Qualche settimana fai mi lamentai dell’esclusione del Journal of Business Ethics dall’elenco delle riviste di Fascia A per l’Abilitazione Scientifica Nazionale (gruppi disciplinari 13/B1-B5, ossia economia aziendale e campi limitrofi). Dall’elenco mancano riviste ancora migliori, come il Journal of Applied Psychology, uno sbocco per i colleghi di Marketing o di Organizzazione aziendale.

Io e gli altri candidati che hanno pubblicato su queste riviste saremo svantaggiati nell’Abilitazione rispetto ai fortunati rivali che hanno pubblicato su Territorio e altre riviste minori entrate in Fascia A chissà come. L’elenco è opera delle menti superiori dell’Anvur.

Casi simili sono accaduti in altri gruppi disciplinari. Un plotone di docenti di Scienza delle Finanze (fra cui l’indimenticato ministro Vincenzo Visco) ha firmato una lettera aperta contro l’uso dell’elenco delle riviste di Fascia A nella valutazione dei candidati. Il plotone cita l’assenza dall’elenco di “molte riviste di alto valore scientifico” e la presenza inspiegabile di riviste oscure o periferiche:

“Aver pubblicato su Inzinerine Ekonomika o Social Science and Medicine garantisce di essere in fascia A. Aver pubblicato su Public Finance Review o su FinanzArchiv o su Economics of Governance o su Journal of Regulatory Economics invece no”.

Per dare l’idea, Inzinerine Ekonomika è una rivista lituana che a quanto pare non ha un processo di peer-review anonima (pdf delle istruzioni per i manoscritti, dove si parla solo di un “giudizio di due esperti”).

Bene, ho una notizia buona e tre notizie cattive.

Quella buona è che l’Anvur ha ascoltato questi gridi di dolore: fra pochi giorni “sarà resa disponibile la procedura per la richiesta di revisione dei giudizi sulle riviste ai fini della Abilitazione scientifica nazionale” (comunicato). La procedura sarà via web e chiederà ai ricorrenti di fornire le informazioni essenziali sulla rivista proposta, i suoi processi di pubblicazione e la sua diffusione.

La prima notizia cattiva è che la revisione si limita all’ingresso di nuove riviste. Nulla è detto della cancellazione di quelle vecchie. Si potrà chiedere di recuperare il Journal of Business Ethics ma non di espellere Territorio o Inzinerine Ekonomika.

La seconda notizia cattiva è che la revisione varrà solo per l’Abilitazione dell’anno prossimo, cui i candidati potranno iscriversi fino al 30 ottobre 2013. Mi direte: era ormai tardi per modificare la lista di quest’anno. Vero. Ma sappiate che, a norma di legge, chi sarà bocciato all’Abilitazione in corso (perché poniamo non gli conteggiano un articolo sul Journal of Business Ethics) sarà escluso dalle Abilitazioni per due anni e non potrà beneficiare subito della revisione dell’elenco.

La terza notizia cattiva è che né io né gli altri candidati potremo chiedere la revisione della lista, perché la procedura è riservata ai “direttori delle riviste”. Costoro “avranno 45 giorni di tempo dalla data di apertura della piattaforma per caricare le richieste di revisione”.

Capite che più una rivista internazionale è prestigiosa, più il suo direttore è indaffarato e meno prende gusto alle grandi Abilitazioni Scientifiche Nazionali di un paese che finisce sulle copertine della stampa per via dei suoi clown. Io posso scrivere al direttore del Journal of Business Ethics pregandolo di aderire alla piattaforma dell’Anvur ma che succede se decide che non vuole immischiarsi nelle strane procedure ministeriali di un paese lontano?

Capite anche – e qui parlo a voi, menti superiori dell’Anvur – che c’è un principio giuridico che assegna ai portatori di interessi legittimi il potere di rivolgersi alla Pubblica Amministrazione perché agisca in modo conforme alle leggi. Ripeto, ai portatori di interessi legittimi. Consultate un manuale di diritto amministrativo o Wikipedia. In un’Abilitazione i portatori di interessi legittimi sono i candidati, non i direttori delle riviste. L’Anvur non può negare ai primi la facoltà di chiedere la revisione delle riviste e concederla ai secondi.

So che volete risparmiarvi lavoro, perché le richieste che giungeranno dalle riviste saranno molte meno di quelle che vi manderebbero i candidati. Ma così proteggerete i privilegiati che hanno scritto sulle intoccabili Territorio o Inzinerine Ekonomika, a scapito dei candidati che hanno scritto su riviste migliori e che ora costringete a implorare cittadini stranieri di aiutarli nei concorsi italiani. E infine vi esporrete ai ricorsi dei candidati bocciati, che si avvarranno della nostra Costituzione:

“Art. 24. Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi”.

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6 Commenti

  1. [ironia e polemica: on]

    Assurdo … soprattutto considerando che da _bioinformatico_ non avrei alcuna difficolta a superare la mediana delle pubblicazioni su riviste di fascia A per _organizzazione aziendale_ (e altri settori concorsuali di economia), visto le mie pubblicazioni sulle riviste Bioinformatics e European Journal of Human Genetics …

    A chi vuole diventare professore di economia, consiglio caldamente di fare ricerca nell’ambito della bioinformatica …

    Una cosa e’ certa: stanno _rivoluzionando_ il mondo della ricerca italiana.

    [ironia e polemica: off]

    Non c’e’ nient’altro da dire che non sia ne’ ironico, ne’ polemico …

  2. Si, le liste di riviste per i settori non bibliometrici sono ormai una barzelletta. Se un merito si può attribuire alla bibliometria è quello di risparmiare questa farsa a una buona metà dell’accademia italiana. Mi piacerebbe però cominciare a leggere qualche critica anche all’operato delle commissioni, visto che i criteri che esse hanno deciso di adottare sono in gran parte pubblici. A me pare che certi settori non bibliometrici stiano considerando le liste di riviste solo se possono servire ad escludere persone sgradite. Ad esempio, una commissione
    “ritiene inoltre che una equilibrata e motivata ponderazione dei criteri e dei parametri possa essere sintetizzata valutando in misura equivalente le pubblicazioni e il possesso dei titoli di cui al comma 4 degli artt. 4 e 5 del DM 76/2012, con specifico riferimento anche agli altri titoli presentati dal candidato”. Tra questi altri titoli figura al primo posto, per diventare ordinario, il “titolo di professore associato e correlata carriera scientifica nell’ambito del settore concorsuale” medesimo. Al secondo posto figura il
    “Coordinamento e responsabilità formalmente assunte in attività didattiche e di tutoraggio nei tre
    livelli della formazione”. E al terzo posto figura “Direzione di attività di ricerca del tipo trasferimento tecnologico e nell’applicazione in termini di innovazione competitiva (anche conto terzi)”. Tutti questi criteri, che poco o nulla hanno a che vedere con la produzione scientifica, avranno importanza almeno pari alle pubblicazioni. Se a questo si aggiunge che qualche commissione “decide che non saranno valutati i lavori in collaborazione qualora non sia possibile evincere l’apporto individuale del candidato” ben si capisce che di fatto, vogliono usare ogni strumento a disposizione per fare quello che pare a loro. Per esempio, se Tizio lavora con Caio e non è conosciuta la percentuale di contribuzione di ciascuno la commissione può decidere di attribuire uno zero ad entrambi. Simpatico, no? Per fare fuori anche quelli che pubblicano da soli basta dire che non sono coerenti con le tematiche del settore concorsuale. Possono dirlo rispetto ai singoli lavori, anche se sono presenti in riviste di fascia A del settore.

  3. Un piccolo commento quasi fuori tema. Questo post e` scritto proprio bene, si capisce tutto, contiene le info necessarie, e` ironico e professionale allo stesso tempo.
    Pero` la terza notizia cattiva fa veramente cadere le braccia.

  4. Ma poi scusate, ormai le commissioni saranno a oltre la metà del lavoro di valutazione. Che si fa si ricomincia da capo? O è l’ennesimo surreale colpo di genio per mandare tutto a monte?

    If bibliometrics is unfair, try not-bibliomtrics…

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