Riapriamo la sezione Cahiers de doleASN, nella quale ospitiamo, senza commenti, segnalazioni e scritti relativi alla ASN 2.0. Lo scopo è informativo e la redazione non necessariamente condivide i contenuti di quanto pubblicato pur ritenendolo meritevole di attenzione.

Il “caso” Rota.

“Ci sarà pure un giudice a Berlino……!”

Ancora su quel pasticciaccio brutto dell’ASN

Nuova bocciatura del MIUR per la procedura di Abilitazione scientifica nazionale, prima tornata (2012), seconda fascia, settore scientifico Diritto Amministrativo.

Il Consiglio di Stato Sez. VI, con sentenza n. 4242 pubblicata il 6 settembre 2017, in sei sole ma dense paginette ha bacchettato il MIUR, la Commissione nazionale del settore scientifico di diritto amministrativo ed il TAR Lazio Sez. III, disponendo l’integrale riforma della sentenza di primo grado impugnata dinanzi al Supremo Giudice.

Vittoria piena, infatti, ha ottenuto Rosa Rota, ricercatrice di Diritto amministrativo e professore aggregato di Diritto dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, difesa in giudizio dall’Avv. Alessandra Quattrini.

Si riporta qui di seguito uno stralcio della sentenza, ponendo in evidenza le censure e le relative motivazioni del Giudice d’appello rese in accoglimento di tutte le domande del ricorso.

 

“1. Con il ricorso di primo grado, l’appellante, impugnava i seguenti atti relativi alla procedura di abilitazione scientifica nazionale, indetta con D.D. n. 222/2012, alla quale aveva partecipato, per il settore concorsuale 12/D1 (Diritto Amministrativo) – seconda fascia:

– i giudizi negativi espressi nei confronti dell’appellante, sia collegialmente che singolarmente, dalla Commissione giudicatrice nella procedura per il conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, indetta con D.D. n.222/2012, per il settore concorsuale 12/D1 – Diritto Amministrativo, seconda fascia;

– il verbale della Commissione giudicatrice del 5/4/2013 di predeterminazione dei criteri e parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni;

– il decreto direttoriale n. 222 del 20/7/2012; le relative istruzioni di compilazione CINECA e la circolare MIUR del 11/1/2013 n.754.

La ricorrente denunciava l’illegittimità dei criteri e parametri predeterminati dalla Commissione nel verbale di predeterminazione dei criteri e parametri relativamente alla seconda fascia, e specificatamente l’adozione del “criterio più selettivo”, in combinato disposto con gli altri criteri e parametri, così come stabiliti dalla Commissione ai successivi punti del verbale, per sproporzionalità, violazione del principio di “ponderazione equilibrata e motivata dei criteri e parametri” previsto dall’art.3 c.3 del citato D.M. n.76/12, nonché per irrazionalità ed erronea interpretazione da parte della Commissione delle disposizioni sopra citate. Deduceva violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, in relazione all’applicazione dei predetti criteri e parametri nei suoi confronti. In particolare, eccepiva l’inattendibilità delle “operazioni tecniche” compiute dalla Commissione, per omesso esame del curriculum complessivo della candidata, ossia della “domanda completa”, nonché per omessa “valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni”. Sollevava infine incidente di costituzionalità sotto alcuni profili, che sostanzialmente ripetevano le censure già dedotte.

Con la sentenza appellata il ricorso veniva respinto dal TAR.

L’appellante riproponeva tutti i motivi disattesi. Il Ministero costituitosi ha controdedotto.”

 

  1. La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con la pronuncia in esame, diversamente da quanto ritenuto dal Tar, ha ritenutofondato il motivo inerente l’illogicità del c.d. criterio con valenza preponderante, aggiunto dalla Commissione, secondo cui, per ottenere l’abilitazione scientifica nazionale, è necessario “avere inserito nella domanda di partecipazione almeno tre pubblicazioni scientifiche di livello eccellente o buono secondo le definizioni del DM 76/2012 all. D par. 1 e 2, tra cui almeno una monografia”, avendo ritenuto irrilevanti i criteri della collocazione editoriale e dell’impatto delle pubblicazioni all’interno del settore concorsuale.”

Al riguardo, la Sezione ha richiamato quanto già ritenuto in alcuni analoghi casi di mancato conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di II fascia, affermando che “non può ritenersi corretto il giudizio complessivo “effettuato sulla base di un metro di valutazione nel quale sono stati introdotti elementi di necessaria eccellenza (e quindi di piena maturità) che sono propri del giudizio di idoneità alle funzioni di docente di prima fascia e non anche del giudizio di idoneità alle funzioni di docente di seconda fascia (per la quale è richiesta la sola “maturità” scientifica)”.

Nella vittoriosa sentenza, la Sezione ha evidenziato così che “l’appellante, che non partecipava alla procedura per la prima fascia, ha denunciato la “sproporzionalità” (e dunque l’irrazionalità) di tale criterio ed invocato un’ “equilibrata ponderazione tra criteri e parametri”, principio espressamente previsto nella normativa di riferimento, sì da “non attribuire una valenza assoluta e risolutiva all’elemento qualitativo della produzione scientifica”.

A ben vedere, infatti, avendo la Commissione disposto in verbale la sostanziale esclusione degli altri criteri e parametri “oggettivi” di qualità, pure indicati dalla normativa, quali “la collocazione editoriale e l’impatto delle pubblicazioni all’interno del settore”, il criterio “più selettivo” sopra detto finiva per attribuire alla medesima un potere discrezionale eccessivo e perciò “sproporzionato”, violando in tal modo il richiamato principio della “ponderazione equilibrata tra criteri e parametri”.

Il Supremo Collegio ha altresì “accolto la censura relativa alla omessa compiuta valutazione dell’impatto delle pubblicazioni presentate dall’interessata all’interno del settore concorsuale di riferimento, con riferimento al correlato dibattito scientifico”; ed ha anche evidenziato che tale “elemento era rilevante e valutabile anche per il settore del Diritto Amministrativo, che a buon titolo appartiene al novero delle scienze giuridiche”.

Infine ha accolto le censure relative alla “omessa valutazione dell’intensa attività didattica e di partecipazione ai convegni svolta e documentata dalla ricorrente”.

In conclusione – così il Collegio – “il giudizio espresso nei confronti della ricorrente risulta non soltanto affetto da carenza di motivazione, come sopra chiarito, ma addirittura alterato, per essere stato utilizzato un criterio più selettivo di valutazione che non risulta applicabile al caso di specie e si pone oltretutto in contrasto con le disposizioni che regolano il procedimento in questione”.

Con tali motivazione il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha accolto pienamente l’appello ed, in riforma integrale della sentenza appellata, ha annullato il giudizio di primo grado, nei limiti dell’interesse dell’appellante, ordinando al MIUR di predisporre un nuovo giudizio di idoneità nei confronti dell’appellante, con nomina di una diversa commissione giudicatrice.

Il “caso” Frasca

documento Frasca

Intervento di Alberto Abruzzese:

DIMENTICARE FRASCA.  Cosa significa questo slogan che vorrei si diffondesse e dunque chiedo a tutti di riprenderlo, commentarlo e diffonderlo? Chi non sappia di Frasca vada su google. Da alcuni giorni sulla stampa – purtroppo quella regionale invece che nazionale, a ragione della distrazione generale, politica e culturale e quindi anche giornalistica nei confronti delle condizioni dell’università italiana – Gabriele Frasca è la vittima dell’impianto burocratico di una università svuotata ormai persino delle sue originarie vocazioni storiche (moderne). Nel caso specifico, i giudizi – che la commissione di concorso di abilitazione ha espresso per giustificare la bocciatura di Frasca – hanno raggiunto il livello di una vera e propria farsa culturale, francamente disdicevole persino per l’accademismo corrente (su google si leggono ampli stralci di tale povertà di giudizio, del resto incardinata da sempre nel corporativismo culturale di discipline l’un contro l’altra armate).

Frasca – raffinatissimo docente e ricercatore che in questi anni è andato ben oltre gli steccati della propria “disciplina” accademica, e cioè al di là di un discorso “disciplinato” dalle “cattive” istituzioni del sapere, istituzioni catturate e asservite da altrettanto cattive politiche e amministrazioni pubbliche e private – non merita di restare impigliato a sua volta nelle vecchie trame della questione concorsuale, nel mazzo di vittime che come Frasca hanno patito una ingiustizia (che pesa su di loro non solo in termini di reputazione ma anche di status economico). Frasca merita invece di essere preso a bandiera collettiva di una scelta radicalmente diversa.

I concorsi universitari non sono la causa di un degrado dell’università (o lo sono in minima parte) ma sono invece l’effetto inevitabile di una macchina universitaria priva di ogni credibilità culturale: questo insieme di regole – responsabilità delle leggi che le hanno promulgate nel tempo, così come delle loro sempre più autoritarie applicazioni – da molti decenni ha contribuito alla distruzione di ceti dirigenti in grado di affrontare con capacità adeguate e giusto senso di responsabilità un mondo sempre più complesso e conflittuale. Un vuoto di professionisti, questo, che produce sofferenza e ingiustizia umana. Se si vuole risalire la china del disastro, un siffatto corpo accademico – corpo degli apparati e corpo dei singoli che vi operano – va interamente sradicato dalle sue radici e dalle fronde dei suoi tristi epigoni.

Dunque DIMENTICARE FRASCA significa – per noi che, partendo dal suo caso particolare, personale, ci siamo sentiti spinti a denunciarne la perversione – agire insieme a lui, e lui insieme a noi, per una mobilitazione più generale. Fuori della vischiosità di una ingiustizia accademica mai risolta. Piena di miserie di cui ognuno di noi accademici s’è dovuto macchiare. E invece colpire dentro la crisi di intelligenza e senso di responsabilità che sta distruggendo le istituzioni della ricerca e della formazione professionale in un salto d’epoca dalle incredibili mutazioni tecno-scientifiche e socioantropologiche.

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53 Commenti

  1. Oggi è apparsa sul sito ASN questa notizia:
    “ASN 2016-2018: Si comunica che il giorno 27 luglio 2017, alle ore 15.00, presso la sede del MIUR di Via Carcani, n.61, Roma (Piano V, Stanza 12), avranno luogo le operazioni di sorteggio volte ad individuare i componenti delle Commissioni in esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali per i settori concorsuali: 01/A2, 01/A3, 01/A5, 01/B1, 02/D1, 05/E3, 06/E2, 06/G1, 06/H1, 06/M2, 09/H1, 11/D1, 12/E2, 13/D1, 13/D3.”

    Quindi, già in ben 15 settori concorsuali i ricorsi amministrativi hanno portato alla necessità di nominare nuove commissioni. Ergo, si può già dire che uno degli obiettivi della ‘nuova’ ASN, l’annullamento – o almeno il contenimento – del contenzioso amministrativo, sia fallito.

  2. Qualcuno molto più ravveduto potrebbe spiegarmi cosa intendono i commissari quando riportano nel giudizio “la produzione scientifica appare limitata”? In particolare rispetto a cosa la produzione scientifica è limitata? Quale è il criterio? I riferimenti?

    • A fine Gennaio 2017 sono scadute le domande per la revisione delle riviste non bibliometriche e l’inserimento tra le scientifiche di nuove riviste esistenti almeno da un anno.Siamo ad Agosto 2017 e non si hanno notizie dall’ANVUR con danno enorme ai candidati ASN. Addirittura, come messo in evidenza dal ROARS, i gruppi di lavoro compaiono e scompaiono come per miracolo. Secondo voi quanto tempo dobbiamo aspettare prima di interessare gli avvocati per la nomina di un commissario ad acta che velocizzi il processo? Secondo voi ci potrebbero essere risvolti penali?

    • Per verbalizzare che “la produzione scientifica appare limitata” è necessario avere prima stabilito e motivato i criteri secondi i quali vengono stabiliti i limiti. Questi limiti devono essere coerenti con le leggi e con i bandi ministeriali riguardanti l’abilitazione. Altrimenti la valutazione della commissione rischia fortemente la nullità.

    • Il punto è sapere esattamente da cosa viene fuori questi giudizio sulla produzione scientifica limitata. Ci sono riviste o conferenze su cui il candidato deve aver pubblicato? Quali sono? Oppure quante pubblicazioni devono essere pubblicate in determinate sedi? Come è possibile rispondere ad una procedura del genere se solo i commissari conoscono queste procedure?

    • Mi sembra incredibile che dopo la seconda tornata di risultati nel mio settore scientifico non è ancora chiaro quale sia stato il metro di giudizio nel valutare la produzione scientifica. Si trova tutto ed il contrario di tutto. Ma si può andare avanti così?

  3. Segnalo questo articolo sull’Espresso online:
    https://tinyurl.com/y7sj7yxh
    Mi sembra un buon esempio (l’ennesimo) di come dell’Università, in Italia, si parli solo per disinformare. Non entro nel merito delle scelte della commissione di Geografia di cui si parla, definite scandalose; ma affermazioni come la seguente:
    “Ai candidati per il posto di ordinario di geografia era richiesta la pubblicazione negli ultimi 15 anni di almeno due articoli su riviste di classe A. … Quanti articoli devono aver scritto i commissari su questo tipo di riviste? Zero. Lo prevede l’Anvur”. E più sotto: “scorrendo la lista dei requisiti richiesti ai commissari si vede infatti che sono moltissimi i settori per i quali non sono previste pubblicazioni in riviste di fascia A. Tanto per citarne alcuni: storia moderna, scienza delle finanze, economia applicata, statistica, demografia”.
    Basta dare un’occhiata all’allegato “soglie” del DM 602 per verificare che, ovviamente, tutto ciò non è vero: https://tinyurl.com/yavhau3a
    Che tabella avrà visto l’autore di questo articolo, tale Stefano Vergine? E soprattutto: perché qualsiasi stupidaggine venga scritta sul mondo dell’Università, c’è un periodico nazionale pronto a pubblicarla senza fare la minima verifica?

    • fausto_proietti ha ragione. A prescindere da cosa possa essere accaduto nella commissione ASN nel mirino dell’articolo, la notizia che, “scorrendo la lista dei requisiti richiesti ai commissari si vede infatti che sono moltissimi i settori per i quali non sono previste pubblicazioni in riviste di fascia A” è del tutto falsa. Ma proprio del tutto. Infatti, non esiste nessun settore concorsuale in cui la soglia delle pubblicazioni in fascia A sia nulla. Naturalmente, secondo le regole dell’ASN, un commissario potrebbe non aver pubblicato nulla in fascia A, ma in tal caso deve superare le altre due soglie (anch’esse sempre diverse da zero) relative ad articoli & contributi e alle monografie. Bisogna dire che non è la prima volta che l’Espresso si cimenta in modo maldestro con il genere giornalistico delle “malefatte accademiche”. In un altro caso, si gridava allo scandalo perché non aveva vinto il concorso -bandito per lui- un aspirante professore che in dieci anni aveva al suo attivo due lavori indicizzati nelle banche dati: un articolo scientifico su rivista internazionale ed un solo altro lavoro in inglese apparso in un volume che raccoglieva gli atti di un congresso (https://www.roars.it/online/un-espresso-che-sa-di-fango/).




  4. Il quesito che presento è stato sicuramente già posto e mi scuso in anticipo per la ripetizione. Vorrei una delucidazione in merito ai prodotti ammissibili da presentare per la sezione “Pubblicazioni scientifiche di cui all’art.7 DM 120/2016” (settori non-bibliometrici): un articolo accettato per la pubblicazione accompagnato da lettera del direttore della rivista che dichiara l’accettazione, ma di cui non si conosce il numero della rivista nel quale verrà pubblicato, è ammissibile?

    • Io non mi fiderei: se riesce a raggiungere la soglia solo con lavori pubblicati è sicuramente meglio. Comunque non saprei indicare riferimenti precisi al riguardo.

  5. ANNULLAMENTO CONCORSO STORIA MEDIEVALE 2012
    Pubblicato il 05/01/2018
    N. 00111/2018 REG.PROV.COLL.
    N. 01423/2014 REG.RIC.

    REPUBBLICA ITALIANA
    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
    (Sezione Terza)
    ha pronunciato la presente
    SENTENZA
    sul ricorso numero di registro generale n. 1423 del 2014, proposto da:
    Marco Bartoli, Enrica Salvatori, Piero Morpugno, Ignazio Antonio Maria Del Punta, Angelo Maria Cattaneo, Giampaolo Francesconi, Andrea Nanetti, Beatrice Borghi, Caterina Bruschi, Ettore Baldetti, Giuseppe Ligato, Giuseppe Palmero, Irene Barbiera, Marco Stoffella, Raffaele Savigni, rappresentati e difesi dall’avvocato Massimo Nardozza, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Dardanelli, 37;
    contro
    Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
    nei confronti di
    Simone Maria Collavini non costituito in giudizio;
    per l’annullamento
    – del D.D. MIUR recante la nomina della Commissione nazionale per l’abilitazione scientifica nazionale nel settore concorsuale 11/A1 – Storia Medievale;
    – del verbali del 19 febbraio 2013 e di tutti i verbali succedutisi in relazione alle nove riunioni tenute dalla medesima Commissione nazionale;
    – della Relazione finale della procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica naizonale alle funzioni di professore universitaro di prima e seconda fascia per il settore concorsuale 11/A1 – Storia Medievale, indetta con il D.D. MIUR n. 222 del 20 luglio 2012 (G.U. n. 58 del 27.7.2012);
    – delle valutazioni conseguite dai ricorrenti all’esito della procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia nel settore concorsuale 11/A1- Storia medievale;
    – con contestuale domanda di condanna del MIUR al risarcimento di eventuali danni, da determinarsi in corso di causa, per effetto dell’annullamento della procedura di abilitazione per cui è causa;

    Visti il ricorso e i relativi allegati;
    Visto l’atto di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Universita’ e della Ricerca;
    Viste le memorie difensive;
    Visti tutti gli atti della causa;
    Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 novembre 2017 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori per la parte ricorrente l’Avv. M. Nardozza e per l’Amministrazione resistente l’Avvocato dello Stato Orsola Biagini;
    Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

    FATTO e DIRITTO
    I ricorrenti in epigrafe presentavano tutti la domanda di partecipazione alla procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale, tornata 2012, per settore concorsuale 11/A1 – Storia Medievale; alcuni di essi, per il conseguimento delle funzioni di prima fascia, altri di quelle di seconda.
    La Commissione giudicatrice, nominata dal MIUR ai sensi dell’art. 6 d.P.R. 14 settembre 2011, n. 222, ha ritenuto tutti i ricorrenti inidonei alle funzioni di docenza universitaria per le quali hanno presentato domanda.
    Gli stessi hanno pertanto impugnato gli atti in epigrafe con ricorso proposto a questo TAR, notificato al MIUR in data 25 gennaio 2014 e, quindi, depositato entro il termine di rito, nel quale si chiede l’annullamento dei provvedimenti in oggetto, sulla base di un unico e articolato motivo, comune a tutti i ricorrenti ed attinente alla costituzione della Commissione, avvenuta sulla base del D.D. n. 181 del 27.6.2012 (con cui è stata bandita la procedura per la formazione delle Commissioni ASN), contestata come illegittima per violazione del D.M. n. 76 del 2012 (nelle disposizioni attinenti alla formazione delle Commissioni in discorso), con conseguente invalidità derivata di tutti gli atti successivamente adottati dalla Commissione nell’espletamento delle proprie funzioni.
    Per il corretto inquadramento delle censure articolate da parte ricorrente deve essere in primo luogo esposta la normativa attinente, per la tornata 2012, ai requisiti di qualificazione degli aspiranti commissari ed alle modalità di reclutamento.
    Ai sensi dell’art. 6 del d.P.R. n. 222 del 2011 (Commissione nazionale per l’abilitazione alle funzioni di professore universitario di prima e di seconda fascia) “1. Per l’espletamento delle procedure di cui all’articolo 3, comma 1, con decreto adottato ogni due anni dal competente Direttore generale del Ministero, nel mese di maggio, è avviato il procedimento preordinato alla formazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e con oneri a carico delle disponibilità di bilancio degli atenei, di una commissione nazionale per ciascun settore concorsuale, composta da cinque membri.
    …..omissis…….
    3. Gli aspiranti commissari, entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto di cui al comma 1, presentano esclusivamente tramite procedura telematica, validata ai sensi dell’articolo 3, comma 5, la domanda al Ministero, attestando il possesso della positiva valutazione di cui all’articolo 6, comma 7, della legge e allegando il curriculum e la documentazione concernente la complessiva attività scientifica svolta, con particolare riferimento all’ultimo quinquennio. Possono candidarsi all’inserimento nella lista i professori ordinari di università italiane.
    4. Gli aspiranti commissari devono rispettare criteri e parametri di qualificazione scientifica, coerenti con quelli richiesti, ai sensi del decreto di cui all’articolo 4, comma 1, ai candidati all’abilitazione per la prima fascia nel settore concorsuale per il quale è stata presentata domanda.
    5. L’accertamento della qualificazione degli aspiranti commissari è effettuata dall’ANVUR per ciascuna area disciplinare, nell’ambito delle competenze di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2010, n. 76, e nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente. Il Ministero rende pubblico per via telematica il curriculum di ciascun soggetto inserito nella lista.”
    I parametri e i criteri di qualificazione scientifica per la valutazione sono stati individuati dal D.M. n. 76 del 2012 che all’art. 8 stabilisce che:
    – “Ai sensi di quanto previsto dall’articolo 16, comma 3, lettera h), secondo periodo della Legge e dall’articolo 6, commi 3, 4 e 5 del Regolamento, possono essere inseriti nella lista, all’interno della quale sono sorteggiati i componenti della commissione, soltanto i professori ordinari che, ferma restando la positiva valutazione di cui all’articolo 6, comma 7, della Legge, sono in possesso di una qualificazione scientifica coerente con i criteri e i parametri stabiliti dal presente regolamento, riferiti al settore concorsuale di appartenenza, e abbiano reso pubblico il proprio curriculum sul sito del Ministero” (comma 1 art. cit.);
    – il possesso della qualificazione scientifica, per quanto attiene ai parametri di cui all’articolo 4, comma 4, lettere b), c), d), e), f), g), h), i) e l), (validi per i professori ordinari) dello stesso D.M. n. 76 è assicurato dall’appartenenza al ruolo di professore di prima fascia e dalla positiva valutazione dell’attività svolta di cui all’articolo 6, comma 7, della Legge; per quanto attiene al parametro di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a) (attinente all’impatto della produzione scientifica complessiva valutata mediante gli indicatori di cui all’articolo 6 e agli allegati A e B), la coerenza è accertata, per i settori concorsuali di cui all’allegato B (trattasi dei settori “non bibliometrici”, nei quali va annoverata la Storia Medievale), sulla base degli indicatori e delle regole di utilizzo ivi specificati (cfr. comma 3 art. 8 cit.);
    – l’Allegato B al D.M. n. 76/2012, per quanto di interesse nella presente sede, individua i seguenti indicatori di produttività scientifica da ritenere rilevanti ai fini della qualificazione degli aspiranti commissari (coincidenti, peraltro, con quelli richiesti per gli stessi candidati al riconoscimento dell’abilitazione alla prima fascia di docenza) (v. punto 3 dell’Allegato B):
    a) il numero di libri nonché il numero di articoli su rivista e di capitoli su libro dotati di ISBN pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’ articolo 3, comma 1, del Regolamento. Per questi indicatori la normalizzazione per l’età accademica interviene soltanto nel caso in cui questa sia inferiore a dieci anni;
    b) il numero di articoli su riviste appartenenti alla classe A di cui al numero 2, pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’ articolo 3, comma 1, del Regolamento, normalizzato per l’età accademica;
    – le modalità di utilizzo degli indicatori di cui al numero 3 sono le seguenti (cfr. Allegato B, punto 4):
    a) per ciascuno degli indicatori si calcola la mediana della distribuzione distintamente per i professori di prima e di seconda fascia di ogni settore concorsuale, o, nel caso di distribuzioni multimodali, di ogni settore scientifico-disciplinare o sottoinsieme omogeneo dello stesso;
    b) ottengono una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno uno degli indicatori di cui alle lettere a) e b) del numero 3.
    Con riferimento al settore concorsuale per cui è causa l’ANVUR ha così valorizzato le mediane, relative ai tre distinti indicatori di produttività scientifica sopra evidenziati (vedi doc. 3 ric):
    – libri e monografie: 2;
    – capitoli di libro e/o articoli in rivista: 19;
    – articoli in riviste classificate dall’ANVUR come di classe “A”: 1.
    Venendo al caso di specie, la disciplina che precede comportava che, sulla base delle regole ministeriali sopra trascritte, ai fini della qualificazione scientifica richiesta per poter ricoprire il ruolo di commissario ASN, era necessario che ognuno dei cinque commissari, nominati per la formazione dell’Organo collegiale di valutazione per il settore concorsuale 11/A1, fosse professore ordinario della materia in un’Università italiana (in base all’art. 8, comma 3, D.M. 76, tale “status” sostituisce ed è considerato equipollente ai numerosi requisiti e parametri di cui all’articolo 4, comma 4, lettere b), c), d), e), f), g), h), i) e l), D.M. cit.) e che, nel contempo, superasse almeno una delle tre mediane anzidette (v. Allegato B, punto 4, lett. b), D.M. cit.).
    Ad avviso di parte ricorrente, invece, i requisiti prescritti non sarebbero stati posseduti da almeno tre componenti della Commissione, tra i quali il Presidente, i quali non avrebbero superato i menzionati valori di mediana come valorizzanti dall’ANVUR in relazione ad almeno uno dei tre indicatori di produttività scientifica. In particolare:
    – quanto al prof. Meloni, parte ricorrente contesta l’assenza di un numero sufficiente di contributi in volume (seconda mediana) e l’assenza di articoli in riviste di fascia A, mentre, con riguardo alle n. 4 monografie indicate nel curriculum per il decennio 2002 – 2012, ritiene che una sola di esse potrebbe assumere rilevanza nel computo del superamento della mediana, atteso che: due monografie sarebbero estranee alla Storia medievale (parte ricorrente si riferisce a “Emigrati sardi a New York ai primi del Novecento. I Berchiddesi…”, Sassari 2011 e “Vita quotidiana a Berchidda tra ‘700 e ‘800”, Sassari, 2004); infine una delle quattro monografie (intitolata “Medioevo catalano”) non sarebbe altro che una raccolta di saggi già editi ben prima del 2002;
    – quanto al componente prof. Dalena, si contesta che quattro delle pubblicazioni principali (nn. 6,15, 25 e 26 del curriculum presentato) sarebbero in realtà capitoli di libro o curatele e, quindi, non computabili nell’ambito delle monografie utili al superamento della relativa mediana (pari a 2);
    – per quanto riguarda il prof. Greci, si asserisce il possesso di un’unica monografia (inferiore al valore della relativa mediana), in quanto il volume del 2004 – benché qualificato come opera monografica – conterrebbe invero solo n. 4 saggi scritti tra il 1973 e il 1987, mentre ben 11 volumi presentati come “curatele” sarebbero in realtà lavori pubblicati nelle collane della “CLUEB” e di Diabasis, in cui egli non è autore degli scritti.
    Stante la natura delle censure esposte in ricorso, con apposita ordinanza istruttoria del 16.5.2017 n. 5816, la Sezione ha ordinato al MIUR e all’ANVUR, per quanto di rispettiva pertinenza, di produrre in giudizio una dettagliata e documentata relazione esplicativa dove esporre i dati, i criteri e le modalità con cui, in concreto, si è addivenuti a ritenere superate delle mediane di settore nella misura prescritta dell’Allegato B al D.M. n. 76 / 2012 (per il settore 11/A1), da parte dei tre docenti sopra menzionati.
    In data 21.9.2017 l’Amministrazione ha dato esecuzione all’incombente istruttorio, provvedendo al deposito di articolata relazione dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), l’organismo che, sulla base delle regole fissate dal menzionato Allegato B al D.M. n. 76 del 2012, ha adottato la delibera n. 50 del 2012, provvedendo a fornire una più precisa puntualizzazione delle opere ammissibili ed a valorizzare le mediane per ciascun settore concorsuale.
    Prima di entrare nell’esame del merito delle censure svolte dai ricorrenti (e delle controdeduzioni di parte pubblica), il Collegio intende chiarire di essere consapevole del consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui, affinché i ricorsi collettivi (come quello in esame) siano ammissibili nel processo amministrativo, occorre che vi sia identità di situazioni sostanziali e processuali, e cioè che le domande giudiziali siano identiche nell’oggetto e che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e vengano censurati per gli stessi motivi; di conseguenza anche dopo la codificazione del 2010 (artt. 40 e ss. c.p.a.), la proposizione del ricorso collettivo rappresenta una deroga al principio generale secondo il quale ogni domanda, fondata su un interesse meritevole di tutela, deve essere proposta dal singolo titolare con separata azione; pertanto, la proposizione contestuale di un’impugnativa da parte di più soggetti, sia essa rivolta contro uno stesso atto o contro più atti tra loro connessi, è soggetta al rispetto di stringenti requisiti, sia di segno negativo che di segno positivo: i primi sono rappresentati dall’assenza di una situazione di conflittualità di interessi, anche solo potenziale, per effetto della quale l’accoglimento della domanda di alcuni dei ricorrenti sarebbe logicamente incompatibile con l’accoglimento delle istanze degli altri; i secondi consistono, invece, nell’identità delle posizioni sostanziali e processuali dei ricorrenti, essendo necessario che le domande giurisdizionali siano identiche nell’oggetto, che gli atti impugnati abbiano lo stesso contenuto e che vengano censurati per gli stessi motivi (Consiglio di Stato sez. IV , 27/01/2015 n.363).
    Con riguardo al caso di specie non è dubitabile che ricorrono le condizioni sopra evidenziate, atteso che vi è identità: dell’oggetto (essendo impugnati i medesimi atti da tutti i ricorrenti); degli interessi facenti capo ai diversi ricorrenti in epigrafe (tutti destinatari di un giudizio negativo e miranti alla caducazione della procedura nella sua interezza per difetto di costituzione dell’Organo valutativo); del vizio dedotto che è unico ed attiene, per tutti i ricorrenti, alla composizione della Commissione giudicatrice, la quale sarebbe stata costituita (anche) da soggetti privi della qualificazione prescritta dalla normativa sopra ricordata. Inoltre, nessuna delle censure svolte attiene ai giudizi espressi nei confronti dei singoli candidati, né fa riferimento a possibili diversità di posizioni dell’uno rispetto all’altro ricorrente, ma sono censure tutte volte al travolgimento dell’intera procedura valutativa onde ottenere una nuova “chance” di favorevole valutazione di ciascuno da parte di una Commissione in diversa composizione.
    Può quindi concludersi che vi è identità delle domande introdotte ed è da escludere ogni conflitto di interessi (anche solo potenziale) tra i diversi ricorrenti, il che induce il Collegio a ritenere il ricorso senz’altro ammissibile.
    Ciò precisato, si può ora vagliare la fondatezza dell’unico, articolato motivo di gravame.
    Alla luce dell’istruttoria svolta e anche tenuto conto di quanto dedotto dall’ANVUR nella relazione istruttoria in atti, il Collegio ritiene il ricorso fondato per quanto di ragione.
    In effetti, non può ritenersi superata alcuna delle tre mediane di settore (per la determinazione delle quali vedi la tabella ANVUR di cui al doc. 3 ric.), da parte del Presidente prof. Meloni, atteso che, sulla base del curriculum dallo stesso fornito al MIUR (doc. 5 ric.), con riferimento al decennio rilevante (2002-2012) è pacifico che il docente non abbia superato la mediana relativa agli articoli e ai contributi in volume (che è pari a 19, cfr. doc. 3 ric.), avendo al suo attivo n. 11 contributi in volume (vedi doc. 5, pag. 1 e 2). E’ vero che nel decennio anteriore all’indizione della procedura valutativa per cui è causa sono riferibili al prof. Meloni, oltre agli 11 contributi in volume, anche diverse “curatele”, ma trattasi di attività che, ai sensi dell’art. 10 della delibera ANVUR n. 50 del 2012, “non costituiscono libro ai sensi dell’Allegato B del decreto abilitazione (il D.M. 76/2012, ndr). I capitoli di volumi in curatela rientrano come Contributi in Volume di cui alla lettera c)”, la quale si limita ad inserire nella categoria “Capitoli su libro”, le seguenti tipologie di prodotto scientifico: “contributi in volume (capitolo o saggio)”; “voce (in dizionario o enciclopedia)”; “prefazione o postfazione”. Nelle opere curate dal docente non si evince, a fianco della mera attività di curatela, la redazione di capitoli o prefazioni. E’ pertanto documentato che, con riferimento alla mediana “de qua”, non sia stato raggiunto un valore di produttività sufficiente al superamento della stessa. E’ poi incontestato il mancato superamento della median relativa alle pubblicazioni in riviste di fascia A.
    Quanto alla restante mediana, relativa alla redazione di monografie, che è fissata dall’ANVUR in n. 2 monografie nel corso del decennio (quale valore medio della produzione di un professore ordinario del settore concorsuale in oggetto), la stessa relazione dell’ANVUR finisce implicitamente per confermare il mancato superamento del predetto valore soglia, in quanto, delle 4 monografie dichiarate, in realtà una sola di esse può assumere rilevanza ai fini del superamento della mediana (si tratta del libro dal titolo “Il Condaghe di San Savino”, Cagliari, 2005) mentre, ad avviso del Collegio (e in adesione a quanto dedotto da parte ricorrente) due monografie sono contenutisticamente e “testualmente” estranee alla Storia medievale. Si tratta del libro “Emigrati sardi a New York ai primi del Novecento. I Berchiddesi…”, edito nel 2011 e dell’opera monografica “Vita quotidiana a Berchidda tra ‘700 e ‘800”, edita nel 2004. Sul punto l’argomento giuridico speso dall’ANVUR nella propria relazione non è affatto convincente, laddove afferma che la produzione rilevante ai sensi dell’art. 8 D.M. 76/2012 poteva anche collocarsi al di fuori del settore concorsuale di riferimento, trattandosi di mero indicatore quantitativo di una produzione scientifica, mentre l’inerenza del percorso scientifico sarebbe attestata in modo sufficiente dall’appartenenza del commissario al ruolo dei professori di prima fascia del settore concorsuale considerato. Trattasi di lettura non condivisibile dell’art. 8 D.M. n. 76/2012, laddove stabilisce che “per quanto attiene al parametro di cui all’articolo 4, comma 4, lettera a) (che è proprio quello dell’impatto della produzione scientifica secondo i parametri di cui agli Allegati A e B) la coerenza è accertata, (…..) per i settori concorsuali di cui all’allegato B, sulla base degli indicatori e delle regole di utilizzo ivi specificati”. Si rammenta, al riguardo, che il primo e imprescindibile criterio su cui si basa la valutazione delle pubblicazioni nell’ambito delle abilitazioni scientifiche, è proprio la “coerenza con le tematiche del settore concorsuale o con tematiche interdisciplinari ad esso pertinenti” (art. 4, comma 2, lett. a), D.M. cit.).
    Ma, ed è ciò che più conta, se si seguisse la tesi dell’Amministrazione, si arriverebbe al risultato illogico per cui mentre le mediane, statisticamente, vengono ad essere determinate con riferimento ai prodotti scientifici inerenti allo specifico settore concorsuale (nella specie “Storia Medievale”), la produzione individuale necessaria al superamento dei valori di mediana potrebbe comprendere anche scritti più o meno estranei al settore, il che non è accettabile, perché implica il raffronto tra grandezze qualitativamente diverse e non comparabili.
    Non può inoltre essere considerata nel numero delle monografie necessario al superamento della mediana (pari a 2) neanche l’opera “Medioevo catalano”, che raccoglie e ripropone saggi del prof. Meloni già editi ben prima dell’anno 2002.
    Ciò in quanto l’Allegato B, nel fissare le regole sulle modalità di calcolo delle mediane e del loro superamento, chiarisce che il periodo di rilevanza delle opere scientifiche da considerare in funzione del conseguimento dei valori di mediana è dato, esclusivamente, dal decennio anteriore all’indizione della procedura ASN e, pertanto, con riguardo alla tornata 2012, il decennio non poteva andare a ritroso oltre l’anno 2002. Ove si potessero considerare saggi già pubblicati in passato, si avrebbe una facile modalità per eludere il periodo di prescritta rilevanza.
    In definitiva, dovendosi considerare (nel decennio 2002-2012) una sola opera monografia mentre per il superamento della mediana ne servivano almeno tre e considerata la pacifica insufficienza dei valori relativi agli altri indicatori (e cioè articoli, capitoli di libro e pubblicazioni in fascia A), deve ritenersi che il prof. Meloni non integrava il requisito del superamento di almeno una delle mediane di settore, prescritto ai sensi del combinato disposto dell’art. 8 comma 3 D.M. 76/2012 e dell’Allegato B al medesimo D.M.
    Non possono invece condividersi le censure relative alle rispettive posizioni dei commissari prof. Dalena e prof. Greci.
    Quanto al primo, i dati esposti nella relazione dell’ANVUR (vedi pag. 12) e l’esame del curriculum del docente (v. doc. 6 ric.), dimostrano che gli debbono essere attribuite n. 43 pubblicazioni tra contributi in volume e articoli su riviste, valore ampiamente superiore alla mediana corrispondente che è pari a 19. Con i due libri al suo attivo nel decennio di riferimento il prof. Dalena eguaglia invece, ma non supera la mediana relativa alle monografie, ma ciò è ininfluente, in quanto era sufficiente il superamento di una sola mediana per poter assumere le funzioni di commissario ASN.
    Quanto al prof. Greci, stante un numero di quarantasette contributi al suo attivo, è sufficiente al rigetto della censura il superamento, da parte sua, dell’indicatore relativo a contributi in volume e a articoli su riviste scientifiche.
    Il brillante superamento di questa mediana rende irrilevanti e ininfluenti le ulteriori censure dei ricorrenti.
    In conclusione il Collegio deve accogliere le sole censure relative al Presidente Meloni, che non poteva far parte della Commissione per le ragioni dianzi esposte, il che è sufficiente ad accertare l’illegittima composizione dell’organo collegiale (vizio costitutivo). Trattandosi infatti di collegio perfetto, il quale richiede dunque il necessario apporto di tutti i componenti, ovvero di un quorum strutturale pari ai componenti predetti, esso non può prescindere dalla presenza e dalla pienezza dei requisiti in capo a tutti i suoi membri. Tale vizio costitutivo, investendo radicalmente la legittima composizione della Commissione, determina l’annullamento in via derivata di tutti i successivi atti concorsuali e, in particolare, dei giudizi espressi nei confronti dei ricorrenti che sono tutti, per ciò solo, ugualmente viziati. L’annullamento, tuttavia, è destinato ad operare nei limiti dell’interesse fatto valere dai ricorrenti alla rivalutazione delle rispettive posizioni di ciascuno da parte di una Commissione in diversa composizione (per la possibilità di far operare gli effetti della sentenza, che pure accerti un vizio attinente alla costituzione/composizione della Commissione giudicatrice, nei soli limiti dell’interesse fatto valere e ai soli fini del riesame delle singole posizioni azionate, cfr. Cons. Stato, sez. VI, 1 settembre 2016, n. 3788; ex multis, TAR Lazio, III, 29 ottobre 2014, n. 10865).
    Ne consegue che, visto anche l’art. 35, comma 1, lett. e), c.p.a. (laddove si prevede che il Giudice, nei limiti della domanda, condanna all’adozione delle misure idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio), per il rinnovato esame dei ricorrenti in epigrafe il MIUR dovrà senza indugio provvedere alla nomina di una Commissione in rinnovata composizione che provveda al riesame di ciascuno di essi. Stante il loro numero, si ritiene che i nuovi giudizi dovranno essere pubblicati entro il termine di gg. 90 (novanta) dalla comunicazione o, se anteriore, notificazione della presente sentenza.
    La novità della questione giustifica la compensazione delle spese del presente giudizio.
    P.Q.M.
    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati nei sensi e per gli effetti di cui in motivazione. Spese compensate.
    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
    Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2017 con l’intervento dei magistrati:
    Gabriella De Michele, Presidente
    Silvio Lomazzi, Consigliere
    Claudio Vallorani, Referendario, Estensore

    L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
    Claudio Vallorani Gabriella De Michele
    IL SEGRETARIO

  6. Assisto al solito blatericcio inconcludente. Ma ci rendiamo conto che tribunali Amministrativi regionali bocciano l’operato di professori di Diritto amministrativo! Chi ha ragione, chi ha torto? Ormai è tutto in caciara, non si capisce più nulla in questo ridicolo paese.

    • Purtroppo, con il sistema delle abilitazioni nazionali, molti settori sono finiti sotto il controllo di pochissime persone. Spesso non è possibile fare ricerca in modo libero: la carriera è assicurata soltanto a chi esegue passivamente gli ordini che riceve.
      A questo si aggiunge il fatto che il sistema dei valori soglia porta alla pubblicazione di ricerca finta.
      Se non fossimo così stupidamente divisi, penseremmo a forme di protesta. In futuro si chiederanno perché abbiamo accettato tutto questo.

  7. Aldo Nemesio, grazie per questa risposta. Si può pensare a qualcosa che coinvolga per primi coloro che leggono ROARS? Dobbiamo creare un movimento perché lo sfacelo è imperante. Non vi sarà più ricerca libera in Italia…

  8. La situazione mi sembra molto grave. Non solo per i concorsi truccati, che purtroppo ci sono sempre stati, ma perché, con le abilitazioni controllate da pochissime persone (alle quali vanno garantite deferenza e fedeltà) insieme all’abitudine a moltiplicare prodotti di ricerca finti, c’è il rischio che si perda proprio la capacità di fare ricerca. Ci sono colleghi più giovani (“born-ANVUR”) che – senza loro colpa – si trovano a non avere mai potuto fare ricerca libera e probabilmente non potranno farla mai, anche nonostante carriere brillantissime. Temo che chi è costretto ad adeguarsi a questa situazione dopo qualche anno sia difficilmente recuperabile.
    Se allarghiamo lo sguardo, tutto questo fa parte di una situazione politico-culturale molto più complessa, nella quale l’Italia – e gran parte dell’Europa – si stanno lentamente distruggendo.
    Altri momenti della storia sono stati simili ad oggi, e poi è stato possibile uscirne, ma sempre con difficoltà e dopo molto tempo. Su questo dobbiamo lavorare, cercando di mantenere una piccola luce accesa.

    • La luce accesa la manterremo: siamo docenti e i nostri studenti vedranno e capiranno. Sono contenta che altri abbiano notato esattamente dove sta il problema di tanti ASN.
      Si è esclusi dall’idoneità perché non si seguono certi filoni di ricerca, non si citano certi nomi: la povertà culturale ed etica di persone che riconoscono solo se stesse e i propri simili è sotto lo sguardo di tutti. E’ difficile persino la didattica, quando si ‘squalifica’ presso gli studenti i modi di far ricerca che sono tuoi propri, di una scuola che i tuoi colleghi si danno un gran daffare per dire superata.

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