Qui la tabella dell Fondo di Finanziamento Ordinario per il 2011:

FFO 2011

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1 commento

  1. http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=19215

    Bari. Le riflessioni del delegato del rettore del Politecnico su burocrazia ed assunzioni in Università

    Di Michele Ciavarella*

    BARI – Sono uscite sul sito del Ministero dell’Università le nuove classifiche di virtuosità su cui viene assegnato una parte (premiale) del Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO), che vuol dire in sostanza la dotazione su cui pagare stipendi e altre voci ordinarie che non si possono caricare altrimenti. Da qualche tempo, il FFO ha acquisito fondamentale importanza nel funzionamento delle stesse, dato che in moltissimi casi, viene quasi interamente utilizzato per pagare gli stipendi (una soglia del 90% ha finora limitato la possibilità di assumere nuovo personale). E ancora di più dovrebbe essere in futuro, leggendo nella famosa lettera del Governo Berlusconi alla Commissione Europa in 39 punti che si intende procedere al passaggio dal finanziamento universitario basato sulle “serie storiche” (in realtà già non più in uso dal 1993), a un finanziamento interamente basato sul merito nei prossimi 5-7 anni, esaltando l’effetto anche mediatico che ha ottenuto quanto fatto dal 2009 con solo il 7% (poi il 10%, e il 12%) di tale fondo. Non mi soffermo sulla singolare concentrazione di tutte le Università virtuose con quelle del Nord, che pure salta all’occhio e preoccupa, e di cui i rettori del Sud parleranno, penso. Parliamo più in generale.

    E` chiaro che, con fondo premiale intorno al 12% e oltre, molte Università avranno il bilancio in rosso, a meno di non poter pagare stipendi con altri fondi, come mi pare ha chiesto di fare la ricca Trento. Raggiungere addirittura il 100%, appare incompatibile con un regime di contratti a tempo indeterminato, a meno che non si cominci a mettere in mobilità il personale tecnico e docente delle Università. Questo, per quanto se ne dica, non è successo nemmeno in Inghilterra, se non in casi davvero sporadici, dove in realtà si è usato il più sano meccanismo del prepensionamento agevolato.

    Sarebbe utile definire in anticipo un livello realistico di questa percentuale premiale, e dei criteri con cui la stessa è assegnata. Di transitorio, come il Ministro Profumo almeno dichiara ai giornali, l’Università davvero non ha bisogno dopo anni di riforme e controriforme. Intanto tuttavia, i parametri “meritocratici”, sono continuamente in variazione, e la enunciazione a posteriori di certi criteri, non dà impressione di serietà, ma solo di voler agevolare qualcuno a scapito di altri, specie quando i criteri sono noti solo contestualmente ai risultati! Non esiste sport al mondo che si possa giocare con queste regole. E non è il caso di far riferimento a noti scandali sportivi in cui le regole venivano di fatto aggirate tra pochi manovratori degli arbitri. Altro che virtuosità. Sarebbe meglio non giocare proprio.

    Se davvero vogliamo ispirarci al sistema inglese del fondo meritocratico (Research Assessment Exercise, che ha ben 5 cicli di 5 anni chiusi, e ora ha cambiato nome in Research Excellence Framework, dando maggiore enfasi all’impatto), allora intanto prendiamo la prima regola dei RAE e RAF: i parametri si definiscono a priori, in largo anticipo ovvero, in modo che le squadre si preparino per il campionato, per quel poco che le squadre Università possono davvero fare oggi in termini di reclutamento.

    Le inglesi assumono con una rapidità elevatissima, i migliori che riescono a trovare nel loro campo rispettivo, offrendo loro non un posto fisso, ma un contratto per 5 anni (guarda caso coincide con il limite temporale del RAE), e quindi dando loro le migliori condizioni per poter assumere giovani e attrezzature e raggiungere gli obiettivi scientifici e di impatto scientifico, che permettano poi al dipartimento di quella Università di vincere nel successivo ciclo di RAE. Da noi tutta questa rapidità non è possibile sinché ci saranno i vincoli di tutti i tipi, lentezze burocratiche, concorsi che ora invece di essere snelliti, sono ridiventati a 2 passaggi, mentre c’è già un arretrato di idonei da anni che attendono di prendere servizio. Quindi da noi un periodo di cinque anni non è nemmeno congruo come in UK. Servirebbe un tempo di 10 anni, almeno. Invece, tutto l’opposto, il tempo per fare piani strategici è per noi dal Ministero ridotto a pochi giorni, o addirittura secondi, quelli che passano dal leggere la parte del decreto che stanzia il FFO, alla parte che ci permette di capire perchè.

    Davvero pochi, nemmeno un rettore Doc Brown della Macchina del Tempo da “Ritorno al Futuro”, potrebbe fare granché.
    Da noi, sebbene siamo abituati dal calcio e dalla Formula 1 che all’inizio del campionato si sanno le regole, e che non si cambiano in corso d’opera, da noi per il finanziamento delle Università, si fa discorso di meritocrazia puramente retorico. Se al MIUR son così convinti dei loro parametri, dicano quali sono le Università migliori allora in anticipo, e facciano una scommessa. Se poi loro perdono, sono loro però che dobbiamo mandare a casa!

    Un giorno, che arriveremo a fissare un percorso davvero virtuoso, fisseremo in modo chiaro trasparente e definito almeno per un congruo periodo di anni (forse 10, per l’Italia), per collegare le scelte strategiche a questi obiettivi, comprese le entrate e promozioni del personale. Attraverso nuovi meccanismi virtuosi a monte e a valle dei concorsi, si premino le Università che fanno le assunzioni più meritevoli subito. Diamo naturalmente alla competizione un senso corretto, considerando la categoria di appartenenza di ognuno (i pesi massimi non con i minimi), e consideriamo i miglioramenti nel tempo, o potremmo premiare Università che stanno peggiorando, più di quanto puniamo quelle che stanno migliorando. Questo genererebbe fiducia, una voglia di guardare alla Università e agli Enti di Ricerca con spirito nuovo, persino da parte degli Italiani all’estero e degli stranieri più brillanti.

    Per altro verso, il sistema delle “serie storiche”, che ad esempio nel sistema tedesco in particolare, continua a funzionare benissimo, non può non rimanere in parte. Non solo finché si vorrà continuare a pagare gli stipendi, ma perché l’Università ha una funzione culturale, che può essere intanto definito dalla “produzione” di laureati, a un costo ragionevole per la società (alcune Università già “producono” laureati ancora di buon livello a costi varie volte inferiori a quello delle Università tedesche).
    Ulteriore proposta, ancora più semplice: se proprio dobbiamo fare le classifiche, perché non utilizzare quelle internazionali già esistenti, magari facendone delle medie, da parte di tanti istituti accreditati? Purtroppo molte università italiane non compaiono nemmeno, o compaiono tra le “altre 500” in fondo alla classifica, tuttavia almeno per quelle che sono riuscite a piazzarsi, un premio va pensato.

    *Politecnico Bari,
    delegato del rettore al Cnr

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