Lo scorso 8 aprile a Perugia ANVUR ha presentato la nuova versione di AVA, con uno di quegli incontri in cui ANVUR presenta ed i collaboratori di ANVUR discutono, oppure i collaboratori di ANVUR presentano e qualcuno del consiglio direttivo discute. Di quella fondamentale riunione esiste una sintesi ufficiale. Un inviato di ROARS in incognito, ci racconta cosa si è detto davvero. E non mancano sorprese. Tensione tra vecchio e nuovo direttivo. Dubbi su indicatori e sentinelle. E il redivivo indicatore Poggi, difeso a spada tratta dagli inventori della bibliometria-fai-da-te.

Verso una nuova AVA: la proposta ANVUR” è stata presentata nella conferenza tenutasi venerdì 8 aprile all’Università di Perugia.

Persino l’ANVUR si è accorta che AVA così non va e la commissione incaricata della sua revisione sta per presentare ufficialmente le nuove linee alle università.

Si percepisce una qualche tensione tra vecchio e nuovo ANVUR, tra gli ideatori di AVA (Prof. Castagnaro in testa, escluso dalla revisione del sistema e apertamente critico) e i suoi riformatori. Lo fa pensare l’insistenza con cui i vertici si affrettano a smentirla.

Il tentativo sembra quello di tenere conto delle critiche rivolte ad AVA in questi anni: giudizi appiattiti verso il basso (quasi tutti i CdS e le sedi valutate dalle CEV sono finite in fascia C), eccessiva rigidità della metodologia di valutazione, deriva burocratica, lessico “burocratese” e distante dall’oggetto che voleva cogliere, scarsa attenzione ai CdS delle aree non professionalizzanti. La nuova linea, all’insegna della parola d’ordine semplificazione, propone, apparentemente, meno adempimenti e meno scadenze, meno indicatori e più autovalutazione da parte degli Atenei in base a indicatori uniformi forniti da ANVUR. I cosiddetti “Indicatori sentinella” (o “spia”), confrontabili: carriere studenti, attrattività, internazionalizzazione, occupabilità, ore di didattica erogate dai docenti di ruolo, indicatore Poggi VQR per valutare la qualità dei docenti. Ma attenzione, che vista la propensione dell’uomo (e degli uomini ANVUR in particolare) a stilare classifiche, anche con gli indicatori sentinella non si arrivi a questo.

sentinel

In particolare è l’introduzione dell’indicatore Poggi a sollevare dubbi e perplessità. Tra i critici il Prof. Giuseppe Cirino (Università degli Studi di Napoli Federico II) e tra i fautori, al contrattacco, i Proff. Graziosi e Benedetto dell’ANVUR.

A trovare, invece, tutti concordi la lamentazione sulla mancanza tra questi indicatori, e più in generale tra i dati ad oggi disponibili, di quelli relativi alle opinioni degli studenti. Il sistema unico nazionale con domande uguali per tutti gli Atenei (tra le quali, lo ricordiamo, erano scomparse quelle relative alla valutazione delle strutture) era stato imposto da AVA proprio con questa funzione, arrivare a dati confrontabili, condivisibili, anche in chiave FFO premiale. A detta del Prof. Benedetto si tratterebbe solamente di un problema tecnico, con l’accenno a una gara europea da indire per metterli online. Un problema tecnico di lunga durata, comunque. E qualcuno, come il prof. Castagnaro, ricorda che si tratta anche di un obbligo di legge, previsto nello stesso “Regolamento concernente la struttura ed il funzionamento dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca” (Decreto del Presidente della Repubblica 1 febbraio 2010, n. 76).

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8 Commenti

  1. Aspettavo lo spunto. Anche da noi è stata presentata, da parte di responsabili di Ateneo, la sintesi di cos’è l’Ava ora come ora. Si è accennato anche alla riunione dell’8 aprile tenutasi a Perugia (chissà perché proprio a Perugia?, ops!, città del ministro). A domanda su che cos’è successo a Perugia, è stato risposto che si era discusso di semplificazioni della procedura. A domanda su cosa si intendeva per esplicitazione, nel modulo apposito, delle modalità di svolgimento di un esame orale (ovviamente al fine di renderne valutabile e certificabile la correttezza docimologica, ossia di assicurarne la qualità), è stato risposto che questo dipendeva dalle discipline e la questione sarebbe stata approfondita in un momento successivo. Ho pensato che la cosa migliore e senz’altro più trasparente è pubblicare ancor prima dell’inizio effettivo del corso tutte le domande possibili, immaginando il bagaglio virtuale di conoscenze di tutti gli studenti probabili sul quale tarare ex ante le domande e soprattutto essendo sicuri al 100% che l’impostazione del corso non verrà cambiata di una virgola, nemmeno se puntassero un coltello alla gola. Ma non l’ho detto.
    Per il resto – valutazione del tutto personale di una gufa o gu(fessa) – una sfilza di parole vuote, cioè ipergenerali, tra cui spicca “qualità” senza nessun referente definito (v. sopra). Poco mancava che si parlasse di puffare le puffe o i puffi per assicurarne la qualità, cioè la puffa. L’uditorio più o meno raggelato e silente.
    Ora, a proposito di qualità. Lavoriamo in un edificio che da 15 anni è teatro di cantieri continui. Un ginepro nel cortile si è inclinato malamente un anno fa, ancora non è stato sostenuto affinché non possa cadere. Sorvoliamo su altri aspetti. Siamo CdS di lingue straniere, l’insonorizzazione delle aule in 15 anni non è stata ancora fatta, in pessime condizioni acustiche si tengono lezioni di e in lingue che non sono lingue materne, dove ogni suono dovrebbe essere ben percepito. Ci siamo soltanto rovinati la voce.

    • A proposito di Puffi, a me viene in mente l’episodio intitolato “Il tonico miracoloso”, in cui i Puffi si fanno abbindolare da un ciarlatano – il Dr. Charlatan – che spaccia un presunto tonico miracoloso. Ecco una scena emblematica.
      _____________
      Puffo: «I really want to let me thank, you Dr. Charlatan» [mentre entra nel pentolone]

      Dr. Charlatan: «No, no, let me thank you for being so stupid!» [e chiude il coperchio con un ghigno malefico]


      The Smurfs S03E23 – The Miracle Smurfer di papagiannakis_iosif

  2. Indicatore Poggi VQR per valutare la qualità dei docenti?
    Ma la VQR non era la valutazione della ricerca di strutture e istituzioni?
    Ma non ci avevano detto e ridetto che essa non poteva essere usata per valutare i singoli o le piccole aggregazioni di individui?
    Nuovo cambiamento delle regole in corso d’opera!
    Ormai è prassi.
    Questo ingresso improprio della VQR in AVA deve essere per quella storia sull’indissolubilità fra didattica e ricerca che molti enunciano e in cui pochi credono davvero.
    Basta essere stati in un’Università qualsiasi per verificare che esistono fior di ricercatori che hanno limitate capacità di insegnamento ed eccellenti insegnanti che, per capacità individuali o per carichi didattici troppo gravosi, di ricerca ne riescono a fare poca.
    Nei paesi normali ai primi si chiede di dedicarsi prevalentemente alla ricerca, ai secondi alla didattica. Sembra una cosa ovvia.
    Invece avremo un nuovo indicatore burocratico del tutto inutile.
    Lo abbiamo già visto con i dottorati: la burocrazia aumenta, i posti diminuiscono e la qualità scade, ma la procedura di accreditamento è numerologicamente soddisfatta.
    AVA2 smacchierà meglio di AVA1 i nostri cervelli già lavati.
    Due fustini per un fustone! Ma quello era DASH che, quando arriverà, sciacquerà via tutto questo delirio burocratico.

    • Ottimo, ad averci pensato prima! In effetti mica è detto che l’agente sia stato all’AVAna. Bastava la diretta streaming e si poteva vedere cosa succedeva all’AVAna anche da Cortina. Quindi chissà se l’agente era all’AVAna oppure no…

    • con una sola accortezza, il video dura 6 ore e 22 minuti, ben più delle 3 ore delle 18 bobine dell’immortale lavoro del maestro Serghei M. Einstein “La Corazzata Kotiomkin” (che rimane sotto anche a voler aggiungere i 92 minuti di applausi al commento finale).

  3. Mi sono potuta guardare soltanto un’ora su 6. Come commento generale su quanto visto-sentito posso far notare il tono soft adottato, e lo stile diciamo rococò dell’etichetta, anche in assenza di parrucche, mazurche e crinoline.
    In un ordine di idee ancor più generale. Chissà perché chi se ne occupa per mestiere non ha mai citato il vecchio Kant: “L’illuminismo è l’uscita dell’uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stessi è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di servirsi del proprio intelletto senza esser guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza – è dunque il motto dell’illuminismo. La pigrizia e la viltà sono le cause per cui tanta parte degli uomini, dopo che la natura li ha da lungo tempo affrancati dall’eterodirezione (naturaliter maiorennes), tuttavia rimangono volentieri minorenni per l’intera vita e per cui riesce tanto facile agli altri erigersi a loro tutori. E’ tanto comodo essere minorenni! Se ho un libro che pensa per me, un direttore spirituale che ha coscienza per me, un medico che decide per me sulla dieta che mi conviene, ecc., io non ho più bisogno di darmi pensiero per me. Ecc.”
    Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, 1784; http://www2.units.it/storia/Docenti/Abbattista/Moderna_03/Kant_Was%20ist%20aufklaerung.htm.

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