Al MIUR deve essersi aperta una frattura tra il Capo Dipartimento Valditara e non meglio precisati “dirigenti del MIUR”, che intervistati dal Fatto Quotidiano a proposito del travaso di Punti Organico dagli atenei più poveri a quelli più ricchi, dichiarano che l’obiettivo sarebbe quello di attribuire i punti organico alle università virtuose piuttosto che a quelle realtà dove

il personale è già più numeroso di quanto l’ateneo possa permettersi economicamente, tanto da essere arrivate in alcuni casi sull’orlo del fallimento oppure a diventare meri ‘stipendifici’ non più in condizioni di fare ricerca

Di opinione opposta, invece, il Capo Dipartimento Università, Giuseppe Valditara, che pochi giorni fa aveva rivendicato con decisione l’avvenuto risanamento dei bilanci delle università:

Valditara: Possiamo dire con grande franchezza che il sistema universitario italiano è ora un sistema sano, oso dire tra i più sano della pubblica amministrazione italiana

Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari: […] Dove vive @G_Valditara?

Valditara: Dati Anvur e bilanci universitari. Dove vivete voi?

Osservatorio Indipendente Concorsi Universitari: Allora dica che i conti sono in ordine, non che il sistema universitario italiano è sano […]

Valditara: Il riferimento alla ritrovata solidità finanziaria era chiarissimo nel mio intervento. […]

 

Tre giorni dopo, Valditara viene smentito da non meglio precisati “dirigenti MIUR” che parlano di atenei dove “il personale è già più numeroso di quanto l’ateneo possa permettersi economicamente, tanto da essere arrivate in alcuni casi sull’orlo del fallimento oppure a diventare meri ‘stipendifici’”. Se così fosse, gli indicatori di sostenibilità economica (ISEF>1 e spese di personale < 80%) vanno urgentemente cambiati, perché non segnalano queste gravi criticità, dato che c’è un unico ateneo (Cassino) che non supera l’esame.

Delle due l’una. Valditara si è clamorosamente sbagliato sulla ritrovata solidità finanziaria e viene ora smentito sia dal D.M. Punti Organico, che riduce l’organico dei “rami secchi”, sia dalle dichiarazioni rilasciate da altri dirigenti del MIUR, ben lontani dal condividere il suo ottimismo.

Oppure ha ragione Valditara e al MIUR c’è qualcuno che, non sa che pesci pigliare, per giustificare un provvedimento che fa acqua persino sul piano tecnico: Napoli Federico II è più “virtuosa” di Udine su entrambi gli indicatori, ma il suo turn over è 83% contro 113% dei friulani.

Questo “qualcuno”, allora, agita lo spauracchio del fallimento economico e denigra le vittime del provvedimento come “stipendifici non più in grado di fare ricerca”.

E la Conferenza dei Rettori? Non ha nulla da dire? Tanto più che il suo presidente è Rettore dell’ateneo che ha perso più punti organico di tutti (ben 25 P.O., l’equivalente di 50 ricercatori). È d’accordo anche lui che che l’Università Federico II di Napoli, più di ogni altra, è ridotta a uno stipendificio non più in grado di fare ricerca? E per di più sull’orlo del fallimento?

 

 

 

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23 Commenti

  1. Il MIUR scrive al Mattino: “non c’è alcuna volontà di svantaggiare il Sud”. Ma c’è bisogno di “riequilibrare il sistema. Al Nord c’è un rapporto docenti/studenti superiore rispetto al Sud”.


    • Geniale la risposta del MIUR! Prima si svuotano di studenti le università meridionali. Poi si “certifica” che al Nord c’e’ un rapporto studenti-docenti più alto che al Sud. Prima si taglia per anni sul FFO e poi si dice che le università spendono troppo in stipendi. Un confronto con quello che si spende in paesi europei confrontabili no, vero? Ma come si fa a parlare di “atenei virtuosi” quando si sguazza in un circolo vizioso di questo tipo? E poi, per chi parla l’Ufficio Stampa Miur? Potremmo sperare in una politica dell’ Università unica, anche solo all’ interno del MIUR?

      Last, but not least. Ma non si era auto-battezzato il “governo del cambiamento”? Mi sembra in piena continuità con gli ultimi dieci anni di governi vari ed assortiti.

  2. Come scrivevo nell’altro post, in realtà il MIUR NON ha si riferisce il “rapporto docenti / studenti”, ma un nuovo indicatore: il “rapporto docenti / studenti in corso”.

    Se si considerano, come per esempio fa THE nel calcolo “students to sfatt ratio” TUTTI gli studenti, l’”alibi” tirato fuori dal MIUR viene meno. Tra l’altro anche per il costo standard, grazie ad un emendamento bipartisan (col parere contrario dei dirigenti del MIUR), ormai si considerano anche gli studenti al I anno fuori corso.

    Strano anche aver considerato il numero di docenti in servizio al 2017 e non i dati più recenti (con meno docenti per le università del centro-sud).

    Al di là di queste considerazioni, comunque, trovo irritante che le prese di posizione vengano demandate a dirigenti “anonimi” o all’ufficio stampa del miur. Vorrei che Ministro e viceMinistro , e lo stesso Conte che ha firmato il dpcm, si prendano le proprie responsabilità esplicitamente, senza nascondersi dietro i funzionari

  3. A mio parere non c’è confronto possibile fra la crediblità di uno che ci mette la faccia (il Prof Valditara) su quello che dice e di imprecisati dirigenti MIUR. Ora i numeri non dicono tutto, ma da quello che si legge nella risposta di DeNicolao vi sono dei dati oggettivi di cui è difficile non tener conto:
    – vi è uno sbilanciamento nel rapporto docenti/studenti a sfavore del Nord (che si fa? si costringono gli studenti a trasferirsi in massa al Sud per riequilibrare questo rapporto?)
    – L’Università Federico II ha appena ricevuto 50 milioni di finanziamento. Mi sembra stravagante considerarla svantaggiata.

    Inoltre se non erro il MIUR ha provveduto a rimediare alla minore contribuzione delle tasse degli studenti con un recente decreto che valuta in modo differente il costo degli studenti al Nord e al Sud

    • I numeri possono dire qualcosa quando sono corretti.

      Chiunque può provare a rifare i conti, andando sul sito del Cineca (http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/vis_docenti.php) e su quello dell’Anagrafe Studenti (http://anagrafe.miur.it).

      Questo è quello che ottiene (escludendo le Scuole a Ordinamento Speciale e le Università private o telematiche):

      PIANTA ORGANICA AL 31/12/2018 (espressa in punti organico)
      NORD: 44,0%
      CENTRO: 24,5%
      SUD: 31,5

      STUDENTI ULTIMO A.A. DISPONIBILE (2017/18)
      NORD: 43,8%
      CENTRO: 23,8%
      SUD: 32,5%

      Il rapporto studenti/docenti dunque non vede affatto il Nord sottodimensionato. Peraltro le assunzioni che stanno per realizzarsi col programma “Dipartimenti di Eccellenza” aumenteranno ancor di più la forbice.

    • Se si considera il numero dei docenti espressi in teste anziché in punti organico i risultati sono ancora più netti.
      Numero docenti (fonte Rapporto ANVUR Tab. I.3.4.5 su dati MIUR).
      NORD: 43,9%
      CENTRO:25,2%
      SUD 30,9
      Numero studenti (fonte Rapporto ANVUR Tab. I.1.2.20 su dati MIUR).
      NORD: 43,8%
      CENTRO: 24,5%
      SUD: 31,8

      Lo “sbilanciamento” a favore del Sud difeso dal MIUR dipende dalla scelta di prendere gli studenti in corso (chissà calcolati come).
      Interessante notare che nel rapporto ANVUR, non è riportato (o almeno io non sono riuscito a trovarlo) il numero di iscritti regolari per Area geografica.
      Non c’è la tabella studenti iscritti per docente.
      Ma c’è la tabella (I.3.4.8) studenti regolari per docente. E servita su un piatto d’argento, l’argomentazione usata dal MIUR: “Fa in parte eccezione il Nord-Ovest, dove il minor calo dei docenti, stante il forte incremento degli studenti, non ha impedito un ampliamento del divario nel rapporto studenti regolari/docenti rispetto alla media nazionale” (p. 269).

    • Vale la pena leggere quello che scriveva ANVUR nel Rapporto 2016 (p. 373).
      Cioè appena 3 anni fa, lo sbilanciamento era di segno opposto: pochi docenti al Sud rispetto agli studenti.

    • Credo che prima di ritenere ragionevole un travaso di organico da Sud a Nord (perché è di questo che stiamo parlando), bisognerebbe avere presente dati come questo (le regioni europee considerate sono 272 e negli ultimi 8 posti ci sono 4 regioni italiane di Sud e Isole):




      Se in una situazione di sottosviluppo, usi il sottosviluppo (basse % di laureati, iscritti e immatricolati) come metro per distribuire le risorse, fai una scelta politica ben precisa. Il consigliere Anvur Daniele Checchi ne era consapevole e quando proponeva di ridurre Giurisprudenza e Medicina al Sud (“un input produttivo che non serve, non serve a quella regione”) adduceva come giustificazione la “colpa” dei meridionali:
      ____
      “il Sud, come ho scritto nel titolo, a mio parere, si è suicidato, non è stato ucciso”.
      ____
      I meridionali non vanno all’università, sono abituati ad essere meno istruiti e quindi è giusto che ci siano meno professori. In qualche senso è colpa loro, nel senso che c’è qualcosa di genetico che li rende diversi da noi nordici o centro-nordici.

      Impossibile non cogliere l’analogia con il federalismo fiscale: al Sud dove gli asili nido non ci sono, si mette a zero il fabbisogno in modo che non sia necessario trasferire fondi da Nord a Sud. Se non ci sono asili nido vuol dire che i meridionali sono abituati a farne a meno. Una storia, quella dell’attuazione del federalismo fiscale che ha dell’incredibile e che viene ricostruita (benissimo) da Marco Esposito nel recente volume “Zero al Sud”, Rubbettino 2018. Leggetelo: è illuminante anche per capire la politica universitaria dell’ultimo decennio, visto che a tirare i fili sono stati i soliti noti.

    • “Inoltre se non erro il MIUR ha provveduto a rimediare alla minore contribuzione delle tasse degli studenti con un recente decreto che valuta in modo differente il costo degli studenti al Nord e al Sud”

      Ci si sta riferendo al DM sul Costo Standard. In realtà non vi è alcuna norma compensatoria sulle tasse, dentro l’attuale costo standard. E’ previsto un intervento perequativo pari al 6,5% del costo standard, proporzionale al reddito medio degli studenti dei vari atenei. Attualmente il costo standard vale il 22% del FFO, quindi parliamo del 6,5% * 22% = 1,4% del FFO …
      E’ anche interessante notare come nelle bozze presentate (dal precedente Governo) in sede di discussione parlamentare, tale percentuale non era il 6,5% ma il 10%.

      Anche il “nuovo” costo standard continua a contenere norme che vanno contro il buonsenso e danneggiano atenei con sede in zone a bassa densità abitativa e/o con corsi di studio tipicamente con pochi studenti rispetto alla media (Matematica, Fisica, Geologia, ecc.). Per un approfondimento invito a leggere questi articoli:

      https://www.roars.it/online/gli-effetti-perversi-delle-formule-dei-costi-standard/

      e

      http://scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2018-09-24/atenei-meno-iscritti-favoriti-nuovo-costo-standard-152132.php?uuid=AEHsel6F

  4. È interessante come il Sole 24 Ore dia la linea e il MIUR la metta in pratica (a prescindere dal colore del governo).
    _________
    2017
    «La lunga fase dell’austherity [sic] anticrisi ha ridotto del 16% i docenti mentre gli iscritti agli atenei sono aumentati dell’8,6%, anche grazie alla ripresina degli ultimi due anni. […] E nello stesso periodo gli atenei del Centro-Nord, che hanno visto crescere dell’11,6% gli iscritti, hanno subìto la stessa perdita di professori che si è registrata al Sud, dove gli studenti sono calati del 2 per cento.»
    Gianni Trovati sul Sole 24 Ore del 28.07.2017
    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/07/28/universita-tre-anni-andra-pensione-20-degli-ordinari-tutti-numeri-ateneo-area-studio/
    __________
    Ecco come avevamo commentato:

    Nemmeno troppo tra le righe, si leggono una diagnosi e una cura.

    Diagnosi: c'è stato un periodo di vacche magre con una drastica riduzione del corpo docente (-16%), ma questo non ha impedito un allargamento dell'accesso alla formazione universitaria (iscritti +8,6%) soprattutto al Centro-Nord (+11,6%), mentre solo al Sud c'è stato un (modesto) calo di iscritti (-2%). A fronte di questa dinamica molto differenziata, il Sud è stato "privilegiato" perché ha subito la stessa perdita di docenti del Centro-Nord che doveva invece fare fronte all'incremento degli iscritti.

    Ricetta: Adesso che si apriranno spazi enormi negli organici, bisognerà travasare organico dal Sud al Centro-Nord.

    https://www.roars.it/online/i-fake-numbers-del-sole-24-ore-e-il-convitato-di-pietra-del-dibattito-sulluniversita/
    ____________
    Avevamo anche dimostrato, dati ufficiali alla mano, che, a parte il calo complessivo del 16% della docenza, gli altri numeri erano sbagliati, a volte addirittura nel segno. Per esempio, non era vero che gli studenti erano cresciuti dell’8,6%, ma erano calati del 9,4%. Per i dettagli si veda:
    Non è però che Trovati fosse così originale (a parte i numeri senza aggancio con la realtà), dato che usava la chiave di lettura fornita da Anvur. A tale proposito, vale la pena di riportare anche il nostro commento di alcuni estratti del Rapporto biennale Anvur del 2016:
    ___________

    Prima di proseguire, vale la pena di soffermarsi sul commento a pagina 373 del rapporto Anvur:

    Se si considera il numero dei docenti rispetto a quello degli iscritti, in particolare, rispetto al sottoinsieme degli iscritti regolari (definizione alla base del calcolo del costo standard), gli andamenti descritti appaiono in modo più evidente: - gli atenei del Mezzogiorno hanno tendenzialmente meno docenti a disposizione rispetto agli studenti regolari, ma è in atto un processo di convergenza facilitato dal calo degli studenti;

    Traduzione. Al Sud avranno anche meno docenti per studenti, ma non è un problema. È in atto un processo di convergenza facilitato dal fatto che tra i giovani meridionali [vedi grafico sotto] la percentuale di immatricolati su maturi, dopo aver dato qualche timido segno di salita, a partire dal 2011 si è assestata sotto il 50%, seguendo - ma peggiorato - un trend nazionale di decrescita. A chi nasce al Sud vengono date meno opportunità di andare all'università ed è giusto che le risorse di docenza si adeguino a questa disuguaglianza di diritti.




    […]

    Ci sia consentita una seconda digressione per segnalare il commento che nel rapporto Anvur segue la tabella:

    Il calo delle iscrizioni ha interessato prevalentemente il Mezzogiorno, dove tuttavia il numero degli iscritti aveva registrato l’incremento più elevato nella fase di ascesa

    Traduzione. È vero che c’è stato un crollo delle iscrizioni nel Mezzogiorno, ma in precedenza avevano alzato un po' troppo la testa ("l’incremento più elevato"). Il calo non è così grave: sono solo tornati al loro livello fisiologico di sottosviluppo.

    Un'interpretazione esagerata? Può darsi, ma sempre a proposito del Meridione sarà bene ricordare quello che aveva dichiarato in pubblico Daniele Checchi, componente del consiglio direttivo dell'Agenzia:

    visto che non può uccidere i docenti inattivi che sono presenti nelle università del Sud e rimpiazzarli con docenti nuovi freschi […] uno può anche dire: “al Sud basta facoltà di Giurisprudenza” con rispetto ai colleghi eventualmente presenti che siano laureati in Giurisprudenza in università del Sud. Perché è un input produttivo che non serve, non serve a quella regione lì. E quindi uno dice: “chiudo dei corsi, li chiudo d’autorità, sposto il personale da altre parti perché invece voglio promuovere degli altri corsi”



  5. A me risulta che l’attuale distribuzione del FFO sia stata fatta con il tasso di perequazione approvato dal precedente Governo. Inoltre mi risulta che l’attuale tasso di perequazione sia 6.5% (regioni meridionali) e 6.5% ( collegamenti) pari a un 13% complessivo teorico (credo il più alto tasso di perequazione mai avuto). Inoltre il dato drammatico relativo al basso numero di laureati residenti nelle nostre regioni meridionali nella fascia 30-34 anni non sarà causato dalle basse prospettive di occupazione (che spingono i giovani laureati ad emigrare e i giovani studenti ad immatricolarsi al Nord) piuttosto che dal numero di docenti presenti? Infine la maggior forza di Governo attuale è il Movimento 5 Stelle che mi sembra molto baricentrato sul Sud. Sarebbe veramente tafazziano che il Sud non venisse tutelato da quesa forza politica.

  6. Devo dire che i comunicati stampa del MIUR sono sorprendenti. Danno l’impressione che l’assegnazioni dei punti organico seguano una logica volta a penalizzare gli atenei meno virtuosi dal punto di vista finanziario. In realtà dalla tabella dettagliata del MIUR in cui è descritto l’algoritmo di assegnazione, si vede che la parte premiale è totalmente slegata dai pensionamenti avvenuti in ogni università. L’algoritmo di assegnazione penalizza quindi le università con più pensionamenti (non assicurando il turn over) e favorisce le università senza pensionamenti (che hanno un’esigenza meno impellente di nuovi ingressi) .
    Dai comunicati stampa del MIUR mi sembra che al ministero non abbiano coscienza dell’argoritmo usato e delle motivazioni che hanno portato alla definizione di questo algoritmo

  7. Queste assegnazioni sono relative ai dati 2017 e sono stati utilizzati gli algoritmi stabiliti dal precedente Governo sulla base dei dati al 31-12-2017 (e quindi non è corretto usare i dati relativi al 31-12-2018) che sono quelli riportati correttamente nell’intervento di De Nicolao. Per quel che so il tasso di perequazione è stato aumentato da questo Governo e portato al 6,5 + 6,5 e sarà applicato per la prossima assegnazione di punti organico. Che il PD volesse portare la perequazioneal 10% mi fa piacere saperlo. Peccato che non l’abbia fatto né con il Governo Letta, né con il Governo Renzi e né con il Governo Gentiloni ed che abbia aspettato di proporlo solo all’ultimo quando era certo il suo disastro elettorale.

  8. Scusate io non ho tutti i dati tecnici, ma mi pare che accusare il Prof. G. Valditara dell’ attuale ripartizione del FFO, fatta invece prevalentemente dal precedente governo, sia un po’ pretestuoso. Il Prof. G. Valditara e’ a Capo del Dipartimento Universita’ del MIUR da poche settimane, io lo lascerei lavorare in pace e giudicherei il suo operato semmai piu’ avanti.
    A me risulta che con l’attuale governo, il tasso di perequazione con cui viene distribuito l’ FFO, sia passato dal 4% al 13% ( 6.5% per le regioni meridionali e 6.5% per i collegamenti): certo, anche il precedente governo PD voleva alzare il coefficiente di perequazione del FFO, peccato pero’ che l’ abbia detto quando stava per perdere il potere e non l’ abbia fatto nei lunghi anni in cui ha governato.
    Inoltre non credo proprio che il Movimento 5 Stelle tratti male gli Atenei del Sud d’ Italia, i cui docenti ben conosco ed apprezzo, in quanto sono stati miei colleghi per anni.

    • I Punti Organico si chiamano così perché definiscono l’organico. Con un turnover <100% un ateneo deve “dimagrire”, ovvero non può rimpiazzare i pensionamenti. Il DM travasa un pezzo di università dal Sud al Nord. Dalle analisi coordinate da G. Viesti (un volume di 400 pagine, Università in declino) è ormai chiaro che nell’ultimo decennio è stata ridimensionata l’università italiana in modo selettivo: più al Sud che al Nord. Dato che si partiva già da una situazione sottodimensionata, l’impatto sistemico al Sud finisce per compromettere le prospettive civili ed economiche di interi territori. A fronte di questi dati, continuare a travasare organico è una scelta politica difficilmente mascherabile dietro marchingegni tecnici che, per di più, sono pure sgangherati (è incomprensibile che Napoli Federico II, più virtuosa di Udine, abbia un turnover al 83% contro il 113% di Udine).
      _________
      Cinzia Bisi: “Il Prof. G. Valditara e’ a Capo del Dipartimento Universita’ del MIUR da poche settimane, io lo lascerei lavorare in pace e giudicherei il suo operato semmai piu’ avanti.”
      _________

      “la sua [di Valditara] nomina è passata per il consiglio dei ministri dello scorso 13 settembre”
      http://scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2018-09-24/per-valditara-pronta-regia-dell-universita-miur-205424.php?uuid=AEqf806F
      ___________
      In ogni caso, non darei per scontato che vada attribuita a Valditara la paternità politica del provvedimento. Nel momento in cui il DM è stato contestato, fonti interne al MIUR riesumano gli atenei “sull’orlo del fallimento, ‘stipendifici’ non più in condizioni di fare ricerca”. Un punto di vista antitetico quello di Valditara che pochi giorni prima twittava “il sistema universitario italiano è ora un sistema sano, oso dire tra i più sano della pubblica amministrazione italiana […] Il riferimento alla ritrovata solidità finanziaria era chiarissimo nel mio intervento”.
      Ricordiamo anche che è stato Valditara a dichiarare:
      _____________
      “mi fa piacere di fronte al presidente di Confindustria Boccia citare come esempi virtuosi di un serio risanamento l’Università di Napoli Federico II e l’Università di Salerno”
      https://www.roars.it/online/valditara-occorre-una-grande-strategia-sulla-ricerca/
      _____________
      A fronte di Napoli Federico II che perde 25 punti organico (entro un contesto giustificato dal MIUR con l’argomento del fallimento economico e degli stipendifici), sembra impossibile che Valditara abbia condiviso la scelta politica di punire proprio uno degli atenei che citava come esempi virtuosi. Verrebbe da pensare che, nel suo ruolo tecnico, abbia dovuto subire una scelta politica che gli è stata imposta.
      Altrettanto se non più difficile la posizione del vice-Ministro Fioramonti, anche alla luce delle critiche sui punti organico che M5S aveva manifestato nella precedente legislatura. Dobbiamo concludere che anche Fioramonti è di fatto esautorato nelle decisioni che contano?
      Nasce spontanea la domanda: chi comanda davvero al MIUR? E anche: quale programma si vuole seguire? Non risulta che il travaso di organico da Sud a Nord fosse previsto nel Contratto di governo. Sembra di essere ancora ai tempi di Renzi.

  9. “Queste assegnazioni sono relative ai dati 2017 e sono stati utilizzati gli algoritmi stabiliti dal precedente Governo sulla base dei dati al 31-12-2017”

    No, sono stati utilizzati gli algoritmi usati da QUESTO Governo, varati con un DPCM a firma Conte del 28/12/2018

    “Per quel che so il tasso di perequazione è stato aumentato da questo Governo e portato al 6,5 + 6,5 e sarà applicato per la prossima assegnazione di punti organico”

    No. La perequazione non viene usata per la ripartizione dei punti organico. Viene usata per il costo standard e non è un regalo di questo o quel Governo, è semplicemente un principio sancito nella legge istitutiva del costo standard, la cui prima attuazione fu bocciata dalla Corte Costituzionale. In seguito alla sentenza della Corte, il Governo Gentiloni ha ri-normato la materia col decreto-legge 91/2017. Nel nuovo costo standard veniva prevista una perequazione sulla base del reddito degli studenti degli atenei, che è quella a cui ci si riferiva. L’altra perequazione, quella sulle difficoltà nei trasporti, evidentemente poco c’entra con le tasse degli studenti.
    Nella relazione tecnica al decreto-legge (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/0/1028046/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-reltec_reltec1), il MIUR aveva effettuato i calcoli ponendo tale coefficiente perequativo al 10%. Lo stesso numero (10%) veniva mostrato ai senatori in Commissione dai tecnici MIUR in sede di discussione parlamentare per la conversione in legge. Cambio di governo e … quando esce il DM attuativo (a firma Bussetti), il 10% diventa il 6,5%.

    (Rimarchiamo ancora: stiamo parlando del 6,5% del 22% … cioè l’1,4% del FFO)

    Tra l’altro come spiegato in questo articolo

    http://scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2018-09-24/atenei-meno-iscritti-favoriti-nuovo-costo-standard-152132.php?uuid=AEHsel6F

    tale perequazione poco può fare rispetto alle gravi sviste del nuovo costo standard

    “il 6.5% per le regioni meridionali”

    No. La perequazione sui redditi si applica a tutti gli atenei di tutte le regioni.

  10. La Figura 3.2 mostrata in un commento di G. De Nicolao mi sembra ponga la parola FINE ad ogni speculazione ‘sociologica’ sulla dicotomia Nord-Sud. QUALUNQUE affermazione si faccia sul SUD vs. NORD, o NORD vs SUD, positiva o negativa che sia per uno dei due termini, e che abbia carattere GENERALE, è certamente falsa fintantoché colui che la fa non spiega anche come mai il divario delle immatricolazioni al sud rispetto alla media nazionale cresce solo a partire dal 2007, mentre prima questo divario non c’è. A meno di non voler dire stupidaggini, occorre dare una risposta alla domanda ineludibile posta dalla Fig. 3.4: che cosa è successo nel 2007?
    ____

  11. Rileggo con interesse questa sequela di commenti. In generale mi sembrano calzanti quelli di chi, come Raffaele Fiume, esorta a lasciar lavorare una persona competente come Valditara. Bisogna altresì ribadire che è in tutte le statistiche non solo nazionali, ma anche internazionali che si contano gli studenti in corso, e non quelli fuori-corso

    • L’appello a non disturbare il manovratore, è da quando abbiamo fondato ROARS che ritorna ciclicamente. Legittimo. Ma l’affermazione che “in tutte le statistiche non solo nazionali, ma anche internazionali che si contano gli studenti in corso, e non quelli fuori-corso” è semplicemente e senza appello FALSA. Basta scorrere una qualsiasi edizione di EAG di OECD.

    • EAG sta per:
      __________
      “Education at a Glance: OECD Indicators is the authoritative source for information on the state of education around the world. It provides data on the structure, finances and performance of education systems in OECD and partner countries. With more than 100 charts and tables, Education at a Glance 2018 imparts key information on the output of educational institutions, the impact of learning across countries, and worldwide access, participation and progression in education. It also investigates the financial resources invested in education, as well as teachers, the learning environment and the organisation of schools.” http://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/
      ____________
      (definizione OCSE un po’ autocelebrativa, ma era per rendere l’idea dei contenuti)

  12. m Il punto non è la linea di questo o quel dirigente ma la linea decisa dal governo. Come appare chiaro dai dati forniti da De Nicolao, continua lo spostamento di risorse da Sud verso Nord e non esiste alcuna indicazione politica di inversione delle tendenza. È irrilevante il fatto che i parametri siano quelli del vecchio o del nuovo governo, poiché la volontá politica é quella di conservare la sostanza dell’ impianto. Come sottolineato da molti questo prefigura un sistema universitario al Sud di tipo subalterno, che si occupa di una formazione universitaria non qualificata, per poi spingere gli studenti che desiderino una formazione più avanzata e/o più qualificata verso le università del Nord. Rimane poi da investigare cosa accadrà dopo l’autonomia delle quattro regioni del nord, ma non escluderei che la continuità con alcune politiche precedenti vada letta anche nella volontà di prefigurare gli assetti che verranno fuori dopolo i decreti attuativi sulla autonomia.
    Nei commenti vedo attribuire una soggettività politica alla dirigenza MIUR, mi spiace ma non è così, la scelta del capo dipartimento è perfettamente organica all’ area politica del ministro. È stato scelto perché ha una esperienza che nasce dalla sua passata attività parlamentare e perché è sicuramente la persona più qualificata espressa da quell’ area politica. Gli altri dirigenti non fanno politica autonomamente ma eseguono le direttive ricevute. In tutto ciò cosa fa il M5S? Direi ben poco, perché é evidente che nella ripartizione delle sfere di influenza il MIUR appartiene alla Lega. Il viceministro 5S non ha alcuno strumento di intervento reale sul funzionamento della macchina ministeriale.

  13. Premesso che un barbone che vive sotto i ponti, ha una ‘strabilità finanziaria’ impeccabile: il suo bilancio è in perfetto pareggio: entrate=0.0, uscite=0.0. Non ha debiti. come interpretare l’esultanza per la ‘ritrovata stabilità finanziaria’ dell’Università?

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