La recente polemica su Giorgio Alleva, nominato alla presidenza dell’ISTAT dal presidente del consiglio Matteo Renzi, sembra inaugurare una interessante variante del ben noto metodo Boffo o metodo Mesiano, che chiameremo “metodo Alleva”. Poiché si tratta di cose accademiche, la denigrazione dell’avversario non ha fatto ricorso ad armi ineleganti, attaccando il colore dei calzini di Alleva (come nel caso di Mesiano) né pubblicando la fotocopia del suo certificato del casellario giudiziale.  Gli economisti che hanno scritto su La Voce hanno tentato di usare la bibliometria, una tecnica più raffinata, ma di cui – ahimé per loro – non conoscono nemmeno le basi, come dimostrato dal fatto che non sanno cosa sia l’Impact Factor. In ogni caso, pur cambiando lo strumento, la retorica intimidatoria è la stessa, compreso il ricorso a fraintendimenti e omissioni ben studiate, come mostreremo in dettaglio anche ai non addetti ai lavori.

In Italia la pratica di denigrare l’avversario attaccandolo sul piano personale  ha ormai un’etichetta ben nota: metodo Boffo o metodo Mesiano.

La vicenda legata alla recente polemica su Giorgio Alleva, nominato alla presidenza dell’ISTAT dal presidente del consiglio Matteo Renzi con il sostegno della ministra Madia,  potrebbe costituire un precedente tale che da ora in poi parleremo per gli ambienti accademici di “metodo Alleva”.

Poiché si tratta di cose accademiche non si è fatto ricorso ad armi ineleganti, attaccando il colore dei calzini di Alleva (come nel caso di Mesiano) né pubblicando la fotocopia del suo certificato del casellario giudiziale.  Gli economisti che hanno scritto su La Voce (da ora in poi useremo “La Voce” come espressione sintetica che indica “gli economisti che hanno firmato la lettera pubblicata da La Voce”)  hanno usato una tecnica più raffinata: la bibliometria. Cambia lo strumento, ma la procedura retorica è perfettamente la stessa, solo che è più difficile da smascherare per i non addetti ai lavori.

Analizziamo brevemente la costruzione della lettera de La Voce.

Passo 1. La Voce fa credere ai lettori che fare il presidente di un istituto di statistica sia equivalente a fare il ricercatore di statistica. A questo fine la lettera contiene una citazione parziale dal sito dell’ISTAT sui compiti del Presidente da cui risulterebbe che il compito del presidente consiste nell’”indirizzo e la valutazione dell’attività in particolare tecnico scientifica dell’istituto”. La Voce afferma quindi che “per questa ragione”  c’è bisogno che sia un professore universitario:

La Voce omette di citare la norma primaria (DL 322 del 6 settembre 1989) che attribuisce al presidente la rappresentanza legale dell’istituto e stabilisce molto semplicemente che debba “provvedere all’amministrazione dell’istituto, assicurandone il funzionamento”. E non cita neanche l’art. 2 del regolamento interno dell’ISTAT che così declina i compiti del presidente :

a) ha la rappresentanza legale dell’Istat in ordine alle questioni di carattere generale
b) sovrintende all’andamento dell’Istat e ne assicura il coordinamento tecnico – scientifico;
c) cura i rapporti istituzionali e provvede al coordinamento dei rapporti dell’Istat con l’Eurostat e con gli altri organismi comunitari ed internazionali;
d) emana, nell’esercizio delle sue funzioni, direttive vincolanti agli uffici per l’attuazione degli indirizzi del Consiglio;
e) può disporre ispezioni periodiche per la verifica dell’attività dell’Istituto e si avvale delle risultanze del controllo interno;
f) verifica l’attuazione degli indirizzi espressi dal Consiglio, riferendone allo stesso.
g) provvede alla risoluzione delle divergenze insorte tra l’Amministrazione e  l’Avvocatura dello Stato circa la instaurazione di un giudizio o la resistenza nel medesimo.

Se La Voce avesse dato l’informazione completa sarebbe risultato chiaro che l’ISTAT ha una struttura di governance che accentra nel presidente responsabilità e prerogative che sono proprie di un direttore generale.  Le competenze principali del presidente non appaiono pertanto essere l’alta qualificazione scientifica, quanto le capacità gestionali e una profonda conoscenza dell’attività che l’ISTAT è chiamata a svolgere (citiamo dal commento di un lettore de La Voce). Per questa ragione appare anomalo che la norma preveda che il presidente dell’ISTAT debba essere un professore universitario. Peraltro, la ragione di questa anomalia  è probabilmente da ricercarsi nella necessità di vincolare la scelta a persone non direttamente riconducibili al sottobosco politico degli anni Ottanta, quando la norma fu emanata.

Dunque,  La Voce fa credere ai lettori che per fare il presidente dell’ISTAT la norma richieda elevata qualificazione scientifica.

Passo 2. Il secondo passaggio è un topos già analizzato dal matematico John Ewing che rientra nell’intimidazione matematica attuata attraverso i numeri. La Voce comincia dicendo: non siamo così ingenui da pensare che sia facile fare confronti tra studiosi.  Sappiamo anche che molti sollevano dubbi sugli indicatori bibliometrici; però nel caso di Alleva, qualsiasi sia la bibliometria scelta, i risultati sono incontrovertibili.

Passo 3. Questo passo consiste in ciò che da ora in poi potremo chiamare applicazione del metodo Alleva o del metodo la Voce. La Voce sostiene che Alleva

presenta un curriculum estremamente modesto, sia in assoluto che in comparazione con molti degli altri candidato.

L’intera carriera di uno studioso viene condensata in uno sketch di luoghi di pubblicazione, nel caso di Alleva giudicati addirittura neanche degni di figurare nel curriculum. Anche qui, en passant, è ben noto in letteratura che nelle scienze sociali è usuale avere una pluralità di tipologie di pubblicazione del tipo di quelle stigmatizzate da La Voce. Scrive Diana Hicks in un articolo citato decine di volte qua su Roars:

social scientists also publish books, and write for national journals and for the non-scholarly press. These literatures form distinct, yet partially overlapping worlds each serving a different purpose. For example, national journals communicate with a local scholarly community, and the non-scholarly press represents research in interaction with contexts of application. 

Conclude quindi La Voce:

Del resto soltanto una decina dei 97 lavori di Alleva figura in Google Scholar con un “massimo di 4 citazioni.

Il passaggio successivo tra parentesi dice:

(trascuriamo qui un paio di collaborazioni in psicoterapia e psicologia perché, crediamo, non è in questo campo che si trovano i contributi originali del Prof. Alleva alla Statistica).

Come si può vedere, a questo punto La Voce abbandona la logica citazionale adottata fino al momento e passa ad una logica di tipo contenutistico. Il lettore sarà a questo punto curioso di capire perché. Perché se quei due lavori di Alleva vengono considerati, i conti citazionali non tornano più. Si tratta infatti di lavori con centinaia di citazioni che renderebbero Alleva bibliometricamente comparabile con “molti degli altri candidati” e renderebbero il suo curriculum meno bibliometricamente modesto.

Passo 4. Utilizzare retorica aggiuntiva per allargare la platea degli interessati e dare rilevanza politica al messaggio. Con questa nomina –sostiene La voce- perdiamo reputazione in Europa,e diamo un messaggio sbagliato ai giovani studiosi di statistica ed economia che fuggiranno vieppiù all’estero.  Sul secondo punto crediamo fermamente che i giovani siano costretti a fuggire dal fatto che in Italia non ci sono soldi per fare ricerca in generale e nelle scienze sociali in particolare. Sul primo punto, che ha fatto cadere nella trappola Il Fatto quotidiano, viene invece da sorridere. Abbiamo fatto una breve indagine ed abbiamo controllato il profilo scientifico, più precisamente bibliometrico, delle persone che occupano ad oggi l’organo di vertice degli istituti di statistica di Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.  Nessuno di loro ha pubblicazioni scientifiche su Scopus. Evidentemente perché il presidente dell’istituto nazionale di statistica in tutti questi paesi fa un mestiere diverso da quello che la Voce fa credere ai suoi lettori dovrebbe fare, come abbiamo scritto al Passo 1.

Quale lezione traiamo da questo episodio?

Che in linea con quanto ormai avviene da qualche anno gli strumenti bibliometrici sono utilizzati (loro malgrado!) come armi improprie per tacitare o mettere al palo l’avversario, al fine di conquistare posizioni di potere. Questo è accaduto per Alleva nel caso dell’ISTAT, ma processi non dissimili sono stati usati nella nella gestione delle faccende ANVUR e, mutatis mutandis, nella questione della presidenza INVALSI. Il comitato di salute pubblica che ha deciso di bonificare l’università italiana a colpi di “oggettive” misure bibliometriche, che ha consigliato e condizionato le politiche dei ministri dell’istruzione dalla Gelmini in poi, ha deciso di alzare il tiro e spostare l’attenzione fuori dalle mura dell’università. Ed è stato sconfitto. Vogliamo sperare che questo episodio serva ad aprire gli occhi del governo e dell’università italiana: il trattamento cui è sottoposta l’università italiana da qualche anno a questa parte non è dissimile da quanto ha subito Alleva.

Post scriptum per il ministro Giannini. La lettera de La voce contiene un paio di spie interessanti.

  1. i firmatari della lettera evidentemente non sanno cosa sia “il cosidetto impact factor” che scrivono essere basato sulle “citazioni che un autore ottiene, tenendo conto dell’importanza delle riviste e delle case editrici;
  2. I firmatari della lettera evidentemente ignorano le modalità di popolamento e funzionamento di Google Scholar. Scrivono infatti che Google Scholar è un “motore di ricerca che tiene conto di un numero enorme di riviste, case editrici, atti di convegni, incluso quasi tutto quello che viene pubblicato in italiano”.

Ben 18 dei 40 firmatari della lettera sono stati chiamati da ANVUR a partecipare alla VQR come membri del GEV (7 firmatari) o come revisori (altri 11 firmatari) per le scienze economiche e statistiche. In particolare appare tra i firmatari il presidente del GEV medesimo prof. Jappelli ed il coordinatore di un sub-GEV prof. Peracchi. Questi ultimi, improvvisandosi esperti di bibliometria, hanno deciso di utilizzare IF e Google Scholar per la VQR di area, malgrado sia opinione condivisa nella comunità scientifica internazionale che

 [Google Scolar] is not in a form usable for structured analysis. Basically this is because GS is not built from structured records, that is from metadata fields. Rather than using the author, affiliation, reference etc. data provided by publishers, GS parses full text to obtains its best guess for these items.

Forse per questa ragione (si noti che a differenza dei firmatari, Roars concede il beneficio del dubbio) il MIUR si può fregiare di essere il primo ministero al mondo (almeno a nostra conoscenza) ad aver utilizzato Google Scholar in un esercizio di valutazione. Un primato di cui il MIUR non dovrebbe farsi vanto.

 

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24 Commenti

  1. Mah…che dire di questo post? Sinceramente mi lascia un poco confuso: proporre come frutto di un complotto pianificato tra Italia, UK ed Usa la lettera pubblicata su ‘La Voce’ mi sembra così’ fantastico, lettera dove tra l’altro molti dei formatori sono noti liberal. D’altra parte le considerazioni espresse nel post in diversi passaggi sono estremamente condivisibili. Ho letto il CV di Alleva. non sono ne’ uno statistico ne’ un economista, ma a un vecchio ordinario come me quel curriculum sembra tutt’altro che modesto, anzi….

    • Non direi proprio che il post proponga l’ipotesi del “complotto internazionale”. Piuttosto evidenzia il maldestro tentativo di intimidazione bibliometrica messo in atto da chi ha steso la lettera. Un tentativo che richiama alla memoria le imprese dei “soliti ignonti” di Monicelli: come si fa ad invocare maggiore “meritocrazia bibliometrica” mentre si dà una definizione clamorosamente errata di Impact Factor? È possibile che qualcuno abbia firmato “sulla fiducia”. Ma proprio perché non siamo in presenza di sprovveduti sarebbe il caso leggere i documenti prima di firmarli, evitando di pronunciarsi su questioni di cui non si ha padronanza. Non c’è bisogno di complotti: basta il pressapochismo che, con ogni evidenza, abbonda sia in Italia che all’estero (e forse anche tra i noti liberal).

  2. A me sembra che voi di Roars stiate partendo lungo la tangente con questa insistenza sulla critica alla bibliometria fai da te.
    Questo signore, almeno stando al suo CV, non ha nemmeno formazione, esperienza e competenza in ambito manageriale. Non mi pare sufficiente, per affermare che sta bene dove l’hanno messo, contestare punto su punto chi gli critica di non avere competenze in uno specifico settore. Un po’ come difendere Balottelli dalle critiche sul suo comportamento affermando che per essere goleador non serve comportarsi bene e che quindi, essendo inutile dissertare sulla condotta egli è un goleador, salvo peró tacere sul fatto che non fa gol…

    • “A me sembra che voi di Roars stiate partendo lungo la tangente con questa insistenza sulla critica alla bibliometria fai da te.” Un po’ di buon senso dovrebbe aiutare di fronte al fatto che 7 Gev e 11 revisori Anvur non sappiano cosa sia “il cosidetto impact factor” e ignorino le modalità di popolamento e funzionamento di Google Scholar. Quale esempio più chiaro di bibliometria fai da te?
      .
      ———————————————————–
      .
      “Questo signore, almeno stando al suo CV, non ha nemmeno formazione, esperienza e competenza in ambito manageriale.”
      .
      Di fronte al fatto che due ex presidenti dell’ISTAT, del presidente della società italiana di statistica e di altri statistici hanno scritto di stimare Alleva e di apprezzare le sue qualità manageriale bengi ci fornisce un altro lampante esempio di valutazione fa-da-te. Grazie ci mancava.

    • bengi: “Questo signore, almeno stando al suo CV, non ha nemmeno formazione, esperienza e competenza in ambito manageriale.”
      =================
      A Roars interessava sottolineare l’uso pretestuoso, intimidatorio (e maldestro) di criteri bibliometrici fai-da-te e lo abbiamo fatto in modo documentato e dettagliato. Non sta a noi dire se Alleva sia il migliore candidato per la presidenza ISTAT. Credo che se fosse apparso palesemente inadeguato sul piano manageriale, lavoce.info non avrebbe mancato di sottolinearlo. Forse c’era una ragione per non imboccare quella strada. Non so quanti CV di Alleva ci siano in rete. In quello che ho recuperato sulla sua home page (http://www.memotef.uniroma1.it/sites/dipartimento/files/Curriculum_Vitae/CV%20Alleva%202014.pdf) leggo quanto segue.
      _________________
      Direttore del Dipartimento di Metodi e modelli per l’economia, il territorio e la finanza (MEMOTEF) dell’Università Sapienza di Roma (già dipartimento di Studi geoeconomici, statistici, storici e linguistici per l’analisi regionale).
      _________________
      Presidente del Corso di laurea magistrale “Management, innovazione ed internazionalizzazione delle imprese” (MANIMP). Università Sapienza di Roma, Facoltà di Economia
      _________________
      Direttore e membro del Consiglio Direttivo del Master di secondo livello “Politiche di sviluppo e coesione e valutazione degli investimenti pubblici”, attivato nell’a.a. 2003- 2004 dal Consorzio NUR composto dalle Università di Roma La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. Master promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e dal Dipartimento per le Politiche di Sviluppo nell’ambito del Progetto Nuval. Direttore dell’edizione 2004-2005.
      _________________
      Direttore del Centro interateneo per la tecnologia dell’informazione e della comunicazione nella ricerca e nella didattica (CITICoRD).
      _________________
      Presidente del Nucleo di Valutazione della Facoltà di Economia Università Sapienza di Roma
      _________________
      Membro del Comitato per l’indirizzo e il coordinamento dell’informazione statistica (COMSTAT) per il quadriennio 2003-2007 e per il quadriennio 2007-2011.
      Su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica, è nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il COMSTAT è l’organo di governo del Sistema statistico nazionale, che esercita funzioni direttive nei confronti degli uffici di statistica e delibera il Programma statistico nazionale, ai sensi del D.lgs. 6 settembre 1989, n. 322.
      Nell’ambito delle attività del Comitato, nel 2008 ha fatto parte del Gruppo di lavoro per la definizione e classificazione dei progetti che compongono il Programma statistico nazionale. Nel 2009 ha curato la promozione delle Linee guida per la predisposizione del PSN 2011-2013, svolgendo una serie di seminari per i soggetti del Sistan.
      Nel 2004 ha coordinato la sessione della VII Conferenza Nazionale di Statistica su Programmazione e qualità della produzione. Nel 2008 ha coordinato la sessione della VIII Conferenza Nazionale di Statistica su Scenari di sviluppo del Sistan.
      _________________
      Membro del Consiglio dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) per il quadriennio 2003-2007, e per il quadriennio 2007-2011.
      Nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio è l’organo che programma, indirizza e controlla l’attività dell’Istituto ai sensi del D.lgs. 6 settembre 1989, n. 32.
      Per conto del Consiglio dell’Istat dal 2004 al 2011 cura con l’Ufficio di Valutazione e Controllo strategico (VCS) la progettazione e applicazione del sistema di valutazione dei dirigenti generali. Dal 2005 al 2006 è membro della Commissione di studio sui numeri indici dei prezzi al consumo e coordinatore dei lavori della Sottocommissione per le innovazioni sulle metodologie statistiche adottate nella rilevazione delle informazioni di base e nella costruzione degli indici. Dal 2006 fa parte della Commissione Ambiente sviluppo sostenibile, che presiede dal 2008; sovraintende per il Consiglio il Progetto per le statistiche ambientali dell’Istituto. Nel 2009 ha coordinato per conto del Consiglio il Gruppo di lavoro sulla riorganizzazione dell’Istituto, sottoponendo al Consiglio una proposta di riorganizzazione e riduzione del numero delle unità organizzative (unità operative, servizi e direzioni). Dal 2010 al 2011 è membro della Task force per la progettazione di strumenti tecnici per il monitoraggio dello stato di applicazione del codice italiano delle statistiche ufficiali.

  3. ho scritto: formazione, competenza, esperienza, che dal suo CV non si evincono.
    Però se continuate con le risposte piccate perdete la stima dei lettori.
    Voi siete il nostro faro e noi lettori, quando notiamo quelli che ci sembrano vs. scivoloni ve lo segnaliamo.
    Se però voi vi piccate vi
    comportate come gli anvuriani.

    • bengi: “ho scritto: formazione, competenza, esperienza, che dal suo CV non si evincono”
      ===============
      Sul CV che ho trovato in rete l’elenco delle esperienze professionali riempie due pagine abbondanti evidenziando proprio il tipo di competenze utili per operare in un ente come l’ISTAT. Riguardo alla formazione, è un professore ordinario che ha presieduto corsi di laurea e master (a cui va aggiunta l’esperienza didattica riportata nel CV). Alcuni esempi delle esperienze professionali riportate nel CV.
      ______________
      Instituto Nacional de Estadística y Censos della Repubblica Argentina (INDEC).
      Consulente
      Assistenza tecnica nella progettazione del nuovo indice dei prezzi al consumo della Repubblica Argentina (IPCNu), introdotto a partire dal mese di gennaio del 2014 e diffuso per la prima volta dal mese di febbraio.
      Contributo come esperto internazionale nell’elaborazione del disegno di campionamento delle località, dei punti di vendita e delle varietà dei prodotti e servizi; procedura per la gestione delle sostituzioni, per il trattamento dei cambi di qualità e dei prodotti stagionali. Assistenza tecnica nella progettazione del Censimento dell’agricoltura della Repubblica Argentina (CNA), programmato nel 2014.
      Contributo come esperto internazionale nelle procedure di trattamento dei dati anomali e nella progettazione delle indagini post censuarie sugli errori di copertura e di misura
      ________________
      Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO), Statistics Division. Consulente
      Development of Methodology for Integrated Survey Framework for Agricultural Statistics as a research topic for the Global Strategy of FAO.
      Scientific coordination of research activities aiming at the definition of a Quality Framework for the statistical integration of surveys and administrative sources. Development of methodological basis for the guidelines for advanced technical assistance and training.
      ________________
      Commissione Europea
      Partecipazione Progetto FP7 “Solutions of Environmental Conflicts on Costal Areas” Coordinatore scientifico VP6: Taxonomy and modeling.
      Identificazione, specificazione e stima di modelli interpretativi dei conflitti tra lo sviluppo economico, demografico ed abitativo, e la preservazione e valorizzazione delle risorse naturali nelle aree costiere. Casi di studio nei paesi partner del progetto: Italia, Gran Bretagna, Portogallo, Svezia, Israele, India e Vietnam.
      ________________
      Centro di Ricerca della Sapienza in Studi Europei e Internazionali (EUROSAPIENZA) Membro del Consiglio Direttivo
      Il Centro svolge attività di ricerca, formazione e cooperazione internazionale. Dal 2013 è membro del Consiglio didattico-scientifico del Master universitario di primo livello su “Estudios Europeos para América Latina”.
      ________________
      Universidad del Salvador (USAL) di Buenos Aires, in convenzione con la Facoltà di Economia dell’Università Sapienza di Roma
      Contratto di insegnamento
      Titolare del corso di “Relaciones estadisticas y análisis de regresión”. Corso svoltosi annualmente a Buenos Aires nell’ambito della Convenzione con la Sapienza per il corso di laurea congiunto in ‘Economia, Finanzas y Derecho de Gestión Empresarial’.
      ________________
      Consorzio CITII, per conto del Ministero degli Affari Esteri Consulente
      Coordinamento della parte statistica del piano di formazione di unità del personale del Ministero dei Trasporti della Repubblica dell’Iraq.
      ________________
      ICSTAT, per conto della Commissione Europea
      Consulente
      Twinning Project between Romania and Italy, “Compliance of Romanian statistics with European statistical system”.
      Scientific coordinator of the preparation of the statistical survey on waste and water cycle, survey and sampling design. (EU –PHARE RO/2001/IB ST-01).
      ________________
      SGL S.r.l., per conto del Ministero delle Attività Produttive
      Consulente
      Coordinatore tecnico del Progetto di diffusione delle Linee Guida OCSE sugli investimenti internazionali e le imprese che operano all’estero.
      ________________
      Renardet-Sauti, World Bank Consulente
      Progettazione e implementazione di indagini campionarie presso famiglie e imprese per il monitoraggio della privatizzazione del servizio di distribuzione dell’acqua per uso civile nell’area di Manila (Phil.)
      Coordinatore scientifico del disegno di campionamento dell’indagine.
      ________________
      GICO S.r.l., per conto del Ministero degli Affari Esteri Consulente
      Elaborazione del Manuale di monitoraggio e valutazione di progetti e programmi di cooperazione per lo sviluppo. Coordinamento degli aspetti metodologici.
      ________________
      GICO S.r.l. per conto della Commissione Europea SCR-F5 Consulente
      Kazakhstan Country Evaluation Report and Evaluation of Tacis Operations in Support to Private Sector Restructuring and Development.
      Coordinamento degli aspetti metodologici.
      ________________
      Bonifica S.p.a., per conto della Commissione Europea Consulente
      Assessment of demand and supply of intermodal transports in the CIS Countries. Esperto statistico.
      ________________
      Università Sapienza di Roma e Ministero del Lavoro, nell’ambito di una specifica convenzione.
      Delegato del Rettore.
      Coordinatore scientifico di uno studio sperimentale per la valutazione delle potenzialità conoscitive derivanti dall’integrazione tra gli archivi delle carriere studentesche delle università e l’archivio delle comunicazioni obbligatorie delle imprese, relative alle attivazioni e cessazioni dei contratti di lavoro dipendente e parasubordinato nel triennio successivo alla laurea (Progetto UNI.CO). Progettazione e implementazione di modelli interpretativi delle caratteristiche della domanda di lavoro dei laureati della Sapienza. Proposta di nuovi indicatori della qualità dei rapporti di lavoro e della loro coerenza con i percorsi formativi a livello di corso di laurea.
      ________________
      Italia Lavoro, per conto del Ministero del Lavoro
      Consulente
      Coordinatore scientifico del Progetto per la costruzione di mappe di rischio di lavoro irregolare (Progetto IDEL). Definizione di modelli predittivi della probabilità di osservare lavoro nero o irregolare nelle imprese a partire dalle informazioni sulle loro caratteristiche strutturali, economiche, gestionali e organizzative. Lavoro fondato sull’integrazione degli archivi delle ispezioni, delle comunicazioni obbligatorie delle imprese, degli studi di settore dell’Agenzia delle entrate e dei bilanci civilistici. Il progetto comprende cicli di incontri formativi con gli ispettori nelle diverse sedi provinciali.
      ________________
      Istituto Superiore di Formazione sui Trasporti (ISFORT), per conto dell’Osservatorio della Regione Emilia Romagna per la variante di valico.
      Consulente
      Stima dell’impatto sul sistema economico regionale generato dall’investimento per l’adeguamento del tratto di attraversamento appenninico tra Sasso Marconi e Barberino di Mugello dell’autostrada A1 Milano Napoli.
      Definizione del modello previsivo del valore aggiunto e delle unità di lavoro generate nella fase di cantiere e di esercizio. Coordinatore scientifico.
      ________________
      ISFOL per conto del Ministero del Lavoro
      Consulente
      Coordinatore scientifico del Progetto per la definizione di una metodologia per la costruzione di un sistema informativo e di un modello di stima e valutazione degli indici di congruità previsti dalla legge finanziaria 2007. Definizione di modelli statistici per la stima del lavoro nero nelle imprese del settore delle costruzioni.

      etc etc

    • bengi: “Se però voi vi piccate vi comportate come gli anvuriani.”
      ==================
      A domanda, rispondiamo portando dei dati. Come sempre. Non so se si può dire altrettanto di altri (anche tra i commentatori).

    • Grazie del momento di buon umore. Però, a voler essere pignoli, c’è anche la maturità classica al Liceo Ginnasio T. Tasso di Roma e non è nemmeno indicato il voto. Vuoi vedere che non ha ottenuto il massimo dei voti? Magari troviamo un blog disposto a lanciare una campagna di raccolte firme per denunciare questa vergogna (avere un Presidente ISTAT che non ha preso il massimo dei voti comprometterebbe la reputazione della nazione). Se proprio non funziona, chiederemo ai vicini di casa di Alleva di dirci il colore dei suoi calzini.

    • Io punterei sui vicini: sono una fonte sicura. Se interrogati al telegiornale sulla scoperta che il dirimpettaio è un assassino, fanno sempre (sempre!) dichiarazioni del tipo: “Era una così brava persona” “L’altro giorno ha aiutato una vecchietta ad attraversare la strada” “Ha salvato il mio gatto che era su un albero”, e così via.
      E il professor Alleva, che almeno ha collaborato con la FAO, poteva essere perfino un ministro dell’Agricoltura migliore della penultima, che fu scelta da Berlusconi in seguito alla domanda: “E’ vero che hai un giardino che coltivi? Perfetto, Nunzia, sarai ministro per l’Agricoltura”.

  4. Il testo della lettera mi pare chiaro, mentre la vostra contorts ricostruzione è fuorviante.
    Peccato, credevo Roars una voce fuori dal coro e invece siete i maggiori esponenti del coro.

    Gli economisti scrivono: “Va detto in primo luogo che un confronto tra studiosi è quasi sempre difficile e controverso, come sa bene chi abbia esperienza di concorsi e di chiamate nell’università. Dei numerosi indici quantitativi che sono stati proposti nella comunità degli studiosi in Economia, Statistica e Scienze Sociali, nessuno raccoglie un netto consenso. Nella gran parte si tratta di valutazioni basate sulle citazioni che un autore ottiene, tenendo conto dell’importanza delle riviste e delle case editrici (il cosiddetto impact factor), della data delle citazioni, e così via.”

    È evidente che il vs. taget sono i lettori distratti come Lilla.

    • bengi: “Il testo della lettera mi pare chiaro”
      ====================
      Talmente chiaro da riuscire a far confusione sulla nozione di Impact Factor:
      ____________________
      “valutazioni basate sulle citazioni che un autore ottiene, tenendo conto dell’importanza delle riviste e delle case editrici (il cosiddetto impact factor)”.
      ____________________
      Per avere una definizione più chiara di Impact Factor basta anche la voce di Wikipedia.
      Se fossi scortese, mi verrebbe da dire che il target de lavoce.info sono i lettori distratti come bengi.

    • Bengi!! Ti ha già risposto brillantemente, come sempre, Giuseppe.
      I dati ci sono tutti, gli argomenti pure, in stile ROARS.
      Dalle mie parti si dice che te c’hai voglia di discorre’. Rilassati e vedrai che ti passa anche la delusione per “Balottelli”.

    • The impact factor of a journal J in year T is defined as follows: the number of citations received in year T by all documents published in J in the years T-1 and T-2 / the number of citable documents published in J in the years T-1 and T-2.
      (Moed, Citation Analysis in Research Evaluation, p. 92).
      Ora, a parte il fatto che il glorioso indice escogitato da Garfield crea un sacco di problemi ed è facilmente taroccabile (l’indice H è stato costruito proprio per questo), dire che esiste un fattore di impatto delle case editrici è una bestialità asinina. Anzi, una bestialità asinina e fuorviante.

    • “Pare che quest’articolo interessi solo roars, la lilla e me.” … e altri 2.000 lettori, che nel primo weekend di luglio non è nemmeno così poco

  5. Beh, non c’è che dire una buona opportunità per manifestare, da parte di ROARS, ostilità verso l’uso di indici bibliometrici come elemento discriminante per la qualità di uno/a scienziato/a. Concordo, in linea di massima. Non è raro che qualche grossolana sciocchezza pubblicata riceva un gran numero di citazioni, proprio perché tale; inoltre publicazioni di metodi sono citate ripetutamente anche da ricercatori che non hanno mai letto il lavoro originale. Caso emblematico per i biochimici, in particolare, ed i biologi, in generale, il lavoro di Oliver H. Lowry et al. pubblicato dal Journal of Biological Chemistry nel 1951. Il problema si pone, secondo me, quando è necessario fare riferimento ad un parametro numerico per decidere sul valore di un candidato che, allorché scelto a coprire un determinato posto di prestigio più o meno alto, mantiene quel posto per lungo tempo o permanentemente. Non m’intendo affatto di statistica e ancor meno di economia. Sono un vecchio professore di Patologia generale e non sono in grado di giudicare se la scelta di Giorgio Alleva alla presidenza dell’ISTAT sia stata opportuna o meno. Certo, mi sembra un po’ peregrina l’idea di cercare, in pratica, un “direttore generale” (cioé, un buon amministatore/manager) tra i professori universitari del ruolo ordinario che dovrebbero intendersi, in modo preminente, di ricerca e di didattica. Mah! forse è ancora possibile che il professore ordinario offra garanzie che i non-professori non offrono. Nel caso di Alleva però, mi è venuto alla mente un pensiero che, io stesso, non esito a considerare perfido. Ma vuoi vedere che si tratti di una famiglia geneticamente determinata per la Presidenza di qualche importante ente di Stato? Vedi, ad esempio, i fratelli Luigi e Giancarlo Abete che tra Giovani Imprenditori, Confindustria, BNL, Federazione Gioco Calcio sono sempre “Presidenti” di qualcosa. Difatti, Enrico Alleva, fratello maggiore di Giorgio, fu nominato dalla ministro Gelmini, con grande sorpresa di molti, presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, una delle istituzioni scientifiche internazionali più antiche e prestigiose d’Italia. Non è stato un grande presidente, forse perché lo è stato per poco; si è dimesso, non ho capito bene perché, dopo poco più di un anno. Ripeto, è un pensiero perfido, ma non riesco a levarmelo dalla testa!

    • In effetti la soluzione era più semplice di quanto si potesse pensare. Togliere l’obbligo che il presidente ISTAT sia un professore universitario (cosa già proposta da Sirilli) e aggiungere l’obbligo che sia figlio unico (e qui non ci eravamo arrivati).

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