Succede che nel Paese delle semplificazioni impossibili, sempre inseguite ma mai conseguite, e l’Università ben sa quanto il filo delle semplificazioni riesca magicamente ad avvolgersi in gomitoli sempre più voluminosi di regole di ogni colore, spessore e lunghezza, una semplificazione riesca.

È quella che consente di chiamare, nei ruoli di professore e di ricercatore universitario, coloro che hanno ottenuto significativi titoli di merito scientifico in ambito europeo ma anche nazionale. Non proprio un rientro dei cervelli, ma qualche cosa di diverso, almeno potenzialmente.

La scorsa estate, con il cd. “Decreto del Fare”, ossia con l’art. 58, comma 3, della legge 9 agosto 2013, n. 98, si modifica ancora una volta la norma (l’art. 1, comma 9, della legge 230/2005) che disciplina le cosiddette “chiamate dirette”, facendola oggetto di una semplificazione dedicata solo ad alcune figure, ossia a coloro che risultino vincitori di specifici programmi di ricerca di alta qualificazione finanziati dall’Unione Europea o dal domestico Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Loro, e soltanto loro, potranno essere chiamati direttamente, ovvero “per direttissima”, presso gli Atenei, sulla sola base della proposta che formulata dall’Università interessata e del nulla osta che eventualmente darà il Ministro, sempre che, continua a precisare la legge, i programmi dei quali sono vincitori rientrino fra quelli identificati, sentiti l’Anvur e il CUN, con apposito decreto ministeriale.

Non è dunque più necessario alcun filtro, in particolare non occorre più acquisire il parere di commissioni composte da docenti del settore. Sarà appunto sufficiente, per entrare nei ruoli universitari, la proposta dell’Università, che potrà anche avvalersi di finanziamenti appositi, e il successivo nulla osta del Ministro.

Una semplificazione che eviti complicazioni amministrative e burocratiche per favorire un “merito” che si favorisce anche attraverso lo stanziamento di 5 milioni di euro ad hoc nell’FFO.

Un merito che, dice la legge, sarà comunque garantito, quasi accertato ex ante, grazie al decreto ministeriale che stabilisce quali siano questi speciali programmi che danno titolo a diventare anche professore ordinario senza passare attraverso i labirinti delle abilitazioni e le porte oscure, si spera non blindate, dei reclutamenti locali.

Tutto è pronto, tutto è già operativo. Manca però qualche cosa: il decreto ministeriale che stabilisce in quali casi è possibile questa immissione nei ruoli dei professori e dei ricercatori universitari “per direttissima”.

Per meglio dire, un decreto c’è: è il DM 1 luglio 2011, n. 276 che però è “scaduto”. L’art. 5 di quel decreto prevede infatti che debba essere rivisto ogni due anni. Siamo a novembre 2013 e il nuovo decreto non c’è. O non si vede.

Che sia stato reso ultrattivo? Al nostro legislatore non bastano, infatti, le tante nuove regole che scrive, e quello universitario è tra i più prolifici, tanto da essersi nulla risparmiato negli anni, ma alcune regole le rende anche ultrattive benché “scadute”. Sarà anche questo il caso? E se lo è può diventare un problema per il “merito”, quello vero?

Cerchiamo di capirlo e, se ci è consentito, narrarlo, nello spirito di una collaborazione “dal basso”, anche al Ministro Maria Chiara Carrozza e ai suoi più diretti collaboratori.

Primo indizio: Il decreto “scaduto”, il DM 1 luglio 2011, n. 276, è stato scritto quando si prevedeva che anche le chiamate dirette per queste particolari figure dovessero passare il vaglio di un’apposita commissione di docenti del settore, chiamata a rendere un parere di “merito”. Un decreto che perciò poteva concedersi qualche indeterminatezza in più, perché vi sarebbe stata comunque una valutazione o verifica successiva, atta ad assicurare che le sue indicazioni fossero utilizzate davvero per premiare “il merito”.

Secondo indizio: Il decreto identifica questi programmi guidato dalla preoccupazione, così si legge nelle sue premesse, di

assicurare un’applicazione […] coerente con la ratio dell’istituto della chiamata diretta

e anche per questo prevede di dover essere rivisto e riscritto ogni due anni,

con particolare riferimento all’identificazione di programmi di ricerca europei.

Già perché i programmi di ricerca europei evolvono, cambiano le loro impostazioni, cambiano le loro denominazioni; tanto che quelli identificati oggi nell’art. 4 del decreto non è detto che corrispondano ai nuovi o comunque a tutti i programmi di ricerca europei che possono o non possono dare un titolo alla chiamata, oggi “per direttissima”, “coerente con la ratio dell’istituto”.

Terzo indizio: Il decreto del luglio 2011 non tiene ovviamente conto neppure delle modifiche intervenute nei programmi di ricerca finanziati dal MIUR. Ad esempio: la scomparsa della linea 3 nei programmi finanziati dal FIRB, espressamente considerata dall’art. 3, lett. b) del decreto, renderebbe necessario ripensare i possibili sbocchi delle altre linee. Sicuri che non sia cambiato nulla? Che non siano necessari adeguamenti a queste modifiche?

Quarto indizio: il decreto non rende chiaro in base a quali criteri certi debbano e possano identificarsi, specie nell’ambito di progetti di ricerca europei molto articolati e affidati a consorzi, i cosiddetti vincitori ossia gli investigatori principali che, in quanto tali, possono essere chiamati nella posizione di professore associato o, nel caso di “progetti di grande rilevanza”, anche in quella di professore ordinario.

Quinto indizio: non esistono criteri in base ai quali sia possibile stabilire d’ufficio e automaticamente, quali siano questi “progetti di grande rilevanza” che danno titolo, per gli investigatori principali, ad essere chiamati “per direttissima” nel ruolo di professore ordinario. Chi e come lo deciderà?

Cinque indizi per un dubbio: a chi spetterà superare queste incertezze e risolvere queste ambiguità presenti nella formulazione del decreto “scaduto”, per sincerarsi che davvero si vada a premiare il “merito”? Al Ministero e/o al Ministro? Si può davvero immaginare che rientri nelle competenze della burocrazia ministeriale e dell’autorità di governo effettuare queste valutazioni in perfetta solitudine burocratico-governativa?

E come deciderebbero? In base a quali criteri? Quelli dell’interpretazione che il Ministro e gli apparati ministeriali ne daranno in relazione ai “singoli casi” dei “singoli interessati” per i quali le “singole” Università formuleranno (o stanno già formulando) una proposta, sulla base di procedure a loro volta indefinite e che le “singole” Università si danno?

Di qui la domanda: Ministro Carrozza, perché sia “vero merito” non sarebbe il caso che, fra le tante norme che si scrivono e si riscrivono, sempre più spesso “in urgenza”, si riscrivesse anche questa, o almeno la si rivedesse così da rendere certi e noti a tutti i criteri e le condizioni della “chiamata per direttissima” così che, specie dopo il venire meno di ogni filtro, sia davvero possibile garantirne un’applicazione “coerente con la ratio” della corsia preferenziale dedicata a queste figure, ossia con il merito che, in quanto tale, merita “semplificazioni”?

Il CUN raccomandò al Ministro di adeguare il Decreto, in chiusura dell’ultima sua raccomandazione sul tema. ANVUR ha taciuto e tace, ma si sa che ha molto da fare. Sarebbe però ora che qualcuno si occupasse fattivamente della questione.

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35 Commenti

  1. Ecco, vedete? Per chi “può”, niente abilitazione nazionale, niente nuovo concorso con commissione sorteggiata nazionalstraniera, dopo 10 anni di promesse mentre sostituivi ad esami, lauree, lezioni, ricevimenti i vari ordinari di turno, tenendo dietro anche ai tuoi corsi, pagato meno della metà di un ordinario. Ma una bella autostrada, da percorrere fresco, fresco, arrivando dall’estero, da fuori, mica come quegli sfigati che hanno tenuto in piedi la baracca dell’università italiana per due lire, che ora, stando ai soloni del concorso continuo, dell’obbligo di trasferirsi (e chi paga?), del sorteggio anche per la toilette, questi poveracci dovrebbero addirittura farsi da parte perché sono dei miseri interni, dei lebbrosi locali, e dare il proprio posto a chi uno studente italiano non l’ha mai visto neppure col binocolo, perché era un grande cervello all’estero. Vergognatevi!!! La chiamata diretta, senza ulteriori oltraggiosi filtri, ci vuole anche per chi ha ottenuto l’asn.

    • micheledanieli: “Ma di quante persone stiamo parlando? 10? 15?
      Una élite ristrettissima, che impegna il legislatore e gli esegeti.”
      ============================================
      Sembra che siano ben più di 10-15. Il CUN (http://www.cun.it/media/117378/mo_2012_09_28.pdf) segnala che nel solo 2011 gli erano pervenute oltre 100 (cento) proposte di chiamata diretta (10% prima fascia, circa 45% seconda fascia, restante 45% RTD di tipo A e B), così articolabili:

      oltre il 50% di proposte di chiamata di studiosi impegnati all’estero;
      oltre il 20% di proposte di chiamata per vincitori di progetti FIRB;
      circa il 15% di proposte di chiamata di vincitori di progetti europei;
      circa il 15 % di proposte di chiamata per beneficiari dei programmi di rientro dei cervelli.

      Nel primo semestre dell’anno 2012, le proposte erano 70 (25% prima fascia, 60% seconda fascia, 10% RTD di tipo A e B) con proporzioni del tutto analoghe di studiosi impegnati all’estero e rientri di cervelli.

  2. Premetto che ho un conflitto di interessi essendo stato recentemente proposto dalla mia Universita’ per la chiamata diretta da PO in quanto vincitore di un ERC Advanced Grant nel 2013 per un finanziamento di circa 2Meuro. A giudicare dai post che leggo sono anche considerato uno ‘che non ha mai visto uno studente italiano neanche con il binocolo’ e parte di una ‘elite’ che fa perdere tempo al legislatore.

    Sono un po stupito del vostro tono derisorio per quanto riguarda il programma delle ‘chiamate dirette’ che a me sembrava [per ovvi motivi :)] uno spiraglio di de-burocratizzazione nei meandri del nostro sistema di reclutamento. Tra le righe mi sembra che il vostro messaggio sia: “il solito programma che premia, senza valutare, gli amici del MIUR”. Pensate che per vincere un ERC sia necessario avere amici al MIUR? oppure siete semplicemente contrari al programma di ‘chiamate dirette’?
    In questo secondo caso sarebbe meglio scriverlo chiaramente e semplicemente dire che il ‘merito’ va bene, ma solo quando viene valutato da chi ci si fida (ASN? CUN?). Pensate che l’n-esima commissione del CUN fatta da 3 o 5 ordinari possa valutare se un progetto ERC sia di grande rilevanza o meno e quindi sia abilitante per la chiamata diretta? Cosa intendete quando scrivete ‘non e’ piu’ necessario nessun filtro’? date l’idea sbagliata che il Ministro si possa svegliare e nominare PO o PA chiunque. Ma non e’ cosi’. Parlate di merito ex-ante, e di decisioni prese in ‘solitudine burocratico-govenrativa’! Senza magari aggiungere che per vincere un progetto ERC serve presentare due dossier alla EU, si ricevono dagli 8 ai 10 referaggi e (per alcune tipologie) si e’ sottoposti ad un colloquio di fronte ad una commissione di esperti di altissimo livello internazionale su cui e’ difficile avere dubbi. Il tasso di successo degli italiani e’ il 5%, la maggior parte sono gia’ PO. Se per voi questo significa essere selezionati in ‘solitudine burocratico-governativa’ ed essere immessi in ruolo per direttissima! Il finanziamento che portano i vincitori ERC al sistema paese e’ maggiore dell’intero PRIN (saremo una ‘elite’ come dice uno dei post, ma almeno siamo utili!). Una volta che il Ministero e i ‘baroni’ che controllano le abilitazioni avevano mollato l’osso e compreso che per attirare (o non far fuggire) certe professionalita’ e’ necessario reagire in tempi brevi e offrire un incentivo (come si fa in tutti gli altri paesi in Europa). Una volta che il Ministro ci aveva messo la faccia e preso la responsabilita’ di dire che i vincitori di alcuni programmi internazionali vanno premiati e le Universita’ vanno invogliate a chiamarli, voi invece protestate e chiedete “commissione! dateci un altra commissione!”

    Vogliamo rendere le ‘chiamate dirette’ un po piu’ ‘in-dirette’? e fare attendere anni agli interessati, disincentivando a muoversi in entrata verso l’Italia o incentivando ancora di piu’ l’esodo verso l’estero di chi puo’ andarsene? immagino che sappiate che siamo il paese in Europa con il piu’ alto tasso di vincitori di Starting Grant ERC che se ne vanno all’estero. Ci sara’ un motivo? Forse attendevano il CUN? Sappiamo bene che nel nostro paese per non applicare una legge o una normativa e’ sufficiente sottomerla al vaglio preventivo di una ‘commissione di esperti’. L’utilita’ di una commissione si decide in base al tasso di idonei e non idonei che sforna. Sarebbe interessante sapere quanti vincitori ERC non sono stati ‘validati’ dalle commissioni CUN nel passato. Evviva il paese delle ‘semplificazioni impossibili’. Evviva l’ennesima commissione CUN che risolvera’ tutti i nostri problemi. Luca Biferale

    • Caro Luca,
      .

      il punto non e’ tenere fuori quelli che hanno vinto ad esempio un ERC quanto piuttosto evitare che questa diventi l’unica forma di reclutamento.

      .

      (NB un conto e’ l’ERC e un conto e’ tutto il resto ….)

    • Calma, calma.
      Sono da sempre a favore della chiamata diretta, e della responsabilizzazione di chi la effettua.
      Se appartenere a una “élite ristrettissima” per lei è un problema, mi dispiace molto, ma io non so che farci e non credo sia colpa mia.
      Si goda i suoi milioni di euro e le sue possibilità di ricerca.
      Lo dico senza ironia, spero che (al pari dei suoi colleghi altrettanto meritevoli) venga chiamato al più presto e nella maniera più semplice possibile. E che una volta incardinato, tuoni con altrettanta enfasi a favore del popolino piccolino di ricercatorini che paga un pochino del suo stipendione.

    • cara Michela Danieli, scusi se insisto ma sono costretto a precisare una cosa che forse non le e’ chiara. Il grant serve per la ricerca e non per pagare il mio compenso (non vorrei che oltre che il MIUR anche l ADE si interessi ai vincitori di ERC :)). Le diro’ di piu’: i post-doc che lavorano sui progetti ERC, esempi di quelli che lei chiama in modo dispregiativo il ‘popolino piccolino dei ricercatorini’, percepiscono uno stipendio simile o spesso piu’ alto degli stessi vincitori del grant! Le sembrera’ impossibile ma e’ cosi! Purtroppo in entrambi i casi si tratta di uno ‘stipendino’ e non di uno ‘stipendione’.

    • Non vedo nessuno “stipendione”:

      lo stipendio iniziale di un PO post gelmini è circa 70 kEuro lordi nella dichiarazione dei redditi.

      A me sembra pochissimo per uno che gestisce un progetto di 5 anni di 2000 kEuro.

      I soldi del progetto europeo NON vanno in tasca al principal investigator, ma per pagare attrezzature e stipendi (solitamente piuttosto alti) dei collaboratori assunti.

      In USA i prof. possono utilizzare i fondi di ricerca per auto-pagarsi fino a 3 mesi di stipendio. In Italia NON SI PUO’.

    • Carissimi Biferale e Salasnich,
      vi sentite offesi e mi dispiace. Io non voglio offendere nessuno, tanto meno la “manovalanza” della ricerca. Figuriamoci. L’ho fatta tanti anni.
      Ma temo che il nostro sia un dialogo tra sordi.
      Cosa posso rispondere a chi giudica “pochissimi” 70mila euro?
      Meglio che ne parliate tra di voi.

    • Una domanda: ma se sei riuscito a vincere un ERC hai sicuramente un ottimo CV (condizione necessaria) quindi per te mediane e abilitazione saranno a portata di mano…perché non passare tutti dalla stessa porta? Le eccezioni mi spaventano sempre: spesso aprono porticine…

    • Nel Veneto, in media, lo stipendio di un “dirigente” di una azienda privata medio-piccola è più di 70 mila euro LORDI al mese.

      In Italia, lo stipendio di un qualunque “dirigente medico di primo livello” che lavora in Ospedale è di gran lunga superiore ai 70 mila euro LORDI al mese. E questo viene pagato sempre.

      Basta fare due click su internet per saperlo.

  3. segnalo a titolo di curiosità la recente emanazione di un regolamento per il reclutamento di una grande università italiana (pubblica), che prevede (copio) nel suddetto regolamento che “Alla chiamata diretta per assegnisti vincitori di bandi individuali ERC, Firb, Marie Curie si è aggiunta la possibilità di chiamata diretta come ricercatori a tempo determinato ‘lettera b’ o professori associati per i vincitori di progetti ERC Starting / Consolidator Grants che scelgano Ca’ Foscari come Host Institution”, il che istituisce chiaramente l’equazione: vinci un ERC “base” (starting o consolidator), se lo impianti da noi (sono portabili) ottieni la posizione di professore associato.

  4. In passato ho già scritto su questo tema, e non voglio essere ripetitivo. Ricordo soltanto che la gestione delle chiamate dirette negli ultimi anni è stata DISASTROSA e l’attuale Ministro ha più volte dichiarato di volerla riformare. Qualsiasi procedura che riduca il carico burocratico e snellisca le procedure sarà benvenuta. Il MIUR (e il CUN, aggiungo) si sono dimostrati assolutamente inefficienti, e meno gestiscono meglio è.
    L’attuale vuoto normativo però è deleterio, in quanto ci sono diversi vincitori del Rientro dei Cervelli e delle borse Montalcini che stanno pianificando le proprie scelte di carriera con i contratti in scadenza fra pochi mesi. Non avevo interpretato il post come una critica a priori del sistema della chiamata diretta. (Spero di non essermi sbagliato.) Mi sembrava invece una legittima richiesta di chiarire al più presto quali criteri saranno adottati, e di fare partire i bandi entro breve. Altrimenti anni di sforzi e investimenti saranno vanificati, perché tutti torneranno all’estero.

  5. Premesso che mi sento molto solidale con chi, come micheledanieli, trova l’argomento poco avvincente, mi sento in dovere di contribuire comunque alla discussione con qualche elemento conoscitivo che sembra parzialmente sfuggito ai commentatori precedenti.
    Il CUN (chiamato in causa indebitamente e direi quasi ritualmente) ha più e più volte CONTESTATO i vari meccanismi proposti per le chiamate dirette (ci sono almeno quattro diverse versioni della norma a partire dal 2005). In relazione alla versione attualmente vigente, il CUN ritiene che non si tratti tanto di “abolire” le chiamate dirette quanto di ricondurle a una modalità di reclutamento “standard” che rimuova il sospetto di un canale privilegiato di reclutamento.
    Questo risultato si otterrebbe abbastanza semplicemente prevedendo che la commissione incaricata di approvare (o disapprovare) le proposte di chiamata diretta sia la stessa che già esiste ed è preposta alle abilitazioni (ovviamente operando con modalità “a sportello” e non sulla base di un bando, metodo che peraltro a regime potrebbe applicarsi a tutti i candidati, come nei paesi civili, visto che non si tratta di valutazioni comparative ma del superamento di soglie). Ovviamente la commissione userebbe i propri criteri prefissati e quindi il rischio di “chiamati diretti” non meritevoli di abilitazione sarebbe del tutto soppresso.
    Peraltro gli abilitati sono in realtà già ora passibili di “chiamata diretta”, con le modalità previste dall’Art. 24 della Legge 240 che per certi aspetti sono addirittura più semplici di quelle previste dall’Art. 29 in quanto non occorre la ratifica ministeriale.
    Biferale e Salasnich hanno ragione nella sostanza (chi ha vinto un ERC advanced grant non dovrebbe essere sottoposto a un ulteriore “esamino”) ma non tengono conto del fatto che non sempre è ovvio “chi” ha vinto “che cosa”, e il passaggio attraverso una commissione competente è quindi purtroppo indispensabile per il controllo di legittimità, non per quello di merito. Abbiamo già un’ampia casistica di situazioni in cui cui rinviare a un burocrate ministeriale l’interpretazione del ruolo scientifico del candidato nel progetto, e quindi la decisione di legittimità, come sta avvenendo ora, non è certo la soluzione migliore.

  6. Come espatriata, che di tanto in tanto volge lo sguardo all’Italia, vorrei inserirmi un attimo nel dibattito. Trovo giustissimo che anche le Università italiane possano – senza filtri nazionali (che siano essi ASN o CUN) – cercare di attrarre professionalità che hanno GIA’ DIMOSTRATO il loro valore e faccio i complimenti al Prof. Biferale: cercare di attrarre professionalità è proprio ciò che fanno le migliori Università estere. Quella che l’ articolo definisce “chiamata per direttissima” non è altro, a mio modesto parere, ciò che dovrebbe essere la normalità fra Università che competano le une con le altre per attrarre studiosi di valore. Qui in UK, capita, spesso, che accademici di una Università vengano contattati da una diversa Università che li invita a spostarsi in quest’ultima: molto semplicemente, ciascuna Università vuole migliorare il proprio ranking nelle varie classifiche (come REF e NSS) e va ad attrarre coloro che crede abbiano le qualità per aiutarla a fare ciò. Per questo motivo, il regolamento della Cà Foscari segnalato da ecolombo mi sembra un incentivo davvero molto intelligente: dire che basta vincere uno di quei grants per ottenere una chiamata diretta da associato (spero, per i vincitori, senza filtri nazionali) significa dire, niente più e niente meno, ciò che direbbero tante Università estere. E secondo me ha perfettamente ragione anche Francesco Guala: ad esempio, se un vincitore di un programma di rientro dei cervelli avesse già raggiunto una posizione stabile all’estero (non, quindi, una borsa o contratto post-dottorale a tempo determinato), non mi sembra che questa persona sarebbe privilegiata se disponesse di un canale specifico per riavere lo stesso tipo di posizione in Italia su valutazione positiva dell’ Università che (eventualmente) lo vorrebbe. Mi pare, anzi, che ciò sarebbe abbastanza logico, se vi fosse una vera intenzione di incentivare la “mobilità in entrata”. Personalmente credo – anche qui, sono d’accordissimo con il Prof. Biferale – che i filtri nazionali vadano bene, purtroppo, solo per chi ha solidissimi legami “intuitus personae” con i circoli dell’accademia italiana e può contare su una cooptazione su base personale, che probabilmente è forte soprattutto nelle scienze sociali, giuridiche ed economiche. Mi sembra che, almeno per queste aree scientifiche, la frase “baroni che controllano l’abilitazione” dipinga perfettamente la realtà (stavo osservando gli esiti della ASN per certe aree giuridiche come diritto commerciale, dove, ad esempio, un candidato che ha insegnato ed insegna in Università tedesche è stato bocciato e la sua esperienza estera è stata svalutata dalla Commissione a “insegnamento in scuole superiori all’estero”!). Forse, nei settori delle scienze “dure” – fisica, chimica, matematica, ingegneria, etc.. – l’idea del Prof. Rossi potrebbe funzionare (non saprei dirlo), ma non in rami come le scienze giuridiche (e, credo, sociali in generale), dove, per chi proviene dall’estero o comunque non appartenga alle potenti “scuole” italiche, avere filtri nazionali potrebbe significare entrare in un territorio a priori ostile, cioè quello dei baroni-caposcuola che vedono i filtri nazionali come uno strumento per far avanzare i propri allievi. A quanto mi risulta, la frase “baroni che controllano le abilitazioni” è quindi veramente appropriata, almeno in certi settori. Più in generale, a mio modesto parere la domanda da farsi è questa: nei Paesi che attraggono di più i talenti italiani in fuga, i filtri nazionali esistono o meno? A quanto mi risulta, in quei Paesi questi filtri non esistono e sono sempre le singole Università ad assumere “per direttissima”, cioè su propria valutazione indipendente, per migliorare la propria posizione competitiva ed attrarre più finanziamenti, più studenti etc..

    • Vincere un ERC non è cosa da poco. Però ci sono dei casi che andrebbero analizzati più da vicino. Se uno pubblica sempre come primo o ultimo nome, perchè sono in due (al massimo in tre): uno è PO e l’altro è un giovane. Il giovane applica all’ERC e lo vince. Chi avrà scritto il progetto? Il giovane o il PO?
      Bo?
      Sarà il caso di valutare un pò meglio prima di chiamare il giovane come PA?

    • E’ certamente vero che alcuni vincitori di ERC starting fanno capo a PO che hanno ottenuto essi stessi un ERC advanced.

      Fa parte del “gioco” al quale stiamo giocando:

      se un gruppo è eccellente è probabile che sforni diverse eccellenze (interpretazione però secondo alcuni “troppo paraculica”).

  7. Scusate ma io non vedo il problema. Questa eventuale persona chiamata per “direttissima” ha già dimostrato di poter dare un reale beneficio all’Italia (di fatto si è pure già pagato i suoi stipendi da qui alla pensione). Basta saper fare di conto per vedere che è una scelta ovvia….

  8. … altro che CHIAMATE PER DIRETTISSIMA!!!
    IL PUNTO NON E’ ABOLIRE LE CHIAMATE DIRETTE MA MIGLIORARE IL DECRETO PROPRIO CON L’INTENTO DI SALVAGURADARE LE ECCELLENZE E TUTELARE MAGGIORMENTE COLORO CHE SI SONO DISTINTI PER MERITO.

    Approfitto della discussione nata sul tema degli ERC per fare un appello: in questo clima i profondo disagio che stiamo attraversando cerchiamo di mantenerci lucidi e di cooperare anziché farci un a guerra idiota senza quartiere!

    Pertanto, inviterei coloro che sono male informati sui parametri per le selezioni ERC e/o sui decreti precedentemente menzionati a non intervenire con commenti imprecisi, nonché mistificatori ed intrisi di illazioni insopportabili.

    Sono vincitrice di uno Starting grant ERC (1.5 milioni di euro per 5 anni di ricerca) e anche se la cosa può destare stupore, vista la cultura della diffidenza dilagante e indiscriminata che oramai imperversa, vi posso assicurare che il criterio di selezione adottato per gli Starting e gli Advanced grant è inequivocabilmente l’eccellenza.

    Vorrei però chiarire con fatti concreti che non mi sono stati raccontati ma che ho vissuto in prima persona, alcuni elementi che sono emersi da certi commenti che ho letto:
    1. Non basta un progetto scritto bene ed un CV ben nutrito per vincere una selezione ERC Starting o Advanced. Ci sono due fasi: dopo la prima selezione sulla base del proposal e del CV del candidato segue una seconda fase, in cui sei faccia a faccia, da solo (e non sono ammesse controfigure), davanti ad un pannello internazionale di esperti composto da almeno 16 reviewers.
    2. Io (come altri) ho subito un’intervista estenuante in cui ho dovuto dimostrare competenza, capacità gestionale, indipendenza e soprattutto autonomia. Per esempio si valuta molto positivamente una produzione scientifica dell’aspirante PI StG non in co-authorship con il mentore scientifico (caratteristica che in Italia è una rarità come dimostrato dai CV di chi normalmente vince i concorsi).
    3. Cosa ho dovuto fare dunque per riportare (ahimè)nel suolo natio 1.5 M€?
    Ho ‘semplicemente’ convinto la commissione di essere all’altezza del progetto che ho presentato. Punto! Non credo che in Italia esista alcuna selezione minimamente paragonabile. Amicizie e parentele in Ateneo, al MIUR, al governo o dove si voglia a certi livelli ed in certi contesti, per fortuna, non contano!
    4. Vorrei anche precisare che dopo il grant, a cui ho applicato da precaria, ho avuto un t.d. di tipo A (DUNQUE RESTO UNA PRECARIA) e mi pago lo stipendio sui miei fondi.
    Il mio compenso è quello di un normalissimo t.d. d’ateneo. Strano a credersi vero? Infatti, eppure è così!
    5. Certo, mi rendo conto di descrivervi una realtà bislacca visto che, a parità di stipendio, ricercatori come me non gravano su fondi locali (anzi contribuiscono produttivamente all’economia italica in vario modo portando fondi dall’Europa) oltre a svolgere sia i compiti istituzionali (didattica, etc) che quelli onerosi dell’essere PI di un progetto di ricerca quinquennali che fa girare cifre enormi e dà da lavorare ad un bel po’ di persone (che paradossalmente possono percepire compensi più alti del PI stesso perché, ad esempio come assegnisti, non sono soggetti ai massimali retributivi che la normativa vigente prevede per i ricercatori).

    Adesso spero di aver placato lo stupore e l’incredulità di alcuni!

    Un’ultima cosa, a chi insinua che noi si tema di affrontare altre selezioni in Italia rispondo con un sorriso!
    Non è che abbiamo paura (io per esempio a scanso di equivoci ho appena conseguito l’ASN) ma forse è solo che pensiamo di aver già dato. O no?

    Mi spiace davvero constatare che siamo considerati un fardello proprio da tutti quanti!
    Purtroppo è un triste ricorso storico che disegna la natura schizofrenica di questo nostro Paese che al tempo stesso crea e distrugge la sua parte migliore!

    • Al di là del caso personale, torno a dire che i cervelli in fuga amano definirsi eroi senza macchia, ma poi per lo più svernano nei ministeri per avere il codicillo ad personam.

  9. Sottoscrivo in toto.
    Rispondo anche brevemente a Paolo Rossi: so bene che il CUN ha criticato ripetutamente le procedure che più sopra ho definito “disastrose”. Ma non ha mai ceduto su un principio che evidentemente ritiene fondamentale: che chi entra in Italia debba passare atraverso il filtro dei settori scientifici disciplinari. Così anche coloro che ricoprivano già un ruolo equivalente all’estero hanno dovuto avere l’approvazione delle commissioni CUN: 14 mesi per dirmi che potevo fare il professore associato. In Gran Bretagna se n’erano già accorti qualche anno prima, e se non erro ci sono leggi dello stato che sanciscono l’equipollenza dei ruoli in ambito europeo.
    Per questo dico che tutti – CUN compreso – devono darsi una regolata. Anzi, una de-regolata. Altrimenti continueremo ad affondare nelle norme e nei cavilli.

  10. Non per polemica ma solo per chiarezza:
    i 14 mesi cui si riferisce Guala, e che hanno afflitto non solo lui ma anche tanti altri, non sono dovuti né al CUN (che ha sbrigato la pratica in mezz’ora appena l’ha ricevuta) né alla commissione, qualunque sia il tempo che essa ha impiegato, ma al meccanismo ministeriale di assegnazione dei fondi, che comporta l’attesa che TUTTE le pratiche si siano concluse prima di effettuare la ripartizione. Visto che i fondi per le chiamate dirette sono “sottratti” al fondo di finanziamento ordinario, basterebbe assegnarli direttamente agli Atenei e prevedere, come del resto indica la Legge 230, che siano gli Atenei stessi a pagare le chiamate, come del resto qualunque altro reclutamento, e come vorrebbe la logica dell’autonomia. A quel punto un meccanismo a sportello, con o senza commissione (badate che non tutte le richieste sono limpide come quella di un vincitore di ERC advanced grant), funzionerebbe senza particolari intoppi.
    Sempre per chiarezza e a scanso di equivoci e di retropensieri: il CUN sarebbe FELICE di non doversi occupare mai più di chiamate dirette, se avesse la certezza che qualcun altro se ne occupa seriamente.

    • Sono d’accordo con tutto quello che dice Paolo Rossi.
      Rilevo soltanto che non mi sembra che questa sia la posizione del CUN, per lo meno non quella che appare nei documenti ufficiali. L’ultimo intervento sulle chiamate dirette per esempio è dedicato quasi interamente a sottolineare l’anomalia che comporterebbe la sottrazione ai SSD di questo canale di reclutamento (https://www.roars.it/online/il-cun-suona-lallarme-sulle-chiamate-dirette/). Il documento non fa proposte, ma l’interpretazione appare ovvia. Se la posizione del CUN non è la difesa dei SSD, e se appoggia proposte come quella di Paolo Rossi, dovrebbe renderlo pubblico.

  11. Sarà. C’è però un punto che mi sfugge. Se l’Italia è questa sentina di vizi e corruzione perché i cosiddetti “cervelli” in fuga ci tengono tanto a tornare (spesso andando a ricercare l’aiuto di vecchi compagni di scuola con papà sottosegretario o simili)?
    Un capitolo a parte, poi, meriterebbero quelli che hanno fatto domanda per far parte delle commissioni ASN.

    • Beh. C’e’ gente alla quale tutto sommato l’Italia piace. In Italia si mangia meglio, si gioca anche meglio a calcio, e si parla in Italiano (tranne che in Veneto).

      Io per esempio nel 1997 ho rinunciato ad una “Marie Curie Individual” che avevo vinto per andare in Francia ed ho preferito una borsa INFM per Milano (che per me è stato come andare all’estero…).

      Inutile dire che l’importo della fellowship europea era 4 volte superiore di quella italiana…

    • E vabbe’, ma se ci metti l’alberghetto, il ristorantino quotidiano a Parigi, i viaggi settimanali per mamma e fidanzata, l’importo 4 volte superiore te lo fumi. Quindi secondo me hai fatto bene a scegliere Milano.

    • Era a GANIL (Caen, Normandia), dove il costo della vita è bassissimo e tutto è fermo agli anni 70.

      Se avessi proseguito con la “fisica nucleare teorica” in Francia sarei rimasto li, dato che
      non avevo “agganci seri” per un possibile ritorno in Italia. Tra le altre cose il referendum anti-nucleare ha tagliato in Italia diversi posti di insegnamento universitario di Fisica Nucleare, in particolare ad Ingegneria.

      Meglio quindi provare a riciclarsi come “teorico della materia condensata” a Milano (visto che come “analista numerico” al dip. di Matematica a Padova mi sentivo a disagio).
      Sembra che abbia fatto bene i conti: il settore fisica della materia (che domina il resto del mondo) in Italia è ancora minoritario, ma cresce…

  12. Ho letto questo articolo “..finto merito per direttissima”.
    Quale sarebbe il “vero merito”, quello dell’ ASN ? In interi settori, emerge che l’ ASN si sta rivelando una spartizione di famiglia fra scuole accademiche (vedere in particolare ciò che sta accadendo nell’area giuridica, soprattutto diritto tributario e diritto commerciale, e nell’area sociologica). Se la vincita di un “grant” (con tutto il tempo che comporta anche per concepire un progetto e dimostrarne la validità) è finto merito, allora l’ ASN é doppiamente finta.

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