Sono state appena pubblicate le liste di riviste collocate in fascia A, rilevanti per la terza mediana dei settori non bibliometrici:

Riviste area 08 – fascia A

Riviste area 10 – fascia A

Riviste area 11 – fascia A

Riviste area 13 – fascia A

Riviste area 14 – fascia A

Manca la lista dell’area 12 per la quale non era stata pubblicata la terza mediana (per dettagli sulle vicende dell’area 12, si rimanda a: “Mediana che vince, mediana che perde: il gioco delle tre mediane” e “La dodicesima mediana”).

Seguiranno appena possibile piú articolate analisi e commenti circa il penultimo tassello delle abilitazioni nazionali (manca ancora l’elenco delle riviste che hanno carattere di scientificità, rilevante per la seconda mediana dei settori non bibliometrici).

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206 Commenti

  1. And finally…
    Liste molto curiose soprattutto per chi fa storia: una rivista come Journal of European Integration History è in fascia A nell’area 14 e non nella 13 (come se l’integrazione europea non fosse un argomento di economia o storia dell’economia…); manca poi qualsiasi rivista che abbia a che fare col mondo agricolo (sebbene ce ne siano due tra le prime 50 al mondo nella categoria History) e il messaggio è chiaro, scrivere sul settore primario non conta nulla nelle aree non bibliometriche.
    Certo, a fronte di quanto combinato nel calcolo delle mediane, questi sono solo piccoli particolari…

  2. Segnalo una novità che potrebbe essere rilevante per la sorte futura della classificazione in fascia A delle riviste, nei settori non bibliometrici.
    Il TAR Lazio si è pronunciato in sede cautelare sul ricorso dei costituzionalisti.
    L’ordinanza cautelare è consultabile al seguente link:
    http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203/2012/201205857/Provvedimenti/201203142_05.XML
    Come si evince dal testo dell’ordinanza, il TAR ha espressamente pronunciato “ai sensi dell’art. 55 comma 10 del Codice del processo amministrativo”.
    L’art. 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo è così formulato: “Il tribunale amministrativo regionale, in sede cautelare, se ritiene CHE LE ESIGENZE DEL RICORRENTE SIANO APPREZZABILI FAVOREVOLMENTE e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale la data della discussione del ricorso nel merito”.
    Quando il TAR pronuncia un’ordinanza cautelare ai sensi dell’art. 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo, ciò significa che il TAR stesso ritiene che i motivi di ricorso proposti dai ricorrenti appaiono, ad un primo esame, fondati e meritevoli di possibile accoglimento in sede di merito (i giuristi parlano di fumus boni juris).
    Dunque, il TAR ha valutato prima facie fondato in diritto il ricorso dei costituzionalisti.
    Se, invece, lo avesse ritenuto infondato in diritto, avrebbe RIGETTATO l’istanza cautelare scrivendo nell’ordinanza che il ricorso mancava del fumus boni juris.
    Sempre ai sensi del Codice del processo amministrativo, una volta che il TAR abbia valutato positivamente la fondatezza del ricorso, in sede cautelare, può scegliere due strade alternative.
    (i) Il TAR può sospendere immediatamente gli effetti del provvedimento impugnato (il D.M. 76/2012 nel caso di specie), in attesa dell’udienza di merito: tuttavia, il giudice può adottare questo tipo di misura cautelare solo quando i ricorrenti dimostrino di subire un danno, ai propri interessi, talmente grave ed irreparabile da non consentire ai ricorrenti stessi di attendere l’udienza di merito.
    (ii) In alternativa, se il danno lamentato dai ricorrenti non è grave e irreparabile (in sintesi: se i ricorrenti possono aspettare qualche mese senza che i loro interessi siano irreversibilmente pregiudicati), il TAR può fissare in maniera immediata e anticipata l’udienza di merito, per “chiudere” la causa il prima possibile con una sentenza di primo grado (sulla base di una cognizione piena e approfondita della vicenda).
    Il TAR ha scelto in questo caso l’opzione (ii).
    Un’osservazione conclusiva.
    Il MIUR, insieme all’ANVUR, è costituito nel giudizio dinanzi al TAR attraverso l’Avvocatura dello Stato (così risulta dal testo dell’ordinanza). Il MIUR, dunque, ora è legalmente a conoscenza di due fatti importanti: il TAR ha ritenuto “che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili favorevolmente”; la decisione definitiva di primo grado verrà assunta nell’udienza del 23 gennaio 2013.
    In questa situazione, con una simile spada di Damocle che pende sulla vicenda, potrebbe rivelarsi azzardato far celebrare la procedura di abilitazione (obbligando i candidati a presentare le domande entro il 20 novembre, sorteggiando e nominando le Commissioni, facendo iniziare o addirittura concludere le valutazioni di queste ultime) fino al 23 gennaio 2013, per poi scoprire in quella data, ad abilitazioni ormai concluse o quasi, che è tutto da rifare, perché il TAR potrebbe confermare la stessa valutazione di fondatezza del ricorso dei costituzionalisti che ha già sommariamente espresso, seppur in sede cautelare, con l’ordinanza del 5 settembre.
    Insomma, l’ordinanza cautelare costituisce un monito per il MIUR e per l’ANVUR. Volendo semplificare, si può dire che il richiamo all’art. 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo oggettivamente equivale ad affermare, nella sostanza, che “i motivi di ricorso dei costituzionalisti sembrano fondati: si deciderà la questione, con maggiore approfondimento, il 23 gennaio 2013”.
    Il MIUR, se adottasse un atteggiamento ispirato alla prudenza, potrebbe in ipotesi sospendere la procedura o almeno differire i termini di presentazione delle domande (dei commissari e dei candidati) ad una data successiva al 23 gennaio 2013, per attendere la sentenza del TAR e, in questo modo, garantire che non venga svolto nel frattempo un concorso che potrebbe rivelarsi inutile, con spreco di denaro pubblico e con effetti di “beffa”, nel caso che tutto salti ex post, per i partecipanti all’abilitazione.
    Questo periodo di sospensione potrebbe essere utilizzato anche dal MIUR come una buona occasione per correggere alcuni errori presenti nel testo del D.M. 76/2012 (e ripubblicare quest’ultimo, emendato dagli errori, nella Gazzetta Ufficiale), come ad esempio quello segnalato da ROARS secondo cui per partecipare all’abilitazione di seconda fascia si richiede il superamento delle mediane della prima fascia.
    Approfitto, da lettore di ROARS, per ringraziare i responsabili del sito. Il servizio che stanno assicurando alla comunità scientifica, sotto il profilo informativo, è di grande utilità e merita un plauso indipendentemente dalla maggiore o minore condivisibilità, nel merito, delle opinioni liberamente espresse da tutti coloro che si confrontano in questo forum.

  3. Come volevasi dimostrare, gli elenchi sono stati pubblicati 5 minuti dopo che si è saputo che il TAR Lazio non aveva concesso la sospensiva sul ricorso dei costituzionalisti…
    A caldo, noto che nel mio settore, interno all’area 14, l’elenco delle riviste di fascia A risulta COMPLETAMENTE stravolto rispetto a quello della VQR: ergo, qualcosa non torna, uno dei due gruppi di lavoro ha lavorato male e forse qualcuno dovrebbe dimettersi…

  4. Ho appena scritto ad Anvur e Ministero per chiedere delucidazioni sugli elenchi. Nel mio settore (10/L1) mancano riviste internazionali come English Language and Linguistics e Journal of English Linguistcs. Per non dire, poi, di altre riviste quali Cognitive Linguistics che non figura nel settore 10/L1 ma figura in 10/G1. La nota a calce degli elenchi spiega in effetti che “La classificazione è basata sull’elenco delle riviste presenti nel sito docente alla data del 15 luglio su cui risultavano aver pubblicato gli studiosi italiani.” Ma nel mio caso, io ho inserito le mie pubblicazioni sul sito docente ed esse includono appunto le tre riviste citate e, nonostante ciò, esse non compaiono nell’elenco per 10/L1. Ovviamente si potrebbe argomentare (davvero per assurdo) che English Language and Linguistics e Journal of English Linguistics non siano riviste di “serie A” mentre lo sono riviste più “locali”, ma il caso di Cognitive Linguistics non riesco a spiegarlo. O forse non sono stati usati tutti i dati immessi nel sito docente? Come altrimenti spiegare quanto (non) compare negli elenchi?

  5. Si queste liste sono decisamente bizzarre. Uno sguardo veloce mi ha fatto notare che nel settore 14/c2 (processi culturali e comunicativi) c’è QUADERNI FIORENTINI PER LA STORIA DEL PENSIERO GIURIDICO MODERNO (che immagino sia una rivista importantissima ma che “forse” è di area giuridica) mentre manca – tra gli altri – Journal of Communication e una rivista di comunicazione online come information, communication & society è presente SOLO nel settore 14/a2 (scienza politica). Mah…

  6. scusatemi, ma non capisco:
    dando un rapido sguardo all’elenco delle riviste di classe A e alle mediane dei settori non bibliometrici, devo dedurre che tutti gli autori di riviste come Casabella (o anche Domus) possono partecipare alla procedura di abilitazione per professore ordinario in tutta l’area 08? a naso direi che il numero di potenziali candidati mi sembra considerevole.
    E cosa accadrebbe se tutti questi potenziali candidati facessero effettivamente domanda? quanto tempo hanno a disposizione le commissioni per valutare tutte le domande dei candidati?
    E ancora: esistono situazioni analoghe (elevato numero di potenziali candidati) per i settori bibliometrici?

    • di fatto sì. Se prevale la tesi lasca basta avere un articolo in fascia A per passare le mediane e molto probabilmente prendere l’abilitazione da ordinario. Se invece si chiarisce che le mediane vanno eguagliate e bisogna superarne almeno una tutto diventa più serio e giustamente selettivo poichè non basterà il solo articolo di Casabella (ad esempio) ma ci vorranno anche 2 monografie e 19 articoli.

    • mi sembra fuori luogo insistere ancora con la tesi restrittiva quando i “testi” parlano chiaro: basta superare un solo parametro ! Questa cosa dell'”egugliare” non so su cosa si basi. Del resto sarebbe assurdo che, posta mediana 2-14-0,uno che abbia – ad esempio – 3-13-1 non possa accedere.

    • Cito dal documento di accompagnamento delle mediane per settori non bibliometrici “Si ricorda che il criterio è soddisfatto qualora il candidato presenti un valore dell’indicatore superiore (non
      uguale) al valore della mediana.
      Nei settori non bibliometrici è sufficiente che la mediana sia superata in uno dei tre indicatori.
      A questo punto per il settore 08/D1, per esempio, basterebbe avere 0-0-1, cioè un articolo su Domus o Casabella o Aion (e null’altro) per poter partecipare. Si, bisogna aspettarsi tantissimi candidati, ma soprattutto bisogna aspettarsi che le commissioni entrino veramente nel merito del giudizio sulla qualità dei candidati. Altrimenti ci sarebbe una sorta di abilitazione politica tanto al ruolo di PA quanto al ruolo di PO visto che in entrambi i casi la mediana delle riviste in classe A è 0.

    • cadabella e domus non sono inserite nella fascia A :-)
      Il senso della lista A è proprio quello di garantire l’accesso a chi ha anche un solo articolo, però in una rivista prestigiosa

    • però c’è anche il caso di chi ha 4 monografie e svariati articoli, però non ha mai avuto modo di scrivere su una di queste riviste A, e non vedo perchè costui debba essere escluso

    • Scusatemi, la tesi lasca intesa nel senso che chi è sopra la mediana per PO DEVE essere idoneo PO non può essere fondata. Per come la vedo io è un’assurdità.
      Uno può essere sopra la mediana da Po ma non essere maturo per PO: e la maturità scientifica la stabilisce la commissione, non la mediana.
      E la commissione deve soprattutto tener conto dei lavori pubblicati nel periodo 2007-2011: su questo sarebbe opportuno che i lavori usciti nel 2012 siano considerati rilevanti solo per le mediane e non per la idoneità (appunto in funzione deflattiva)

    • per “lasca” e “stretta” non si intende se basti il solo superare le mediane,è evidente che il giudizio finale sull’abilitazione spetta alle commissioni; si intendono due interpretazioni: una secondo la quale basta superare un solo parametro su tre, e un’altra secondo la quale si devono “eguagliare” due parametri e superarne uno. Questa secondo interpretazione è, a mio parere, infondata in quanto in nessun doc. Anvur o ministeriale compare il termine “eguagliare”.

    • La frase “con particolare riferimento” alle pubblicazioni apparse nei 5 anni consecutivi precedenti la data del bando dovrebbe a mio modo di vedere essere intesa nel senso che se un candidato presenta (nell’ambito dei 12/18 lavori) libri o articoli del 2012, questi non dovrebbero avere lo stesso peso, nella valutazione.
      E mi sembra ragionevole: io candidato devo essere disincentivato a scrivere per il concorso, cosa che invece non sarebbe affatto se passasse l’idea e l’intepretazione che l’espressione “con particolare riferimento” (contenuta nel decreto) è mera formula di stile

  7. Dimenticavo: esistono casi molto interessanti e difficilmente spiegabili se non con l’idea di un lavoro molto approssimativo.
    Ad es. per l’abilitazione in Storia Economica in fascia A si trovano moltissime riviste che non hanno nulla a che fare con la materia: a livello teorico chi avesse pubblicato un articolo su “International Marketing Review” o su “Journal of Banking and Finance” oppure su “Transport Review” potrebbe ottenere l’abilitazione…

    • …ma non se avesse pubblicato su Les Annales, su Quaderni storici o sui Mélanges de l’École francaise… È incredibile.

    • A occhio mi sembra che per il settore concorsuale 13/C1 (che comprende i SSD di Storia economica e Storia del pensiero economico) abbiano usato la medesima lista degli altri settori concorsuali “economici”: 13/A1-13/A5).

    • Hanno aggiustato con qualche rivista di storia del pensiero economico (Euroepan journal of the history of economic thought ad esempio) e forse qualcuna di storia economica.

    • Vero Alberto, però fa sorridere che abbiano mantenuto in C1 riviste come Physica D o Physical Review, dove immagino eserciti di colleghi storici abbiano pubblicato! Ed anche armate di economisti, naturalmente!!
      Perché poi solo Physica D è inclusa in area 13 e non le altre “lettere” di Physica? Il criterio “a braccio” dell’ANVUR di inserire in classe A del SSD xyz tutte e sole le riviste che:
      1) siano di classe A in un diverso SSD, e
      2) in base ai dati Cineca, vi abbia pubblicato almeno un docente del SSD xyz
      è infatti un criterio mooooooolto discutibile, per non dir di peggio.
      Tra l’altro questo espediente penalizza enormemente l’area della law and economics (parlo qui pro-domo mea ;-) Mancando del tutto la lista di riviste di classe A giuridiche, un docente di area 13 che avesse pubblicato, che so, su Harvard Law Review (magari! è la rivista #1 mondiale di area 12/Law) un articolo di analisi economica del diritto non potrebbe far valere il suo lavoro come “paper di classe A”, con evidente discriminazione rispetto al collega di area 13 che avesse invece pubblicato su Physica D.
      Paradossalmente, se i due giganti della moderna law and economics avessero scritto in carriera solo il loro paper principale, Ronald Coase passerebbe comunque la mediana ANVUR (lavoro principale sul Journal of Law and Economics, incluso in classe A), ma Guido Calabresi no (lavoro principale su Harvard Law Review). E’ superfluo ogni ulteriore commento…

  8. Il mio settore – la filosofia politica – è molto piccolo. Avevamo inoltre gia analizzato nel dettaglio la lista VQR per le scienze politiche. Sono dunque stata in grado di produrre un’analisi a caldo della nuova classifica, per le sole riviste italiane, qui: http://bfp.sp.unipi.it/btfp/?p=2784

    A me sembra che produrre due classifiche così diverse nel giro di pochi mesi – con passaggi dalla serie C alla A e misteriore sparizioni – mostri semplicemente che queste liste hanno un margine d’arbitrarietà evidente. Non sono entrata, e non voglio entrare nel merito, anche perchè non m’interessa. Io voglio fare liberamente uso pubblico della ragione, non determinare la carriera dei colleghi grazie a un bollo governativo.

    • Cara Maria Chiara,

      sul metodo sono d’accordo con quanto scrivi. Ciò detto, a me pare che siano stati corretti degli errori, ma mi rendo conto che potrei essere accusato di partigianeria perché in alcuni casi si tratta di riviste cui sono legato in quanto membro dei boards.

      Devo aggiungere che non mi spiego l’assenza di “Filosofia politica”.

    • Nel merito, la nuova classifica disegna una geografia accademica più pluralista di quella della vecchia.

      Sono, per esempio, personalmente molto contenta che gli storici delle dottrine politiche, in un settore contiguo al mio, abbiano messo in serie A “Scienza & politica”, ad accesso aperto e con un indice h notevole, che era relegata addirittura in serie C nella classifica VQR.

      Però il problema del metodo rimane decisivo. Per questo sul merito, da adesso in poi, metto sulla mia lingua un grosso bove :-)

    • Come ho detto hai ragione. Tra l’altro, questa nuova lista, sopratutto se risultasse più condivisibile rispetto alla precedente, dovrebbe far riconsiderare seriamente le valutazioni della vqr. Confesso che mi piacerebbe conoscere le ragioni della revisione.

    • Dovrebbe uscire, prima o poi, la lista delle altre riviste considerate “scientifiche” – dunque valevoli per il calcolo della seconda mediana – senza distinzione in fascia B e C.

  9. vedo le liste. E vedo anche che ci sono Annali in fascia A. Ma gli annali erano stati considerati non appartenenti alle riviste scientifiche, giusto? Quindi mi sembra un paradosso che possano passare in fascia A e non possano passare nella seconda mediana.

    “In assenza di segnalazioni da parte delle società scientifiche e di elementi reperibili attraverso la indagine
    diretta, la rivista è stata esclusa.
    Inoltre in alcuni casi sono state escluse pubblicazioni la cui natura scientifica è fuori discussione, in quanto
    promosse da dipartimenti, facoltà, università, accademie, società scientifiche, ma che non sono
    correttamente definibili come riviste in quanto:

    – – mancano di periodicità infra-annuale (es. Annali)”

    • Incredibile vero? L’Italia deve essere un paese di scienziati: sono così tanti che le riviste scientifiche le trovi in edicola invece che in biblioteca… Mentre a quanto pare non sono degne di considerazione Design Studies, Architectural Science Review e un altro centinaio di riviste con decenni di storia pubblicate da T&F, Elsevier, Emerald & Co la cui esistenza pare sconosciuta in Italia.

    • Rispondo a Lilli e am55gio a cui non ho modo di rispondere sopra perchè on mi compare il pulsante “rispondi”.
      Non sto mettendo in dubbio che Casabella e Domus siano delle riviste scientifiche. Anzi, probabilmente lo sono. Il problema è di tutte le altre che potrebbero essere inserite nella classe A e non lo sono. Non solo ma al momento non si sa nemmeno quali siano scientifiche.
      Invece sto mettendo in dubbio la procedura: parlando sempre del settore 08/D1, il “peso” di fare 3 monografie (mediana 1) 13 o 20 articoli o saggi (mediana 2) rispettivamente per PA o PO e 1 articolo su una rivista in classe A non sarà lo stesso?
      Qualcuno potrebbe dare la colpa ai docenti del macrosettore che non possono/vogliono oppure non sono abituati (come volete) a scrivere su tali riviste.
      Potrebbe anche essere, però, che tali docenti pensino che tante riviste (perchè è presente un comitato scientifico internazionale, perchè gli articoli sono sottoposti a procedura di peer review, perchè la rivista esce bilingue italiano/inglese, ecc) siano scientifiche o superscientifiche (classe A) poi scoprendo che non lo sono. E per lo più non capendo perchè non lo siano. E delle riviste on-line cosa diciamo. Ne conosco molte, alcune che hanno i requisiti di cui sopra, ma non mi risulta che siano inserite. Almeno i GEV per le riviste della VQR avevano individuato criteri e parametri numerici oggettivi.

    • Non parliamo della vqr, aveva deciso che in fascia A erano degne di stare solo Casabella e la rivista della libreria Le moniteur di parigi, e nessun altra. La rivista di le moniteur oltretutto non l’avevo mai conosciuta come prestigiosa.

    • Non fraintendermi, non sto lodando i GEV. Sto solo dicendo che erano partiti bene individuando dei criteri a cui era associato un punteggio. Gli intervalli di punteggio davano la classificazione.
      http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/gev_documenti/gev08_allegato.pdf
      Anche in quel caso l’applicazione fu lacunosa ma se non altro ognuno aveva la possibilità di controllare in totale trasparenza. Avrebbero potuto partire da quelli (i criteri e non le liste) e migliorarli (per esempio chiarire il meccanismo della presenza nelle banche dati non contemplabile per le riviste on-line).

    • @ epra,

      Ho visto eccome il documento che mi hai segnalato. E se ci fai caso in fascia 1 in 08/D1 c’è solo Casabella e Le Moniteur Architecture! Sarò io un po’ distratto ma Le Moniteur Architecture non l’avevo mai sentita prima (conosco la libreria parigina Le Moniteur, questo sì). Le Moniteur è più importante di Domus che sta in seconda fascia con l’Arca? L’Arca è uguale a Domus?
      Insomma, qualche passo avanti nell’attuale classificazione si è fatto. Certo, passare da sole due riviste di prima fascia a quasi una ventina nel settore 08/D1 mi sembra un po’ troppo. Ma le cose obiettivamente sono migliorate.

  10. Noto che nell’area 13 mancano alcune riviste definite “eccellenti” dalle società scientifiche e dal censimento VQR. Un caso evidente è il Journal of Business Ethics. Questa rivista ha un H-index tre volte superiore ad altre che sono state inserite adesso in fascia A. La pertinenza del JBE all’area 13 era stata confermata nella VQR. Motivo dell’esclusione?

    • Perché allora Corporate social responsibility and environmental management è incluso nella fascia A se è in classe 3 della VQR? Hanno preso soltanto le classi 3 e 4 della VQR?
      E poi, come si spiega che una rivista che ha 3 volte l’H index di un’altra vada in fascia B o C pur essendo pertinente al settore?

  11. Ci siamo dimenticati dei docenti delle pseudo Università!. Guardatevi l’elenco dei docenti, ordinari e associati, dell’Università (???) Kore di Enna.
    Poi fate un check a caso su scopus, c’è da rabbrividire! Hanno inoltre un numero di ricercatori non confermati de paura! Vogliamo escludere questa eccellenza!
    Link al curriculum di uno di questi geni “http://156.54.111.75/koredocenti/Scheda.aspx?id=52”. Il quale con “Con Decreto n. 625/Ric del 22 Ottobre 2009 il Ministro dell’ Istruzione e della ricerca ha nominato il Prof. G. T. componente del Comitato per il “Riordino della disciplina e snellimento delle procedure per il sostegno della Ricerca Scientifica e Tecnologica per la diffusione delle tecnologie, per la mobilità dei ricercatori. Infine, a seguito di selezione europea, il prof. G. T. risulta iscritto nell’elenco dei consulenti nel campo dei trasporti della UE specializzati sui temi: Economia, Sicurezza, Trasporti Pubblici ed Infrastrutture stradali, ferroviarie ed aeroportuali.”. Non oso andare oltre!

    • hai ragione: non andare oltre. altrimenti scopriresti che nello stesso ateneo c’è chi ha i numeri per poter partecipare all’abilitazione da professore ordinario in un settore concorsuale dell’area 08 superando ampiamente (io leggo con almeno 8) la mediana delle riviste di classe A (non andare a cercare questi numeri su SCOPUS, però… meglio in edicola… ;-).

  12. Vedete uomini di poca fede! Ci è voluta un’eternità, ma alla fine la qualità del lavoro si vede…

    Ho appena finito di scorrere la serie delle riviste relative a filosofia e ancora non credo ai miei occhi. Mancano un’enormità di riviste internazionali molto note, e, tra l’altro, mancano se non sbaglio la totalità delle riviste internazionali che ospitano articoli di fenomenologia!!!
    A prima vista mancano almeno:

    Continental Philosophy Review
    Phenomenology and the Cognitive Sciences
    Philosophy and Phenomenological Research
    Studia Phaenomenologica
    Husserl Studies
    Review of Metaphysics
    Inquiry
    Research in Phenomenology
    Journal of the Philosophy of History
    New Yearbook for Phenomenology and Phenomenological Philosophy

    Sono semplicemente esterrefatto. Sarei veramente curioso di sapere secondo quale logica “Heidegger Studies” è contemplato e “Husserl Studies” no.

    • In effetti non si capisce. Comincia a emergere l’assurdità del metodo delle liste, anche se ogni tanto ce ne sono di fatte meglio.

    • Non è il sistema delle liste a essere assurdo. E’ l’incompetenza di chi le fa. Almeno adesso possiamo capire chi è incompetente e chi non lo è (vedi sotto una prima analisi impressionistica). Se i filosofi morali italiani non sanno o fanno finta di non sapere che Ethics è una delle migliori riviste del mondo, nel loro campo, qualsiasi procedura concorsuale fallirà inesorabilmente. Tu vorresti trovarti chi ha compilato queste liste in una commissione di concorso? Pensi che siano in grado di dare un giudizio dei contenuti dei tuoi articoli affidabile, competente, in linea con gli standard internazionali? Io ho dei serissimi dubbi…

    • La cosa peggiore è che con una lista del genere, francamente, anche sul piano prospettico, passa la voglia di fare lo sforzo di pubblicare a livello internazionale. Viste alcune presenze italiche nella classe A, passare una trafila di un anno (se basta) per pubblicare in una rivista internazionale delle maggiori proprio non vale la pena.

    • Però se ci sono tante omissioni vistose, e ho l’impressione che ce ne siano anche nelle liste fatte non troppo male dal punto di vista degli standard internazionali, forse questo è un segno che il metodo è sbagliato. Poniamo il caso ci sia un candidato all’abilitazione per filosofia morale che ha un saggio pubblicato su “Ethics”. Con il sistema attuale sarà molto più difficile, anche per dei commissari in buona fede, dare il peso adeguato a quella pubblicazione, che compare solo come uno degli “spilli” che il malcapitato ha prodotto nel periodo di riferimento mentre lavorava per la fabbrica italiana del sapere. Se poi non supera le altre mediane sarebbe ancora peggio. Se la procedura era disegnata, come ci dicono i suoi difensori, per dare adeguato riconoscimento a giovani studiosi che pubblicano su riviste top, non mi pare un buon risultato. Much ado about not very much?

    • Concordo con l’ultima affermazione… per chi ha fatto le cose male! Ti posso assicurare (e se sei scettico ti porto anche dei dati oggettivi) che la lista di alcuni SSD non contiene nessuna omissione “eclatante”. Mi spiace citare di nuovo Logica e Filosofia della scienza, non è questione di fare i primi della classe. Semplicemente non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, e riconoscere che ogni strumento dà risultati proporzionali alle capacità di chi lo maneggia!

    • Gli australiani hanno costruito rankings per il loro “research assessment” (la nostra VQR) avendo molto più tempo e ciò nonostante ci sono state tante e tali obiezioni che il sistema è stato abbandonato.

      “There is clear and consistent evidence that the rankings were being deployed inappropriately … in ways that could produce harmful outcomes”
      (Il Ministro Carr, di fronte ad una commissione del Senato Australiano)

      Uno dei motivi per l’abbandono è stato il pericolo che i manager degli atenei indicassero il numero di papers in classe A come criterio per reclutamento/promozioni. È stata considerata una deriva pericolosa ed il sistema dei rankings è stato abbandonato. Il direttore del REF (la VQR britannica) ha sogghignato soddisfatto: avete visto che avevamo ragione a dire che non ci sono i presupposti per questi sistemi automatici?

      David Sweeney: … we are very clear that we do not use our journal impact factors as a proxy measure for assessing quality. Our assessment panels are banned from so doing. That is not a contentious issue at all. […] I think we were very interested to see that in Australia, where they conceived an exercise that was heavily dependent on journal rankings, after carrying out the first exercise, they decided that alternative ways of assessing quality, other than journal rankings, were desirable in what is a very major change for them, which leaves them far more aligned with the way we do things in this country

    • Caro Francesco,

      anche quella di Filosofia politica non è fatta tanto male come ho detto. Anche se devo dire che non mi sono messo a riflettere con calma su quali potrebbero essere le omissioni (tra parentesi, quello della ricerca delle omissioni è un esercizio intellettualmente interessante. Probabilmente ci sono omissioni gravi che noteresti subito e altre meno gravi, ma comunque biasimevoli e distorcenti per l’affidabilità della procedura, che ci metti del tempo per scoprire). Però a questo punto mi sembra che le considerazioni riportate sopra da Giuseppe acquistano un peso ancora maggiore. Se non ricordo male, in uno degli ultimi scambi invitavi ad aspettare le liste prima di giudicare il processo. Ora le abbiamo viste, e non mi pare che sia un bel vedere. Almeno da quello che leggo nei commenti.

      Riguardo alla tua obiezione relativa alle capacità di chi maneggia lo strumento: se nel villaggio nessuno è in grado di guidare l’automobile, forse è meglio lasciare che continuino ad andare a piedi, magari incoraggiandoli un po’ alla volta a scegliere meglio la propria destinazione, piuttosto che costringere tutti a schiantarsi in auto. Ma questo ci porta al problema della responsabilità politica di questo pasticcio.

    • se mi permettete una battuta, in un contesto così sconsolante, forse si tratta di gratitudine: heidegger ha scritto così tanto che in italia almeno una decina di persone sono andate in cattedra con le sue mediane :-D

  13. Journal of business ethics è in fascia 3 sul VQR……ma ci sono altre riviste di ottimo livello, di fascia 3 sul VQR, escluse, tipo Journal of Business finance and accounting per citarne una…..e altre che stavano in fascia 4 ma che sono di basso livello tipo Applied Financial Economics….insomma, in area 13 c’è da aggiustare ancora

  14. Come professore associato di informatica in un piccolo ateneo dominato dall’area 8, ho appena scritto questa nota all’interno di una più ampia comunicazione ai colleghi. Viste le numerose citazioni di Casabella e Domus, credo che possa essere di interesse generale. La mia impressione è che gli esperti di settore ingaggiati dall’Anvur abbiano deciso ampiamente a capocchia.

    — ai docenti e collaboratori di Iuav —-

    L’ANVUR, pur avendone promesso la pubblicazione per la settimana scorsa, ha reso note solo stamattina le liste delle riviste di fascia A per i settori non bibliometrici (area 12 esclusa, per i noti conflitti tra società scientifiche dei giuristi e Anvur). Le liste di fascia B e C non sono ancora note. Quello che auspicavo il 25 agosto si è dimostrato non vero. Cioè, non è vero che in fascia A ci sono solo le riviste che soddisfano i criteri di scientificità internazionalmente condivisi (il più importante essendo la peer review o altro sistema verificabile di controllo qualità). Anzi, alcune delle presenti non soddisfano nemmeno la definizione di Anvur (“Le riviste di classe A sono quelle dotate di ISSN, riconosciute come eccellenti a livello internazionale per il rigore delle procedure di revisione e per la diffusione, stima e impatto nelle comunità degli studiosi del settore, indicati anche dalla presenza delle riviste stesse nelle maggiori banche dati nazionali e internazionali”). In area 8, in particolare, appaiono magazine di ampia diffusione ben noti a tutti i profani (come me) ma non compaiono molti scholarly journal nei quali pubblicano le loro ricerche gli studiosi non italiani. E’ possibile che nessun italiano abbia pubblicato in Design Issues o Design Studies? Il fatto che queste riviste, a mero titolo di esempio, non compaiano nella fascia A può significare che nessun accademico italiano di area 8 ha pubblicato in esse (cosa facilmente falsificabile facendo una ricerca per rivista su u-gov anche all’interno del nostro piccolo ateneo) oppure che saranno presenti in fascia B e C, o addirittura escluse dal novero delle riviste scientifiche (cosa che verificheremo non appena saranno note queste ultime liste). Per l’area 8 è un bell’imbarazzo che sono contento di non condividere.

    Davide Rocchesso

    • Si, scusami. Se ho capito bene nel foglio excel della VQR (versione 11/7/12) la classe finale di assegnazione del JBE è 3 anche se nella cl AIS c’è il valore 2.
      Continuo comunque a non capire. Mi sento di dire che conosco il valore di alcune riviste in ambiti specialistici come la business ethics e la corporate social responsibility. Certo CSR&EM non vale il JBE. Comprendo tutte le possibili analisi bibliometriche del caso, ma non si può giungere ad un risultato del genere. Con tutto il rispetto per CSR&EM che è ISI da appena un anno. Grazie per avermi aiutato a capire. G.

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