Il caso Miccoli, anche a mesi di distanza dalla sua fuga in prima serata per le strade di Roma, braccato dalle domande scomode delle Iene, si sta rivelando un tarlo che, lentamente ma inesorabilmente, erode la credibilità dell’Anvur. “«Ma ci faccia il piacere!» direbbe Totò. In altri paesi, più seri, casi come questi vengono risolti in un solo modo: una lettera istantanea di dimissioni”: Gian Antonio Stella su Sette non ha l’aria di prendere molto sul serio Andrea Graziosi, Presidente dell’Anvur, intervenuto a difesa di Miccoli “beccato a usare il «copia-incolla» proprio nell’elaborato con cui gli aspiranti consiglieri dovevano illustrare «sinteticamente le principali linee di intervento»”. Secondo Graziosi “I plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica”. Stella è stupefatto: “Non bastasse, il presidente dell’agenzia delegata a  valutare il nostro sistema universitario ha aggiunto che secondo lui sia tratta di di un complotto: «Credo che il caso sia stato montato per colpire non tanto l’Anvur, ma la politica della valutazione e la ricerca»”. E la Giannini? “La ministra vede, sente, ma non parla”.

Paolo_Miccoli_ANVUR_Iene_plagio

Il caso Miccoli, anche a mesi di distanza dalla sua fuga in prima serata per le strade di Roma, braccato dalle domande scomode delle Iene, si sta rivelando un tarlo che, lentamente ma inesorabilmente, erode la credibilità dell’Anvur. Come si fa a giustificare la presenza nel consiglio direttivo dell’Agenzia di valutazione nazionale dell’università e della ricerca di chi – come scrive G.A. Stellla – è stato “beccato a usare il «copia-incolla» proprio nell’elaborato con cui gli aspiranti consiglieri dovevano illustrare «sinteticamente le principali linee di intervento»”?

Una domanda che deve aver messo in grave difficoltà lo stesso Presidente dell’agenzia, a giudicare dalla risposta che ha dato nel corso di una recente intervista:

I plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica

Non servono grandi competenze giuridiche per capire che siamo di fronte a un’arrampicata sui vetri. Per dissipare ogni dubbio al riguardo, uno  dei nostri lettori, esperto di diritto penale, ha gentilmente messo a disposizione una disamina tecnica che smonta la linea difensiva di Graziosi.

L’affermazione di Graziosi è stata giudicata “stupefacente, ma testuale“, da Gian Antonio Stella che è ritornato sul caso Miccoli in un articolo su Sette, in cui stigmatizza i silenzi del Ministro Giannini sulle vicende giudiziarie di Ilaria Capua, ma anche sull’incresciosa vicenda di Dario Tomasello “imbullonato alla cattedra nonostante le denunce di alcuni plagi impossibili da giustificare“. Una buona metà dell’articolo è infine dedicata al caso Miccoli, che, non diversamente dal caso Tomasello, sembra essersi perso nel classico porto delle nebbie.

Proviamo a ricapitolare quanto ci è noto. In entrambi i casi, il MIUR avrebbe avviato delle inchieste interne.

Per quanto riguarda Tomasello, come già segnalato da Roars, il MIUR aveva risposto all’interrogazione presentata dal Deputato Francesco D’Uva (M5S), informando che la valutazione sulla sussistenza del plagio era stata trasferita alle competenti autorità giudiziarie:

l’Amministrazione, coerentemente con quanto si era riservata di fare, ha rinvenuto la necessità di acquisire un parere tecnico sulla sussistenza o meno del plagio e pertanto proceduto, con decreto direttoriale, alla nomina di un’apposita Commissione tecnico-scientifica scaricata di esaminare le opere oggetto di segnalazione. …
La citata Commissione tecnico-scientifica si è riunita a fine febbraio concludendo le proprie valutazioni che il MIUR ha provveduto a trasferire alle competenti autorità giudiziarie per l’eventuale accertamento di possibili profili di illiceità che dovessero emergere dai fatti descritti, riservandosi, altresì, ulteriori atti che si ravvisassero opportuni rispetto agli ulteriori profili di interesse della sopra descritta vicenda.

Se a qualcuno questo rinvio all’autorità giudiziarie può sembrare un gioco al rimpallo, va detto che la gestione del caso Miccoli è avvolta in una nebbia ancor più fitta. A giudicare dal sito della Camera, l’interrogazione presentata lo scorso settembre da alcuni parlamentari M5S è tuttora senza risposta.

 Interrogazione_M5S_Miccoli

Sarebbe stato interessante conoscere la risposta del MIUR. L’interrogazione, oltre a chiedere lumi sulla nomina di un consigliere le cui «linee programmatiche esposte nell’elaborato propedeutico alla sua selezione, sembrerebbero identiche a passaggi di alcuni testi», chiedeva anche di

rendere noti i criteri di selezione dei candidati, nonché dei relativi verbali redatti sia in sede di valutazione degli elaborati, che in sede di nomina dei quattro consiglieri così come indicati dal Ministero, e quali siano le motivazioni che hanno indotto alla mancata pubblicazione dei verbali dei lavori del comitato di selezione;

Domande cadute nel vuoto? A dire il vero, se dobbiamo prestare fede al Tirreno, qualcosa si era mosso dalle parti del MIUR, subito dopo la messa in onda del servizio delle Iene:

Il ministero dell’Istruzione avvierà un’inchiesta interna per capire se davvero il professore di chirurgia pisano si sia conquistato il posto all’Agenzia della valutazione dell’università e della ricerca utilizzando il copia e incolla nella relazione presentata al comitato dei saggi che ha vagliato 120 candidature insieme alla sua prima di fornire al ministro Stefania Giannini la rosa da cui scegliere i quattro nuovi componenti nominati a settembre. «Verrà ricontrollato il testo e verificato se davvero, come sostiene l’associazione Roars, si tratti di un caso di un plagio», dice una fonte del Miur al Tirreno.

Tirreno_Miccoli_cover

Da allora nessuna nuova. Anzi, no: se la verifica del MIUR tarda ad arrivare, è il Presidente dell’Anvur, Andrea Graziosi che, intervistato da Oggi Scienza, non solo assolve Miccoli, ma evoca scenari da complotto:

Credo che il caso sia stato montato per colpire non tanto l’Anvur, ma la politica della valutazione e la ricerca

Difficile attribuire a semplice ingenuità la “stupefacente” uscita di Andrea Graziosi. Per qualche ragione, il Presidente dell’Anvur non può esimersi dal difendere a oltranza Miccoli, anche a costo di esporsi agli sferzanti commenti di Gian Antonio Stella:

«Ma ci faccia il piacere!» direbbe Totò. In altri paesi, più seri, casi come questi vengono risolti in un solo modo: una lettera istantanea di dimissioni.

Ma se dalle parti dell’Anvur si fa quadrato intorno a Miccoli, è possibile che il Ministro Stefania Giannini non abbia nulla da dire?

“La ministra vede, sente, ma non parla” si intitola l’articolo di Stella. Il mutismo del MIUR continuerà anche dopo questo j’accuse che, fin dal titolo, punta il dito direttamente sul Ministro?

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6 Commenti

    • … ma se stai candidandoti all’Anvur diventa un titolo di merito e ti aggiudichi un premio di 178.500 Euro all’anno. È la “cultura della valutazione” (all’italiana), bellezza.

  1. Nelle università anglosassoni se uno studente (dico studente!) viene sorpreso a copiare (caso piuttosto raro nelle università serie), subisce sanzioni molto severe, che arrivano fino all’espulsione. Non capisco come in Italia chi dovrebbe garantire la qualità della ricerca, ammette lui stesso di aver copiato e il suo capo lo assolve con argomentazioni indifendibili. Tutto questo mi ricorda la famigerata commissione inquirente, ve la ricordate? Dove la DC assolveva di regola i ministri colpevoli, che potevano evitare la magistratura ordinaria grazie a prerogative degne del Medio evo. Ma in che paese del cazzo viviamo…

  2. L’amara verità è che il MIUR per formare il direttivo ANVUR non è riuscito a trovare un numero sufficiente di candidati che fossero contemporaneamente “compiacenti” e “illibati” … Evidentemente le due categorie morali erano fra loro antitetiche …

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