«Adesso se io ho una figlia che va all’università e deve decidere qual è la migliore facoltà di Biologia va sul sito dell’ANVUR [Onida se la ride] e le vede tutte classificate. Almeno lì vedo che c’è università di Trento che è la migliore [in realtà, si classifica terza, NdR]  e quella di Rovereto [non esiste, è solo una sede staccata di Trento, NdR] che è la peggiore [se così fosse, Trento sarebbe contemporaneamente la migliore e la peggiore NdR]». Il 17 aprile scorso, a Otto e Mezzo Francesco Giavazzi cita come esempio positivo le classifiche VQR, che esercitano su di lui un fascino irresistibile, forse assimilabile al fascino dell’ignoto, visto che non è chiaro fino a che punto le conosca. Già nel 2013 invocava la chisura delle Università di Bari, Messina e Urbino, perché «in fondo alla classifica dell’Anvur». Eppure, in nessuna delle molteplici classifiche ANVUR le ultime tre posizioni erano occupate proprio da quei tre atenei. Sono passati quattro anni e sono state pubblicate le classifiche della seconda VQR. Un figlio o un nipote che vuole diventare ingegnere, cosa dovrebbe fare, secondo Giavazzi? Iscriversi alla telematica Unicusano (sesta) o trasferirsi a Messina (18-ma), invece di studiare al Politecnico di Milano, solo 24-esimo. Con questo post inauguriamo un’apposita rubrica riservata alle “giavazzate“. Lo scopo? Collezionarle e tramandarle a memoria (e diletto) di grandi e piccini.

«Però qualche cosa si può fare: dopo la riforma Gelmini dell’Università, l’ANVUR che è questa agenzia di valutazione dell’università … adesso se io ho una figlia che va all’università e deve decidere qual è la migliore facoltà di Biologia  va sul sito dell’ANVUR [Onida se la ride]  e le vede tutte classificate – il Prof. Onida non è d’accordo, possiamo discutere sui criteri  – almeno lì vedo che c’è università di Trento che è la migliore [in realtà, nelle Scienze Biologiche si classifica terza, NdR]  e quella di Rovereto [non esiste, è solo una sede staccata di Trento, NdR] che è la peggiore [se così fosse, Trento sarebbe contemporaneamente la migliore e la peggiore NdR], con vari criteri, non è che non si possa fare …». Il 17 aprile scorso a Otto e Mezzo si discute di burocrazia e, in tema di valutazione del merito, Francesco Giavazzi cita come esempio positivo le classifiche VQR stilate dall’ANVUR. Sono classifiche che da sempre esercitano su di lui un fascino irresistibile, forse assimilabile al fascino dell’ignoto, visto che non è chiaro fino a che punto le conosca.

Già nel 2013, invocava la chisura delle Università di Bari, Messina e Urbino, perché «in fondo alla classifica dell’Anvur». Eppure, in nessuna delle molteplici classifiche ANVUR le ultime tre posizioni erano occupate proprio da quei tre atenei. Se poi si andava nel dettaglio, si scopriva che nelle Scienze Economiche e Statistiche c’erano più “fannulloni” alla Bocconi (l’Università di Giavazzi) che a Messina e che, sempre rimanendo nelle discipline economiche, in Statistica e Matematica Applicata Urbino superava la Bocconi. Per non dire di Messina che superava il Politecnico di Milano nell’Ingegneria industriale e dell’informazione e anche nell’Architettura. All’epoca, avevamo esplorato tutte le ipotesi plausibili, giungendo alla conclusione che Giavazzi aveva

scelto tre università in modo relativamente arbitrario (non ha scelto l’ultima in ciascuno dei segmenti dimensionali ed ha saltato l’Aquila che tra le medie stava sotto Urbino) tra quelle che stavano in fondo alle classifiche dimensione-qualità riportate nelle slides di presentazione di Sergio Benedetto. Evidentemente, Giavazzi era del tutto ignaro che quella classifica era stata sconfessata persino dall’ANVUR [che aveva pubblicato due classifiche in contrasto tra loro, una nella relazione finale ufficiale ed un’altra per la stampa, dovendo poi spiegare che erano «unicamente degli esempi di applicazione della metodologia», NdR].

Sono passati quattro anni e sono stati pubblicati i risultati della seconda VQR, ma di nuovo non è chiaro se Giavazzi abbia letto le classifiche. Se le avesse lette, saprebbe che Trento non è prima nelle Scienze Biologiche ed esiterebbe prima di indirizzare la figlia sul sito ANVUR, dove (sempre che non sia fuori servizio oppure infestato da Cialis, Viagra e tesi a pagamento) scoprirebbe che Foggia (quinta) e Politecnico di Milano (dove non ci sono corsi di laurea in Scienze Biologiche) vengono prima di Padova, Pavia, Bologna e Milano.

E se, oltre alla figlia desiderosa di studiare la Biologia, ci fosse un figlio o un nipote che volesse diventare ingegnere, cosa dovrebbe fare, secondo Giavazzi? Iscriversi alla telematica Unicusano (sesta) o trasferirsi a Messina (18-ma), invece di studiare al Politecnico di Milano, solo 24-esimo.

Anche se non le avevamo ancora battezzate, non è la prima volta che ci occupiamo delle affermazioni a dir poco approssimative rilasciate da Giavazzi in tema di Università e Ricerca. Rimpiangendo di non averlo fatto prima, con questo post inauguriamo un’apposita rubrica riservata alle “giavazzate“.

Lo scopo?

Collezionarle e tramandarle a memoria (e diletto) di grandi e piccini.

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Giavazzi’s Hall of Fame (dei veri classici!):

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24 Commenti

  1. Strano. Quando mio figlio mi ha chiesto consigli sulla sede in cui andare a studiare non ho preso neanche per un istante in considerazione di consultare le classifiche anvur per la VQR. A parte Giavazzi, c’è qualcuno che conosce il sistema VQR che lo farebbe ?

  2. Poi c’è chi ha una figlia/o meritevole, ma non può sostenere le spese per farla studiare lontano da casa. S’informa sulle università vicino a casa, si fa due conti per quanto riguarda tasse, vitto e alloggio e sceglie, confidando nell’impegno, dedizione al lavoro, intelligenza della figliola/o…
    Senza volerlo, ottiene nel suo piccolo il risultato di dire no alla politica perversa del Ministero e dell’ANVUR…

  3. Alesina & Giavazzi:la coppia più (auto)referenziata della storia. Quando qualcuno decise che l’Italia doveva mettersi nelle mani di Monti e della Fornero (tutti Professori Universitari, badate) la coppia era al settimo cielo e culturalmente ‘sdraiata’ sulle posizioni del Maestro. Era facile profetizzare che l’azione di quel governo si sarebbe trasformata in una tragedia: 500 mld di debito in più in tre anni, 5% di disoccupazione in più in 1 anno, un sistema pensionistico che il mercato del lavoro non può sostenere e difatti con l’APE lo si è di fatto già riformato. Gli Italiani hanno ben capito l’incapacità di queste persone, che deriva essenzialmente dall’essere Professori Universitari. I paludati mezzi di informazione invece continuano ancora a dare credito a queste persone, il cui squallore appare evidente, ma non viene mai sottolineato. Eppure queste persone e la loro mentalità ha ormai definitivamente vinto nel sistema universitario, che difatti sta scivolando verso il baratro. Chi ha o ha avuto un figlio all’Università sa bene quanto hanno in considerazione il mondo universitario. In sintesi lo disprezzano. E non poteva essere altrimenti.

    • @Braccesi, sei uno dei più devastanti e polemici tra i frequentatori di roars. Bene!Ce l’hai con i professori universitari. Bene (non c’è dubbio che troppi opportunisti o conigli hanno delle responsabilità). Voglio però farti notare che nell’etourage Renziano ci sono solamente o quasi professori del uniprivate, i medesimi che respirano l’aria neo-liberal confiundustrial-simile. Quindi forse qualche piccola distinzione andrebbe fatta. Da Nannicini, Boeri, Perotti etc etc non troverai che pochi prof unipubblica nella stanza dei bottoni e per motivi elettorali (sono stati eletti in un partito di governo).E’ come dire che il commissario tecnico della nazionale ha scelto per rappresentare l’Italia solo giocatori della fiorentina…

    • @giufe:Considero un complimento essere considerato un polemico. Vorrei comunque far notare che sto facendo polemica commentando un articolo polemico. Quindi chi non è polemico scagli la prima pietra. La mia polemica partiva dalla constatazione sperimentale dell’incompetenza (spero non malafede) di Monti e del suo governo. Naturalmente è una mia opinione (polemica).
      Ce l’ho con gli Universitari: ebbene si, perché mi pare sperimentalmente acclarato che nell’insieme lasciamo piuttosto a desiderare, visto che stiamo supinamente subendo l’ANVUR e quelli come Giavazzi senza saper uscire da sterili polemiche (come la mia). Non ho voglia di pesare la superiorità dell’Università pubblica rispetto a quella privata, perché se quella privata eccelle (nostro malgrado) in lobby e potere, ciò per me va ad aggravare l’incapacità dell’Università pubblica, non ad assolverla. Avevo cominciato pensando di poter attenuare la mia ‘rabbia’ nei confronti degli universitari, ma, come vedi, i ragionamenti (polemici, ma per razionali) mi portano ad essere sempre più ‘devastante’. Mi dispiace, ma è così.

  4. Mi domando se il prof. Giavazzi agisce o agiva con questa supponente superficialità, o ignoranza dell’argomento di cui parla o, peggio, con discorsi mistificatori (che beneficiano invece l’Anvur e il suo operato), anche da studioso e da docente. C’è chi dice, a proposito degli artisti, che la personalità dell’artista non è schizofrenica, che c’è sempre una coerenza tra come agisce da non artista e da artista (con tutti i gradini intermedi della personalità complessiva). Si può sostenere lo stesso per uno studioso, se persona normale priva di disturbi evidenti? Evidentemente, sveste ad un certo punto i panni dello studioso e si trasforma in burocrate ligio al potere poiché “nel piatto in cui si mangia non si sputa” (cito un collega maschio che diceva questo ad alta voce nel corridoio ad una collega femmina, perché lei criticava qualcosa dell’istituzione in cui lavorava – l’università).

  5. Certo l’ipertrofia prostatica e la conseguente impotentia coeundi, di cui penso soffrano la maggior parte di questi soloni (nel senso romano di “grandi sole”) fanno brutti scherzi… In casi del genere propongo il ricovero in una struttura protetta con suore devote che abbiano pazienza e dimestichezza col pappagallo (oppure nei casi peggiori un ospizio lager).

  6. Interessante, però, che per dimostrare l’assurdità delle classifiche Anvur si sia costretti a ricorrere ad altre classifiche (e assumere così che il Politecnico di Milano è superiore a Unicusano e Messina, cosa che tutti sappiamo essere vera).
    Sarà che forse non ci piacciono le classifiche scritte, ma solo quelle orali o tacite? Ma allora la casalinga di Voghera, che non ha santi in paradiso o amici professori a cui telefonare, come fa a sapere quale è la facoltà migliore in cui mandare suo figlio che vorrebbe fare il veterinario?
    E chi pensa che le università sono tutte buone uguali, come fa a dimostrare l’assurdità delle giavazzate?

    • La povera casalinga di Voghera o il povero casalingo di Voghera ossia il signor Rossi manderà o non manderà figlio/figlia all’università secondo le proprie possibilità economiche.

    • Caro leonardo.40, per quanto l’italiano non sia la mia lingua d’istruzione, so che, come in altre lingue romanze (e certamente altrove), la posizione degli aggettivi, alla sinistra o alla destra del sostantivo (ossia prima o dopo), determina cambiamenti di significato. “Povera casalinga” non significa “casalinga povera”. Oppure: quando si dice “poveretto, poverino!” non intendiamo “squattrinatuccio!”, diversamente da “poverello”. Me ne scuso, ma queste quisquilie (minuzie) linguistiche mi divertono. Anche se non sono La Crusca, come non sono nemmeno l’Anvur (che invece fa piangere, e oramai, purtroppo, nel vero senso della parola).

  7. Forse Marinella Lorinczi sarà stupita di apprendere che:

    1) anche ai poveri interessa la qualità degli studi che perseguono i loro figli (provengo da famiglia povera e posso testimoniarlo). Il povero non ragiona solo in base al portafogli.

    2) Ammettiamo che la casalinga di Voghera sappia solo contare i soldi. Va constatato che se la suddetta vuole mandare il figlio all’università ha a disposizione varie alternative a parità di costo: mandarlo a Genova? Milano? Pavia? Vercelli? Parma? in quel caso, gentile Collega, pensa forse che la casalinga starà a calcolare se costa più il treno Voghera-Genova o Voghera-Pavia? No! Sebbene povera, la casalinga di Voghera si chiederà se sia meglio l’università di Genova o di Pavia. Esattamente come facciamo noi Professori! Solo che noi sappiamo quale è meglio (infatti sappiamo che Politecnico è meglio di Unicusano, come giustamente assume l’articolo di Roars). Lei non lo sa.

    Morale: vogliamo condannare la casalinga all’ignoranza soltanto perché abbiamo paternalisticamente deciso che i poveri ragionano soltanto con il loro magro portafogli?

    Su Baccini: si constata che la fedeltà alla Linea, in certi intellettuali, si traduce – il Novecento non ha insegnato nulla – nel consueto disprezzo per il dissenso.

    • Vede caro Leonardo.40, non è questione di disprezzo. E’ solo questione di noia. Giuseppe De Nicolao ha una pazienza infinita e posta e riposta di continuo gli stessi argomenti. Leggere il suo commento, in cui Lei pensa che Roars abbia in mente una classifica vera e che dica che quella di ANVUR è sbagliata perché non è quella vera, è disarmante. Provo a spiegare il ragionamento che sta dietro il post.
      Le classifiche piacciono se confermano le nostre conoscenze., Altrimenti non piacciono. Come scrive lei “noi sappiamo quale è meglio (infatti sappiamo che Politecnico è meglio di Unicusano)” E quindi se in una classifica troviamo che Unicusano sta molto sotto Politecnico, la classifica non ci piace. L’articolo di Roars usa questo modo di ragionare, ma “non assume” nulla: cioè non assume nessuna classifica vera. Usa il ragionamento circolare che sta dietro le classifiche, non per mostrare che c’è una classifica meglio di altre, ma che ragionare usando classifiche non è il modo corretto di ragionare.

      Quanto alla casalinga di Voghera. Dubito che sappia cosa sia ANVUR e mi auguro che nessuno le suggerisca di usare le informazioni anvuriane per prendere decisioni sul futuro dei suoi figli. Mi piace ricordare che la migliore università d’Italia in medicina nella VQR2004-2010 era Trento: dove non c’è medicina. Dal punto di vista dell’informazione si fa un buon servizio alla casalinga di Voghera se le si suggerisce dove trovare le informazioni, non se le si sottopone la classifica di stato redatta dell’agenzia del governo.

      E le si farebbe un servizio migliore, a lei e ai suoi figli, se si mettesse a punto un sistema del diritto allo studio migliore, se si facessero case dello studente per i fuori sede, e si abbassassero le tasse universitarie. E magari, si chiudesse anche l’agenzia di stato per le classifiche.

    • leonardo.40: “Su Baccini: si constata che la fedeltà alla Linea, in certi intellettuali, si traduce – il Novecento non ha insegnato nulla – nel consueto disprezzo per il dissenso.”
      ——————————————————————-
      Non si preoccupi se qui è in minoranza. Il suo “dissenso” la schiera saldamente nell’ortodossia. A me invece ultimamente capita di essere preoccupato per il mio, di dissensi.

    • Cara Casalinga di Voghera,
      .
      come padre so bene quanto la scelta di dove andranno a studiare i figli (sempre che il bilancio familiare lo permetta, visti i livelli di supporto economico al diritto allo studio) sia difficile e piena di incognite, a partire dalla qualità dell’ ateneo.
      .
      Mi permetto, da persona informata dei fatti, ma anche padre che ha cercato di dare una mano al figlio che chiedeva lumi, di darti pochi ma meditati consigli, che corrispondono realmente a quello che ho detto pochi anni fa a mio figlio:
      .
      1. non guardare alle classifiche (qualsiasi sia la fonte): cercano di ingabbiare in un numero qualcosa che non e’ esprimibile mediante un unico valore.
      .
      2. non farti fuorviare dalla presenza in una sede di una “star” luminosissima in un certo campo. Può essere importante, ma molto più importante per te sarà quanto tempo dedica alla didattica e quante chanches avrai, se ti trovassi a fare la tesi con lui/lei, di poterci interagire direttamente.
      .
      3. Viviamo in tristi tempi, nell’ Università italiana. Se inizi adesso, sarebbe il caso che ti preoccupi di capire se tra tre anni, quando dovrai chiedere una tesi, ci sarà qualcuno del settore disciplinare di tuo interesse che possa dartela. Guarda quandi quanti docenti di quel settore ci sono nell’ ateneo in cui vorresti andare e se sono troppo pochi lascia stare. Di sicuro non aumenteranno.
      .
      Per Leonardo 40:
      come vede, di anvur e delle sue classifiche sulla qualità della ricerca nei miei consigli non c’è traccia, come non c’e’ traccia di “classifiche orali”.
      .
      Al figlio della Casalinga di Voghera che avesse terminato la laurea magistrale e chiedesse consigli per una sede di dottorato (qui forse i dati sulla qualità della ricerca “potrebbero” servire, se solo la misurassero per davvero), purtroppo oggi direi semplicemente di cercarsi un dottorato all’ estero.
      Consiglio che non avrei mai dato 10 anni fa, ma oggi sì, e tutto grazie alla politica dissennata di cui anvur è un pilastro portante.

    • Prendo atto del fatto che – se vogliamo davvero essere conseguenti – per Baccini e Pastore il Politecnico di Milano e Unicusano sono la stessa cosa; e che per loro sarebbe indifferente se i loro figli aspiranti ingegneri, frequentassero l’uno o l’altra.

      Il problema non è l’ANVUR (che continua a essere la vostra ossessione primordiale); il problema è se chi paga le tasse, in democrazia, abbia diritto o meno di sapere se le sue tasse sono ben spese. Da quel che leggo, molti pensano di no.

      Buona domenica a tutti.

    • leonardo.40: «il problema è se chi paga le tasse, in democrazia, abbia diritto o meno di sapere se le sue tasse sono ben spese»
      ________________
      Una volta tanto sono d’accordo con leonardo.40: al di là delle sterili polemiche, abbiamo il diritto di sapere se le nostre tasse sono state ben spese e la VQR ci dà proprio questa informazione. L’ANVUR (e la VQR) costano un mucchio di soldi (la VQR non meno di 150 milioni: https://www.roars.it/online/la-vqr-uno-spreco-il-premio-vale-58-mln-la-gara-ne-costa-almeno-30/). Tutto ciò per dire alla casalinga di Voghera che Unicusano è meglio del Politecnico di Milano. Io penso, che la casalinga, prima ancora di decidere dove mandare a studiare il figlio, si chiederebbe perché le sue tasse sono state spese per finanziare un ente inutile (se non dannoso).

    • Leonardo.40: “Prendo atto del fatto che – se vogliamo davvero essere conseguenti – per Baccini e Pastore il Politecnico di Milano e Unicusano sono la stessa cosa; e che per loro sarebbe indifferente se i loro figli aspiranti ingegneri, frequentassero l’uno o l’altra.”

      Veramente disperante. Rinuncio.

    • Mio figlio frequenta il Politecnico di Milano. Quando ho letto le classifiche Anvur gli ho detto che avrebbe dovuto trasferirsi a Messina e mi ha mandato a quel paese in modo poco urbano. Una brutta esperienza per un padre, credetemi, ma è in quel momento che la mia fede cieca e assoluta nell’Agenzia e nei comunicati dei Ministri MIUR ha cominciato a vacillare.

    • Che Unicusano e Politecnico non siano la stessa cosa lo sa praticamente chiunque si guardi un po’ attorno. Sprecare soldi pubblici per scoprire l’acqua calde mi sembra criminale. Altrettanto criminale sprecare soldi pubblici per mettere a punto, su criteri discutibili, una graduatoria unidimensionale tra, p.es. Politecnico di Torino e Politecnico di Milano.
      .
      Il vero problema non è la Casalinga di Voghera o come questa consiglierà suo figlio/a.
      Il problema è piuttosto questa retorica dell’ ancor ancor più mitico Tax-payer che, nel paese con la massima evasione fiscale dell’ UE, viene tirato in ballo ogni volta che occorre giustificare le più inique operazioni di taglio a sanità e istruzione o per avallare l’esistenza di enti parassiti che, senza alcuna discussione pubblica, si arrogano di decidere la politica di formazione e ricerca di un intero Paese.
      .
      L’ anvur non è una mia ossessione personale. E’ un gruppo di potere senza nessun controllo democratico che sta gestendo la formazione e ricerca al di fuori di qualsiasi parametro ragionevole su scala internazionale e in barba a quanto scritto nella nostra Carta Costituzionale. Questo si’ che dovrebbe preoccupare qualsiasi democratico.
      E sfido chiunque, al di à degli artifici retorici, a dimostrarmi che esiste un controllo “altro” sulle decisioni dell’ anvur.

  8. A un modesto prezzo di tasse (si pagava poco) ho seguito nell’università sotto casa alcuni professori eccellenti, poco appariscenti e determinanti nella formazione di molti giovani.
    Chiamasi sistema statale che funziona.
    Non ce lo possiamo più permettere? E allora perché ci permettiamo questa massa di costosissime …?

    • Ce lo potremmo permettere. Solo che in questo paese prima qualcuno ha deciso che l’università non serve perché tanto facciamo le scarpe più belle del mondo. Quindi l’austerità (espansiva!) ha colpito l’università come in nessun altro paese europeo. Poi qualcun altro, in perfetta continuità con i predecessori al governo ha deciso che le università sono come il cinema e il ristorante che ognuno è bene si paghi per conto suo.

  9. Bel dibattito tra ‘il povero leonardo 40’ ed altri. Il cittadino (qui impersonificato dalla casalinga di Voghera) ha diritto di sapere quale università è meglio di un altra e quindi ringrazia l’ANVUR che gli consente di sbirciare una classifica. Il cittadino non guarda le piccole differenze nel costo del treno e quindi premia l’Ateneo primo in classifica. Il cittadino è in questo contesto l’insieme di tutti gli italiani, nessuno dei quali in prima battuta sceglierà la paradigmatica Unicusano che inevitabilmente chiude. L’anno dopo una nuova Unicusano farà capolino nella classifica per la cui elaborazione si pagano volentieri le tasse ed anche questa chiuderà. Inevitabilmente potremo finalmente risparmiare le tasse per pagare l’estensore della classifica perché sarà rimasta una sola Università che, per definizione, dovrà essere buona. A quel punto il cittadino, visto che in Italia c’è una sola università rimasta, non si fida e manda il figlio a studiare all’estero, facendo rimanere l’Italia senza Università.
    Credo che non importi aver studiato filosofia per dedurre logicamente la paradossale (ma non tanto) conseguenza di fare una classifica delle Università.
    Un paese ha bisogno di istituzioni che funzionino. Inevitabilmente alcune sedi saranno migliori di altre, ma l’esistenza e la diffusione delle istituzioni è il vero fattore di crescita di un paese. La faciloneria cialtrona di quelli come Giavazzi (e la vittima casalinga di Voghera), che vogliono chiudere le università perché non sono eccellenti ci porterà alla distruzione non delle università, ma del Paese.

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