Secondo la classifica Quacquarelli Symonds (QS) a Siena sarebbe successo qualcosa per cui in un anno si sono perse 220 (duecentoventi) posizioni in classifica. Ma anche Pavia e Torino sono crollate di oltre 150 posti uscendo dalla top-500; hanno perso oltre 100 posizioni Pisa, Tor Vergata, Federico II di Napoli, Cattolica di Milano, Genova, Perugia e Bicocca.  Il tracollo è semplicemente dovuto al fatto che QS ha cambiato la metodologia con cui è costruita la classifica. Hanno guadagnato posizioni solo i Politecnici di Milano e Torino, come previsto da Richard Holmes oltre un mese fa, quando fu diffusa la notizia del cambio di metodologia. Io spero che il tracollo dell’università italiana nel 2015 “certificata” da QS e causata dal cambio di metodologia, serva da lezione: i ranking non sono un modo serio di valutare l’operato delle università. Purtroppo a giudicare dai comunicati di POLIMI e POLITO, non sembra che la lezione sia stata utile.

 

[Intervengo in patente conflitto di interesse, parlando anche del mio ateneo.]

Io proprio non me ne sono accorto, e credo che nessuno nel mio ateneo se ne sia accorto, che l’università di Siena tra 2014 e 2015 ha subito un tracollo clamoroso. Mi sono invece accorto, come tutti i miei colleghi, che Siena ha vissuto anni straordinariamente difficili, e che sta faticosamente uscendo da un tunnel di cui qualche anno fa non si riusciva a vedere la fine. Ora scopro invece che secondo la classifica Quacquarelli Symonds (QS) a Siena sarebbe successo qualcosa per cui in un anno si sono perse 220 (duecentoventi) posizioni in classifica. Dopo gli entusiasmi dello scorso anno per l’ingresso in classifica, una doccia gelata.

Come è possibile non essersi accorti di un tale tracollo? E’ possibile perché in ateneo non è successo nulla di drammatico. Il tracollo è semplicemente dovuto al fatto che QS ha cambiato la metodologia con cui è costruita la classifica. E le università italiane hanno tutte sofferto per il cambio di metodo. Pavia e Torino sono crollate di oltre 150 posti uscendo dalla top-500; hanno perso oltre 100 posizioni Pisa, Tor Vergata, Federico II di Napoli, Cattolica di Milano, Genova, Perugia e Bicocca. Hanno mantenuto la posizione  solo le università che erano già nel gruppo di coda, oltre il 700 posto (Ca’ Foscari, Catania, Roma Tre, Bari, Verona).

Tra tutti hanno guadagnato posizioni solo i Politecnici di Milano e Torino, come previsto da Richard Holmes oltre un mese fa, quando fu diffusa la notizia del cambio di metodologia

QS_declino_italiano

Di norma, gli statistici quando cambiano metodo di calcolo per una serie storica, segnalano che c’è una discontinuità nella serie. E avvertono che non si devono fare confronti tra dati calcolati con metodologie diverse.

Invece Ben Sowter, responsabile della divisione ricerca di QS, nel comunicato stampa diffuso da QS, parla di  “declino” dell’Italia. Seguito dai giornali italiani che si sono per lo più limitati a parafrasare il comunicato stampa di QS [per tutti si veda qua].

Sul Sole24ore si può leggere un virgolettato di Simona Bizzozero, responsabile relazioni pubbliche di Qs, che precisa:

“si tratta di una classifica per sua natura arbitraria [sic!] e fondata su nostri criteri”.

Per vedere l’effetto che fa, provate a immaginare una conferenza stampa in cui il presidente del”ISTAT affermasse una cosa del tipo:

“Il prodotto interno lordo dell’Italia nel 2015 è cresciuto del 10%, siamo fuori dalla crisi! Si tratta di una stima per sua natura arbitraria e fondata sui nostri criteri”

(Sottolineo che l’esempio non è fuorviante. Il PIL, come la qualità delle università, non è direttamente “osservabile in natura”, ma è il risultato di calcoli complessi sui cui criteri ci si accorda a livello internazionale).

Il problema è che le classifiche (arbitrarie) significano probabilmente studenti, e gli studenti significano soldi, QS sarà chiamata dal ministro o dai rettori a rispondere dei danni di immagine agli atenei che si ritrovano con centinaia di posizioni perse per il cambio di metodologia?

Io spero che il tracollo dell’università italiana nel 2015 “certificata” da QS e causata dal cambio di metodologia, serva da lezione. Sarebbe bello che i Rettori si accordassero per far seguire ad ogni nuovo ranking nazionale e internazionale il più assoluto silenzio, spiegando ai giornalisti in caccia di notizie che i ranking non sono un modo serio di valutare l’operato delle università. Purtroppo a giudicare dai comunicati di POLIMI e POLITO, non sembra che la lezione sia stata utile.

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5 Commenti

  1. Anch’io sono in conflitto di interessi. Ma a Pavia dormiamo sonni tranquilli: per chi legge le comunicazioni istituzionali, la retrocessione di 179 posizioni risulta “non pervenuta”. Anzi, sfidando i cinegiornali LUCE, UNIPV.news parla di “ottimi piazzamenti”. Ammirevole l’espediente di spiegare che le classifiche 2015 sono basate su dati 2014 per poi citare la posizione nella classifica 2014 (371-esimi) sorvolando con nonchalance sulla classifica 2015 (dove Pavia scivola oltre la 500-esima posizione).



    http://news.unipv.it/?p=3725

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