La gerarchia delle fonti sancisce che una norma contenuta in una fonte di grado inferiore non può contrastare una norma contenuta in una fonte di grado superiore. Nell’ordinamento giuridico italiano, si ha una pluralità di fonti di produzione, e queste sono disposte secondo una scala gerarchica, secondo la quale la norma di fonte inferiore non può porsi in contrasto con la norma di fonte superiore (gerarchia delle fonti del diritto). Nel caso in cui avvenga un contrasto del genere si dichiara l’invalidità della fonte inferiore dopo un accertamento giudiziario.” (da Wikipedia). Qualche giorno fa, Roars ha notato che, in base ai requisiti formulati dal D.M. 214/2017 (che riveste carattere di fonte normativa secondaria in quanto qualificato come “regolamento”), alcuni dei maggiori atenei italiani  risultavano esclusi totalmente o per alcune aree dal bando per i Competence Centers Industria 4.0 (Calenda affonda i Politecnici di Milano e Torino, ma anche Pisa, Sapienza e Federico II. Con l’aiuto di Anvur). Dopo un weekend di panico, ecco che spunta sul sito del MISE una pagina di risposte alle FAQ (Frequently Asked Questions), con tanto di elenco degli atenei ammessi: 65 in tutto. Con qualche sorpresa: via libera a CEPU e Kore, bocciatura per Genova e Trieste. Diverse cose non tornano. Prima di tutto, più che un’interpretazione, la FAQ sui requisiti appare come una vera e propria correzione del Decreto Ministeriale, il che non è ammissibile, a meno che le risposte alle FAQ non siano state promosse al rango di fonte del diritto. In secondo luogo, sono stati ammessi diversi atenei non statali, nonostante nessuno dei loro dipartimenti fosse nell’elenco dei “Dipartimenti selezionati in base all’indicatore standardizzato della performance dipartimentale (ISPD) e ammessi alla presentazione di progetti di sviluppo dipartimentale“. Infine, sono bastati dei controlli a campione per scoprire che qualche conto non torna.

1. Interpretazione o correzione?

Secondo l’art. 4, comma 1, punto c) del D.M. 12 settembre 2017, n. 214, le università che intendono partecipare al bando per il finanziamento dei Competence Centers Industria 4.0 devono soddisfare i seguenti requisiti:

  1. impiegare personale e strutture afferenti per almeno il 70 per cento ai dipartimenti selezionati in base all’indicatore standardizzato della performance dipartimentale (ISPD) e ammessi alla presentazione di progetti di sviluppo dipartimentale;

  2. nelle aree di interesse per le attività previste, nel primo quartile della distribuzione nazionale (atenei) dell’indicatore R (voto medio normalizzato dell’area) e dell’indicatore X (frazione di prodotti eccellenti normalizzato nell’area);

L’indicatore voto medio normalizzato dell’area (R) e l’indicatore frazione di prodotti eccellenti normalizzato (X) sono riportati per tutte le aree nella Tabella 6.4 del Rapporto finale VQR. Inoltre, relativamente all’indicatore R, la Tabella 6.8a evidenzia in azzurro gli atenei che entrano nel primo quartile di ciascuna area.

Come si può vedere, Genova e Roma Sapienza non hanno nemmeno un bollino azzurro e, pertanto, non soddisfano il requisito di partecipazione al bando. I Politecnici, pur avendo qualche bollino azzurro, ne sono privi proprio nelle aree ingegneristiche (Aree 8b e 9). Se scrivendo “aree di interesse per le attività previste” il D.M si riferisce alle attività del Competence Centers, i Politecnici dovrebbero astenersi proprio dalle attività ingegneristiche. Si tratta di paradossi  che emergono subito, senza nemmeno considerare il requisito sul primo quartile dell’indicatore X, che causa ulteriori esclusioni.

Ma ecco che arriva la FAQ del 26 febbraio:

si chiarisce quanto segue: le classifiche VQR stilate dall’ANVUR sono state valutate a livello di macrosettore concorsuale, quindi con un maggior dettaglio rispetto alle aree CUN (Consiglio Universitario Nazionale), al fine di identificare eccellenze specifiche. Le università e gli enti di ricerca che si sono classificati nel primo quartile in almeno un macrosettore concorsuale nelle aree identificate dal bando (1, 2, 3, 8b, 9 e 13) soddisfano il requisito previsto dall’art. 5, comma 2, lettera c) n. 2 e lettera d) e, pertanto, potranno partecipare con i dipartimenti e il personale che riterranno opportuni, salvo , per le università, la necessità di rispettare il requisito di cui all’art. 5, comma 2, lettera c) n. 1

In altre parole:

  • Dove il D.M. scriveva “voto dell’area”, va invece letto “voto del macrosettore”.
  • Non è più necessario posizionarsi nel primo quartile “nelle aree di interesse per le attività previste” ma basta entrare nel primo quartile in almeno un macrosettore per poter presentare progetti non solo nell’area a cui appartiene quel macrosettore, ma pure in tutte le aree.
  • Non è nemmeno necessario che il personale dei dipartimenti coinvolti afferisca a un macrosettore “eccellente” e nemmeno alla sua area. L’ateneo può essere eccellente nel macrosettore X dell’area Y e partecipare al bando con personale del dipartimento Z dove nessun docente afferisce a X e nemmeno a Y. Basta che Z rientri nell’elenco dei dipartimenti “quasi eccellenti” che lo scorso maggio erano stati “ammessi alla presentazione di progetti di sviluppo dipartimentale” per entrare nell’empireo dei 180 dipartimenti di eccellenza.

Siamo di fronte a un’interpretazione o a un tentativo di correzione del D.M.? Una domanda per niente oziosa, dato che, in virtù della gerarchia delle fonti, un D.M. non può essere corretto tramite delle FAQ pubblicate sul sito web del ministero.

2. Genova e Trieste fuori, Kore e CEPU dentro

In coda alle FAQ, sono riporttate “le università e gli enti di ricerca che soddisfanno i requisiti di cui all’articolo 5, comma 2, lettera c) n. 2 e lettera d)“. A sorpresa, ci sono diversi atenei non statali:

  • Enna Kore
  • Milano Bocconi
  • Milano Cattolica
  • Milano IULM
  • Novedrate E Campus (l’università nata da una fondazione finanziata dal fondatore del CEPU)
  • Roma Biomedico
  • Roma LUISS

Perché diciamo ‘a sorpresa’? Perché il requisito 1) può essere soddisfatto solo se nell’ateneo vi sono “dipartimenti selezionati in base all’indicatore standardizzato della performance dipartimentale (ISPD) e ammessi alla presentazione di progetti di sviluppo dipartimentale“.

Cosa vuol dire “ammessi alla presentazione di progetti di sviluppo dipartimentale”? L’espressione “progetto dipartimentale di sviluppo” compare nel comma 323 della L. 232/2016, in cui si introduce anche la sigla ISPD. Il requisito fa riferimento a quei 352 dipartimenti “quasi eccellenti” che, sulla base della classifica basata sull’indicatore ISPD, erano stati ammessi a presentare i loro progetti di sviluppo dipartimentale, in base alla cui valutazione erano stati infine selezionati i 180 “dipartimenti di eccellenza”.

La lista dei dipartimenti “quasi eccellenti” è reperibile sul sito del MIUR:

Graduatoria dei Dipartimenti ammessi alla procedura di selezione dei 180 Dipartimenti di eccellenza;

Ebbene, in tale lista non compaiono atenei non statali. Non perché i loro dipartimenti siano peggiori degli altri, ma semplicemente perché la procedura di selezione della L. 232/2016 era riservata ai dipartimenti degli atenei statali.

Arriverà a breve una nuova FAQ che escogiterà qualche motivazione per giustificare il ripescaggio degli altenei non statali? Staremo a vedere.

3. Ma i conti sono giusti?

Anche senza ricostruire certosinamente chi entra nel primo quartile di ogni macrosettore di ognuna delle sei aree coinvolte nel bando, è bastata qualche verifica a campione per scovare un errore. In particolare, l’Università di Macerata è tra i pochi atenei statali che hanno subito l’onta di vedersi superati da Kore e l’università E Campus, imparentata al CEPU. Eppure, nel macrosettore 13/D Macerata si posiziona nel primo quartile degli indicatori R e X (Tabella 3.13 del Rapporto di Area 13). Se così fosse, l’ateneo marchigiano sarebbe stato ingiustamente messo alla gogna. Anche in questo caso, arriverà una FAQ chiarificatrice?

4. Morale della favola

Aveva ragione Corrado Zunino (la Repubblica). Chi è ammesso lo decide Calenda con le faq-ad-hoc. Siamo noi ingenui a pensare che sia un D.M. a contenere le regole di un bando. Nel mondo smart dei Competence Centers dell’Industry 4.0,

rigore è quando ministro fischia

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8 Commenti

  1. C’è un motivo per cui in tutto il mondo risultati e indicatori elaborati per un esercizio non sono esportabili per un esercizio con finalità totalmente diverse. Questo motivo è del tutto sconosciuto ai nostri ministeri che pensano evidentemente che i risultati VQR al di là dei caveat di Anvur possano essere utilizzati per accreditare i dottorati, le scuole di specializzazione, i centri di eccellenza e via dicendo. Senza preoccuparsi dei (e senza verificare i) risultati paradossali che ne derivano.

  2. Naturalmente, il Sole 24 Ore non si accorge di nulla. Non confronta le risposte alle FAQ con il D.M. originale, non nota la presenza anomale degli atenei non statali (inclusa la telematica E Campus, collegata al CEPU), non nota che, a fronte dell’ammissione di E Campus e Kore di Enna, c’è l’esclusione di Genova e Trieste:
    http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2018-02-26/ecco-lista-atenei-corsa-diventare-competence-center-ci-sono-anche-politecnici-175224.php?uuid=AERUF96D

  3. Stessa cosa con un bando del Ministero dell’Ambiente dello scorso dicembre (http://www.minambiente.it/node/7727).
    Fra la fine di dicembre e i primi di gennaio sono uscite quattro (dico quattro) diverse edizioni di FAQ con nuove norme, regole e vincoli che non erano minimamente previsti nel bando.
    Di fatto un bando rivolto a singoli ricercatori si è trasformato in corso d’opera in un bando rivolto ad Enti e Istituzioni, con severe limitazioni alla libera partecipazione e alla competizione.
    Le FAQ possono precisare i contenuti di un bando, ma non possono assolutamente aggiungere norme o cambiare le regole del gioco. Però tutti hanno paura del contenzioso e si adeguano senza nemmeno protestare.
    Il problema è noto ed è stato discusso in questo articolo sull’Istruzione ai tempi delle FAQ (http://www.sinergiediscuola.it/notizie/dettotranoi/listruzione-al-tempo-delle-faq.html):
    “In diverse occasioni infatti il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fornito indicazioni, anche importanti e in qualche frangente addirittura in discordanza con la normativa vigente, su diverse questioni. Anche l’Agenzia delle Entrate ricorre spesso allo strumento delle FAQ per rispondere a domande di natura fiscale. Ora anche il MIUR pare averci preso gusto e, negli ultimi tempi, ricorre spesso a questa prassi per fornire i propri chiarimenti.”
    All’elenco si sono adesso aggiunti MATTM e MISE.
    Se i Ministeri sono i primi a non applicare la legge sarà difficile per il nostro Paese tornare alla normalità e confrontarsi con il Mondo civile.

  4. Anche il superammortamento di Industria 4.0 è stato gestito tramite FAQ alle quali tutti si sono adeguati timidamente e supinamente relegandolo di fatto ad un provvedimento cucito ad hoc per chi è più uguale degli altri ed escludendo parte significativa dei produttori nazionali. Così va il mondo, o almeno è così che ci piace che vada!

  5. […] In una lettera aperta indirizzata alla Ministra Fedeli, il Rettore dell’Università di Genova attacca duramente il Ministero guidato da Carlo Calenda. «Non voglio entrare nel merito degli aspetti formali che hanno condotto il Ministero dello Sviluppo Economico a questa esclusione. Non lo voglio fare per due ragioni. La prima è l’evidente e, mi perdoni, inaccettabile superficialità con cui questo elenco è stato reso pubblico (una semplice FAQ sul sito web del MISE, che priva l’interlocutore accademico di ogni possibilità di verifica e che sembra basarsi su criteri non chiari, rifacendosi a un Decreto Direttoriale lacunoso finanche sul piano lessicale). La seconda è che tale esclusione invoca esplicitamente un utilizzo dei dati della VQR che, a parer mio, solo una visione primitiva e scopertamente tendenziosa della stessa VQR può giustificare.» A dire il vero, il MISE si è limitato a prestare fede a quello che andavano ripetendo l’Anvur e i ministri: alla domanda “Per chi la VQR?”, Sergio Benedetto (Anvur) rispondeva «Le imprese e gli enti pubblici per indirizzare la domanda di collaborazione alle istituzioni che ospitano gruppi di ricerca validi per qualità e massa critica». E Valeria Fedeli confermava che la VQR offre «… attraverso un’analisi dettagliata della produzione degli atenei, la possibilità da parte del MIUR di effettuare una policy consapevole finalmente basata su dati attendibili e affidabili». Cosa si può rimproverare al MISE, se ha preso sul serio Anvur e MIUR e ha usato i voti VQR per decidere quali atenei hanno le carte in regola per promuovere lo sviluppo dell’Industria 4.0? Beh, si può rimproverargli di non leggere i quotidiani, dato che ormai persino un ex presidente dell’agenzia di valutazione ammonisce che la classifica VQR «non deve essere impiegata in nessuna circostanza per rappresentare la reale posizione di un Ateneo». Tra ordini e contrordini è finito che Calenda ha dato il via libera al CEPU e alla Kore di Enna, lasciando al palo Genova e Trieste. […]

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