Nella nuova legge vengono abolite le elezioni dei rettori delle università, che verranno invece nominati direttamente dal Presidente. Tuttavia, non c’è preoccuparsi per la libertà accademica, dato che la presidenza potrà avvalersi del parere dei rappresentanti della scienza nazionale. Un provvedimento che non sarà forse la panacea, “ma un sasso nell’università stagnante sì” per rubare un’espressione recentemente usata dal Foglio a proposito dell’intervento governativo in ambito accademico. E, in effetti, le ragioni per una nomina governativa dei rettori non sono meno valide di quelle addotte da Nannicini per le Cattedre Natta. Come spiegano fonti governative, «elezioni apparentemente democratiche conducono a fazioni, polarizzazioni e risentimento all’interno degli atenei», ragion per cui l’abolizione delle elezioni dei rettori finirà per portare beneficio all’intera nazione. Ci sono e ci saranno contestazioni, che però appaiono “falsità strumentali” diffuse da chi difende privilegi e rendite di posizione.

erdogan

Nella nuova legge sono state abolite le elezioni dei rettori delle università, che verranno invece nominati direttamente dal Presidente. Tuttavia, non c’è preoccuparsi per la libertà accademica, dato che la presidenza potrà avvalersi del parere dei rappresentanti della scienza nazionale. No, non è un articoletto seminascosto della nuova legge di stabilità che estende anche alla nomina dei rettori l’innovativa procedura prevista per la nomina dei commissari delle Cattedre Natta, rispolverando un Regio Decreto rimasto in vigore dal 1935 al 1945. Una procedura, quella delle Cattedre Natta, oggetto di roventi polemiche, respinte però al mittente dal sottosegretario Nannicini, che ha parlato di “falsità strumentali”, anche perché, secondo lui (ma dalle versioni trapelate non risulta), il governo si farà «aiutare dai rappresentanti della scienza italiana, come Crui, Cnr, Cun, Lincei e altri».

Stiamo invece parlando di una notizia diffusa dalla Reuters che riguarda la Turchia: abolendo la norma in vigore dal 1992, il Presidente Erdogan ha assunto il controllo delle nomine dei rettori delle università statali e, se la terna propostagli dall’High Educational Board (YOK) non gli piacerà, avrà il potere di scegliere direttamente.

Un provvedimento, quello di Erdogan, che non sarà forse la panacea, «ma un sasso nell’università stagnante sì» per rubare un’espressione recentemente usata dal Foglio a proposito dell’intervento governativo in ambito accademico. E in effetti, le ragioni per una nomina governativa dei rettori non sono meno valide di quelle addotte da Nannicini per le Cattedre Natta. Come spiega Erdogan,

elezioni apparentemente democratiche conducono a fazioni, polarizzazioni e risentimento all’interno degli atenei

aggiungendo che l’abolizione delle elezioni dei rettori finirà per portare beneficio all’intera nazione. Insomma, nelle contestazioni, potrebbe esserci una buona dose di  “falsità strumentali”, a partire dalla pretesa eccezionalità del caso Turco.

Tanto è vero che a chi ha twittato

è stato opportunamente risposto:

 

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6 Commenti

  1. Il governo italiano non deve essere timido come Erdogan: nomina governativa di tutti gli ordinari, che poi sceglieranno associati rtb a e b, amministrativi, tecnici, autisti e custodi “nell’ambito del contingente assunzionale” determinato ogni anno dal MIUR su proposta della Spectre – oops – dell’ANVUR!

  2. Io sono giovane e ho partecipato solo a due elezioni per l’elezione del rettore da quando sono incardinato. Ma dire «elezioni apparentemente democratiche conducono a fazioni, polarizzazioni e risentimento all’interno degli atenei» devono ammettere che è assolutamente vero perchè l’ho avvertito sulla mia pelle. Con questo non voglio assolutamente dire che questa norma sia giusta ma è l’ennesima conseguenza di un modo di fare di quelli che sono entrati prima di me e che per decenni hanno fatto scempiaggini all’interno degli atenei. Non solo mi tocca subirne le conseguenze ma peggio ancora mi toccherà ora sentire pure i loro risentimenti.

    • È vero, per colpa del malcostume di anni, adesso avremo anche i rettori nominati direttamente da Renzi, anzi da Renzogan. Come giustamente ha scritto il Foglio in relazione alle cattedre Natta, questo tipo di intervento non è una panacea, ma qualcosa bisogna pur fare. In ogni caso, se vengono consultati i rappresentanti della scienza nazionale, come il direttivo Anvur e i Presidente CRUI e CNR, è del tutto esagerato parlare di un vulnus costituzionale. Per esempio, l’Anvur potrebbe prendersi carico non solo di una valutazione del livello scientifico dei candidati rettore con la pubblicazione di soglie differenziate per settore concorsuale, ma anche di una valutazione di “ammissibilità etica” delle candidature, che potrebbe essere coordinata da Paolo Miccoli (ma ugualmente bene anche da Massimo Inguscio).

    • si, si, d’altronde il compito è facile: esistono già delle tabelle antropometriche per fare il rettore. La circonferenza cranica non deve essere inferiore a 52 cm e non superiore a 58, il collo ideale è 42-43, il torace 110 e il bacino 95 cm, mentre l’altezza ideal è 1,78 (nella media) per non fare sentire troppo bassi i sottoposti, che possono addirittura essere più alti.
      Se il rettore dovesse essere per caso una donna vanno benissimo i fatidici 90-60-90… 🙂

  3. @epsy: che c’entra l’anagrafe, una buona volta?
    io sono entrato trent’anni fa e ho fatto carriera sempre e solo attraverso pubblici concorsi; invece buona parte di quelli che fino a questi ultimi anni hanno occupato tutti i posti di comando negli atenei sono, e mi duole molto dirlo, entrati ope legis dopo l’assalto alla Bastiglia di carta del ’68-’69.
    L’elezione del Rettore da parte della comunità accademica dovrebbe garantire che sia un primus inter pares, un collega che veda le cose da scienziato e poi da uomo di governo. Purtroppo, il secondo ruolo è spesso molto più redditizio, perciò…

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