Qualcuno storce il naso per la nomina a Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di chi non solo non è laureata, ma neppure può vantare consolidate esperienze in un settore così complesso e delicato. Da parte nostra, anche alla luce dei risultati conseguiti da tre ministri consecutivi, tutti e tre ex-rettori, preferiremmo guardare più alla sostanza che alle etichette. I ministri si giudicano per le loro prese di posizione e per i loro atti. E da questo punto di vista ci sembra che qualche segno di progresso sia finalmente visibile. Prendiamo il caso Tomasello. Uno dei suoi difensori ha scritto che « a ben vedere, non solo non vi sarebbe plagio, perché non ne ricorrerebbero i requisiti specifici, ma ci troveremmo davanti a una sorta di autolesionistico sabotaggio futurista, a una performance dadaista, a uno sberleffo surrealista». Decisamente poco convincente, ci duole dire. E Miccoli? «Non è plagio, ho dimenticato le virgolette». Non ci siamo proprio. Ma il vero sberleffo surrealista era quello del Presidente dell’Anvur: «I  plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica». Veniamo ora alla “laurea” della Fedeli e vediamo la reazione. Come riportato dal Messaggero, i suoi collaboratori avrebbero detto che era giusto un «problema lessicale». Un escamotage che, in termini comparativi, rivela decisamente più creatività e humor delle altre maldestre difese da noi citate. A dimostrazione, che non è solo questione di titolo di studio. Insomma, che dire? Noi siamo contemporaneamente ottimisti e realisti. Ottimisti: è solo questione di tempo. A furia di piccoli, impercettibili progressi, prima o poi arriverà un ministro dell’istruzione con gli occhi ben aperti e un curriculum privo di “problemi lessicali”. Realisti: sì, arriverà, ma nessuno di noi vivrà abbastanza per vedere quel giorno.

giannini_fedeli

Passato il momento del totoministri, il nuovo passatempo consiste nel soppesare la discontinuità del nuovo esecutivo rispetto al precedente. Soprattutto per quanto riguarda il MIUR, la cui precedente titolare, Stefania Giannini ha proprio tolto il disturbo, a differenza di chi ha cambiato solo stanza come Lotti o la Boschi. Lasciando ad altri, più esperti di noi, le valutazioni relative al mondo della scuola, ci limitiamo a qualche riflessione sull’università. Il ministro uscente si è distinto per una certa magnanima tolleranza nei confronti di comportamenti che  – per darci un tono internazionale – potremmo definire un po’  borderline. Ci stiamo riferendo, per esempio, al caso del Prof. Tomasello,

il docente messinese accusato dal suo collega di facoltà Giuseppe Fontanelli, carte alla mano, di aver copiato frasi su frasi dai libri di Giuseppe Amoroso, lo studioso che fu maestro di entrambi. Un plagio confermato dallo stesso professor Amoroso: «Il saccheggio operato ai miei danni è di dimensioni surreali» (G.A. Stella, Sette 12.02.2016)

Il ministro ha alzato il sopracciglio o poco più. L’abilitazione alla prima fascia di Tomasello è stata confermata. Il MIUR ha nominato una commissione tecnico scientifica che, assai salomonicamente,

si è riunita a fine febbraio [2016] concludendo le proprie valutazioni che il MIUR ha provveduto a trasferire alle competenti autorità giudiziarie per l’eventuale accertamento di possibili profili di illiceità

A onor di cronaca, fino ad ora, l’unico provvedimento preso si deve all’Università di Messina, il cui Consiglio di Amministrazione, il 3 agosto scorso ha sospeso per un anno Dario Tomasello.

Non meno tollerante era stato il Ministro Giannini nei confronti di Paolo Miccoli

beccato a usare il «copia-incolla» proprio nell’elaborato con cui gli aspiranti consiglieri [Anvur] dovevano illustrare «sinteticamente le principali linee di intervento» (Gian Antonio Stella su Sette)

Le Iene, che avevano dedicato due loro servizi a questa coppia di casi borderline, avevano anche cercato di sapere cosa ne pensava la Giannini, ma il Ministro era salito precipitosamente in auto sottraendosi al confronto. Su Miccoli, pure senza risposta era rimasta l’interrogazione del deputato Francesco D’Uva.

In compenso aveva parlato il neo-Presidente dell’Anvur, Andrea Graziosi, secondo il quale

I plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica»

Tesi affascinante, ma ardita, al punto di suscitare un plateale «Ma ci faccia il piacere!» da parte di Gian Antonio Stella. Inutile dire che, imperturbabile e olimpica, Stefania Giannini non aveva fatto una piega nemmeno di fronte all’esternazione di Graziosi.

Ma adesso che c’è un nuovo ministro, la musica cambierà, ci siamo detti. Ed ecco che, prima ancora del voto di fiducia, il nuovo Ministro del MIUR, Valeria Fedeli, finisce nella bufera perché nel suo curriculum (prontamente rimosso dal proprio sito web, ma salvato e riprodotto dagli organi di informazione) c’era scritto

Laureata in Servizi Sociali (attuale laurea in Scienze Sociali)

Incalzati dai giornalisti, i suoi più stretti collaboratori avrebbero spiegato che in realtà

ha frequentato una scuola professionale per assistenti sociali. Quello che oggi è un diploma di laurea, non una laurea. Ma allora non era assolutamente una laurea

Ed ecco che,  sul sito internet del neoministro dell’Istruzione, il “diploma di laurea in Scienze sociali” si trasforma in “diploma per assistenti sociali”.  C’è chi non gradisce e, senza troppi complimenti, scrive: «Valeria Fedeli ha mentito, si dimetta da ministro!»

Qualcuno rincara la dose e storce il naso per la nomina a Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca di chi non solo non è laureata, ma neppure può vantare consolidate esperienze in un settore così complesso e delicato. Da parte nostra, anche alla luce dei risultati conseguiti da tre ministri consecutivi, tutti e tre ex-rettori, preferiremmo guardare più alla sostanza che alle etichette. I ministro si giudicano per le loro prese di posizione e per i loro atti. E da questo punto di vista ci sembra che qualche segno di progresso sia finalmente visibile.

Prendiamo il caso Tomasello. Uno dei suoi difensori ha scritto che

a ben vedere, non solo non vi sarebbe plagio, perché non ne ricorrerebbero i requisiti specifici, ma ci troveremmo davanti a una sorta di autolesionistico sabotaggio futurista, a una performance dadaista, a uno sberleffo surrealista

Decisamente poco convincente, ci duole dire. E Miccoli?

Non è plagio, ho dimenticato le virgolette

Non ci siamo proprio.

Ma il vero sberleffo surrealista era quello del Presidente dell’Anvur:

I plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica

Veniamo ora alla “laurea” della Fedeli e vediamo la reazione. Come riportato dal Messaggero, i suoi collaboratori avrebbero detto che era giusto un

«problema lessicale»

Un escamotage che, in termini comparativi, rivela decisamente più creatività e humor delle altre maldestre difese da noi citate. A dimostrazione, che non è solo questione di titolo di studio.

Insomma, che dire? Noi siamo contemporaneamente ottimisti e realisti.

Ottimisti: è solo questione di tempo. A furia di piccoli, impercettibili progressi, prima o poi arriverà un ministro dell’istruzione con gli occhi ben aperti e un curriculum privo di “problemi lessicali”.

Realisti: sì, arriverà, ma nessuno di noi vivrà abbastanza per vedere quel giorno.

______________

Addendum (16.12.2016)

zunino_fedeli_roars

Dopo la lettura di questo articolo apparso su Repubblica, un nostro lettore ci ha dato il seguente consiglio:

Gente, Zunino su Repubblica di oggi scrive che ROARS difende la ministressa flambée, sapevatelo. D’ora in avanti quando siete ironici mettete la didascalia, ché altrimenti qualcuno non capisce.

Accogliamo volentieri lo spirito del suggerimento, pubblicando il seguente cartello segnaletico.

irony_alert_ironic

Send to Kindle

42 Commenti

  1. Segnalo che il Ministro ha emanato oggi un “atto di indirizzo” riguardante le priorità politiche del MIUR per il 2017: http://www.istruzione.it/allegati/2016/Atto_d'indirizzo_2017.PDF
    Si tratta, com’era prevedibile, di un documento alquanto generico, nel quale invano si cercherebbero riferimenti alla cancellazione delle Cattedre Natta, alla dotazione di risorse accettabili per i prossimi PRIN, alla revisione dell’ANVUR… invece, si fa riferimento all’intenzione del ministero di “riallineare, compatibilmente con le risorse finanziarie, le dinamiche retributive dei professori e dei ricercatori dell’Università previste dalla normativa attuale”… Riallineare a cosa? Al valore medio dei voucher? Mi sa che dobbiamo cominciare (continuare?) a preoccuparci.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.