Il CUN ha lanciato un documentato allarme sullo stato di emergenza globale in cui versa sul sistema universitario. Profumo si concentra sul solo calo degli immatricolati, accusando indirettamente il CUN di aver messo insieme “pere e mele”. Ma è Profumo a inciampare sui dati: in particolare, non interpreta correttamente le statistiche del suo ministero perché confonde la nozione di immatricolato con quella di iscritto al primo anno.

Il 2 febbraio, parlando a Napoli, Profumo ha attaccato indirettamente il Consiglio Universitario Nazionale il quale la settimana scorsa aveva pubblicato, una “Dichiarazione per l’università e la ricerca, le emergenze del sistema”, ampiamente ripresa da tutti i mezzi di informazione. Il documento fornisce una serie di cifre che testimoniano la drammatica condizione in cui versa l’università italiana, ormai ridotta allo stremo dai tagli dei finanziamenti e dalla riduzione dell’organico. Emerge in tutta la sua chiarezza che le politiche degli ultimi anni si sono tradotte in un colossale piano di dismissione delle strutture e del personale preposto alla formazione universitaria. Un piano che è difficilmente giustificabile, se si pensa che l’Italia, non da oggi, sta in fondo alle classifiche OCSE come spesa per l’università, come rapporto docenti/studenti, come numero di ricercatori universitari e come percentuale di laureati. Non c’è nemmeno spazio per sostenere che i laureati, per quanto pochi, costino eccessivamente; infatti, il CUN ricorda che la spesa per studente è comunque inferiore del 31% a quella media europea. Un quadro desolante che, invece di migliorare, è peggiorato negli anni. Un dato che ha destato sensazione è il calo delle immatricolazioni: -17% dal 2003 al 2012: l’immagine di una nazione che ha imboccato la via del declino a cui sarà condannata dalla crescente dequalificazione della sua forza lavoro. Inutile dire che i numeri del documento CUN sono un atto d’accusa per chi in anni recenti e meno recenti, invece di curare il malato, ne ha aggravato la condizioni. Forse proprio per questo, Profumo cerca di negare la validità scientifica del dato più appariscente ma la sua replica, come vedremo, denota una lettura disattenta del documento CUN.

1. Le dichiarazioni del Ministro Profumo

Ecco le dichiarazioni di Profumo, riportate da sito Giornalettismo:

La polemica sul calo degli studenti universitari dimostra che il nostro non e’ un Paese sufficientemente scientifico. Sono state messe insieme pere e mele, e’ stato preso un anno di riferimento in cui c’e’ una bolla dovuta al fatto che studenti che erano partiti col vecchio ordinamento si sono immatricolati sul nuovo e che quindi non c’entrano nulla; c’e’ un gruppo di studenti, oltre i trenta anni, che non sono studenti normali, ma dipendenti della pubblica amministrazione ed erano stati fatti accordi tra le pubbliche amministrazioni e le universita’ per consentire loro di laurearsi. Questo e’ un po’ come quando si va al supermercato e c’e’ il tre per due, perche’ a loro veniva riconosciuto un certo numero di crediti accademici a fronte di esperienze professionali. Anche in questo ci deve essere serieta’. Il Paese su queste cose dovrebbe fare una riflessione.

 

2. Un paese non sufficientemente scientifico …

Secondo il Profumo, la polemica sul calo degli studenti “dimostra che il nostro non e’ un Paese sufficientemente scientifico’”. La ragione? I dati pubblicati dal CUN avrebbero messo insieme le pere con le mele perché le statistiche sarebbero distorte da due fattori:

  1. A volte ritornano: la re-immatricolazione di studenti che “non c’entrano nulla” perché avevano iniziato gli studi nel vecchio ordinamento (lauree di 4 o più anni) e che sono passati alle nuove lauree triennali, gonfiando temporaneamente le statistiche.
  2. Gli studenti non normali: Studenti ultra-trentenni “che non sono studenti normali” perché erano dipendenti della pubblica amministrazione che avevano sfruttato accordi tra università e pubblica amministrazione per laurearsi. Anche questo è un fenomeno capace di alterare temporaneamente le statistiche.

 

3. … oppure un ministro non sufficientemente scientifico?

Prima di passare ad un esame analitico delle obiezioni di Profumo, riportiamo cosa ha scritto il CUN:

Secondo i dati MIUR (Anagrafe Nazionale degli Studenti), gli immatricolati sono scesi da 338.482 (nel 2003-2004) a 280.144 (nel 2011-2012), ciò che significa un calo di 58.000 studenti pari al 17% degli immatricolati del 2003, come se in un decennio fosse scomparso un Ateneo grande come la Statale di Milano con tutti i suoi iscritti. La diminuzione degli immatricolati è solo in minima parte compensata dalle iscrizioni di studenti stranieri, il cui numero, nel periodo 2003-2012, ha conosciuto una crescita costante, passando da 8.252 a 11.510.

Gli indicatori relativi al rapporto immatricolati- diciannovenni e immatricolati-diplomati, già proposti dal CNVSU, documentano che tra i diciannovenni, il cui numero è sostanzialmente stabile negli ultimi 5 anni (ISTAT), la percentuale di immatricolati sta decrescendo costantemente dal 51% nel 2007-2008 al 47% nel 2010-2011. Anche tra i diplomati, il cui numero è pure pressoché stabile dal 2000 a oggi (MIUR–Ufficio Statistica), la percentuale di chi s’iscrive all’Università diminuisce costantemente: dal 68% del 2007-2008 fino al 61% del 2011-2012. In confronto ai paesi OCSE, l’Italia si pone al 25° posto su 35, in termini di percentuale di giovani che si immatricolano.

Questi dati indicano chiaramente un diminuito interesse per l’istruzione universitaria e/o una diminuita capacità di accedervi, le cui cause vanno ricercate in due diverse direzioni: da una parte, nell’andamento negativo del ciclo economico con la conseguente diminuzione delle opportunità occupazionali per i laureati, a cui si aggiunge un mercato del lavoro pubblico e privato che non sempre riconosce il valore di un’elevata qualificazione scientifica o professionale; dall’altra, nei caratteri che hanno connotato le dinamiche universitarie degli ultimi anni, dalla contrazione delle risorse per il diritto allo studio, all’esaurimento della novità rappresentata dalla riforma universitaria con i due livelli di laurea e nuovi tipi di corsi di studio, alla contrazione del numero dei corsi di studio e anche al crescente ricorso al numero programmato.

Vale anche la pena di riportare il grafico del documento CUN che riporta il calo costante degli immatricolati a partire dal 2003/2004.

A prima vista, il CUN riporta i dati in modo preciso: non solo cita tutte le fonti (MIUR-Anagrafe nazionale degli Studenti, ISTAT, CNVSU, OCSE) ma fornisce tre diverse statistiche relative a:

  • immatricolati
  • rapporto immatricolati/diciannovenni
  • rapporto imatricolati/diplomati.

Di seguito, analizziamo in dettaglio la validità scientifica dei due argomenti di Profumo, per capire se ha ragione a ritenere pretestuosa la polemica sul calo degli studenti: “sono state raccontate delle balle sulla riduzione degli studenti universitariscrive Italia Oggi per sintetitizzare il pensiero del ministro.

 

4. A volte ritornano

Il primo punto da chiarire è la definizione di “immatricolato”. Il CUN usa le statistiche fornite dall’Anagrafe Nazionale Studenti del MIUR, nel cui sito è disponibile un utile Glossario che dà la seguente definizione (il grassetto è nostro):

IMMATRICOLATI:

Studenti iscritti la prima volta ad un corso di livello universitario in un qualsiasi Ateneo italiano.

Cadono in questa categoria gli studenti neo-diplomati con titolo di scuola media superiore italiano o straniero equipollente, i laureati presso un’Università estera, i trasferiti in un Ateneo italiano dall’estero …

Sono pertanto esclusi gli studenti che, immatricolati in anni precedenti, hanno abbandonato il corso intrapreso e si sono riiscritti a un corso di un altro ateneo.

Questi studenti rientrano nella categoria degli iscritti al I anno.

In base a questa definizione, non è possibile immatricolarsi due volte. Pertanto, gli studenti che avevano iniziato gli studi nel vecchio ordinamento (lauree di 4 o più anni) e che sono passati alle lauree triennali del nuovo ordinamento vengono contati come iscritti, ma non come immatricolati. Pertanto, la prima obiezione di Profumo appare destituita di fondamento perché il CUN parla molto chiaramente di immatricolati. A quanto pare, il ministro confonde la nozione di immatricolato con quella di iscritto al primo anno.

5. Gli studenti “che non sono normali”

La seconda obiezione di Profumo attribuisce la causa del calo delle immatricolazioni ad una “bolla” di immatricolazioni di studenti ultra-trentenni “che non sono studenti normali, ma dipendenti della pubblica amministrazione”. Non entreremo nel merito delle vicende di quelli che noi preferiamo indicare come “immatricolati tardivi”. Ci limitiamo ad osservare che avrebbe senso evocare una maldestra miscela di “mele e pere”, se le seguenti circostanze fossero tutte vere:

  1. gli immatricolati tardivi hanno avuto una temporanea esplosione all’inizio del periodo considerato seguita da un forte calo;
  2. l’accesso dei neodiplomati agli studi universitari è in espansione o almeno è stabile;
  3. il CUN ha omesso le prime due circostanze per incompetenza o per destare allarmismo.

Come vedremo, di queste tre circostanze solo la prima è vera.

Per farci un’idea dell’entità del fenomeno degli immatricolati tardivi, riportiamo i dati forniti da Italia Oggi, sempre sulla base dell’Anagrafe Nazionale Studenti del MIUR:

Variazione immatricolati 2003/22004 – 2011/12

  • > 30 anni: – 20.789 (35% del calo totale)
  • 23-30 anni: – 23.353 (39% del calo totale)
  • 22 anni: – 3.170 (5% del calo totale)
  • 21 anni: – 1.771 (3% del calo totale)
  • 20 anni: – 760(1% del calo totale)
  • 19 anni: – 3116 (5% del calo totale)
  • 18 anni: – 6.646 (11% del calo totale)
  • <18 anni: – 0,4(0,4% del calo totale)

Ammesso e non concesso che tutti gli immatricolati tardivi ultratrentenni non siano “studenti normali”, il loro calo (-20.789) spiegherebbe il 35% del calo totale degli immatricolati e rimarrebbe un 65% di “matricole scomparse” che erano “studenti normali”. Se invece si considerano come “non normali” tutti gli immatricolati che hanno più di 22 anni (ripartizione un po’ estrema ma corrispondente a quanto scritto su Italia Oggi), allora essi spiegano il 74% del calo delle matricole, un dato che evidenzia che c’è stato un forte calo tra gli studenti che non si immatricolano subito dopo la maturità.

Se però passiamo al secondo punto, non è vero che la partecipazione  dei neodiplomati agli studi universitari è in crescita o almeno stabile. Infatti, abbiamo appena visto che il calo delle matricole riguarda indistintamente tutte le fasce di età. Se ci limitiamo alle matricole con meno di 23 anni, dal 2003/2004 al 2011/12 sono scomparse 12.546 matricole, pari ad un -6% degli immatricolati del 2003/2004 con meno di 23 anni. Quindi, niente “mele e pere”, ma pur sempre un calo, seppure meno accentuato di quello degli “immatricolati tardivi”. Probabilmente, il modo migliore per valutare l’entità del calo tra i più giovani è osservare l’andamento temporale del rapporto tra immatricolati e neodiplomati (“immatricolati su maturi”), fornito dal CNVSU nel suo Undicesimo Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario.

Come si può vedere, dopo un massimo nel 2002/2003, il rapporto è calato costantemente. Sebbene qualcuno abbia esultato per il calo delle matricole, c’è poco da ridere se si pensa che, come percentuale di laureati nella popolazione “giovane” (da 25 a 34 anni), siamo 34-esimi su 37 nazioni, seguiti solo da Turchia, Brasile e Cina (OCSE Education at a Glance 2012). Invece che recuperare il ritardo, stiamo allontanando i giovani dalla formazione universitaria, una politica che contribuisce ad accelerare il declino del paese. Comunque sia, anche se si scorporassero tutti gli immatricolati tardivi, gli accessi all’università presenterebbero un chiaro segno negativo, un sintomo grave per una nazione che soffre di un ritardo storico riguardo al numero di laureati.

Rimane da esaminatre il terzo punto: si può dire che il CUN si sia stato poco accorto nel raccogliere e pubblicare i dati? Non sembra. Infatti, oltre a riportare valore assoluto e percentuale del calo dei laureati, il CUN riporta proprio il rapporto  immatricolati/diciannovenni e quello immatricolati/maturati. Riguardo a quest’ultimo,

la percentuale di chi s’iscrive all’Università diminuisce costantemente: dal 68% del 2007-2008 fino al 61% del 2011-2012.

6 La realtà di un allarme

Il ministro si duole che il nostro paese non sia “sufficientemente scientifico”, ma confonde immatricolati con iscritti al primo anno. Servendosi degli immatricolati tardivi, sminuisce la gravità dell’emergenza: “sono state raccontate delle balle sulla riduzione degli studenti universitariscrive Italia Oggi per sintetitizzare il pensiero del ministro. Però, basta un lettore attento per accorgersi che il CUN riporta dati ufficiali, già pubblicati da un organo istituzionale come il CNVSU. Il calo delle immatricolazioni esiste anche per i giovani: se ci limitiamo alle matricole con meno di 23 anni, dal 2003/2004 al 2011/12 sono scomparse 12.546 matricole, pari ad un -6% degli immatricolati del 2003/2004 con meno di 23 anni. Anche Italia Oggi, che ospita i distinguo del Ministro,  riconosce che

I dati statistici del MIUR raccontano di 10 mila universitari in meno con un’età compresa tra i 18 e 21 anni.

Un dato drammatico per una nazione che sta in fondo alla classifica OCSE delle percentuali di laureati.

 

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14 Commenti

  1. Certamente il fenomeno delle variazioni nel numero egli immatricolati è complesso. Ci sono almeno due fenomeni da analizzare. Il primo e più vistoso è l’aumento degli immatricolati anziani che ha seguito l’istituzione della laurea triennale, seguito, a pochi anni di distanza, da una drastica diminuzione. Il secondo è il modesto ma significativo calo degli immatricolati diciannovenni o diciottenni. Questi fenomeni potrebbero essere analizzati attraverso il fantastico strumento (predisposto dal vecchio CNVSU) della anagrafe degli studenti, che, a partire dal 2003-04 registra le carriere degli studenti. Ma nessuno ha fatto o intende fare un lavoro serio. Riporto come ho detto qui di seguito un commento ad un altro “post”.

    Per valutare il calo degli immatricolati diciannovenni conviene andare a vedere su
    http://anagrafe.miur.it/index.php
    i dati (assoluti e non percentuali) sugli immatricolati diciannovenni alle lauree triennali e ciclo unico a partire dal 2003-04 (prima non esisteva l’anagrafe degli studenti). Cito i dati in migliaia. Nel 2003-4 151, nel 2004-5 156, nel 2005-06 148, nel 2006-07 148, nel 2007-08 156, nel 2008-09 152, nel 2009-10 155, nel 2010-11 149, nel 2011-12 148. A questi si aggiungono gli immatricolati diciottenni che sono intorno a 70 migliaia. C’è in effetti una diminuzione. Se si aggiungono gli immatricolati diciottenni si passa da un totale di 224 migliaia nel 2003-04 a 215 migliaia nel 2011-12. L’ANVUR avrebbe il compito di analizzare meglio questi dati, come un tempo faceva nel suo rapporto annuale il CNVSU. Un’analisi più accurata, basata sulla grande ricchezza di dati fornita dall’anagrafe degli studenti, potrebbe dirci anche se il calo degli immatricolati corrisponde ad un calo degli abbandoni, se così non fosse bisognerebbe studiaree le cause della diminuzione degli immatricolati e proporre rimedi. L’ANVUR però è in tutt’altre faccende affaccendata…. E sono molti i professori che ritengono che queste faccende siano molto più importanti. Sono quelli che implorano “ANVUR delle mie brame sono io la più eccellente del reame?”

  2. Concordo con il commento del prof. Figà Talamanca e sottolinea che nel docuemnto del CUN un intero capitolo è dedicato a problema dell’analisi dati.
    Riporto:
    “Il CUN non può infine non rilevare che la cessazione delle attività del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU) ha determinato anche la perdita della disponibilità delle informazioni quantitative sullo stato del sistema che tale Comitato metteva a disposizione e rendeva accessibili con la pubblicazione del «Rapporto Annuale sullo Stato del Sistema Universitario». Tali informazioni , in passato, sono state spesso essenziali per la definizione di adeguate politiche di programmazione, sia nazionale sia locale”.

    Inoltre anche il MIUR ha smesso di pubblicare il report l’università in cifre” fermo al 2009/2010.
    Un segnale di poca trasparenza che caratterizza gli ultimi ministeri…

  3. A me sembra che il Ministro, con Italia oggi, abbia delle buone ragioni: chiamateli come preferite ma gli studenti ultratrentenni, e anche quelli iscritti per la prima volta a 22, 23 anni o più (e a mio giudizio anche a 21 anni), non rientrano in una figura di studente neodiplomato “standard”.
    Il calo di studenti poco più o poco meno che diciannovenni (lo standard) è davvero minimo.

    • “Il calo di studenti poco più o poco meno che diciannovenni (lo standard) è davvero minimo.”
      __________________________

      La % di laureati italiani nella fascia 25-34 anni è del 21% contro una media OCSE del 38%. Siamo 34-esimi su 37 nazioni, seguiti solo da Turchia, Brasile e Cina. Un calo del 17% globale e del 6% tra gli immatricolati giovani è un segnale grave e allarmante. A fronte dell’urgenza di far risalire la diffusione dell’istruzione superiore (anche solo per meri motivi di competitività del sistema paese), sottraiamo risorse e scendiamo ulteriormente come percentuale di immatricolati. A volte viene da domandarsi se in Italia qualcuno riterrà anomalo il sottofinanziamento dell’università solo quando saremo ultimi in classifica. Se anche fosse, allora sarà troppo tardi. È proprio vero che siamo una nazione in via di sottosviluppo. Per proseguire lungo questa strada, un ruolo fondamentale è giocato dalla miopia collettiva a cui non si sottraggono gli stessi accademici che assecondano (o addirittura lodano) questo harakiri collettivo.

  4. E’ Agghiaaaccianteeeaaaee!

    A parte gli scherzi, qui c’è veramente da preoccuparsi.
    I camionisti quando succedono queste cose nella loro categoria sanno come fare. … Mettiamo le cattedre in mezzo alle autostrade!!!

    • Consoliamoci con il fatto che questo ministro è scaduto in tutti i sensi (fra tre settimane se ne andrà pure via).
      Certo un po’ di rumore dall’interno dell’università non farebbe male.

  5. Sarà scaduto, ma questi colpi di coda, da parte del ministro, sono però brutti, in sé e come segnali. Anzitutto i dati li avrebbe dovuti fornire lui, oppure il ministero. E se n’è guardato bene, tanto più che doveva occuparsi d’anvur. A proposito del quale sarebbe opportuno sapere quanto costa annualmente e se la sua produttività viene misurata in chili di documenti illeggibili (vedi per ultimo quello sull’accreditamento)

    Vorrei sapere, forse non ho capito bene, se il calo delle immatricolazioni è calcolato in rapporto all’andamento demografico della fascia d’età interessata, cioè in percentuale.

    “la percentuale di chi s’iscrive all’Università diminuisce costantemente: dal 68% del 2007-2008 fino al 61% del 2011-2012”
    significa in rapporto alla popolazione interessata?

    Posso testimoniare che l’immagine di un’università che scompare ha colpito molto a livello generale.

    Colpisce ugualmente che un ministro docente universitario nonché ex rettore, anziché rappresentare l’università, la senta e la presenti verso l’esterno come antagonista e come se per quel che succede il massimo rappresentante, cioè il ministro, non avesse nessuna voce in capitolo né responsabilità.

    • La spesa dell’ANVUR per il 2012 è stata di 5 milioni di euro, di cui almeno 2 prelevati dal FFO.
      Il presidente dell’ANVUR nel documento relativo ai costi protestava e si auspicava che i finanziamenti venissero incrementati per gli anni futuri.

  6. In effetti da alcuni anni a questa parte dovrebbe chiamarsi Ministero contro l’Istruzione Pubblica.
    Sono individui squallidi, maneggioni, preoccupati solo di vendere materiale informatico alle scuole.

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