici e non nominali. Dovrebbero almeno essere a più profili d che vinca il migliore è non essere chiusi di partenza. Ci si è assuefatti all’illegalita’.

    • L’ignoranza crassa che si nasconde dietro l’anonimato a volte spaventa.
      Ma se lei fosse il direttore del personale di un’azienda metalmeccanica assumerebbe un ingegnere informatico solo perché si è laureato con 110 e lode rispetto ad un modesto meccanico da 96? E se dovesse ristrutturare il sistema informativo della sua azienda, chi assumerebbe fra i due?
      E perché mai, allora, un direttore di un dipartimento universitario dovrebbe sentirsi obbligato ad assumere un super esperto di cristallografia pur non avendo nessuna apparecchiatura a RX, piuttosto che un modesto chimico organico che ha passato la sua vita con le mani dentro una cappa aspirante, unica attrezzatura scientifica disponibile all’interno del dipartimento?

  14. Non sempre gli anonimi sono ignoranti. La posizione di Veniali è senz’altro rispettabile e rispecchia l’università di oggi. Non è però sempre stato così. Non era così prima della riforma Berlinguer, quando c’erano i concorsi nazionali e i direttori dei dipartimenti (che non esistevano) o i presidi non potevano scegliere il profilo dei soggetti da assumere, ma solo manifestare l’esigenza di una cattedra da coprire, con concorso nazionale. Poi la comunità accademica avrebbe individuato il migliore, nell’ambito delle discipline, non dei profili dettagliati. Rimpiango l’università di ieri. I profili generano in me ribrezzo, anche se ne comprendo – ma non ne condivido – la logica (esaltare l’autonomia dei dipartimenti, che poi, se non son bravi nel reclutamento saranno puniti ….). Mi rendo anche conto che il vecchio sistema presentava l’inconveniente evidenziato da Veniali (mi becco il prof. scelto dalla comunità nazionale, non quello di cui ritengo di avere bisogno). Aveva però il pregio – per me decisivo – di dare la prevalenze all’università sul municipio.

    • Chiedo scusa, non sono stato politicamente corretto nelle definizioni che ho usato.

      Comunque, anche se in rari casi e con notevoli difficoltà e con motivazioni a volte “stravaganti”, anche nei tempi passati le Facoltà potevano non effettuare la chiamata nel caso che nessuno fra i vincitori avesse un profilo “gradito”.

  15. Il problema non sono le modalità di concorso ma l’etica nazionale che trova una sua espressione completa nel mondo accademico.

    Le soglie numeriche sono servite solo ad evitare arruolamenti senza logica di Fratiana memoria ma il problema di un reclutamento baronesco resta tal quale.

    Eliminare le soglie bibliometriche, certamente devianti, inutili e poco indicative, non serve a molto.

    La soluzione richiede un cambiamento profondo del mondo accademico e nessuno, redazione di ROARS compresa, ha indicato ricette valide a tal proposito. Il dramma è che l’università non sembra avere l’energia, la cifra etica, per uscire da questa situazione.

    Per inciso, la strategia del ritiro controllato della domanda ASN è stata ampiamente utilizzata in molti settori. Basti leggere i risultati delle diverse sessioni di abilitazione. Nella maggior parte dei casi, gli unici bocciati sono candidati fuori settore.

    Allo stato attuale, le commissioni (direi, il sistema) ha compreso che l’unico contesto in cui poter far valere il proprio peso è il tempo di abilitazione. Le commissioni rallentano o accelerano il percorso dei candidati con l’intento di influire sulle dinamiche interne alle università e ai singoli gruppi di ricerca. Tuttavia, questo è pettegolezzo o poco più. I meccanismi cambiano, l’idea di base (conta più a chi appartieni che cosa hai fatto) rimane.

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