«Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari [38%+36%+30% = 104%, NdR]. Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità [tolto il 104% rimane ben poco, in effetti, NdR]. Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi.»  «Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi. Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità.» No, non è una parodia. È la lettera aperta che il Presidente della Confindustria locale ha scritto alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli. «Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà. Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo.» Insomma, cari ragazzi, non  studiate troppo. Altrimenti, correte il rischio di saper calcolare due percentuali in croce e di scoppiare a ridere quando leggerete le lettere aperte di Confindustria. I cui presidenti locali, prima di diffondere lettere alla Totò, Peppino e la malafemmina, farebbero meglio a riflettere su un dato: solo il 25% dei manager italiani sono laureati (51% in Germania), mentre il 28% non va oltre la scuola dell’obbligo (5% in Germania), fonte: AlmaLaurea.
 
Basta una lettera aperta da parte di una Confindustria locale, quella di Cuneo, perché i mezzi di informazione ne diffondano il messaggio “a reti unificate”

Ecco la lettera, pubblicata sul sito di Confindustria Cuneo:

Lettera alle famiglie cuneesi

Il presidente Mauro Gola scrive una lettera aperta alle famiglie cuneesi che si trovano a scegliere l’indirizzo delle scuole superiori per i propri figli.

Cari genitori,

tanti di voi, si trovano in questi giorni ad affrontare una difficile decisione: la scelta della scuola superiore per il proprio figlio.

Una scelta dalla quale dipenderà gran parte del suo futuro lavorativo, ma che spesso viene fatta dando più importanza ad aspetti emotivi e ideali, piuttosto che all’esame obiettivo della realtà.

Quella realtà, tuttavia, che si imporrà in tutta la sua crudezza negli anni in cui il vostro ragazzo cercherà lavoro ed incontrerà le difficoltà che purtroppo toccano i giovani che vogliono inserirsi nel mondo produttivo.

Ed ecco il consiglio che gli industriali cuneesi vogliono darvi.

Riteniamo che la cosa più giusta da fare sia capire quali sono le figure che le nostre aziende hanno intenzione di assumere nei prossimi anni e intraprendere un percorso di studi che sbocchi in quel tipo di professionalità.

Un atteggiamento che potrete definire squisitamente razionale, ma che sicuramente denota RESPONSABILITA’, sia nei confronti dei nostri figli, che del benessere sociale e del nostro territorio.

Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, presi in considerazione industria, artigianato, commercio, agricoltura e servizi, hanno dichiarato di assumere circa 40.000 nuovi lavoratori.

Di questi, il 38% sono operai specializzati, il 36% tecnici specializzati nei servizi alle aziende, il 30% addetti agli impianti e ai macchinari. [38%+36%+30% = 104%, NdR] Il resto, marginale, sono gli altri ruoli aziendali, che sebbene fondamentali ed irrinunciabili, occuperanno poche unità. [tolto il 104% rimane ben poco, in effetti, NdR]

Il nostro dovere è quello di evidenziarvi questa realtà. Perché queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi.

Poi la scelta sarà vostra e dei vostri ragazzi e qualsiasi percorso scolastico individuerete, avrete fatto una buona scelta perché tutte le scuole della nostra Provincia sono eccellenti e qualificate.

I nostri uffici sono a vostra completa disposizione se vorrete più informazioni sul mercato del lavoro in provincia di Cuneo.

Da parte mia e nostra, vogliamo fare tanti auguri ai vostri ragazzi per il loro futuro, un futuro in cui il lavoro avrà un ruolo fondamentale per il loro essere uomini e donne, componenti consapevoli e responsabili di questa società.

Il Presidente Mauro Gola

https://www.uicuneo.it/servizio/direzione/notizia/18763/lettera-alle-famiglie-cuneesi/

In Italia,  da anni è fiorito un vero e proprio genere letterario all’insegna del “più studi e meno trovi lavoro”. La disoccupazione? Colpa dei giovani che si ostinano ad andare al liceo e – orrore – persino all’università, quando, invece, ci sono migliaia di posti da infermieri e pizzaioli che rimangono vacanti. Perché, il lavoro c’è, ma nessuno lo vuole.

Una mitologia che evapora non appena viene sottoposta a verifica. Ecco il confronto tra i tassi di disoccupazione di chi ha conseguito diversi titoli di studio (fonte: AlmaLaurea).

Per quanto riguarda le migliaia di posti di lavoro che nessuno sarebbe disposto ad accettare, è bene notare che, quando li vai a cercare, i 300 posti da panettiere a 2.000 euro al mese sbandierati da Gramellini, si dissolvono come neve al sole. Ci sono anche aziende che si lamentavano di non trovare giovani da assumere e che il giorno dopo che la notizia era apparsa sui giornali, sono state letteralmente sommerse dai CV dei potenziali candidati. In altri casi sono solo intenzioni di assumere, rilevate attraverso sondaggi di attendibilità più che dubbia. Per esempio, i 40.000 nuovi lavoratori che le aziende cuneesi “hanno dichiarato di assumere” sono stati veramente assunti? A questo proposito, che dire di quel 104% di operai, tecnici e addetti agli impianti? Ha tutta l’aria del classico lapsus freudiano di chi, sotto sotto, sa che la sta sparando un po’ grossa.

Ciò nonostante, la lettera aperta del Presidente di Confindustria Cuneo è la conferma che un problema con l’istruzione scolastica ce l’abbiamo davvero e anche grosso. Ma la nostra zavorra non è l’eccesso di istruzione, quanto piuttosto una classe dirigente con un robusto 28% di manager il cui titolo di studio non va oltre la scuola dell’obbligo. Non è certo una colpa, intendiamoci. Ma una classe dirigente così in ritardo sugli standard europei non ha titolo per dare lezioni ai giovani su quali siano le scelte più lungimiranti per il loro futuro. Perché non solo sbagliano le percentuali, ma non hanno nemmeno l’umiltà di leggersi qualche rapporto di AlmaLaurea prima di elargire briciole di saggezza che, oltre che paternalistiche, sono anche campate in aria.

 

 

 

 

 

 

 

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38 Commenti

  1. Siccome pensano nei prossimi 2-3 anni di dover assumere qualche migliaio di operai (sarà credibile il dato di 40.000 assunzioni?), consigliano a decine di migliaia di giovani una scelta che condizionerà in negativo le loro prospettive lavorative per i prossimi 50 anni.

  2. Possibile che nessuna delle testate giornalistiche che hanno rilanciato si fosse accorta che le somme non tornavano? Capisco che in alcuni casi il fact checking sia faticoso e richieda tempo e competenze. Ma fare una addizione e sapere che le percentuali sommano a 100 (e non a 104) è troppo per il giornalista medio?

    • Nella mia (limitata) esperienza di giornalisti ne avrò visti poche decine. Nella mia esperienza la risposta alla domanda se sia troppo pretendere che le percentuali sommano a 100 è: “sì, è troppo”. Comunque, sempre secondo me, il problema vero non è tanto l’ignoranza, quanto quello di non sapere nemmeno di non sapere; questo lo trovo molto meno perdonabile.

    • Adesso forse si capisce. Le testate giornalistiche (tranne BusinessPeople) non riportano le percentuali della lettera (26.01.2018) che sommano a 104% ma dei numeri diversi, coerenti con il testo di un comunicato stampa del 29.01.2018 presente sul sito di Confindustria Cuneo (https://www.uicuneo.it/servizio/direzione/notizia/18765/lettera-aperta-del-presidente-di-confindustria/). Sarebbe interessante capire se il comunicato è nato con numeri diversi da quelli della lettera (sarebbe ben strano: perché non correggere anche la lettera?) o se abbia subito una rettifica quando qualche giornalista ha fatto notare che le somme non tornavano. Rettifica frettolosa che ha scordato di correggere anche la lettera che contiene tuttora le percentuali che sommano a 104% (https://www.uicuneo.it/servizio/direzione/notizia/18763/lettera-alle-famiglie-cuneesi/). C’è l’impressione di trovarsi di fronte a numeri che cambiano da un giorno all’altro semplicemente perché inventati di sana pianta.

  3. Certo che la coincidenza tra la lettera del presidente della Confindustria cuneese e i comunicati sul sito MIUR relativi alla riforma delle scuole professionali è interessante
    (cfr http://www.miur.gov.it/web/guest/-/la-nuova-istruzione-professionale-scopri-le-novita ). Ma la convergenza tra Confindustria-pensiero e idee governative sull’ istruzione non è di oggi.
    .
    Per chiarezza: sono convinto che l’ istruzione professionale in Italia abbia la sua ragione di essere e che ci siano realtà estremamente interessanti. Ma che Confindustria, anche a livello locale,invece di mostrare di avere una visione strategica globale adeguata ad un Paese avanzato si crogioli con una percentale del 104% fatta solo da operai specializzati, addetti ai servizi per le aziende e addetti ad impianti e macchinari non lascia sperare molto per il futuro del Paese.

    • In effetti, affidare il timone a chi sventola percentuali del 104% qualche turbamento lo suscita.

  4. Se il 75% dei manager non è laureato, di cui un terzo cca ha la licenza elementare, ulteriore dato sarebbe il tipo di famiglia di provenienza. Cioè quale è la differenza di ambiente sociale tra il 25% laureato e il 75% non laureato. Se questo 75% si ritiene “di successo”, guadagna bene e di conseguenza non pensa di dover guardare oltre i propri confini culturali e professionali, perché invece dovrebbe spingere i giovani al superamento di questi confini, cioè al superamento dei limiti e della limitatezza del 75%non laureato? Per mia esperienza personale so che attualmente (non penso agli EDUCATI nei primi tre decenni postbellici, ma a quelli NATI negli anni 60-70) , dagli ambienti dove le persone laureate sono poche o nulle non sempre proviene la spinta forte e l’esigenza di far laureare i congiunti, figli o fratelli. La laurea diventa una acelta di ripiego. Si ritiene, ad esempio, che l’università si occupi solo di questioni teoretiche, mentre la professione e la pratica si sviluppano altrove , al di fuori degli studi universitari. Ovviamente questo ragionamento dovrebbe crollare dinanzi alle obiezioni che riguardano ad es. medicina, ingegneria, lingue straniere, ecc., ma come suggeriva Gramsci, le contraddizioni di questo genere sono tipiche del cosiddetto senso comune del cd uomo della strada. E non c’ è niente da fare, cioè è difficile decostruire, soprattutto oggigiorno quando tanti laureati sono disoccupati o sottooccupati. Si aggiunga a questo la discriminazione di genere che viene operata anche inconsapevolmente, per cui i maschi sono spinti a diventare autosufficienti, le femmine molto meno. E questo si ripercuote nella cd femminilizzazione di certi aspetti della vita sociale, privata e pubblica e anche educativa.

  5. Purtroppo, Confindustria ha ragione,
    soprattutto se si riflette sulla dose di disoccupati che offrono le facoltà umanistiche (è una brutta cosa, all’estero le lauree umanistiche sono più valorizzate nel mondo del lavoro).
    Le iscrizioni a giurisprudenza sono diminuite di molto a livello nazionale.
    Gli scandali del concorso in magistratura (le regole sono sbagliate, non le “minigonne”, inopportune ma di per sé inoffensive) danno l’immagine di un paese che rende inutile la laurea.
    La mancata valorizzazione del CV accademico (dottorato, docenze a contr., pubblicazioni di articoli, di libri ecc.) all’interno dei concorsi della Pubblica Amministrazione. Questo vale soprattutto per la il corso di laurea in giurisprudenza a livello nazionale, ove il curriculum accademico di cui sopra (soprattutto dottorato) potrebbe corrispondere alle materie dei vari concorsi pubblici (nei quali occorre studiare molte materie giuridiche).
    Siamo messi male,
    non riconoscere questo (soprattutto per le lauree umanistiche e giuridiche), peggiora la situazione.

    • il grafico mostrato non contiene tutte le informazioni necessarie, a mio avviso.
      non si distingue tra settori di laurea (almeno distinguere tra tecnico/scientifico e umanistico dove le percentuali di occupazione sono ben diverse) e tra tipologie di ‘non laureati’: ad esempio, esistono diplomati tecnici o anche solo persone con la licenza media in grado di saldare, fresare, tornire, installare piastrelle o serramenti, realizzare impianti elettrici… e gente che è in grado di fare poco o nulla.
      sarebbe interessante avere dei dati che tengano conto di ciò.
      fra l’altro, conosco diversi manutentori, operai specializzati… che alla mia età lavorano sotto casa e guadagnano quanto me che ho il phd…

    • È una specie di legge universale: quando un grafico contraddice i propri pregiudizi è perché non contiene tutte le informazioni necessarie. Se MaxStirner è veramente convinto di quello che scrive, si iscriva a un corso da saldatore, fresatore, tornitore, piastrellista, elettricista. Se è risucito a conseguire un PhD non credo che abbia problemi ad imparare uno di questi mestieri. E poi girerà in Jaguar e non perderà tempo a commentare i blog degli accademici sfigati che guadagnano meno di un tornitore che lavora sotto casa. Potrebbe anche aggiungere l’infermiere e il pizzaiolo all’elenco. Ma prima di lanciarsi alla caccia delle centinaia di posti da panettiere retribuiti 2.000 euro al mese che nessuno vuole, si legga questo post:

      https://www.roars.it/online/pizza-time-il-lavoro-ce-e-nessuno-lo-vuole-o-no/

    • Mi scusi, non mi sembra di aver dato degli sfigati a chi ha un phd o lavora in accademia (che scriva o meno su roars).
      ho solo fatto notare che il grafico da lei mostrato non differenzia per settore, cosa che io riterrei utile per poter fare commenti più approfonditi.
      ho difatti la sensazione che certi corsi di laurea non garantiscano adeguati livelli occupazionali (scienze della comunicazione, del turismo…); inoltre, che spesso anche laureati nel settore tecnico/scientifico siano sotto-impiegati (ergo con retribuzione vicina a quella di alcuni non laureati).
      quest’ultima è una mia opinione, sarei felice di vedere dati sensati che la smentiscano.

    • Non è il caso di prenderlo per uno scherzo. Il suggerimento è del tutto pertinente:
      ____________________
      Professore per una sera all’università Bocconi di Milano Flavio Briatore parla di manager e imprenditori del futuro. Tra start up che, a suo dire, sono pura fuffa (“ci riesce uno su 100”) e inviti a scegliere lavori normali. “Non voglio portare sfiga, ma per voi non ci sono opportunità. Fate un lavoro normale, magari apritevi una pizzeria. Così se fallisce almeno vi mangiate una pizza. Se fallisce la start up non vi rimane neppure quello”

  6. La scuola è sempre classista.
    Tutto ciò che non è un liceo un tempo raccoglieva i figli degli operai ed oggi accatasta i figli degli immigrati. Per me la soluzione è avere solo Licei con specializzazioni corrispondenti a quelle attuali ma da cui gli adolescenti apprendano in ugual misura tutte le nozioni, diritti e doveri di base.

    • Che la scuola sia sempre stata classista mi pare un luogo comune.
      La questione andrebbe invece analizzata in maniera meno ideologica. A tal fine faccio notare che:
      a) a partire dagli anni ’70 la scuola italiana era riuscita ad abbattere gran parte delle barriere economiche che impedivano a molti studenti di proseguire gli studi oltre la scuola dell’obbligo;
      b) non è affatto vero che gli istituti tecnici italiani fossero una sorta di ghetto in cui venivano collocati i figli degli operai, innanzi tutto perché molti figli di operai si diplomavano al classico o allo scientifico, ma soprattutto perché dai nostri istituti tecnici uscivano ragionieri, geometri e periti ben preparati culturalmente e professionalmente;
      c) molti laureati italiani del vecchio ordinamento (ossia che hanno conseguito il titolo accademico in un ordinamento universitario assai più selettivo di quello attuale) hanno conseguito il diploma di scuola secondaria superiore in un istituto tecnico;
      d) fino all’avvento di Berlinguer la scuola italiana costituiva un’eccellenza mondiale sia per quel che riguarda l’istruzione liceale che per quella tecnico-professionale.
      Il declino è iniziato con l’introduzione della sciagurata “autonomia scolastica”.

      Ad essere classista è semmai la scuola odierna, perché l’ideologia del “successo formativo garantito” le ha tolto la possibilità di fungere da ascensore sociale, col risultato che i figli dei soliti noti troveranno comunque una buona sistemazione lavorativa mentre i figli di un anonimo Pinco Pallino non sapranno che farsene di un diploma conseguito nella scuola dei progetti e delle competenze certificate ma slegate da una visione culturale di ampio respiro.

  7. Qualcuno deve essersi accorto che le somme non tornavano e adesso assistiamo ad una strana schizofrenia. Sul sito di Confindustria Cuneo [ore 14:05 del 30.01.2018] continua ad esserci (sia come testo sia come immagine) la versione con le percentuali che sommano a 104%:
    _______________



    https://www.uicuneo.it/servizio/direzione/notizia/18763/lettera-alle-famiglie-cuneesi/
    _______________
    Invece sui siti degli organi di informazione (che citano come fonte la lettera!) ci sono dei numeri diversi.
    _______________
    “Nel 2017 – scrive Gola – le aziende cuneesi nel loro complesso, hanno manifestato l’intenzione di inserire circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 19% sono addetti agli impianti e ai macchinari, il 18% operai specializzati, l’11% tecnici specializzati. Queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi, di cui le nostre imprese hanno estremo bisogno e che spesso faticano a reperire”.
    http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/01/28/news/cuneo_gli_industriali_scrivono_ai_genitori_dei_ragazzi_delle_medie_abbiamo_estremo_bisogno_di_tecnici_e_operai_specializz-187464639/
    ________________
    «Nel 2017 le aziende cuneesi nel loro complesso, hanno manifestato l’intenzione di inserire circa 40.000 nuovi lavoratori. Di questi, il 19% sono addetti agli impianti e ai macchinari, il 18% operai specializzati, l’11% tecnici specializzati. Queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi, di cui le nostre imprese hanno estremo bisogno e che spesso faticano a reperire».
    http://www.lastampa.it/2018/01/28/edizioni/cuneo/servono-operai-specializzati-tecnici-nei-servizi-alle-aziende-addetti-agli-impianti-e-macchinari-oGO9Tc5S4o5N2vBYGMSrIN/pagina.html
    ___________________
    “Nel 2017 – si legge – le aziende cuneesi hanno manifestato l’intenzione di inserire circa 40 mila nuovi lavoratori. Di questi, il 19% sono addetti agli impianti e ai macchinari, il 18% operai specializzati, l’11% tecnici specializzati. Queste sono le persone che troveranno subito lavoro una volta terminato il periodo di studi, di cui le nostre imprese hanno estremo bisogno e che spesso faticano a reperire”.
    http://www.ansa.it/piemonte/notizie/2018/01/28/industriali-a-ragazzi-ci-servono-operai_07f25b00-dd29-4264-8068-88ae24c2b2a7.html
    ________________
    Nel caso della Stampa si legge:
    ________________
    Pubblicato il 28/01/2018
    Ultima modifica il 29/01/2018 alle ore 10:37

  8. eccerto: l’operaio che studia potrebbe scoprire che pensando può arrivare a criticare il sistema economico e magari mettersi in testa di organizzarsi con altri operai che hanno studiato…cooperative, associazionismo, socialismo…..comunismo!!!!!
    cmq…104%…si
    magari si potrebbero anche mettere in testa di prendere in giro i padroni ignoranti!

  9. C’è comunque un sito che riporta le percentuali che sommano a 104%:
    ______________



    http://www.businesspeople.it/Lavoro/Confindustria-Cuneo-operai-104098
    _______________
    Come potrebbero essere andate le cose?
    _______________
    Il 26.01.2018 nella sezione News del sito di Confindustria Cuneo appare la lettera sia come testo che come immagine. Le percentuali di operati, tecnici e addetti ai lavori sommano al 104%. La lettera (testo e immagine) è tuttora [30.01.2018] leggibile sul sito:
    https://www.uicuneo.it/servizio/direzione/notizia/18763/lettera-alle-famiglie-cuneesi/
    ________________
    Successivamente, Confindustria Cuneo dirama un comunicato stampa. Sul sito c’è una versione datata 29.01.2018 con percentuali completamente diverse.
    Nella lettera:
    38% operai specializzati
    36% tecnici
    30% addetti agli impianti e ai macchinari.
    ______________
    Nel comunicato
    18% operai specializzati
    11% tecnici
    19% addetti agli impianti e ai macchinari.
    ______________
    Difficile dire se il comunicato abbia subito una rettifica. Attualmente, i siti di informazione riportano i numeri del comunicato, a eccezione del sito di BusinessPeople che riporta i numeri della lettera. Il testo di BusinessPeople fa riferimento a un dettaglio non presente nel comunicato stampa (BusinessInsider scrive: “RESPONSABILITÀ (scritto da Gola in maiuscolo, ndr )”). Può essere che BusinessPeople abbia voluto controllare la notizia alla fonte e, mentre altre testate si sono limitate a copiare dal comunicato, BusinessPeople ha letto la lettera originale e ne ha copiato i numeri sbagliati.
    ______________
    MORALE DELLA FAVOLA
    Il confronto tra i numeri originali e quelli rettificati rende evidente che non siamo di fronte a un errore di trascrizione con una cifra scambiata per un altra. Viene il sospetto che fossero inventate sia le percentuali che sommavano a 104% sia quelle che adesso sommano a 48%.

  10. Certo che in questo momento, quando l’inquinamento dell’aria supera le norme in tante città, tra cui primeggia Torino, quando c’è una crisi idrica più che preoccupante, quando le malattie cardio-respiratorie sono in aumento a causa dell’inquinamento, l’invito all’ignoranza è la mossa giusta. La modernità, per Confindustria, consisterebbe nello sviluppo dei call-center, nella valutazione a caldo di qualsiasi cosa, nell’instabilità occupazionale (la mobilità globalizzata), e soprattutto nell’avere una controparte di giovani dominabili quanto a conoscenze e possibilità economiche, entrambe scarse.

  11. Valeria Fedeli ha twittato (non capisco perché dovrei essere interessata agli tweet non richiesti): “ Detto, fatto! Nasce l’osservatorio per monitorare la qualità dell’Alternanza, per garantire a studentesse e studenti percorsi di indiscusso valore formativo. Uno strumento che si aggiunge al bottone per le segnalazioni e alla Carta dei diritti e dei doveri …”. NB: al bottone! Le cose importanti si decidono con bottoni!

  12. Non solo problemi con le somme, ma anche con la punteggiatura. All’inizio della lettera una bella virgola tra soggetto e verbo. Come diceva Totò?
    ____________
    TOTO “… che… scusate se sono poche, ma settecento milalire… punto e virgola… noi… noi ci fanno, specie che questanno…”. Una parola: “questanno”. “… C’è stato una grande morìa delle vacche, come voi ben sapete”… Punto.
    PEPPINO – Punto?
    TOTO’ – Due punti! Ma sì, fai vedere che abbondiamo! Abbondandis in abbondandum!
    […]
    TOTO’ – “… Punto, punto e virgola, punto e un punto e virgola…
    PEPPINO – Troppa roba.
    TOTO’ – E lascia fare. Che dica che noi siamo provinciali, che siamo tirati?
    https://www.youtube.com/watch?v=9-VrY80K9y8
    ___________

    • «tanti di voi» potrebbe essere un vocativo: «Cari genitori, o tanti di voi!, ecc.ecc.»
      Come si fa a non amare questo paese.

    • E tenuto conto che da anni è un pilastro del programma forse più platealmente di regime di tutta Telepd(=di tutta la Rai), quello officiato dal melensissimo e stramultimilionario stuoino piddino, bisogna dire che si è superato

  13. Di base, non capisco una cosa.
    Un operaio o ancor di più un artigiano (come un artigiano del vino, tanto diffuso nel Cuneese) perché non dovrebbero essere laureati?
    Il lavoro, dovrebbe saperlo Confindustria, non te lo insegnano certo a scuola, ma si impara sul campo.
    E allora, non è forse meglio che sia un laureato ad impararlo, piuttosto che un giovane dotato di una formazione più ridotta?
    Davvero non capisco.

  14. Il buzzurro imprenditore parla di mansioni qualificate che non trovano copertura e che gli innumerevoli e titolati laureati in scienze politiche non si sognano di considerare. Scendiamo dal nostro spocchioso piedistallo e lottiamo per una scuola che sia di nuovo utile all’ascensore sociale e non invece una organizzazione autoreferenziale e classista che fa andare avanti solo i figli di papà (‘de sinistra’) che potrebbero anche farne a meno!

  15. Sono in ritardo ma penso che sia utile far notare un’ulteriore incongruenza dei numeri riportati nella lettera di Confindustria: i 40.000 posti di lavoro sono un quindicesimo della popolazione della provincia di Cuneo (che, secondo wikipedia, nel 2012 erano 595.209). Se “riscaliamo” alla popolazione italiana, è come se la confindustria nazionale dicesse che “Nel 2017 le aziende italiane, nel loro complesso, […], hanno dichiarato di assumere circa 4 milioni di lavoratori”. Berlusconi fu (giustamente?) ridicolizzato per aver promesso un quarto di quella cifra, in una legislatura (5 anni) e non in un solo anno, e tenendo conto anche del pubblico impiego (che invece confindustria esclude).
    Ora, magari sbaglio perché in provincia di Cuneo è in atto un boom occupazionale senza precedenti. Ma a me sembra più probabile che dalle parti di confindustria abbiano messo (perlomeno) uno zero di troppo..

    • errata corrige: “(che, secondo wikipedia, nel 2012 erano 595.209)” –> “(che, secondo wikipedia, nel 2012 era di 595.209)”

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