Lo scorso 5 novembre il Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, noto per aver chiamato “infame, terrone di merda” il Presidente del Senato, ha partecipato in qualità di ospite d’onore alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Pavia, non senza suscitare proteste e prese di distanza sotto forma di lettere aperte firmate da centinaia di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. A commento del caso riceviamo la seguente lettera che volentieri pubblichiamo.
Il tributo di onore è un atto simbolico che coinvolge i valori di cui l’Università si ritiene testimone, promotrice e formatrice. […] Centinaio non è un presidente di una Camera, non è un ministro dell’Istruzione. Non è un uomo di cultura. Il Rettore Fabio Rugge ha “ripulito“ il concetto anche da ogni residuo significato culturale, tributando, in piena autonomia, l’onore dell’Ateneo a un politico noto sul territorio per comportamenti che, se assunti dai nostri docenti e studenti, meriterebbero l’attenzione del Consiglio di disciplina, per violazione del codice etico. Che i comportamenti pregressi siano onorevoli o meno non ha più peso. In questo modo diventa nitido che Centinaio viene onorato per il fatto che incarna il potere politico attuale del suo partito, a Roma e a Pavia. L’onore che gli è stato attribuito non fu concesso nemmeno al potente ministro pavese prof. Giulio Tremonti, che nel 2010 fu sì invitato all’inaugurazione, insieme a Umberto Bossi e a Ferruccio Fazio, ma non come Ospite d’onore. […] Ognuno fa i conti col proprio senso della vergogna. Io, per esempio, mi vergogno se il mio ateneo porta onore al potere politico del partito Lega Nord, in quanto tale.”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Al cuore della controversia sta il riconoscimento culturale che un Ateneo tributa ai suoi Ospiti d’onore: l’avvaloramento di una personalità e dei comportamenti e princìpi di cui è portatrice.
Sarebbe incostituzionale e ridicolo pensare che sia stata messa in discussione la legittimazione politica e sociale al governo della Repubblica.
Il tributo di onore è un atto simbolico che coinvolge i valori di cui l’Università si ritiene testimone, promotrice e formatrice.
È anche una risorsa di potere simbolico degli atenei.
A chi e perché si tributa onore?
Che ci sia evoluzione, inafferrabilità e margini di controversia di questi significati culturali è del tutto naturale.
Negli ultimi anni stiamo però assistendo a una netta trasformazione.
Il significato di “onore” viene svuotato di valori-fini della comunità scientifica e accademica e “riempito” da una forte autonomia di scelta dei rettori su chi onorare.
Gli atenei, impoveriti ed isolati l’uno dall’altro, avviano l’Anno accademico cercando rapporti col potere politico di turno.
Si fa a gara per “onorare” il ministro dell’Istruzione. Si chiude un occhio, o anche due, sulla statura culturale, etica ed intellettuale dell’ospite d’onore, e da ultimo, anche sul tipo di carica istituzionale ricoperta dall’invitato.
L’importante è creare un canale, dei “ponti”. Non essere invisibili al potere politico.
Contemporaneamente, i rettori si sentono liberi di “fare politica” a modo loro, allocando la risorsa di riconoscimento in frangenti anche opinabili e controversi. Per esempio, Giorgio Napolitano è stato ospite d’onore a Pavia pochi mesi dopo il termine della sua carica di Presidente della Repubblica, il cui esercizio era stato oggetto di forti contestazioni.
L’invito come Ospite d’onore del ministro dell’Agricoltura Centinaio ha impresso un’accelerazione a questi sviluppi.
Centinaio non è un presidente di una Camera, non è un ministro dell’Istruzione. Non è un uomo di cultura. Il Rettore Fabio Rugge ha “ripulito“ il concetto anche da ogni residuo significato culturale, tributando, in piena autonomia, l’onore dell’Ateneo a un politico noto sul territorio per comportamenti che, se assunti dai nostri docenti e studenti, meriterebbero l’attenzione del Consiglio di disciplina, per violazione del codice etico.
Che i comportamenti pregressi siano onorevoli o meno non ha più peso. In questo modo diventa nitido che Centinaio viene onorato per il fatto che incarna il potere politico attuale del suo partito, a Roma e a Pavia.
L’onore che gli è stato attribuito non fu concesso nemmeno al potente ministro pavese prof. Giulio Tremonti, che nel 2010 fu sì invitato all’inaugurazione, insieme a Umberto Bossi e a Ferruccio Fazio, ma non come Ospite d’onore.
Rugge dunque innova, chiarisce e taglia la testa al toro.
Il ministro Centinaio tiene a far sapere a noi sottoscrittori di lettere indirizzate al nostro Rettore che dovremmo solo vergognarci.
Ognuno fa i conti col proprio senso della vergogna.
Io, per esempio, mi vergogno se il mio ateneo porta onore al potere politico del partito Lega Nord, in quanto tale.

 

Cristina Barbieri
Dipartimento di Scienze politiche e sociali
Università degli Studi di Pavia

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5 Commenti

  1. Un’analisi che ha il pregio di liquidare gli aspetti secondari o pretestuosi (archiviare la protesta, dandone una lettura in chiave di schieramenti partitici) e di andare al cuore della vicenda, collocandola in una prospettiva nazionale e storica.
    La lettera osserva che, pur trovandoci di fronte a un processo già in corso, nel caso specifico c’è stata un’accelerazione. La consapevolezza di essersi spinti troppo in là deve essere maturata anche al vertice dell’ateneo: diversamente da tutti e cinque i precedenti ospiti d’onore, durante la cerimonia a Centinaio non è stata consegnata la “Medaglia Teresiana”, rimpiazzata da una cravatta (“The Medaglia teresiana is an academic recognition that establishes the entry of a professor in the University of Pavia. This award can also be conferred by the Rector of the University of Pavia to people who are particularly distinguished, traditionally hosted at the inauguration of the academic year” https://en.wikipedia.org/wiki/University_of_Pavia).


  2. Nel 1996 Giulio Tremonti, allora docente di diritto tributario, polemizzò con la decisione dell’Università di Pavia di conferire la medaglia teresiana al vice-premier Walter Veltroni, ospite d’onore all’inaugurazione dell’anno accademico. Il professor Tremonti dichiarò: «Se la date a lui, restituisco la mia».

    • Tremonti aveva ricevuto la medaglia come Professore Ordinario dell’ateneo pavese e minacciava di restituirla se fosse stata attribuita, in veste di ospite illustre, a Walter Veltroni. Sarebbe interessante sapere se la medaglia fu davvero restituita.

  3. La lettera spiega molto bene le connessioni e le “necessità” tra potere politico e potere accademico, ma il potere politico “non olet” per chi vuol sopravvivere, arrampicarsi, fare carriera…
    Viene spontaneo documentarsi sulle lauree honoris causa del Cav. Benito Mussolini, per esempio all’Università di Losanna che non vuole revocarla in ogni caso anche se più volte interessata, o la laura honoris causa in Giurisprudenza a Bologna che il nostro rifiutò in ogni modo e che sembra una vicenda farsesca.
    Chi non soggiace al potere politico e alla propria ambizione? Il mondo è pieno di Quisling, di Petain oltre che di Mussolini, Pol Pot, Hitler, Stalin… pochi quelli che seguono la propria coscienza e le proprie convinzioni, come scrive Tacito: beati quei tempi in cui è lecito pensare ciò che si vuole e dire ciò che si pensa… Spesso ci rende vili più la nostra coscienza o il nostro tornaconto che la paura degli altri.
    Purtroppo i Quisling sono tanti e pochi i Pertini, Gramsci, Matteotti… solo per rimanere all’Italia… Potrei continuare ma non ne vale la pena…

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