Qualcuno storce il naso per la nomina a Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di chi non solo non è laureata, ma neppure può vantare consolidate esperienze in un settore così complesso e delicato. Da parte nostra, anche alla luce dei risultati conseguiti da tre ministri consecutivi, tutti e tre ex-rettori, preferiremmo guardare più alla sostanza che alle etichette. I ministri si giudicano per le loro prese di posizione e per i loro atti. E da questo punto di vista ci sembra che qualche segno di progresso sia finalmente visibile. Prendiamo il caso Tomasello. Uno dei suoi difensori ha scritto che « a ben vedere, non solo non vi sarebbe plagio, perché non ne ricorrerebbero i requisiti specifici, ma ci troveremmo davanti a una sorta di autolesionistico sabotaggio futurista, a una performance dadaista, a uno sberleffo surrealista». Decisamente poco convincente, ci duole dire. E Miccoli? «Non è plagio, ho dimenticato le virgolette». Non ci siamo proprio. Ma il vero sberleffo surrealista era quello del Presidente dell’Anvur: «I  plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica». Veniamo ora alla “laurea” della Fedeli e vediamo la reazione. Come riportato dal Messaggero, i suoi collaboratori avrebbero detto che era giusto un «problema lessicale». Un escamotage che, in termini comparativi, rivela decisamente più creatività e humor delle altre maldestre difese da noi citate. A dimostrazione, che non è solo questione di titolo di studio. Insomma, che dire? Noi siamo contemporaneamente ottimisti e realisti. Ottimisti: è solo questione di tempo. A furia di piccoli, impercettibili progressi, prima o poi arriverà un ministro dell’istruzione con gli occhi ben aperti e un curriculum privo di “problemi lessicali”. Realisti: sì, arriverà, ma nessuno di noi vivrà abbastanza per vedere quel giorno.

giannini_fedeli

Passato il momento del totoministri, il nuovo passatempo consiste nel soppesare la discontinuità del nuovo esecutivo rispetto al precedente. Soprattutto per quanto riguarda il MIUR, la cui precedente titolare, Stefania Giannini ha proprio tolto il disturbo, a differenza di chi ha cambiato solo stanza come Lotti o la Boschi. Lasciando ad altri, più esperti di noi, le valutazioni relative al mondo della scuola, ci limitiamo a qualche riflessione sull’università. Il ministro uscente si è distinto per una certa magnanima tolleranza nei confronti di comportamenti che  – per darci un tono internazionale – potremmo definire un po’  borderline. Ci stiamo riferendo, per esempio, al caso del Prof. Tomasello,

il docente messinese accusato dal suo collega di facoltà Giuseppe Fontanelli, carte alla mano, di aver copiato frasi su frasi dai libri di Giuseppe Amoroso, lo studioso che fu maestro di entrambi. Un plagio confermato dallo stesso professor Amoroso: «Il saccheggio operato ai miei danni è di dimensioni surreali» (G.A. Stella, Sette 12.02.2016)

Il ministro ha alzato il sopracciglio o poco più. L’abilitazione alla prima fascia di Tomasello è stata confermata. Il MIUR ha nominato una commissione tecnico scientifica che, assai salomonicamente,

si è riunita a fine febbraio [2016] concludendo le proprie valutazioni che il MIUR ha provveduto a trasferire alle competenti autorità giudiziarie per l’eventuale accertamento di possibili profili di illiceità

A onor di cronaca, fino ad ora, l’unico provvedimento preso si deve all’Università di Messina, il cui Consiglio di Amministrazione, il 3 agosto scorso ha sospeso per un anno Dario Tomasello.

Non meno tollerante era stato il Ministro Giannini nei confronti di Paolo Miccoli

beccato a usare il «copia-incolla» proprio nell’elaborato con cui gli aspiranti consiglieri [Anvur] dovevano illustrare «sinteticamente le principali linee di intervento» (Gian Antonio Stella su Sette)

Le Iene, che avevano dedicato due loro servizi a questa coppia di casi borderline, avevano anche cercato di sapere cosa ne pensava la Giannini, ma il Ministro era salito precipitosamente in auto sottraendosi al confronto. Su Miccoli, pure senza risposta era rimasta l’interrogazione del deputato Francesco D’Uva.

In compenso aveva parlato il neo-Presidente dell’Anvur, Andrea Graziosi, secondo il quale

I plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica»

Tesi affascinante, ma ardita, al punto di suscitare un plateale «Ma ci faccia il piacere!» da parte di Gian Antonio Stella. Inutile dire che, imperturbabile e olimpica, Stefania Giannini non aveva fatto una piega nemmeno di fronte all’esternazione di Graziosi.

Ma adesso che c’è un nuovo ministro, la musica cambierà, ci siamo detti. Ed ecco che, prima ancora del voto di fiducia, il nuovo Ministro del MIUR, Valeria Fedeli, finisce nella bufera perché nel suo curriculum (prontamente rimosso dal proprio sito web, ma salvato e riprodotto dagli organi di informazione) c’era scritto

Laureata in Servizi Sociali (attuale laurea in Scienze Sociali)

Incalzati dai giornalisti, i suoi più stretti collaboratori avrebbero spiegato che in realtà

ha frequentato una scuola professionale per assistenti sociali. Quello che oggi è un diploma di laurea, non una laurea. Ma allora non era assolutamente una laurea

Ed ecco che,  sul sito internet del neoministro dell’Istruzione, il “diploma di laurea in Scienze sociali” si trasforma in “diploma per assistenti sociali”.  C’è chi non gradisce e, senza troppi complimenti, scrive: «Valeria Fedeli ha mentito, si dimetta da ministro!»

Qualcuno rincara la dose e storce il naso per la nomina a Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di chi non solo non è laureata, ma neppure può vantare consolidate esperienze in un settore così complesso e delicato. Da parte nostra, anche alla luce dei risultati conseguiti da tre ministri consecutivi, tutti e tre ex-rettori, preferiremmo guardare più alla sostanza che alle etichette. I ministro si giudicano per le loro prese di posizione e per i loro atti. E da questo punto di vista ci sembra che qualche segno di progresso sia finalmente visibile.

Prendiamo il caso Tomasello. Uno dei suoi difensori ha scritto che

a ben vedere, non solo non vi sarebbe plagio, perché non ne ricorrerebbero i requisiti specifici, ma ci troveremmo davanti a una sorta di autolesionistico sabotaggio futurista, a una performance dadaista, a uno sberleffo surrealista

Decisamente poco convincente, ci duole dire. E Miccoli?

Non è plagio, ho dimenticato le virgolette

Non ci siamo proprio.

Ma il vero sberleffo surrealista era quello del Presidente dell’Anvur:

I plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica

Veniamo ora alla “laurea” della Fedeli e vediamo la reazione. Come riportato dal Messaggero, i suoi collaboratori avrebbero detto che era giusto un

«problema lessicale»

Un escamotage che, in termini comparativi, rivela decisamente più creatività e humor delle altre maldestre difese da noi citate. A dimostrazione, che non è solo questione di titolo di studio.

Insomma, che dire? Noi siamo contemporaneamente ottimisti e realisti.

Ottimisti: è solo questione di tempo. A furia di piccoli, impercettibili progressi, prima o poi arriverà un ministro dell’istruzione con gli occhi ben aperti e un curriculum privo di “problemi lessicali”.

Realisti: sì, arriverà, ma nessuno di noi vivrà abbastanza per vedere quel giorno.

______________

Addendum (16.12.2016)

zunino_fedeli_roars

Dopo la lettura di questo articolo apparso su Repubblica, un nostro lettore ci ha dato il seguente consiglio:

Gente, Zunino su Repubblica di oggi scrive che ROARS difende la ministressa flambée, sapevatelo. D’ora in avanti quando siete ironici mettete la didascalia, ché altrimenti qualcuno non capisce.

Accogliamo volentieri lo spirito del suggerimento, pubblicando il seguente cartello segnaletico.

irony_alert_ironic

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42 Commenti

  1. Personalmente, visto lo stato attuale dell’ Istruzione, Università e Ricerca, mi andrebbe bene anche un mentitore seriale sui titoli di studio purché riformasse completamente l’ anvur e garantisse risorse e norme per risollevarsi da questo sconfortante presente.

    • D’accordo, ma per fare questo ci vuole coraggio. Che non è certo la dote di chi ha paura di presentarsi in pubblico per quello che è (o non è).

  2. Non è pensabile che il Ministro dell’istruzione non sia laureato, e cioè, nel caso specifico, che non abbia una laurea quadriennale del vecchio ordinamento. Una qualsiasi, ma una laurea del livello dell’attuale magistrale. Che non si tenga conto di questo requisito (minimo, perché in realtà ci vorrebbe il dottorato) è una mancanza di rispetto nei confronti di tutti i membri del comparto che il ministro va a dirigere. Chi guida non può avere meno titoli della sua truppa

  3. Guardiamo in faccia la realta’, al momento di designare il ministro hanno pensato alla scuola (che muove un bacino elettorale vasto e storicamente di sinistra) l’Universita’ neanche si sono ricordati che esiste, figuratevi se hanno pensato a qualcuno in grado di averci a che fare.

    Ma vediamola ottimisticamente, poiche’ gli interventi degli ultimi (N) anni sono solo stati un danno, forse sarebbe davvero meglio se di noi si dimenticassero proprio…

  4. … e magari superare le mediane per ordinario in tutti i ssd! Senza alcuna valutazione nel merito (non so chi sia Costei), rammento che il ministro è un politico, non (necessariamente anche) un tecnico. Abbiamo visto, fra l’altro, di cosa sono capaci i tecnici

  5. Via, è andata bene tutto sommato!

    Ve lo immaginate, ad esempio, se anche i ministri della sanità o quello della giustizia non fossero laureati?

    …Come dite? …neanche loro? … e dite che ce ne sono anche altriiii???

    ah bhe! ;)

  6. Non so se quell’episodio del diploma, a prescindere dai meriti e dalle virtù della persona in questione, possa essere definito un mero problema lessicale. Posso immaginare che abbiano voluto trasformare un titolo del passato, che molti oggi non capirebbero o capirebbero male, in un suo possibile equivalente odierno più in voga che include “laurea”. Del resto passando dalla cosiddetta “laurea triennale”, con tanto di coroncine botti festeggiamenti foto spumante coriandoli, alla laurea quinquennale, se togliamo l’aggettivo (per ridurre tempi e spazi), rimane solo “laurea”. Dunque l’aspetto lessicale implica un certo significato che ha una sua storia, e inoltre la sinonimia perfetta non esiste. Io avrei piuttosto esplicitato il significato del titolo di diploma (spendendo qualche parola in più), senza attribuirgli nessuna etichetta lessicale. Cosicché avrei detto il vero peccando di un tantino di imprecisione.
    Quanto alle competenze strettamente professionali riguardo alla ricerca, questo sì che è un problema serio. Proprio per questo continuo a pensare che altri avranno la delega se non la mano libera a fare scelte, proposte, anche di legge. So per esperienza che persone qualificatissime, medici ad esempio, che sono abituati ad altri tipi di testualità e di tempistiche di pubblicazione, non riescono a concepire fino in fondo cos’è, ad es., scrivere una monografia (nel campo delle discipline umanistiche) dalle dimensioni di un libro. Cosicché, se si danno delle limitazioni professionali, perché nessuno sa e deve sapere tutto, si deve affidare ad altri, fidati, il completamento (sia per le idee che per come realizzarle). E chi potranno essere questi altri?

    • magari non intendevano lessicale ma “temporale” (dategli tempo), nel senso che ora nella sua posizione potrà equiparare il suo diploma ad una laurea e quindi essere nel giusto ;)

  7. Ma quante storie! Anche Benedetto Croce, a suo tempo ministro della PI, non era laureato. Per di più, dalla neo ministra abbiamo garanzia di piena continuità rispetto alla linea del governo precedente. Infatti, anche lei sostenitrice accanita del sì referendario in Parlamento, aveva dichiarato pubblicamente su La7 che “se la riforma viene bocciata, noi parlamentari dobbiamo prenderne atto … non puoi andare avanti, non hai l’autorevolezza … tolgo l’alibi a chi pensa tanto stanno fino al 2018 perché pensano alla propria sedia, io non penso alla propria (sic) sedia”. Detto e fatto, e con una non proprio perfetta coerenza rispetto ai principi annunciati, alla poltrona di senatrice ha aggiunto quella di ministra. Non vorremo prendere esempio, scandalizzandoci troppo, da quei tromboni di tedeschi che per una tesi di dottorato un po’ copiata hanno fatto dimettere un ministro!

  8. Carissimi,
    come forse avrete letto anche voi, secondo taluni, la nuova ministra sarebbe stata scelta per le sue battaglie sul gender, in spregio al popolo del family day, per ritorsione nei confronti di un fronte che si era schierato apertamente per il no.
    Speriamo che così non sia. Perché anche una certa parte dell’università si era schierata per il no, ed è proprio la stessa parte che non vuole le Natta aut similia.
    Quindi, ritorsione per ritorsione…!
    Ma vedremo cosà farà questo governo, perché temo proprio che non farà solo la legge elettorale.
    Intanto, teniamo le dita incrociate per l’11 gennaio.
    Anche se è vero che, in ogni caso, non è che possiamo andare avanti a “botte di referendum”, mentre il problema è che, ad oggi, in Italia manca un’alternativa politica credibile.
    Tom Bombadil – Tom Bombadillo

    • Lei credo faccia confusione tra il NO al referendum, le battaglie contro certe scelte del governo passato, quelle contro le politiche universitarie dei governi degli ultimi 30 anni. Le garantisco che la maggior parte dei docenti universitari italiani non sono affascinati da Grillo e compagnia, possono avere votato NO/SI al referendum ed essere critici verso la deriva bocconiana della politica universitaria dei governi degli ultimi 2/3 decenni. Mi pare che lei scambi questo blog per una succursale del Fatto Quotidiano.

    • Adesso è davvero troppo.
      Che un soggetto simile svolga la funzione di ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca mi sembra una indecente provocazione.
      A quando un ministro dell’Università completamente analfabeta?

  9. ma veramente, la misura è colma!!!!! una signora che a 21 anni era già impiegata del sindacato, cioè non solo non ha mai lavorato un giorno in vita sua, ma non ha nemmeno studiato per raggiungere un diploma vero (di maturità, altro che di laurea): e mente per la gola sui suoi titoli fasulli; solo in questo tristo paese di servi e di ladruncoli può succedere tutto ciò, senza che ci siano moti di piazza.
    ROARS: è ora di organizzarsi!

  10. Trovo assurda questa insistenza sulla questione diploma della ministra. Il suo titolo di studio è per LEGGE equipollente a una laurea triennale detto ciò aggiungo pure CHISSENEFREGA. Lei non ha detto balle, ha scritto una cosa imprecisa ma non ha mentito. Poi questo can can non lo capisco, infatti se la cosa è grave lo è in ogni caso e non mi ricordo grandi polemiche per la deputata Marta Grande dei 5S che a proposito di lauree ne aveva inventate ben due.

    http://www.corriere.it/politica/13_marzo_15/grande-marta-giallo-lauree-due_4e48d38c-8d92-11e2-b59a-581964267a93.shtml

    http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/marta_grande_e_quei_diplomi_sospetti_presi_in_alabama/notizie/258702.shtml

    http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1204464/La-grillina-Grande-come-Giannino–Giallo-sulle-lauree-all-estero.html

    • Forse è perché l’oscura deputata Marta Grande non è diventata ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca?
      Sin quando Valeria Fedeli è stata ‘soltanto’ vicepresidente del Senato, nessuno sapeva nulla della sua carriera scolastica.

    • no, s’informi! non ha nemmeno il diploma di maturità; il preteso titolo di studio NON è mai stato equipollente a un diploma univeristario, perciò; solo per una ristretta finestra di anni fu consentito, previo esame di laurea!, a chi aveva quel certificato di assistente sociale di chiedere il riconoscimento; non è il caso della sig.ra Fedeli, che avendo ‘lavorato’ nel sindacato dall’età di 21 anni non ha mai ‘completato’ gli studi; certo non è la sola inadeguata al posto che occupa, vedi Lorenzin, Orlando, ecc. (senza dimenticare che in un paese ‘civile’, USA o Germania a scelta, un ministro che mente fa le valigie il giorno dopo!) – vogliamo aggiungere che la sig.ra è pure moglie di un altro senatore? così almeno i suoi meriti sindacali e politici sono più evidenti…
      Per favore, ridateci la classe dirigente della Prima Repubblica!

  11. proviamo a considerare la cosa da un altro punto di vista

    ma come fa una persona ad accettare di fare il ministro
    dell’istruzione (e dell’universita’) non avendo competenze in materia? la questione emersa sul curriculum non e’ marginale, e’ la cartina di tornasole, non occorre essere professori ovviamente (anzi come ben sappiamo puo’ essere controproducente), ma non basta essere stati sindacalisti in tutt’altro settore

    e’ chiaro che il ruolo di ministro non e’ necessariamente tecnico, ma ci sono dei limiti

    e come si fa ad accettare di fare il ministro degli esteri (nel mondo attuale) se non si e’ neppure in grado di parlare l’inglese?

    la classe politica di governo e’ in grado di esprimere delle persone adatte nei vari ruoli? in molti casi pare proprio di no

    queste persone hanno la dignita’ di capire se sono adatte al ruolo che ricoprono? anche qui in molti casi pare proprio di no e questo e’ una gran parte del problema

  12. @p.mercati, sei proprio fuori strada, è impossibile che io faccia lo scambio che pretendi tu, per la semplice ma fondamentale ragione che non ho mai letto né il FQ, né il relativo blog. Proprio mai. E poi non vedo perché tiri in ballo i grillini. Personalmente, manco il blog di Grillo ho letto mai: neppure una volta nella vita.
    Io facevo un discorso più banale, relativo a ciò che nell’immediato più mi preme, cioè le Natta. Se è vero che -come sostengono alcuni- si tratta di un ministro “ritorsivo” rispetto al fronte del no, c’è il rischio che le Natta, invece di essere abbandonate secondo gli auspici, saranno ‘cavalcate’. Del resto, la grande maggioranza dei docenti che ha firmato contro le Natta era per il NO. Poi c’è sempre qualcuno stravagante e incoerente, ma politicamente non sposta il punto. Le Natta, infatti, con la reazione che hanno suscitato, hanno rappresentato un tassello in più per la vittoria del no.
    Tom Bombadillo

  13. Giusto. Chissenefrega, tutto sommato. Certo, ai precari si chiede di tutto (lauree, dottorati, master, abilitazioni..), ma spesso i titoli sono scatole vuote, diffusi a pioggia e quindi inutili. Qui interessano i fatti, vedremo sui fatti se la ministra tiene al merito e a dare il giusto valore ai titoli.

  14. Sulla Repubblica, Corrado Zunino dedica un articolo al caso Fedeli e arruola Roars tra i difensori della ministra:

    Su Facebook, uno dei nostri lettori ci chiede di mettere le didascalie quando siamo ironici, ma Sylos Labini teme che non basterebbero.


    • Anche se Sylos Labini è scettico, in coda all’articolo abbiamo aggiunto un cartello segnaletico con la scritta “IRONY ALERT”, affinché nessuno possa insinuare che teniamo atteggiamenti discriminatori nei confronti di Zunino o altri.

    • A me Zunino ispira buon umore. In quanto a “creatività e humor” i suoi botta-e-risposta competono con l’incidente lessicale della Fedeli. Dopo quanto ho appena scritto, potrebbe persino citarmi come un suo fan ;-)
      In ogni caso, il seguente botta-e-risposta rimane memorabile:



      ______________
      Per più di un anno siamo rimasti ad arrovellarci su cosa intendesse per “siete anche altre cose, le diciamo prox puntata”, ma adesso finalmente lo sappiamo: siamo degli “acchiappa farfalle”!
      Sinceramente, dopo il “cacca cacca cacca”, temevo peggio.

    • Fino a oggi, non frequentando i social networks, di Zunino avevo solo l’opinione che fosse un pessimo giornalista come tanti altri. Ora mi accorgo che lo sopravvalutavo decisamente.

  15. …sì Johnny, in effetti, una che fin qui ha guadagnato tipo 15.000 euro al mese senza aver fatto neppure il liceo, ma vivendo di sindacato e politica, ed ora è stata perfino promossa Ministro di Istruzione e Università, è di certo la persona migliore per valorizzare chi ha accumulato liceo, laurea, master, dottorato, etc., etc.
    Guarda, questa storia sembra uscita da un film di Checco Zalone. Sai quello in cui lui ha la fidanzata mussulmana, e la vuole “integrare”: vedi tu studi, ti impegni, qui siamo in Italia, non serve a un c…!
    Per l’altra questione, bisogna tener presente che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, né peggior fesso di chi non vuol capire.
    Tom Bombadillo

  16. Mah, che dire?
    Se come docenti universitari non siamo stati neanche in grado di organizzare una qualche forma di protesta seria(uno sciopero duro) dopo tutto quanto è stato fatto negli ultimi 10 anni – a partire dal raddoppio dell’obbligo di didattica frontale della Moratti – che la neo-ministra Fedeli non abbia né laurea né diploma mi pare un probema minore.
    Un recente dato mi ha definitivamente aperto gli occhi: una università austriaca, alla quale sono iscritti circa 18 mila studenti, ha in servizio circa 3000 (tremila)docenti. Nella mia (Udine) con 15 mila studenti iscritti, i docenti sono 658. Fate pure voi i calcoli del rapporto docenti/studenti.
    Prendersela con il titolo di studio della Fedeli senza entrare nella drammaticità dei numeri, delle scelte del passato recente e delle risorse ora disponibili, a mio avviso è fare il gioco degli avversari.

    • Roars e molti dei suoi lettori entrano ogni giorno e costantemente “nella drammaticità dei numeri, delle scelte del passato recente e delle risorse ora disponibili”.
      La nomina di un soggetto come Fedeli a ministra dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca si inserisce perfettamente nel quadro distruttivo da lei delineato. Al quale aggiunge un tocco di grottesco. Anche per questo non si tratta di “un problema minore”. Occuparsene è dunque un diritto e, direi, un dovere.

    • Provo a spiegarmi meglio. Non ho intenzione di sminuire il lavoro fatto da ROARS in questi anni! Sono anzi convinto che sia stata la principale voce critica rispetto alle scelte compiute dai governi sulle politiche dell’università e della ricerca.
      Tuttavia, nel complesso la gran parte dei colleghi universitari sono ancora incapaci di manifestare convintamente il loro disagio, con azioni leggibili anche all’esterno della comunità accademica.

    • È vero. Alcuni sono inconsapevoli o increduli della “war on tertiary education” (“war on” da intendersi come nell’espressione “war on drugs”). Altri assistono rassegnati alla devastazione in atto. Qualcuno (ancora pochi, però) oppone qualche resistenza alla barbarie che avanza.

    • Forse più che “war on tertiary education” bisognerebbe parlare di guerra allo stato sociale, ai salariati e alla costituzione italiani.

      E chi la sta facendo? Quale partito è il portabandiera di questa guerra?

      Oggi hanno licenziato in blocco i commessi del supermercato sotto casa con qualche anzianità per assumere precari da pagare di meno.

      Adesso gli vado a chiedere se ci danno la solidarietà nella “war on tertiary education”.

      Ho paura che mi dicano delle brutte parole.

    • È corretto parlare di “guerra allo stato sociale”, ma nel caso italiano c’è in atto anche una specifica “war on (tertiary) education”, se persino la Fondazione Giovanni Agnelli ha denunciato che nel triennio 2008-2011 i tagli al personale si sono concentrati su scuola e università:
      __________________
      «In tempi di spending review è sempre utile ricordare quanto è avvenuto nel recente passato: da questo punto di vista la scuola ha già dato molto, soprattutto nel triennio 2008-2011 per effetto delle «disposizioni in materia di organizzazione scolastica» della Legge 133/2008»
      http://www.fga.it/fileadmin/Documenti_Vari/FGA_-_Evoluzione_personale_scuola.pdf
      ______________

  17. Grazie, domani vado a fare la spesa tranquillo.

    Alla commessa disoccupata, separata, con i figli a carico gli spiego i dati della Fondazione Agnelli.

    Poi rientro e rassetto la torre eburnea con servizi in cui vivo.

    P.S. Mi arrendo …

    • Alla commessa potrebbe anche interessare poter far studiare i figli in un’università che non sia a livello delle peggiori “for profit” statunitensi …

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