Le biblioteche e gli archivi sono ancora indispensabili per svolgere qualsiasi tipo di ricerca e la loro chiusura o la drastica riduzione dei loro servizi a causa dalla pandemia ha avuto pesantissime ripercussioni. Quando la pandemia finirà la situzione delle biblioteche e degli archivi italiani purtroppo non migliorerà. Gli stanziamenti previsti dal Recovery plan per il patrimonio culturale sono inferiori al 2,7% del totale e di questa cifra niente è destinato alle biblioteche, agli archivi, ai siti archeologici, ai musei.

Il Davide di Michelangelo (o meglio, una sua copia in resina e polvere di marmo), «il sesso più inquietante dalla scultura rinascimentale»[1], è stato scelto per rappresentare l’Italia all’Expo 2021. Peccato che l’Expo si tenga a Dubai, negli Emirati arabi, una federazione dove l’Islam è la religione ufficiale e la shari’a una delle fonti della legislazione.  La scelta del giovinetto “fulvo, con begli occhi e gentile di aspetto” (I Sam. 16, 12), figlio del popolo di Israele, che abbatte il filisteo Golia al grido di “Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti” (I Sam. 17,45) avrebbe potuto aprire una grave crisi diplomatica se non fossero prevalse le ragioni economiche.

Le opere di Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārismi, Ibn Sina (Avicenna), Abū al-Walīd Muḥammad ibn ʾAḥmad ibn Rušd (Averroè) conosciute in Europa a partire dal sec. XII grazie ad un intrepido e multilingue gruppo di traduttori attivo in Spagna hanno segnato svolte epocali in campo matematico, astronomico, delle scienze naturali, della medicina. La riproduzione di una carta geografia o del globo di Egnazio Danti o della dorata e maestosa sfera armillare di Antonio Santucci[2] (solo per ricordare un paio di opere fisicamente prossime al Davide) avrebbero allo stesso tempo rievocato il contributo degli arabi in campo astronomico ed i progetti enciclopedici e visionari dei granduchi di Toscana.

In ogni caso, una ricerca preliminare sul paese che avrebbe ospitato l’expo, sulla sua cultura, sulla sua storia, sulla sua religione avrebbe portato ad individuare un soggetto diverso, egualmente rappresentativo dell’Italia, ma meno divisivo, e, soprattutto, non discriminatorio (a quante donne arabe sarà consentito l’accesso al padiglione Italia per ammirare la copia del capolavoro di Michelangelo?). Ma una ricerca, qualsiasi ricerca, oltre ad una adeguata preparazione, necessita di strumenti (libri, fonti documentarie) e luoghi dove realizzarla, ovvero biblioteche, archivi, laboratori, musei.

Biblioteche & pandemia

Le biblioteche e gli archivi sono ancora indispensabili per svolgere qualsiasi tipo di ricerca e la loro chiusura o la drastica riduzione dei loro servizi a causa dalla pandemia ha avuto pesantissime ripercussioni. Soltanto una minima parte degli strumenti necessari alla ricerca è digitalizzato. Non sono disponibili, se non talvolta a pagamento, le monografie, la gran parte del patrimonio manoscritto, pressoché la totalità del materiale archivistico. A ciò si aggiunga che il materiale librario e manoscritto disponibile in formato digitale non sempre è di qualità sufficiente da sostituire l’originale. Gallica, la biblioteca digitale della Bibliothèque Nationale de France, è alimentata in parte da microfilm in bianco e nero (di manoscritti medievali, ad esempio) realizzati nel secolo scorso e non sempre leggibili. La Bayerische Staatsbibliothek mette a disposizione degli studiosi di tutto il mondo un’imponente biblioteca digitale. Anche in questo caso, a fianco di perfette riproduzioni digitali, sono stati digitalizzati (soprattutto del materiale più raro ed antico) non gli originali ma i microfilm degli originali realizzati in bianco e nero. Egualmente la Biblioteca Apostolica Vaticana. Hathitrust è la principale Digital Library statunitense. Il problema, in questo caso, è che il materiale digitalizzato (persino le edizioni dei secoli XVI e XVII) è spesso consultabile nei soli USA. MANUS è il database adottato dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico che dovrebbe consentire di visualizzare descrizioni di manoscritti ed immagini; da mesi il sistema di visualizzazione delle immagini non funziona e nessuno ha ancora provveduto a riattivarlo. Non è migliore la situazione della banca dati manuscripta medievalia che raccoglie le riproduzioni dei cataloghi di oltre 90.000 manoscritti conservati in Germania. Con l’impostazione di Adobe Flash le immagini non sono più accessibili ma in questo caso si sta provvedendo ad allestire un nuovo portale.

Per quanti svolgono attività di ricerca le biblioteche e gli archivi fisici sono indispensabili ed in Italia, più che altrove, la pandemia da Covid-19 si è abbattuta su un sistema in grande affanno già da molti anni per carenza di personale e di adeguati finanziamenti; a questi si sono aggiunte una serie di «restrizioni cervellotiche e incomprensibili»[3] da parte di funzionari, direttrici e direttori di biblioteche e d’archivio che ne hanno oltremodo limitato la fruizione e l’accesso.

Le biblioteche universitarie che generalmente non soffrono per carenza di personale sono state le più solerti a varare provvedimenti per limitarne l’accesso. L’Università di Firenze, ad esempio, oltre al bagde con ID e Password già da tempo in uso, ha adottato, a partire dallo scorso 6 marzo 2021, un nuovo sistema di prenotazioni che prevede per gli esterni l’uso dello SPID (qui). Le nuove norme intendono ricalcare il modello americano, ovvero servizi erogati ai soli strutturati e a coloro che pagano le tasse universitarie. Difficile pensare che quando la pandemia terminerà l’accesso tornerà ad essere consentito anche agli esterni. La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ha offerto i suoi servizi su appuntamento prenotabile tramite app, non così la Biblioteca Medicea Laurenziana a cui si accede su prenotazione telefonica. I tempi di attesa per la prima variano da 2 a 3 giorni, per la seconda, che ha una utenza ben più ridotta, da 10 a 15. La scelta nella seconda avviene su base individuale e alcuni utenti sono evidentemente preferiti ad altri. Nell’impossibilità di recarsi personalmente nelle biblioteche e negli archivi non si è pensato di potenziare o comunque garantire i servizi di riproduzione (è il caso della Marciana di Venezia).

Anche gli  Archivi di Stato di Firenze e Roma hanno adottato una app per la prenotazione. Dal 1° aprile 2021 l’Archivio di Stato di Firenze è passato da un accesso a settimana per ogni singolo utente, ad uno due volte al mese, con un tetto massimo di otto unità archivistiche consultabili complessivamente in un mese. Ma già dal mese di gennaio 2019 (ben  prima dell’inizio della pandemia), la distribuzione di unità archivistiche era stata limitata da 4 a 3 (cioè da 20 a 15 documenti alla settimana per ogni utente), per poi passare, nel giugno 2019, a 3 unità distribuite unicamente nei giorni dispari (sic).

Quanto accade nell’Archivio di Stato a Roma è stato denunciato in una lettera indirizzata a Francesco Merlo pubblicata su La Repubblica del 28 marzo 2021: “Bisogna prenotarsi attraverso un sito e venerdì alle 18,00 si aprivano le prenotazioni per aprile. Alle 18,00 in punto ho fatto il mio tentativo, ma alle 18,03 era già tutto prenotato fino al 30 aprile”. La lettera si chiude sconsolata: “Com’è possibile che in tre minuti quasi cinquecento studiosi si siano prenotati?”. Temo che lo studioso sia ancora in attesa di una risposta.

Biblioteche ed archivi assenti dal Recovery plan

Quando la pandemia finirà la situzione delle biblioteche e degli archivi italiani purtroppo non migliorerà. Gli stanziamenti previsti dal Recovery plan per il patrimonio culturale sono inferiori al 2,7% del totale e di questa cifra niente è destinato alle biblioteche, agli archivi, ai siti archeologici, ai musei. [4] La scelta degli estensori del piano presentato alla UE è stata ancora una volta quella di marginalizzare la spesa culturale e questo porterà inevitabilmente alla chiusura di biblioteche e di gran parte degli archivi. In linea con la politica sui beni culturali degli ultimi decenni, i problemi del settore (carenza di personale e assenza di pianificazione) non sono stati neppure sfiorati mentre sono confermati i due principi-guida della politica del ministro Franceschini e dei suoi predecessori: esternalizzazione dei servizi e – soprattutto – degli introiti:

Questo è quanto si legge nel Recovery plan:

Investimento 1.1 – Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale.

Gli interventi sul patrimonio “fisico” saranno accompagnati da un importante sforzo per la digitalizzazione di quanto custodito in musei, archivi, biblioteche e luoghi della cultura, così da consentire a cittadini e operatori di settore di esplorare nuove forme di fruizione del patrimonio culturale e di avere un più semplice ed efficace rapporto con la pubblica amministrazione. Una infrastruttura digitale nazionale raccoglierà, integrerà e conserverà le risorse digitali, rendendole disponibili per la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate. Sarà inoltre sostenuta la creazione di nuovi contenuti culturali e lo sviluppo di servizi digitali ad alto valore aggiunto da parte di imprese culturali/creative e start-up innovative, con l’obiettivo finale di stimolare un’economia basata sulla circolazione della conoscenza.[5]

L’intero capitolo meriterebbe un’ampia disamina. Mi limito a segnalare un paio di punti. Il primo: “Per la digitalizzazione di quanto custodito in musei, archivi, biblioteche e luoghi della cultura”. Il solo Archivio di Stato di Firenze custodisce 75 Km di materiale documentario. Attualmente è digitalizzato il fondo Mediceo avanti il Principato  (MAP) ma oltre alle filze, sono stati acquisiti in formato digitale l’inventario a stampa e l’Indice generale degli inventari.[6] Il progetto, durato diversi anni e diretto da Francesca Klein, non si è limitato ai soli documenti ma offre anche gli strumenti necessari alla ricerca. Chi guiderà le scelte del materiale da digitalizzare? Immagino una commissione ad hoc, ma questa commissione ‘di esperti’ saprà offrire strumenti all’altezza di quello creato da Francesca Klein? I precedenti non sono confortanti. Ricordo soltanto che per il portale italia.it sono stati spesi tra il 2007 ed il 2014 circa 60 milioni di euro[7]. Ed ancora, questa commissione ‘di esperti’ prevede la presenza di bibliotecari, di archivisti, di ricercatori?

Il secondo punto riguarda la “infrastruttura digitale nazionale [che] raccoglierà, integrerà e conserverà le risorse digitali, rendendole disponibili per la fruizione pubblica attraverso piattaforme dedicate”. Come provano i casi francese e tedesco le biblioteche nazionali sono anche per il formato digitale la principale via d’accesso alle fonti librarie e manoscritte. È inutile creare una nuova infrastruttura: ai libri sia fisici che in formato digitale si accede attraverso le biblioteche. Questo ruolo in Italia potrebbe essere svolto dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ma è impensabile che ciò avvenga considerate le gravissime carenze di personale di cui soffre.

L’impressione che ricavo dalla lettura di quanto scritto nel Recovery plan a proposito del ‘patrimonio culturale’ (e spero davvero di sbagliarmi) è che l’estensore ignori cosa significhi fare ricerca o addirittura che non riesca a distinguere tra la ricerca non è un social media. Ricerca non è far scorrere immagini su immagini e di tanto in tanto mettere un like o un pollice verso. Come dimostra il caso di Dubai non è sufficiente consentire l’accesso all’immagine di un’opera d’arte (o di un documento), occorre offrire gli strumenti per comprenderla. Per non commettere errori clamorosi.

 

[1] Così Antonio Forcellino, Michelangelo. Una vita inquieta, Roma-Bari, Laterza, 2005, p. 81.

[2] https://brunelleschi.imss.fi.it/mediciscienze/imed.asp?c=36199

[3] Alessandro Barbero, “I paradossi delle biblioteche proibite, dove entrano soltanto pochi eletti”, La Stampa, 18 gennaio 2021: https://www.lastampa.it/topnews/tempi-moderni/2021/01/18/news/i-paradossi-delle-biblioteche-proibite-dove-entrano-soltanto-pochi-eletti-1.39785929

[4] https://emergenzacultura.org/2021/05/02/il-patrimonio-culturale-rimosso-dal-recovery-plan/

[5] https://quifinanza.it/wp-content/uploads/sites/5/2021/04/pnrr.pdf

[6] https://www.archiviodistato.firenze.it/map/

[7] http://www.italia.it/it/home.html

 

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