Questi sono giorni cruciali per la protesta #stopVQR, il cui esito dipenderà da quanti caricheranno e ordineranno diligentemente i prodotti piuttosto che lasciar trascorrere le scadenze imposte dagli atenei restandosene con le mani in mano oppure sottoscrivendo appelli o liste di astensione. Ne è pienamente consapevole il primo animatore della protesta, Carlo Ferraro, che ha diffuso attraverso la sua mailing list il seguente comunicato che potrebbe efficacemente riassumersi con il testo del famoso Ordine 227: «Non un passo indietro». Un ordine perentorio che ha anche il vantaggio di essere emanato in un contesto tut’altro che disperato, dato che la visibilità della protesta è in crescita, come testimoniato dagli articoli che in pochi giorni hanno cominciato ad apparire su diversi quotidiani nazionali e persino dalle prese di posizione dei candidati al rettorato dell’Università di Pisa, dove ci sarebbero “300 professori sulle barricate”, nonostante le sanzioni minacciate dall’ateneo per gli “obiettori della VQR”.

Collage_stopVQR

 

Prof. Carlo Ferraro – Politecnico Torino <carlo.ferraro@polito.it>
a: Ferraro <carlo.ferraro@polito.it>
data: 8 febbraio 2016 14:09
oggetto: Sblocco scatti stipendiali-Aggiornamento 160208
proveniente da: polito.it

Cari colleghi Professori e Ricercatori,

prima di darvi un aggiornamento della situazione, vi prego, se dovete scrivermi, di indicare nell’oggetto della vostra e-mail la motivazione della stessa. Altrimenti si crea una confusione indescrivibile fra le e-mail, tutte con oggetto “Sblocco scatti stipendiali etc”.

Devo anche ricordare alcuni punti fermi. D’ora in avanti indicherò il nostro movimento come “Movimento per lo sblocco degli scatti stipendiali”, come del resto l’ho sempre denominato (anche nello scrivere alla Ministra), per identificarlo con un nome il più possibile breve e che descriva le finalità immediate.

Ma è bene ribadire che insieme all’aspetto economico viaggia di pari passo un aspetto non meno importante di dignità della docenza, per cui rifiutiamo le etichette di utilitarismo corporativistico che alcuni vorrebbero attribuirci. Abbiamo detto tante volte (io l’ho sempre ribadito negli incontri  con la Ministra), che noi non ci occupiamo solo di scatti stipendiali: ci stanno a cuore tutti gli altri problemi dell’Università e, vinta questa battaglia che è prioritaria,  ne faremo altre, se voi vorrete, per contribuire a risolverli.

Ricordo inoltre che non stiamo lottando per aumenti di stipendio, ma solo per ottenere lo sblocco dal 1° gennaio 2015, come  gli altri dipendenti pubblici hanno già avuto, e il riconoscimento giuridico del periodo 2011-2014, che gli altri hanno pure già avuto. Una duplice discriminazione, inaccettabile e lesiva della nostra dignità, che viola il principio di pari dignità sociale e di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Moltissimi chiedono: quanti siamo?

I continui slittamenti delle scadenze locali per la presentazione dei prodotti della ricerca da parte dei singoli dimostrano chiaramente che l’astensione è massiccia. Forse anche per questo motivo i Rettori hanno finalmente deciso di muoversi su un altro piano (dirò qualcosa al fondo). Di ciò non possiamo che essere soddisfatti. L’averli con noi è di aiuto. Ma le indicazioni per la VQR non possono cambiare, visti anche i risultati: la nostra azione cesserà solo quando vedremo sulla Gazzetta Ufficiale un provvedimento che sia per noi soddisfacente. La nostra azione sulla VQR aiuterà chi andrà al tavolo tecnico a discutere con la Ministra.

Per i numeri di chi si astiene  si possono fornire i dati basati sulle notizie che giungono dalle varie sedi. Sono sicuramente dati per difetto perché nessuno può dire quanti siano quelli che, pur astenendosi,  lo hanno comunicato solo al loro Rettore o al loro Direttore di Dipartimento o non lo hanno comunicato a nessuno, lo hanno fatto e basta. E già questo è più che sufficiente, anche se una semplice comunicazione ai coordinamenti locali di cui dirò in seguito sarebbe molto utile per la nostra azione collettiva. L’importante è innanzitutto astenersi e quindi essere tra quelli che i Rettori conteggeranno negli astensionisti.  Se poi ci si organizza in forma collettiva è molto meglio, l’impatto mediatico e di mutuo sostegno è importante e si possono così costituire coordinamenti locali utili in questa occasione e per eventuali azioni future.

I risultati già comunicati sono i seguenti, in assoluto e in percentuale del corpo docente:

        Astensioni            Percentuale
Napoli Federico II             420                          19%
Milano Statale                    413                          22%
Roma Tre                         125                           16%
Parma                               188                           23%
Firenze                              250                          16 %
Siena                                  80                           11%
Udine                                 85                           14%
Bari (Università)                180                           13%
Macerata                           20                            7%
Bologna                           135                             5%
Roma Sapienza                 230                            7%
Modena e Reggio               30                             4%
Padova                             105                            6%

Nelle prime 8 sedi la raccolta di astensioni è cominciata molto prima delle altre e, ovviamente, le percentuali rispetto al corpo docente dell’Ateneo sono più alte.
Nelle ultime  3 sedi la raccolta delle astensioni è iniziata da pochi giorni ma è ancora in corso ed è in rapida crescita. Come si vede nessuno è rimasto solo, anche dove sembrava che fosse così.
A Bologna la raccolta si è svolta a ridosso della chiusura locale della VQR, in pochi giorni, e non ha consentito a molti colleghi di ricevere tempestive informazioni sull’esistenza di un coordinamento di sede per l’astensione collettiva. La percentuale di astensioni  è stata cristallizzata alla data della chiusura stessa: il 5% è quindi un numero  calcolato per difetto, il reale  è certamente più alto. D’altro canto, come già detto, bastano piccole percentuali per mettere in crisi la VQR e ottenere il soddisfacimento delle nostre richieste, dato che non si potranno ripetere le prestazioni ottenute nella precedente VQR e quindi, per non danneggiare gli Atenei, sarà necessario far slittare la VQR in corso.

In tutte le sedi citate si sono costituiti dei coordinamenti locali.
Coordinamenti locali di Ateneo o di Dipartimento risultano costituiti, oltre che nelle sedi anzidette, anche nelle seguenti:
Palermo
Pisa
Messina
Genova
Perugia

Nella sede di Palermo, in particolare,  è stato segnalato un coordinamento locale attivissimo di circa 400 persone (oltre il 25% dei Docenti ), ma non è stato fatto ancora un conteggio degli astenuti dalla VQR. Faranno il punto oggi, 8 febbraio, in una Assemblea già convocata.

Se saranno comunicate nuove iniziative collettive o la nascita di nuovi coordinamenti locali, meglio se di Ateneo, il quadro suddetto verrà aggiornato, spero settimanalmente, e verrà riportato, per non subissarvi di e-mail, sul solito sito all’indirizzo:

https://sites.google.com/site/controbloccoscatti/home/azione-sulla-vqr-slittamento

Segnalandomi altri coordinamenti locali precisatemi se trattasi di coordinamenti di Ateneo o di Dipartimento  e il nome di uno o più referenti con il quale colloquiare direttamente o da mettere in collegamento con gli altri referenti di coordinamenti locali.

Vi ricordo che sulla stessa pagina web di cui sopra sono già pubblicati i dati delle innumerevoli delibere di Dipartimento, di Senato Accademici, Consigli di Amministrazione, lettere ai Rettori. Ai dati già pubblicati se ne sono aggiunti ancora altri, in fase di elaborazione.

Un po’ di storia sull’astensione dalla VQR e sul nostro movimento in generale.

La faccio in quanto utile per il punto successivo.

L’azione sulla VQR era già indicata come una delle forme di pressione da mettere in atto già nel documento dei colleghi di Roma Tre del gennaio 2014 (oltre due anni fa), da me inviato a tutta Italia e intorno al quale ho raccolto,  fra metà maggio e inizio settembre 2014, le prime 16000 adesioni al nostro movimento  (ora siamo 23300, molto oltre i 20000 che cito usualmente). L’avevamo poi ufficializzata nel novembre 2014 con la lettera al Governo e ai Rettori del  10 novembre 2014, sottoscritta da 9894 Docenti (la trovate sul solito sito, la VQR è al punto 6).
L’abbiamo messa in atto solo alla prima occasione utile, nel settembre dell’anno scorso, in quanto solo allora la VQR attuale è partita.
Il Governo, così come tutti noi, sapeva quindi da anni che l’azione sulla VQR era una delle forme di pressione da noi previste. Se non ha voluto credere che l’avremmo messa in atto davvero o non ha voluto darci retta e ora si ritrova con questo problema è solo perché non ha voluto porre rimedio, prima, al problema del blocco degli scatti. E metteremo in atto altre forme di pressione ancora più incisive, se ci costringerà  a farlo.

Tavolo Tecnico al Ministero

Scriverò alla Ministra per chiedere, a nome del “Movimento per lo sblocco degli scatti stipendiali” che al tavolo tecnico per individuare una soluzione al problema degli scatti sieda una nostra delegazione, dato che noi siamo la vera controparte. Nella richiesta alla Ministra ricorderò sinteticamente quanto indicato al punto precedente.
Mi aspetto una risposta del tipo: non avete  veste giuridica o non avete un ruolo istituzionale oppure non avete la rappresentatività ufficiale per essere presenti. Nella richiesta che le invierò indicherò preventivamente che la rappresentatività ce la danno i 14044 di noi  che hanno firmato la lettera al Presidente della Repubblica, con nome, cognome e sede. Il Presidente, nell’averci poi risposto che, data la rilevanza delle nostre argomentazioni, avrebbe affidato alla Ministra la questione, poiché essa non rientrava direttamente nelle sue competenze, ha definito per noi un passaggio istituzionale. Se ci ha dato credibilità il Presidente della Repubblica, al punto da risponderci, perché dovrebbe negarci credibilità e  rappresentatività la Ministra?

Nel contempo prego però i coordinatori locali delle varie sedi, nei loro incontri con i Rettori, o scrivendo loro appositamente, di voler richiedere al loro Rettore di essere lui stesso, in sede CRUI e quindi con la Ministra, a caldeggiare  la presenza di una nostra delegazione al tavolo tecnico. In alcune sedi lo hanno già fatto o si apprestano a farlo.
Una richiesta dal basso, da ciascuna sede a ciascun Rettore, potrebbe forse avere maggiore effetto.

Azioni della CRUI

1. La CRUI si è riunita il  3 febbraio scorso per la questione VQR. Circolano notizie ufficiali ed ufficiose su quanto deciso ma preferirò  commentare, se necessario, solo a pubblicazione avvenuta dell’intero “pacchetto” di azioni e, a meno di situazione inequivocabile, intenderò farlo in maniera molto meditata.
Per ora è certa una richiesta della CRUI alla Ministra e all’ANVUR, del 4 febbraio, in cui si chiede un ulteriore slittamento dei termini della chiusura della VQR da parte delle Università dal 29 febbraio al 30 aprile, giustificato dalla macchinosità delle tabelle ANVUR e dal rallentamento che ciò comporta per gli Atenei nella fase di ottimizzazione finale (la lettera di richiesta la trovate sul sito indicato sopra). Se questa fosse la vera motivazione, le scadenze interne per la selezione dei prodotti della ricerca da parte dei singoli non  dovrebbero modificarsi. Per noi ogni slittamento, compreso questo ultimo richiesto dalla CRUI, può essere interpretato come un chiaro segnale del significativo numero di astensioni dalla VQR e perciò di effetto incisivo della nostra azione.

2. La CRUI ha già scritto il 26 gennaio alla Ministra sollecitando   la soluzione del problema degli scatti  (lettera sul solito sito). Ve ne ho già parlato nella e-mail  del 26 gennaio stesso, in cui davo notizia del tavolo tecnico che era stato preannunciato e facevo ampi commenti che non ripeto. Ricordo soltanto che i Rettori saranno sicuramente presenti al tavolo tecnico e, per  poter fare pressioni sulla Ministra, hanno bisogno di poter paventare il blocco definitivo della VQR. La conclusione è la stessa di cui dicevo allora: diamo loro aiuto continuando la nostra azione.

Ma l’aiuto più significativo, che percepiremmo come inequivocabile,  la CRUI ce lo darebbe se scrivesse alla Ministra, ovviamente con i toni felpati usuali: “Illustrissima Ministra, è bene sospendere questa VQR, risolvere prima il problema degli scatti, e poi la VQR potrebbe riprendere il suo cammino in modo più tranquillo”. Se insisteremo nella nostra azione sulla VQR la CRUI e la Ministra si renderanno conto che questa è la via maestra.

Nel frattempo è possibile, alla luce dei punti 1 e 2, che siate stati o che sarete raggiunti da lettere dei Rettori che dicano sostanzialmente: “vedete, ci stiamo muovendo, ci penseremo noi, ora fate la VQR”. Sarebbe un pessimo segnale, un tentativo per fare spegnere la nostra protesta. Voi non cedete a tali richieste: se cederete, al tavolo tecnico non si avranno  più armi a disposizione. E ciò vale sia che al tavolo ci siano solo i Rettori, sia che ci sia una nostra delegazione.

E poi se la VQR slittasse anche di sei mesi in attesa di un provvedimento di legge sugli scatti non succederebbe nulla di drammatico. Alcuni paventano, per far rientrare la protesta, una crisi finanziaria degli Atenei per mancata assegnazione del Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO).
Non è vero, gli Atenei non rimarrebbero senza FFO, né la parte premiale verrebbe sospesa.
Basterebbe che la Ministra distribuisse, ad esempio a giugno (stessa data dell’anno scorso) il 70% della parte premiale come acconto (usando, per farlo, le valutazioni della precedente VQR) riservandosi di ricalcolare tutto, sul 100%,  alla fine della nuova VQR ed effettuare subito dopo i conguagli. Quindi nessuna Università entrerà in crisi.

Prego quelli di Voi che non sono interessati a ricevere notizie del tipo di questa e-mail, di rispondere a questa e-mail indicando nel subject “Cancellami” e saranno depennati dall’indirizzario.
Viceversa prego quelli di Voi che sono interessati a ricevere direttamente notizie del tipo di questa e-mail e le ricevono ora da colleghi, di mandare una e-mail a  letterapresidenterepubblica@gmail.com, indicando nel subject “Inseriscimi” e saranno aggiunti all’indirizzario.

Un caro saluto,

Carlo Ferraro

P.S. Ricordate che nel segnalarmi nuove delibere di Dipartimento, di Senato, lettere ai Rettori  oppure articoli di giornale è bene compilare i moduli online agli indirizzi rispettivi:

http://goo.gl/forms/ixLdJWj9yh

http://goo.gl/forms/X14K1Dn1xf

Ciò rende l’elaborazione molto più rapida.

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12 Commenti

  1. Non capisco cosa significa rispetto al tavolo tecnico sul quale non ci sono notizie. Qualcuno riesce a decriptarlo?
    ———————————————————-
    Ai Rettori

    Si invia il comunicato trasmesso ora dalla CRUI agli organi di stampa.
    Cordiali saluti. La Segreteria CRUI

    Per una nuova primavera delle Università

    Il 21 marzo in ogni sede delle università italiane, statali e non statali, si terranno incontri e dibattiti pubblici per riaffermare il ruolo strategico della ricerca e dell’alta formazione per il futuro del Paese. Verranno discusse e raccolte idee e proposte da consegnare al Governo in un documento di sintesi unitario redatto dalla conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI).

    Dal 2008 il sistema universitario italiano è soggetto a tagli lineari e progressivi delle risorse.

    Una scelta politica trasversale che, in coincidenza con la drammatica crisi globale e l’adozione di una radicale riforma organizzativa, si è tradotta nella perdita di oltre 10.000 posizioni di ruolo solo tra quelle per docenti e ricercatori, ovvero tagli superiori al 13% del totale quando la media nel settore pubblico è stata ad oggi del 5% .

    Ma non solo.

    I tagli continui al fondo di finanziamento ordinario, l’assenza di un convinto investimento pubblico e privato nella ricerca e nell’alta formazione universitaria hanno determinato l’impossibilità di avviare nuovi percorsi di ricerca e di alta formazione, di investire in servizi e attività per gli studenti e nell’internazionalizzazione, di valorizzare il contributo della struttura tecnica e amministrativa.

    Ma soprattutto hanno significato l’impossibilità di reclutare studiosi giovani e meritevoli, il congelamento delle carriere e delle opportunità di crescita professionale, una condizione retributiva che disincentiva i migliori a restare e allontana i giovani talenti e gli studiosi stranieri, l’indebolimento del già precario e fragile diritto allo studio che sta riducendo iscritti e laureati.

    Ciò nonostante, il valore e la competitività scientifica delle nostre università è rimasta forte. E uniche tra le amministrazioni pubbliche le università sono finanziate sulla base dei costi standard e degli esiti delle valutazioni scientifiche.

    La società e l’opinione pubblica di tutto questo sanno poco. Non esiste sufficiente consapevolezza del valore, per il Paese, delle sue Università, anche rispetto al confronto internazionale, nonché del rischio di mettere, seriamente e definitivamente, in crisi un sistema che, nonostante tutto, continua a funzionare.

    Per questo occorre invertire la rotta e insieme, a partire dagli appuntamenti del 21 marzo 2016, costruire la nuova primavera della ricerca e dell’università italiana.

    • Vuol forse dire:

      “Il 21 marzo (inizio di primavera!) organizziamo una bella festa di piazza per scrivere insieme una lettera al Governo”?!

      —–

      Aspetto implorante una smentita.

    • Ma solo quando e se avete correttamente espletato le procedure per la vqr, altrimenti niente primavera e niente incontro per discutere e raccogliere “idee e proposte da consegnare al Governo in un documento di sintesi unitario redatto dalla conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI).” Quali mai idee e proposte? Qualcuno ne ha?

  2. dal decreto mille proroghe:
    “Le università sono autorizzate a prorogare fino al 31
    dicembre 2016, con risorse a carico del proprio bilancio e previo
    parere favorevole del dipartimento di afferenza, i contratti di ricercatori
    a tempo determinato, della tipologia di cui all’articolo 24,
    comma 3, lettera b), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, in scadenza
    prima della medesima data, i cui titolari non hanno partecipato
    all’abilitazione scientifica nazionale delle tornate 2012 o 2013. Ai fini
    dell’ammissione alle procedure di selezione dei titolari dei contratti
    della medesima tipologia, gli assegni di ricerca, di cui all’articolo 22
    della citata legge n. 240 del 2010, sono equipollenti a quelli erogati
    ai sensi della previgente disciplina di cui all’articolo 51, comma 6,
    della legge 27 dicembre 1997, n. 449 ».

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