In risposta alla lettera aperta inviatagli dalla Redazione di ROARS, Pier Luigi Bersani, candidato premier per la coalizione di Centro Sinistra, ci ha inviato la seguente lettera di risposta che volentieri pubblichiamo.

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Roma, 15 febbraio 2013

Gentile Redazione di ROARS,

ho letto con attenzione le indicazioni presenti nella vostra Lettera aperta e ho trovato una convergenza di fondo tra le vostre proposte e il programma di governo del Partito Democratico per l’università e la ricerca, a cui vi rimandiamo per il dettaglio dei singoli aspetti. Il nostro programma, infatti, fa seguito al lavoro portato avanti dal Dipartimento e dal Forum Università e Ricerca del partito nel corso di tre anni difficili, in cui è stato essenziale il dialogo con il mondo dell’università e della ricerca e con quelle reti di analisi, conoscenza e cooperazione ben rappresentate dalla vostra esperienza, che portano le questioni dell’università e della ricerca all’attenzione del dibattito pubblico.

Anzitutto, come abbiamo fatto nel nostro programma, è necessario intendersi sui dati essenziali per formulare una valutazione obiettiva dell’università italiana: partiamo dagli investimenti incongrui nel sistema dell’università e della ricerca e dal dato, certificato dal Rapporto Giarda, per cui istruzione e ricerca sono le uniche voci della composizione del bilancio pubblico scese drasticamente (-5,4%) negli ultimi vent’anni. L’investimento in conoscenza non è un semplice slogan né una scelta di bilancio come le altre: determina, più di ogni altra cosa, la capacità di un Paese di produrre crescita, in termini culturali, economici e sociali.

D’altra parte, la deliberata volontà di tagliare l’istruzione e la ricerca produce decrescita e povertà: come abbiamo visto, può essere mascherata o meno da un alone improprio di “meritocrazia” o dalla supposta volontà di “eccellenza” contro gli sprechi, ma finisce di lasciare soltanto macerie. Questa è la storia dell’ultima legislatura, nella nostra e nella vostra lettura, e della coerenza nella volontà di indebolire il sistema pubblico dell’istruzione e della ricerca. La vicenda dell’ultima legislatura ha chiarito – qualora ce ne fosse bisogno – l’intelligenza della frase attribuita a Derek Bok, ex presidente dell’Università di Harvard: “i costi dell’ignoranza sono ben maggiori dei costi dell’investimento in conoscenza”. Di quali costi stiamo parlando? Ai dati da voi sottolineati, si è aggiunta recentemente la certificazione della fuga dall’università nei termini degli ultimi numeri forniti dal Consiglio Universitario Nazionale: in dieci anni gli immatricolati sono scesi da 338.482 (anno accademico 2003-2004) a 280.144 (2011-2012), con un calo di 58.000 studenti (-17%). Si è successivamente fatto osservare da più parti che tale dato sarebbe influenzato da un improvviso aumento degli immatricolati, dieci anni fa, in seguito alla riforma del 3+2: in realtà, il calo degli studenti è innegabile, e il fatto che nell’ultimo anno sia diminuita di circa il 10% la percentuale dei diplomati che si iscrivono all’università (dati Almalaurea) chiude ogni discussione. Inoltre, in sei anni (2006-2012) il numero dei docenti si è ridotto del 22%. Per una prospettiva complessiva, è anche utile considerare gli standard continentali, ovvero ciò che “ci chiede” l’Europa nella Strategia Europa2020, che prevede il 40% di laureati entro il 2020 nella fascia di età 30-34 anni (nel 2010 eravamo intorno al 20%, con punte assai più basse al Sud e nelle isole, contro una media UE del 32,5%) e la riduzione della dispersione scolastica sotto il 10% (siamo vicini al 19%, anche in questo caso con punte molto più alte nel Sud e nelle isole, mentre la media europea è del 14%). Il Programma nazionale di Riforma del 2011 si è posto, invece, obiettivi minimi (26-27% di laureati, 15-16% di dispersione scolastica), che ci porterebbero nel 2020 a essere indietro addirittura rispetto ai dati europei del 2010.

Sappiamo anche che nel sistema universitario e della ricerca esistono aspetti positivi, da cui ripartire, e proprio per questo è essenziale una netta inversione di tendenza, che sappia infondare fiducia, oltre alla consapevolezza del legame essenziale tra lavoro, industria e ricerca in un Paese avanzato.

Veniamo, nel dettaglio, ai punti da voi toccati.

Partiamo dal diritto allo studio: noi intendiamo partire dal diritto allo studio nella nostra azione di governo, perché è il punto fondamentale per fermare la “fuga dall’università”. Proprio questo tema mette in luce una questione sociale gigantesca, nell’esiguità del nostro sistema di borse di studio rispetto a quello di Francia, Germania e Spagna, nel fatto che negli ultimi cinque anni (al contrario di questi Paesi) siamo andati indietro e non avanti, nello scandalo tutto italiano degli idonei senza borsa, che colpisce soprattutto il Mezzogiorno. La più grande crisi dell’università come bene pubblico riguarda il blocco della mobilità sociale: oggi solo il 10% dei giovani italiani con il padre non diplomato riesce a laurearsi, mentre sono il 40% in Gran Bretagna, il 35% in Francia, il 33% in Spagna. Per garantire davvero il diritto costituzionale a completare gli studi per tutti i capaci e meritevoli “ancorché privi di mezzi”, proponiamo di realizzare un Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, finanziato con 500 milioni, che affianchi gli interventi regionali. Fatti salvi i criteri di merito, il mantenimento dell’assistenza va legato alla regolarità negli studi. Proponiamo, inoltre, un’estensione del sistema di sostegno al diritto allo studio anche agli alloggi (collegi, case degli studenti, affitti calmierati).

Sulla valutazione della ricerca e della didattica, c’è ormai un dibattito di livello europeo a cui dobbiamo saperci legare in modo intelligente. Lo mostra la vicenda francese dell’Aeres, che è stata toccata anche nel Libro Bianco recentemente presentato dal governo (secondo un metodo di dialogo e cooperazione che faremo nostro, perché e’ sbagliato far calare i provvedimenti dall’alto). Il ruolo dell’ANVUR in Italia ha generato numerose critiche. A nostro avviso, le sue competenze vanno chiarite e ricondotte a quelle di agenzia tecnica, basata su uno staff professionale ed esperto in valutazione, con il compito di “tradurre” tecnicamente gli indirizzi delle politiche di governo. Escludendo una miriade di micro-competenze, l’Agenzia deve esercitare solo i compiti connessi con la valutazione della ricerca e la gestione dell’accreditamento della didattica, senza generare inutili appesantimenti burocratici. Con una bussola fondamentale: l’ANVUR non può essere utilizzata per sostituire governo e Parlamento nell’adozione delle decisioni strategiche sul sistema universitario.

Del resto il rischio di accentramento è una delle pesanti eredità dell’ultima “riforma” e dei suoi deliri ipernormativi. Quasi cinquanta decreti ministeriali e legislativi hanno minuziosamente regolamentato la vita degli Atenei. Per circa due anni, le università hanno passato il proprio tempo a (ri)costruirsi, prive delle risorse per ripartire e, spesso, per sopravvivere. Il cammino dell’autonomia intrapreso dall’Italia è stato erroneamente abbandonato, invece di essere corretto nella direzione di un’autonomia responsabile. Per questo la riduzione del peso normativo sarà uno degli obiettivi della nostra azione di governo, che in quest’ambito partirà da modifiche profonde alla legge Gelmini, operando uno smantellamento delle norme anti-autonomistiche. Per dare gambe all’autonomia è necessario ripristinare le risorse del FFO del 2012, rimediando al taglio di 300 milioni operato dal governo Monti, al quale ci siamo opposti invano.

Sul reclutamento, affrontiamo un punto dirimente, che si riflette sulle prospettive di quella “generazione perduta” senza la quale è impossibile pensare a una ripresa dell’Italia. Partiamo da un’idea di buon senso: a poco più di 30 anni non ci si può definire “ragazzi”, si è giovani uomini e donne. E gli uomini e le donne devono avere la possibilità di fare di un talento – la ricerca e l’insegnamento – l’impegno della loro vita. Non possono restare per decenni in un limbo. Tre sono i presupposti della nostra politica: a) rimuovere gli attuali vincoli al turn-over e completare rapidamente il piano associati, perché la paralisi nel reclutamento ha portato a un blocco complessivo del sistema; b) superare il circuito vizioso della precarietà e dell’incertezza; c) massima rigidità e vigilanza sulle attività gratuite nell’università, perché il lavoro accademico deve essere retribuito e svolto in modo dignitoso, altrimenti non può di certo essere incentivante.

È poi essenziale una semplificazione generale, che concentri le figure post-doc in due tipologie: un contratto unico di ricerca e posizioni di professore junior in tenure track (percorsi a tempo determinato che prevedano fin dall’inizio la possibilità di arrivare, previe periodiche valutazioni favorevoli, all’inserimento stabile nei ruoli universitari). È inoltre essenziale migliorare la mobilità interna, per rendere il sistema più attraente e meno corporativo.

Infine, veniamo alla considerazione della formazione e della ricerca pubblica come interesse nazionale. “Niente favole” è l’espressione con cui il Partito Democratico ha inteso differenziarsi rispetto ai suoi avversari, ed è l’espressione che meglio si adatta alla considerazione di questi temi. È una favola – e non un Progetto – credere che la riqualificazione complessiva del sistema possa basarsi sull’adozione delle ricette fallite della destra inglese sulle tasse universitarie e su sperimentazioni rivolte a una piccola minoranza (magari quella che, secondo alcune ideologie in totale contraddizione con la Strategia Europa2020, si ritiene “degna” dell’acquisizione di un titolo accademico). Come dimostrano le politiche con cui gli altri Paesi europei hanno cercato di reagire alla crisi, raccontare di voler puntare sull’università e sulla ricerca a costo zero è una favola. La limitazione cieca della spesa pubblica in istruzione e ricerca non può essere una strategia di sviluppo per l’Italia. La ricerca ha già pagato pesanti costi di aggiustamento e oggi, pur nei limiti dell’azione disegnati dagli attuali vincoli, le risorse per una reale inversione di tendenza sono fondamentali. Dovranno essere reperite attraverso i risparmi sull’interesse del debito e attraverso la “revisione intelligente” delle voci di spesa pubblica aumentate negli ultimi vent’anni.

Spero che questa mia risposta possa essere di aiuto per la vostra attività, vi ringrazio per l’attenzione e vi invio i miei saluti più’ cordiali.

Pier Luigi Bersani

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124 Commenti

  1. Vorrei dire due parole sul ruolo dell’ANVUR, con riferimento ad affermazioni – che si leggono spesso, ora (anche su ROARS) – del tipo di quella che tale Agenzia “[…] non può essere utilizzata per sostituire governo e Parlamento nell’adozione delle decisioni strategiche sul sistema universitario”.

    Allora, bisogna avere in mente il fatto che il mondo non è tutto lo stesso Paese, e vi sono (storicamente) diversi tipi di ordinamenti giuridici, di tradizioni accademiche e professionali. In diversi luoghi e diversi tempi, diverse soluzioni sono state adottate per organizzare e rtegolare i sistemi educativi, incluso quelli Universitari. Se non si comprende in primis la complessità di questo problema, nella sua dimensione storica e geografica, non si va da nessuna parte e soprattutto si va allo sbaglio nel giudizio su strutture, istituzioni, norme esistenti o desiderate.

    L’istituzione di “Agenzie indipendenti” da Governi e Parlamenti risponde ad esigenze PROPRIO del tipo di SOSTITUIRE (o “mimare”) quelle due istituzioni democratiche con strutture e metodi diversi, di derivazione/legittimazione “TECNICO-PROFESSIONALE”, nella definizione di norme organizzative e deontologiche – per quanto attiene la conduzione delle attività universitarie/educative.

    Certo, non si tratta di sostituire l’Autorità Politica (comunque intesa) nelle strategie di settore (che comprenderanno peraltro, sempre, lo stanziamento e l’utilizzo di risorse pubbliche), ma di definire NORME e fornire GIUDIZI, sì. Tutto ciò appare più “naturale”, per cos’ dire, nei Paesi dove vige un ordinamento giuridico di “diritto comune”, proprio per motivi di tipo “giuridico-culturale”. Da noi, meno.

    Come risolvere il problema? Innanzitutto studiando e riflettendo. Alla prossima puntata.

    • gentile Banfi e gentile De Nicolao,

      per i docenti con meno di 10 articoli, su scopus e isi, negli ultimi 20 anni e’ stata fatta una verifica sul loro sito universitario e/o personale (sono rarissimi i casi in cui non si trovano queste info).

      i dati confermano le stime ANVUR e indicano che esistono centinaia di docenti con pochissimi lavori su riviste internazionali o senza pubblicazioni.

      questo e’ il dato. Tutti conoscono questa realta’ , meno la riconoscono come problematica. I dati presenti su scopus e isi (e quindi ANVUR) corrispondono alla realta’ e francamente siete tra i pochi a sostenere il contrario.

    • “Per i docenti con meno di 10 articoli (su scopus e isi) negli ultimi 20 anni, e’ stata fatta una verifica sul loro sito universitario e/o personale.”
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      Recuperate le informazioni su larga scala tramite siti universitari/personali (homepages spesso incomplete), oltre che essere estremamente oneroso, darebbe risultati largamente inaffidabili. Mi permetto di dubitare che qualcuno abbia svolto quel lavoro per un campione esteso di docenti fino a quando non venga spiegato chi lo ha fatto e non vengano resi disponibili i risultati. Affermare “Tutti conoscono questa realtà” è un modo (non scientifico) di cavarsi d’impaccio a fronte della richiesta di riscontri verificabili.

    • Caro Codispoti, ROARS (e non solo) ha sempre chiesto all’ANVUR la pubblicazione dei dati ricavati dal sito loginmiur ma vi è stato da parte dell’ANVUR il più totale rifiuto. Un ente che si comporta in questo modo è da liquidare senza pietà. Mi auguro che Bersani e il PD tengano presente di questa mancanza di trasparenza. Sono mesi che parliamo di abilitazioni e ci poniamo il problema se queste devono passare per delle mediane inventate da un ente che dovrebbe essere terzo.

  2. Caro Bersani,

    mi spiace ma anche il PD non viene da Marte. Tutti noi ricordiamo cosa (non) ha fatto il vostro Mussi, e i vostri precedenti ministri. Avete sempre promesso tanto sulla scuola e l’universita’ (sempre promesse cofuse) ma non avete mai fatto nulla. E ora siamo alle solite promesse confuse. La destra vuole la distruzione del sistema universitario pubblico ma la vostra confusione e incapacita’ produce effetti analoghi.
    ATTUALMENTE NON AVETE UN PROGETTO MA SOLO IDEE CONFUSE SU TUTTO (vedi ANVUR e RECLUTAMENTO).
    VOGLIAMO UN PROGETTO PRECISO PER LA SCUOLA E L’UNIVERSITA’ !!! METTETEVI A LAVORARE !

    • Quueste affermazioni sono semplicemente false. La prima finanziaria del 2006 (finanziaria 2007) prevedeva la possibilità di utilizzare il 100& del maturato economico del turn-over per assunzioni all’università e per gli enti di ricerca. Questo voleva dire che per ogni pensionamento v’erano 1.3-1.5 assunzioni. Questo doveva valere per un triennio e, poi, il sistema sarebbe dovuto andare a regime (1 a 1). Accanto a queta norma vennero stanziati 20 + 20 milioni per assunzioni straordinarie negli enti e nelle università. Queste solo per ricordare due cosette. Di fatto tutte le assunzioni fatte nell’ultimo quinquennio sono sono state fatte in virtù di quella finanziaria perché il governo successivo a ridotto il turn-over al 20% e rallentato l’applicazione di quella legge (dopo aver provato a cancellarla, ma la protesta del 2008 lo hanno impedito).

    • caro Mauro Dadina,

      tutte verita’ !!! Mussi e il pd passeranno alla storia per le misure del 2006!!!

      Tutti nel mondo universitario ricordano il grande Mussi !!!

      capisco la tua militanza ma non esageriamo!!

      I tentativi ANVUR presentano molti problemi, ma quasi tutti hanno capito che molte critiche all’ANVUR, vengono da chi vuole continuare con criteri di valutazione autoreferenziali. In realta’ esistono troppi docenti che hanno pubblicazioni con collocazioni editoriali modeste o senza pubblicazioni. Basta guardare le mediane di molti SSD.

    • “In realta’ esistono troppi docenti che hanno pubblicazioni con collocazioni editoriali modeste o senza pubblicazioni. Basta guardare le mediane di molti SSD.”
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      Per ammissione della stessa ANVUR i valori delle mediane sono inaffidabili. In data 22.08.12, con riferimento ai “semafori” dei commissari, l’ANVUR ha scritto:
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      “l’avviso avrà un valore puramente indicativo, dato che esso si basa sulle informazioni disponibili sul sito docente alla data del 15 luglio”
      http://www.anvur.org/?q=it/content/abilitazione-nazionale-informazioni-relative-all%E2%80%99avviso-sul-superamento-delle-soglie-da
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      Pertanto, per l’aspirante commissario, i valori bibliometrici al 15 luglio erano “puramente indicativi”. Ma le mediane sono state calcolate proprio su questi valori. Il popolamento dei siti docente non era obbligatorio ma era un *invito*. I lavori già caricati erano quelli degli ultimi anni (essenzialmente per partecipare ai PRIN). Per avere un riscontro sperimentale all’incompletezza della base dati (che comporta una sottostima degli indicatori relativi al numero assoluto di pubblicazioni), si può effettuare una controverifica sulle età accademiche dei Professori Ordinari. Infatti, se stimiamo

      età accademica = citazioni_tot / citazioni_per_anno

      per i Professori Ordinari i numeri sono questi (su 125 casi)

      – 109 età accademiche < 33 anni di cui - 79 età accademiche < 30 anni di cui - 28 età accademiche < 25 anni Trovare 79 età accademiche sotto i 30 anni di cui 28 sono persino sotto i 25 anni desta pesanti perplessità. È bene ricordare che nel 2010 l’età media dei PO ordinari era 59,2 anni con un trend in crescita (Fonte: CNVSU – Undicesimo Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario, p. 153, http://www.cnvsu.it/_library/downloadfile.asp?id=11778). Se per esempio in un settore concorsuale l’età accademica (media o mediana) dei PO fosse di 25 anni, ci sarebbero forti sospetti che i dati del caricamento sono peggio che “puramente indicativi”

    • Gentile Giuseppe De Nicolao,

      Questo ragionamento non significa nulla in quanto l’eta’ accademica calcolata con quella formula non e’ informativa di nulla in particolare se e’ riferita ad oscuri 125 docenti!

      guardiamo la realta’!!!

      In numerosi settori SSD, che ho controllato e conosco, ci sono tantissimi docenti con un numero ridicolo di lavori in riviste internazionali , per non parlare poi delle citazioni. Ho controllato personalmente attraverso SCOPUS e sul JCR e i dati ANVUR corrispondono. GLI INDICI ANVUR SONO BASSI PERCHE’ MOLTE PERSONE NON FANNO RICERCA E QUINDI NON PUBBLICANO SU RIVISTE INTERNAZIONALI.

      Nell’ambito della psicologia sperimentale, della fisiologia, e delle neuroscienze, gli indici ANVUR sono informativi e dimostrano che esistono troppi docenti che non fanno ricerca. AFFRONTIAMO LA REALTA’ E BASTA CON IL TENTATIVO DI ATTACCARE L’ANVUR PER DIFENDERE CHI NON VUOLE CONFRONTARSI CON LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE, PREFERENDO LE SOLITE PATETICHE LOGICHE AUTOREFERENZIALI.

      IL TENTATIVO ANVUR PRESENTA EVIDENTI LIMITI E PARTICOLARE IN ALCUNI SSD (ad esempio SSD umanistici) MA HA IL MERITO DI AVER FATTO EMERGERE LA REALTA’ DI TANTI CHE HANNO UN POSTO MA NON FANNO NULLA.

      In molti SSD esistono “falsi positivi” ma non esistono “falsi negativi” ! !

    • “Questo ragionamento non significa nulla in quanto l’eta’ accademica calcolata con quella formula non e’ informativa di nulla in particolare se e’ riferita ad oscuri 125 docenti! ”
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      Non sono 125 docenti (oscuri o meno). Sono 125 settori concorsuali “bibliometrici”. L’ANVUR non ha mai pubblicato i dati individuali, ma si può ciò nonostante stimare l’età accademica mediana del settore concorsuale. I numeri che si ottengono suggeriscono che le mediane ANVUR siano sottostimate. D’altronde, l’ANVUR è la prima ad ammettere che si tratta di dati indicativi.

    • Docenti o SSD, la formula da lei indicata e’ del tutto priva di significato . In molti SSD (ad esempio neuroscienze e psicologia) le pubblicazioni presenti su scopus e ISI corrispondono alle pubblicazioni dei docenti presenti nei rispettivi CV. Quindi i dati ANVUR riflettono la realta’ e le vostre critiche sono spesso irrilevanti in quanto basate su argomenti validi solo per alcuni SSD o su aspetti marginali. In molti SSD ci sono centinaia di docenti con meno di 10 articoli e con piu’ di 20 anni di carriera accademica. Questi numeri sono informativi e l’ANVUR ha il merito di avere messo in luce questi dati.

    • “Docenti o SSD, la formula da lei indicata e’ del tutto priva di significato ”
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      La pregherei di spiegare perché.
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      “In molti SSD (ad esempio neuroscienze e psicologia) le pubblicazioni presenti su scopus e ISI corrispondono alle pubblicazioni dei docenti presenti nei rispettivi CV.”
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      Le pagine CINECA dei docenti al 15 luglio 2012 non erano consultabili da nessuno. Su cosa si basa la sua affermazione?
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      “In molti SSD ci sono centinaia di docenti con meno di 10 articoli e con piu’ di 20 anni di carriera accademica”
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      Tranne eccezioni, le mediane ANVUR sono riferite a settori concorsuali e non a SSD. In ogni caso, sarebbe così gentile da specificare le sigle dei settori concorsuali a cui si riferisce e i relativi dati?

    • “Questi numeri sono informativi e l’ANVUR ha il merito di avere messo in luce questi dati.”
      Quali numeri? Sarebbe così gentile da indicarmi dove posso trovare i dati cui si riferisce?

    • Gentile Banfi,

      semplicissimo! e’ sufficiente confrontare le mediane dei SSD indicate dall’Anvur e verificare questi valori su Scopus, ISI, e CV docenti.

      Abbiamo verificato numerosi SSD e le mediane riportate da ANVUR corrispondono evidenziando centinaia di docenti con pochissime pubblicazioni.

    • Caro Codispoti,
      mi auguro che renderete (voi, chi?) pubblici questi dati. Sarei curioso di sapere come “avete” (chi?) controllato i CV docenti, che almeno per quanto riguarda le pagine CINECA non sono accessibili a terzi. Io non contesto a priori le sue affermazioni, vorrei solo vedere i dati, naturalmente con la “vostra” firma.

    • gentile Banfi e gentile De Nicolao,

      per i docenti con meno di 10 articoli (su scopus e isi) negli ultimi 20 anni, e’ stata fatta una verifica sul loro sito universitario e/o personale. Sono infatti rarissimi i casi in cui non si trovano queste informazioni. La lista docenti e’ presente sul miur e scopus e ISI sono piuttosto semplici da utilizzare!!

      I dati confermano le stime ANVUR e indicano che esistono centinaia di docenti con pochissimi lavori su riviste internazionali (su isi e scopus) o senza pubblicazioni (su ISI e scopus).

      Questo e’ il dato. Tutti conoscono questa realta’ , meno la riconoscono come problematica. I dati presenti su scopus e isi (e quindi ANVUR) corrispondono alla realta’ (esistono solo errori alcuni irrilevanti) e francamente siete tra i pochi a sostenere il contrario.

      Come ho gia’ detto, per alcuni SSD bibliometrici, i dati ANVUR sono informativi e rilevano un quadro problematico per molti docenti. Naturalmente esistono molti problemi di validita’ degli indici utilizzati dall’ Anvur in alcuni SSD ma questo non puo’ portare ad una deligittimazione totale del lavoro ANVUR per tutti gli ambiti. Questo forse e’ l’obiettivo di alcuni che cercano consenso attraverso la collusione con chi vuole mantenere criteri di valutazione autoreferenziali e non desidera un confronto con la comunita’ internazionale.

      p.s. mi sembra irrilevante, e del tutto inopportuno, indicare i dati dei singoli docenti.

    • Codispoti: “Naturalmente esistono molti problemi di validita’ degli indici utilizzati dall’ Anvur in alcuni SSD ma questo non puo’ portare ad una deligittimazione totale del lavoro ANVUR per tutti gli ambiti.”
      ——————————————
      Se perfino tra chi difende l’ANVUR a spada tratta c’è chi dice che ci stanno molti problemi ….

    • Caro Thor,
      Il suo tentativo di fare confusione rispetto al mio intervento non mi sembra accettabile. Io non difendo nessuno ma ho evidenziato alcune informazioni emerse rispetto a settori SSD che conosco (psicologia e fisiologia). La invito a rileggere il mio intervento. Credo che la realtà della valutazione richieda delle distinzioni e una riflessione specifica per ogni realtà disciplinare.

      I dati sono i seguenti : complessivamente in questi SSD esistono molti docenti (N > 100 tra PO e PA) di questi settori presentano meno di 10 articoli negli ultimi 20 anni e/o un numero di citazioni annuale medio inferiore a 30, sulla base dei dati presenti su scopus o ISI. Questo significa che molti docenti non pubblicano su riviste di riferimento a livello internazionale.
      Come ho chiarito più volte, le mie considerazioni si riferiscono ad alcuni SSD bibliometrici (psicologia e fisiologia). In questi settori il lavoro dell’ANVUR ha fatto emergere informazioni importanti (note a molti ricercatori dei settori). In altri settori gli indici individuati non sono validi o sono molto problematici.
      Io ho descritto alcune infromazioni emerse in alcuni settori bibliometrici (psicologia e fisiologia) grazie al lavoro svolto dall’ANVUR.

      Questi dati sono presenti su scopus, o isi, e possono essere verificati da tutti ! I dati sono presenti su scopus, o isi, e possono essere verificati da tutti !! Quindi potete verificare direttamente quanto da me affermato.

    • Caro Codispoti, il suo SC è bibliometrico in un’area per lo più non bibliometrica. Probabilmente mi sbaglio, ma forse i problemi delle mediane bibliometriche in ben altri settori (i più) meritano ben altre considerazioni più approfondite. L’ASN non serve a scovare quelli che lavorano meno ma a promuovere quelli che si danno da fare. Se lei ritiene che le sue mediane di settore sono razionali e perfettamente consone allo scopo benissimo, si tratta del suo SC e solo quello. Io mi preoccupo dei risvolti che certe scelte avranno sul futuro. ISI e Scopus si addomesticano soprattutto dall’alto.
      Sul tutti possono controllare sarebbe meglio regolarci. Questi database hanno un costo che dipende dal numero di utenti e accessi. Non credo che Thomson Reuters ed Elsevier ci faranno lo sconto per tutte queste nostre curiosità.

  3. Beh, come sempre ci sarebbe spazio per miglioramenti e precisazioni, e tuttavia questa è una risposta sensata e dotata di un minimo di visione (il che non traspare in genere nelle performance orali del Pierluigi).
    Se poi la confrontiamo (incluso il rinvio al programma) con quanto presentato da competitor come Grillo, allora il nostro San Pierluigi da Bettola sembra Roosevelt!
    .
    A titolo di illustrazione comparativa, per chi se lo sia perso, riporto il programma del Movimento Cinque Stelle sull’Istruzione, così come presente in rete:
    .
    • Abolizione della legge Gelmini
    • Diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti
    • Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale
    • Insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo
    • Abolizione del valore legale dei titoli di studio
    • Risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica
    • Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti
    • Insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri(obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza)
    • Accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie
    • Investimenti nella ricerca universitaria
    • Insegnamentoa distanza via Internet
    • Integrazione Università/Aziende
    • Sviluppo strutture di accoglienza degli studenti
    .
    NB: Questo non è un riassunto o un indice. È proprio il programma…

  4. Bersani non sarà affecace televisivamente, ma ha le idee chiare, mi sembra.
    Quantomeno ha capito che c’è bisogno di finanziamenti per fare dei progressi, e dice anche da dove prenderà i fondi.
    L’elenco dei grillini, mi sembra una accozzaglia di luoghi comuni. Ad es: “Valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti”. Giusto, ma saranno molto più importanti i giudizi che daranno dopo che si saranno laureati. Ovviamente, il giudizio andrà corretto per il voto all’esame e alla laurea. Ma ancora più importante dovrebbe essere la valutazione fatta dai cittadini che usuffrieranno dei servizi offerti dai professionisti laureati in una determinata università/corso di laurea.

  5. Un sunto di quanto già detto da Carrozza e Meloni.

    Generalmente condivisibile ma dettagliatamente da valutare con il bilancino. Ad esempio:

    1 – due tipologie post-doc. Non ci siamo. Quello che ci vuole è una forma di contratto unico a tempo determinato ma senza vincoli temporali e formali per le posizioni su “soft-money”. La “tenure-track” è un’altra cosa.

    2 – L’ANVUR va abolita e va abolita ogni idea di “valutazione” centralizzata; va inoltre abolita ogni idea di “premialità” ex-post. Se uno è bravo vuol dire che i premi li ha già avuti e meritati; se ne vuole di nuovi, che lavori come tutti gli altri.

    3 – “migliorare la mobilità interna”: questo si raggiunge con la sola regola “uno non entra dove ha fatto il dottorato” e lasciando più autonomia retributiva alle singole sedi. Altrimenti la scelta burocratica si materializza in modo arbitrario e pesante per i singoli riproducendo effetti baronali.

    4 – Non è possibile “semplificare” senza cambiare radicalmente il personale MIUR.

    Va bene che queste sono risposte elettorali, ma bisogna fare attenzione, dato che tra le righe si intravedono posizioni dubbie.

    Marco Antoniotti

  6. Questo programma, che già conoscevo, mi pare abbia degli indubbi punti di novità e personalmente ne condivido diversi assunti.
    Una cosa però mi pare si possa dire: l’intenzione manifesta (e probabilmente giusta, in termini di sistema) è quella di migliorare le prospettive dei venti-trentenni, abbandonando la generazione dei quaranta-cinquantenni, essenzialmente, al proprio destino. Come altro valutare l’idea di arrivare (finalmente) a un ruolo unico, ma articolato in due fasce, e di “realizzare in fretta”, ma non di implementare, il piano-associati? I ricercatori del “vecchio tipo” (ma che, ricordiamocelo, non sono tutti ultrasessantenni, anzi…), già messi a esaurimento, vengono così messi semplicemente in competizione per le (sperabilmente maggiori, ma comunque pochissime) risorse disponibili per le progressioni di carriera.
    Ripeto, non voglio dire che, in termini di sistema, ciò non sia accettabile; ma, sempre in termini di sistema, occorrerà almeno avere il coraggio (o la spudoratezza?), per non far collassare il sistema nei prossimi anni 5-10 anni, di obbligare i ricercatori a tempo indeterminato ad insegnare, a parità di diritti e di stipendio, con una apposita legge: altrimenti, come si pretende che continuino a farlo gratis et amore dei, senza la minima prospettiva?

    • Questa poi sarebbe bella! Quelli che con tutte le proprie forze si sono opposti alla legge germini sono proprio i Ric. a tempo indeterminato e che per questo sono stati puniti dai provvedimenti dei due ministri. Ad ogni modo lo stato giuridico non si cambia retroattivamente e quindi credo che bisognerà fare i conti con 20000 persone che sono state di fatto messe ai margini dopo aver sostenuto il 3+2 con la loro didattica gratuita.

  7. Molto puntuale e dettagliata la risposta magari tutti i candidati avessero questa chiarezza e magari si avesse modo di appfrondire così i temi anche in tv o sulla stampa… meno male che c’è internet. Grazie ROARS e grazie Bersani

  8. Ma come grazie Bersani? Ma come programma condivisibile?
    1) Il Contratto Unico di Ricerca è quasi uguale all’assegno di ricerca.
    2) La posizione di Junior Professor che hanno copiato dalla Germania è identica a quella di ricercatore a tempo determinato
    3) Il ruolo unico di docenza articolato in due fasce (faccio notare che non specificano se le due fasce avranno uguali diritti in termini di eleggibilità a cariche accademiche, probabilmente no) di fatto c’è già : professori associati e professori ordinari.
    Ma non avete capito che hanno intenzione di cambiare i nomi dei ruoli lasciando di fatto tutto com’è ora?
    Sono vent’anni che questi politici ci prendono in giro!Sveglia!

    P.S. Anch’io trovo il programma del Movimento Cinque Stelle sull’Università generico e confuso ma che c’entra il paragone con Grillo? Dovremmo leggere i programmi e vedere se ci convincono o no senza fare inutili comparazioni con Grillo.

    • Leo, non è il caso di dare degli addormentati agli altri, siamo tutti sveglissimi, anche se con opinioni diverse. Che le comparazioni siano inutili in campagna elettorale, mi pare un’affermazione quanto meno inappropriata.

    • 2) La posizione di Junior Professor che hanno copiato dalla Germania è identica a quella di ricercatore a tempo determinato

      Non direi che sia una novità di poco conto l’eliminazione dei ricercatori td di tipo a e la loro sostituzione con ricercatori td esclusivamente di tipo b (ossia con tenure). Bisogna vedere se lo faranno davvero, naturalmente. E se lo faranno, a rimetterci – come categoria – saranno naturalmente i rti.

  9. Ah dimenticavo..vogliono aggiungere i 300 milioni che ha tagliato Monti al FFO, quindi vogliono tornare ai livelli di finanziamento del Governo Berlusconi? E poi secondo Bersani loro “si sono opposti al taglio di 300 milioni sul FFO effettuato da Monti?” Ma chi c’era in parlamento a votare la fiducia alla legge conteneva il taglio? C’era mia zia o c’era il PD? Ma per favore…

    • Marco Meloni: “Come affermato più precisamente nel programma, al quale il messaggio di Bersani rimanda, il ripristino dei 300 milioni di FFO è un “primo obiettivo”, mentre in prospettiva miriamo a “una graduale convergenza verso la media UE (se possibile, entro la legislatura)”.”

  10. Quoto pienamente Leo. Il programma del PD è una presa in giro. C’è anche una parte che nella lettera scompare, nonostante sia presente nel programma PD: il nuovo fondo per le borse di studio di 500 milioni peserà PER LARGA PARTE sul FFO.
    Quindi ci potrebbero essere anche meno risorse di quelle 2013, fino a -200 milioni (+300-500) nell’ipotesi peggiore.

    Fonte:

    “Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, finanziato con 500 milioni (per i primi anni tratti in larga parte dal Fondo ordinario per l’università, riportato alla sua dotazione precedente agli ultimi tagli)”

    http://www.partitodemocratico.it/doc/250697/litalia-giusta-universit-e-ricerca-per-ripartire.htm

    • Cito Marco Meloni (dal gruppo Facebook di ROARS): “Come affermato più precisamente nel programma, al quale il messaggio di Bersani rimanda, il ripristino dei 300 milioni di FFO è un “primo obiettivo”, mentre in prospettiva miriamo a “una graduale convergenza verso la media UE (se possibile, entro la legislatura)”.

    • Anche a me la frase “Programma nazionale per il merito e il diritto allo studio, finanziato con 500 milioni (per i primi anni tratti in larga parte dal Fondo ordinario per l’università)” sembra aberrante, speriamo si siano solo spiegati male!

    • Togliere soldi a partire da domani e aggiungerne a partire da un imprecisato futuro non è un gran punto di partenza. A saccheggiare il FFO son bravi tutti, il PD si impegnasse piuttosto a trovare i 500 milioni con le proprie forze. O ci saranno tantissimi nuovi studenti per delle università sempre più povere di docenti.

  11. Leo,
    hai semplicemente ragione! il problema e’ che a questi signori, amici di Bersani, sono abituati alle logiche del partito e quindi non vogliono riconoscere la realta’ e i fatti di anni di governo Prodi. Ma vi ricordate la contro proposta alla legge Gelmini del PD? INESISTENTE. Ora fanno anche il giochino triste di Berlusconi, che prima vota i provvedimenti MONTI sul taglio all’universita’, e poi si lamenta. Che tristezza!!! Bersani e il PD su scuola e universita’ sono il nulla con tanta confusione!

  12. Qui ci sono concetti e numeri messi nero su bianco. Non conosco nessun altro che pro-mette più finanziamenti circostanziati per la ricerca e l’università.
    E fra i pressupposti al primo posto vi è quello di “rimuovere” i vincoli attuali al tur-over. Rimuovere, non modificare o rimodulare. Se questi sono i pressupposti:
    “Tre sono i presupposti della nostra politica: a) rimuovere gli attuali vincoli al turn-over e completare rapidamente il piano associati, perché la paralisi nel reclutamento ha portato a un blocco complessivo del sistema; b) superare il circuito vizioso della precarietà e dell’incertezza; c) massima rigidità e vigilanza sulle attività gratuite nell’università, perché il lavoro accademico deve essere retribuito e svolto in modo dignitoso, altrimenti non può di certo essere incentivante.”, il resto dovrebbe venire di conseguenza.

  13. Concordo con Leo. Purtroppo a Bersani bisogna ricordare quello che in realtà ha fatto passare il PD. Non è per cercare necessariamente una contrapposizione, però se mi si dice che il ripristino dei 300 milioni di FFO è solo un primo obiettivo, non ci siamo proprio. L’università ha bisogno di ben altro, altrimenti giustifichiamo anche l’elemosina del PRIN (39 milioni per 3 anni + 28 milioni di FIRB!!).
    L’università sta morendo perché a fronte di 7.5 miliardi di tre anni fa, oggi riceve solo poco più di 6 miliardi. In realtà non erano suffcienti nemmeno i 7.5 miliardi. Siamo diventati in tutto 50.000 e dovremmo essere oltre 100.000, per quanto è grande il Paese e per come avrebbe bisogno di ricerca. Siamo d’accordo che c’è un certo numero di docenti che purtroppo non onora questo ruolo, ma c’è sicuramente un numero ben più cospicuo della maggioranza che fa al massimo il suo lavoro, nonostante tutto. Tutti quanti sappiamo come gli attuali docenti siano stati immessi nei ruoli con la modalità delle ‘infornate’, senza cioè un piano regolare di assunzioni. La regolarità delle assunzioni sarebbe stato (e rimane) l’unico modo di correggere un distribuzione anagrafica di docenti estremamente ‘non normale’, come ha documentato Sylos Labini nel suo libro.
    Quindi per l’Università è necessario un apporto di risorse che va ben oltre i 300 milioni di integrazione allo striminzito FFO di poco più di 6 miliardi. All’Università è necessario un apporto che a)la metta in grado di assumere regolarmente, anno per anno, ricercatori a tempo indeterminato; b) le permetta di riconoscere le professionalità che sono al suo interno – quindi non si tratta solo di riconoscere l’associatura ai ricercatori con curriculum adeguato, bensì di riconoscere che a tra i ricercatori vi sono colleghi che hanno la maturità per l’ordinariato, come esattamente tra gli associati; c) consenta di finanziare adeguatamente la ricerca.
    Quindi, altro che 300 milioni! Il discorso di Bersani elenca una serie di misure a costo zero – tranne i 300 milioni per il ripristino dello FFO e i 500 milioni per il ripristino dei fondi per il diritto allo studio. Come notava Leo, parla di Junior Professor che di fatto sono i ricercatori a tempo determinato e di doppia fascia di docenti, come è già attualmente, e non di suo superamento.

    La richiesta complessiva, alternativa a quella di Bersani, implica una spesa notevolmente più consistente che dovrebbe derivare dal taglio di diverse voci di bilancio semplicemente indecenti, a cominciare dal costo della politica.

    A Bersani vorrei inviare un’agenda che dovrebbe servire come linea guida nei prossimi anni, se vuole fare qualcosa per la qualità di questo Paese e non essere solo il gestore del depauperamento della classe media e della dismissione dei servizi pubblici.

    AGENDA PER L’UNIVERSITA’

    1) Togliere alla politica per dare alla ricerca: taglio strutturale dei bilanci parlamentari e delle provincie di 1.5 miliardi da destinare interamente all’Università, una misura senza aggravi per il bilancio statale

    2) Incremento progressivo del FFO per l’Università, fino a raggiungere i 20 miliardi di Euro nei prossimi 5 anni, e decuplicazione degli stanziamenti per progetti di ricerca rispetto allo scandaloso livello dell’ultimo bando (meno di 70 milioni)

    3) Ripristino del ruolo di ricercatore a tempo indeterminato e istituzionalizzazione dell’immissione in ruolo, a regime, di 2000 ricercatori per anno e, transitoriamente, di 5000 ricercatori per anno per i prossimi 10 anni, con lo scopo di raddoppiare il numero di addetti all’Università

    4) Riconoscimento dello stato giuridico di docente per i ricercatori

    5) Unificazione del ruolo dei professori associati e ordinari nel ruolo unico di professore, con classi stipendiali legate ai livelli di produttività scientifica e gestione dei gruppi di ricerca

    6) Modifica della riforma Gelmini per le regole del governo delle università, per l’abolizione dei concorsi locali ed a favore della chiamata diretta degli idonei da una graduatoria nazionale.

  14. Gentile Antonio Banfi,
    non ho mai scritto che è inutile fare comparazioni in campagna elettorale, intendevo dire esattamente il contrario, io mi riferivo alla seguente frase pubblicata sul blog “Se poi la confrontiamo…con quanto presentato da competitor come Grillo, allora il nostro San Pierluigi da Bettola sembra Roosevelt!”.

    E’ giusto fare comparazioni ma una comparazione solo con il programma di Grillo non può rendere il programma del Pd un buon programma perchè oltre a Grillo ci sono anche altre forze politiche da considerare. Questo era il senso della mia frase, quindi non volevo bandire i confronti tra programmi ma intendevo dire esattamente il contrario.
    Leo

    • Caro Leo,
      ovviamente non mi pareva il luogo per fare una valutazione comparativa esaustiva.
      Ho creduto che il programma di Berlusconi potesse essere omesso, nel momento in cui assumevo, forse a torto, di rivolgermi ad un pubblico dotato di un certo discernimento. QUanto al programma di Monti, è stato esaminato (e trovato alquanto evasivo) in un precedente articolo su Roars.
      Se lei desidera fare una considerazione comparativa con Giannino o Ingroia non la riterrò certo un’azione impropria.
      .
      Nota generale. Il benaltrismo è una tipica malattia della mente colta quando si accosta al politico. Nessuno ha detto che la lettera di Bersani è la Bibbia, né che la prospettiva delineata dal Centrosinistra rappresenta il migliore dei mondi possibili. Sommessamente credo che in filosofia si cerchi l’optimum, mentre in politica si sceglie solo ciò che è comparativamente meglio (eventualmente, meno peggio). A manifestare sacro sdegno nei confronti delle inadeguatezze del reale (tantopiù se italiano) forse si acquistano benemerenze in cielo, ma non si sposta di un centimetro lo status quo.
      .
      PS: Se Bersani o chi per lui mi promettesse che entro l’anno prossimo si colma il gap tra il finanziamento, il rapporto docenti/studenti, il diritto allo studio, ecc. dell’università italiana e della media OCSE lo riterrei un buffone inaffidabile.

  15. Cari redattori di ROARS seguo il vostro benemerito sito dalla sua nascita e ho fatto il possibile per farlo conoscere dentro e fuori l’università. In questo periodo buio per l’Italia e per l’università siete stata una delle voci fuori dal coro e una delle poche a difendere in modo argomentato e coerente le ragioni che giustificano l’esistenza di una università pubblica di massa. Non posso perciò nascondere il profondo sconcerto con il quale ho seguito la vostra iniziativa di inviare una lettera aperta a Bersani e la pubblicazione sul vostro sito della risposta del medesimo.

    Dal 1992 a oggi il PD ha governato (direttamente o attraverso i governi tecnici) l’Italia e il sistema universitario almeno quanto il centro destra. I risultati sono totalmente fallimentari. Il PD ha rivendicato, con un certo orgoglio, il leale appoggio dato al governo Monti, il governo che più ha fatto nella storia repubblicana per la distruzione del sistema del welfare italiano. Leale appoggio a Monti significa leale appoggio all’azione del ministro Profumo e dell’ANVUR: c’è bisogno di altro per capire i reali obiettivi del PD?

    Considerando il severo trattamento che avete riservato a Fantoni, all’ANVUR, a Perotti e al ministro Profumo come mai consentite a Bersani e al PD di farsi uno spot elettorale senza contraddittorio? Non sarebbe il caso, in questi giorni prima delle elezioni, di guardare a quello che realmente ha fatto il PD nel passato? Le promesse di Bersani sono isomorfe a quelle di chi vuole restituirci l’IMU in contanti: manca solo il contorno pecoreccio delle cene “eleganti” ma la sostanza è la stessa.

    Mia moglie è insegnante alle superiori: quando si è parlato dello scandaloso aumento da 18 a 24 ore frontali si è dovuta difendere da sola. Ha avuto la solidarietà degli studenti: ma il PD dov’era? Ma avete idea della rabbia e della disperazione che sta montando nel paese?

    Non dilapidate il patrimonio di credibilità che vi siete guadagnati con le vostre documentate analisi. Non fate da megafono a chi ha governato con Monti e si prepara a governarci di nuovo.

    P.S. Vedo che la celebrazione di Bersani assume addirittura connotati lirici nella prosa di Andrea Zhok che lo paragona a Roosevelt. Chissà com’è a me vengono in mente altri leader politici di quell’epoca come Bruning e Quisling. Last but not least; Grillo non ha ancora governato e i programmi sono chiacchiere: almeno il M5S ne ha fatte poche.

    • non mi pare che pubblicare la risposta di un candidato alle elezioni alle domande ben poste da ROARS sia “fare da megafono”. Almeno qui possiamo leggere qualche proposta su Università e Ricerca (temi che non abbondano su altri spazi informativi).
      Poi ognuno si farà la propria idea e voterà come gli pare…

      Invece mi piacerebbe sapere cosa faranno i deputati del M5S una volta seduti in Parlamento: appurato che sarà un piacere, si potrebbe anche sapere quali idee hanno su ricerca e università?

      e anche una risposta dagli altri candidati sarebbe interessante da leggere…
      ringrazio ROARS per il lavoro che svolge per tutti noi…

    • @ Gibilisco
      Siamo un paese libero ed ognuno si fa sconcertare da ciò che vuole.
      Io per parte mia sono più facilmente sconcertato da chi non distingue espressioni ironiche da toni lirici.
      E sono anche tendenzialmente sconcertato da chi dice che siccome i programmi sono chiacchiere e meglio affidarsi a chi si limita alle battute.
      Quanto a paragonare il buon Pierluigi, con tutti i suoi difetti, ai collaborazionisti dei nazisti, mi pare una tale smaccata mancanza di senso delle proporzioni, che mi sembra rendere inutile ogni ulteriore argomentazione.
      .
      Più in generale noto che, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare da gente che dovrebbe essere abituata ad addurre ragioni, non UNO solo dei più o meno feroci critici del CSX (critiche talora giuste, ma spesso dimentiche dei contesti storici) ha sostenuto che sulla tematica X il candidato Y ha una proposta migliore o più credibile di quella criticata. Il tutto si limita, come al solito, a grandi sbracciate di sdegno morale, più o meno flebilmente sostenute dai fatti, ma orgogliosamente certe di rimanere totalmente sterili.

    • @seravalli:”Invece mi piacerebbe sapere cosa faranno i deputati del M5S una volta seduti in Parlamento: appurato che sarà un piacere, si potrebbe anche sapere quali idee hanno su ricerca e università?”
      ——————————————–
      Non credo che tutti i candidati PD possano discutere con noi di ricerca e università, almeno al livello che noi vorremmo. Il M5S è un movimento giovane che entrerà per la prima volta nel nostro Parlamento. Benvenuti in anticipo perchè comunque ci rappresenteranno. Non avranno responsabilità di Governo come invece, molto probabilmente, il PD avrà. Sono certo che si impegneranno e non saranno assenti quando ci sarà da votare per qualcosa di molto importante come il rientro dei capitali all’estero. Forse forse impareranno a leggere ROARS e ad ascoltarci se ne varrà la pena.

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