Preso atto dei problemi di calcolo dei due indici sintetici, si profilano tre scenari.

Primo scenario: un unico indicatore di sintesi. L’esperienza mostra che i decisori politici, nel nostro caso il ministro del MIUR gradiscono molto l’indicatore unico. Si prenda il caso dell’obiettivo del 3% da destinare alla R&S nei paesi europei secondo la strategia di Lisbona. O quello dei parametri di Maastricht per le economie europee del 3% del deficit e del 60% del debito pubblico. Un altro esempio è fornito dalla valutazione degli istituti di ricerca del CNR effettuata due anni fa in cui, sulla base di una analisi bibliometrica, di merito, e di una vista ai laboratori da parte dei panel di valutazione, è stato calcolato un indice sintetico, una pagella, per ciascun istituto. Allo stato attuale tale indicatore non è previsto dal VQR e, comunque, non può essere calcolato per le motivazioni sopra riportate.

Secondo scenario: due indicatori. I decisori politici non sanno che farne di due indici per la stessa entità – nel nostro caso le strutture: o qualcuno glie li “collassa” in un numero singolo in base a qualche criterio accettabile, o il povero decisore fa la fine dell’asino di Buridano. Per questo, ad esempio, la Commissione europea calcola un solo indice di innovatività che è la combinazione di vari indicatori. Secondo le linee guida del Bando VQR questi due indicatori dovrebbero essere calcolati, ma vi sono serie difficoltà (vedi sopra).

Terzo scenario: la predisposizione di un cruscotto (scoreboard) di indicatori a cui gli esperti ed i decisori politici possono fare riferimento come informazione di base per costruire a piacere le loro analisi; questa è un’altra strada percorsa dall’Unione europea e dall’OCSE. In questo caso non si può parlare di valutazione, esercizio che prevede l’espressione di giudizi di merito, ma di predisposizione di statistiche. Questo obiettivo è raggiungibile in base alle linee guida.

Dunque siamo di fronte ad uno scenario – teorico – di Uno, nessuno, centomila, ovvero: uno, due, dodici indici (escludendo IRAS4, IRAS5 e ITMS8) per le strutture, e uno, due otto (escludendo IRD3 e ITMD6) per i dipartimenti universitari.

Conclusione. I problemi e le criticità sopra esposti militano a favore dell’ipotesi, avanzata ormai da più parti, di sospendere per un breve tempo il VQR al fine di trovare soluzioni che completino le regole del gioco attualmente insufficienti, rendendo l’esercizio esaustivo e trasparente, e quindi di sciogliere i dilemmi di Pirandello e di Buridano. Tale esercizio dovrà vedere impegnati, in uno spirito di leale collaborazione, l’ANVUR, da un lato, e le strutture da valutare, dall’altro. Finora vi sono state carenze da ambo le parti. Garantendo la “certezza del diritto” si potranno anche evitare tensioni e incomprensioni emersi tra i ricercatori che hanno evocato la possibilità di boicottare il VQR.

 

(Giorgio Sirilli Il VQR di Pirandello e l’asino di Buridano)

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