«Abbiamo questa necessità di tante università anche un po’ con la logica dei licei? O non è necessario, anche per creare competizione, creare maggiore qualità? […] E poi ci sono università e università – lo dico anche qui con grande dispiacere da meridionale – ma c’è uno iato enorme fra le università del sud e le università del nord. Uno iato che rischia sempre più di essere amplificato dalla logica di dare contributi maggiori a chi produce meglio. Perché finisce per rendere ancora di più zavorra alcune università, che forse sarebbe proprio il caso, con assoluta chiarezza, di chiudere. E lo dico con dispiacere. […] Io credo che la legge Gelmini sia stata un passo in avanti per molti aspetti. […] io inviterei anche ad avere anche una visione a 360 gradi del sistema universitario italiano che ovviamente ha moltissime zavorre sulle quali bisognerebbe avere il coraggio di liberarsi anche senza essere troppo dipendenti dalla politica. A volte, l’idea di chiudere una università è la stessa cosa di chiudere un tribunale. Perché c’è un piccolo indotto, c’è un fatto di prestigio. Ma ci sono sedi universitarie su cui ovviamente è necessaria una riflessione.» In questi giorni le dichiarazioni di Raffaele Cantone, anche quando sono state virgolettate, non sempre sono state riportate fedelmente. E nemmeno integralmente. Ecco il video e la trascrizione estesa dei passaggi più significativi e controversi del suo intervento presso l’Università di Padova del 16 gennaio 2018.

1. Zavorre che «forse sarebbe proprio il caso, con assoluta chiarezza, di chiudere»

[1:45:00] Abbiamo questa necessità di tante università anche un po’ con la logica dei licei? O non è necessario, anche per creare competizione, creare maggiore qualità? Certo, io sono convinto che tutte le realtà debbano avere anche le rappresentazioni che consentano la possibilità del territorio di essere rappresentato, ma se in una regione come la mia – parlo della mia regione – ci sono tante facoltà di giurisprudenza, c’è qualcosa che non quadra del tutto. Non prendo in considerazione l’altro dei più grandi problemi, le università telematiche, su cui pure andrebbe fatta una riflessione. Riflessione che mi porta a dire persino che forse è arrivato il momento di mettere in discussione un tabù – ma lo dico per provocazione, perché so che non è possibile – il valore legale del titolo di studio. […]

L’idea è che l’università deve fare la sua parte per dimostrare di aver superato quel guado.

E poi ci sono università e università – lo dico anche qui con grande dispiacere da meridionale – ma c’è uno iato enorme fra le università del sud e le università del nord. Uno iato che rischia di essere sempre più  amplificato dalla logica di dare contributi maggiori a chi produce meglio. Perché finisce per rendere ancora di più zavorre alcune università, che forse sarebbe proprio il caso, con assoluta chiarezza, di chiudere. E lo dico con dispiacere.

Nota della redazione. Come percentuale di laureati nella fascia 30-34 anni, la Campania è 267-esima su 272 regioni europee:Come percentuale di laureati nella fascia 25-34 anni, nel 2014 l’Italia è stata superata dalla Turchia. Il Sud e le Isole erano già da tempo dietro la Turchia.

2. «La scelta migliore? No, ma era l’unica scelta da fare»

[1:46:40] Ultimo passaggio. Il tema delle valutazioni. Io, in questo periodo, ho provato a capire per esempio, questa storia delle riviste e del valore delle riviste che conta moltissimo, sopratutto in materie non scientifiche, per esempio nelle produzioni in materie letterarie, nella stessa giurisprudenza. Io ho chiesto a una serie di riviste, sul piano personale, se qualcuno era andato mai a controllare i referaggi. La risposta è “no”. Allora, a che serve? Siamo sicuri che questo meccanismo di avere attribuito, diciamo, un valore quantitativo-qualitativo a questi meccanismi di refer che poi non vengono in nessun modo resi pubblici e non vengono utilizzati o di aver valutato questa posizione tra le riviste sia stata una scelta migliore? Probabilmente no, ma era l’unica scelta da fare! Perché torniamo al punto di partenza. L’idea di una sfiducia nei confronti degli uomini che porta alla iperprocedimentalizzazione.

Io sono contrario all’idea della sfiducia nei confronti degli uomini. Però credo – partendo anche dalla mia esperienza di magistrato, che ci siamo meritati la norma sui commensali abituali – che dobbiamo fare quel passaggio del guado, mostrando di aver superato quel demerito che c’è in una serie di scelte legislative. Perché, signori, la legge del 2010 è una legge punitiva nei confronti dell’università. Ma è una legge punitiva che nasce però da una serie di vicende che purtroppo oggi sarebbe difficile mettere in discussione.

Allora, e chiudo forse qui con uno spot. La logica del piano [anticorruzione] – poi sbagliato, andrà corretto, ci sono cose che possono essere scritte meglio, cose che sono eccessivamente burocratiche, sono d’accordo – ma la logica del piano è proprio quella logica che consente di superare l’ipernormazione. Perché il piano cos’è? Una serie di regole date prima, in base alle quali tu poi puoi fare la valutazione di quello che sai fare. Perché se tu dici “io faccio l’individuazione dei miei docenti con queste regole” e me le do da solo e poi non le rispetto, lì potrebbero sorgere i problemi. Ecco l’idea del piano, passa dall’idea dell’autoregolamentazione trasparente. Perché io credo che questa sia la strada presso cui ci si può incamminare per mettere insieme quelle due parole che appaiono lontanissime: “autonomia” e “rispetto delle regole”.

3. Tasse universitarie? «Un regime assolutamente equo»

[2:10:05] Io credo che abbiamo un regime di tassazione che andrebbe solo migliorato nel garantire meglio il merito, ma è un regime di tassazione assolutamente equo, se teniamo conto poi le classifiche. Perché sarebbe interessante anche vedere quanto costa l’università in certi di quei luoghi indicati, diciamo ai primi posti.

Nota della redazione. Nella maggior parte delle nazioni europee le tasse tipiche sono inferiori a 1.000 € e in molti casi l’università è gratuita (Cipro, Grecia, Germania, Danimarca, Scozia, Svezia, Norvegia, Finlandia). In Europa, le tasse universitarie italiane, che sono tra le più elevate, sono superate da poche nazioni: Regno Unito (Scozia esclusa), Pesi Bassi, Spagna. L’italia è fanalino di coda anche nelle borse di studio e nelle altre misure di sostegno al diritto allo studio. Per altre statistiche e le fonti dei dati, si veda: Abolire le tasse universitarie si può? Ecco cosa dicono i numeri e i confronti internazionali

 

[2:11:15] Io credo che la legge Gelmini sia stata un passo in avanti per molti aspetti. Ma un passo in avanti che sicuramente ha ecceduto nella procedimentalizzazione. Io non credo che siamo ancora arrivati al momento di poterla abbandonare. Quando? È difficilissimo da dire

Però, io ovviamente inviterei anche ad avere anche una visione a 360 gradi del sistema universitario italiano che ovviamente ha moltissime zavorre sulle quali bisognerebbe avere il coraggio di liberarsi anche senza essere troppo dipendenti dalla politica. A volte, l’idea di chiudere una università è la stessa cosa di chiudere un tribunale. Perché c’è un piccolo indotto, c’è un fatto di prestigio. Ma ci sono sedi universitarie su cui ovviamente è necessaria una riflessione.

 

Video dell’incontro L’università casa di vetro (16.01.2018)

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34 Commenti

  1. In Italia ogni tanto per risolvere i problemi si cerca di nominare un Papa, uno che quindi si sente autorizzato a pontificare su tutto lo scibile umano. Cantone è il tipico esempio di uno “santificato” a priori che, anche per impreparazione e limiti personali, ha cominciato a straparlare su molte questioni di cui ha conoscenza limitata.
    Prendiamo l’affermazione
    “A volte, l’idea di chiudere una università è la stessa cosa di chiudere un tribunale. Perché c’è un piccolo indotto, c’è un fatto di prestigio. Ma ci sono sedi universitarie su cui ovviamente è necessaria una riflessione”

    L’assunto esplicito è che le università devono competere e quelle del Sud non sono in grado, quello implicito (esplicito in altri suoi interventi) è che sono corrotte, la sua deduzione CHIUDERLE

    Domanda n.1: Perchè le università, che devono offrire un servizio pubblico di formazione superiore devono “competere”? Devono forse vendere la loro formazione su un mercato privato ? La competizione si fa tra aziende e si misura con fatturati, profitti, investimenti etc… le università pubbliche sono assimilabili?

    Domanda n.2: Premessa: Esiste (sebbene non esclusivo) un ruolo territoriale degli Atenei, allora ha senso chiudere Atenei al Sud e costringere le famiglie del SUD a forti sacrifici economici? Oltretutto, per essere chiari non credo che una triennale al PoliMI offra, in termine di contenuti, tanto di più del PoliBA o della Facoltà di Ingegneria di Napoli, molti contenuti sono standard.
    Sottolineo, cosa non trascurabile, come ciò determinerebbe l’innesco di pesanti meccanismi di esclusione delle fasce sociali meno abbienti.
    Domanda:Allora chi stiamo punendo?

    Domanda n.3 (Paradosso) Se l’ospedale di una citta’ del Sud (la chiamerei Terronopoli) va male e magari i primari sono pure corrotti, che faccio? Chiudo l’ ospedale? Mando tutti a curarsi a Como, Sondrio o Varese ?

    Non sarebbe piu’ logico dire che se una Università va male cacciamo i dirigenti e i Rettori?

    Mi domando da solo: ma queste persone, da cui vengono queste proposte intellettualmente così sofisticate e dotate di cotanto acume e finezza di ragionamento, come le scelgono? Chi ha fatto il Casting? Briatore l’amico di Trump?

    • 1) I soldi non cadono dal cielo, arrivano dalle tasse.
      2) Anche Alitalia credeva di avere un ruolo territoriale, nel frattempo il mondo è andato avanti.
      3) Misura intermedia è tenere solo chi lavora bene (anche se a pensare di applicare lo stesso alle università qui si viene censurati)

    • Certo, poi sarà MarcelloGA a spiegarci che futuro ha un paese che meno laureati di tutti quelli elencati dall’OCSE. Adesso ne abbiamo più del Messico, ma temo che, come già successo con la Turchia, riconquisteremo presto la maglia nera. Meno istruzione per tutti è un bel modo di risparmiare i soldi.

    • La politica (il governo-i governi) occupa il posto che le compete in questa orribile fase storica appunto producendo-promuovendo i cantone e istigando-appoggiando-attuando le “soluzioni” che prospettano. Questo è il ruolo scientemente, sistematicamente e – bisogna dirlo – diligentissimamente ricoperto dalla politica, oggi, in italia ma anche in europa. Con la differenza, tanto per cambiare sfavorevole al nostro disgraziato paese, che, riguardo a università e istruzione, qui le cose vanno/vengono fatte andare ancora e molto più volgarmente, dissennatamente e nocivamente che negli altri paesi europei

    • Purtroppo la politica, nei fatti, sono i politici. Il resto sono auspici, astrazioni, sogni di Platone e alla Platone, il quale infatti riusciva perfino a parlare della politica favorevolmente e con accenti commossi.
      E se si vuole intendere che la politica deve tornare a dirigere (ammesso che l’abbia mai fatto veramente nella modernità) l’economia – lodevole monito e rivendicazione che è ad esempio un Leitmotiv degli interventi di Diego Fusaro -, allora invito di nuovo a guardare i fatti. Che dicono che la politica occidentale (e non solo) si è ridotta da un bel po’ di tempo all’umiliante ruolo di ancilla-serva-sicario dell’economia (intesa come regime del turbocapitalismo deregolato, ovviamente). Del resto, è impossibile non vedere che in questa deriva gregaria della politica si esprime una verità tanto trista quanto decisiva: le leggi della realtà, e quindi la condizione degli uomini, sono così basse che l’oeconomicum è davvero il fondamento, il presupposto e dunque il padrone di tutto e di tutti

  2. Vado controcorrente, nel sito Wikipedia (non controllato) dedicato alla lista delle Università sono elecate:
    -68 Università Statali
    -3 non Statali promosse da Enti Pubblici
    -19 non Statali promosse da Enti Privati
    -11 telematiche riconosciute
    -un certo numero di Istituti per le Industrie artistiche, di Scuole Superiori, di Istituti di alta formazione dottorale e Università straniere (Stato del Vaticano e USA).
    Il numero di studenti iscritti (non riportato l’AA nel precedente link) per Università (91) va da circa 100.000 dell’Università La Sapienza di Roma a 96 per l’Università telematica “Italian University Line” di Firenze.

    In un recente Blog di Roars è ricordato il caso dell’Università di Cassino che con il “borsino” a disposizione del Ministro è stata finanziata in un “accordo di programm” con 10 milioni di euro per la “rottamazione” INPS. E’ sintomatico della “ottimale gestione” delle Università da parte dei vertici accademici e amministrativi? E sulla “ottimale” gestione delle Università si potrebbe aggiungere molto altro.

    Si chiudono o si razionalizzano gli ospedali (o i tribunali dice Cantone) a scala territoriale, perché è un tabù chiudere o razionalizzare le Università? Scrive l’Ecclesiaste (3) tutto è polvere e tutto ritorna in polvere: tranne le Università? Sono immortali? Una volta nate (nel bene o nel male) diventano highlander?

    • Suggerimento di ricerchina su Internet (anche wikipedia va bene): quante universita’ o istituti di tipo universitario hanno la Germania o la Francia? Quanti laureati per anno?

      Dopo di che ci si potrebbe domandare: cosa dovrebbe fare un Paese che volesse restare competitivo rispetto a Germania e Francia (per confrontarsi con popolazioni non troppo lontane numericamente dalla nostra)? Proprio sicuri che ridurre le università vada nella direzione giusta? (uso la parola ridurre perche’ nel mio dizionario non e’ sinonimo di razionalizzare).

  3. “Uno iato che rischia sempre più di essere amplificato dalla logica di dare contributi maggiori a chi produce meglio. Perché finisce per rendere ancora di più zavorra alcune università,che forse sarebbe proprio il caso, con assoluta chiarezza, di chiudere”

    Cioè questo signore prima ammette che c’è lo iato che sarà sempre maggiore grazie al fatto che il sistema toglie ai poveri e regala ai ricchi poi conclude che queste realtà ormai diventate zavorre per il sistema (come se il sistema fatto solo dai di più ricchi potesse funzionare meglio a prescindere) dovrebbero essere chiuse.

    Ma questo signore si rende conto della crassa ignoranza delle sue frasi?

    O solo perché si è a capo del papato di turno si può affermare che la terra è piatta senza timore di essere spernacchiati sonoramente???

  4. Assolutamente nessuna sorpresa. Cantone è totalmente omogeneo – e ha ovviamente avuto il posto che ha perché lo è – all’attualmente (e chissà per quanti decenni ancora) dominantissima ideologia dell’estrema destra neoliberista che stringe in una morsa d’acciaio il vecchio continente, cioè all’ideologia dei due padroni assoluti di italia e italiani (states e UE), delle multinazionali, di JP Morgan e sorelline, del pd=pupazzo, di FI. Su qualsiasi questione, quindi anche sull’università, ragiona allo stesso identico modo. Il suo penoso vangelo di riferimento è: Competizione, Darwinismo Sociale, Primato Devastante Dell’Oeconomicum, Nessunissimo Rispetto Per Lo Specifico Di Ciò Che E’ Cultura

    • Nell’elenchino degli “angeli custodi” del neoliberismo ho omesso confindustria. Omissione molto grave (cui infatti adesso riparo) dato che si sta parlando di cose universitarie, cioè dell’àmbito in cui la detta associazione ha voluto/è stata lasciata disporre a suo piacimento e picchiare a man salva

  5. Il modello corrente che su usa in Italia per discutere i nodi importanti della cosa pubblica, ma specialmente quello che riguarda l’università, richiede di fare affermazioni apodittiche e di rifuggire da valutazioni quantitative.

    Personalmente, trovo che questo modello potrebbe essere utilmente riconsiderato, se non altro alla luce del fatto storico che non siamo piu’ nel medioevo.

    Se si accettasse una evoluzione del dibattito pubblico in questo senso, si potrebbe arrivare ad apprezzare il fatto che esistono facoltà sovraffollate e che producono piu’ laureati di quanti ne servano. Forse si potrebbe addirittura ragionare sul fatto che dovrebbero essere sottoposte a criteri di accesso piu’ stringenti. Ne nomino una su tutte, giurisprudenza, che non mi si accusi di mancanza di chiarezza.

    Nel corrente modello di dibattito, una discussione del genere oggi viene affrontata tramite una serie di proclami del tipo: gli italiani sono litigiosi; la professione di avvocato e’ menzionata nella costituzione; il processo civile sta migliorando; ecc Con l’unico effetto netto che le cose restano come sono.

  6. Il paradosso è che, a volte, Cantone pare più ragionevole di certi personaggi del nostro mondo Universitario. Va da se che la figura dell’autorità anticorruzione è di per sè un istituto di un paese corrotto, ma porca miseria i disastri che abbiamo fatto portano acqua a queste assurde istituzioni. Ad esempio che senso ha tenere aperta una sede come Terni che vive solo di commistione tra l’Università e la politica locale? Quanti casi simili a questo ci sono in Italia. Si finirà che per non chiudere le sedi come Terni, si chiuderà un Ateneo grande del Sud. Se non avremo il coraggio di far salire un dibattito sufficientemente autocritico al nostro interno, qualcuno ci schiaccerà definitivamente come già sta succedendo.

    • Comunque, Terni (buona o cattiva che sia) è un polo di Perugia e non un’università autonoma. Qui stiamo proprio parlando di chiudere atenei, mi sembra di capire dalle parole di Cantone.

    • @De Nicolao. Appunto. Se non abbiamo la forza noi di chiudere le sedi come Terni, arriverà quello bravo, onesto e benedetto da Dio che chiuderà qualche grande Ateneo.

    • Il paradosso è che le idee personali di Cantone sull’ Università e la Ricerca, buone o cattive che siano, dovrebbero valere quanto quelle del mio vicino di casa. Ma Cantone, a differenza del mio vicino, ha risonana mediatica e non si perita di esporre le proprie idee sull’ organizzazione di Università e Ricerca anche nei documenti ufficiali dell’ANAC. Questo è inaccettabile e scandaloso. Le funzioni istitutzionali, incluse li limitazioni di competenza, dovrebbero essere prese un po’ più sul serio che nel caso di partecipazione a talk show.
      .
      La differenza tra chiudere una sede distaccata o un ateneo pensavo dovesse essere chiara a chi vive nel mondo accademico.

    • @Pastore. Non sono così sprovveduto. Tant’è che ho contrapposto l’eventualità di tenere aperto Terni con la chiusura di un Ateneo del Sud. Non occorre fare sempre il Professore Universitario per parlare con gli altri!

    • Anche quello sulle sedi decentrate è un discorso che andrebbe affrontato razionalmente e non per slogan. Valutando caso per caso. Certamente ci sono state e ci sono ancora alcune situazioni assurde. Tuttavia, non dimentichiamo che in molti casi il decentramento ha delle ragioni valide come misura messa in moto a livello regionale per evitare fenomeni di “impoverimento del territorio”, limtazione della dispersione e aumento del numero di studenti e, a cascata, di laureati. Su questi parametri andrebbe valutata la validita’ di una soluzione decentrata. Non su criteri estetici “a priori” di tipo ideologico. Se la valutazione non c’e’, che venga fatta. Ma questo e’ cosa diversa dal considerare qualsiasi decentramento come il male.

      Altro parametro rilevante in questo discorso e’ la dimensione degli atenei. Se uno va a guardare cosa succde altrove, ci si rende conto che ill numero di studenti nelle universita’ straniere con cui ci si vorrebbe confrontare e’ dell’ ordine di quello dei nostri atenei medio-piccoli (Cambridge circa 20000 nel 2016, Oxford 23000, Imperial College 16000, Edimburgo 33000, Utrecht 30000, le varie universita’ di Parigi tra 20 e 30000, Heidelberg 30000, Technische Universitaet di Vienna 30000). Casi di affollamento come i nostri grandi atenei, tra 60000 e i circa 100000 della Sapienza, sono poco fre

    • Concordo con Giorgio Pastore. A volte è questione di aritmetica. Siamo in fondo alle classifiche della percentuale di laureati. Se vogliamo provare ad inseguire le altre nazoni, bisogna aumentare il numero di immatricolati (perché, pur avendo molti abbandoni, anche l'”entry rate” italiana è bassa). Le dimensioni tipiche degli atenei sono quelle ricordate da Pastore. Ne segue che, più che chiudere sedi/università, bisognerebbe pensare ad aprirne qualcuna.

    • (continua, messaggio partito per errore prima della fine)

      … sono poco frequenti (Universita’ di Wienna, 94000 p.es.).
      Considerazioni basate sui fatti, queste, a differenza degli apodittici “bastano 5 o 22 atenei” che abbiamo sentito dire qui in Italia da esponenti governativi e dai soliti circoli dei dottor Stranamore di Confindustria.

  7. @Eriberto.
    “Le scuole per la preparazione al concorso in magistratura, quelle, invece, le teniamo aperte”.
    Il problema delle scuole in prep. al conc. in magistrature è che sono private.
    L’università delega ai privati.
    Cioè, lo stato dice:
    “questo è il concorso in magistratura,
    queste sono le tonnellate di libri,
    questa è la cocaina per studiare anche di notte
    questi sono gli psico-farmaci per resistere perché c’è il pericolo di impazzire (chiedete a chi si prepara il concorso),
    quelle sono le scuole private, perché, a me Stato, non interessa dare una preparazione “pubblica” o “statale”,
    cavoli vostri.
    Ci sono le scuole di specializzazione per le professioni legali, ma,
    evidentemente,
    sono poco efficaci,
    altrimenti non ci si sarebbe affidati in maniera totalizzante (minigonne, scandali ecc…) alle scuole private.
    Avete notato che la politica
    non ha
    né adottato nuove regole per l’accesso in magistrature (nonostante lo scandalo del Consiglio di Stato)
    né le ha promesse in campagna elettorale.
    Non ha cambiato le norme sull’ASN,
    né ha promesso di cambiarle in campagna elettorale.
    Tutto, al massimo, delegato all’ANAC.
    Ecco perché NON andrò a votare.
    Ps: se solo lo scandalo dei prof. di diritto tributario fosse uscito adesso, in campagna elettorale……

  8. Francesco Vissani, PhD:
    Giurisprudenza produce disoccupati alla grande, purtroppo.
    Peraltro, sono diminuite di molto le iscrizioni su base nazionale.
    Secondo me,
    la colpa è della mancata valorizzazione del dottorato giuridico ( e del titolo di dottore di ricerca in generale nei concorsi della Pubblica Amministrazione).
    Se il dottorato contasse molto nei concorsi della PA,
    allora si potrebbe sperimentare un vero collegamento univ-lavoro, cosa che oggi non c’è.
    Ad es., un RTD scaduto,
    che oggi si presentasse ad un Concorso Pubblico,
    con tanto di dottorato e 1000 pubblicazioni.
    partirebbe alla PARI con uno che si è laureato questa mattina (con proclamazione, diciamo, alle 12.30).
    Questo, francamente,
    è uno scandalo, tanto più se il concorso verte su materie giuridiche, ove il candidato è stato RTD o dottore di ricerca!
    Ovviamente questo l’ANAC lo ignora!

    • Grazie anto, anche io vedrei come desiderabile la valorizzazione del dottorato, considerato che e’ il titolo piu’ alto che si possa conseguire nel nostro sistema educativo. Mi sembra ancor meno ragionevole non farlo, considerando che i cittadini pagano gli studenti meritevoli, perche’ intraprendano quel percorso qualificante e possano riuscire a diventare PhD.

      Una parte del problema e’ che alcune discipline privilegiano la specializzazione e – allo stesso tempo – non considerano il dottorato seriamente. Vale per colleghi giuristi che hanno specializzazioni biennali e che considerano particolarmente poco o nulla un dottorato da quanto mi risulta: non ho ancora visto uno di loro che si professi PhD.

      A mio sentire e’ un problema gravissimo e non so cosa Cantone pensi di queste cose, ma, temo che anche lui abbia la specializzazione e non il dottorato. Forse, come tanti altri in Italia, quando pensa all’università pensa solo a quella macchina che sforna i laureati.

  9. @De Nicolao alle 16:52
    Il problema per me non è se il numero delle Università italiane è sovra o sottodimensionato, ma il tono dogmatico (irrazionale?) che appare quando si parla di chiudere o razionalizzare territorialmente le Università. Il dogma o tabù “le Università sono immortali” o intoccabili una volta aperte, mi pare degno di miglior causa e sintomatica mi sembra la criminalizzazione di chi parla a proposito o a sproposito sulla questione. Basta leggersi come viene fatto a fettine il buon Cantone: un incompetente notoriamente quando discetta di Università: l’argomento può essere trattato solo da Universitari, per definizione competenti. Miti e leggende: le Università agli Universitari, Dio gliele ha date e guai a chi gliele tocca.

  10. E’ evidente che se l’università è un servizio pubblico (ed chiaramente lo è) pagato con le tasse dei cittadini, se una università è male amministrata o peggio sede di fenomeni corruttivi la soluzione non può essere chiudere quell’università e quindi non erogare più il servizio ai cittadini della città/territorio di riferimento che comunque hanno pagato le tasse per quel servizio (così come per un ospedale o un tribunale,..) bensì cacciare dirigenti e Rettore responsabili della mala gestione.
    Da questo punto di vista le parole di P. Marcati sono ineccepibili..

    Si pone però il problema che il Rettore, e a cascata il Direttore Generale e i dirigenti, sono stati eletti democraticamente dalla comunità accademica di quell’Ateneo, magari con i soliti criteri clientelari ben noti: promesse di posizioni apicali o deleghe di peso ai detentori di pacchetti elettorali (Direttori di Dipartimento), di posti da ricercatore, di promozioni a PA o PA, ….
    E questo innesca riflessioni imbarazzanti, del tipo che magari i responsabili del malaffare in fondo non solo solo Rettore e dirigenti ma anche non dico l’intero ma almeno la maggioranza del corpo accademico..
    Che forse l’autonomia universitaria richiede una maturità sociale ed etica non sufficientemente radicata in tutto il Paese?
    L’università come microcosmo dei mali dell’Italia e in particolare (ma non solo) di quelli del Sud?

    • Solo una precisazione: direttore generale e dirigenti non sono eletti. Lo è solo il rettore.

    • Precisazione corretta, ma con “a cascata” intendevo che il Rettore di fatto sceglie il Direttore generale il quale poi – valutandoli – influenza fortemente il comportamento dei dirigenti.

  11. @meritator:
    “sede di fenomeni corruttivi”.
    Attenzione, non è l’università la sede di fenomeni corruttivi,
    non lo è il singolo ateneo.
    Lo può essere l’ASN (mi limito, ad esempio, alle inchieste – con tutta la provvisorietà del caso – relative allo scandalo dei prof. di diritto tributario).
    Cioè, è la politica italiana a spingere per la “corruttibilità”,
    poiché essa stabilisce che vi deve essere una commissione nazionale unica di ASN per materia.
    E tutti corrono a fare la corte ai membri dell’ASN, che,
    1) hanno potere di vita e di morte sul candidato.
    2) di regola, hanno i loro interessi, poiché sono stati messi “dentro” all’epoca dai loro maestri, dalle loro scuole e devono fare gli interessi delle varie cordate.
    Nessuna commissione è corrotta,
    ma è a politica che dice alla commissione ASN
    “deve essere corruttibile!”,
    Per cambiare ciò, l’Anac non può fare nulla,
    semmai sono il Parlamento e il Governo, a dover cambiare le regole.
    E siccome non vedo questo nella campagna elettorale,
    si vede che ai partiti sta bene la corruttibilità di cui sopra.

  12. Cantone che è l’espressione tecnico giuridica e ideologica del regime renziano, della cultura del sospetto sui professori universitari e su parentopoli SI. Lui può essere invitato a P.aD.ova. Grillo che da tempi non sospetti si interessa ai temi dell’IA …NO. Grillo è ingobrante. Cantone non è ingombrante. Mai visti (o meglio sempre visti) rettori così supini al potere (a parte quello di Venezia).
    A me non piace né l’uno (cantone) né l’altro (grillo) ma da volteriano liberal avrei accolto entrambi. Ortodossia scientista e subalternità al potere questi i principali mali…

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