«In arrivo la nuova abilitazione: per gli aspiranti docenti sportello aperto fino al 2017». Questo era il titolo di un articolo apparso il 13 febbraio scorso su Scuola24, secondo cui «L’abilitazione a sportello – con domande che potranno essere presentate in ogni momento – partirà il 1 marzo di quest’anno». Un ottimismo che Roars aveva accolto con scetticismo, motivando puntualmente le incongruenze di quella “annunciazione”. I soliti gufi? Non sembra, se Scuola24 fa marcia indietro scrivendo «Tempi lunghi per la nuova abilitazione, lo “sportello” partirà non prima dell’estate». Ma il ritardo era così imprevedibile? No e vi spieghiamo perché.

Il 13 febbraio, Scuola24 (Sole 24 Ore) aveva annunciato l’arrivo della “nuova abilitazione”. Senza citare una fonte precisa, aveva fatto trapelare alcune indiscrezioni, più o meno comprensibili, sulle modifiche che sarebbero state apportate alle procedure, nonché ai criteri e ai parametri delle abilitazioni scientifiche. “In arrivo la nuova abilitazione” era il titolo dell’articolo, che rassciurava chi temeva dei ritardi rispetto alla scadenza del 28 febbraio:

L’abilitazione a sportello – con domande che potranno essere presentate in ogni momento – partirà il 1 marzo di quest’anno

Su Roars avevamo commentato in dettaglio le indiscrezioni sugli aspetti tecnici, evidenziandone anche alcune incongruenze (Annunciaziò, annunciaziò: la nuova ASN secondo il Sole 24 Ore). Inoltre, avevamo spiegato le ragioni tecniche, ben note agli esperti, che rendevano poco plausibile la data del 1 marzo. Concludevamo osservando che ci sembravano

enigmatiche le ragioni per cui la sconosciuta “gola profonda” ha fatto trapelare queste indiscrezioni, in parte contraddittorie e alquanto ottimistiche sui tempi.

Qualche altra sugosa indiscrezione su quella che lui stesso definiva la “salsiccia del’abilitazione” era venuta negli stessi giorni dal Capo Dipartimento Università del MIUR, Marco Mancini, che pure dava per imminente l’invio del nuovo Decreto Criteri e Parametri a CUN e ANVUR.

Termina il Carnevale e trascorrono alcune settimane di quaresima senza che nulla accada. Ed ecco che Scuola24 fa marcia indietro.

ContrordineContrordine compagni“, verrebbe da scrivere, se non fosse che il termine “compagni” poco si addice al quotidiano di Confindustria. L’ottimismo sulle date è scomparso:

Nessuna accelerazione sulla procedura insomma come sembrava un mese fa, anzi nelle ultime settimane il decollo del decreto «buona scuola» se possibile ha rallentato ancora di più i due decreti sull’abilitazione, uno dei quali potrebbe approdare comunque già al prossimo consiglio dei ministri.

Plausibile o meno che sia l’alibi della «buona scuola», a motivazione dei tempi lunghi vengono addotte le stesse ragioni che aveva sottolineato Roars un mese fa. In particolare, Il DPR 222/2011, ovvero il regolamento per l’ASN, era un Decreto del Presidente della Repubblica ed il nuovo decreto, il cui testo secondo Scuola24 “è già pronto”,  dovrà pertanto passare per il Consiglio dei Ministri. Non solo, ma

dopo il via libera preliminare di Palazzo Chigi, possibile già la prossima settimana, il decreto dovrà incassare il parere delle commissioni Istruzione di Camera e Senato prima di ritronare (sic) in consiglio dei ministri per il varo definitivo. L’iter per il nuovo Dpr rischia insomma di durare come minimo un paio di mesi.

Ancor peggio per

il Dm a cui spetterà il delicato compito di superare le contestate “mediane” in favore di parametri e criteri più equi per valutare i curriculum dei futuri docenti. Il testo non sarebbe ancora stato inviato né all’Anvur né al Cun che – come prevede la riforma della Pa (la legge 114/2014) – devono essere «ascoltati» prima del varo del nuovo decreto che sostituirà il Dm 67/2012 [in realtà Dm 76/2012, NdR].

Tutte tempistiche ben prevedibili anche un mese fa e che avrebbero dovuto indurre ad una maggiore prudenza sulle date anche nel primo articolo. Ammesso che lo scopo principale fosse quello di dare informazioni attendibili.

Più attuali che mai le parole di Mario Ricciardi (Redazione Roars) il quale, un paio di settimana fa, ha sollecitato maggiore trasparenza per un progetto di revisione che sembra svolgersi persino all’oscuro del principale partito di governo:

Bisogna smettere di scrivere le leggi nei retrobottega dei ministeri. Mi sembra preoccupante quello che sta accadendo per l’abilitazione. Circolano voci di progetti di revisione delle regole dell’abilitazione, sui quali, però, non c’è nessun tipo di dibattito pubblico e rispetto ai quali sarebbe interessante sapere se il PD, non dico abbia delle posizioni, ma almeno ne abbia notizia

ASN: «Bisogna smettere di scrivere le leggi nei retrobottega dei ministeri». Intervento di Mario Ricciardi (Roars) a YOUniversity.Lab

 

 

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54 Commenti

  1. capisco le difficolta’ “organizzative”, ma qui c’e’ un’evidente inerzia dell’amministrazione

    ci sono date scritte nelle leggi che non vengono rispettate, questo accade sull’abilitazione da parte del ministero, ma ci sono regolamenti dovuti da anni che atenei non emanano, procedure che atenei iniziano con enorme ritardo e conseguente fretta e approssimazione per finire prima della scadenza (vedi la questione degli incentivi ai docenti), …

    e’ possibile che nessuno paghi per queste inerzie? non
    c’e’ una strada legale (e possibilmente semplice) per combattere l’inerzia amministrativa nel mondo universitario, per fare in modo che i diritti degli interessati al buon funzionamento delle procedure vengano tutelati e i responsabili dell’inerzia vengano in qualche modo sanzionati? spesso, direttamente o indirettamente, queste inerzie causano anche dei danni economici ai singoli (oltre ad ansia, stress, effetti sul rendimento lavorativo, …)

    qualche esperto di giurisprudenza puo’ rispondere?

  2. Mi associo al commento di Vianello:
    attualmente , Marzo 2015, ci sono in giro gli abilitati 2012 e 2013 che possono partecipare ai concorsi ed un certo numero di ricercatori/professori che non possono partecipare perché non è ancora uscita l’abilitazione 2014.

    Questo crea una disparità inaccettabile. Lo spirito dell’abilitazione ha un senso se e solo se è continua (come appunto era scritto nella legge stessa).
    Non è accettabile un buco temporale, in nessun modo.

    E in tutto questo…chi si fa carico del nostro disagio al livello politico-istituzionale?

    Quale rettore è andato a sbattere i pugni sul tavolo del Ministro?

    • Immagino che i rettori stiano cercando di farsi dare almeno l’ffo per far funzionare l’università, visto che l’anno scorso è stato attribuito a esercizio già concluso…

    • Rettori che sbattono pugni sul tavolo ? Qui da noi ? Mai sentito in epoca recente. Usi ad obbedir tacendo. Anche perche’ spesso il dopo-rettore prevede una carriera all’ ombra della politica. Perche’ farsi dei nemici proprio li’ ?
      I pugni sul tavolo dovremmo sbatterli noi docenti. E prima ci convinciamo che nessuno li sbattera’ per noi, meglio sara’.

  3. Oggi si commentava, tra un gruppetto di abilitati 2012 senza santi in paradiso, sul timore che con le prossime tornate si torni ai fasti di un tempo e così tutti quegli idonei che con ASN 2012 e ASN 2013 ce l’hanno fatta (ma che col sistema di una volta mai avrebbero potuto osare) saranno sommersi da una pletora di nuovi idonei… di quelli di una volta coi santi in paradiso…

  4. Non so cosa sia accaduto nel Suo settore, ma Le assicuro che in molti altri è accaduto il contrario: sono stati abilitati solo i candidati “con i santi in paradiso”…non certo quelli privi di coperture “politiche”…

  5. Ma con la piena di abilitati sfornati dalle (due prime e) ultime tornate di abilitazione, che senso ha farne un’altra. A parte qualche associato chiamato col piano straordinario, per quel che ne so di ordinari ne sono stati chiamati pochissimi (e ancora meno in ambito umanistico). Ma che senso ha “vomitare” altri abilitati che non saranno mai chiamati. La nuova abilitazione è un altro gioco eccitante per alcuni divertente per altri e tragico per altri ancora, fatto sulla pelle delle ambizioni (legittime) e delle speranze di tanti che vi partecipano in buona fede. Ormai il governo penso solo alla scuola (che è un bacino elettorale maggiore), abbandonando l’università a una lenta agonia (perché siamo un bacino elettorale di molto inferiore). Ma mi chiedo, in che paese del c… siamo?

  6. Cari tutti, ero asssolutamente certa che la ASN 2.0 non sarebbe partita a marzo e secondo me non partirà nemmeno a giugno. Motivo? Come fare i decreti in modo che non gli arrivino altre migliaia di ricorsi? E’ la motivazione per cui sono stata costretta a fare ricorso (forse qulcuno si ricorda sono quella a cui la commissione ha cambiato SSD, da fisica della terra sono improvvisamente diventata esperta di astri, galassie e buchi ner e non avendo le mediane stellari degli astrofisici mi hanno seccata).Totale ho fatto ricorso l’ho vinto e la nuova commissione mi ha abilitata.
    Ci sono centinaia di ricorsi che da questo mese andranno a sentenza. Volevano accelerare sulla nuova ASN per evitare tutte queste udienze, ma secondo me non sanno come scrivere i decreti per pararsi..le spalle.

    • Per scrivere “bene” i decreti devono aspettare le sentenze. I punti “grossi” erano già stati individuati, vedi eliminazione del commissario straniero e rappresentanza di tutti i SSD. Il problema adesso è riformulare il tutto in modo da far funzionare al procedura. Ad esempio, avere un commissario per SSD potrebbe falsare gli equilibri all’interno del settore concorsuale, soprattutto in quelli dove SSD ce ne sono tanti e diversamente numerosi.
      Dovrebbero fare commissioni a numero variabile, ma ovviamente questo comporta problemi nel sorteggio…

  7. Concordo con Ubi. Ha assolutamente ragione. Mi permetto di non essere d’accordo con green_baron: come che senso ha fare altri abilitati? Ci sono non idonei, estromessi per logiche estranee al merito, che sostengono dipartimenti sia sul piano della didattica che su quello della ricerca…Lei mi sta dicendo che tutte queste persone dovrebbero accontentarsi delle “manifestazioni di gratitudine personale” senza ambire a salti di fascia??? Peraltro con lo stipendio bloccato…Concordo però sulla domanda finale…in che paese siamo?

  8. Non si puo’ fare affidamento su un sistema di selezione che abilita X o Y a secondo della commissione estratta. E’ evidente che chi ha ottenuto l’abilitazione – in molti settori grazie ai famosi santi in paradiso – oggi si senta piu’ protetto se le abilitazioni non partono nuovamente. E lo stesso dicasi dei settori che hanno scelto chi volevano e non vogliono altri abilitati che potrebbero dare fastidio per le chiamate dei loro beniamini. Per ridare credibilità al sistema universitario occorrerebbe invece ricorrere ad un meccanismo di selezione che in base ad alcuni parametri oggettivi (numero di articoli in fascia A, numero di citazioni, h-index etc) in maniera automatica attribuisca l’abilitazione. Poi naturalmente siano le sedi a decidere se e quando chiamare. Troppo difficile da realizzare? Allora godiamoci lo spettacolo delle selezioni ad personam e continuiamo ad aspettare Godot

    • Gli indicatori non distinguono i settori di ricerca. La proposta di abilitare automaticamente è chiaramente improponibile.

    • L’automatismo genera mostri. Tutti farebbero domanda in quei settori con i parametri più bassi. Le pubblicazioni avrebbero 1000 nomi che si auto-citerebbero a vicenda…. Ci vuole comunque un filtro “umano” che verifichi le anomalie e fermi i giochetti (che già ci sono stati).

    • “Ci vuole comunque un filtro “umano” che verifichi le anomalie e fermi i giochetti”
      Mi scusi ma in che mondo vive?????
      No, non mi risponda….
      O, se è in buona fede e lo vuole fare, per carità si vada prima a rileggere un po’ di verbali delle commissioni ASN, si guardi un po’ di statistiche, giochi a cercare un po’ di incroci commissari/abilitati, legga le sentenze TAR e tanto altro ancora.
      Gli indicatori non sono infallibili e devono senza dubbio essere distinti per i differenti settori di ricerca, ma sono l’UNICA speranza per chi ha soltanto pensato a lavorare e far un po’ di ricerca.

  9. Potrebbero partire a fine anno, ma se il ritardo servisse a far meglio dello scempio precedente ben venga. Ne dubito, ma insomma. Comunque se non ci aggiungono anche risorse le nuove abilitazioni servono a poco. Non averla o non trovare il posto credo sia frustrante allo stesso modo.

  10. Certo che anche da qualcuno dei commenti appare chiaro che il concetto di abilitazione come condizione necessaria ma non sufficiente per la carriera e’ difficile da mandar giu’. Esattamente come per le commissioni che hanno scambiato l’ abilitazione per un concorso.
    .
    Finche’ si fara’ l’ equazione abilitaizone == concorso, sara’ difficile mandar giu’ l’ idea che nuove abilitazioni non “portino via posti” a chi e’ gia’ “in fila per una chiamata”. Ma e’ veramente questo il sistema o e’ la proiezione dei propri desideri ?
    .
    In un mondo meritocratico ideale, piu’ abilitati significa maggior margine per pescare tra gli abilitati il candidato migliore per un posto.
    .
    Questo significa che qualcuno (soprattutto gli attuali associati) mettera’ l’ abilitazione in cornice fino all’ eta’ della pensione ?
    .
    Verissimo. E gia’ con gli abilitati della sola prima tornata ASN. Ben svegliati! e benvenuti nel fantastico mondo dell’ Universita’ anvuriana post-Gelmini!

    • L’interpretazione dell’abilitazione come concorso proviene dal miur, non dalle commissioni. Del resto una valutazione su basi relative, come sono le mediane, se non è un concorso è sicuramente una selezione. Anche le raccomandazioni filtrate su roars di limitare gli abilitati entro certe percentuali vanno nella medesima direzione.

    • Lasciando per un momento da parte l’ indifendibile e fantasioso criterio delle mediane, certamente l’ abilitazione e’ selezione. Lo e’ dappertutto esista un meccanismo del genere. Il problema e’ “che tipo di selezione”. Sempre facendo riferimento a Paesi in cui c’e’ un qualche meccanismo del genere e’ un filtro “passa-alto”. Serve solo ad eliminare la parte bassa, ancora non sufficientemente matura o anche solo impresentabile.
      .
      Non e’ cosi’ che ha lavorato la maggior parte delle commissioni ASN. E neanche cosi’ l’ hanno presa i candidati.
      .
      Se l’ interpretazione delle abilitazioni venga dal miur o dalle commissioni, o dagli stessi candidati, si potrebbe discutere a lungo. Ma non e’ il punto centrale. Da dovunque vega questa distorsione, va detto forte e chiaro che un’ abilitazione è per sua natura un traguardo “aperto”. Proprio perhe’ condizione necessaria ma non sufficiente. Se poi per diversi motivi i principali attori di questa farsa italiana, vogliono leggere ASN come “concorso”, liberi di farlo. Siamo pur per qualcosa la patria degli “idonei senza borsa”,o dei “concorsi senza posto”.
      .
      Va tutto bene. Solo che, invece di esser piu’ facile spiegare il sistema italiano ai miei colleghi straneieri, diventa sempre più difficile: la strana internalzionalizzazione “de noantri”.

  11. In realtà non sarebbe solo questione del nuovo, attesissimo, Decreto Criteri e Parametri, ma anche della riorganizzazione dei Settori Concorsuali – SC.
    Dalle ultime modifiche dell’ASN (L. 114/2014) risulta che ai SC devono afferire almeno 20 professori ordinari invece dei 30 precedenti. Pare che ci siano dei SC che nonostante questo rilassamento del criterio minimo non raggiungano la numerosità necessaria, e che quindi ci voglia anche un nuovo decreto sulla rideterminazione dei SC prima dell’indizione della nuova tornata ASN. Tale rideterminazione dovrebbe avvenire sempre su proposta del CUN.
    .
    E’ lunga la messa, per restare in tema.

    • Non ci vuole molto a capire che nessun paese progredito del mondo adotterebbe una procedura automatica di questo genere. Anche se è chiaro che sarebbe molto gradita dalle università telematiche e da circoli accademici locali per dare via libera a candidati il cui CV “formale” può essere adeguato a degli standard automatici (se lo scopo è raggiungerere il numero minimo di bollini citazionali o di fascia A un modo lo si trova), ma che non supererebbero un giudizio di merito.

  12. scusate se le commissioni servissero solo a calcolare, allora sarebbe meno costoso e più sicuro un software!!!! attenzione però alla valutazione della qualità delle medesime pubblicazioni…. questa per fortuna è incalcolabile da un software!!!

  13. In nessun paese progredito del mondo una commissione appella un candidato con un “cambi mestiere” oppure candida un membro esterno di un altro settore, solo per portare due esempi. Questa ASN così com’è non funziona, non ci vuole molto a capirlo, cercare di cambiarla e renderla più oggettiva possibile nelle valutazioni dovrebbe essere il compito di chi governa l’università oggi.

  14. Non posso non notare che sta emergendo la prevedibile posizione degli abilitati “senza santi in paradiso”, che vorrebbero “vincere facile” per mancanza di altri candidati.
    Sarebbe come dire, non facciamo più commissioni di dottorato, tanto il titolo ai dottori di ricerca non serve perchè che sono troppi senza propsettive, o non diamo più la laurea agli studenti dell’ultimo anno perchè ci sono già “troppi” laurati senza lavoro.
    L’abilitazione è un titolo, un riconoscimento, non una preselezione per i posti.

    • In un sistema sano è come dici tu, ma quando vedi persone che nelle tornate 2012 e 2013 erano abbondantemente sotto tutte e tre le mediane e ora, come per incanto, stanno sfornando un lavoro alla settimana con le collaborazioni più disparate, a volte persino cone coresponding autor, un po’ ti preoccupi.
      In un sistema sano i commissari rileverebbero l’anomalia.
      Con l’ASN 2012 gli amici degli amici furono quasi tutti presi in contropiede, con l’ASN 2013 alcuni si organizzarono, ma ora ci sono curriculum che parlano di 2 pubblicazioni in 20 anni fino al 2012 e di 20 tra 2012 e 2014.

    • La gente pubblica di più ? Ma è esattamente quello che prevede il meccanismo delle mediane: l’ assicella si deve alzare sempre di più.
      .
      Sono pubblicazioni “organizzate” ? può darsi, anche se direi che c’erano anche prima. Solo la dimensione numerica sta cambiando. E poi il mondo è bello perché vario e in alcuni casi il corresponding author è quello cui si lascia poco più del lavoro di segreteria.
      .
      Anomalie da rilevare ? Stiamo sempre nella logica di valutare la ricerca un tanto a kilo (di carta). Finché non si esce da questa follia collettiva non si andrà da nessuna parte.

    • Lo dicevo l’altro giorno: il fenomeno del doping editoriale e citazionale sta raggiungendo vette che manco gli anabolizzanti nelle palestre.
      Ho visto spuntare dal nulla cose come 10 articoli l’anno con uno o due autori: neanche restando in laboratorio di notte si possono scrivere 10 lavori l’anno degni di questo nome.
      Ho visto h-index>12 raggiunti con centinaia di autocitazioni in tre anni (2012-2014).
      .
      Questa è la concorrenza con la quale si ha e si avrà a che fare in bandi competitivi (o considerati tali, come l’ASN finora), ma anche nelle future valutazioni della ricerca ad ogni livello, nazionale, di ateneo e dipartimentale.
      Se doparsi diventa la regola che non si vuole seguire, c’è da chiedersi come si potrà sostenere un modello in stile SUA-RD, ad esempio, dove le penalizzazioni potrebbero derivare dal numero di articoli confrontato con la mediana meno la deviazione standard.
      .
      Follia pura, appunto.

    • Due ingiustizie non fanno una giustizia, ma restano due ingiustizie.
      In un sistema normale, si fanno delle regole serie per un sistema sano e si fanno rispettare.
      Se ci sono anomalie, si identificano, si denunciano e i colpevoli pagano.
      Se si parte dal presupposto che tanto il sistema non è sano, che non si può fare niente per risanarlo, ed allora si fa quello che conviene a me (tanto…), non si potrà mai andare da nessuna parte.

    • Il problema del doping si potrebbe arginare elimando le auto-citazioni dal conteggio. Scopus permette di farlo e permette anche di eliminare le autocitazioni dei coautori.
      Un’altra buona pratica sarebbe quella di pesare il numero di autori. Meglio ancora, creare finalmente la famosa anagrafe delle ricerca dove per ciascuna pubblicazione gli autori dichiarano quale è stato il loro contributo, così da evitare che a seconda dei casi ognuno si intesti la maggiore contribuzione.
      Possibili soluzioni ce ne sono, basta voler risolvere i problemi.

    • @Plymouthian: concordo che manca la volontà di risolvee i problemi. Ma è difficile uscirne fuori solo con criteri tecnici. Le citazioni incrociate aggirano le autociazioni e queste ultime non necessariamente sono un male (specie se a continuare a citare e’ un coautore di alta qualita’). Certo si possono immaginare tanti artifici tecnici…
      .
      Ma partiamo dalla situazione reale. L’ anagrafe della ricerca perche’ ancora non e’ stata fatta ? Mancano mezzi all’ anvur ? Non mi sembra. Mi sembra piuttosto che le priorita’ siano altre e quaso qualcosa deve significare.

    • In linea di principio, non sono contraria all’uso delle autocitazioni, ma all’abuso.
      L’autocitazione, in una serie di lavori che hanno continuità di contenuti e temporale, è un richiamare le fasi precedenti del proprio lavoro e, come tale, legittima e appropriata.
      Il problema è quando le citazioni sono quasi solo autocitazioni o quando sono usate a sproposito solo per aumentare un indicatore relativo.
      Questa distinzione si può fare, volendo, esaminando i dati bibliometrici dei candidati nelle banche dati e non usando mai gli indicatori in maniera automatica nelle decisioni.
      L’alternativa è escluderle tout court.
      .
      Sul numero di autori: sono d’accordo.
      .
      Sul fatto che l’abilitazione sia “solo” un titolo sono anche d’accordo. Una volta che il meccanismo sarà collaudato con il consenso delle comunità scientifiche (si spera), ognuno dovrebbe poi anche essere in grado di “autovalutarsi” per capire se partecipare o meno.

    • Pesare col numero di autori è uno dei problemi di maggior difficoltà. Io lavoro in un’ area (fisica) in cui si va dallo standard “matematico” (se sei unico autore bene, altrimenti… chissa’) a quello delle alte energie sperimentali (collaborazioni con migliaia di autori). Passando per lavori a 2,3,4,… firme. Mettere insieme tutte queste modalità in un algoritmo non è assolutamente ovvio. Anche le consuetudini sull’ ordine degli autori cambiano in modo selvaggio per sottoarea o anche solo per fasce di età. E manca ancora in moltissime riviste un’ enunciazione pubblica del ruolo giocato da ogni coautore (per quanto, anche dove vige il sistema, non è sempre facile capire chi ha veramente fatto cosa e che peso dare).
      .
      E così si torna a quello che per me è l’ ovvio: non ci sono pranzi gratis e nenache metodi di valutazione delle pubblicazioni completamente automatici. Se la valutazione deve essere usata non può che passare per la testa di persone competenti del settore che diano il loro *soggettivo* giudizio. In situazioni sane questo basta e avanza. Nei sistemi meno sani e filo-bizantini come il nostro, sarebbe sufficiente mettere dei meccanismi di bonus/malus all’ operato delle commissioni. Sarebbe sufficiente usare un decimo della fantasia che l’anvur ha messo sui meccanismi di accreditamento dei dottorati. Se questo non si vuol fare, ancora una volta, è una responsabilità politica.

    • Specifico che do per scontato che le valutazioni vanno fatte da commissioni competenti e con il cervello acceso.
      Niente di automatico per carità.
      Però ci vuole un insieme di criteri e indicatori oggettivi, con i quali i candidati si possano confrontare e sappiano quindi a cosa puntare per poter essere giudicati abili.
      Ma soprattutto bisogna far capire a tutti, commissari e candidati, che l’abilitazione non è un concorso, quindi non c’è scandalo, anzi è normale amministrazione, se molti abili non vengono poi arruolati.

  15. Non dimenticare che non tutte le commissioni della seconda tornata hanno finito i loro lavori e in più ci sono le commissioni che stanno riesaminando i candidati. Credo che la priorità sia avere dei meccanismi che poi non si inceppino in corso, piuttosto che riprovare finché non viene estratta la commissione giusta.

  16. Possibile che ogni volta la discussione perda di vista il contesto e si parli come se il passato non esistesse.Ma la Path Dependence esiste o no?
    Cerco di riasumere brevemente.Si sono svolte due ASN, costo stimato tra 180 e … milioni di euro che hanno abilitato qualche decina di migliaia di professori di prima e seconda fascia. L’ANVUR per giustificare una spesa annua a bilancio di almeno 10 milioni, di cuinon mi stancherò mai di rieterlo 1.281.000 euro per sette mebri del Consiglio direttivo, che continua a produrre criteri e metodi di valutazione come la SUA RD che non è chiaro a cosa servano, il sospetto è a rendere manifesta l’esistenza di un’agenzia sulla cui utilità è lecito avanzare dubbi. Quanti sono stati gli abilitati che in 18 mesi hanno avuto la possibilità di partecipare a concorsi e quindi ottenere una progressione verticale nella propria carriera o l’incardinamento nell’Università? Da quello che posso ricavare dalle notizie che ho raccolto qualche decina. Il FFO continua a essere insufficiente, tutte le università mostrano bilanci in difficoltà, quando non in rosso, il fondo premiale serve a limitare i buchi e non a premiare i docenti, ne purtroppola ricerca, i fondi per la ricerca non esistono praticamente più. Capisco che esiste una legittima a spirazione a poter concorrere, manon sarebbe il caso di avviare una discussione sullo stato in cui la docenza è precipitata. La Redazione di Roars ci ricorda i dati sui flussi della docenza, sulle immatricolazioni e laureati, sui fondi spesi, sul fatto che ogni progressione orizzontale è bloccata da cinque anni e quella verticale è numericamene inaccettabile.Queste sono condizioni che decretano il collasso di un sistema e forse la discussione dovrebbe ripartire da questa constatazione.

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