Lassù qualcuno ci ama. E non si rassegna a fare a meno di noi. Nonostante le nostre buone intenzioni – di andare in ferie e lasciare per un po’ in pace Anvur e Miur – ci invocano proprio a gran voce. E così, di fronte alle insensatezze contenute tra le regole per la partecipazione alla nuova abilitazione scientifica nazionale, non abbiamo potuto tenere la bocca chiusa. Ed ecco una piccola perla tra le tante: le modalità di produzione delle pubblicazioni (che hanno già suscitato la protesta delle società scientifiche di area 11). Da dove si evince che ciò che normalmente vale per ogni cittadino italiano – l’autocertificazione della conformità – non vale per i professori ordinari dell’università: troppo “mariuoli” per potersi fidare? Ma non sarebbe stato sufficiente un semplice accertamento ex post per i cinque sorteggiati, invece che l’imposizione per tutti della pratica descritta qui sotto? Ah già, è per occupare loro proficuamente l’estate, fannulloni come sono! 

anastatica

Fra le regole definite per la partecipazione alla nuova abilitazione nazionale, ne troviamo una particolarmente sorprendente. Decreto Direttoriale 29 luglio 2016 n. 1531 (“bando commissari”), art. 3 comma 2, lettera a, punto ii:

per i settori concorsuali non bibliometrici [scienze umane e sociali], l’elenco [delle pubblicazioni rilevanti ai fini della valutazione dell’impatto della produzione scientifica] deve essere integrato dalla copia anastatica caricata in formato elettronico (.pdf) delle pagine della pubblicazione o di altra documentazione (es. scheda OPAC [acronimo di On-line public access catalogue, ovvero catalogo in rete ad accesso pubblico]) attestanti, per gli articoli su rivista scientifica, l’autore, l’anno di pubblicazione e il codice ISSN; per i contributi in volume e per i libri (escluse le curatele) l’autore, l’anno di pubblicazione e il codice ISBN o ISMN; non sono prese in considerazione pubblicazioni prive della suddetta attestazione);

La stessa regola  vale anche per i candidati all’abilitazione scientifica, come riportato nel D.D.29 luglio 2016 n. 1532 (“bando candidati), art. 2. comma 4, lettera c, punto ii.

Sorvolando sul concetto di copia anastatica da caricarsi in formato elettronico analizziamo cosa chiede il Ministero agli aspiranti commissari e ai candidati delle aree non bibliometriche.

Si ricordano per comodità i tre indicatori utilizzati per le aree non bibliometriche:

  • Numero degli articoli su riviste scientifiche dotate di ISSN e di contributi in volume dotati di ISBN (o ISMN) […]
  • Numero di articoli su riviste appartenenti alla classe A […]
  • Numero di libri (escluse le curatele) a uno o più autori dotati di ISBN (ISMN) […]

Per il primo indicatore un candidato commissario ad es. deve recuperare per ogni pubblicazione che presenterà ai fini del calcolo degli indicatori, pena l’esclusione della pubblicazione stessa, quelle pagine della rivista o del volume in cui appaiono autore, anno di pubblicazione e codice. E lo dovrà fare in alcuni settori almeno in 43 casi (8/E1 – Disegno) o 36 (10/A1- Archeologia), solo per citarne un paio che eccedono la trentina.

Valori_soglia_commissari_non_biblio

Per verificare che per maggior parte degli aspiranti commissari dei settori “non bibliometrici” ci vorranno più di 20 “copie anastatiche” basta scorrere le pagine 16-18 delle tabelle allegate al Decreto Ministeriale che stabilisce i valori soglia per candidati e commissari.

ISBN colloQuanto alla possibilità di allegare la scheda Opac si fa presente che nessuna scheda opac (a meno che non sia una scheda di spoglio, piuttosto rara in Italia), è in grado di garantire che nome dell’autore, anno  e ISSN appaiano insieme nel record bibliografico (che è appunto un record che descrive la rivista e non il singolo contributo) e che il titolo della rivista sia attualizzato (le riviste cambiano nome, si fondono, si scindono).

Nelle pubblicazioni, soprattutto quelle cartacee, soprattutto quelle relative a parecchi anni fa (fino a 15 anni fa per le riviste di fascia A) i tre dati richiesti, anno, ISSN e nome dell’autore, non si trovano quasi mai in una stessa pagina, né tantomeno sugli estratti,  per cui si costringono i candidati a fare dei collage che alla fine non sarebbero più probanti della autocertificazione da parte dell’autore.

Come tutti sappiamo bene inoltre,  autore, anno di pubblicazione e codice ISSN sono rilevabili dalle schede delle burocraziapubblicazioni  già inserite nelle anagrafi locali (IRIS) pubbliche e verificabili da chiunque e nel sito ministeriale (noto anche come loginmiur [1]). L’ISSN è validato direttamente da Cineca che fa un confronto con una lista di autorità, per cui gli articoli non possono essere inseriti né nelle anagrafi locali, né in loginmiur se la rivista non è censita nella lista di autorità che certifica titolo e ISSN.

Appare quindi incomprensibile la richiesta ai candidati (pena l’esclusione della pubblicazione dal computo degli indicatori) di recuperare fisicamente pubblicazioni che potrebbero in gran parte non essere più disponibili, per documentare informazioni che sono già in possesso del ministero (attraverso loginmiur).

Per quanto riguarda il codice ISBN (che ricordiamo è un codice merceologico che serve ad identificare univocamente un libro nel circuito commerciale  e a collegarlo al suo editore e che ha un formato standard), il sito docente effettua un controllo di coerenza sul codice e manda un messaggio di errore se il codice è scorretto. Quindi passano alla procedura ASN solo i volumi (o i capitoli in volume) dotati di ISBN corretto.

Il codice ISBN non appare ovviamente nei contributi in volume (e negli eventuali estratti consegnati agli autori) e non appare necessariamente nella pagina in cui è presente l’indicazione della data.

Anche qui il recupero delle informazioni può avvenire tranquillamente attraverso loginmiur.

burocrazia VeblenSi ribadisce quindi la assurdità della richiesta del ministero, la difficoltà del recupero delle riviste e dei volumi in molti casi non in possesso degli autori (che ne posseggono solo gli estratti) e la inefficacia di collage anastatici ai fini di provare le veridicità di quanto indicato nelle schede delle pubblicazioni.

Difficile dunque trovare un “senso” a queste prescrizioni, le quali paiono semmai utili ad attestare, quasi certificare, “altro”, ossia la totale inosservanza, da parte di un’amministrazione dello Stato, qual è il Miur, delle regole che impongono a tutte le pubbliche amministrazioni di ridurre gli “oneri informativi” gravanti sui cittadini, intendendosi per oneri informativi  qualunque adempimento che comporti la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione di dati e documenti alla Pubblica Amministrazione, tanto più quando queste informazioni siano già nella disponibilità delle amministrazioni o da queste altrimenti acquisibili.

Per un approfondimento (con esempi pratici) si consiglia la lettura di: ASN: Prove pratiche di “copie anastatiche” e screenshot

___________

[1] “In Italia tutti coloro che si occupano di produzione scentifica e di ricerca (docenti, ricercatori, …) sono obbligati a compilare una banca dati ministeriale gestita dal MIUR in cui ciascun soggetto deve descrivere i propri prodotti su base individuale (es: se il prof. Verdi e il prof. Rossi scrivono un libro, entrambi dovranno censirlo sul proprio spazio MIUR). Lo spazio in cui ciascun soggetto censisce i propri prodotti viene chiamato Sito docente o Login Miur”. (UGOV – Help utente)

 

 

 

 

 

 

 

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30 Commenti

  1. Appartengo al “bibliometricissimo” settore 08/B2 – Scienza delle Costruzioni, e proprio ieri mi sono dannato l’anima con lo stesso problema… si, perché noi “bibliometrici” una volta caricavamo gli articoli sul Cineca, poi è nato U-GOV, che successivamente è diventato IRIS. Su IRIS caricare un “prodotto” (sic!) vuol dire rispondere ad un interrogatorio che nemmeno la gestapo degli anni d’oro del nazismo… Comunque, quando alla fine ci sei riuscito premi il bottoncino magico della verifica, e se finalmente ottieni il verde devi premere un altro bottoncino per spedire il tutto al MIUR-CINECA, che a sua volta può dirti che va tutto bene, oppure che, a differenza di IRIS, c’è qualcosa di sbagliato (si, perché le due banche dati non usano le stesse classificazioni per i prodotti, a dimostrazione del fatto che che le madri degli imbecilli e i loro figli godono di una presenza spropositata nei palazzi ministeriali).
    Ieri, quindi, dopo aver rivisitato e aver ottenuto luce verde da IRIS e da MIUR-CINECA su tutti i miei “prodotti” effettuo la selezione per il bando a commissario e… scopro che TUTTE le pubblicazioni selezionate per il CV e gli indicatori hanno altri due maledetti bottoni, tutti rossi, perché vanno verificati oppure inseriti i codici SCOPUS e WoS…
    Giunto a questo punto ho ripensato con affetto alla sconfinata ricchezza verbale degli scaricatori di porto, capaci di intercalare un bestemmione degno di copyright e classificazione SCOPUS ogni due parole… e ho sprecato mezza giornata della mia frustrante esistenza di docente vessato e stremato dal sistema per mettere a posto questi dannati codici (operazione a successo parziale… sic!).
    Pensate sia finita? NO! No perché il passo successivo è l’inserimento dei titoli… operazione facilissima; basta fare un copia-incolla dal CV… peccato che il sistema si mangi tutti i “ritorni a capo”, per cui il tuo testo ben formattato diventa un polpettone informe e illeggibile. Ho scritto a San Cineca, e sono in fervida attesa di una risposta…
    Domanda: ma l’informatica non dovrebbe semplificarci la vita?
    Ergo, buon divertimento anche a tutti voi, e alla prossima…
    Giorgio Zavarise

  2. Le ragioni di queste richieste illegali, oltre che insensate, sono molte.
    Una di esse è certamente iI fatto che ai docenti universitari è possibile fare di tutto, tanto non si ribellano mai, anzi contribuiscono attivamente alla propria rovina, come è stato chiaro con la vicenda VQR e con l’infamia dell’ANVUR -agenzia composta, non va dimenticato, tutta da docenti.
    Forse, semplicemente, ce lo meritiamo. Nella vita dei corpi sociali ci sono delle regole non scritte che ne regolano il funzionamento; tra queste: “Chi si fa verme non deve poi lamentarsi d’essere calpestato”.

  3. Che polemica sterile e inutile. Ma uno che intende fare il commissario e non ha neanche voglia di caricare correttamente le proprie pubblicazioni come pensa di poter giudicare qualcuno. I data base per caricare i prodotti della ricerca sono praticamente uguali in tutto il mondo, non certo una bizantina invenzione del MIUR. Se proprio risulta difficile farsi il pdf dei capitoli o articoli uniti alle prime pagine con copertina, indice e tutto, allegare uno screenshot della scheda da un qualsiasi opac non mi pare cosi traumatico. Fra l’altro si tratta in media di una ventina di elaborati degli ultimi 10 anni, non tutte le pubblicazioni della vita, e gli editori di solito preparano i file degli estratti già pronti su richiesta. La polemica poi sul senso commerciale del codice ISBN è surreale. Chi è refrattario alle regole più elementari dovrebbe stare fuori da qualsiasi comunità scientifica. Se questo è il livello degli ordinari che abbiamo in Italia si spiegano molte cose.

    • Caro cultore Anvuriano, le faccio presente che qualcuno ci ha obbligato ad inserire le pubblicazioni su un sito ufficiale, poi ci ha fatto prendere l’ORCID, etc, etc. Ma quante volte in un anno uno dovrebbe ‘certificare’ i propri requisiti che gli consentono di far parte dell’elite degli eletti a potersi definire Professore Universitario? Le faccio altresì presente che ‘alcuni’ sono diventati professori con altre regole, che la loro carriera non era dettata dagli schemi ‘rigidi’ ed illegittimi, quali quelli codificati nel CV previsto dall’ANVUR, che le pubblicazioni venivano lette e non ‘contate’, che se ne premiava la varietà di argomenti e se ne puniva la ripetitività. Le faccio altresì presente che alcuni si presentano la mattina in aula a fare lezione in qualità di Professore Universitario, mentre per poter fare il commissario nell’ASN devono dare una ulteriore dimostrazione di essere anche osservanti di regole di lavoro e curriculari arbitrarie ed illegittime, che comunque hanno l’effetto di ‘escludere’ chi non le osserva dal novero dei Professori Universitari, impedendogli l’esercizio di attività peculiari per il Professore Universitario. Vede quante volte ho ripetuto Professore Universitario? Le faccio presente che essere nel comitato editoriale di una rivista è una scelta personale. Un ‘cretino’ qualsiasi potrebbe anche preferire di occupare il suo tempo a ‘lavorare’ in altro modo. Ma se l’altro modo di lavorare non è rubricato nel CV da commissario, evidentemente gli si vuole impedire di farlo. Questa non è polemica sterile. Sterile è il suo modo di pensare, non diverso da Mussolini o Hitler o Stalin o più modestamente Profumo e la Giannini, che invece di preoccuparsi che l’Università sia un posto dove si può liberamente lavorare in ogni direzione possibile del sapere, pretendono di ‘formattare’ degli schiavi celebrolesi che sanno solo incensarsi e non sono capaci di elaborare un minimo concetto di origine cerebrale (parlo dell’organo cervello).

    • @aleale I data base per caricare i prodotti della ricerca sono praticamente uguali in tutto il mondo, non certo una bizantina invenzione del MIUR
      ———
      Infatti è proprio così! Ed è per questo che come in tutto il mondo i record bibliografici sono GIA’ stati caricati da tempo. Nelle anagrafi E in loginmiur
      ———
      @aleale Se proprio risulta difficile farsi il pdf dei capitoli o articoli uniti alle prime pagine con copertina, indice e tutto, allegare uno screenshot della scheda da un qualsiasi opac non mi pare cosi traumatico
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      Forse leggendo questa richiesta qualcuno, ragionandoci sopra, si chiede perché deve fare collage di copie anastatiche che possono essere modificati a piacimento (cioè, cosa certifica il collage anastatico in più rispetto al record della anagrafe o di loginmiur?), e perché deve allegare screenshot di opac che non dicono niente di più (anzi forse dicono di meno) di quello che ha già dichiarato nella propria anagrafe e nel sito loginmiur, e forse si chiede anche perché non può dedicare il proprio tempo ad attività meno insensate.
      ———-
      @aleale Fra l’altro si tratta in media di una ventina di elaborati degli ultimi 10 anni, non tutte le pubblicazioni della vita, e gli editori di solito preparano i file degli estratti già pronti su richiesta.
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      Chiunque conosca anche poco, pochissimo, la situazione della editoria italiana sa che richiedere adesso estratti di pubblicazioni di 10 o 15 anni fa può essere impresa molto difficile se non impossibile e nel caso, solo a pagamento (e qui ritorna la domanda di prima. Perché? Stiamo parlando degli indicatori, non dei titoli)
      ———–
      @aleale Chi è refrattario alle regole più elementari dovrebbe stare fuori da qualsiasi comunità scientifica.
      ———–
      Restiamo in trepidante attesa di sue indicazioni di sistemi della ricerca in cui vengono applicate queste “regole elementari”, cioè di sistemi attivi oggi (2016) in cui l’ente valutatore chiede ai valutati di certificare (una volta di più) di essere autori di una pubblicazione e che quella pubblicazione esiste sul serio attraverso l’invio di collage anastatici in formato PDF. Lo stesso ente che dal 2009 parla di una anagrafe della ricerca che poi non ha mai concretizzato.

    • Gentile Paola Galimberti, domando scusa ma come dice lei in loginmiur sono caricati soltanto i record bibliografici e non gli articoli o saggi completi. I profili e i curricula dei commissari sorteggiati si presume, e si auspica, che vengano poi pubblicati sul sito dell’ASN, ivi comprese le pubblicazioni in pdf, copyright permettendo, senza pertanto figurare quale un mero indicatore numerico. Si tratterebbe di una lodevole operazione di trasparenza. Trattandosi poi di un bando (ciascun professore ordinario è libero di non parteciparvi e pertanto dedicare il proprio tempo alle attività che ritiene più sensate) non mi sembra poi drammatico richiedere preventivamente la documentazione necessaria.
      Le regole elementari, infine, sono quelle dove i prodotti della ricerca vengono presentati al giudizio della propria comunità scientifica nella forma più estesa possibile. Ben vengano i pdf e i data-base che ogni ricercatore non vede l’ora di aggiornare con i suoi ultimi lavori. Sarei infine anche io in trepidante attesa di conoscere da Voi quale rivista recentemente classificata di fascia A abbia cambiato nome, o sia fusa o scissa, tale da rendere quasi impossibile il reperimento di un articolo di 15 anni fa. Nel dubbio eviterei la fatica visto che risulta piuttosto difficile che una vecchia serie, con un altro titolo e un altro ISSN, possa rientrare in quell’elenco.

      Gentile prof. braccesi, sono tutt’altro che un fan dell’Anvur che ho spesso e volentieri criticato nelle sue molteplici astrusità.
      Se ne faccia tuttavia una ragione, il professore universitario che crede di esaurire il suo compito presentandosi la mattina in aula a fare lezione è, fortunatamente anche in Italia, un soggetto in via di estinzione. Se non si fa ricerca con continuità non si ha nulla da insegnare in un aula universitaria e la ricerca si presenta ai propri colleghi nelle modalità rubricate che lei chiama arbitrarie e illegittime. Modalità che non sono di certo un’invenzione dell’Anvur o di Hitler ma la normale prassi accademica unanimemente riconosciuta.

    • Caro Anonimo lei ha le idee parecchio confuse: che c’entra la fascia A? Inoltre non è richiesto il caricamento della pubblicazione, si legga le faq. Peraltro è curioso che le prediche spesso vengano da chi non ha nemmeno un cv decente reperibile in rete.

    • Per i concorsi a ricercatore universitario (o anche assegni di ricerca) è possibile fare una “Autocertificazione sostitutiva di atto di notorietà” dove il candidato dichiara «che i DOCUMENTI, TITOLI e PUBBLICAZIONI di seguito elencati, e da me presentati ai fini della valutazione comparativa per il concorso di cui al bando XXX sono copie conformi ai rispettivi originali. DICHIARA ALTRESÌ che gli editori hanno assolto, là dove necessario, agli obblighi previsti dalla Legge 106/2004 e dal relativo Regolamento emanato con D.P.R. 252/2006. Dichiara inoltre che tali obblighi sono stati svolti prima del 19/06/2014». Ora mi domando: non sarebbe stata sufficiente una analoga dichiarazione anche in questo caso? E poi accertare – visto che non ci si fida dei professori ordinari (notoriamente dei delinquenti) – solo sui cinque estratti la effettiva sussistenza dei requisiti? Questa normativa cosa è se non una inutile complicazione burocratica o una vessazione gratuita?

  4. problema con i codici SCOPUS ballerini delle pubblicazioni da inserire: ad inizi luglio su SCOPUS risultavano 36 pubblicazioni e 165 citazioni, Hi = 8 (sopra le soglie) ma improvvisamente il 4 luglio sono “sparite” 4 pubblicazioni e 130(!) citazioni, con un crollo di Hi a 3. Inoltre i codici SCOPUS che avevo importato automaticamente da SCOPUS a ORCID e poi in U-GOV erano diventati vuoti e quindi anche per la VQR le due pubblicazioni scelte non esistevano più!

    Dopo decine di mail poco fruttuose con la lontana assistenza(?), ho cominciato a ricostruire il data-base delle citazioni, articolo per articolo, e a segnalarlo attraverso l’apposita pagina web. Piano piano il 4 di agosto sono risalito a 36 pubblicazioni e 128 citazioni (hi=7). Ho inserito le pubblicazioni nella domanda per l’ASN e le caselle sono diventate verdi, tirando un sospiro di sollievo.

    Ahimè oggi sono sparite di nuovo 3 pubblicazioni e le citazioni sono scese a 111, inoltre i codici agganciati nell’ASN non funzionano più!

    Oltre ad una serie di poco gentili pensieri privati nei confronti del sistema SCOPUS, mi chiedo se questo sia un problema limitato o se possa mettere in dubbio l’affidabilità del sistema SCOPUS stesso, pagato a caro prezzo da tutti noi.

    Vi risparmio poi le scoperte di articoli con triplo codice e non agganciati a nessun autore, articoli ballerini fra ducumenti primari e secondari ed altre amenità.

  5. Carissimi,
    non entro nel merito della questione burocratica, e della relativa ‘brillante soluzione’ escogitata dal MIUR, ma mi limito a segnalare la causa, pur così evidente, del surplus di formalità richiesta ai candidati commissari: si tenta di blindare il sistema avverso possibili ricorsi demolitori.
    Da questo punto di vista, non sarebbe neppure possibile, come suggerito dall’articolo, controllare i soli sorteggiati, perché un ricorrente potrebbe sostenere: Tizio -commissario sorteggiato- aveva i requisiti, ma nella lista dei sorteggiabili avete inserito pure Caio, che non li aveva, e che ha falsato il sorteggio, perché senza di lui al numero estratto sarebbe corrisposto Mevio, e non Tizio.
    Chiaramente, si tratterebbe di un argomento strumentale, ma il livello di alcuni ricorsi demolitori che mi è capitato di leggere era quello.
    La soluzione sarebbe quella di non chiedere niente ai candidati commissari. Sono ordinari? E tanto basti.
    Del resto, è insensato fare tanto ‘i difficili’ in sede di asn, dove si tratta di dare medagliette, quando poi, in sede di assegnazione di ciò che davvero conta, cioè dei posti, e dunque in sede di concorso, non si richiede nulla ai commissari, se non appunto di essere ordinari.
    Io continuo ad essere per l’abolizione dell’asn.
    E per la conseguente abolizione del trdb, che della asn necessità, ma che rappresenta un monstrum giuridico.
    Scambierei all’istante la mia abilitazione da associato con la possibilità di concorrere a un posto da associato che non fosse già predestinato.
    Eppure, a fare un concorso nazionale con regole che garantiscano l’imparzialità ci vorrebbe poco: evidentemente, manca la volontà politica.
    Tom Bombadillo

  6. Parole da scolpire sul muro e sul pavimento all’ingresso del MIUR, le tue, caro Vito. Ma da un ministro ex Rettore che fa la forte con i deboli (chiamata diretta docenti scuola) e di fatto debole con i forti in università(perchè localmente poi si lascia mano libera agli ordinari) cosa ci si può aspettare? Delle centinaia di abilitazioni, ormai mezze scadute, non sappiamo che farcene, specie noi non strutturati.

  7. La procedura assurda di caricamento della “Copia anastatica” delle pagine riportanti autore, ISBN ecc. non mi pare interessi solo i candidati commissari ma proprio tutti coloro che presenteranno domanda di abilitazione.

    • Se ne stanno preoccupando soprattutto gli aspiranti commissari perché per loro il termine per presentare domanda scade il 15 settembre.

    • domanda che non c’entra niente: ma gli aspiranti commissari….perchè “aspirano” ? (a parte per dare il loro contributo alla comunità etc etc)

  8. Dopo lo sfogo verso @aleale, provo ad affrontare la questione in modo pacato e razionale. La tipologia di curriculum e le soglie richiesti ai candidati Commissari ricalcano quelle richieste ai candidati. Ammettiamo che queste richieste consentano di ‘identificare’ persone potenzialmente valide. E’ fuori discussione che le richieste avrebbero potuto essere molto diverse, continuando ad ‘identificare’ persone potenzialmente valide, ma con caratteristiche completamente diverse dalle precedenti. La domanda è: è lecito che nell’università si precostituisca una ‘tipologia’ di persone rispondente a criteri che, anche se validi, sono indubitabilmente arbitrari? Voglio sperare che la risposta sia NO e che si prefiguri nella prassi Anvuriana la violazione della libertà di ricerca, della libertà personale di rango costituzionale e si neghi la natura stessa di Università che è basata sul rendere possibile e praticabile qualunque ‘eresia’. Anzi la ricerca dell’eresia’ è lo scopo principale che dovrebbe esser perseguito da ogni università. Ma come si fa a pubblicare ed essere citati se si è eretici? Quante ‘citazioni’ avrebbe potuto collezionare Galileo o altri come lui che hanno determinato il progresso dell’Umanità? Mi si obbietterà che i Galileo sono pochi e che ho la pretesa di accostarmi a lui. E’ vero il contrario! Mi preoccupo che l’istituzione Universitaria non possa fallire nel valorizzare un nuovo ed eventuale Galileo. Come in una dimostrazione per assurdo, ‘toppare’ un nuovo Galileo equivale a dimostrare che l’Università è malata. Questa Università si sta configurando in modo tale da dare spazio solo al conformismo ed alla mediocrità. Commissari ‘geneticamente’ selezionati che giudicano candidati simili per riprodurre se stessi ed estromettere qualunque residua voce di dissenso. Per interrompere questo processo il solo modo possibile sarebbe RIFIUTARSI TUTTI DI FARE DOMANDA PER COMMISSARIO. Ma questa è la mia solita utopia che condivido con pochi colleghi fuori dal tempo.

    • Sarebbe bello se I pochi colleghi provassero a contarsi, con nome e cognome. La selezione dei futuri professori dovrebbe essere una funzione istituzionalmente riservata a tutti gli attuali professori (ordinari), un dovere istituzionale e non una aspirazione. Il confronto fra un ordinario e un aspirante ordinario non ha senso, soprattutto se sulla base di un artificio (limitare agli ultimi quindici anni la comparazione). Sarebbe assai grave se gli aspiranti ordinari, ossia il futuro dell’universita’, non fossero piu’ produttivi e innovativi di un professore maturo e piu’ anziano. Sulla base di questi elementari principi, gli ordinari dovrebbero boicottare l’ASN, dimostrando di avere ancora un briciolo di dignita’. Ma non lo faremo mai.

  9. Se non ci fossero aspiranti commissari – o se, quanto meno, una minoranza rappresentativa per ciascun ssd non aspirasse, motivando la propria mancata aspirazione con la propria dignita’ di ordinario – il risultato sarebbe raggiunto. Questo sarebbe il miglior boicottaggio

    • Bravo. Il punto è questo ed è, come sempre, politico. Vorrei vederli designare le commissioni d’ufficio per mancanza di aspiranti commissari! Dovrebbero prendere atto di essere stati sconfessati e poi, magari, dimettersi in blocco o comunque continuare imperterriti, ma totalmente deliggittimati dal sistema. E così sarebbe stato per la prima ASN e per la prima VQR e per la seconda VQR. E pensate che ancora ci sarebbe l’ANVUR come questa?. Ma noi siamo responsabili, non vogliamo far perdere l’FFO al nostro Ateneo, non vogliamo bloccare le carriere dei giovani (che giovani ormai non sono più), non vogliamo sfigurare rispetto ai colleghi di SSD concorrenti in Dipartimento e poi, via, diciamola tutta: ci voleva un ANVUR così che esaltasse le eccellenze e ci facesse risplendere di luce abbagliante rispetto al collega di scrivania (stavo per dire di banco).

    • Come al solito, in teoria non mancano le proposte per boicottare il sistema, ma poi in pratica quanti sarebbero quelli coerenti fino in fondo e disposti ad agire sul serio?
      Io sono uno dei pochissimi che fino in fondo ha aderito al blocco della VQR per la questione degli scatti stipendiali, mandando diffida via PEC al Rettore per impedire qualsiasi caricamento forzato dei miei prodotti… ma alla fine quanti siamo stati a tenere il punto su una questione che, oltre al vil (nonché poco) denaro mirava a difendere la nostra dignità?
      Ma scusate, ma se siamo una massa di pavidi a tal punto che perfino in questo forum il 90% si nasconde dietro nick anonimi, pensate davvero che con questa armata brancaleone saremmo in grado di vincere una battaglia?

    • Eh no. Non è VQR e questione di distribuzione FFO. Questa volta tocca molto più direttamente le persone.

      Vai a dire a un RTDb in scadenza, ma senza ASN, che dopo la lunga attesa l’ASN purtroppo non riparte perché i possibili commissari fanno boicottaggio per motivi politici, e quindi nella guerra contro ANVUR e MIUR lui sarà uno dei sfortunati “civilian casualties”.

      Combattere contro burocrazia inutile, soglie insensate, fondi tagliati, ecc. mi sta bene. Bloccare l’ASN di nuovo, no.

    • Come già altri hanno detto non è garantito che legittimi interessi individuali coincidano con quelli collettivi. Detto questo sarebbe bene che prima o poi si tornasse a riflettere sulle origini di tutto ciò, su chi ha voluto questa roba.

    • Giusto. E loro che hanno voluto questa roba, e non hanno fatto uscire l’ASN per 3 anni, saranno ben contenti se i professori la bloccano per un altro po’: Meno abilitati, meno pressione per promozioni e assunzioni, un po’ di RTDb a casa = soldi risparmiati. E non hanno neanche colpa.

      La VQR serviva a loro, non alle persone dell’università, per l’ASN vale il contrario.

  10. L’impressione che se ne ricava, è di un sistema fortemente burocratizzato, con procedure che non funzionano nemmeno operativamente, volto a selezionare in partenza, ergo a scoraggiare la partecipazione, e a ridurre quindi le idoneità, ancora prima di improbabile chiamate, eh si, perchè i soldi non ci sono, come ci hanno ricordato Padoan e Renzi con supporto Istat, il PIl non è cresciuto. Occorre tirare la cinghia. I denari devono andare nel fondo Atlante e Atlante 2, per salvare il sistema creditizio. A Magistratura, forze armate e di polizia non si può toccare lo stipendio. Alla sanità non si può tagliare. Che rimane ? la scuola e l’Università. Qui non si intende spendere un euro in più. Quindi stiamocene buoni e zitti, l’amo per i creduloni è stato gettato….tanto nessuno farà rivolte, i corsi faranno sempre più pena, i migliori andranno come sempre ad ingrassare le università del nord europa, il sud europa sempre più simile al sud america….buone ferie a tutti.

  11. Ma l’abilitazione scientifica nazionale è un requisito pe la chiamata del ricercatore di tipo B se è stata conseguita nello stesso settore scientifico-disciplinare per il quale si era titolari di un contratto di cui alla lettera B, giusto?

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