La logica ha la durezza dei fatti. Ed è del tutto ovvio che il tentativo di far esistere in realtà un oggetto logico che non esiste – la rivista di fascia A – debba portare a conseguenze aberranti.  Perché entri o resti in fascia A, di una rivista bisogna valutare la “qualità dei prodotti scientifici raggiunta nella VQR dai contributi pubblicati” nella medesima. Chi avrà pubblicato in fascia A si troverà in curriculum la scorciatoia di uno, due o tre articoli in fascia A per adire l’abilitazione  Però, può darsi benissimo il caso che uno o tutti di questi articoli abbiano avuto una VQR non favorevole, quindi non contribuendo in nulla al rango peer review della rivista; e tuttavia si avvantaggiano della classificazione del contenitore per un accesso prilegiato alla ASN. In buona sostanza, se ho due articoli che hanno conseguito una pessima VQR ma sono stampati in fascia A accedo alla ASN, se gli stessi articoli hanno avuto una VQR eccellente ma sono stampati in altro modo, finiscono del calderone del 15/30 contributi diversi che devo presentare sul criterio “contributi scientifici figli di un dio minore”. Ma cosa si fa a consentire una cosa del genere? C’è un giudice a Berlino?

La logica ha la durezza dei fatti. Ed è del tutto ovvio che il tentativo di far esistere in realtà un oggetto logico che non esiste – la rivista di fascia A – debba portare a conseguenze del tutto aberranti e lesive dei diritti dei soggetti che le subiscono; in questo caso docenti e ricercatori che vogliano accedere all’Abilitazione scientifica nazionale. Nonostante il mare di polemiche sull’improprietà scientifica e la fondamentale illeggitimità nel porre come criterio per accedere alla valutazione il possesso di un certo numero di articoli in riviste di fascia, per altro ridicolmente più basso del numero richiesto alla voce “altri contributi scientifici”, Miur ed Anvur hanno difeso testardamente il criterio delle riviste di fascia A.

Ora, per dimostrare, di fronte al montare delle polemiche, la non arbitrarietà della selezione delle riviste di fascia A – o la minore arbitrarietà nonostante le buone intenzioni della selezione, come si esprime in una recente lettera il Presidente dell’Anvur –, l’Anvur ha recepito un’indicazione vincolante del Miur per la collocazione in fascia A delle riviste. In concreto, perché entri o resti in fascia A, di una rivista bisogna valutare la “qualità dei prodotti scientifici raggiunta nella VQR dai contributi pubblicati” nella medesima.

Il criterio dovrebbe assicurare che all’inserimento in fascia A contribuisca il giudizio tra pari della VQR esercitato su (parte almeno) del contenuto (gli articoli) del contenitore (la rivista). E quindi dare maggiore legittimità scientifica alla collocazione in fascia A, anche per contrastare l’obiezione di chi si oppone all’uso di articoli in fascia A come criterio di accesso alle abilitazioni perché si pre-giudica in modo favorevole il contenitore, la rivista, sulla materia effettiva del giudizio peer review che può riguardare solo il contributo sottoposto a valutazione.

Ma poiché la logica ha una sua logica, la toppa è peggiore del buco e mostra la totale inaffidabilità del criterio e la sua impugnabile illeggitimità. In sostanza in fascia A una rivista ci arriva se ha uno standard superiore alla media del settore disciplinare di contributi valutati positivamente (buoni?, eccellenti?) alla VQR, contributi sottoposti alla peer review della valutazione. Chi avrà pubblicato su queste riviste si troverà in curriculum la scorciatoia di uno, due o tre articoli in fascia A in quindici o dieci anni per adire l’abilitazione. Però può darsi benissimo il caso che uno o tutti di questi articoli abbiano avuto una VQR non favorevole, quindi non contribuendo in nulla al rango peer review della rivista; e tuttavia si avvantaggiano della classificazione del contenitore per un accesso prilegiato alla ASN. In buona sostanza, se ho due articoli che hanno conseguito una pessima VQR ma sono stampati in fascia A accedo alla ASN, se gli stessi articoli hanno avuto una VQR eccellente ma sono stampati in altro modo, finiscono del calderone del 15/30 contributi diversi che devo presentare sul criterio “contributi scientifici figli di un dio minore”. Ma cosa si fa a consentire una cosa del genere? C’è un giudice a Berlino?

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2 Commenti

  1. ciò che èsconfortante è che queste storture sono state rese pubbliche, si è obiettato, ma sono anche finite nelle disposizioni che ora si applicano. Tutti sanno cosa sta accadendo. Vorrei far presente che oramai anche nella valutazione dei progetti di ricerca, più che ai contenuti della ricerca, si guarda a dati come ‘capacità del VP di attrarre fondi’, creando gruppi di eccellenza che, forse, non sono tali, escludendo alcuni e cooptando altri.

  2. Vorrei ricordare che vale anche il contrario: cioe’a una buona VQR puo’seguire anche una non abilitazione con valutazione opposta sui medesimi titoli.
    Sollecitato sul punto, il Magnifico Graziosi risponde che l’Anvur non entra nelle scelte delle commissioni che, evidentemente, resatano assolutamente libere di fare come cavollo gli pare! (Scusate il francesismo)

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