La commissione cultura evidenzia “una totale convergenza di valutazione” con i rappresentanti del mondo accademico: applicazione rozza e inaffidabile delle metodologie, incertezza inaffidabilità e opacità della base dati, processi decisionali poco trasparenti, eccessivi poteri, perdita di credibilità.

Il 27 settembre scorso presso la Commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera dei Deputati si è svolta un’audizione informale di rappresentanti di associazioni di docenti universitari, sui processi di valutazione per le abilitazioni alla docenza universitaria.

Riportiamo di seguito il resoconto stilato da Rita Librandi e Ileana Pagani, scaricabile dal sito della Società di Linguistica Italiana.

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Relazione sull’audizione VII Commissione Camera del 27 settembre 2012

 

All’audizione erano stati invitati anche due colleghi dell’area di Matematica, tra cui Ciro Ciliberto, membro di nomina dell’Accademia dei Lincei nel Comitato consultivo dell’Anvur, e Valerio Onida in rappresentanza dell’Associazione dei costituzionalisti italiani.

Della Commissione, oltre alla presidente Aprea [ndr si tratta di un refuso, l’attuale Presidente è l’on. Manuela Ghizzoni], era presente un numero contenuto dei suoi membri, ma rappresentativi dei principali schieramenti politici (PD, IDV, PDL, UDC). Contrariamente alle aspettative la Commissione è apparsa perfettamente informata delle problematiche anche di dettaglio; in apertura ci ha distribuito il testo della mozione parlamentare integrato di altre firme.

Siamo intervenuti nell’ordine Onida, Ciliberto, Librandi, Pagani. In particolare Onida ha illustrato i termini del ricorso al TAR che conosciamo; a fronte della concorde sottolineatura della necessità di procedere nell’abilitazione, tutti abbiamo manifestato obiezioni specifiche e generali sulle procedure e sul comportamento dell’Anvur:

1)     Utilizzazione di una metodologia di valutazione numerica già sperimentata e abbandonata in altri paesi, e che anche nei settori scientifico-tecnologici è da sempre utilizzata solo come uno degli elementi di valutazione possibile;

2)     Assenza nei membri dell’Anvur di una conoscenza e consapevolezza adeguate della legittima specificità e delle diverse tradizioni dei settori di ricerca, da cui l’applicazione rozza e inaffidabile a tutti di una metodologia elaborata in riferimento alle aree scientifico-tecnologiche, con risultati deformanti, persino all’interno di aree apparentemente omogenee (i matematici).

3)     Facile manipolabilità di alcuni criteri numerici, come per es. quello del numero delle citazioni;

4)     Incertezza, inaffidabilità e opacità della base dati con la quale l’Anvur ha costruito le mediane;

5)     Procedimento confuso e inaffidabile per la classificazione delle riviste con risultati risibili e ai limiti della legittimità;

6)     Processi decisionali dell’Anvur poco trasparenti e coinvolgimento solo strumentale delle Associazioni;

7)     Necessità di interventi chiarificatori del Ministro non affidati a lettere ma sanciti da atti formali, che pongano le commissioni in grado di operare con riferimenti normativi più chiari, a pena, altrimenti, di un alto livello di contenzioso, che potrebbe spingere sia ad un significativo numero di dimissioni di commissari, sia ad abilitazioni date a tutti.

I membri della Commissione che sono intervenuti successivamente, a partire dalla Presidente, hanno evidenziato una totale convergenza di valutazione, che anzi si è estesa ai criteri stessi di nomina dei membri del Comitato direttivo Anvur; al potere decisionale ad esso attribuito, che è sembrato travalicare quello della valutazione per divenire programmazione dell’Università e stesura della normativa; ai pesanti effetti negativi che l’elaborazione del criterio delle mediane e la sua applicazione pratica avrà sulla prassi di ricerca; al fatto che una metodologia di valutazione, quale quella attuata affrettatamente dall’Anvur con la pratica delle mediane, avrebbe richiesto ben altra consapevolezza tecnica e ben diversi tempi di maturazione; alla perdita di credibilità causata dal problematico comportamento dell’Anvur alla stessa logica della valutazione, essenziale per il sistema universitario.

Dal dialogo sviluppatosi tra membri della Commissione e noi “invitati” è apparsa chiara l’assoluta indisponibilità dell’Anvur a recepire sollecitazioni, rilievi, osservazioni, provenienti non solo dalle Associazioni, ma dalla Commissione medesima o dallo stesso Comitato consultivo Anvur. Tale indisponibilità ha fatto emergere anche consistenti preoccupazioni a proposito dell’appena iniziata procedura AVA. Condivisa è stata altresì la preoccupazione sul destino dei futuri abilitati, a fronte delle ridottissime disponibilità finanziarie degli Atenei.

Abbiamo concordato, infine, sull’opportunità della proposta al Ministro contenuta nella mozione parlamentare, e anche sul fatto che il Ministro dovrà eventualmente esprimersi con un atto formale.

Rita Librandi

Ileana Pagani

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45 Commenti

  1. Finalmente ci si rende conto che il problema dell’Anvur è un prima di tutto un problema squisitamente politico…
    L’Agenzia si comporta come se fosse la Terza Camera e legifera in proprio….
    Cose che accadono in un Paese che da un anno è sottoposto a un sistema di governance che considera il rispetto delle leggi e della Costituzione un optional.
    Se solo i media si sforzassero di capire che questo problema non riguarda solo docenti e ricercatoti mal’intera Nazione l’Anvur sarebbe stata già dissolta.

  2. Ci sono ottimi argomenti per sottoscrivere l’astensione. Ma è una decisione molto delicata, che rischia di mettere in gioco anche la reputazione personale. A questo proposito: avete pensato a menzionare se ciascuno dei firmatari supera le mediane? Sarebbe importante fare capire che alcuni si astengono contro i propri interessi (o meglio: contro le previsioni che si possono ragionevolmente formulare in relazione ai propri interessi).

  3. Comunque da quello che si legge nel resoconto dell’audizione è che non vi siano soluzioni pronte e veloci visto che ormai siamo alle porte della data di scadenza per la domanda di abilitazione.

    Inoltre, “Condivisa è stata altresì la preoccupazione sul destino dei futuri abilitati, a fronte delle ridottissime disponibilità finanziarie degli Atenei.” è un nodo di fondamentale importanza.

    • @De Nicolao:
      Certo, mi è chiaro, la mia è una domanda retorica… Solo che, se passa il ragionamento per cui l’abilitazione può essere utile “per alcuni” (cioè i precari), si avalla che le abilitazioni serviranno effettivamente per entrare nel ruolo di professore associato; a quel punto, perché, con un ragionamento analogo, non dovrebbero presentare la domanda tutti coloro (ricercatori appena assunti) che faticano a vivere del loro stipendio, o, per estensione, tutti coloro che si sentono (giustamente) sottopagati e aspirano a migliorare il loro status (praticamente tutti…)
      Quel che voglio dire è: o è una posizione etica, e allora riguarda tutti, o è una posizione economicistica, e allora tutti potranno fare un distinguo per se stessi…

    • “perché, con un ragionamento analogo, non dovrebbero presentare la domanda tutti coloro (ricercatori appena assunti) che faticano a vivere del loro stipendio, o, per estensione, tutti coloro che si sentono (giustamente) sottopagati e aspirano a migliorare il loro status (praticamente tutti…)”

      La risposta è semplice: perché chi è a tempo determinato oppure precario sta peggio ed è più in pericolo. L’appello viene da RTI che, avendo un posto fisso, pagano in prima persona e non chiedono “missioni suicide” a chi sta peggio di loro. Non so se facciano bene a fare questa scelta di astensione, ma rispetto pienamente la loro scelta ed anche l’attenzione per le generazioni più giovani che rischiano di più. I posti nelle scialuppe sono pochissimi e ritengono che debbano essere riservati ad evitare lo sterminio totale delle nuove generazioni. Io mi levo il cappello. Di gente disposta a pagare di tasca propria non se ne vede molta in giro. Anche se le probabilità di vincere alla lotteria (leggi abilitazioni+concorsi) sono esigue, nessuno (o quasi) è disposto a rinunciare al suo biglietto della lotteria. Quanto meno per non fare la figura di quello senza la sua medaglia di cartone, mentre intorno tutti accarezzeranno la propria, per quanto inutile possa essere.

    • Ribadisco: “Quel che voglio dire è: o è una posizione etica, e allora riguarda tutti, o è una posizione economicistica, e allora tutti potranno fare un distinguo per se stessi…”
      (gentile De Nicolao, non me ne voglia, lo dico con la massima stima per il lavoro che mette a disposizione di tutti noi: però ho notato, almeno per quel che riguarda le risposte che qualche volta ha dato a me, che ha una certa tendenza a concentrarsi sulle frasi secondarie e non su quelle centrali degli enunciati dei suoi contraddittori – potrebbe anche essere un’ottima strategia retorica, ora che ci penso :))
      Personalmente a me non pare che i promotori della petizione presentino le abilitazioni come una “scialuppa” con pochi posti a bordo, ma che la contestino a 360 gradi, con argomenti che condivido (non condivido, invece, la proposta operativa dell’astensione, soprattutto per i candidati commissari).

  4. Una cosa non mi convince di questa petizione (che non condivido, ma questa è un’altra faccenda): perché questa frase finale “Va da sè che non chiediamo l’astensione di ricercatori a tempo determinato o comunque precari.”?
    Perché “va da sè”? Se i proponenti pensano che l’abilitazione così come si sta realizzando sia un qualcosa di negativo per l’Università, perché mai per alcuni si ammette invece che essa possa essere qualcosa di positivo?

    • Secondo la L. 240, gli RTD dopo 3+2+3 anni non sono più rinnovabili e vengono espulsi dal sistema. Credo che chi ha scritto l’appello non se la sentisse di chiedere agli RTD di lanciarsi sulla portaerei delle abilitazioni con i loro caccia “Zero”. La situazione dei precari è pure abbastanza disperata. Chi è già strutturato è in una situazione diversa. Questa mi sembra una spiegazione plausibile.

  5. Cari amici, nelle Scienze i parametri bibliometrici hanno senz’altro senso. Non sono depositari di verità assolute (ammesso che esistano) ma aiutano per una valutazione almeno di primo approccio. Hanno il merito di contenere l’arbitrio dei commissari (nessuno di voi ha subito un concorso vecchia maniera in cui il vincitore veniva tirato fuori dal cilindro?). Se prendete i nobel per la fisica, assegnati oggi, vedrete che il loro h è di assoluto rispetto. Certo poi c’è il genio incompreso che nessuno cita e di cui gli editori rifiutano i lavori… Ma pretendiamo di sanare queste ingiustizie cosmiche in un’Italia dove hanno contato sempre le parentele e le affiliazioni?

    • No, in questa forma non hanno senso. Gli indicatori cumulativi, pubblicazioni e citazioni, vanno normalizzate al numero di autori. Non si può escludere (secondo il DM 76 le mediane non sono indicative!) un ricercatore che scrive con meno autori ma fa la stessa mole di lavoro rispetto ad un altro che viene ammesso perchè colleziona più titoli grazie al gruppo numeroso. Non solo, le normalizzazioni per età accademica sono prive di senso in quanto favoriscono il meno esperto rispetto al più esperto per una semplice divisione rispetto ad un numero illogico. Terza cosa: l’anvur ha cambiato le regole del gioco, l’anno scorso riteneva che le pubblicazioni nel periodo 2002-12 fossero un indicatore necessario poi ha cambiato idea favorendo in modo chiaro qualcuno.

    • Rispondo a Leone
      9 ottobre 2012 at 16:34

      “Cari amici, nelle Scienze i parametri bibliometrici hanno senz’altro senso”

      Rispondo a Leone
      i parametri bibliometrici potrebbero forse avere senso se fossero usati da valutatori provvisti di competentenze adeguate e animati da etica scientifica…non da dilettanti allo sbaraglio che se ne servono in modo opaco e tendenzioso (sto usando un eufemismo).
      E’ questo che Roars, sempre più numerose società scientifiche, singoli studiosi, Cun, Crui, Accademia dei Lincei, parlamentari di maggioranza e di opposizione stanno osservando.
      Quindi sarebbe opportuno che quanti partecipano a questo dibattito la smettessero di accusare chi critica l’Anvur di essere contrario a una cultura della valutazione.
      Tali argomenti pretestuosi vanno lasciati ai Fantoni, ai Graziosi e compagnia cantando.

    • Non bisogna inventarsi niente, piuttosto partire da un documento come questo . è bella l’internazionalizzazione a chiacchere: appena c’è da riflettere su come è stato fatto all’estero sul serio (e non a chiacchere) si preferisce rincorrere lo stregone di turno anziché leggersi qualcosa.

  6. @Leone
    una delle critiche che sicuramente le verrà mossa sarà che le citazioni come l’IF sono manipolabili e che c’è stato una volta un fisico tedesco che inventò di sana pianta risultati sperimentali con numerosi links ed autocitazioni di propri posts.

    Domanda: in giro per il mondo ci sono numerosi falsari, persone che si appropriano del danaro altrui con rapine oppure più impunemente con i rimborsi elettorali.

    Qualcuno troverebbe sensato in seguito a queste nefandezze di abolire la moneta e tornare al baratto?

  7. “Hanno il merito di contenere l’arbitrio dei commissari (nessuno di voi ha subito un concorso vecchia maniera in cui il vincitore veniva tirato fuori dal cilindro?)”

    Il punto è proprio questo, a chi critica “l’originalità” dell’approccio ANVUR sfugge (in buona o cattiva fede che sia) l’anomalia che ha dominato il sistema di reclutamento.

    Il sorteggio dei commissari, altra procedura “originale” non è stata una conseguenza delle cordate accademico/elettorali?

    • Prima c’era un vincitore (eventualmente dal cappello del mago) su N partecipanti. Ora ci saranno x abilitati da cui prendere, alla vecchia maniera, il vincitore nel concorso locale. Cosa è cambiato? Qualcuno mi dice ma quello di prima non avrebbe mai avuto i titoli. Mah, forse in un caso su 100, nella norma i titoli li hanno.

    • “Il sorteggio dei commissari, altra procedura “originale” non è stata una conseguenza delle cordate accademico/elettorali?”

      Non così originale. Il sorteggio (abbinato con votazioni) era già presente nella L. 382/80. È stato sostituito dalle “votazioni pure” solo a partire dal 1999.

  8. @Thor

    “Mah, forse in un caso su 100, nella norma i titoli li hanno”

    Ma che significa, se uno ha dei titoli validi dov’è il problema?

    Non penso che le regole siano perfette ma si inizia ad intravedere una tendenza positiva.

    Negative sono le iniziative lobbistiche che somigliano molto alle serrate dei farmacisti contro le liberalizzazioni.

    • “Ma che significa, se uno ha dei titoli validi dov’è il problema?”
      Allora il 99% dei concorsi universitari va bene, di cosa ci lamentiamo.

    • Non sto attaccando nessuno così come non sto facendo riferimento a persone in particolare. ROARS si appoggia a WordPress che è in chiaro e raggiungibile da qualsiasi motore di ricerca. Se uno non desidera ritrovare il suo nome in centinaia di riferimenti inutili usa il nickname come del resto consentito. Se ROARS cambierà sistema mi adatterò. Il problema si presenta se ci sono attacchi personali ma mi sembra di essermi sempre comportato educatamente.

  9. Ragazzi vi confesso: non appartengo alla massoneria, né all’opus dei. Non ho parenti fino al settimo grado incluso (né amanti) che operino a qualunque titolo nell’università né ho retropensieri (l’algoritmo giusto per avere l’abilitazione) cerco di ragionare con onestà e francamente mi turba non poco che si corra dietro alla Gelmini (che andò a Reggio Calabria a prendersi l’abilitazione) o alla Binetti (opus dei, o sbaglio?). Proporre dei criteri oggettivi è opera meritoria, se si discute per migliorarli benissimo, se si vuol affossarli per lasciare campo libero alle varie cosche universitarie non vi seguo.

    • “Proporre dei criteri oggettivi è opera meritoria, se si discute per migliorarli benissimo”
      La discussione appunto c’è stata anche se ha tenuto fuori le associazioni dei docenti universitari. La contrapposizione è stata fra CUN a ANVUR. Non si può negarlo. Criteri cumulativi o intensivi? Questa è stata la domanda di molti. Mancano le risposte.

    • Caro Celenteron, non interpretare male ciò che scrivo. Non ho detto nulla su di te (diamoci pure del tu). Se ROARS apre una lista di discussione chiusa ai motori di ricerca e aperta a tutti coloro che si registrano con nome e cognome, io ci sarò. Per i commenti agli articoli vale quello che vale per ogni altro giornale online. Anche per me, tutto qui.

  10. @ De Rienzo

    “Tali argomenti pretestuosi vanno lasciati ai Fantoni, ai Graziosi e compagnia cantando.”

    Non penso servi tirare in ballo le “cattive compagnie” nel prendere delle posizioni.

    Posso osservare che tra chi prima saliva sui tetti contro la Gelmini c’è adesso chi inneggia alle mozioni parlamentari firmate Gelmini, Mazzarella, Binetti.

    Scesi dal tetto si indossa il cilicio…….

    Poveri noi

    • Giuseppe
      prima di usare argomenti ad personam, veda un po’ di riflettere meglio su quello che dice.
      Non mi pare infatti che Roars abbia mai cambiato il suo giudizio sulla Gelmini….

    • Mah, si vada a leggere un po’ di commenti a dir poco entusiastici per la mozione parlamentare in questione.

      Qui non si comprende che per motivi di visibilità in vista delle elezioni la Gelmini si schiera contro l’operato ANVUR, Tremonti è diventato no global. Ci manca che B. faccia voto di castità e povertà e siamo a posto….

    • Caro Giuseppe, la invito anch’io a riflettere meglio prima di dire assurdità. Evidentemente lei, dei famosi “tetti”, ha sentito parlare solo in televisione…
      Ciò detto, pare anche a me gravissimo che si lasci passivamente che a prendere il ruolo di portabandiera della giusta critica all’ANVUR siano personaggi inqualificabili (mia opinione personale) quali Gelmini e Binetti. Mi dà da riflettere sulla condizione comatosa dell’Università Italiana, evidentemente incapace di esprimere a livello parlamentare posizioni valide e credibili. Solo qualche anno fa non sarebbe accaduto.

    • @fp,
      non capisco dove è l’assurdità. Se la Gelmini opera una “giravolta spaziale” appoggiata da Binetti e probabilmente da ambienti Opus Dei, non capisco perchè si dia eco a questi personaggi in questa sede. Idem per l’audizione oggetto del post.

      Per quanto riguarda i tetti, ha ragione non ci sono mai salito mi danno le vertigini persino a guardarli in televisione.

    • “non capisco perchè si dia eco a questi personaggi in questa sede. Idem per l’audizione oggetto del post.”

      Perché sono delle notizie. La Gelmini, la cui posizione politica è lontana anni luce da quella della redazione di Roars, sottoscrive una mozione che riconosce le criticità che Roars sottolinea da mesi. Non è per nulla scontato. È come l’uomo che morde il cane. È il segno che l’ANVUR è rimasta sola. Nemmeno gli sponsor naturali dell’ANVUR sono disposti a lasciarsi trascinare a fondo con l’agenzia nel ridicolo e nel discredito.

    • A me pare che Giuseppe abbia sostanzialmente ragione. Non sono sicuro che il disconoscimento dell’ANVUR da parte di coloro che hanno avuto un ruolo attivo nella riforma Gelmini sia una buona notizia.

      In particolare, anche se credo sia giusto prendere atto del riposizionamento della Gelmini&co., illudersi che questi soggetti possano essere alleati (anche solo per un brevissimo tratto di strada) sarebbe un madornale errore.

      Anzi: mi pare che trovarsi mischiati con questa accozzaglia di gente sputtanata non sia solo sgradevole ed imbarazzante, ma possa addirittura indebolire la (sacrosanta) opera di critica dei pasticci combinati dall’ANVUR.

      Insomma: “dagli amici mi guardi Iddio, che dai nemici mi guardo io” 😉

    • “Non sono sicuro che il disconoscimento dell’ANVUR da parte di coloro che hanno avuto un ruolo attivo nella riforma Gelmini sia una buona notizia. […] anche se credo sia giusto prendere atto del riposizionamento della Gelmini&co]”

      Credo anch’io che sia prima di tutto una notizia. L’ANVUR è nata e si è mossa nel solco della visione che sorregge la riforma Gelmini, ma persino chi ha voluto assegnare all’ANVUR la mole di competenze che ne fanno un mostro esprime forti perplessità sull’operato dell’agenzia. È la conferma che si è passato il segno. Dire che questa agenzia è tecnicamente inadeguata a svolgere il ruolo assegnatole significa enunciare un dato di fatto che si impone a destra, a sinistra e al centro, a prescindere dalle lenti ideologiche. Non vedo nessun alleato, ma solo l’evidenza di una catastrofe annunciata che nessuno può più negare.

    • Ma che cosa stai dicendo? Chi crede che la Gelmini e la Binetti “possano essere alleati”? Alleati di chi? Fai davvero parecchia confusione.

      La mozione Gelmini-Binetti-Mazzarella e’ stata chiaramente ispirata dalle riflessioni apparse su questo sito (andando per esclusione almeno, visto che non c’e’ nessun altro capace di commentare quello che sta succedendo in Anvur). E con cio’?

      La responsabilita’ politica di quanto sta avvendendo e’ del ministero Gelimini e del ministero Profumo in primis, ovvvero del gruppo di persone che hanno scritto e portato avanti la legge 240. Dopodiche’ nella dinamica politica e’ ovvio che ci sia uno scaricabarile ed il piu’ fesso rimarra’ con il cerino in mano di fronte all’opinone pubblica: ma questo e’ un altro discorso.

    • [@Francesco] OK: forse hai ragione tu, e sono io un po’ paranoico.

      Il mio timore e’ che, quando l’ANVUR apparira’ figlio di padre ignoto, quelli che han combinato questi pasticci potranno agilmente riciclarsi facendo altri danni.

  11. Per la cronaca, il primo firmatario e ideatore della mozione è Eugenio Mazzarella, deputato PD….una rapida occhiata sul web vi dirà chi è e quanto si è battuto contro la Riforma Gelmini….
    le firme della Binetti e della Gelmini hanno un preciso significato politico: le tre forze che sorreggono il Governo con buona probabilità faranno passare la mozione (che personalmente non mi soddisfa)
    La prossima volta la faremo firmare al Che, a Madre Teresa di Calcutta e Marylin Monroe…per accontentare tutti….

  12. Che dire, pur non essendo della sua parte politica, avevo apprezzato la Gelmini per aver varato una riforma comprensiva e tutto sommato positiva della Universita’.

    Ma questo saltare addosso all’ANVUR per accapparrarsi i voti degli accademici scontenti del sistema bibliometrico ha veramente del ridicolo.

    Pensavo fosse una persona seria e coerente. Mi sbagliavo.

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