Sono molti gli enti finanziatori della ricerca che hanno adottato una politica di Open Access (qui un elenco a livello mondiale), vale a dire che le pubblicazioni esito del finanziamento ricevuto devono necessariamente essere diffuse in una (o entrambe) le vie dell’Open Access, quella delle riviste ad accesso aperto (gold road) o quella degli archivi istituzionali (green road).

Un obbligo di pubblicazione in una delle due vie dell’Open Access era anche presente nel Pilota del 7. Programma Quadro per tutti quei grant contenenti la clausola 39 (una clausola che chiedeva la pubblicazione in open access, o il deposito in un archivio istituzionale con un embargo massimo di 6/12 mesi a seconda delle aree disciplinari).

Open Access (Specific To The Thematic Areas “Health”, “Energy”, “Environment (Including Climate Change)”, “Information & Communication Technologies” (Challenge 2), And “Socio-Economic Sciences And The Humanities”, As Well As To The Activities “Research Infrastructures” (E-Infrastructures), And “Science In Society”)
In addition to Article II.30.4, beneficiaries shall deposit an electronic copy of the published version or the final manuscript accepted for publication of a scientific publication relating to foreground published before or after the final report in an institutional or subject-based repository at the moment of publication.
Beneficiaries are required to make their best efforts to ensure that this electronic copy becomes freely and electronically available to anyone through this repository:
– immediately if the scientific publication is published “open access”, i.e. if an electronic version is also available free of charge via the publisher, or
– within [X] months of publication.

(Nota: The number X will be 6 months in the thematic areas “Health”, “Energy”, “Environment (including Climate Change)”, and “Information & communication technologies” (Challenge 2) and the activity “Research infrastructures” (e-infrastructures), and 12 months in the thematic area “Socio-economic Sciences and the Humanities” and the activity “Science in Society”.

Le pubblicazioni frutto di grant contenenti questa clausola venivano (e vengono) depositate anche in OpenAIRE, un archivio il cui scopo è quello (oltre che di permettere alla EC la valutazione del progetto finanziato) anche di dare evidenza ai taxpayers europei di come sono stati impiegati i fondi della Commissione.

Trasparenza insomma.

Tuttavia da nessuna parte sta scritto cosa succede se un ricercatore o un gruppo di ricercatori non rispetta i termini della clausola 39, o quelli stabiliti dall’ente che concede il finanziamento.

Wellcome Trust e NIH, visto la difficoltà ad ottenere una adesione massiccia alla policy di open access, hanno cominciato a cancellare o a ritirare i grant laddove i termini non venivano rispettati.

Questa politica del bastone ha portato per NIH ad un buon incremento di pubblicazioni in Open Access nel corso dell’ultimo anno e mezzo, come documentato da Nature. Anche Wellcome Trust registra un incremento dal 55% al 69% di pubblicazioni open access, dopo aver ritirato i finanziamenti in 63 casi.

Hefce ha invece annunciato che articoli o interventi a convegno accettati per la pubblicazione dopo il 1 aprile 2016, per poter essere presentati per il prossimo REF dovranno essere pubblicati in una qualche forma di Open Access

http://www.hefce.ac.uk/media/hefce/content/pubs/2014/201407/HEFCE2014_07.pdf

In Italia abbiamo da qualche mese una legge che prevede l’Open Access per le pubblicazioni oggetto di finanziamento pubblico. La legge è stata commentata a più riprese anche su ROARS, (qui ad esempio), inoltre il bando SIR 2014 dedica l’articolo 9 all’obbligo per il PI di ”garantire l’accesso aperto (accesso gratuito on-line per qualsiasi utente) a tutte le pubblicazioni scientifiche ‘peer-reviewed’ relative ai risultati ottenuti nell’ambito del progetto”. In entrambi i casi non si parla di sanzioni.

Sarà sufficiente in Italia la carota?

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