Il bricolage bibliometrico dei valutatori amatoriali si arricchisce di un nuovo indicatore fai-da-te: all’Università della Calabria hanno inventato l’ “H-index medio per pubblicazione”. Il suo pregio? Essendo compreso tra zero e uno, è per sua natura già normalizzato a prescindere dall’area disciplinare. Ma il vero tocco di genio è un altro. Un premio Nobel con 400 di articoli e H-index pari a 80, avrà un H-index normalizzato di 80/400=0,2. Un traguardo difficilmente eguagliabile? Per nulla! Un giovane ricercatore alle prime armi che ha scritto un solo articolo che ha ricevuto una sola citazione, avrà un H-index normalizzato di 1/1=1, cinque volte più alto del premio Nobel. E’ difficile negare che la l. 240/2010 abbia creato un vero e proprio pasticcio nel reclutamento universitario. La cosa si verifica a tutti i livelli, ma è specialmente evidente per i Ricercatori a tempo determinato, per i quali ogni ateneo si è dato regole proprie, talora assai fantasiose. Riportiamo di seguito quelle dell’Università della Calabria.

Si tratta dei criteri per la scelta di ricercatori a tempo determinato presso l’Università della Calabria, in differenti ambiti e dipartimenti.

C’è un criterio che merita un’attenzione particolare: l’ “H-index medio per pubblicazione” selezionato dalle due commissioni di Chimica. Al fine di meglio evidenziare la qualità della produzione scientifica “al netto della quantità delle pubblicazioni”, le due commissioni dividono l’indice H per il numero di pubblicazioni dei candidati.

Tuttavia, questo indice eleva la bassa produttività come valore di per sé. Infatti, si ha il massimo valore di questo indicatore bibliometrico di nuova concezione quando una pubblicazione è citata una volta sola. I premi Nobel per la Fisica o per la Chimica hanno anche 500 pubblicazioni, con un indice H che difficilmente supera 80. Dunque, un debuttante in ricerca avrà sempre un valore di H/N nettamente superiore ai premi Nobel.

I tratti comuni dei criteri sono evidenti: svilimento del ruolo dell’esercitatore nei corsi con CFU (nonostante la didattica frontale preveda teoria, esercizi e laboratorio), la supervalutazione delle posizioni di RTD di tipo A, la scelta di valutare il contributo individuale escludendo il primo autore attraverso la sola figura di corresponding author, la riduzione al minimo del punteggio sui premi, che diventano dunque di scarsa importanza rispetto ai brevetti o anche alle sole domande di brevetto (“brevetti applicati”).

Il bando a Fisica prevedeva un numero illimitato di pubblicazioni da allegare, quindi la commissione riesce di fatto ad annullare il peso delle pubblicazioni stabilendo una soglia di saturazione bassissima.

Seguono i documenti in questione.

Criteri 03A2_CHIM02_NuovaCommissione_Pubblicati 31ott2016

Criteri_03A2_CHIM02_Ctc

Criteri_02D1_FIS07

Send to Kindle

33 Commenti

  1. Cari Colleghi,

    pare pure a me che l’indice l’H-index medio per pubblicazione non sia una meraviglia di parametro di valutazione.
    Infatti non figura in nessuno dei 3 bandi citati dell’Università della Calabria 🙂
    Qualcuno ha preso un abbaglio!

    Gli indici bibliometrici citati nei bandi sono:

    a) numero totale delle citazioni;
    b) numero medio di citazioni per pubblicazione;
    c) «impact factor» totale;
    d) «impact factor» medio per pubblicazione;
    e) combinazioni dei precedenti parametri atte a valorizzare l’impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili)

    Nel bando del dip. di Fisica peraltro si precisa che:
    f) gli indicatori bibliometrici saranno valutati anche depurati dalle autocitazioni, di cui sarà valutata l’incidenza;
    a evidente maggior rigore della valutazione.

    Non c’è nessun H-index medio per pubblicazione e, al contrario, l’indice di Hirsch “puro” è esplicitamente citato tra i parametri di valutazione.
    Ritengo che l’autore della nota abbia confuso l’impac factor medio per pubblicazione o il numero medio di citazioni per pubblicazione con questo fantomatico H-index medio, che però resta una fantasiosa invenzione. Troppo fantasiosa, sinceramente!

    Forse ci vuole una precisazione di merito.

  2. Credo che questo e altri esempi comparsi di recente su ROARS e su giornali di società scientifiche dovrebbero convincere anche gli irriducibili della totale idiozia di valutare la ricerca con i punticini della bibliometria. Questo livello di degrado ha come primi responsabili quelli che in sede ANVUR hanno pensato che si potesse oggettivizzare a valutazione della ricerca attraverso la sua ingegnerizzazione. Ovviamente si tratta di pessima scienza, un qualsiasi fisico o matematico esperto di sistemi complessi avrebbe potuto facilmente spiegare la rozzezza scientifica di tale punto di vista. restituiamo alle commissioni a ai commissari l’ onere di essere responsabili in prima persona , con i loro nomi e i loro cognomi del loro operato. Questo non esclude porcherie, ma almeno toglie ai “bricconi” l’alibi di criteri pseudo-oggettivi dietro cui celare le loro “marachelle”.

    • Come era inevitabile, il bricolage bibliometrico inaugurato dall’ANVUR finisce per percolare nelle valutazioni locali. La sottocultura della valutazione costruita a suon di indicatori demenziali diventa paradigma condiviso.

    • … e può anche essere molto divertente quando la metti in mano ai dilettanti della domenica, un aspetto da non trascurare in tempi come i nostri in cui strappare un sorriso è così difficile.

    • MarcelloGA In nessun paese civile si pensa che la bibliometria sia minimamente correlata alla qualità scientifica. Questi indici danno spazio a masse di mezzecalzette che taroccano i numerelli invece di fare scienza. Il reclutamento degli scienziati nei posti seri si fa per chiamata diretta senza il cancro degli arzigogoli giuridici e dei numerelli da magliari. Non esiste il concorso oggettivo, la differenza la crea il fatto se chi decide sono scienziati di livello internazionale, se i meccanismi sono aperti, ma alla fine scordatevi che la formalità giuridica garantisca per se la scelta migliore, modulo che poi abbia senso presupporre l’esistenza di un ordinamento totale perfetto dei candidati. Allora i numerelli meglio se uno se li gioca al lotto.

  3. Mi sfugge la ragione per cui ci vuole una commissione per compilare a crocette questi elenchi, considerato che il candidato al premio internazionale Ricercatore a Tempo Determinato sarà sicuramente più qualificato di qualsiasi possibile commissario con una lunga carriera alle spalle.

    • Il bando di fisica è riportato in relazione all’ultimo commento del post:
      _________
      “Il bando a Fisica prevedeva un numero illimitato di pubblicazioni da allegare, quindi la commissione riesce di fatto ad annullare il peso delle pubblicazioni stabilendo una soglia di saturazione bassissima.”
      _________
      In effetti, poca cosa rispetto all’invenzione di un rivoluzionario indice che risolve alla radice il problema dell’età accademica, come nemmeno l’indice di Katsaros (usato nell’ASN 2012) aveva saputo fare (C. Katsaros è uno degli inventori dell’Indice H contemporaneo)


      A giudicare dalle varianti di H index che vengono messe in circolazione, c’è un vero pullulare di emuli di Katsaros.
      _________
      Per chi volesse saperne di più sulla fascinazione che Katsaros esercitò sull’ANVUR, ecco due pezzi di annata:
      http://www.roars.it/online/abilitazioni-lanvur-scodella-lindice-di-katsaros/
      http://www.roars.it/online/abilitazioni-il-ritorno-di-katsaros-e-la-neolingua-dellanvur/

    • perché presenta anomalie tanto quanto gli altri due esempi scelti dalla redazione di Roars. Come ha scritto Roars, ci sono tratti comuni inconfondibili nei concorsi all’Università della Calabria, che penalizzano il merito. Si opta chiaramente per la teaching University così come i suoi colleghi di Chimica-Univ.Calabria e Matematica-UniRC

  4. Bene, ringrazio per la precisazione riguardante il dip. di Fisica, che quindi nulla ha a che fare con l’ “H-index medio per pubblicazione”.
    Sono però ora costretto ad entrare in dettagli tecnici riguardanti la supposta “soglia di saturazione bassissima” dovuta al numero illimitato di pubblicazioni che era possibile presentare.
    Tale affermazione non è infatti fondata, come proverò a dimostrare nel seguito con qualche calcolo, purtroppo.
    Per prima cosa bisogna considerare che il bando citato riguarda una posizione di Ricercatore di tipo A, di fatto il primo gradino accademico dopo (o appaiato secondo le diverse opinioni) agli assegni di ricerca. Tale posizione era aperta per il SC/SSD 02/D1, le cui tabelle di produzione scientifica del D.M. 29 Luglio 2016, N. 602, riportano per la massima posizione accademica di Professore di I Fascia un numero minimo di 29 articoli in 10 anni.
    L’applicazione della tabella di valutazione delle pubblicazioni del bando in questione prevede che ad ogni pubblicazione venga attribuito un valore P=abcd, dove
    – a, compreso tra 0 e 2, valuta originalità, innovatività, rigore metodologico e rilevanza di ciascuna pubblicazione scientifica;
    – b valuta la congruenza di ciascuna pubblicazione con il SSD; b=0 non congruente, b=0,5 parzialmente congruente, b=1 congruente;
    – c valuta la rilevanza scientifica della collocazione scientifica tramite l’Impact Factor della rivista. Per IF minori di 3 c=0,5, per IF compresi tra 3 e 6 c=0,8, per IF superiori a 6 c=1;
    – d valuta l’impatto sulla comunità scientifica. Se la pubblicazione contribuisce all’Indice di Hirsch depurato delle autocitazioni, calcolato su Scopus, d=1, altrimenti d=0,7.
    Ora, ammettiamo per semplicità che i parametri a e b valgano sempre il massimo. Il parametro c, poiché 02/D1 è il settore di fisica applicata, sarà quasi sempre 0,5, ben distinguendo invece, nel caso si presentassero, eventuali pubblicazioni di qualità nettamente superiore alla media.
    Il prodotto abc può quindi essere assunto 1 nel caso di una buona valutazione della singola pubblicazione. Sarà maggiore solo in caso di eccellenze.
    Il parametro d vale 1 solo se la pubblicazione contribuisce all’Indice di Hirsch depurato delle autocitazioni, quindi, considerati il SC/SSD a concorso, il livello di ingresso della posizione a concorso e volendo esagerare, per un massimo di circa 15 pubblicazioni.
    Poiché il valore totale assegnato alle pubblicazioni è 30, per raggiungere il massimo punteggio il candidato avrebbe dovuto presentare almeno 15+15/0,7=36 pubblicazioni di buona/alta qualità.
    Questo numero è da raffrontare con i 29 articoli in 10 anni richiesti come valore di soglia per la prima fascia dal D.M. 29 Luglio 2016, N. 602.
    Dove sarebbe quindi la “soglia di saturazione bassissima” di valutazione delle pubblicazioni? Non c’è!

    • Il suo ragionamento ha un baco evidente: essendoci una valutazione comparativa la commissione non può permettersi di dire che basta arrivare a N pubblicazioni per ottenere il massimo punteggio, poiché il bando prevede un numero illimitato di pubblicazioni (almeno secondo quanto riferito dall’articolo, non ho trovato il link ma comunque Lei non sta negando che sia così).
      Se il candidato sgradito ha N+1 pubblicazioni ha qualcosa in più rispetto a quello con N pubblicazioni e deve ottenere un punteggio superiore senza furberie per penalizzarlo! Come mai tutti i bandi prevedono un numero fisso di pubblicazioni e non un numero illimitato? Forse per evitare taroccamenti come la soglia bassissima sulle pubblicazioni. Per favore, non usiamo l’argomentazione che tanto si tratta di un concorso di ricercatore e quindi tutto è concesso. Pure se fosse stato un concorso per un assegno di ricerca, la gravità dei fatti non cambierebbe.
      La maggior parte delle riviste decenti di Fisica Applicata hanno un impact factor superiore a 6, perché c’è sempre di mezzo la nanotecnologia o biofisica o radioterapia. Inoltre, questo settore include anche fisici nucleari che pubblicano centinaia di lavori su riviste di alto impact factor (Physical Review Letters in su). Mia moglie, che collabora con il CERN, è stata ricercatrice su FIS/07-Fisica Applicata prima di diventare professore associato su FIS/01-Fisica sperimentale. Suppongo che il criterio inventato servisse a fare fuori i fisici nucleari (criteri “contra personam” più che “ad personam”). Purtroppo, capita a volte nei concorsi di FIS/01 e FIS/07, anche se mai in maniera così spudorata. In ogni caso, è un criterio che fa solo male all’Università italiana, anche se ovviamente l’ indice H normalizzato è una genialata senza precedenti.
      Supponiamo che esista una commissione che usi il criterio che sta difendendo con tanto ardore. Se si usasse P=abcd, bastano 15 pubblicazioni valutate con il massimo punteggio (2*1*1*1=2) per saturare il punteggio massimo di 30 punti sulle pubblicazioni. Questo criterio aiuta ancora la bassa produttività in maniera meno grottesca (più ANVUR-like che Calabria-like), ma analogamente è pericoloso per il sistema perché altera gli esiti concorsuali. Per favore, ci faccia esempi di concorsi in istituzioni serie in cui sia stato introdotto questo filtro contro la quantità delle pubblicazioni (a proposito, in Calabria la bassa produttività è davvero un valore da difendere!)
      Se ci fossero due candidati con 500 (l’ipotetico premio Nobel citato nell’articolo) e 15 pubblicazioni (l’ipotetico candidato interno da tutelare), sarebbe penalizzato atrocemente il candidato più produttivo a scapito di quello meno produttivo. Poi che c’entra la soglia ANVUR? Se il candidato produce 15 pubblicazione in 40 anni o in 10 anni, comunque una commissione che utilizzi P=abcd non tiene conto in alcun modo dell’intensità temporale della produzione scientifica.
      Ma non sarebbe più semplice seguire cosa prevede la legge senza inventarsi criteri cervellotici?
      Comunque, questi criteri vergognosi li troviamo solo nelle Università calabresi o al massimo siciliane. Ma ultimamente le Università calabresi sono diventate il simbolo del malessere esistenziale dell’accademia italiana, ormai in pieno decadimento. Cerchiamo di essere obiettivi: nelle Università del centro-Nord non sarebbe mai successo.
      A titolo personale, trovo più ridicolo iper-valutare sei mesi all’estero attribuendo il massimo punteggio sull’esperienza lavorativa. Esistono contratti semestrali all’estero? Manco il tempo di trovare casa all’estero e già sei il top per l’Università della Calabria! Mi sa che c’era un candidato con solo sei mesi all’estero che andava aiutato, tutto qui.
      La cosa che mi rode è che per colpa di questi episodi è l’intera Università che viene sbeffeggiata quotidianamente, persino dai politici. Anche chi fa onestamente il proprio lavoro, incluso quello da commissario, viene danneggiato dai furbetti.

  5. Sono allibita! Sarebbe interessante una presa di posizione della Società Chimica Italiana, poiché i due verbali di concorso all’UniCal in cui compare l’”H-index medio per pubblicazione” sono stati firmati (vedasi firme dei commissari alla fine dei documenti) sia dalla presidentessa del Comitato Esecutivo, prof.ssa Angela Agostiano (Univ. Bari)
    https://www.soc.chim.it/comitato_esecutivo
    sia dalla presidentessa della Divisione di Chimica Fisica, prof.ssa Elena Selli (Univ. Milano)
    https://www.soc.chim.it/it/divisioni/fisica/direttivo
    Evidentemente alla Società Chimica Italiana hanno particolarmente a cuore la bassa produttività! O forse la bassa produttività è importante nell’ambito della chimica?
    La Società Chimica Italiana non può non esprimersi, essendo stati coinvolti in questo scandalo bibliometrico due importanti membri del comitato direttivo/esecutivo. Provino a spiegarci il perché di questi fatti che francamente imbarazzano l’intera comunità di Chimica italiana. La presenza in commissione delle due presidentesse Agostiano e Selli avrebbe dovuto costituire una garanzia per la qualità.
    A parte tutto, credo che i vari commissari meritino un premio per la fantasia. Li proporrei come nuovi dirigenti dell’ANVUR, almeno ci divertiremmo di più! Indietro tutta! Siamo in pieno Medioevo! O forse dovremmo auspicare che l’ANVUR scelga come GEV dell’area 3-Scienze Chimiche i membri del comitato direttivo della Società Chimica Italiana.

    • in Germania, se simili vicende avessero coinvolto membri della direzione della Gesellschaft Deutscher Chemiker (GDCh, l’analogo della SCI italiana), domani mattina troveremmo le dimissioni dei dirigenti coinvolti nello scandalo all’Università della Calabria. Invece, in Italia ciò non succederà, tanto se non si dimettono Fedeli, Boschi e Madia, perché dovrebbero farlo le professoresse Agostiano e Selli?

  6. Senz’altro scandaloso questo criterio, ne convengo. Una sola preghiera: potremmo evitare, almeno su Roars, di ricorrere, per dimostrare la validità/assurdità di un qualsiasi parametro o procedura, al solito esempio del “premio Nobel”, che intossica da anni il dibattito dell’accademia italiana? Grazie.

    • Siamo d’accordo sulle retoriche tossiche, ma l’esempio era troppo bello: non capita tutti i giorni di inventare un criterio bibliometrico che consente al principiante, autore di un unico articolo citato sola una volta, di battere il luminare ultracitato per 5 a 1. Mi sembra di ritrovare la stessa impronta geniale che c’è nell’indicatore ISPD usato per stilare la classifica dei dipartimenti eccellenti. Non è da tutti inventare un indicatore tale che un dipartimento possa guadagnare posizioni fondendosi con un altro dipartimento, dimensionalmente più grande, che ha ISPD minore:
      https://www.roars.it/online/volete-scalare-la-classifica-dei-dipartimenti-eccellenti-il-trucco-sta-in-un-parallelogramma/
      Per me queste vette non possono che essere frutto di serendipity. Se prendessimo i nostri bricoleur bilbliometrici e chiedessimo loro spremere le meningi per inventare criteri capaci di dare luogo a questi paradossi, sono certo che non ci riuscirebbero. Ci riescono solo perché non hanno la più pallida idea di cosa stanno facendo. Se chiedessimo loro di sfornare criteri bacati, correremmo persino il rischio che ne esca qualcosa di sensato.

    • Senza scomodare un premio nobel ma un semplice post-doc con qualche pubblicazione si arriva allo stesso risultato.

  7. Qualcuno può dirmi come si fa a partecipare ad un dibattito incernierato su battute del tipo:
    – “questi criteri vergognosi li troviamo solo nelle Università calabresi o al massimo siciliane”;
    – “dilettanti della domenica”
    – “porcate”?
    Ve ne sarei grato.

    • io mi preoccuperei più di capire come mai siano state possibili queste biblio-porcate da dilettanti della domenica più che lagnarmi delle battute sui criteri utilizzati dai colleghi calabresi, che oggettivamente sono scandalosi (“vergognosi” la indigna forse, va bene questo aggettivo? o devo usare “illegali”?).

    • Sulla prima battuta riccardo barberi ha ragione di recriminare: la bibliometria fai-da-te non è per nulla un’esclusiva delle università calabresi, siciliane o altro. Come ho scritto in un altro commento, l’esempio cala dall’alto (vedi ISPD usato da ANVUR per i ludi dipartimentali) e sta percolando verso il basso senza alcuna distinzione regionale.
      Sulla terza battuta, temo che ci sia un equivoco: se ho ben capito, MarcelloGA intende lodare la bibliometria come antidoto (“se usata bene”) alle “porcate” concorsuali di chi non la usa.
      Riguardo alla seconda battuta, confesso che non saprei come altro definire se non “dilettante della domenica” chi escogita l’H-index medio che raggiunge il suo massimo quando ho una sola pubblicazione citata una sola volta. Quando non conosci una materia, è buona norma rimanere sui sentieri battuti. Sapere che non si può sperimentare a casaccio senza rischiare la faccia potrebbe aiutare i bibliometristi improvvisati a recuperare qualche sano freno inibitore.

    • X G DeNicolao: il problema è, temo, che costoro si attengono sì alla buona norma di rimanere su terreni battuti: l”’inventore” dell’H-index medio, in fondo cercava una variazione sul tema ‘H-index’.
      Vista la genialità del risultato, tuttavia, io ritengo ingiusto sminuire simili talenti affermando che i loro ‘ritrovati’ sono solo frutto di serendipità….

  8. Potremmo ora tornare al nocciolo della questione?
    Il primo fatto è che il dip. di Fisica non ha nulla a che fare con l’ “H-index medio per pubblicazione”.
    Il secondo è che la considerazione che “Il bando a Fisica prevedeva un numero illimitato di pubblicazioni da allegare, quindi la commissione riesce di fatto ad annullare il peso delle pubblicazioni stabilendo una soglia di saturazione bassissima” perde di senso in mancanza del famigerato “H-index medio per pubblicazione”.
    Le rimanenti battute di qualche collega mi pare opportuno classificarle tra le opinioni personali, come tali opinabili o meno, e non darvi quindi seguito.

    • Nessuno imputa ai fisici, nell’articolo o altrove, l’uso dell’ “H-index medio per pubblicazione”. Non si può dire che il loro prodotto di indici “abcd” sia una meraviglia, ma è una trovata che sbiadisce al confronto con l’H-index medio, vero capolavoro di bibliometria fai-da-te.

  9. Mi sono sempre chiesto da dove provenga il fascino perverso dell’H index.

    ho provato a ripetermi più volte:
    ”il massimo numero h di pubblicazioni con più di h citazioni”
    ma la frese mi ha sempre lasciato freddo.
    Ho provato a dirla in un modo diverso:
    ”il massimo numero, chiamiamolo h, di pubblicazioni citate più di h volte”
    Niente.
    ” il massimo numero di pubblicazioni citate un numero di volte superiore
    al loro numero”.
    Ecco, forse ci siamo quasi, forse aggiungendo dei puntini sospensivi:

    ” il massimo numero di pubblicazioni citate un numero di volte superiore
    al loro numero”.
    Ecco, forse ci siamo quasi, forse aggiungendo dei puntini sospensivi:

    ” il massimo numero di pubblicazioni citate un numero di volte superiore
    ….. al loro numero”.

    Ecco, i puntini suggeriscono una rivelazione imminente: superiore a cosa?
    A un decimo delle citazioni del lavoro più citato che ha fruttato il premio Nobel al suo autore? No forse meglio un centesimo. Oppure superiore
    a un decimo delle citazioni medie di un pacchetto di lavori universalmente ritenuti fondamentali nel settore?
    Il fatto che poi alla domanda segua un semplice ‘al loro numero’ ha indubbiamente il sapore del Grande Teorema della matematica, del tipo di quelli che rivelano verità profonde: cercavate la risposta lontano, in chissà cosa, ma la risposta l’avete sotto gli occhi… è il numero stesso!

    Forse è per questo, o forse è perché non è immediato, ma bisogna pensarci su qualche secondo prima di capire come calcolarlo, che ha avuto tanto successo. Bisogna pensarci per capire come calcolarlo, e alla fine ci si dimentica di cercarne il senso.. La fatica fatta per calcolarlo deve auto-ripagarsi:
    non avere un senso…

    Alla fine ho capito che il vero significato è svelato dal nome stesso del suo autore: Katsaros, allorché lo consideriamo onomatopeico, come nei racconti di ‘Topolino’, e se siamo informati su alcuni simpatici appellativi in uso nella nostra Capitale. Quando ero bambino mi divertivo un sacco a leggere Topolino, dove infatti un macellaio si chiamava immancabilmente ‘Purcell’, e c’era Pippo che faceva osservazioni profonde del tipo: ”strano come un discesa vista dal basso somigli a una salita”. Ho capito: siamo in un numero di Topolino, dove il signor ‘Katzaros’, su commessa di Zio
    Paperone, ha inventato l’Indice assoluto di produttività scientifica, e Paperoga però alla fine lo frega inventando l”H index medio’, con cui riesce lui, avendo dormito tutto il tempo, ad aggiudicarsi il primo premio..

    • L’indice h (indice di Hirsch) non è stato inventato da Katsaros, ma appunto da J.E. Hirsch (2005). Katsaros (con Sidiropoulos) hanno inventato il contemporary h-index (2007).

    • Si ma la storia viene meglio se l’inventore è Katsaros, il quale comunque, diciamo, è del ramo.
      Rileggendo il post, l’ho scritto coi piedi, errata-corrige:
      ”La fatica fatta per calcolarlo deve auto-ripagarsi:
      non può non avere un senso…”

  10. L’H-index medio è una stupidaggine come la normalizzazione delle citazioni per l’età accademica (ve la ricordate?). C’è chi ha disconosciuto (o nascosto) i lavori vecchi per pararsi dai danni. Si può proporre al premio Nobel di disconoscere (o nascondere) tutti i lavori esclusi quelli dell’H-index. Nel suo caso ne rimarrebbero sempre un bel po’ per il rimanente abcd. Sono sempre più convinto che oggi la bibliometria sia usata a sproposito, però tutti quegli pseudoindicatori che diminuiscono di valore all’aggiunta di lavori non dovrebbero proprio essere considerati.

    • La normalizzazione per età accademica è drammaticamente vera… Non è possibile trovare alcuna razio per essa. Che razza di demerito c’è nell’avere lavori vecchi? Che fastidio può dare uno che ha lavori fatti tanto tempo fa? A parte il fatto che prima poi tutti lasceranno la scena, ho sentito le giustificazioni più strampalate: si vabbè, ma normalmente uno che ha lavori vecchi non fa il concorso, perché essendo vecchio ha già il posto. Non è possibile definire simili discorsi altro che quello che sono vili, meschini e in malafede. In questo contesto non ha più nemmeno senso addurre motivazioni, discutere. Di cosa dobbiamo discutere infatti? Se la terra gira intorno al sole o viceversa?
      L’unico approccio possibile diventa il sarcasmo….

  11. Un’informazione complementare. Qualcuno potrebbe avere il dubbio che sia stata l’amministrazione a introdurre per errore l’H index medio nella falsariga dei verbali. Non è così.

    Dal link
    http://www.unical.it/portale/concorsi/view_bando.cfm?Q_BAN_ID=5008&Q_COMM=

    si possono scaricare i kit per le commissioni per le procedure concorsuali di Chimica:

    http://www.unical.it/portale/portalmedia/bandi/2016-09/KIT%20COMMISSIONI_ricTD_B.zip

    Nel “verbale tipo” non si fa riferimento all’ “H-index medio per pubblicazione”, la cui introduzione sembra pertanto riconducibile alle due commissioni di Chimica.
    Infatti, si riporta che:
    Nell’ambito dei settori concorsuali in cui ne è consolidato l’uso a livello internazionale la Commissione, nel valutare le pubblicazioni, si avvarrà anche dei seguenti indicatori, riferiti alla data di scadenza dei termini delle candidature:
    a) numero totale delle citazioni;
    b) numero medio di citazioni per pubblicazione;
    c) «impact factor» totale;
    d) «impact factor» medio per pubblicazione;
    e) combinazioni dei precedenti parametri atte a valorizzare l’impatto della produzione scientifica del candidato (indice di Hirsch o simili).

  12. Ma perché questi atti devono rimanere impuniti? Per quale motivo un’università che vorrebbe interloquire per avere un migliore trattamento deve lasciare correre per l’ennesima volta mezzucci di bassa lega. I contratti da ricercatore di tipo a sono il nuovo scandalo. I profili sono costruiti ad hoc, sono praticamente nominali, si limitano i vincoli di parentela al corso di laurea ma poco importa se vi sono parenti in ateneo…presentano più vincoli le docenze a contratto!! Sono affidati a studiosi anche di 40 o 50 anni che non potendo mettere insieme assegni di ricerca si aggrappato a quello per poi forse vincere un rtd b! Ma di che stiamo parlando? È tutto una barzelletta. L’unico merito di questa riforma è che ha reso lo schifo preesistente perché diciamocelo in certi settori e dipartimenti anche prestigiosi hanno fatto carriera mogli, mariti e amanti. Cambiano le regole ma il malcostume è sempre imperante. E se il sistema è in cancrena l’unico metodo sarebbe eliminare il marcio. Se questo rimane e continua a operare continuerà a reclutare altro marciume e così all’infinito.

  13. Ah…poi…affermare che bandi di questo genere non sarebbero mai stati fatti in università del nord ha del grottesco. Vi sono fior fiore di bandi assurdi pubblicati presso dipartimenti della città di Bologna, anche in quelli che devono ora concorrere per i noti ludi dipartimentali…

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.