ASN 2.0 / Cahiers de doleASN

Cahiers de doleASN 2017

Riapriamo la sezione Cahiers de doleASN, nella quale ospitiamo, senza commenti, segnalazioni e scritti relativi alla ASN 2.0. Lo scopo è informativo e la redazione non necessariamente condivide i contenuti di quanto pubblicato pur ritenendolo meritevole di attenzione.

Il “caso” Rota.

“Ci sarà pure un giudice a Berlino……!”

Ancora su quel pasticciaccio brutto dell’ASN

Nuova bocciatura del MIUR per la procedura di Abilitazione scientifica nazionale, prima tornata (2012), seconda fascia, settore scientifico Diritto Amministrativo.

Il Consiglio di Stato Sez. VI, con sentenza n. 4242 pubblicata il 6 settembre 2017, in sei sole ma dense paginette ha bacchettato il MIUR, la Commissione nazionale del settore scientifico di diritto amministrativo ed il TAR Lazio Sez. III, disponendo l’integrale riforma della sentenza di primo grado impugnata dinanzi al Supremo Giudice.

Vittoria piena, infatti, ha ottenuto Rosa Rota, ricercatrice di Diritto amministrativo e professore aggregato di Diritto dell’ambiente presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, difesa in giudizio dall’Avv. Alessandra Quattrini.

Si riporta qui di seguito uno stralcio della sentenza, ponendo in evidenza le censure e le relative motivazioni del Giudice d’appello rese in accoglimento di tutte le domande del ricorso.

 

“1. Con il ricorso di primo grado, l’appellante, impugnava i seguenti atti relativi alla procedura di abilitazione scientifica nazionale, indetta con D.D. n. 222/2012, alla quale aveva partecipato, per il settore concorsuale 12/D1 (Diritto Amministrativo) – seconda fascia:

– i giudizi negativi espressi nei confronti dell’appellante, sia collegialmente che singolarmente, dalla Commissione giudicatrice nella procedura per il conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, indetta con D.D. n.222/2012, per il settore concorsuale 12/D1 – Diritto Amministrativo, seconda fascia;

– il verbale della Commissione giudicatrice del 5/4/2013 di predeterminazione dei criteri e parametri per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni;

– il decreto direttoriale n. 222 del 20/7/2012; le relative istruzioni di compilazione CINECA e la circolare MIUR del 11/1/2013 n.754.

La ricorrente denunciava l’illegittimità dei criteri e parametri predeterminati dalla Commissione nel verbale di predeterminazione dei criteri e parametri relativamente alla seconda fascia, e specificatamente l’adozione del “criterio più selettivo”, in combinato disposto con gli altri criteri e parametri, così come stabiliti dalla Commissione ai successivi punti del verbale, per sproporzionalità, violazione del principio di “ponderazione equilibrata e motivata dei criteri e parametri” previsto dall’art.3 c.3 del citato D.M. n.76/12, nonché per irrazionalità ed erronea interpretazione da parte della Commissione delle disposizioni sopra citate. Deduceva violazione di legge ed eccesso di potere sotto vari profili, in relazione all’applicazione dei predetti criteri e parametri nei suoi confronti. In particolare, eccepiva l’inattendibilità delle “operazioni tecniche” compiute dalla Commissione, per omesso esame del curriculum complessivo della candidata, ossia della “domanda completa”, nonché per omessa “valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni”. Sollevava infine incidente di costituzionalità sotto alcuni profili, che sostanzialmente ripetevano le censure già dedotte.

Con la sentenza appellata il ricorso veniva respinto dal TAR.

L’appellante riproponeva tutti i motivi disattesi. Il Ministero costituitosi ha controdedotto.”

 

  1. La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con la pronuncia in esame, diversamente da quanto ritenuto dal Tar, ha ritenutofondato il motivo inerente l’illogicità del c.d. criterio con valenza preponderante, aggiunto dalla Commissione, secondo cui, per ottenere l’abilitazione scientifica nazionale, è necessario “avere inserito nella domanda di partecipazione almeno tre pubblicazioni scientifiche di livello eccellente o buono secondo le definizioni del DM 76/2012 all. D par. 1 e 2, tra cui almeno una monografia”, avendo ritenuto irrilevanti i criteri della collocazione editoriale e dell’impatto delle pubblicazioni all’interno del settore concorsuale.”

Al riguardo, la Sezione ha richiamato quanto già ritenuto in alcuni analoghi casi di mancato conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di II fascia, affermando che “non può ritenersi corretto il giudizio complessivo “effettuato sulla base di un metro di valutazione nel quale sono stati introdotti elementi di necessaria eccellenza (e quindi di piena maturità) che sono propri del giudizio di idoneità alle funzioni di docente di prima fascia e non anche del giudizio di idoneità alle funzioni di docente di seconda fascia (per la quale è richiesta la sola “maturità” scientifica)”.

Nella vittoriosa sentenza, la Sezione ha evidenziato così che “l’appellante, che non partecipava alla procedura per la prima fascia, ha denunciato la “sproporzionalità” (e dunque l’irrazionalità) di tale criterio ed invocato un’ “equilibrata ponderazione tra criteri e parametri”, principio espressamente previsto nella normativa di riferimento, sì da “non attribuire una valenza assoluta e risolutiva all’elemento qualitativo della produzione scientifica”.

A ben vedere, infatti, avendo la Commissione disposto in verbale la sostanziale esclusione degli altri criteri e parametri “oggettivi” di qualità, pure indicati dalla normativa, quali “la collocazione editoriale e l’impatto delle pubblicazioni all’interno del settore”, il criterio “più selettivo” sopra detto finiva per attribuire alla medesima un potere discrezionale eccessivo e perciò “sproporzionato”, violando in tal modo il richiamato principio della “ponderazione equilibrata tra criteri e parametri”.

Il Supremo Collegio ha altresì “accolto la censura relativa alla omessa compiuta valutazione dell’impatto delle pubblicazioni presentate dall’interessata all’interno del settore concorsuale di riferimento, con riferimento al correlato dibattito scientifico”; ed ha anche evidenziato che tale “elemento era rilevante e valutabile anche per il settore del Diritto Amministrativo, che a buon titolo appartiene al novero delle scienze giuridiche”.

Infine ha accolto le censure relative alla “omessa valutazione dell’intensa attività didattica e di partecipazione ai convegni svolta e documentata dalla ricorrente”.

In conclusione – così il Collegio – “il giudizio espresso nei confronti della ricorrente risulta non soltanto affetto da carenza di motivazione, come sopra chiarito, ma addirittura alterato, per essere stato utilizzato un criterio più selettivo di valutazione che non risulta applicabile al caso di specie e si pone oltretutto in contrasto con le disposizioni che regolano il procedimento in questione”.

Con tali motivazione il Supremo Organo di Giustizia Amministrativa ha accolto pienamente l’appello ed, in riforma integrale della sentenza appellata, ha annullato il giudizio di primo grado, nei limiti dell’interesse dell’appellante, ordinando al MIUR di predisporre un nuovo giudizio di idoneità nei confronti dell’appellante, con nomina di una diversa commissione giudicatrice.

Il “caso” Frasca

documento Frasca

Intervento di Alberto Abruzzese:

DIMENTICARE FRASCA.  Cosa significa questo slogan che vorrei si diffondesse e dunque chiedo a tutti di riprenderlo, commentarlo e diffonderlo? Chi non sappia di Frasca vada su google. Da alcuni giorni sulla stampa – purtroppo quella regionale invece che nazionale, a ragione della distrazione generale, politica e culturale e quindi anche giornalistica nei confronti delle condizioni dell’università italiana – Gabriele Frasca è la vittima dell’impianto burocratico di una università svuotata ormai persino delle sue originarie vocazioni storiche (moderne). Nel caso specifico, i giudizi – che la commissione di concorso di abilitazione ha espresso per giustificare la bocciatura di Frasca – hanno raggiunto il livello di una vera e propria farsa culturale, francamente disdicevole persino per l’accademismo corrente (su google si leggono ampli stralci di tale povertà di giudizio, del resto incardinata da sempre nel corporativismo culturale di discipline l’un contro l’altra armate).

Frasca – raffinatissimo docente e ricercatore che in questi anni è andato ben oltre gli steccati della propria “disciplina” accademica, e cioè al di là di un discorso “disciplinato” dalle “cattive” istituzioni del sapere, istituzioni catturate e asservite da altrettanto cattive politiche e amministrazioni pubbliche e private – non merita di restare impigliato a sua volta nelle vecchie trame della questione concorsuale, nel mazzo di vittime che come Frasca hanno patito una ingiustizia (che pesa su di loro non solo in termini di reputazione ma anche di status economico). Frasca merita invece di essere preso a bandiera collettiva di una scelta radicalmente diversa.

I concorsi universitari non sono la causa di un degrado dell’università (o lo sono in minima parte) ma sono invece l’effetto inevitabile di una macchina universitaria priva di ogni credibilità culturale: questo insieme di regole – responsabilità delle leggi che le hanno promulgate nel tempo, così come delle loro sempre più autoritarie applicazioni – da molti decenni ha contribuito alla distruzione di ceti dirigenti in grado di affrontare con capacità adeguate e giusto senso di responsabilità un mondo sempre più complesso e conflittuale. Un vuoto di professionisti, questo, che produce sofferenza e ingiustizia umana. Se si vuole risalire la china del disastro, un siffatto corpo accademico – corpo degli apparati e corpo dei singoli che vi operano – va interamente sradicato dalle sue radici e dalle fronde dei suoi tristi epigoni.

Dunque DIMENTICARE FRASCA significa – per noi che, partendo dal suo caso particolare, personale, ci siamo sentiti spinti a denunciarne la perversione – agire insieme a lui, e lui insieme a noi, per una mobilitazione più generale. Fuori della vischiosità di una ingiustizia accademica mai risolta. Piena di miserie di cui ognuno di noi accademici s’è dovuto macchiare. E invece colpire dentro la crisi di intelligenza e senso di responsabilità che sta distruggendo le istituzioni della ricerca e della formazione professionale in un salto d’epoca dalle incredibili mutazioni tecno-scientifiche e socioantropologiche.

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44 Comments

  1. Oggi è apparsa sul sito ASN questa notizia:
    “ASN 2016-2018: Si comunica che il giorno 27 luglio 2017, alle ore 15.00, presso la sede del MIUR di Via Carcani, n.61, Roma (Piano V, Stanza 12), avranno luogo le operazioni di sorteggio volte ad individuare i componenti delle Commissioni in esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali per i settori concorsuali: 01/A2, 01/A3, 01/A5, 01/B1, 02/D1, 05/E3, 06/E2, 06/G1, 06/H1, 06/M2, 09/H1, 11/D1, 12/E2, 13/D1, 13/D3.”

    Quindi, già in ben 15 settori concorsuali i ricorsi amministrativi hanno portato alla necessità di nominare nuove commissioni. Ergo, si può già dire che uno degli obiettivi della ‘nuova’ ASN, l’annullamento – o almeno il contenimento – del contenzioso amministrativo, sia fallito.

  2. Qualcuno molto più ravveduto potrebbe spiegarmi cosa intendono i commissari quando riportano nel giudizio “la produzione scientifica appare limitata”? In particolare rispetto a cosa la produzione scientifica è limitata? Quale è il criterio? I riferimenti?

    • GIUSEPPE SACCULLO says:

      A fine Gennaio 2017 sono scadute le domande per la revisione delle riviste non bibliometriche e l’inserimento tra le scientifiche di nuove riviste esistenti almeno da un anno.Siamo ad Agosto 2017 e non si hanno notizie dall’ANVUR con danno enorme ai candidati ASN. Addirittura, come messo in evidenza dal ROARS, i gruppi di lavoro compaiono e scompaiono come per miracolo. Secondo voi quanto tempo dobbiamo aspettare prima di interessare gli avvocati per la nomina di un commissario ad acta che velocizzi il processo? Secondo voi ci potrebbero essere risvolti penali?

    • Per verbalizzare che “la produzione scientifica appare limitata” è necessario avere prima stabilito e motivato i criteri secondi i quali vengono stabiliti i limiti. Questi limiti devono essere coerenti con le leggi e con i bandi ministeriali riguardanti l’abilitazione. Altrimenti la valutazione della commissione rischia fortemente la nullità.

    • Il punto è sapere esattamente da cosa viene fuori questi giudizio sulla produzione scientifica limitata. Ci sono riviste o conferenze su cui il candidato deve aver pubblicato? Quali sono? Oppure quante pubblicazioni devono essere pubblicate in determinate sedi? Come è possibile rispondere ad una procedura del genere se solo i commissari conoscono queste procedure?

    • Mi sembra incredibile che dopo la seconda tornata di risultati nel mio settore scientifico non è ancora chiaro quale sia stato il metro di giudizio nel valutare la produzione scientifica. Si trova tutto ed il contrario di tutto. Ma si può andare avanti così?

  3. Segnalo questo articolo sull’Espresso online:
    https://tinyurl.com/y7sj7yxh
    Mi sembra un buon esempio (l’ennesimo) di come dell’Università, in Italia, si parli solo per disinformare. Non entro nel merito delle scelte della commissione di Geografia di cui si parla, definite scandalose; ma affermazioni come la seguente:
    “Ai candidati per il posto di ordinario di geografia era richiesta la pubblicazione negli ultimi 15 anni di almeno due articoli su riviste di classe A. … Quanti articoli devono aver scritto i commissari su questo tipo di riviste? Zero. Lo prevede l’Anvur”. E più sotto: “scorrendo la lista dei requisiti richiesti ai commissari si vede infatti che sono moltissimi i settori per i quali non sono previste pubblicazioni in riviste di fascia A. Tanto per citarne alcuni: storia moderna, scienza delle finanze, economia applicata, statistica, demografia”.
    Basta dare un’occhiata all’allegato “soglie” del DM 602 per verificare che, ovviamente, tutto ciò non è vero: https://tinyurl.com/yavhau3a
    Che tabella avrà visto l’autore di questo articolo, tale Stefano Vergine? E soprattutto: perché qualsiasi stupidaggine venga scritta sul mondo dell’Università, c’è un periodico nazionale pronto a pubblicarla senza fare la minima verifica?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      fausto_proietti ha ragione. A prescindere da cosa possa essere accaduto nella commissione ASN nel mirino dell’articolo, la notizia che, “scorrendo la lista dei requisiti richiesti ai commissari si vede infatti che sono moltissimi i settori per i quali non sono previste pubblicazioni in riviste di fascia A” è del tutto falsa. Ma proprio del tutto. Infatti, non esiste nessun settore concorsuale in cui la soglia delle pubblicazioni in fascia A sia nulla. Naturalmente, secondo le regole dell’ASN, un commissario potrebbe non aver pubblicato nulla in fascia A, ma in tal caso deve superare le altre due soglie (anch’esse sempre diverse da zero) relative ad articoli & contributi e alle monografie. Bisogna dire che non è la prima volta che l’Espresso si cimenta in modo maldestro con il genere giornalistico delle “malefatte accademiche”. In un altro caso, si gridava allo scandalo perché non aveva vinto il concorso -bandito per lui- un aspirante professore che in dieci anni aveva al suo attivo due lavori indicizzati nelle banche dati: un articolo scientifico su rivista internazionale ed un solo altro lavoro in inglese apparso in un volume che raccoglieva gli atti di un congresso (https://www.roars.it/online/un-espresso-che-sa-di-fango/).




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