assiamo ad esaminare l’indicatore di “terza missione”. In questo caso “il valore degli 8 indici è espresso come percentuale del valore complessivo nazionale”. Dovranno dunque essere sommati, per esempio, tutti gli spin-off delle circa 80 università e dei 10 enti di ricerca pubblici, ottenendo un totale sul quale viene calcolata la percentuale di ciascuna struttura.

Per i primi 7 indicatori il calcolo appare semplice, ma sarà arduo fornire i dati per ITMS7, definito come “Indicatore di altre attività di terza missione che non siano riconducibili ad attività conto terzi, misurato in base all’elenco di altre attività fornito dalle strutture”. Con una definizione di tal fatta l’inclusione di attività nell’indicatore è lasciata alla decisione delle strutture che, nel caso in cui adottassero una strategia opportunistica[4], [5] (forse temperata da una negoziazione con l’ANVUR), potrebbero inflazionare l’indicatore, visto che ha il rilevante peso di 0,2.

Ma torniamo alle linee guida. Esse dicono “Il confronto tra strutture per questi ultimi indicatori verrà effettuato tra strutture omogenee, tenendo conto della specificità delle varie aree rispetto all’attività di terza missione (differenze tra università “generaliste” e politecnici, ecc.)”. Da un lato si discrimina, opportunamente, tra università generaliste e politecnici. Altrettanto bisogna fare per gli enti pubblici di ricerca che sono, per definizione, l’uno diverso dall’altro. Non si possono mettere a confronto in un’unica matrice le università di almeno due tipi, con il CNR, il maggiore ente di ricerca presente in tutte le aree scientifiche, l’Agenzia Spaziale Italiana, che gestisce programmi, con l’Istituto germanico, con il Museo Fermi che dispone di due dipendenti. Nella matrice in cui nelle righe si riportano gli 8 indicatori e nelle colonne tutte le università e gli enti di ricerca, la parte relativa agli enti sarà piena di celle vuote, in particolare per gli enti piccoli e monotematici.

Calcolare dunque una media ponderata rischia di fornire un numero “zoppo”. Uno dei prerequisiti del calcolo delle medie ponderate è, infatti, che ciascun soggetto analizzato esibisca un valore per ciascun carattere: se dunque vi sono assenze nelle celle della matrice dovute alla eterogeneità dei portatori del carattere – non ci si può aspettare che l’Agenzia spaziale effettui scavi archeologici – il calcolo della media ponderata è poco raccomandabile. L’insieme delle considerazioni sopra esposte consiglierebbe di trattare singolarmente gli enti di ricerca, e separatamente dall’università.

(Giorgio Sirilli Il VQR di Pirandello e l’asino di Buridano)

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