Parte oggi l’edizione 2018 dell’iniziativa europea “La notte dei ricercatori #bright18” dedicata alla presentazione al grande pubblico delle attività dei ricercatori.

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3 Commenti

  1. Se fossi maschio me la prenderei con i ministri (rettori, sottosegretari, direttori ecc.) maschi, se fossi femmina me la prenderei con le ministre (rettrici, sottosegretarie, direttrici ecc.) Moratti Gelmini Giannini Fedeli, femmine, ma siccome sono X, adottando l’ultima norma statunitense (ma certamente non di tutti gli stati), me la prendo con tutti, indipendentemente dai suffissi che mi fanno soltanto sghignazzare. Mi riesce difficile comprendere come mai possa esistere un, diciamo, movimento MeToo e non esista un movimento WeToo, all together. Questa notte dei ricercatori, anche se europea, andava adattata alle esigenze del momento, spegnendo le luci e lasciando brillare soltanto la luna e le stelle. E la fantasia. Ci sarebbe voluto qualcosa come la Settima di Dmitrij Šostakovič (https://it.wikipedia.org/wiki/Sinfonia_n._7_(Šostakovič)#Situazione_storica), di cui propongo lo straordinario primo tempo: https://www.fondazionegraziottin.org/it/scheda.php/L-arte-come-baluardo-contro-gli-orrori-della-guerra-Dmitrij-Sostakovi-269?EW_CHILD=18547. Mentre scrivo lo sto ascoltando.

  2. I ricercatori e professori si sono suicidati. Non perché c’è stata una legge Gelmini, ma perché a parole l’hanno contestata e poi usata per giochi di potere e vendette. Le opportunità non sono sfuggite: guardate a ciò che è successo negli organigrammi, nell’ASN, nelle commissioni: meno si è più è facile gestire e conservare il potere. Un piccolo modello di ciò che aspetta il Paese (o già si sperimenta): dissenso nullo, i dissenzienti marginalizzati e irrisi, l’ignoranza al potere…
    Chiedersi sempre ‘cui prodest’ aiuta ad individuare i colpevoli: il merito non esiste, esiste solo il gruppo da difendere in ogni caso e sempre.

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