La bufala del giorno

Bufala Espresso: “sono moltissimi i settori per i quali …”. In realtà, sono ZERO

Il 31 agosto l’Espresso ha pubblicato un articolo intitolato “Università, commissione zero titoli per giudicare chi diventa professore“. L’articolo di Stefano Vergine punta i riflettori sui commissari dell’abilitazione scientifica per il Settore concorsuale di Geografia:

Ai candidati per il posto di ordinario di geografia, quello a cui ha partecipato Grasso, era richiesta la pubblicazione negli ultimi 15 anni di almeno due articoli su riviste di classe A. Fanno parte di questa categoria, per dire, Nature e Geoforum : pubblicazioni di qualità indiscussa. Quanti articoli devono aver scritto i commissari su questo tipo di riviste? Zero. Lo prevede l’Anvur , l’agenzia del ministero dell’Istruzione  responsabile del processo di selezione dei nuovi docenti.
Il risultato paradossale è che Grasso, con all’attivo tre pezzi su riviste di fascia “A”, è stato valutato da persone che su quei giornali non hanno mai scritto una riga. Una contraddizione che potrebbe aver penalizzato molti altri candidati: scorrendo la lista dei requisiti richiesti ai commissari si vede infatti che sono moltissimi i settori per i quali non sono previste pubblicazioni in riviste di fascia “A”. Tanto per citarne alcuni: storia moderna, scienza delle finanze, economia applicata, statistica, demografia.

Non è certo Roars, che ospita due intere rubriche intitolate Cahiers de doleASN e Cahiers de doleASN 2017, a voler difendere aprioristicamente l’operato delle commissioni ASN, ognuna delle quali deve assumersi piena responsabilità dei suoi giudizi. Ma anche evidenziare abusi e incompetenze è un compito delicato e un buon giornalista conosce l’importanza dei riscontri fattuali.

Ebbene, a prescindere da cosa possa essere accaduto nella commissione ASN di Geografia, la notizia che “scorrendo la lista dei requisiti richiesti ai commissari si vede infatti che sono moltissimi i settori per i quali non sono previste pubblicazioni in riviste di fascia Aè del tutto falsa.

Ma proprio del tutto.

Come si vede dalle tabelle ministeriali che riproduciamo integralmente in fondo al post, non esiste nessun settore concorsuale in cui la soglia delle pubblicazioni in fascia A sia nulla. Naturalmente, secondo le regole dell’ASN, un commissario potrebbe non aver pubblicato nulla in fascia A, ma in tal caso deve superare le altre due soglie (anch’esse sempre diverse da zero) relative ad articoli & contributi e alle monografie.

Bisogna dire che non è la prima volta che l’Espresso si cimenta in modo maldestro con il genere giornalistico delle “malefatte accademiche”. In un altro caso, si perorava la causa di un aspirante professore che in dieci anni aveva al suo attivo due lavori indicizzati nelle banche dati: un articolo scientifico su rivista internazionale ed un solo altro lavoro in inglese apparso in un volume che raccoglieva gli atti di un congresso. Il commento che avevamo fatto all’epoca sembra rimanere più che mai attuale:

Ai lettori giudicare se sia più grave la mancanza di meritocrazia nel reclutamento accademico o in quello dei giornalisti.

 

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18 Comments

  1. Marco Bella says:

    Bene la smentita della bufala, ma in mia opinione c’è un aspetto molto più inquietante nell’articolo dell’Espresso:

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    La storia dell’ultimo concorso per diventare professore di geografia mostra però che i problemi sono ancora tanti. E fornisce una spiegazione in più per capire come mai, ancora una volta, fra i primi 100 migliori atenei del mondo (selezionati nell’Academic Ranking of World Universities) anche quest’anno non ce ne sia nemmeno uno italiano.
    ——————-

    È preoccupante che chi scriva su una testata a diffusione nazionale ceda al “pensiero magico”. Non avendo evidentemente la più pallida idea di come funzionino le classifiche, crede che dei comportamenti, per quanto discutibili, possano avere un’influenza sullo Shanghai Ranking. In realtà, l’unica correlazione attendibile è quella con i finanziamenti che un ateneo riceve. Chi crede nella stregoneria delle classifiche non arriva a porsi la domanda “…e perché nonostante la cosiddetta meritocrazia presuntamente introdotta da Madame Gelmini l’Italia non risale nelle classifiche?”
    Appare assurdo dover scrivere la risposta, ma purtroppo potrebbe essere necessario: le classifiche d’università sono pseudoscienza e non misurano alcun parametro che abbia a che vedere con la salute di un sistema universitario, meno che mai con i cosiddetti “concorsi truccati”.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Tra i giornalisti italiani questo tipo di pensiero magico va per la maggiore. E si può andare persino oltre, mettendosi a commentare … l’ordine alfabetico:
      https://www.roars.it/online/bufala-di-repubblica-roma-sapienza-miglior-ateneo-e-politecnico-in-forte-ascesa-ma-era-solo-lordine-alfabetico/

      ==============
      Marco Bella: “In realtà, l’unica correlazione attendibile è quella con i finanziamenti che un ateneo riceve”
      ______________
      Proprio così. Questa estate avevamo confrontato l’indicatore Publications della classifica di Shanghai con le spese operative per 16 atenei che erano “campioni nazionali” (rosso) con 15 atenei italiani (blu). E, guarda caso, c’è un’evidente correlazione tra spesa e risultato.


      https://www.roars.it/online/classifica-arwu-ununiversita-italiana-nella-top-100-subito-e-a-costo-zero/
      ______________
      A sinistra sulle ordinate c’è l’indicatore PUB di ARWU (che è ottenuto tramite una normalizzazione che usa la radice quadrata del numero di articoli). A destra sulle ordinate c’è il quadrato di PUB che è proporzionale al numero di pubblicazioni. Come si vede, esse crescono in proporzione alla spesa. Tra l’altro, questo comportamento smonta l’idea che la concentrazione di risorse porti qualche beneficio. Al contrario, le università italiane si rivelano in media più efficienti dei campioni nazionali, nel senso che a parità di spesa sfornano più pubblicazioni o (equivalentemente) che il costo per pubblicazione è minore.

  2. Correlation is notte causalty.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Certo che “correlation is not causation”, ma è difficile pubblicare articoli senza pagare stipendi e borse a chi li scrive (e senza pagare le spese per biblioteche, laboratori e materiali). È come un automobile: se confronto i litri di carburante nel serbatoio e i Km percorsi prima di rimanere a secco salta fuori una sorprendente correlazione.

  3. Ahahah. È tardi quasi notte

  4. Secondo me, la realtà accademica italiana è talmente complessa e articolata che risulta di difficile comprensione per tante persone (universitari e non).
    E’ arduo comprendere il funzionamento dei meccanismi e molte volte i motivi di quelle scelte legislative e di comportamenti assurdi di tanti professori.
    Ovviamente i giornalisti devono documentarsi bene, ma una semplificazione del sistema ragionevole, ripensando anche la questione dei SSD (se vanno tolti o modificati o tenuti) oppure il reclutamento, la valutazione e la distribuzione dei fondi servirebbe a tutti (e anche a loro).

    • Marco Bella says:

      Caro Anto,
      il lavoro di chi opera nel campo dell’informazione dovrebbe essere proprio quello di informarsi… non è accettabile lanciare accuse infondate a destra e manca. E non è un compito impossibile: prova a leggere ad esempio a leggere un articolo di Laura Margottini e a trovarci delle affermazioni non verificabili. Non è obbligatorio sapere tutto, ma è consigliabile tacere su ciò che non si conosce…
      Il mondo universitario è complesso e soprattutto molto variegato. Vero. In nessun campo però le semplificazioni possono stravolgere la realtà.

  5. In realtà è naturale che in molti casi la decisione di assumere un docente universitario sia presa da docenti meno qualificati scientificamente, o comunque meno attivi. Questo è certamente successo negli ultimi 50 anni nella matematica,a livello internazionale, perché è progredita di molto la scienza, e si pubblica comunque molto di più. Inoltre i decisori di oggi sono stati reclutati quando era più facile ottenere la “tenure” in una università importante. Non avrebbe comunque senso pretendere che i più vecchi (i decisori) siano sempre più qualificati dei più giovani (i candidati). Vorrebbe dire che il livello di competenza dei docenti continui ad abbassarsi con il passare del tempo.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Mentre è meno naturale che si forniscano dati falsi ai lettori.

    • LA LEGGENDA DEGLI UOMINI SAGGI E QUELLA DEGLI UOMINI STRAORDINARI
      L’argomentazione usata da FT a me appare un esercizio retorico che dimostra un’abilità dialettica davvero ammirevole, e di questo voglio dare subito atto all’autore. Ciò detto, però, o si ha il coraggio di portare l’argomento usato da FT fino in fondo, restaurando l’arcaica idea del “consiglio degli anziani”, ossia, meno prosaicamente, l’idea che l’esperienza, la conoscenza delle cose del mondo, le cicatrici della vita e la saggezza, siano valori tuttora importanti e irrinunciabili per eseguire una valutazione sul merito scientifico. Oppure si deve pretendere che questi valori debbano essere accompagnati dalla capacità di dimostrare di essere, anche da non più giovani, oltre il benchmark scientifico richiesto al valutato, e anche se l’età progredisce e le responsabilità aumentano. Per valutare professori ordinari ci vogliono uomini straordinari. La bussola di base deve essere la medesima che si ritiene di applicare per valutare e premiare il merito scientifico dei valutandi. Quello che mi sentirei di concedere all’argomento usato da FT è l’idea che si possa valorizzare la produzione scientifica dei candidati al trono della valutazione anche oltre il pescaggio limite dei 15 anni generalmente impiegato. Ma, a quel punto, il pescaggio andrebbe esteso anche a chi si sottopone alla valutazione. Tertium non datur. A meno che in quel “e si pubblica comunque molto di più” evocato da FT non si celi l’idea che la quantità non è sinonimo di qualità. Ma se fosse davvero così, e in effetti molti non dubitano che sia così, dovremmo seriamente essere indotti a mettere in discussione – e con toni radicali – la strada su cui ANVUR ha voluto costringerci a camminare in questi ultimi lustri.

  6. Comunque, al di là dei problemi di abilitazione etc…a mio avviso si sta dando poca visibilità a fatto che in questo momento il reclutamento universitario sia assolutamente non trasparente. Gli rtda sono nominali, e quando dico nominali dico che escono bandi con scritto per dire “il candidato deve essere esperto di merletti e ricami in particolare del secondo ventennio etc.” dove si farebbe prima a scrivere nome e cognome e che da lì a tutti gli altri passaggi ci sono continue forzature e per far ottenere il passaggio a rtdb e per ottenere l’abilitazione nei tempi previsti, tramite pubblicazioni dubbie e fuffa varia. Ovvero, se un cacciottaro, con tutto il rispetto per il caciottaro, ha santi in paradiso improvvisamente riuscirà a passare qualsiasi valutazione e a avere una carriera accademica…il Michelangelo cane sciolto non sarà nemmeno considerato degno. E 7 anni di riforma Gelmini hanno peggiorato ciò che non sembrava peggiorabile. Bella la farsa della valutazione quando i decisori saranno i reclutati di oggi, da barzelletta.

  7. Non ho capito l’intervento di Umberto Izzo, a commento del mio intervento. Io parlavo di ciò che succede ed è successo nel mondo matematico negli Stati Uniti ed in Italia (conosco molto meno la situazione negli altri paesi sviluppati). Negli ultimi 40 è migliorato il livello scientifico dei giovani, e quindi dei candidati ai concorsi. Siccome ordinariamente sono i più anziani a giudicare nei concorsi è successo che i concorrenti fossero più qualificati dei commissari. In particolare negli SU negli anni sessanta molte università degli stati del sud e del midwest dovevano accontentarsi di assumere personale docente non molto attivo nella ricerca. Questo stesso personale ha però operato le scelte giuste quando è aumentata la disponibilità di
    giovani scientificamente molto qualificati. In Italia i vincitori dei concorsi del 1975, con ovvie eccezioni erano di modesta levatura scientifica. La situazione è migliorata per i successivi concorsi del 1980 e 1986.
    Certamente anche in Italia ed anche fuori della matematica la competenza scientifica dei giovani è migliorata.
    Infine io non auspico che vecchi saggi ed incompetenti selezionino i giovani. Ho semplicemente descritto ciò che avviene normalmente e cioè i commissari di un concorso o i decisori per le assunzioni sono più vecchi dei candidati.
    Aggiungo una mia esperienza personale: 50 anni fa quando salivo su un autobus (o un tram) romano la mia testa sovrastava tutte o quasi tutte le altre. L’autobus sembrava pieno di persone che a stento riuscivano a raggiungere i mancorrenti e le maniglie. Oggi quando salgo su un autobus la mia testa si trova al livello di quasi tutte le altre, mentre un buon numero di passeggeri è ben più alto di me. Più o meno la stessa cosa mi succede quando mi confronto con altri matematici.

  8. Non dubito che sia così per i matematici. Dubito, invece, che sia così ovunque. Non è il caso, ad esempio, della scienza giuridica. Il livello è andato sempre peggiorando, dagli anni ’80, con un crollo, a partire dai concorsi locali (fine anni ’90), con i quali sono diventato ordinario. Sarà che invecchio, ma, conscio di non essere troppo alto, non mi vedo circondato da giovani giganti

  9. indrani maitravaruni says:

    Nel campo umanistico il livello si è molto abbassato, anche perché gli studenti migliori sono dissuasi dall’iscriversi a Lettere. Mi fa piacere per i matematici. Almeno loro.

  10. @Ulrico:
    io con vari articoli e 3 libri (nel settore giuridico, quasi 13 anni di militanza) sono disoccupato.
    Alcuni professori di materie giuridiche mi dicono che verso la fine degli anni novanta:
    1) con 1 libro si diventava ricercatore
    2) con 2 sicuramente associato
    3) con 3 sicuramente ordinario.
    Fermo restando che occorre valutare libro per libro, caso singolo per caso singolo (questo già lo so) e vari giochi di potere non sempre chiari,
    ma
    non è che, per caso, l’accademia non è riuscita ad assorbire i candidati come a fine anni 90 o sino a, diciamo, 2006-07 (giusto per dare un termine)?

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