ascoltaSiamo in imminenza, almeno per quanto annunciato dal premier Renzi e dalla ministra della pubblica amministrazione, di un’ennesima riforma degli enti pubblici di ricerca italiani. Un evento importante per un pezzo notevole della cultura e anche del progresso (scientifico-tecnologico e, conseguentemente, produttivo e economico) del nostro Paese. Mi ha quindi molto stupito la sostanziale mancanza di dibattito in merito.

Alcuni presidenti di enti hanno espresso una loro posizione, attraverso la lente della loro visione del sistema, ma mancano, ad oggi, spazi di dibattito pubblico dove la comunità scientifica italiana possa esprimere la propria opinione.

Un’altra notevole eccezione, sebbene inquadrata in un contesto istituzionale molto formale, è la lunga indagine della VII Commissione permanente del Senato della Repubblica (Affare n. 235), che ha visto l’audizione dei vertici degli enti di ricerca e di alcune organizzazioni.

Ho pensato allora di lanciare un appello affinché il Governo apra un confronto ampio ed approfondito con il mondo della Ricerca – anche prendendo come base di partenza l’indagine della Commissione cultura del Senato – al quale hanno immediatamente aderito degli autorevoli colleghi.

Ma l’obiettivo principale, per una volta, non è quello di raccogliere 10, 100 o 1000 firme, ma quello di suscitare una discussione pubblica, anche e soprattutto tra i ricercatori, nel tentativo di non piegarci, ancora una volta, all’inevitabile e di far sentire netta e chiara la nostra voce.

Ecco il testo dell’appello:

Il governo Renzi ha intrapreso una strada di riforme nel nostro Paese, con l’intenzione di ammodernarlo e rilanciarne lo sviluppo.

In questo alveo si inserisce la proposta di riformare la Pubblica Amministrazione nel senso di migliorarne l’efficienza, favorire il ricambio generazionale, ripulirla da sacche di malcostume e utilizzare al meglio le risorse pubbliche.

Tutto ciò è giusto e condivisibile dal punto di vista delle intenzioni, si vedrà quale sarà l’implementazione di questo processo.

In questo contesto viene proposta una (ennesima) riforma del sistema della ricerca pubblica, che – ricordiamo – non interessa solo gli enti pubblici di ricerca, ma anche le università e le imprese innovative.

Non è possibile intervenire in un settore non solo così complesso e delicato, ma anche strategico per il futuro dell’Italia, senza coinvolgere a fondo, e a pieno titolo, tutti i soggetti interessati al processo, ed in primis chi è impegnato in prima persona nella ricerca, ovvero la comunità scientifica.

Lanciamo, quindi, un appello al Presidente del Consiglio, alla Ministra IUR, Stefania Giannini, alla Ministra della PA, Maria Anna Madia, al Governo tutto e al Parlamento, perché venga ascoltata la voce dei protagonisti della ricerca italiana (inclusi coloro che sono impegnati temporaneamente all’estero e che potrebbero tornare a dare il loro contributo), così come ha iniziato da tempo la VII Commissione permanente del Senato della Repubblica (Affare n. 235), avviando un processo di consultazione pubblica di ricercatori, professori, realtà produttive, istituzioni coinvolte a vario titolo nella ricerca.

Carlo Bernardini

Giorgio Parisi

Francesco Sylos Labini

Paolo Valente

(ndr: aggiornamento 20.6  Federica de Luca della Rete Ricerca Pubblica aderisce all’appello)

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8 Commenti

  1. Come non condividere questa iniziativa…
    Si discute molto di Anvur, abilitazione scientifica nazionale…. ma senza risorse la rottamazione di 1, 2, 3 generazioni è inevitabile.

    Purtroppo vedo che il ministro Giannini latita, e che certo nel suo campo di competenza tutto procede come o peggio di prima.
    Su la voce.info ho letto che per quanto riguarda il bando SIR dopo 4 mesi non sono state nemmeno nominate le commissioni…
    A parole tutti sono bravi e difendono il futuro della ricerca ma a fatti?

    Intanto me ne vado pure io….il paese perde poco…. ma io ci guadagno.

  2. A proposito di consultazione … non sarebbe il caso: (1) di riaprire il sondaggio sul blog IoNonFaccioNiente ? (2) di pubblicizzarlo maggiormente ? (io me ne ero accorto a cose fatte) ed infine (3) di pubblicare un breakdown delle risposte divise per ente di affiliazione ?

  3. d’accordo, pienamente d’accordo, anche perché, come ormai scrivo nei miei commenti, l’urgenza è rappresentata dai precari della ricerca, intendo dire quelli che hanno un curriculum decennale con tante e significative pubblicazioni, ma che, per giochi di potere non sono riusciti a emergere.

    Quindi, stop con l’ASN, vero fallimento (1000 ricorsi in tante discipline), o istituzione terza fascia (temp. ind.), magari con un decreto legge….se è urgenza, ci vuole decretazione d’urgenza……….oppure piano straordinario reclutamento rtd tipo B, tanti, tantissimi, in cui però il bando non sia personalizzato.

    L’urgenza della ricerca precaria è attualissima, proprio oggi (come suggerito all’interno dei commenti di un altro articolo), viene portato all’attenzione:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/16/universita-ricercatori-a-termine-tutti-fuori-tra-4-anni-rottamazione-al-rovescio/1028691/

    come da me rimarcato, la precarietà è urgenza anche

    a parere della Corte di Giustizia delle comunità europee, dopo che la Corte Costituzionale a rimesso ad essa la questione, per quanto riguarda la scuola, ma sempre di pubblico impiego si tratta e anche dello stesso Ministero, che è il Miur.

    vedere

    http://www.arezzonotizie.it/art_generi/art_attualita/precari-scuola-250-ricorsi-ad-arezzo/

    http://www.statoquotidiano.it/02/06/2014/pantaleo-madia-precari-scuola-stabilizzare/214338

    Grazie, ciao, e fate presto,
    anto

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