Abbiamo discusso in un precedente post

i motivi per i quali l’impact factor non sia una misura ragionevole dell’impatto scientifico di un articolo o di un autore. La distribuzione delle citazioni presenta delle code lunghe e dunque la media (l’impact factor) di citazioni per articolo pubblicato da una certa rivista non e’ significativa. Qui discutiamo una maniera piu’ efficace (ma tuttavia sempre parziale e limitata come spiegato in dettaglio nel libro) di misurare l’impatto di un autore, l’H-index. Uno scienziato è di indice H se ha pubblicato almeno Hlavori, ciascuno dei quali è stato citato almeno H volte. Nella figura qui a fianco riportiamo la distribuzione dell’ l’H-index di tutti i docenti di fisica nelle universita’ italiane (ordinari, associati e ricercatori — fonte ). Si nota che anche in questo caso la distribuzione si discosta da una Gaussiana: e’ infatti caratterizzata da una “coda lunga” ovvero i valori lontani dal picco della distribuzione sono molto piu’ probabili che nel caso Gaussiano. In breve questo implica che il valore medio, ovvero l’H-index medio di un fisico italiano, non sia una quantita’ ben definita in quanto viene determinata dall’estensione della coda. Pochi valori distanti dal picco della distribuzione possono spostare in maniera significativa la media. Bisogna avere ben presente questo fatto quando si discutono parametri macroscopici che riguardano la valutazione di un’ universita’ o addirittura della produzione scientifica di un intero paese. E’ interessante notare che questo tipo di distribuzioni siano piuttosto frequenti sia nei fenomeni naturali che in quelli sociali, ma le loro implicazioni sono spesso sottovalutate. Per approfondire leggi questo articolo divulgativo.
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