La recente comunicazione del Coordinatore della VQR sul sito dell’ANVUR relativa al caricamento dei PDF crea senza dubbio molta confusione non solo nei singoli ricercatori, ma anche nelle strutture (i soggetti valutati nell’esercizio VQR) che dovranno andare a certificare e validare l’operato dei ricercatori.


La procedura prevede che i ricercatori oltre a caricare sul sito predisposto i dati bibliografici delle pubblicazioni scelte e indicarne un ordine di priorità, carichino anche il pdf dei lavori stessi. La versione prevista non deve però essere una versione precedente a quella editoriale (versione già presente ad esempio in alcuni degli archivi istituzionali italiani), ma quella finale, pubblicata dall’editore.
A questo punto si crea una prima differenziazione fra monografie ed altre tipologie di lavori. Per le monografie infatti Anvur ha concordato con AIE (Associazione Italiana Editori) che i file vengano caricati direttamente dagli editori sul sito della VQR. Non tutti i PDF però, solo quelli degli editori che hanno aderito all’accordo (la lista degli editori ad oggi non è ancora disponibile quindi, anche volendo cercare di anticipare i tempi e pur avendo la lettera di richiesta di ANVUR, gli autori non sanno a quali editori dovranno rivolgersi direttamente).
Per gli editori che hanno aderito all’accordo il ricercatore arrivato alla fase di caricamento del PDF chiederà tramite apposito bottone all’editore di farlo al suo posto. L’editore caricherà il file e il ricercatore avrà la possibilità di controllare a che punto è l’operazione. Quando la struttura dovrà poi chiudere e validare i dati inseriti dai ricercatori, a tale PDF presumibilmente non potrà accedere, vale a dire certificherà un invio di dati il cui elemento fondamentale per il giudizio dei revisori non potrà essere controllato.

E se il file caricato fosse sbagliato? E se il file caricato non si aprisse?

Una volta che la lista degli editori che aderiscono all’accordo sarà stata pubblicata, per gli editori non presenti si dovrà richiedere tramite apposito modulo predisposto dall’ANVUR il PDF della pubblicazione che si intende presentare, o il permesso di utilizzo del PDF qualora l’autore lo possegga di già, o il permesso di fare una scansione (solo per le monografie in caso di indisponibilità dei PDF).

Per gli articoli gli autori dovranno garantire di avere da parte dell’editore il permesso di utilizzo ai fini della valutazione. I contratti con gli editori stranieri sottoscritti in maniera consortile dagli Atenei italiani non prevedono esplicitamente l’utilizzo per questo fine ma un generico “The Authorized Users may: Transmit Excerpts to other Authorized Users and to third party colleagues for their scholarly or research use” (tratto dal contratto con Elsevier).

Potremmo intendere dunque la presentazione per l’esercizio di valutazione come un utilizzo a fini accademici  o di ricerca. Per gli editori italiani di cui spesso gli atenei sottoscrivono pacchetti di titoli (pensiamo ad Angeli o Il Mulino) la cosa risulta meno chiara, per cui forse sarà necessario richiedere autorizzazione anche per gli articoli.

Mentre molti articoli potranno essere recuperati direttamente dagli autori dai siti degli atenei che sottoscrivono gli abbonamenti online, per i saggi la cosa è un po’ differente. In questo caso dovrà essere inviata richiesta all’editore per avere il PDF e aspettare/sperare che questo risponda in tempi accettabili.
E ora mettiamoci nei panni delle strutture che dovranno validare i dati. Quando andranno a controllare le registrazioni bibliografiche dovranno cercare di capire se l’autore ha chiesto il PDF all’editore tramite bottone interno alla procedura o in maniera diretta, se e quale risposta l’autore ha ricevuto, se l’autore ha caricato il pdf senza chiedere all’editore, o per quale motivo non lo ha caricato.

E mettiamoci nei panni di uno stato che finanzia la ricerca nazionale. Lo stato paga i ricercatori per fare ricerca, li paga anche nel loro ruolo di reviewer e di certificatori della ricerca svolta dai colleghi, spesso, in alcune aree, paga anche (in parte) per la pubblicazione dei lavori di ricerca, poi paga in termini di abbonamenti online o cartacei perché i ricercatori possano accedere alla ricerca svolta dai colleghi.

E infine, una volta che riesce ad avere all’interno di un database rigorosamente chiuso tutti i prodotti migliori della ricerca italiana (un piccolo tesoro per chi volesse fare ad esempio analisi testuali o altri tipi di ricerche più approfondite) pagati più e più volte, si impegna con accordo formale a distruggerne i file dopo la valutazione.

Pensiamo alle migliaia di file in PDF che dovranno essere caricati. Al tempo che dovrà essere dedicato dai ricercatori per riuscire ad avere risposta dagli editori i quali potrebbero comunque decidere di cedere i file a titolo oneroso,  ai limiti di pesantezza imposti dal programma predisposto da Cineca per cui non è detto che il caricamento funzioni al primo colpo, alla difficoltà di ottenere capitoli di libro o monografie pubblicate all’estero, il tutto in 3 mesi.

Quale costo avrà questa parte della VQR in termini di tempo e di denaro per i ricercatori e per gli uffici che dovranno coordinare tutto questo lavoro di recupero e caricamento dei file?
Si potevano fare le cose diversamente? Forse sì.

Le misure di protezione previste per i PDF sembrano voler vedere nei ricercatori o nei valutatori dei possibili pirati informatici, quando stiamo parlando di un esercizio di valutazione nazionale, una questione seria che certamente tutti i ricercatori affronteranno seriamente.

Forse si poteva cercare di non farla diventare un percorso ad ostacoli. Forse si potevano accettare versioni diverse da quelle pubblicate, versioni più facilmente in possesso dei ricercatori, o di potevano prendere altri accordi con gli editori, o fare un accordo che li comprendesse tutti.

In ogni caso, conviene che i ricercatori italiani per il futuro quando sottoscrivono i contratti di edizione si ricordino di farsi inviare la copia finale del loro lavoro in formato elettronico da poter utilizzare per eventuali campagne di valutazione.

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