Prendono la parola anche gli Ingegneri dell’Area 09, attraverso il loro coordinamento: «riteniamo che le “cattedre Natta” siano una risposta quantitativamente e qualitativamente del tutto inadeguata all’ormai cronico sottofinanziamento dell’università italiana». Sono sei le ragioni di critica. 1) Il provvedimento lede libertà e autonomia sancite dalla costituzione, prevedendo un intervento governativo nella nomina delle commissioni che non trova riscontro negli altri paesi avanzati. 2) Le regole stabilite per la selezione vanno nella direzione di una delegittimazione del sistema universitario italiano. 3) Il meccanismo introduce delle odiose e ingiustificate disparità (anche economiche) tra pari grado. 4) La scelta di riferirsi ai settori ERC appare inadeguata e ingiustificata. 5) L’attività e l’esperienza didattica dei candidati non è minimamente tenuta in conto nella selezione. 6) Il meccanismo porterà a una loro ineguale distribuzione, che acuirà lo sbilanciamento già in atto tra atenei “forti” e “deboli” (e.g. nord-sud, grandi-piccoli etc.). Analoghe critiche alle Cattedre Natta vengono mosse dal documento dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI), che, inoltre, lamenta: a) Mancanza di stabilità del quadro normativo, b) Scarsa attenzione alle specificità dell’area umanistica, c) Superficialità nella valutazione dell’apporto dell’internazionalizzazione. Non manca, per quanto riguarda i criteri di valutazione e classificazione delle riviste di fascia A, la denuncia di un ennesimo uso indebito della valutazione VQR.

Documento del Coordinamento di Area 09 (Ingegneria Industriale e dell’Informazione): download

Documento-Assemblea-ASLI-4-11-16: download dalla Home Page dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana


Documento del Coordinamento di Area 09
(Ingegneria Industriale e dell’Informazione)

L’AREA-09 di Ingegneria Industriale e dell’Informazione, composta allo stato da 42 SSD comprendenti 5318 strutturati di cui 1410 professori di prima fascia, 2067 di seconda e 1227 Ricercatori e 614 Ricercatori a tempo determinato, è fortemente convinta della valenza delle comunità scientifiche che, per la loro stessa natura, costituiscono il punto di sintesi delle sensibilità di tutti gli attori che partecipano quotidianamente da protagonisti alla vita accademica, sperimentandone tutti gli aspetti connessi con ruoli diversi e in atenei diversi e di poter e voler essere un valido sostegno all’attività degli organi di governo dell’Università.

Onde rendere più efficace la comunicazione con la base accademica dei docenti e ricercatori, l’AREA 09 si è organizzata, sin dalle ultime elezioni CUN, con una struttura di coordinamento a livello di macrosettori concorsuali.

Tale tipo di organizzazione rappresenta una delle prime occasioni in cui i macrosettori, strutture decise a suo tempo dal CUN, sono risultati degli utili strumenti di aggregazione dei settori scientifici (SSD).

Un’organizzazione dei ricercatori in macrosettori quale quella adottata, serve anche a dare un senso ai vari SSD ed è utilissima, ad esempio, per la revisione delle declaratorie (possiamo, vogliamo e dobbiamo dare un contributo alla ridefinizione degli ordinamenti didattici delle varie classi di laurea), per favorire migliori forme di coordinamento, per supportare validamente le varie iniziative, spesso fra loro autonome, del MIUR, CUN, ANVUR e delle strutture nazionali della ricerca esterne al mondo accademico.

Si fa osservare che nel 2015 l’Italia era l’ottava nazione al mondo per numero di articoli scientifici e la sesta per numero di citazioni ricevute, mentre era la penultima nazione OCSE come spesa in rapporto al PIL. Tali dati, facilmente reperibili nelle statistiche internazionali, sono noti al Governo, come si evince anche da documenti del Ministero dello Sviluppo Economico (Invest in Italy), e dimostrano che l’Università, istituzione strategica per il futuro dei giovani e della nazione, continua a conseguire risultati internazionalmente riconosciuti malgrado un indiscutibile sottofinanziamento.

L’Area 09 vuole quindi esprimere la sua preoccupazione per i forti danni che ulteriori iniziative a scapito dell’istituzione universitaria possono produrre, in particolare quella descritta nel testo del DPCM “Cattedre Natta”, recentemente sottoposto al parere del Consiglio di Stato e disponibile solo in bozze ufficiose diffuse dai mass media. Per i motivi indicati più in dettaglio qui di seguito, assumendo che le notizie circolate corrispondano a quanto effettivamente previsto dal provvedimento, chiediamo che tale decreto sia sostanzialmente modificato, in quanto riteniamo che le “cattedre Natta” siano una risposta quantitativamente e qualitativamente del tutto inadeguata all’ormai cronico sottofinanziamento dell’università italiana.

Nello specifico, numerosi sono i punti del decreto in questione che destano perplessità e preoccupazione per i potenziali effetti negativi che potrebbero avere sul sistema universitario italiano. Di seguito si propone un elenco schematico dei principali:

1) Il provvedimento lede la libertà e l’autonomia della ricerca e dell’insegnamento sancite dalla costituzione, prevedendo un intervento governativo nella nomina delle commissioni che non trova riscontro negli altri paesi avanzati.

2) Le regole stabilite per la selezione vanno nella direzione di una delegittimazione del sistema universitario italiano. Affidare al Governo la nomina dei presidenti delle commissioni di concorso, selezionare tali presidenti soltanto tra esperti in servizio presso istituzioni straniere, dare loro il potere di selezionare il resto della commissione da una lista compilata da ANVUR (che non ha questo tra i suoi compiti), dà l’idea che il Governo consideri il sistema universitario irrimediabilmente inaffidabile e non riformabile dall’interno. Tra l’altro, la recente esperienza delle prime tornate di Abilitazione Scientifica Nazionale ha dimostrato chiaramente che la presenza di un commissario straniero nelle commissioni non è affatto garanzia di trasparenza e imparzialità, tanto è vero che è stato eliminato nella seconda tornata di ASN attualmente in corso.

3) Il meccanismo concorsuale ipotizzato introduce delle odiose e ingiustificate disparità (anche economiche) tra pari grado. Il canale di reclutamento “normale” (Abilitazione Scientifica Nazionale + concorso locale) viene completamente separato e nei fatti declassato rispetto a quello destinato ai “migliori”, senza alcun tentativo di riforma complessiva, della quale potrebbe beneficiare l’intero sistema e non solo una esigua minoranza di persone. A mero titolo di esempio, per le “cattedre Natta” non viene richiesto il superamento di soglie quantitative di indicatori bibliometrici né per i candidati né per i commissari, come invece è imposto senza eccezioni per l’Abilitazione Scientifica Nazionale. Similmente, il possesso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale non è richiesto come requisito per accedere alla valutazione delle “cattedre Natta”.

4) La scelta di riferirsi ai settori ERC appare inadeguata e ingiustificata, come argomentato anche dal CUN in un recente pronunciamento, e presenta diversi potenziali problemi specifici:

  • Il sistema universitario italiano è organizzato, sia dal punto di vista della ricerca (comunità scientifiche) sia da quello della didattica (ordinamenti didattici e insegnamenti), sulla base dei Settori Scientifici Disciplinari. Se proprio si vuole superare l’attuale organizzazione, ci si potrebbe riferire a aggregati più ampi ma comunque coerenti con l’esistente, come ad esempio i macrosettori.
  • Il numero delle commissioni e di commissari è assolutamente inadeguato rispetto alla vastità e varietà di tematiche di ricerca, rendendo nei fatti impossibile coprire tutte le competenze scientifiche necessarie a valutare equamente i candidati e dando un potere e una discrezionalità abnorme agli esperti a cui saranno chiesti i pareri “pro veritate”.
  • Il numero di posti assegnato a ciascun settore ERC si riverbera in una distribuzione assolutamente ineguale tra le aree e i settori in cui è organizzato il sistema universitario italiano, con improprie penalizzazioni di interi settori cruciali per lo sviluppo del paese.

5) L’attività e l’esperienza didattica dei candidati non è minimamente tenuta in conto nella selezione. Ciò è una gravissima mancanza, dato che la didattica è sicuramente centrale nell’attività di un professore universitario, come dimostrato dal fatto che attualmente essa è sistematicamente valutata nei concorsi locali.

6) Il numero di posti riservati al trasferimento di docenti italiani tra atenei è decisamente inadeguato se paragonato alla reale necessità di circolazione di persone nel sistema universitario italiano, per la quale occorre mettere in campo risorse e regole ad hoc. Inoltre, il meccanismo di ripartizione delle cattedre porterà a una loro ineguale distribuzione, che acuirà lo sbilanciamento già in atto tra atenei “forti” e “deboli” (e.g. nord-sud, grandi-piccoli etc.)

Occorre riconoscere e valorizzare tutti i contributi che possono provenire o direttamente dalle varie comunità accademiche o indirettamente, per tramite delle loro rappresentanze, democraticamente elette. Contributi di particolare importanza sono:

  • etica e vigilanza delle attività accademiche, in seno ai vari SSD o ai macrosettori, sulla ricerca e sulla didattica delle intere comunità e di quelle allargate;
  • attività di garante dell’identità culturale delle aree;
  • attività di autovalutazione e indirizzo della ricerca e dell’attività didattica (si evidenzia che l’autovalutazione è di fatto anche uno strumento attivo per la vigilanza).

L’Area09, nel ribadire l’importanza dell’autonomia del sistema universitario, ritiene fortemente che le comunità scientifiche sono una risorsa da valorizzare, assieme alle loro best practice e che occorre potenziare e riaffermare il ruolo del CUN come organo di rappresentanza del sistema universitario, anche creando un migliore collegamento fra i suoi rappresentanti democraticamente eletti e afferenti alle varie Aree e la base delle comunità accademiche ad esse afferenti.

 

Documento dell’Associazione per la Storia della Lingua Italiana (ASLI)

Pavia, Roma e Firenze, 7 novembre 2016

Su mandato dell’Assemblea dell’ASLI del 4 novembre, i soci Marco Biffi, Paolo D’Achille e Maria Antonietta Grignani hanno elaborato il seguente documento, in cui vengono fusi e rielaborati gli interventi presentati dagli stessi nel corso dell’Assemblea.
I soci ASLI esprimono la loro preoccupazione sullo stato attuale dell’Università, evidenziando alcune criticità generali che caratterizzano il quadro normativo delineatosi negli ultimi anni. In particolare sono identificabili tre punti nodali, sui quali è essenziale intervenire:
a) Mancanza di stabilità del quadro normativo. I continui cambiamenti avvenuti negli ultimi anni (in parallelo con la riduzione delle risorse) dei percorsi formativi delle lauree di primo livello e delle lauree magistrali, delle modalità di costituzione e di svolgimento dei dottorati di ricerca, dei criteri di valutazione della ricerca e della didattica, delle regole di reclutamento, non solo hanno determinato una eccessiva e sempre più estesa burocratizzazione della vita universitaria, sottraendo tempi ed energie alla didattica e alla ricerca, ma hanno anche compromesso la valutazione dei risultati delle riforme che si sono via via succedute, nessuna delle quali ha avuto una durata sufficiente per poterne cogliere davvero gli effetti. Paradigmatica, e particolarmente allarmante, risulta la situazione di profonda incertezza dei percorsi di accesso all’insegnamento, sbocco fondamentale per le discipline del nostro settore: dopo la chiusura delle SSIS, l’istituzione di lauree magistrali ad hoc che non sono mai state attivate, l’attivazione dei TFA e dei PAS, ora conclusi in ottemperanza a quanto previsto dalla precedente normativa, si sta creando nuovamente un vuoto per i ritardi nell’attivazione del nuovo percorso formativo.
L’instabilità a cui il mondo universitario è esposto comporta enormi conseguenze negative; in particolare:
– proliferazione dell’attività amministrativa del personale docente e ricercatore impegnato costantemente, non nella normale gestione della struttura universitaria, ma nella sua continua rimodulazione per adeguarsi ai cambiamenti;
– impossibilità di una programmazione a medio e lungo periodo all’interno di un quadro certo di norme;
– impossibilità di verificare l’esito dei processi innescati dai cambiamenti prodotti dalle riforme.
I soci ASLI chiedono con forza una reale stabilità del quadro normativo, con regole certe e chiare sulla base delle quali poter garantire una vera progettazione della ricerca, dell’offerta formativa e di un reclutamento coerenti con le esigenze culturali, sociali ed economiche del paese.
b) Scarsa attenzione alle specificità dell’area umanistica. Da anni i provvedimenti ministeriali sono tarati sulle aree scientifiche e tecnologiche. Soltanto in un secondo momento i provvedimenti vengono adattati anche all’area umanistica, con interventi che sono correttivi parziali e quindi risultano tardivi e scarsamente efficaci. I soci ASLI chiedono con forza che gli interventi di programmazione universitaria si fondino su una reale e previa conoscenza delle specificità delle varie aree.
c) Superficialità nella valutazione dell’apporto dell’internazionalizzazione. Consapevoli dell’importanza che gli scambi internazionali hanno nella crescita e nel progresso di ogni disciplina, i soci ASLI rilevano che negli ultimi anni si è verificata un’eccessiva esterofilia in alcuni provvedimenti, che hanno spesso fatto coincidere l’eccellenza con il livello di una malintesa internazionalizzazione. In questo modo da un lato si è fatto dell’esperienza all’estero, o dell’essere stranieri, una sorta di marca assoluta d’eccellenza nella valutazione, senza tener conto adeguatamente di altri parametri, e, di nuovo, delle specificità delle varie aree. Dall’altro si è spinta in maniera eccessiva la premialità nei confronti di alcune scelte che non corrispondono a un’autentica internazionalizzazione, favorendo per esempio, di per sé e senza controllo, la proliferazione dei corsi in lingua inglese persino in ambiti nei quali la lingua italiana ha avuto e ha funzione veicolare. I soci ASLI ritengono che una vera internazionalizzazione non significhi l’appiattimento sulla lingua inglese della nostra offerta formativa (che a lungo termine non può che indebolirne l’eccellenza), ma un investimento (anche economico) per l’interazione delle eccellenze italiane con centri di ricerca di ognipaese del mondo, in funzione di un reale arricchimento del sapere che, nell’odierna società mondiale, non può che essere multilingue, nel rispetto delle specifiche tradizioni e culture.
All’interno di questo quadro generale i soci ASLI esprimono, peraltro, particolare preoccupazione in riferimento ai seguenti specifici problemi:
1) Per quanto riguarda il punto dei criteri di valutazione e classificazione delle riviste di fascia A, si legge che si terrà conto della presenza di articoli pubblicati negli ultimi 5 anni che siano stati presentati dagli autori e abbiano ottenuto una valutazione positiva nella VQR. Al riguardo, si osserva anzitutto che questo in futuro senza dubbio danneggerà i più giovani, i cui lavori non saranno accolti volentieri, ancorché buoni, in quanto non sottoposti o meglio non sottoponibili a valutazione VQR. Si tratta, d’altro canto, di un criterio fondato sulla casualità, dal momento che non è possibile stabilire preventivamente quale tipologia di prodotti gli studiosi sceglieranno di sottoporre alla valutazione. Non si può inoltre non rilevare un ennesimo uso indebito della valutazione VQR, che doveva essere finalizzata esclusivamente alla valutazione delle strutture (Atenei, Dipartimenti) e non dei singoli ricercatori.
2) Per quanto riguarda la cosiddette “Cattedre Natta”, non si può non concordare con le critiche che sono state mosse da più parti a questa nuova iniziativa ministeriale/governativa, che presenta caratteristiche procedurali incompatibili con l’autonomia dell’università, perché sfuggono ai tradizionali criteri di selezione e reclutamento del personale docente; inoltre si sovrappongono in modo anomalo alla possibilità già esistente – il cosiddetto ‘richiamo dei cervelli’ – che riguarda il rientro in Italia di docenti che operano all’estero. Tale procedura vigente, se incrementata e resa meno macchinosa di quanto sia ora, garantirebbe la tradizionale e opportuna valutazione della validità scientifica dei docenti da richiamare da parte degli atenei e dei dipartimenti interessati. Le cattedre Natta, al contrario, non solo sfuggono a tale criterio e controllo ‘interno’, ma creano tra i membri del corpo docente una illecita discriminazione nelle pratiche di reclutamento e perfino una sperequazione a livello stipendiale. Più urgenti sarebbero invece provvedimenti concreti, volti da un lato a favorire la progressione di carriera e/o l’inserimento nei ruoli universitari di studiosi esterni che hanno conseguito l’abilitazione nazionale, dall’altro a promuovere la permanenza negli atenei italiani di giovani di valore, i quali, dopo il dottorato, sono costretti a cercare sistemazione all’estero, come sottolinea da tempo perfino la stampa quotidiana (si tratta della cosiddetta e ormai proverbiale “fuga dei cervelli”). Il costo di una formazione di qualità al livello universitario curricolare e al successivo perfezionamento scientifico è notoriamente alto per la collettività e non andrebbe vanificato.
3) Per quanto concerne gli insegnamenti universitari compresi sotto il settore scientifico disciplinare Linguistica italiana (L-FIL-LET / 12), da una parte si rileva con soddisfazione che è sancita dal Ministero l’importanza sostanziale e formale di tali insegnamenti, i quali si configurano come prerequisito per chi voglia intraprendere la carriera di insegnante di materie letterarie negli istituti di scuola secondaria e di lingua italiana a stranieri (è richiesta l’acquisizione previa di 12 crediti nel gruppo L-FIL-LET / 12), dall’altra, in totale controtendenza, si nota il calo numerico, non solo a causa del lungo blocco del turn over, di docenti e ricercatori universitari a vario titolo inquadrati nel gruppo a vantaggio di altre materie importanti ma non essenziali ai fini dell’insegnamento, il che risulta evidente e facilmente documentabile in molti atenei di parecchie regioni italiane. Che la scuola a tutti i suoi livelli abbia bisogno di insegnanti esperti e attrezzati nel settore della Linguistica italiana è comprovato dalle normative vigenti, ma non pare ne consegua una congrua presenza di personale docente universitario che, oltre ai corsi ordinari di storia della lingua italiana, grammatica italiana, dialettologia italiana, analisi linguistico-stilistica di testi ecc., provvede con buona volontà ma con altrettanta fatica a gestire laboratori di scrittura per studenti di materie umanistiche e non, corsi di formazione per insegnanti (ove previsti), corsi di aggiornamento, ecc.

 

 

 

 

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