Riproduciamo di seguito il testo della lettera che Luigi Frati, Rettore dell’Università Sapienza di Roma, ha indirizzato a Stefano Fantoni, Presidente dell’ANVUR. L’oggetto è costituito dalle procedure AVA, che in questi giorni hanno suscitato reazioni oltremodo preoccupate che vanno dalla presa di posizione della CRUI fino a veri e propri inviti alla disobbedienza civile. Frati ricorre all’ironia, implorando Fantoni di fermarsi prima che la valutazione venga travolta a causa delle esagerazioni dell’ANVUR, efficacemente dipinte attraverso le metafore del conducente-bigliettaio tuttofare e della revisione automobilistica che, se gestita dall’ANVUR, richiederebbe ad ogni veicolo di esibire un mirabolante pacchetto di gadget full-optional, invece di preoccuparsi di ciò che serve a garantire il corretto funzionamento in termini di sicurezza ed inquinamento.

FratiFantoni2


SapienzaIlRettore

Al Presidente deII’ANVUR Prof. Stefano Fantoni
Inviata a mezzo mail

Caro Stefano, un medico americano sotto I’incalzare degli adempimenti richiesti per il rimborso spese da parte dell’assicurazione pubblica o privata e per l’osservanza delle regole di qualità con il relativo ranking (best physician in the world), scrisse – 20 anni fa – una mail disperata, presso a poco cosi: “una volta avevo tempo per visitare i pazienti, parlare con i loro familiari, leggere una rivista, ora riempio moduli e parlo con i dirigenti dell’ospedale per migliorare le performance etc.”.

Mi pare che ci stiamo avvicinando velocemente a questo punto di non ritorno. La debolezza della politica-politica, il trasferimento dei poteri d’indirizzo dal MlUR all’ANVUR e di quelli di espressione dell’autonomia dal CUN all’ANVUR, con I’ANVUR che fa le regole e le controlla, tutto, proprio tutto… Siamo sicuri che ciò sia corretto?

Caro Stefano, è vicino il momento che – come preconizzato dalla leggi di Parkinson – tutti avranno da fare, riempiendo moduli dematerializzati, scovando tra le variabili ANVUR (lodevoli nel numero ampio: 4 al quadrato o 5 al quadrato o altro quadrato) quella più conveniente. Tutti occupati producendo nulla o poco per la Società.

Riempiti i moduli, avremo il tempo per fare didattica, per fare ricerca, per tenere un rapporto decente con il sistema internazionale? Tutto questo a risorse decrescenti… come se l’autista dell’autobus dovesse fare contemporaneamente I’autista, il bigliettaio, il garagista, il meccanico, l’amministrativo, il pianificatore degli acquisti dei ricambi e chissà quante altre cose (senza benzina).

GuidatoreTuttofare

A me hanno insegnato che per la revisione-accreditamento periodico di un’automobile bisogna verificare:

a) se ha il motore che funziona e che non inquina oltre un certo limite;

b) se ha le gomme non consunte;

c) se ha i freni che funzionano;

d) se ha le luci di segnalazione, il tergicristallo anteriore e le cinture di sicurezza.

Non mi chiedono: specchietto retrovisore illuminato sia per il conducente che per il passeggero (ovviamente riscaldato oppure no), hifi, sedili reclinabili, sedili riscaldati, tappezzeria in pelle, tergilavacristalli dei fari, portabottiglia, navigatore, aria condizionata modulata secondo i passeggeri, videomonitor, sensore parcheggi, antifurto personalizzato, etc, etc, etc. Stefano, per pietà, fermiamoci, altrimenti la valutazione verrà travolta!

Cari saluti

F.to Luigi Frati

Copia della lettera originale

ferrari_ff_sedili_posterioriSedili posteriori in pelle per la Ferrari FF

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15 Commenti

  1. Come dar torto a Luigi Frati. Credo che tutti gli Atenei stiano soffrendo per l’applicazione delle ipertrofiche procedure ANVUR. Sottraiamo sempre più tempo ed energie all’aggiornamento, alla ricerca ed alla didattica per poter riempire moduli, schede e quant’altro: basta, per amor di Dio.

  2. Tutto si può dire del Rettore Frati tranne che manchi di intelligenza e acume politico. Ne e’ la riprova questa lettera per la scelta dei tempi e dei contenuti. Provenendo da una personalità che a partire dagli anni 80 ha giocato un ruolo importantissimo nel delineare l’ Universita’ italiana per come la abbiamo conosciuta sinora, pone delle domare non eludibili. Perché il sistema universitario e’ arrivato al punto da legittimare un commissariamento da parte della politica (la politica italiana !! ) ?
    Perche’ gli organi di autogoverno hanno perso negli anno credibilità e autorevolezza? Perché’ le scelte di reclutamento, soprattutto in alcune aree, sono finite sempre più spesso nei tribunali della Repubblica? Per non parlare poi della crescita selvaggia di corsi di studio, sedi periferiche, moltiplicazione dei pani e dei pesci che abbiamo visto? Per non parlare di casa altrui, ma posso trovare esempi analoghi quasi ovuque, il mio Ateneo aveva una sede di ingegneria in un paesino in mezzo alle montagne e un corso di laurea in discipline paramediche in una cittadina priva di qualsiasi contesto medico – universitario. Per non parlare di rapporti perversi di molte scuole di specializzazione mediche con pezzi di sanità’ privata privi di qualità. Ma l’elenco potrebbe andare avanti all’ infinito.
    La quantita’ di Rettori caricati di avvisi di garanzia e’ disarmante.
    Un sistema allo sbando, oltre a interessi più o meno pelosi della stampa confindustriale, hanno impedito a quella parte sana, secondo me ancora maggioritaria, di emergere e di rendere consapevole la pubblica opinione delle disastrose conseguenze di una demolizione acritica dell’intero sistema universitario. Possiamo certo lamentarci di alcune forme di sadismo burocratico, che una mal riposta fede nel totem dell’ ingegnerizzazione dei processi sta facendo dilagare e credo che dentro l’Anvur alcune componenti (soprattutto i non ingegneri) ne siano consapevoli, ma bisogna anche riconoscere che quando e’ troppo e’ troppo. Non e’ pensabile cambiare alcunché e controbattere questa deriva sado-burocratica se dall’ interno del sistema non arrivano reali autocritiche e seri riconoscimenti delle responsabilita’ passate. Una buona cosa credo possa essere un bel ricambio delle classi dirigenti, tutti quelli della mia generazione (over 60) dovrebbero cominciare a pensare di togliersi di mezzo e lasciare a chi ha ancora venti anni di vita nell’università il diritto di costruirsi da solo il proprio futuro. Se non ci mandano a…forse dovemmo imparare a mandarci …da soli.

  3. finalmente una voce ragionevole nel cupio dissolvi dell’ università italiana.
    Tra le mille difficoltà ed i molti errori che tutti conoscono l’Università era una delle poche Istituzioni Italiane funzionanti, o per lo meno l’ unica che poteva confrontarsi con analoghe istituzioni straniere.
    La estrema burocratizzazione, spinta ormai fino all’estremo di incrinare la libertà scientifica e didattica dei docenti, la demotivazione conseguente alla cancellazione dell’organo deliberante della facoltà, che ci ha trasformato in impiegati esecutivi dei rettori, la cancellazione del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, che ha definitivamente allontanato i giovani dalla ricerca, hanno ormai ucciso l’accademia, che va rapidamente evaporando.

    • Diciamo che a Roma, come anche in altre grandi città, può capitare di trovare:

      i) personaggi (a tutti i livelli) che parlano solo con linguaggio da trivio;

      ii) estremisti di sinistra, di destra e di centro imbucati in improbabili enti pubblici (spesso da coloro che giurano di odiare) che, da quel pulpito, disquisiscono (anche via Blog) sulle sorti del Paese;

      iii) persone che esercitano la stessa professione dei padri da non meno di 5 o 6 generazioni.

      Sono la classe dirigente del nostro Paese.

      La cosa buffa è che fanno finta che a dirigere il Paese siano sempre “altri” (cioè il “finto nemico” che viene mostrato alle masse) …

  4. Questa non è semplicemente una lettera che non andava pubblicata perché è ipocrita.

    Questa è una lettera che sposta, o distrugge, il fragile confine, nell’accademia italiana ma soprattutto su Roars, tra chi ha a cuore il buon funzionamento dell’università italiana e quindi critica spassionatamente un effettivo abuso degli indicatori bibliometrici ed un’eccessiva burocratizzazione, e chi invece cavalca queste critiche per potere semplicemente mantenere un potere personale.

    Sono giovane – e per questo, su questo sito, anonimo – ma per chi fosse più giovane di me:
    http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/12/21/news/e_alla_sapienza_riecco_il_metodo_frati_promosso_il_figlio_nella_sua_medicina-10445188/

    • Gentile giovane anonimo lei dovrebbe sapere che il prof. Frati ha hindex 42 e dunque non ha alcun interesse a una critica degli indicatori bibliometrici. La lettera di Frati dice cose giuste e ci rammarichiamo di doverlo notare ma nessun altro rettore ha avuto il coraggio a scrivere quello che tutti pensano.

  5. So di più: so che il prof. Frati è un rettore, non un giovane ricercatore precario. Quindi se c’è un h-index che dovrà preoccuparlo particolarmente, non sarà certo il proprio.

    (grazie però dell’occasione imperdibile di leggere una difesa di Roars a colpi di h-index, peraltro completamente decontestualizzato)

    • Mi riferivo (ovviamente) al commento con cui Francesco Sylos Labini difende – appunto – la scelta di pubblicare questa lettera.

      La lettera in sé, per carità, è inattaccabile (fatta salva l’ironia non particolarmente brillante, ed il paragone fuori luogo di un servizio quasi interamente finanziato dal pubblico con un bene privato di cui la legge regola – giustamente – solo le condizioni minime di sicurezza): chi vorrebbe più burocrazia?!

      L’ipocrisia non è dire cose false, è non dirne alcune vere e importanti. Ma questo l’aveva già sottolineato brillantemente jj.

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