Non passa giorno senza che se ne senta una nuova; non ci si può distrarre un momento senza che qualcuno la spari grossa. Ieri mattina al solito dibattito su Omnibus de La7, il radicale Staderini, per sostenere l’utilità per il sistema universitario della abolizione del valore legale della laurea, ha affermato che questo porterebbe tra l’altro al beneficio della diminuzione del numero delle università italiane dalle 350 (dicesi trecentocinquanta) attuali a circa 70. Frutto di una sbronza notturna o semplice e comune incompetenza?

Sempre ieri Antonio Martino in un suo articolo ha sostenuto che bisogna abolire il titolo di studio con una semplice legge di un articolo in cui si stabilisce che ogni cittadino italiano, compiuti i 25 anni viene automaticamente laureato e può ritirare il diploma di sua scelta presso qualsiasi università italiana, previo pagamento di un ticket. Questo è il livello intellettuale di chi è stato ministro della repubblica; conforta solo il fatto che l’articolo sia stato scritto su un giornale di provincia, in modo da non gettare nel panico e nella disperazione i lettori più avveduti.

Ma la palma della migliore “bufala di giornata” spetta questa volta a un articolo su Repubblica, in cui si sostiene che l’esistenza dei fuoricorso costituisce un danno per il sistema universitario che ammonta a 12 miliardi l’anno. Una cosa talmente enorme da far trasecolare. Non è il caso di spendere troppe parole, ma per una risposta a tale pseudo-notizia rinviamo ai due post già usciti in rete: quello di Alessandro Ferretti e quello di Lorenzo Zamponi.

Resta la domanda: fino a quando il mondo universitario dovrà sopportare la disinformazione – e non sappiamo a questo punto se voluta o involontaria, se finalizzata o semplice frutto di pressappochismo – che gli piove addosso da ministri, politici e giornalisti?

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