L’articolo di Arnold e Fowler compie un salto di qualità. Non si limita a enunciare pericoli potenziali, ma svela i trucchi che consentono di scalare le vette dell’Olimpo bibliometrico attraverso il caso di Ji-Huan He, professore dell’Università di Donghua (Shanghai, Cina) e poi di Soochow (Suzhou, Cina) ed ex-direttore del comitato editoriale dell’International Journal of Nonlinear Sciences and Numerical Simulation (IJNSNS, ora con un nuovo comitato editoriale). Nel 2010, l’h-index di Ji-Huan He ha raggiunto un ragguardevole 39, superiore al valore mediano per i premi Nobel per la fisica, stimato intorno a 35. Inoltre, negli anni 2006-2009 la rivista da lui diretta ha ottenuto il miglior impact factor della categoria Matematica Applicata.

 

Concentrandosi sul 2008, Arnold e Fowler hanno rintracciato la provenienza delle citazioni che hanno contribuito all’altissimo impact factor della rivista, scoprendo che più del 70% proveniva da pubblicazioni scientifiche soggette alla supervisione editoriale dello stesso Ji-Huan He o di altri membri del comitato editoriale di IJNSNS. Complessivamente, stimano che l’impact factor della rivista (pari a 8.91 nel 2008) fosse sovrastimato di un fattore sette. Per quanto nel 2008 la Thomson-Reuters abbia segnalato Ji-Huan He come “astro nascente” nel campo della Computer Science, anche le sue citazioni e il suo h-index  suscitano perplessità. Per fare un esempio, è stato citato ben 353 volte in un singolo fascicolo della rivista Journal of Physics: Conference Series, un numero speciale di cui lo stesso Ji-Huan He era curatore.

(Giuseppe de Nicolao, I numeri tossici che minacciano la scienza)

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