Il Ministro Carrozza ha cambiato le regole per l’assegnazione del “bonus maturità” per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso: i nuovi criteri prevedono un bonus basato sul voto assoluto di maturità, con la condizione del superamento dell’80° percentile relativo alla commissione d’esame. Il Ministro ha inoltre nominato una “commissione di saggi” per modificare i criteri di accesso ai corsi a numero chiuso, escludendone però i rappresentanti degli studenti.

Il 12 giugno scorso il MIUR ha cambiato le regole per l’attribuzione del “bonus maturità” ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso. Infatti contro il precedente DM 334, a firma Profumo, si sono levate numerose critiche, da parte degli studenti e persino dei rettori.

Il Decreto Ministeriale 12 giugno 2013, n. 449 ha infatti sostituito il precedente DM 334. Come primo effetto, i test di ingresso sono stati spostati da luglio a settembre.  Ma cosa cambia nell’intricato meccanismo dei percentili?

Nel rispetto del Decreto Legislativo 14 gennaio 2008, n. 21 (art. 4), il “bonus” di 10 punti su 100 può essere attribuito unicamente agli studenti che abbiano preso almeno 80/100 alla maturità, e superino l’80° percentile rispetto alla propria commissione di esame (non più rispetto ai risultati della propria scuola, l’anno precedente). I percentili saranno pubblicati sul sito Universitaly entro il 30 agosto. Tale scelta è praticamente obbligata, se si vuole rispettare il decreto legislativo senza cambiarlo, poiché questi sono i criteri stabiliti per legge. Dal comunicato del Ministero:

Il nuovo Decreto ministeriale punta a mitigare quelle che sono state ritenute delle criticità, ma non può intervenire in radice (ad esempio sul cosiddetto bonus maturità), in quanto vincolati dall’attuazione del decreto legislativo 14 gennaio 2008 n.21, i cui principi non possono essere modificati da un decreto ministeriale.

È pur vero che, se ci fosse stata la volontà politica, il Governo avrebbe potuto scrivere un decreto-legge per prorogare ulteriormente le disposizioni del d.lgs. – che sono state prorogate già quattro volte – e poi abrogarle e modificarle con tutta calma.

Ma torniamo ai criteri. Il Ministro Carrozza ha escogitato un sistema “ibrido” che considera sia il voto assoluto di maturità, sia la performance relativa dello studente rispetto ai compagni esaminati dalla stessa commissione:

Il punteggio viene attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all’esame di stato almeno pari a 80/100 e il cui voto sia non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13 secondo la seguente tabella:

Voto dell’Esame di Stato Punteggio
100 e lode 10 punti
99-100 9 punti
97-98 8 punti
95-96 7 punti
93-94 6 punti
91-92 5 punti
89-90 4 punti
86-87-88 3 punti
83-84-85 2 punti
80-81-82 1 punto

Una volta superata la doppia soglia (80/100 e 80° percentile della commissione), si considera dunque il voto assoluto. Per chi si fosse diplomato prima dell’anno scolastico 2012/2013, si considerano invece i percentili della provincia di riferimento, o quelli nazionali, relativi alla medesima tipologia di diploma.

Tutto risolto? Neanche per sogno.

Questo sistema ha poco senso, perché non è frutto di una scelta coerente, tecnica o politica che sia. Non si capisce se il Ministro ritenga più importante il voto assoluto di maturità, o il percentile. Se conta il voto assoluto, si elimini la soglia dell’80° percentile; altrimenti, se contano solo i percentili, non ha senso attribuire il punteggio basandosi sul voto di maturità.

O forse bisognerebbe semplicemente rendersi conto che il voto di maturità, per sua natura, è inadatto e inutilizzabile per attribuire “bonus” agli studenti che aspirano ad iscriversi ad un corso di laurea a numero chiuso.

Ingiustizie nella stessa scuola

Immaginiamo due studenti, che chiameremo Alberto e Carlo, che frequentano due classi diverse della medesima scuola. Alberto frequenta la classe 5A; Carlo frequenta la 5C. Le commissioni di maturità generalmente esaminano due classi ciascuna: una prima commissione esamina le classi 5A (tra cui Alberto) e 5B; una seconda esamina le classi 5C (tra cui Carlo) e 5D.

Supponiamo che Alberto e Carlo abbiano una preparazione equivalentemente buona: entrambi prendono 90 all’esame di Stato; le loro classi (5A e 5C) sono pure abbastanza simili. La classe 5B, però, è la classe migliore della scuola: dunque, i percentili della commissione di Alberto salgono. La classe 5D, invece, è popolata da studenti molto meno preparati: i percentili della commissione di Carlo scendono.

Non si può escludere, allora, che Alberto possa trovarsi sotto l’80° percentile e Carlo possa trovarsi al di sopra, pur avendo entrambi ottenuto lo stesso voto. Alberto prenderà zero punti e Carlo 4, come da tabella, avendo entrambi la stessa preparazione e lo stesso voto.

Altri esempi

È opportuna una breve premessa matematica. Il sistema di calcolo dei percentili è cambiato: se prima si consideravano i percentili delle scuole nell’anno scolastico precedente, ora si considera solo l’80° percentile della propria commissione di maturità. Se prima c’era una tabella con i percentili delle scuole, ora non abbiamo nessun dato.

Però si può dedurre questo: se una scuola ha l’80° percentile (d’ora in poi “P80”) pari a X, ciò significa che in tale scuola esiste almeno una commissione di maturità con P80 ≥ X, ed esiste almeno una commissione con P80 ≤ X (eventualmente coincidenti). Ovviamente non possiamo sapere oggi i dati delle commissioni del 2013; ci baseremo pertanto su quelli dell’anno 2011/2012 per fare una stima.

In 92 scuole su 6573, e almeno altrettante commissioni, P80 = 100. Questo significa che chi avrà ottenuto 100 e lode riceverà 10 punti; chi avrà ottenuto 100/100, 9 punti, chi avrà ottenuto 99/100 o meno, niente.

In 2413 scuole su 6573, e almeno altrettante commissioni, P80 ≤ 80. Allora chiunque avrà ottenuto 80/100 o più avrà diritto ad almeno un punto di bonus.

Pare assurdo che vi sia uno studente che, prendendo 99/100 in una scuola, guadagni 9 punti e vi sia un’altro studente che, prendendo 99/100 in un’altra scuola, guadagni zero punti.

I saggi

Dopo aver apposto questa maldestra pezza, il Ministro Carrozza si è resa conto dell’iniquità di questo sistema e di come vada profondamente rimesso in discussione. Dunque, per chiudere in bellezza, ha nominato una commissione che formuli delle proposte operative, anche con modifiche alla normativa primaria e secondaria, al fine di garantire un sistema di accesso ai corsi a numero programmato equilibrato e che sia in grado di valorizzare le potenzialità dei candidati.

La commissione è composta dai seguenti membri:

  • Bernardo Giorgio Mattarella, Professore ordinario di Diritto Amministrativo presso l’Università degli Studi di Siena (coordinatore);
  • Luigi Frati, Rettore dell’Università La Sapienza di Roma;
  • Carmela Palumbo, Direttore Generale della DG per gli Ordinamenti scolastici e l’Autonomia scolastica del MIUR;
  • Stefania Basili, Professore associato Medicina Interna Università La Sapienza di Roma;
  • Ilaria Valente, Professore straordinario di Composizione Architettonica e Urbana Politecnico Milano;
  • Alessandra Scagliarini, Professore associato Malattie infettive degli animali domestici, Università di Bologna;
  • Giuseppina Campisi, Professore associato di Malattie odontostomatologiche Università di Messina;
  • Marcella Corduas, Professore ordinario di Statistica Università Federico II di Napoli;
  • Maria Teresa Lucarelli, Professore ordinario di Tecnologia dell’Architettura Università di Reggio Calabria.

Non si capisce perché gli studenti siano stati completamente esclusi da questa commissione. Ci sono appena state le elezioni per il nuovo Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU): la rappresentanza studentesca è stata rinnovata e andrebbe consultata proprio ora, su questioni così importanti che riguardano la vita e la carriera di decine di migliaia di persone.

La rappresentanza degli studenti, com’è comprensibile, ha criticato questa scelta. L’Unione degli Universitari (UDU) si è dichiarata contraria al nuovo decreto, chiedendo “un tavolo per superare il numero chiuso”, una maggior collaborazione con gli studenti e giudicando invece positivo il rinvio dei test a settembre.

Pungolata su Twitter da Marco Lezzi (rappresentante uscente in CNSU nella lista di CLDS), il Ministro risponde evasivamente che gli studenti saranno ascoltati e che vi sarà un “dialogo sistematico”.

Conclusioni

In definitiva, il nuovo DM contiene dei miglioramenti rispetto al precedente, per esempio la maggior aderenza al decreto legislativo 21/2008 e il minor peso dato ai percentili, che ora si riferiscono alle singole commissioni. Resta da capire se gli “scalini” basati sui voti assoluti di maturità siano “più giusti” di quelli basati sui percentili. È pur vero che non sarebbe stato possibile fare molto meglio senza cambiare quel decreto legislativo.

Il DM però non tiene ancora conto della media dei voti del triennio, come prescrive la legge, e come si è visto può dare luogo comunque a vistose ingiustizie. Lo spostamento dei test da luglio a settembre agevola sicuramente i maturandi, ma costringerà l’amministrazione a gestire le graduatorie in tempi molto stretti, con l’aggravio, rispetto agli anni precedenti, del calcolo del “bonus” per ciascun candidato.

Neanche questo decreto, purtroppo, rappresenta ancora un sistema equilibrato e accettabile per gestire l’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso.

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10 Commenti

  1. Nei Paesi seri, come in UK, è dato per scontato che l’Esame di Maturità sia un Esame di Stato, cioè che i voti siano assegnati con criteri uguali per tutti i maturandi.
    Non entro nei dettagli del “diverso sistema” di effettuazione dell’Esame (“A-level”), con l’uso di più Aziende Esaminatrici strumentali a questo fine – tutte rigorosamente accreditate dal Governo tramite l’Ofqual – ma nessuno ha mai messo in dubbio che si dovesse assicurare la piena comparabilità dei voti.

    Del resto in tutte le Università non profit comanda lo Stato in tema di numero chiuso, per essere precisi. Per molti lustri i numeri erano fissati dal Gubierno, e le singole Università avevano solo la libertà di decidere quali studenti ammettere, entro quei limiti. Da un paio d’anni c’è una mooolto limitata facoltà di sforare quei numeri, in dipendenza dal voto di maturità (tale dipendenza è sempre fissata dal Gubierno).
    Rif.:
    http://www.ucas.com/how-it-all-works/undergraduate/understanding-student-number-controls

  2. Francamente mi sembra che questa volta l’obiezione sia abbastanza speciosa.
    Certo, in linea di principio potrebbe accadere un caso come quello che dovrebbe fungere da controesempio, ma l’idea di bilanciare il voto in termini assoluti con la scrematura del 20% superiore relativo alla commissione mi pare un buon compromesso.
    Il controesempio in questione fa molti assunti idealmente possibili, ma non perciò probabili: si assume che i nostri due studenti abbiano esattamente la stessa preparazione e ricevano perciò lo stesso voto, e che in un caso il voto sia tale da configurarsi nel miglior 20% nell’altro no.
    Ma allora, ipotesi per ipotesi, si potrebbe aggiungere (forse più plausibilmente) che avere una buona preparazione in una classe con un livello complessivo mediocre è probabilmente più difficile che avere la stessa preparazione in una classe nel complesso ben preparata (l’insegnamento si tara sulle capacità dei discenti); da ciò ne seguirebbe che il correttivo per percentile/commissione è appropriato. Egualmente si potrebbe supporre (pratica peraltro molto comune) che in una classe mediocre la commissione sia incline a valorizzare di più i pochi elementi buoni rispetto alla valorizzazione di elementi parimenti buoni ma che non si stagliano sullo sfondo di una classe tutta di buon livello. Di nuovo i parametri voto + percentile sembrano essere ragionevoli.
    Nel complesso, premesso che io ho seri dubbi sulla sensatezza dell’introduzione del numero chiuso in quanto tale (mi parrebbe più sensata una pesante scrematura dopo il primo anno di studio), comunque se numero chiuso dev’essere questi criteri sono tra i più ragionevoli finora apparsi.
    O almeno così a me pare fino a prova contraria.

  3. Qualsiasi aggiustamento basato sui percentili è necessariamente illusorio e dannoso.
    Quello che fa un simile aggiustamento è “normalizzare” la distribuzione dei voti, nel nostro caso facendo sì che tutte le scuole abbiano non più del 20% degli studenti al di sopra di un certo livello. Questo favorisce le scuole peggiori.
    Poniamo ad esempio che due scuole siano valutate da due commissioni diverse ma con criteri del tutto sovrapponibili, una condizione apparentemente ottimale.
    Poniamo che in una scuola la commissione trovi il 20% degli studenti meritevoli di un voto di 80 o superiore, mentre nell’altra gli studenti bravi sono una percentuale più alta, il 40%, per cui in quella scuola l’80° percentile risulta 90.
    Bene, anzi male: questo aggiustamento farà sì che molti studenti ben preparati della seconda scuola (ad esempio una poveretta che avesse preso 89) *non* avrebbero il bonus, mentre lo avrebbero studenti meno preparati di loro della prima scuola.
    In pratica, questo metodo (e, in generale, qualsiasi tentativo di normalizzazione) tende a favorire gli alunni delle scuole peggiori.
    Questo, ripeto, in una condizione ottimale di riproducibilità di valutazione da parte delle commissioni. In presenza di eterogeneità fra le commissioni, le distorsioni e l’aleatorietà dei risultati aumentano ulteriormente.

  4. Pietro De Nicolao ha fatto una fotografia perfetta! Provo a fornire la prova contraria ad Andrea Zhoc con esempi REALI nella mia scuola:
    LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE MARIA CHIARA CARROZZA

    IL MOSTRUOSO PARADOSSO DEL PERCENTILE

    Gent.ma Sig.ra Ministro,
    chi le scrive è un’insegnante del Liceo Classico G.C. Tacito di Terni. Il nostro è un liceo di provincia ma che, senza falsa modestia, posso definire d’eccellenza, non un diplomificio. Si tratta di un Liceo noto per severità e rigore in cui il voto non viene mai regalato. Vorrei fare insieme a Lei qualche riflessione sulle novità di quest’anno.
    Come è noto, da ben 15 anni l’esame che migliaia di studenti sono in questi giorni chiamati a sostenere, non si chiama più di maturità, ma Esame di Stato, e non è solo una differenza linguistica ma soprattutto sostanziale: l’esame verifica e valuta conoscenze, competenze e capacità del candidato e ne certifica il livello raggiunto; le commissioni sono nominate dal Ministero; il Presidente è un pubblico ufficiale che garantisce la regolarità e l’omogeneità della valutazione nel rispetto degli ordinamenti esistenti; il titolo conseguito all’Esame di Stato ha valore legale.
    Mi chiedo a questo punto se si possa per decreto stabilire che il valore del voto espresso da una commissione sia diverso dal valore del medesimo voto in un’altra commissione, anche operante nella stessa scuola.
    Me lo chiedo perché è questo che, inevitabilmente, accadrà per effetto del D.M. 12 giugno 2013 da Lei emanato, che si proponeva di correggere quelle che Lei, Ministro, aveva definito “criticità”. Qualche criticità in effetti la corregge ma crea nuove “mostruosità”. La disparità di trattamento dovuta al percentile si sposta dalle scuole, che hanno potuto indignarsi e protestare, alle singole commissioni, con effetto di moltiplicarsi ed essere verificabile solo dopo la conclusione degli esami, rendendo quindi la protesta e l’indignazione inefficaci.
    Cosa succederà per effetto del Suo decreto? In molte delle centinaia di commissioni che operano sul territorio nazionale, l’80° percentile, soglia di sbarramento per accedere al bonus, NON corrisponderà allo stesso voto d’Esame. E non parlo di scostamento di 1 o 2 voti, ma anche di differenze macroscopiche che daranno luogo ad ingiustizie e disparità di trattamento, anch’essi macroscopici.
    Mi sono divertita (si fa per dire) a verificare quello che sarebbe avvenuto applicando la tabella ai risultati nelle commissioni d’esame del mio liceo nell’anno scolastico scorso. Premetto che, come in tutte le scuole, le situazioni e i livelli delle classi, e quindi delle commissioni, non sono necessariamente omogenei, ogni classe ha la sua storia. Per chi ha esperienza vera nella scuola, questo è un noto e palese dato di fatto. Ecco i risultati, ribadisco su voti veri dell’anno scolastico 2011/2012:

    Commissione A: 80° percentile = 92
    Commissione B: 80° percentile = 90
    Commissione C: 80° percentile = 85

    Come lo spieghiamo a Giovanni della commissione A che con 90/100 ha 0 punti di bonus mentre Michele della commissione C con 90/100 ha 4 punti di bonus, o, ancora peggio, Franco della Commissione C con 85/100 di punti ne ha 2? Sono certa Ministro che non le sfugga che nelle graduatorie dei test per l’accesso programmato, specialmente quello per medicina, uno 0,50, può fare la differenza di centinaia di posti e quindi essere la discriminante per essere dentro o fuori! Come lo diciamo a Giovanni che magari ha fatto il test meglio di Michele e di Franco? E come diciamo, quest’anno, ad Antonio della Commissione A che ha la sfortuna di essere in una classe di cui fino a ieri andava orgoglioso fatta di tante, vere eccellenze che probabilmente per accedere al bonus dovrà avere 100/100 (questa possibilità la prego di credermi è realistica anche se eccezionale) e che il voto che riteneva essere l’obiettivo, per cui ha sudato, impegnandosi per 5 anni, di 98/100 non vale nulla, mentre l’85/100 della classe accanto di punti ne vale 2?
    Non crede, Ministro, che tale disparità di trattamento sia intollerabile per chi, come i nostri studenti, ha studiato per formarsi adeguatamente, indipendentemente dal “punteggio” che li avrebbe premiati o puniti all’Esame di Stato?
    Non crede, Ministro, che chi è fuggito dal liceo statale perché troppo duro e rigoroso e sia approdato ad un liceo privato dove tradizionalmente i risultati sono inferiori, e non a causa di maggiore severità, non debba essere così palesemente avvantaggiato?
    Non crede, Ministro, che Giovanni con 98/100 sia un ragazzo di valore notevole anche se i suoi “eccellenti”compagni sono più bravi di lui e quindi non debba “correre” con 8 punti di penalità?
    Non crede, Ministro, che tale evidente ingiustizia dipenda dal fatto che applicando un concetto statistico come il percentile a numeri piccoli ( a volte piccolissimi come i 13 alunni che costituiranno una commissione al liceo privato) si ottengano, nella migliore delle ipotesi, risultati poco significativi, nella peggiore, paradossali?
    Infine, non crede, Ministro, che alla luce di quanto detto non sia il caso di correggere questa mostruosità che, così com’ è, aprirebbe la prevedibile strada ad una quantità indefinita di contenziosi con gravi ripercussioni sulle graduatorie per l’accesso programmato alle Università?
    Certa di incontrare la Sua sensibilità, La saluto cordialmente.

    Laura Crovari

    docente presso il Liceo Classico G.C. Tacito di Terni

    • Mio figlio si chiama Marco ma sta vivendo lo stesso incubo di Giovanni.
      Ha avuto solo la “sfortuna” di avere dei compagni di classe veramente molto preparati.
      Se l’ho capito io che non sono laureato, possibile che fior di professori non riescono a capire
      quello che viene spiegato benissimo da un docente di liceo classico?

  5. Caro Andrea ZhoK,
    la risposta di exo63 e’ un’ulteriore prova di quanto ho cercato di spiegare nella lettera al ministro, prova che le ipotesi fatte sono, purtroppo, assai concrete. Una volta pubblicati i risultati degli esami di stato tutti colori i quali saranno danneggiati dalla follia del percentile si renderanno conto di tale ingiustizia che e’ in palese violazione dell’art.3 della costituzione che prevede parita’ di condizioni di trattamento. Come e’ accettabile che voto uguale dia come risultato punteggio diverso, se non peggio, ai fini di una graduatoria cosi’ importante per le ambizioni dei nostri giovani? Sembra che solo i “tecnici” non riescano a capire tale principio elementare che e’ evidente ancor prima della pubblicazione dei risultati ! La macchina dei ricorsi si e’ gia’ messa in moto e come al solito in Italia si dovra’ correre ai ripari per un errore grossolano causato da una classe dirigente ignorante, insipiente e presuntuosa!!!! Colgo l’occasione per invitare tutti coloro i quali siano interessati, a contattarmi per unirsi al ricorso gia’ in essere.

    Laura Crovari lauracrovari@tin.it

  6. […] Ammesso l’errore, transitato per il Decreto Ministeriale 12 giugno 2013, n. 449, che sostituivail precedente DM 334 per ridurre il peso dei percentili, considerando non solo il voto assoluto di maturità ma la performance relativa dello studente rispetto ai compagni esaminati dalla stessa commissione, ascoltati i saggi nominati per modificare i criteri di accesso ai corsi di studio a numero chiuso, finalmente si prende atto delle persistenti iniquità, segnalate anche dal mondo dell’Università e della ricerca. […]

  7. […] Qui invece ho analizzato anche la seconda versione del “bonus”, escogitata dall’ex Ministro Maria Chiara Carrozza. Anche qui sono presenti diversi problemi e in particolare faccio notare come il destino di uno studente (ossia essere ammesso o no a Medicina, per esempio) possa dipendere non dal proprio “merito” ma addirittura dalla classe con cui si viene associati quando si sostiene l’Esame di Stato (questo sempre per colpa dei percentili). […]

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