In Commissione al Senato è stato approvato il seguente emendamento, con il quale si proroga la durata delle idoneità conseguite ai sensi della legge 210/1998:

 

Proposta di modifica n. 6.14 al DDL n. 1214

6.14

PUGLISI, PAGLIARI, DI GIORGI, IDEM, MARCUCCI, MARTINI, MINEO, TOCCI, ZAVOLI

APPROVATO

Dopo il comma 6 aggiungere il seguente:

«6-bis. La validità delle idoneità conseguite ai sensi della legge 3 luglio 1998, n. 210, è prorogata di due anni dalla data di scadenza del quinto anno dal loro conseguimento».

Apparentemente il Corriere della Sera ha frainteso la notizia attribuendola alle procedure in corso, e ha rilanciato con questo titolo: “Università, l’abilitazione varrà 7 anni. Un emendamento approvato in Senato ne «raddoppia» la durata“.

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13 Commenti

  1. Certo che l’articolo del Corriere è una miniera di errori: oltre alla clamorosa topica di confondere l’idoneità con l’ASN, parla di una “decina” di settori che hanno riaperto in autotutela (mentre sono a oggi 19), ci sono chicche come “Le domande complessive per la I fascia sono state 21.395, di cui 3.850 inoltrate da esterni al sistema universitario, a testimonianza di una procedura aperta a tutte le componenti del mondo scientifico” (???) e, soprattutto, “le commissioni dei settori non bibliometrici (area umanistica e delle scienze sociali per le quali funziona la sola revisione ‘fra pari’)”. Che intendono dire? Non sanno che gli indicatori sono stati calcolati per tutti i settori, o avranno confuso l’ASN con la VQR?
    Non che sia facilissimo avere un’idea precisa di quel che sta accadendo all’università e nell’università, ma almeno se si è ignoranti si potrebbe tacere.

    • caro Fausto, cortesemente rispetta i 210 colleghi idonei dalla tornata concorsuale 2008 che non hanno bisogno di sperare in una chiamata ope legis, avendo vinto regolarmente un concorso con commissioni estratte a livello nazionale. Ci lamentiamo dei giornalisti che confondono idonei e abilitati – almeno noi cerchiamo di essere precisi, e sopratutto rispettosi. Siamo già abbastanza stremati, noi idonei da oltre tre anni su concorsi banditi 6 anni fa, e rimasti schiacchiati per caso tra due pezzi di una riforma continua e sconnessa. grazie.

  2. Per Fausto Proietti,

    Vedo che sei un collega dell’Università di Perugia di recente abilitato ad associato e me ne congratulo. Per questo sono molto colpito dal tuo commento: di tutte le cose che potevi dire hai scelto quella peggiore. Cosa volevi intendere scrivendo ” chissà che delusione per i famosi 210 ideonei che si sentivano già in bocca la chiamata ope legis…”? Da dove viene questo astio? Sembri contento che il governo abbia prorogato il nostro problema, senza risolverlo, o avresti preferito che ci buttassero definitivamente a mare? Bisogna avere rispetto verso i colleghi, anche verso i “famosi 210 idonei”, come tu li definisci. E’ necessario informarsi bene sulle situazioni, prima di emettere sentenze e giudizi, altrimenti, oltre a non farci una bella figura, ci si dimostra anche più superficiale dei giornalisti del corriere che hanno scritto quel trafiletto pieno di imprecisioni.

    Non abbiamo chiesto una “ope legis” come tu la definisci e non ce la sentivamo “già in bocca” come aggiungi usando una espressione poco elegante. Noi chiedevamo e continueremo a chiedere il riconoscimento di un titolo meritato e maturato sul campo. Abbiamo superato dei concorsi con nuove regole definite dal Ministero Gelmini & co, con commissioni estratte a sorte e non costruite ad hoc, dove venivano tenuti in considerazioni parametri di qualità insieme a parametri bibliometrici. Il resoconto della commissione della valutazione comparativa del settore di Genetica dove sono risultato idoneo nel 2010 è pubblico e i miei titoli sono anche quelli pubblici. In quei concorsi erano previsti degli “idonei vincitori” che avrebbero dovuto ricoprire il ruolo di professori prima fascia. Alcuni sono stati chiamati, altri no, a causa del blocco del turnover o per decisioni discutibili degli Atenei che hanno provilegiato alcune aree accademicamente più potenti. Alla scadenza dei cinque anni, l’idoneità sarebbe scaduta ed abbiamo quindi chiesto dei provvedimenti per evitare di aver buttato tempo, fatiche e risorse dello stato. Pensi che sia stata una richiesta scandalosa da condannare o su cui ironizzare?

    Il tuo commento indelicato forse nasce dal fatto che come neo-abilitato ti senti di appartenere alla elite della ricerca italiana, mentre noi “vecchi idonei” per te saremmo dei paria? Purtroppo, dalle notizie che stanno venendo fuori sulla stampa in questi giorni si confermano tutti i limiti ampiamente previsti di queste ASN. Infatti, non sembra proprio che le abilitazioni siano state così selettive come volevano farci credere. A parte la discutibilità dei parametri bibliometrici Anvur, che stanno creando aberrazioni di ogni tipo, come messo in evidenza da Giuseppe De Nicolao e da altri contributi pubblicati su Roars, anche in queste ASN sono emersi scandali vari, con inciuci, nepotismo e familismo, il tutto messo in evidenza dalle valenghe di proteste, denuncie e ricorsi in atto.

    Invece che criticare i colleghi e sogghignare per le disgrazie altrui, mettendosi l’uno contro l’altro, bisognerebbe impegnarsi tutti quanti per abbandonare sistemi facilmente manipolabili dai soliti noti e arrivare ad una valutazione seria e internazionalmente riconosciuta, basata su qualità (e non quantità), etica e responsabilità.

    Saluti,
    Patrizio Dimitri

    • Gentile Patrizio, rispondo a te e alla collega Bartoletti invitando a leggere con un po’ di attenzione i commenti al post di roars già linkato, ossia questo:
      https://www.roars.it/online/i-294-catalani-e-i-210-italiani/ .
      Riassumo anche qui, comunque, quella che è la mia (e non solo la mia, evidentemente) idea in proposito: 1) essere risultati idonei a un concorso di “vecchio tipo” non equivale assolutamente ad aver maturato il diritto alla chiamata (uno solo è l’idoneo che l’Ateneo che ha bandito può chiamare); 2) il meccanismo dei concorsi con doppia idoneità (con un solo budget, si creano due chiamati) è stato a mio avviso del tutto esiziale per l’Università italiana, e ne viviamo ora drammaticamente le conseguenze.
      Ho conseguito l’abilitazione, sì: non mi sognerò mai di pretendere un’ope legis (o un provvedimento “una tantum”, se questa dizione, usata nell’appello dei 210 che avete sottoscritto, vi pare più elegante) che in automatico chiami tutti gli abilitati, e non firmerò nessun appello del genere se qualcuno lo proporrà (e succederà di sicuro, vedrete).
      Cordialmente,
      Fausto Proietti

  3. Caro Proietti, ammesso che il meccanismo della doppia idoneità sia stato esiziale come dici tu, che facciamo dobbiamo scontarlo noi?

    Faccio poi presente che la nostra mancata chiamata è in prima istanza il risultato del blocco del turnover che è stato deciso dal governo Berlusconi associato ai drastici tagli delle risorse agli atenei, una situazione che sta creando tanti problemi anche a molti giovani, credo che tu e altri dovreste cercare di comprendere meglio la situazione.

    Noi abbiamo già fatto un concorso e l’abbiamo vinto, che ti piaccia o no. Le ope legis fatte in Italia e a cui ti riferisci a sproposito sono stati provvedimenti che non prevedevano valutazioni comparative, concorsi o competizioni meritocratiche, ma che promuovevano tutti senza distinzione. Le ope legis sono quelle degli anni 80, quando valanghe di persone sono state assunte, anche chi aveva avuto borse per brevi periodi, quando i tecnici laureati sono stati trasformati in blocco in professori associati e così via. Grazie a quegli interventi si sono intasati gli atenei. E’ quello che sta accadendo nelle ASN in molti settori, dove le commissioni hanno aperto le porte a tutti, abilitando anche chi non aveva i parametri.

    Mentre per i nostri colleghi idonei alla II Fascia nelle stesse mandate concorsuali sono state stanziate rilevanti risorse, noi siamo stati completamente ignorati in questi anni, sebbene il nostro passaggio di fascia comportasse un investimento veramente irrisorio in termini economico-finanziari reali e di punti organico. Noi chiediamo solo un intervento che ristabilisca equità, per evitare una ingiustizia nei nostri confronti, che rappresenterebbe, tra l’altro, uno spreco di fatiche, di energie e di risorse investite nei concorsi di cui siamo risultati vincitori e un’ulteriore penalizzazione per gli Atenei.

    In conclusione, sinceramente non capisco l’accanimento che tu e altri state dimostrando nei nostri confronti.

    • Caro Dimitri, sinceramente sono in completo disaccordo con te. Intervengo un’ultima volta su questo punto per chiarire quanto segue:
      1) Insistere nel dire che si è “vinto un concorso” è fuorviante. Il concorso l’ha vinto chi è stato chiamato dall’Ateneo che ha bandito. Il secondo idoneo ha la possibilità, per un tot numero di anni, di essere a sua volta chiamato; è una possibilità, che fino al 2010 – è vero – è stata una quasi certezza, ma nel 2010 TUTTO è cambiato nell’Università italiana.
      2) Sostenere che “sono state stanziate rilevanti risorse” per i vostri colleghi idonei di II fascia è falso. Le risorse (tutt’altro che ingenti), semmai, sono state stanziate per il cosiddetto “piano straordinario”, che avrebbe dovuto essere riservato ai nuovi abilitati; invece sono state in buona parte dirottate sulle chiamate di idonei.
      3) Chiedendo di adottare un provvedimento “una tantum” per sanare la loro situazione, i firmatari dell’appello chiedono di fatto di essere immessi in ruolo grazie a un atto legislativo. Ovvero, quella che tecnicamente si chiama e si è sempre chiamata “ope legis”.
      4) “nelle ASN in molti settori … le commissioni hanno aperto le porte a tutti”: questo è ASSOLUTAMENTE falso: a oggi, le percentuali di abilitati sono semmai ridicolmente basse – nella mia area, la 14, per fare un esempio siamo ben sotto il 30%; in media poco sopra il 40%, mentre nei Paesi dove l’abilitazione esiste da anni le percentuali sono di gran lunga superiori, attorno al 60-65% almeno. Del resto, l’abilitazione NON garantisce affatto la chiamata automatica da parte degli atenei, ma è semplicemente un titolo che consente di partecipare a concorsi – sempre se ci saranno le risorse per bandirli.
      5) Il concorso con doppia o addirittura tripla idoneità è stato nefasto per l’Università italiana – questa è solo la mia ferma opinione, naturalmente, e non un fatto acclarato e facilmente documentabile come quelli esposti nei punti 1), 2), 3) e 4).
      Per finire, aggiungo che capisco benissimo l’amarezza di chi si è trovato schiacciato tra due diversi sistemi, non potendo beneficiare dei privilegi che il sistema precedente ha garantito a molti. Un’amarezza ancor più grande provano quei giovani e meno giovani che sono rimasti anch’essi schiacciati dal sistema post-Gelmini, e che probabilmente dovranno riununciare ad ogni residua chance di accedere al sistema universitario.
      Personalmente, trovo ragionevole la soluzione-tampone che è stata proposta per voi: l’allungamento della durata dell’idoneità. Avrei, viceversa, trovato semplicemente scandaloso, in un momento come l’attuale, che venisse accettata la vostra proposta di un provvedimento “una tantum”.
      Per finire vi auguro – sinceramente e senza alcuna ironia – di poter presto accedere alle posizioni che avete dimostrato di meritare; ma il contesto è molto, molto difficile, ed è completamente cambiato rispetto al pre-2010: vi invito a prenderne atto.

  4. Caro Proietti, il disaccordo è ricambiato. Ti rispondo entrando nel merito dei vari aspetti da te sollevati.

    1) Ribadisco che gli idonei di quei concorsi hanno superato delle valutazioni comparative ed erano formalmente e sostanzialmente corrispondenti a vincitori, altrimenti quelli sarebbero concorsi privi di vincitori, il che sarebbe un ossimoro amministrativo-burocratico.
    Non dimentichiamo, inoltre, che quei concorsi banditi nel 2008 (ai sensi della legge 3 luglio 1998 n. 210 e successive modificazioni) avevano già subito ben due anni di ritardo perchè la legge Gelmini aveva cambiato le regole, tra queste anche la formazione delle commissioni che venivano estratte a sorte e non più formate ad hoc. E allora si sbandierava questa come una grande novità di trasparenza. Alla fine quei concorsi sono stati espletati tra il 2010 e il 2012, quindi non è vero che TUTTO fosse cambiato nel 2010, come tu sostieni.

    2) E’ falso che TUTTO fosse cambiato dal 2010, anche perchè guardando le chiamate degli idonei Il fascia la realtà ci dice che sono stati chiamati praticamente tutti successivamente al 2010. Nel 2012, alla Sapienza c’è stata una selezione, per modo di dire, che ha promosso più o meno tutti gli idonei di II fascia, anche quelli esterni, che sono stati poi chiamati utilizzando le suddette risorse e ti garantisco che non erano poche. Erano risorse attribuite ad hoc dalla legge Gelmini per le chiamate degli idoeni di seconda fascia dei concorsi banditi nel 2008 e successivamente espletati, visto che quella legge aveva cancellato il ruolo di ricercatore assunti tempo indefinito e quindi bisognava ridurne il più possibile il numero. Perchè le chiamate degli idonei di prima fascia sono state congelate? Perchè questo trattamento differenziale rispetto a queli di II fascia? Il problema nasce anche da lì.

    3) Quello che noi chiediamo è il ristabilimento di una equità che non è stata rispettata.

    4) In certe settori scientifici, vedi BIO13, è passato circa il 70% dei candidati. E comunque non puoi paragonare le nostre abilitazioni con quelle di altri paesi che sono svolte con criteri molto più seri rispetto alla bibliometria automatica e quantitativa dell’Anvur che non necessariamente riconosce autonomia, originalità e contributo dei singoli. Tra l’altro bisogna ragionare su numeri assoluti e non su percentuali, non credo che le abilitazioni negli altri paese abbiano prodotto valanghe di partecipanti allo sbaraglio e migliaia di abilitati, questo è un altro problema che causarerà un vero collasso. Ne riparleremo tra qualche anno.

    5) Il concorso con doppia o addirittura tripla idoneità può avere anche prodotto degli effetti negativi, ovvero chiamate locali di basso profilo, cosa che però accadeva anche prima, ma è ovvio che il problema nel nostro paese non è il meccanismo dei concorsi (commissioni nazionali , locali, due, tre o quattro idoneità ecc ecc), il vero problema cronico è rappresentato dalla gestione dei concorsi che da sempre sono in mano ai soliti noti o alle solite reti accademiche, indipendentemente dal meccanismo. E le abilitazioni non sono affatto esenti da tutto ciò, come si vede dalle proteste e dagli scandali denunciati in questi giorni.

    Sappiamo bene che il contesto dei concorsi è cambiato e non solo quello, ce ne siamo accorti….ma questo non significa che nel ballo dei governi che in Italia cambiano con le stagioni, le istituzioni governative e accademiche debbano dimenticare il pregresso. E’ ingiusto, perchè ne sono responsabili con le loro scelte estemporanee e devono farsene carico, noi non siamo oggetti che si spostano a piacimento. Non si possono sempre cambiare le regole in corsa, stravolgendo gli esiti delle competizioni, danneggiando le persone e pretendere che tutti vivano felici e contenti, zitti e buoni.

    Anche per questo abbiamo chiesto che fosse riconosciuto il nostro ruolo, che fosse risolta questa assurda situazione di stallo, utilizzando per le nostre chiamate una piccola parte di quelle risorse di cui avremmo usufruito in precedenza, se non fossero state cancellate brutalmente e ingiustificatamente per via del blocco del turnover. Consideriamo, poi, che alcuni dei nostri colleghi di sventura sono stati chiamati dai loro atenei, ma per mancanza di budget non sono entrati in servizio.
    In termini di punti organico, come abbiamo già sottolineato, si tratta di numeri minimi che certo non crerebbero il collasso dell’Università italiana.
    La nostra richiesta non è affatto scandaloso come tu dici, ma appare più che lecita, considerando gli eventi imprevedibili che nel tempo ci hanno costretto in questa deprimente condizione.
    La proroga, ammesso che venga concessa, perchè si deve ancora attendera la votazione della Camera, è la solita soluzione all’italiana che rimanda il problema senza risolverlo.

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