L’ultima riforma della scuola è l’apice di un processo pluridecennale che rischia di svuotare sempre più di senso la pratica educativa e che mette in pericolo i fondamenti stessi della scuola pubblica. Certo la scuola va ripensata e riformata, ma non destrutturata e sottoposta ad un processo riduttivo e riduzionista, di cui va smascherata la natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista. La scuola è e deve essere sempre meglio una comunità educativa ed educante. Per questo non può assumere, come propri, modelli produttivistici, forse utili in altri ambiti della società, ma inadeguati all’esigenza di una formazione umana e critica integrale. […] Sette temi per un’idea di Scuola: 1. Conoscenze vs competenze; 2. Innovazione didattica e tecnologie digitali; 3. Lezione vs attività laboratoriale; 4. Scuola e lavoro; 5. Metrica dell’educazione e della ricerca; 6. Valutazione del singolo, valutazione di sistema; 7. Inclusione e dispersione. [..] In virtù di queste considerazioni: 1) Chiediamo un’azione di moratoria su: obbligo dei percorsi di alternanza-scuola lavoro, obbligo di impiego metodologia CLIL (apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera), uso dei dispositivi INVALSI; modifiche relative all’esame di Stato, che renderebbero di fatto sempre più marginale la didattica disciplinare. 2) Chiediamo l’apertura di un ampio dibattito sulle questioni di cui al punto precedente e su tutto l’impianto della Legge 107/2015 (la Buona Scuola).

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente “Appello per la Scuola Pubblica“.

Per aderire: compila il modulo google cliccando il link seguente.

https://docs.google.com/forms/d/1HySgRVSDznuQ1fB2rKQqLnQuOLeq9vNZqQdYum8c-08/edit

Per visualizzare le adesioni dalla 583-ma in poi, clicca sul seguente link

Aggiornamento al 31 gennaio 2017:

superate le 10.000 firme

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Un documento sulla Scuola e sull’Istruzione. Da leggere, pensare e sottoscrivere.

Dalla Costituzione della Repubblica italiana:

Art. 3: “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

Art. 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”

Al Presidente della Repubblica

Ai Presidenti delle Camere

Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Gli insegnanti proponenti:

  1. Giovanni Carosotti, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  2. Rossella Latempa, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Verona.
  3. Renata Puleo, già dirigente scolastico, Roma.
  4. Andrea Cerroni, professore associato, Università degli Studi Milano-Bicocca.
  5. Giovanni Vacchelli, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  6. Ivan Cervesato, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  7. Lucia R. Capuana, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Conegliano Veneto (TV).
  8. Vittorio Perego, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Melzo (MI).

La premessa

L’ultima riforma della scuola è l’apice di un processo pluridecennale che rischia di svuotare sempre più di senso la pratica educativa e che mette in pericolo i fondamenti stessi della scuola pubblica. Certo la scuola va ripensata e riformata, ma non destrutturata e sottoposta ad un processo riduttivo e riduzionista, di cui va smascherata la natura ideologica, di marca economicistica ed efficientista.

La scuola è e deve essere sempre meglio una comunità educativa ed educante. Per questo non può assumere, come propri, modelli produttivistici, forse utili in altri ambiti della società, ma inadeguati all’esigenza di una formazione umana e critica integrale.

È quanto mai necessario “rimettere al centro” del dibattito la questione della scuola.

Come? In tre modi almeno:

a) parlandone e molto, in un’informazione consapevole che spieghi in modo critico i processi in corso;

b) ricostituendo un fronte comune di Insegnanti, Dirigenti Scolastici, Studenti, Genitori e Società civile tutta; e, soprattutto,

c) riprendendo una lotta cosciente e resistente in difesa della scuola, per una sua trasformazione reale e creativa.

Bisogna chiedersi, con franchezza: cosa è al centro realmente? L’educazione, la cultura, l’amore per i giovani e per la loro crescita intellettuale e interiore, non solo professionale, o un processo economicistico-tecnicistico che asfissia e destituisce?

7 temi per un’idea di Scuola

da leggere come studente, genitore, insegnante, cittadino

  1. Conoscenze vs competenze
  2. Innovazione didattica e tecnologie digitali
  3. Lezione vs attività laboratoriale
  4. Scuola e lavoro
  5. Metrica dell’educazione e della ricerca
  6. Valutazione del singolo, valutazione di sistema
  7. Inclusione e dispersione

Il documento

  1. Conoscenze vs competenze

Una scuola di qualità è basata sulla centralità della conoscenza e del sapere costruiti a partire dalle discipline. Letteratura, Matematica, Arte, Scienza, Storia, Geografia, Filosofia, in tutte le loro declinazioni, sono la chiave di lettura del mondo, della società e del nostro futuro. Una reale comprensione del presente e la trasformazione della società richiedono riferimenti che affondano le radici nella storia, nelle opere, nelle biografie e nell’epistemologia delle discipline.

Crediamo che:

i) Aggregare compiti e prestazioni degli allievi attorno a competenze predefinite e standardizzate annienti l’organicità dell’educazione, riduca la complessità del mondo ad un “kit di pratiche”, che tali restano, anche con l’appellativo onorifico di “competenze di cittadinanza”.

ii) La competenza, unica e trasversale, si consegua nel tempo, nello spazio sociale, nei contesti comunicativi affettivo-cognitivi. La cittadinanza, a cui le competenze comunitarie aspirano, non è un insieme di rituali individuali da validare e certificare. Cittadinanza è “operare in comune”.

iii) Non abbia senso misurare “livelli di competenza” degli studenti, da attestare in una sorta di fermo-immagine valutativo. Il sapere non si acquisisce mai definitivamente. È continuamente rinnovato dalla maturazione, consapevolezza, interiorità, ricerca singolare e plurale, approfondimento di contenuti e pratiche.

  1. Innovazione didattica e tecnologie digitali

Innovare non è bene di per sé, tantomeno in campo educativo. La didattica “innovativa” o digitale, oggi presentata come primaria necessità della Scuola, non vanta alcuna legittimazione scientifica né acquisizione definitiva da parte della ricerca educativa. Innovazioni e tecnologie, nelle varie accezioni global-ministeriali (debate, CLIL, flipped classroom, etc), rappresentano un insieme di “riforme striscianti” che demoliscono pezzo a pezzo l’edificio della Scuola Pubblica dal suo interno. Servono piuttosto innovazioni in tutt’altra direzione, che sappiano valorizzare inoltre l’interculturalità, la creatività e l’immaginazione, il pensiero critico e quello simbolico, nella didattica così come nell’impianto complessivo della scuola.

Crediamo che:

i) Ogni innovazione metodologica o tecnologia digitale sia un possibile strumento di ampliamento e accesso a contenuti e conoscenze. Sul loro impiego l’insegnante è chiamato a riflettere e valutare in maniera incondizionata e libera. Codificare pratiche e metodi, presentati come la priorità della Scuola, è una semplificazione retorica arbitraria, corrispondente ad un preciso modello culturale preconfezionato, che ridefinisce finalità e ruoli dell’istruzione pubblica in ossequio a un’ideologia indiscussa.

ii) L’inflazione di innovazioni didattiche e gli sperimentalismi digitali offrono spesso narrazioni impazienti ed elementari (slides, video, “prodotti”, progetti), propongono procedure stereotipate e associazioni banali, con grave danno per gli studenti e la loro crescita culturale, interiore e sociale.

iii) Non sia il mero ingresso di uno smartphone in classe a migliorare l’apprendimento o l’insegnamento. In quel caso si potrà, certo, aderire a un modello, attualmente dominante: quello che sostiene l’equazione cambiamento=miglioramento e digitale=coinvolgimento. Il miglioramento dell’apprendimento e dell’insegnamento passa, però, per altre strade: quelle dell’attuazione del dettame della nostra Costituzione.

  1. Lezione vs attività laboratoriale

Nell’era di instagram, twitter e dell’ e-learning, la relazione e la comunicazione “viva” allievo/insegnante – nella comunità della classe – rappresentano fortezze da salvaguardare e custodire. La saldatura del legame intergenerazionale, la trasmissione coerente di conoscenze, percorsi e temi, il dialogo incalzante, la maieutica, la circolarità, la condivisione di interpretazioni e scelte linguistiche, il problematizzare insieme, l’attenzione ai tempi, alle reazioni di sguardi e comportamenti. Tutto questo è fare lezione, un incontro fra persone in cammino in una comunità inclusiva. Gli appellativi di “frontale”, “dialogata”, “laboratoriale” sono rifiniture burocratiche che non ne intaccano la sostanza. Una lezione può e deve essere un laboratorio educativo, di crescita e partecipazione, di scambi fra tutti e cambiamenti di ciascuno, insegnante incluso.

Crediamo che:

i) L’insegnante, come educatore, sia responsabile e garante di quell’ “incontro” che dà senso e valore ai fatti culturali della propria disciplina. La relazione di pari dignità ma asimmetrica tra maestro e studente, nel microcosmo della collettività di classe, permette agli allievi di imbattersi nel non conosciuto, di praticare l’incontro con la difficoltà del reale e del vivere in comunità, di aprire un orizzonte culturale diverso da quello familiare o sociale.

ii) Attenzione concentrata, aumento dei tempi di ascolto, siano condizioni per un “saper fare” come “agire intelligente”, che non si consegue assecondando l’uso delle tecnologie o seducendo gli alunni con dispositivi smart, ma in contesti di applicazione laboriosa, tempo quieto per pensare, discussione nel gruppo.

  1. Scuola e lavoro

Non si va a scuola semplicemente per trovare un lavoro, non si frequenta un percorso di istruzione solo per prepararsi ad una professione. Dal liceo del centro storico al professionale di estrema periferia, la scuola era e deve restare, per primo, un “luogo potenziale” in cui immaginare destini e traiettorie individuali, rimettere in discussione certezze, diventare qualcos’altro dalla somma di “tagliandi di competenza” accumulati e certificati. L’apertura alla realtà sociale e produttiva può realizzarsi, volontariamente, attraverso forme e progetti di scambio organizzati autonomamente dagli istituti scolastici. Non imposti ex lege dal combinato Jobs Act e Buona Scuola. Pratiche calibrate in base ai contesti e alle finalità educative, che in nessun modo gravino sulle famiglie o sugli allievi in termini di sostenibilità e gestione.

Crediamo che:

i) L’alternanza scuola lavoro non rappresenti affatto un’opportunità formativa per i ragazzi, quanto piuttosto una surrettizia sperimentazione del “lavoro reale” che entra fin dentro i curricula scolastici, sottraendone tempo e qualità e distorcendone le finalità.

ii) Oltre ad approfondire il solco tra sapere teorico e pratico, alternanza è sinonimo di disuguaglianza. Percorsi ineguali in base a contesti, tessuti sociali e reti familiari, che peggiorano in proporzione alla fragilità delle condizioni economiche e delle opportunità culturali di luoghi e famiglie.

iii) Bisogna recuperare l’idea di Scuola come luogo della vita dotato di un tempo e spazio propri, non corridoio di passaggio tra infanzia e adolescenza – considerate età “minori” – e occupazione adulta.

iv) Sia necessario portare la conoscenza del lavoro nelle classi, non gli studenti a lavorare. Logiche, dinamiche e problematiche dell’occupazione entrino nel dialogo educativo, per aiutare i giovani ad orientarsi, attrezzarsi a comprenderle e intervenire per modificarle.

  1. Metrica dell’educazione e della ricerca

Educazione e ricerca accademica sono oggi terreno di confronto tra tutti i soggetti sociali, politici, economici ad esse interessati. Gli orientamenti internazionali delle politiche formative e di ricerca lo testimoniano e innescano una competizione globale in cui ranking internazionali (OCSE) e nazionali (INVALSI, ANVUR) comprimono gli scopi formativi e di studio sulla dimensione apparentemente neutra di “risultato”, oltre ad indurre a paragoni privi di rigore logico. Educazione e ricerca universitaria non sono riducibili ad un insieme di pratiche psicometriche globali, a cui sottoporsi in nome del principio di etica e responsabilità. Il futuro della Scuola e dell’Università sono questioni politiche nazionali, da collocare in un contesto europeo e interculturale di confronto e valorizzazione delle differenze, libero e democratico.

Crediamo che:

i) Scuola e Ricerca universitaria siano oggetto di vera e propria “ossessione quantitativa”, da parte di organismi internazionali e nazionali.

ii) La logica dell’adempimento e della competizione azzerino il lavoro di personalizzazione nella formazione scolastica ed erodano progressivamente spazi di progettualità libera nella ricerca universitaria (attraverso la sottomissione a criteri di valutazione non condivisi).

iii) Le scelte operate da MIUR, INVALSI ed ANVUR, modifichino profondamente comportamenti e strategie nelle Scuole e nelle Università, generando condotte di mero opportunismo metodologico-didattico e scientifico nonché la perdita di “biodiversità culturale”, strumento indispensabile per affrontare le complessità del futuro, oggi imprevedibili.

  1. Valutazione del singolo, valutazione di sistema

La valutazione degli studenti è impegno unico, qualificante e delicato dell’insegnante, condiviso con la comunità dei docenti e dei discenti, consapevoli del cambiamento tipico dei processi di apprendimento. È un’osservazione “prossimale” (e responsabile) modulata su tempi lunghi, sull’evoluzione del singolo allievo, delle pratiche di insegnamento, del gruppo, del contesto. È impensabile che enti terzi, estranei al rapporto educativo, entrino nel merito della valutazione formativa, come previsto dalla Buona Scuola. Singolarmente anacronistico appare che, dopo decenni di ‘crisi del fordismo’ in economia, si voglia introdurre la ‘fordizzazione’ nell’educazione. Le menti, soprattutto durante le prime fasi della formazione, sono delicate, creative e si conciliano con “tempi e metodi” d’antan assai meno delle berline.

Crediamo che:

i) Accostare una valutazione di agenzie esterne a quella del corpo docente nel “curriculum dello studente”, mini la relazione di fiducia scuola-famiglia, spostando l’attenzione sull’esito, più che sul processo e sul percorso, togliendo ogni significato agli obiettivi di personalizzazione ed inclusione che la Scuola afferma di perseguire;

ii) Un’agenzia “terza” (INVALSI) non possa svolgere compiti di valutazione e di ricerca pedagogico-didattica orientanti programmi e curricola: la terzietà non è, inoltre, comparabile con gli incarichi affidati dal MIUR per la valutazione (diretta e indiretta) di docenti e dirigenti attraverso meccanismi di premialità.

iii) La presenza di agenzie esterne nella valutazione del singolo rappresenti un’espropriazione di quella responsabilità complessa, raffinata negli anni con l’esperienza e la condivisione collegiale, della professionalità di ogni insegnante: la valutazione dei propri studenti;

  1. Inclusione e dispersione

La dispersione scolastica, l’inclusione autentica e la riduzione delle disuguaglianze necessitano di interventi politici sistematici, di fondi strutturali, impegni comunitari, di monitoraggio costante, conoscenza e capitalizzazione delle pratiche esistenti. A partire da investimenti e piani territoriali: infrastrutture, associazioni, biblioteche; fino ad arrivare a Scuola, con risorse costanti per costruire una fitta ed efficiente rete di recupero dei disagi, delle solitudini e delle difficoltà degli allievi più fragili. Se è vero che la Scuola e i buoni insegnanti fanno la differenza, è ancor più vero che la dispersione ha una sua mappa che si sovrappone a quella geografica ed economica dei tessuti degradati e delle periferie impoverite, di situazioni e storie difficili da ribaltare e su cui incidere. Dare alle Scuole risorse e spazi adeguati alla costruzione di didattiche di recupero e opportunità di accoglienza non è sperpero di denaro pubblico, ma progettazione politica di inclusione autentica, unica vera prospettiva di crescita e ricchezza del paese.

Crediamo che:

i) I temi in gioco siano cruciali e non ci si possa limitare a chiedere alla Scuola di fare meglio solo con ciò che ha. Semplificare compiti e programmi, organizzare corsi di recupero pomeridiani che ricalchino quelli antimeridiani, medicalizzare le diversità, sono scorciatoie che restano agli atti come prove burocratiche di adempimenti amministrativi;

ii) La Scuola abbia un valore politico. Dunque ha il diritto di chiedere di indirizzare risorse pubbliche su questioni di importanza sociale e morale che ritiene prioritarie. Dispersione scolastica e abbandoni precoci non sono solo capi d’imputazione su cui è chiamata a rispondere, ma problematiche che nelle attuali condizioni assorbe e subisce.

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In virtù di queste considerazioni:

1) Chiediamo un’azione di moratoria su:

  • obbligo dei percorsi di alternanza-scuola lavoro e del requisito di effettuazione per l’accesso all’esame di Stato conclusivo del II ciclo
  • obbligo di impiego metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning, apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera)
  • uso dei dispositivi INVALSI a test censuario per la valutazione degli esiti scolastici, obbligatorietà della somministrazione funzionale all’ammissione agli esami di licenza del primo e secondo ciclo
  • modifiche relative all’esame di Stato, che renderebbero di fatto sempre più marginale la didattica disciplinare.

2) Chiediamo l’apertura di un ampio dibattito governo-Scuola di base-organizzazioni sindacali-cittadinanza sulle questioni di cui al punto precedente e su tutto l’impianto della Legge 107/2015.

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Per aderire: compila il modulo google cliccando il link seguente. contatti: appelloscuolapubblica@gmail.com

 

Firma anche tu: Appello per la Scuola Pubblica

 

Firme:

  1. Salvatore Settis, professore emerito, Scuola Normale Superiore di Pisa.
  2. Tomaso Montanari, professore ordinario Università degli Studi di Napoli, Federico II.
  3. Umberto Galimberti, già professore Università Ca’ Foscari, Venezia.
  4. Lucio Russo, professore ordinario, Università degli Studi di Roma, Tor Vergata.
  5. Giuseppe Longo, professore École normale supérieure, Parigi.
  6. Nadia Urbinati,professore Columbia University, N.Y.
  7. Michela Marzano, professore Université Descartres- SHS Sorbonne, Parigi.
  8. Romano Luperini, già ordinario a Siena, professore aggiunto a Toronto e scrittore.
  9. Adriano Prosperi, già professore Scuola Normale Superiore di Pisa, membro Accademia dei Lincei.
  10. Roberto Esposito, professore ordinario Scuola Normale Superiore di Pisa.
  11. Adolfo Scotto di Luzio, professore associato Università degli Studi di Bergamo.
  12. Massimo Baldacci, professore ordinario, Università di Urbino.
  13. Benedetto Vertecchi, professore emerito, Università di Roma Tre.
  14. Giovanni De Luna, storico, già docente Università di Torino.
  15. Roberto Casati, direttore di ricerca presso l’Institut Jean Nicod, ENS e EHSS, Parigi.
  16. Vittoria Fiorelli, professore ordinario Università Suor Orsola Benincasa.
  17. Giuseppe De Nicolao, professore ordinario Università degli Studi di Pavia.
  18. Francesco Coniglione, professore ordinario Università degli Studi di Catania.
  19. Lamberto Maffei,professore emerito Scuola Normale di Pisa.
  20. Giulio Ferroni, professore ordinario, Università degli Studi La Sapienza, Roma.
  21. Aldo Magris, professore ordinario Università degli Studi di Trieste.
  22. Ana Maria Millan Gasca, professore ordinario Università di Roma Tre.
  23. Anna Angelucci, insegnante scuola secondaria secondo grado.
  24. Teresa Mariano Longo, Université de Picardie Amiens.
  25. Enrico Rogora, Professore associato, Sapienza Università di Roma.
  26. Ferruccio Capelli, direttore Casa della Cultura di Milano.
  27. Christian Laval, sociologo, professore presso l’Université Paris Nanterre.
  28. Nico Hirtt, ex insegnante, scrittore e attivista, ideatore dell’Appel pour une Ecole
  29. democratique, Belgio.
  30. Salvatore Veca, filosofo e presidente onorario Fondazione G. Feltrinelli, docente IUSS Pavia.
  31. Alessandro Barbero, scrittore e professore ordinario Università del Piemonte Orientale.
  32. Juan Carlos De Martin, professore ordinario e co-direttore del centro NEXA, Internet e Società del Politecnico di Torino.
  33. Angelo Vulpiani, professore ordinario, Università degli Studi La Sapienza, Roma.
  34. Alessandro Sarti, Professore presso Ecole des Hautes Etudes, Parigi.
  35. Angelo d’Orsi, professore ordinario Università di Torino.
  36. Mario Perugini, professore a contratto Università Bocconi, Milano.
  37. Aurelio Musi, professore ordinario Università degli studi di Salerno.
  38. Eugenio Mazzarella, professore ordinario Università degli Studi di Napoli, Federico II.
  39. Luigi Mascilli Migliorini, professore ordinario Università Orientale Napoli.
  40. Paolo Galimberti, professore ordinario Università degli Studi di Milano.
  41. Nicla Vassallo, professore ordinario Università degli Studi di Genova.
  42. Michelangelo Bovero, professore ordinario Università degli Studi di Torino.
  43. Rossella Fabbrichesi, professore associato Università di Milano.
  44. Gianfranco Marrone, professore ordinario Università di Palermo.
  45. Arianna Bove, Lecturer Queen Mary University, Londra.
  46. Massimo Donà, professore Ordinario Università San Raffaele, Milano
  47. Anna Valvo, professore ordinario Università degli Studi di Enna Kore.
  48. Amedeo De Dominicis, professore ordinario Università della Tuscia (Viterbo).
  49. Paolo Liverani, professore ordinario Università di Firenze.
  50. Vincenzo Vespri, professore ordinario Università degli Studi di Firenze.
  51. Andrea Bellelli, professore ordinario, Università degli Studi La Sapienza, Roma.
  52. Laura Catastini, già insegnante di scuola secondaria di secondo grado, ora Università di Roma Tor Vergata
  53. Franco Ghione, professore onorario Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
  54. Mario Rigutti, astronomo e divulgatore scientifico.
  55. Valerio Massimo Manfredi, archeologo e scrittore.
  56. Carlo Montaleone, già professore ordinario degli Studi di Milano.
  57. Francesco Germinario, Fondazione Micheletti, Brescia.
  58. Quirino Principe, critico musicale e saggista, Conservatorio Giuseppe Verdi (MI) e Università di Roma Tre.
  59. Simonetta Soldani, già professore ordinario Università degli Studi di Firenze.
  60. Alberto Burgio, professore ordinario, Università di Bologna.
  61. Giovanni Maria Carlomagno, professore emerito Università di Napoli Federico II
  62. Umberto Curi, professore odrinario, Università degli Studi di Padova.
  63. Carmelo Vigna, professore emerito Università Ca’ Foscari, Venezia.
  64. Roberto Mancini, professore ordinario Università di Macerata.
  65. Paolo Mottana, professore ordinario Università di Macerata.
  66. Riccardo Marchi, professore associato, University of South Florida, Tampa.
  67. Silvana Borutti,professore ordinario, Università degli Studi di Pavia.
  68. Saverio Ansaldi, professore Università di Reims, Francia.
  69. Franco Cardini, professore ordinario Università di San Marino.
  70. Eduardo Consiglio, Professore emerito Università Federico II, Napoli
  71. Rossella Bonito Oliva, professore ordinario Università Orientale, Napoli
  72. Walter Privitera, professore associato Università degli Studi Milano-Bicocca.
  73. Raul Mordenti, professore ordinario Università di Roma “Tor Vergata”
  74. Matteo D’Acunto, professore ordinario Università Orientale, Napoli
  75. Mauro Gallegati, professore ordinario Università Politecnica delle Marche.
  76. Roberto Ciccarelli, giornalista presso il Manifesto.
  77. Edoardo Greblo, professore Università degli Studi di Trieste.
  78. Beatrice Bonato, insegnante scuola secondaria secondo grado, Udine.
  79. Alessandro Dal Lago,scrittore già professore ordinario Università di Genova.
  80. Carlo Vercellone, professore Università di Paris 8, Parigi.
  81. Enrico De Divitiis, professore emerito Università degli Studi di Napoli, Federico II.
  82. Francesco Barbagallo, professore emerito Università di Napoli Federico II.
  83. Corrado Petrocelli, Rettore Università di San Marino.
  84. Vincenzo Costa, professore ordinario Università degli Studi del Molise.
  85. Maria Luisa Bianco,professore ordinario, Università del Piemonte Orientale.
  86. Paolo Luca Bernardini, professore ordinario, Università dell’Insubria.
  87. Luigi De Matteo, professore ordinario, Università Orientale, Napoli
  88. Fabio Perocco, professore associato, Università degli Studi Ca’ Foscari, Venezia.
  89. Bruno Mazzoni, professore ordinario, Università di Pisa.
  90. Hykel Hosni, professore associato Università degli Studi di Milano.
  91. Francesca Coin, ricercatore Università degli Studi Ca’ Foscari, Venezia.
  92. Franco “Bifo” Berardi, scrittore e attivista.
  93. Tiziana Terranova, professore associato Università Orientale, Napoli.
  94. Davide Borrelli, professore associato, Università degli Studi del Salento, Lecce.
  95. Sandro Graffi, professore emerito Università di Bologna.
  96. Simona Feci, professore associato Università di Palermo, presidente della Società italiana delle Storiche (SIS)
  97. Massimo Campanino, professore ordinario Università di Bologna.
  98. Maria Pia Santoli, docente Conservatorio S. Cecilia di Roma.
  99. Mauro Cardi, compositore, docente presso Conservatorio di Musica L’Aquila.
  100. Paolo Tozzi– Primo Ricercatore INAF – Osservatorio Astrofisico di Arcetri.
  101. Irene Bragantini, professore ordinario Università Orientale, Napoli.
  102. Roberto Pertici, professore ordinario Università di Bergamo.
  103. Mario Vegetti, professore emerito Università degli Studi di Pavia.
  104. Silvia Vegetti Finzi, psicologa, già docente Università degli Studi di Pavia.
  105. Vanni Codeluppi, professore ordinario Università IULM, Milano.
  106. Giovanni Levi, professore emerito, Università Ca’ Foscari, Venezia.
  107. Mauro Ferrari, professore ordinario Università Ca’ Foscari, Venezia.
  108. Domenico Gallo, magistrato, Roma.
  109. Fulvio De Giorgi, professore ordinario Università di Modena e Reggio Emilia.
  110. Miguel Benasayag, medico, filosofo e fondatore del Collettivo Malgré Tout, Parigi.
  111. Massimo Cacciari, professore emerito Università Vita e Salute, San Raffaele, Milano.
  112. Sandro Mezzadra, professore ordinario, Università di Bologna.
  113. Riccardo Bruzzese,professore ordinario, Università degli Studi di Napoli, Federico II.
  114. Salvatore De Martino, Professore ordinario, Università degli Studi di Salerno.
  115. Giuseppe Cacciatore, professore emerito Università degli Studi di Napoli, Federico II.
  116. Claudio D’Amato Guerrieri, già professore ordinario all’Università di Bari.
  117. Claudio Bonanno, professore associato, Università di Pisa.
  118. Gianfranco Borrelli, professore ordinario, Università di Napoli.
  119. Massimo Cencini, ricercatore CNR, Roma.
  120. Enrico Guglielminetti, professore ordinario Università degli Studi di Torino.
  121. Giovanni Pacchiano, scrittore, già docente.
  122. Carlo Toffalori, professore ordinario, Università di Camerino.
  123. Maya Gathan, direttore master studi museali presso l’Istituto Lorenzo de’Medici, Firenze.
  124. Riccardo Piergallini, prof. ordinario, Università di Camerino.
  125. Paolo Di Luca, ricercatore, Università Federico II di Napoli.
  126. Marco Persichetti, docente presso il Conservatorio S. Cecilia, Roma.
  127. Mariangiola Dezani, professore ordinario Università di Torino.
  128. Rodolfo Figari, professore associato, Università Federico II, Napoli.
  129. Guglielmo Forges Davanzati, professore associato, Università del Salento.
  130. Sergio Pagano, professore associato Università degli Studi di Salerno.
  131. Carlo Formenti, ricercatore universitario in pensione, Lecce.
  132. Fulvia Mecatti, professore ordinario Università degli Studi Milano-Bicocca.
  133. Paolo Leoncini, già docente Università degli Studi Ca’ Foscari, Venezia.
  134. Giorgio Tassinari, professore ordinario Università degli Studi di Bologna.
  135. Marco Antoniotti, professore associato, Università degli Studi Milano-Bicocca.
  136. Andrea Fumagalli, professore associato, Università degli Studi di Pavia.
  137. Sergio Labate, professore associato Università di Macerata.
  138. Vicenç Beltran, professore ordinario, Università di Roma “La Sapienza”.
  139. Mirko Bevilacqua, professore associato, Università di Roma “La Sapienza”.
  140. Alberto Peruzzi, professore ordinario Università degli Studi di Firenze.
  141. Claudia Bonsi, assegnista di ricerca, Università Milano-Bicocca.
  142. Giuseppe Caputo, professore associato Università degli Studi di Palermo.
  143. Marco Grimaldi, ricercatore, Università di Roma “La Sapienza”.
  144. Stefano Petrucciani, professore ordinario Università di Roma “La Sapienza”.
  145. Roberto Tottoli, professore ordinario, Università Orientale di Napoli.
  146. Fulvio Delle Donne, professore associato Università della Basilicata.
  147. Caterina Resta, professore ordinario Università degli Studi di Messina.
  148. Valeria Pinto, professore associato, Università Federico II di Napoli.
  149. Daniele Galli, Laboratorio astrofisico di Arcetri, INAF, Firenze.
  150. Stefano dal Bianco, ricercatore Università degli Studi di Siena.
  151. Nicola Cusumano, ricercatore Università degli Studi di Palermo.
  152. Giuseppe Nicolaci, professore ordinario, Università degli Studi di Palermo.
  153. Giuseppe Longoni, ricercatore confermato,Università degli Studi di Milano.
  154. Marco Romito, assegnista di ricerca Università degli Studi di Milano-Bicocca.
  155. Sergio Ruocco, Data Storage Institute (A*STAR), Singapore.
  156. Simona Tersigni,professore presso Sophiapol, Paris Nanterre, Francia.
  157. Dario Menasce, ricercatore INFN, Università degli studi di Milano-Bicocca.
  158. Claudio La Rocca, professore ordinario Università di Genova.
  159. Roberto Serpieri, professore ordinario, Università Federico II, Napoli.
  160. Francesco dell’Isola, professore ordinario Università La Sapienza, Roma.
  161. Stefano Isola, professore ordinario, Università degli Studi di Camerino.
  162. Nicola Spinelli, professore ordinario Università di Napoli, Federico II.
  163. Antonio Lopes, professore ordinario, Università Orientale di Napoli.
  164. Giuseppe Germano, professore ordinario Università Federico II di Napoli.
  165. Franco Fabbri,musicista e musicologo.
  166. Daniele Agiman, docente presso il Conservatoio “G.Verdi” di Milano.
  167. Matteo D’Amico, docente presso il Conservatorio di S. Cecilia di Roma.
  168. Giuseppe Girgenti, professore associato Università San Raffaele Milano.
  169. Lorenzo Sacconi, professore ordinario Università degli Studi di Trento.
  170. Marcello Gombos, ricercatore CNR-IMM SS, Napoli.
  171. Alessandro Pertosa, docente a contratto, Università di Macerata.
  172. Alessandro Arienzo, ricercatore Università degli Studi di Napoli Federico II.
  173. Cinzia Gamba,ricercatrice, Università degli Studi di Pavia.
  174. Fabrizio Illuminati, professore associato Università degli Studi di Salerno.
  175. Roberto Velardi,professore associato Università Orientale, Napoli.
  176. Elisabetta Sarmati, professore associato, Università di Roma “La Sapienza”.
  177. Emanuele Leonardi, ricercatore Università di Coimbra, Portogallo.
  178. Giovanni Polara, professore emerito Università Federico II di Napoli.
  179. Marco Mangani, professore associato Università di Ferrara.
  180. Sergio Lanza, docente Conservatorio di Alessandria.
  181. Antonio Politi, full professor University of Aberdeen (UK).
  182. Rosanna Cillo, assegnista di ricerca Università Ca’ Foscari, Venezia.
  183. Angelo Semeraro, già professore ordinario Università del Salento.
  184. Alessandra Coppola, professore ordinario Università di Padova.
  185. Annamaria Cavalli, professore ordinario Università di Parma.
  186. Roberto Finelli, professore senior Università di Roma tre.
  187. Maria Accame, professore associato, Università di Roma La Sapienza.
  188. Barbara Chirullo, ricercatore, Istituto Superiore di Sanità, Roma.
  189. Achille Rossi, sacerdote, filosofo, educatore, Città di Castello.
  190. Nicoletta Rozza, assegnista di ricerca Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
  191. Franco Ciliberti, già insegnante di scuola secondaria, Città di Castello.
  192. Rosalba Dimundo, professore ordinario Università “Aldo Moro” di Bari.
  193. Rosanna Pettinelli, professore ordinario Università “La Sapienza” di Roma.
  194. Maurizio Franzini, professore ordinario, Università “La Sapienza” di Roma.
  195. Alessandra Petrina, professore associato Università di Padova.
  196. Antonella Salomoni, professore universitario, Università della Calabria.
  197. Andrea Gareffi, professore ordinario, Università di Roma Tor Vergata.
  198. Alessandra Coppola, professore ordinario Università di Padova.
  199. Francesco Toto, ricercatore Università di “Roma Tre”.
  200. Daniele Lo Vetere, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Siena.
  201. Emanuela Annaloro, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Palermo
  202. Aldo Meccariello, co-direttore della rivista KAINOS e insegnante.
  203. Marina Boscaino, insegnante scuola secondaria secondo grado, portavoce Comitato
  204. nazionale LIP scuola, Roma
  205. Eliseo Tambone,insegnante e membro del Comitato Nazionale LIP scuola.
  206. Mauro Presini, insegnante e membro del Comitato Nazionale LIP scuola.
  207. Giovanni Cocchi, insegnante e membro del Comitato Nazionale LIP scuola.
  208. Carlo Salmaso, insegnante e membro del Comitato Nazionale LIP scuola.
  209. Tonia Guerra, insegnante e membro del Comitato Nazionale LIP scuola.
  210. Maria Guagliardito, insegnante e membro del Comitato Nazionale LIP scuola.
  211. Loredana Fraleone, insegnante scuola secondaria secondo grado, Roma
  212. Marco Fulvio Barozzi, insegnante Formazione Professionale, San Giuliano Milanese (MI).
  213. Ivan Spelti, già insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Reggio Emilia.
  214. Mariangela Galatea Vaglio, insegnante scuola secondaria di primo grado, scrittrice,
  215. Letizia Forte, insegnante scuola secondaria superiore.
  216. Rosario Paone, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Messina.
  217. Angelo Ferracuti,
  218. Michela Becchis, storica dell’arte e scrittrice.
  219. Bruno Arpaia,
  220. Gianluca Carmosino, giornalista e direttore del quotidiano web Comune.info.
  221. Giovanni Marconato, psicologo e formatore, Treviso.
  222. Lina Francavilla, già dirigente scolastico, Milano.
  223. Marina Galmarini, insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  224. Giovanni Tonzig, già docente a contratto presso Politecnico di Milano.
  225. Francesca Romana Capone, cultore della materia Università degli Studi di Torino.
  226. Flavio Maracchia, insegnante scuola primaria, Roma.
  227. Anna Paola Fornaci Ranaldi, insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Roma.
  228. Roberto Calogiuri, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Trieste.
  229. Lucia De Faveri, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Mogliano Veneto (TV).
  230. Fulvia Carbonera,insegnante scuola secondaria di secondo grado, Novara.
  231. Sara Stocchini, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Verona.
  232. Giovanni Ceriani, insegnante e fondatore di “Diritti per le nostre strade”, Verona.
  233. Fernanda De Rinaldi,insegnante scuola secondaria di secondo grado, Verona.
  234. Giuseppina Todarello, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma.
  235. Nicola Fusco, insegnante scuola secondaria secondo grado, Bari.
  236. Pietro Li Causi, insegnante scuola secondaria secondo grado, Palermo.
  237. Giusi Livoti,insegnante scuola secondaria secondo grado, Piazza Armerina (EN).
  238. Paolo Bonavoglia, già insegnante di scuola secondaria secondo grado, Venezia.
  239. Claudia Rancati, insegnante scuola secondaria secondo grado, Genova.
  240. Daniela Mastracci,insegnante scuola secondaria secondo grado, Frosinone.
  241. Salvatore Salzano, insegnante scuola secondaria secondo grado, Pavia.
  242. Maristella Bellosta, già insegnante scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  243. Tonino Pellegrino, già insegnante scuola secondaria, Roma.
  244. Laura Bortolotti, insegnante scuola secondaria secondo grado, Verona.
  245. Antonella Lanza,insegnante scuola secondaria secondo grado, Torino.
  246. Alberta Bartoli, insegnante scuola secondaria superiore, Verona.
  247. Simona Terzulli, insegnante scuola secondaria secondo grado, Torino.
  248. Donatella Iozzi, insegnante scuola secondaria secondo grado.
  249. Franca Gusmini, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  250. Francesca Gnan, insegnante scuola secondaria secondo grado, Torino.
  251. Giorgio Kurschinski, insegnante scuola secondaria secondo grado.
  252. Anna Ferrara, insegnante scuola secondaria secondo grado.
  253. Roberta Olmastroni, insegnante scuola secondaria secondo grado, Siena.
  254. Maria Elena Nepiinsegnante scuola secondaria secondo grado, Siena.
  255. Andrea Libero Carbone, insegnante scuola secondaria secondo grado.
  256. Barbara d’Aumiller, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Verona.
  257. Gianfranco Marini, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Quartu S.Elena (CA)
  258. Carla Fabiani, insegnante scuola secondaria secondo grado, Lecce.
  259. Antonella Moretti, insegnante scuola secondaria secondo grado, Bari.
  260. Mariangela Giubelli, insegnante scuola secondaria secondo grado, Verona.
  261. Cristina Pirrami, insegnante scuola secondaria secondo grado, Verona.
  262. Michele Riggio, insegnante CPIA, Catania.
  263. Gianni Paiano, insegnante scuola secondaria secondo grado, Torino.
  264. Florinda Cantile, insegnante scuola primaria, Caserta.
  265. Raffaele Roma, insegnante scuola secondaria secondo grado, Napoli.
  266. Donatella Cortellini, insegnante scuola secondaria secondo grado, Bologna.
  267. Alessandro Della Corte, assegnista Università dell’Aquila.
  268. Riccardo Caneba, insegnante scuola secondaria secondo grado, Roma.
  269. Mariarosaria Perrelli, insegnante scuola secondaria secondo grado, Verona.
  270. Rossella Dalfiume, insegnante scuola secondaria secondo grado, Venezia.
  271. Marina Nardovino, insegnante scuola secondaria secondo grado, Roma.
  272. Elena Maria Fabrizio, insegnante scuola secondaria secondo grado, Lecce.
  273. Edoardo Gianfagna, insegnante scuola secondaria secondo grado, Brescia.
  274. Angione Rosa Pasqua, insegnante scuola secondaria secondo grado, Brescia.
  275. Barbara Bertani, maestra, Reggio Emilia.
  276. Valeria Sgambati, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  277. Anna di Bernardo, docente scuola primaria, Napoli.
  278. Delia Cantile, docente scuola primaria, Caserta.
  279. Anna Graziano, docente scuola primaria, Caserta.
  280. Michelina Bamundo, docente scuola primaria, Caserta.
  281. Enza Bruno, docente scuola primaria, Caserta.
  282. Maria Cantile, docente scuola primaria, Lago Patria (CE)
  283. Pietro Rosa, docente scuola secondaria, Bologna.
  284. Emanuela Cremisi,insegnante scuola secondaria secondo grado, Torino.
  285. Cosimo Franco Manni, insegnante scuola secondaria, Brescia.
  286. Roberto Villani, insegnante scuola secondaria primo grado, Roma.
  287. Alfredo Tifi, insegnante scuola secondaria secondo grado, Macerata.
  288. Maria Beatrice Di Castri, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Firenze.
  289. Fausto Melissano, insegnante scuola secondaria secondo grado, Maglie (LE).
  290. Maria Sambroia, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Torino.
  291. Giuseppe Meinardi, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Torino.
  292. Marco Damiani, insegnante scuola secondaria secondo grado, Roma.
  293. Marco Magni, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma.1
  294. Marco Basile, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma. 23
  295. Stefano Beniamino Vaselli, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma5
  296. Claudia Abbondanza, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma6
  297. Paola Merciai, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma.
  298. Francesco Benedetti, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Roma.
  299. Albina Maria Rigo, già insegnante scuola secondaria secondo grado, Verona.
  300. Alessandra Catalani, insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Jesi (AN).
  301. Massimo Bondioli, maestro, Piadena (CR).
  302. Ido Borsini, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Osimo (AN).
  303. Stefania Tuccinardi, archeologa e insegnante di scuola secondaria, Roma.
  304. Adriana Paoletti, docente di Scuola Secondaria Superiore di San Benedetto del Tronto.
  305. Maria Forte, insegnante di scuola secondaria superiore, Mestre (VE).
  306. Cristina Zaltieri, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  307. Isabella d’Isola, già insegnante scuola secondaria superiore, Milano.
  308. Veronica Schlatter, insegnante scuola secondaria primo grado, Milano.
  309. Elena Maria Faglia, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  310. Anna Maria Velardi, insegnante scuola secondaria secondo grado, Napoli.
  311. Giovanni Torsello, insegnante scuola secondaria secondo grado, Galatina (LE).
  312. Gabriele Miniagio, insegnante scuola secondaria secondo grado,Roma.
  313. Marisa La Mantia, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Palermo
  314. Marta Fusai, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Siena
  315. Laura Cherubini, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Siena
  316. Fabio Milazzo, insegnante di scuola secondaria di secondo grado/ricercatore, Messina.
  317. Palma V. Alerino, insegnante di scuola secondaria di secondo grado
  318. Maria Teresa Pirovano, insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  319. Ubaldo Corradi, insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  320. Nicola Fanizza, insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  321. Biagio Cipollaro, poeta e insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  322. Giorgio Mascitelli, scrittore e insegnante di scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  323. Agnese Fusco, libraia e fisioterapista, Firenze.
  324. Carla Testa, insegnante Scuola Secondaria di Primo grado, Lecce.
  325. Monica Tondelli, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  326. Debora Cilia, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  327. Riccarda Dell’Oro, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  328. Francesca Tucci, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  329. Giuseppina P. Morciano, insegnante scuola secondaria secondo grado, Casarano (LE).
  330. Teodoro Custodero, insegnante di scuola secondaria secondo grado Este (PD).
  331. Daniele Iannotti, dottore di ricerca, insegnante precario scuola secondo grado, Lecce.
  332. Paola Montanari, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Milano.
  333. Lucilla Castoldi, insegnante scuola superiore di secondo grado, Cremona.
  334. Marina Franchino, insegnante scuola secondaria de secondo grado, Milano.
  335. Maria Pia D’Ormea, insegnante scuola secondaria secondo grado, Casarano (Le).
  336. Romana Passante, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  337. Bruno Milone, insegnante scuola secondaria superiore, Milano.
  338. Tiziano Cardosi, pensionato, Firenze.
  339. Pasquale Paiano, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Casarano (LE)
  340. Cecilia Ricci, professore associato, università del Molise.
  341. Cristiano Luciani, docente di lettere nei Licei e università.
  342. Gino Sorio, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Padova.
  343. Lucia Andriolo, insegnante scuola secondaria secondo grado, Noventa Vicentina (VI).
  344. Antonio Latempa, insegnante in pensione scuola secondaria secondo grado, Salerno.
  345. Annunziata Amato, insegnante in pensione scuola secondaria di primo grado, Salerno.
  346. Maddalena Zarattini, insegnante in pensione scuola secondaria di primo grado, Verona.
  347. Alessandra Battistella, insegnante scuola secondaria di primo grado, Treviso.
  348. Tiziana Drago, ricercatore Università degli Studi di Bari.
  349. Piero Totaro, professore ordinario Università degli Studi di Bari.
  350. Andrea Canova, professore associato Università Cattolica del sacro cuore, Brescia.
  351. Piero Bevilacqua, già professore Università La Sapienza di Roma.
  352. Alberto Giovanni Biuso, professore associato Università di Catania.
  353. Angela Gigliola Drago, ricercatore Università degli Studi di Bari.
  354. Daniela Saresella, professore ordinario Università degli Studi di Milano.
  355. Enzo Scandurra, già ordinario Università la”Sapienza”, Officina dei Saperi.
  356. Roberto Budini Gattai, già professore Università degli Studi di Firenze.
  357. Carlo Levi Minzi, pianista e docente presso il Conservatorio G. Verdi, Milano.
  358. Emilio Baccarini, professore associato Università di Roma, Tor Vergata.
  359. Alfonso Gambardella, dirigente scolastico in pensione, Salerno.
  360. Angela De Benedictis,già professore ordinario, università di Bologna.
  361. Umberto Scarpetta, docente presso il Conservatorio G. Verdi di Milano.
  362. Luigi Vavalà, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Trani (BT).
  363. Anna Solimini, insegnante scuola secondaria secondo grado, Trani (BT).
  364. Bruno Accarino, professore ordinario, Università di Firenze.
  365. Bruno Bongiovanni, già professore Università di Torino.
  366. Diego Quaglioni, professore ordinario, Università di Trento.
  367. Sandro Chignola, professore ordinario, Università di Padova.
  368. Edoardo Esposito, professore ordinario, Università di Milano.
  369. Fabio Pollice, professore ordinario, Università del Salento, Lecce.
  370. Gennaro Lopez, già docente Università Roma Tre, direttore dell’associazione professionale
  371. “Proteo Fare Sapere” – Roma
  372. Franco Barbanera, professore associato Università di Catania.
  373. Nicola Casagli, professore ordinario Università di Firenze.
  374. Ugo de’ Liguoro, professore associato Università di Torino.
  375. Duccio Tongiorgi, professore associato, Università di Modena.
  376. Pancho Pardi, professore ordinario Università di Firenze.
  377. Maria Rosano, insegnante scuola secondaria superiore, Firenze.
  378. Leonardo Samonà, professore ordinario, Università di Palermo.
  379. Maria Accame, professore associato, Università di Roma La Sapienza.
  380. Barbara Chirullo, ricercatore, Istituto Superiore di Sanità, Roma.
  381. Alessandro Casiccia, professore associato, Università di Torino e Officina dei Saperi.
  382. Emiliano Brancaccio, professore associato, Università del Sannio.
  383. Elena Gagliasso, professore associato, Università La Sapienza, Roma.
  384. Francesca Fedi, professore associato Università di Pisa.
  385. Enrico Carloni, professore associato Università di Perugia.
  386. Lorenzo Varaldo, dirigente scolastico, Torino.
  387. Claudio Corradetti, professore associato Università di Roma Tor Vergata.
  388. Carlo Alberto Redi, professore ordinario, Università di Pavia.
  389. Antonietta Iacono, ricercatore Università Federico II di Napoli.
  390. Saverio Forestiero, ricercatore confermato, Università di Roma Tor Vergata.
  391. Chiara Bertoglio, dottore di ricerca, docente al Conservatorio di Novara.
  392. Alberto Chiarugi, professore ordinario, Università di Firenze.
  393. Alessandra Del Puppo, professore associato, Università di Udine.
  394. Aldo Schiaviello, professore ordinario, Università di Palermo.
  395. Fortunata Prinzivalli, docente d presso il Liceo Musicale Regina Margherita di Palermo.
  396. Massimiliano Tabusi, Rete 29 aprile.
  397. Paola Galimberti, professore associato Università di Milano.
  398. Andrea Battistini,professore ordinario Università di Firenze.
  399. Andrea Maffei,professore associato Università di Pisa.
  400. Annalisa Pinter,docente incaricato Università di Ferrara.
  401. Andrea Zhok, professore associato dell’Università degli Studi di Milano.
  402. Camilla Ancona, maestra, Roma.
  403. Lea Melandri,ex-insegnante, scrittrice, Presidente della Libera Università delle Donne di
  404. Annalisa Pinter,docente incaricato Università di Ferrara.
  405. Carmine Chiodo, professore associato Università di Roma “Tor Vergata”.
  406. Daniela Gagliani,professore associato Università di Bologna.
  407. Maria Grazia Fucci,già docente scuola secondaria superiore Pisa.
  408. Nicola Siciliani de Cumis, professore ordinario fuori ruolo Università di Roma, La Sapienza.
  409. Raffaelina D’Agostino, già insegnante scuola secondaria, Roma.
  410. Rosario Mirigliano, già docente di Composizione, Conservatorio “S. Cecilia” Roma.
  411. Paolo Zellini, professore Ordinario, Università di Roma “Tor Vergata”.
  412. Umberto Marini Bettolo Marconi, professore ordinario, Università di Camerino.
  413. Nicola Campogrande, compositore, Roma.
  414. Mariella Guercio, professore ordinario Università La Sapienza, presidente Associazione
  415. nazionale archivistica italiana, Roma.
  416. Francesco Vona, economista presso l’Observatoire français des conjonctures économiquese
  417. Science Po, Parigi.
  418. Andrea Peru, professore associato Università di Firenze.
  419. Roberto Altieri, ricercatore CNR, Perugia.
  420. Alfredo Ferrarin, professore ordinario Università di Pisa.
  421. Thomas Fazi, giornalista e scrittore, Roma.
  422. Bernadette Majorana, professore associato, Università di Bergamo.
  423. Mauro Volpi, professore ordinario Università di Perugia.
  424. Emilio Santoro, professore ordinario, Università di Firenze e Direttore de “L’Altro diritto”.
  425. Elisabetta Bertol, professore ordinario, Università di Firenze.
  426. Alessandra Fussi, professore associato Università di Pisa.
  427. Esther Celiberti, insegnante scuola secondaria secondo grado, Gioia del Colle (BA).
  428. Pietro De Luca, dirigente scolastico Milano.
  429. Luigi Verdi, docente Conservatorio S. Cecilia, Roma.
  430. Luca Biasco, professore ordinario Università di Roma Tre.
  431. Virginio Mazzocchi, professore ordinario Università La Sapienza, Roma.
  432. Angelo Aloisi,insegnante scuola secondaria secondo grado, Seregno (MB).
  433. Fabio Stok, professore ordinario Università di Roma “Tor Vergata”.
  434. Carla Ruffini, docente a contratto università di Bologna.
  435. Ferruccio De Natale, professore ordinario Università di Bari.
  436. Alice Barberis, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano
  437. Anna Flocchini, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  438. Walter Meliga, professore ordinario, Università di Torino.
  439. Cristiana Bullita, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Monterotondo (Rm).
  440. Lucio Saviani, insegnante scuola secondaria e docente a contratto Università di Roma “La
  441. Sapienza”.
  442. Livia Nicoletti Rossi, docente a contratto Università di Milano.
  443. Vittorio Morfino, professore associato Università di Milano Bicocca.
  444. Enzo Di Salvatore, professore associato Università di Teramo.
  445. Fabio Martini, professore ordinario Università di Firenze.
  446. Lucia Cicalese, insegnante scuola secondaria secondo grado, Torino.
  447. Emanuele Castrucci, professore ordinario Università di Siena.
  448. Ruggero D’Alessandro, saggista, romanziere e docente a contratto Università di Roma “La
  449. Sapienza” e Varese.
  450. Nicola Acocella, professore emerito Università La Sapienza di Roma.
  451. Everardo Minardi, professore ordinario Università di Teramo.
  452. Luca Illetterati, professore ordinario Università di Padova.
  453. Gennaro Avallone, ricercatore Università di Salerno.
  454. Gianfranco Mormino, professore ordinario Università di Milano.
  455. Giorgio Inglese, professore ordinario Università “La Sapienza” di Roma.
  456. Fabio Minazzi, professore ordinario Università dell’Insubria.
  457. Germana Pareti, professore ordinario, Università di Torino.
  458. Giorgio Fontana, professore ordinario, Università Mediterranea di Reggio Calabria.
  459. Alessandro Ghisalberti, già professore ordinario all’Università Cattolica del Sacro Cuore,
  460. Bruno D’Amore, già professore ordinario Università di Bologna.
  461. Fulvio Cervini, professore ordinario Università di Firenze.
  462. Giovanni Manetti, professore ordinario, Università di Siena.
  463. Giovanni Fiaschi, professore ordinario Università di Padova.
  464. Giuseppe Chiecchi, professore ordinario Università di Verona.
  465. Giovanni Di Rosa, professore ordinario Università di Catania.
  466. Annalisa Murgia, professore associato, University of Leeds, UK.
  467. Anna Galvani, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  468. Domenico Losurdo, professore emerito Università di Urbino, dottore h. c. Università do Niteroi-RJ (Brasile).
  469. Lucia Battinelli, docente di scuola secondaria di secondo grado, Roma.
  470. Claudio Bazzocchi, dottore di ricerca e studioso di filosofia politica, Bari.
  471. Dario Generali,ricercatore CNR, Coordinatore scientifico dell’Edizione Nazionale delle Opere di A. Vallisneri, Milano.
  472. Vittorio Criscuolo, professore ordinario Università di Milano.
  473. Giorgio Piras, professore associato, Università “La Sapienza”di Roma.
  474. Daniele Piccione, consigliere parlamentare, professore presso l’università Unitelma di Roma e
  475. consigliere giuridico del CSM.
  476. Alessandro Pace, costituzionalista e docente, Roma.
  477. Guido Ortona, professore ordinario Università del Piemonte Orientale.
  478. Francesco Caglioti, professore ordinario, Università di Napoli “Federico II”.
  479. Paolo Pagani,professore ordinario Università Ca’ Foscari di Venezia.
  480. Lilia Costabile, professore ordinario Università di Napoli “Federico II”.
  481. Nuccio Ordine, professore ordinario Università della Calabria.
  482. Riccardo Guastini,Professore emerito della Università di Genova.
  483. Sossio Giametta, filosofo, scrittore e traduttore, Bruxelles.
  484. Luca Loschiavo, professore ordinario Università di Roma tre, Roma.
  485. Gabriele Cifani,ricercatore Università di Roma due, Roma.
  486. Camillo Neri,professore ordinario Università di Bologna.
  487. Andrea Balbo,ricercatore e professore aggregato Università di Torino.
  488. Nicola Lupoli, professore associato, Libera Università di Bolzano.
  489. Mila De Santis, professore associato Università di Firenze.
  490. Luigi Manfreda, professore associato Università di Roma Tor Vergata.
  491. Michele Marsonet, professore ordinario Università di Genova.
  492. Marcello Frixione, professore ordinario Università di Genova.
  493. Marco Fernandelli,professore associato Università di Trieste.
  494. Alessandra Pera, professore ordinarioUniversità di Palermo.
  495. Mirella Albano, docente a contratto Università di Trento, docente formatore CLIL e SISS.
  496. Giuseppe Sassatelli,professore ordinario Università di Bologna.
  497. Michele Roccella, professore associato Università di Palermo.
  498. Roberto De Gaetano, professore ordinario Università della Calabria.
  499. Roberta Lanfredini, professore ordinario Università di Firenze.
  500. Michele Vallaro, già professore ordinario nell’Università di Torino e nella líbera Università “Kore” di Enna.
  501. Piero Vereni, professore associato Università di Roma “Tor Vergata”.
  502. Renzo Guardenti,professore associato Università di Firenze.
  503. Enrico Grosso, professore ordinario Università di Torino.
  504. Leonardo Maria Savoia, professore ordinario Università di Firenze.
  505. Ernesto Bettinelli, già ordinario presso l’Università di Pavia.
  506. Silvia Pellegatta, insegnante scuola superiore secondo grado, Milano.
  507. Tullia De Majo, insegnante scuola superiore di secondo grado, Monterotondo (RM).
  508. Carlo Tuba, insegnante scuola secondaria di secondo grado, Monterotondo (Rm).
  509. Alessandra Cassin,insegnante scuola secondaria secondo grado, Padova.
  510. Mariano La Marra, docente presso il Conservatorio S. Pietro in Majella, Napoli.
  511. Rocco Abela, insegnante scuola secondaria secondo grado, Gela.
  512. Corrado Agnes, già docente Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino.
  513. Francesco Belloni, insegnante scuola secondaria secondo grado, Monterotondo (RM).
  514. Letizia Pollaci,insegnante scuola secondaria secondo grado, Monterotondo (RM).
  515. Michele Bandini, professore associato Università della Basilicata.
  516. Sergio Durante, professore ordinario Università di Padova.
  517. Massimo Montanari,professore ordinario Università di Bologna.
  518. Salvatore Monda,professore ordinario Università del Molise.
  519. Rocco Sciarrone, professore ordinario Università di Torino.
  520. Maria Carolina Foi, professore ordinario Università di Trieste.
  521. Pietro Sisto, professore associato Università di Bari.
  522. Luca Beltrametti, professore ordinario Università di Genova.
  523. Amelia Paudice, docente Conservatorio di Musica ” Domenico Cimarosa”, Avellino.
  524. Luigi Munzi, professore ordinario Università Orientale, Napoli.
  525. Luisella Battaglia, professore ordinario Università di Genova.
  526. Gilda Rosa Calvario, insegnante scuola secondaria, Bisceglie (BAT).
  527. Michele Borrelli, professore ordinario, Università della Calabria.
  528. Antonino Di Frisco, coordinatore corsi ITS, Lonato del Garda (BS).
  529. Erminia Rabacchi, già insegnante scuola secondaria secondo grado, Lonato del Garda (BS).
  530. Alessandro Somma, professore ordinario Università di Ferrara.
  531. Paola Davoli, professore associato, Università del Salento.
  532. Federico Bertoni,professore ordinario, Università di Bologna.
  533. Giovanni Marini, professore ordinario Università di Perugia.
  534. Alessandro Veneziano, insegnante scuola superiore di secondo grado, Cosenza.
  535. Andrea Schiavo, insegnante scuola secondaria, Bianca di Avola (SR).
  536. Alessandra Cutolo,insegnante scuola secondaria di primo grado Verona.
  537. Giuseppe Albano, pedagogista, Taranto.
  538. Paolo Pini,professore ordinario Università di Ferrara.
  539. Alberto Oliverio, professore emerito Università di Roma “La Sapienza”.
  540. Bruno Settis, ricercatore Scuola Normale Superiore e Centre d’ Histoire de Science Po, Paris.
  541. Costantino Murgia, avvocato e docente Università LUISS e Università di Cagliari.
  542. Piero Dominici, Professore e ricercatore Università di Perugia.
  543. Stefano Lucarelli,professore associato Università di Bergamo.
  544. Giovannella Cresci, professore ordinario Università di Venezia Ca’ Foscari.
  545. Marcello Faletra, docente Accademia di Belle Arti di Palermo.
  546. Luigi Alfieri, professore ordinario Università di Urbino.
  547. Gianbattista Sciré, ricercatore Università di Catania.
  548. Giampiero Monaca, maestro elementare, coordinatore progetto “Bimbisvegli in natura”, Asti.
  549. Marco Aime, scrittore e professore presso l’ Università di Genova.
  550. Pietro Barbetta, Direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia, professore Università di Bergamo.
  551. Luigi Gaudino, professore associato Università di Udine.
  552. Daniele Solvi, ricercatore Università della Campiania “Luigi Vanvitelli”.
  553. Alidina Marchettini già insegnante scuola media primo grado Firenze.
  554. Gaetano Zampieri già professore ordinario Università di Verona.
  555. Leonardo Colletti, insegnante scuola secondaria secondo grado, Bolzano.
  556. Elio Franzini, professore ordinario, Università di Milano.
  557. Claudio Bartocci, professore associato, Università di Genova.
  558. Mauro Bonazzi, professore aggregato Università di Milano.
  559. Massimo Arcangeli, professore ordinario Università di Cagliari.
  560. Emilio Pasquini, professore emerito Università di Bologna.
  561. Guido Maria Giglioni, professore associato Università di Macerata.
  562. Antonio Targia, già docente scuola secondaria secondo grado, Roma.
  563. Franco Riva, professore ordinario Unversità Cattolica Milano.
  564. Luigi Alici, professore ordinario Università di Macerata.
  565. Maria Anderloni, insegnante scuola secondaria secondo grado, Milano.
  566. Angela Palazzo, insegnante scuola secondaria secondo grado, Padova.
  567. Omero Proietti, professore associato Università di Macerata.
  568. Maria Gabriella Esposito, professore ordinario Università di Teramo.
  569. Maria Paola Viviani Schlein, professore emerito Università dell’Insubria.
  570. Matthew A. Diamond, professore presso la Scuola Superiore Internazionale di Studi Avanzati di Trieste.
  571. Marina Calamo Specchia, professore ordinario Università di Bari.
  572. Sergio Bartole, costituzionalista e professore emerito Università di Trieste.
  573. Lorenzo Perilli, professore associato Università di Roma Tor Vergata
  574. Roberto Rizzo, già professore ordinario Università di Trieste.
  575. Gianmario Demuro, professore ordinario Università di Cagliari.
  576. Luca Bonardi, professore associato Università di Milano.
  577. Giovanni Benedetto, professore ordinario Università di Milano.
  578. Gloria Origgi, professore presso Ecole des Hautes Etudes, Parigi.
  579. Giacomo Marramao, professore ordinario Università di Roma tre.
  580. Marina D’Amato,professore ordinario Università di Roma tre.
  581. Renato Sartini, giornalista scientifico, Roma.
  582. Baldassare Caporali,insegnante scuola secondaria di secondo grado, Arezzo.
  583. Lorenzo Bernini, professore associato Università di Verona.
  584. Roberto Escobar, professore a contratto Università di Milano.
  585. Stefano Bianchini, professore ordinario, Università di Bologna.
  586. Elena Gallo, avvocato, Palermo.
  587. Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale.
  588. Riccardo Petrella, professore emerito Università di Lovanio, Belgio,
  589. promotore dell’Università del Bene Comune di Verona.
  590. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, rione Sanità-Napoli

 

 

 

 

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26 Commenti

  1. I proponenti sono quasi tutti insegnanti di scuola: difatti il documento riassume, ottimamente, la gran parte delle cose che ormai da molti anni gli insegnanti pensano sulle “riforme” della scuola.
    Firmiamo la petizione, facciamola firmare; e cominciamo tutti ad essere, una buona volta, intransigenti verso chi gioca con la scuola pubblica senza aver nemmeno letto il manuale delle istruzioni.

  2. L’Appello mostra soprattutto la paura del nuovo che caratterizza da un po’ di tempo intellettuali e politici italiani. Un immobilismo nascosto dietro petizioni di principio, mascherato con propositi di un rinnovamento, più ampiamente discusso ma che in realtà rimane molto vago e soprattutto non nasce da una seria analisi storica del fenomeno preso in esame e della sua realtà attuale. Si nota la netta lontananza dalla scuola vera, dai problemi di insegnamento e apprendimento, un giudizio che nasce esclusivamente dai limiti della propria esperienza personale. Che si possa auspicare nella scuola un lavoro da parte degli insegnanti istituzionalizzato come “lavoro collettivo” per programmare insieme e dibattere problemi di didattica comuni non viene mai detto; che ci possa essere tra le scuole maggiore comunicazione non sembra interessare granché. Come è tradizione si vuole continuare a lavorare nel chiuso della propria aula, protetti da una cultura e formazione che non devono essere poste in discussione.

    • Commento del tutto condivisibile. Una “seria analisi storica” e la vicinanza alla “scuola vera” ci fanno capire quanto siano urgenti progetti di “cambiamento delle stesse sinapsi cerebrali che presiedono i loro comportamenti routinari [degli insegnanti], per “destrutturare in profondità non solo le pratiche ordinarie delle persone e delle organizzazioni, ma, finanche, le mappe cognitive interiorizzate degli attori“ (così dice un documento MIUR).

      https://www.roars.it/online/destrutturare-le-sinapsi-cerebrali-le-emozioni-e-il-giudizio-su-di-se-dei-docenti-ce-lo-chiede-leuropeanization-dellistruzione/
      ____________
      È forse comprensibile (ma non giustificabile!) che ci sia la “paura del nuovo” da parte di chi sta per sottoporsi a una sorta innesto cerebrale. Ma – bellezza! – è il nuovo che avanza.
      Io non capisco da dove nasca tutta questa resistenza dei docenti che vorrebbero “continuare a lavorare nel chiuso della propria aula” e contemporaneamente denotano “lontananza dalla scuola vera”. Non è che venga chiesto molto: un primo passo per darsi una spolverata di modernità, sarebbe cominciare ad imparare un po’ di neolingua:
      ______________
      Mentoring, coaching, tutoring, counselling, expertise, soft skills, network professionali, team teaching, peer review e tutoraggio, ruolo del middle management nella scuola, leadership educativa, staff, competenze cross curricolari, partenariati, diversi moduli orari, diversa scomposizione del gruppo classe, governance territoriale, cambiamento di paradigma nell’azione didattica, modello di ricerca azione, peer observation, project-based learning, cooperative learning, peer teaching, learning by doing, flipped classroom, rubriche valutative, progettazione “a ritroso”, BYOD (bring your own device), social media policy, uso professionale dei social media, cittadinanza digitale, open e big data literacy, pensiero computazionale, creatività digitale(making) e robotica educativa, information literacy, attività di job shadowing, life skills, social learning, best practice, eventi di networking, reti di scopo, agency professionale, cabina di regia, task force permanente, fall out delle azioni di tirocinio, workshop, panel, open badges, sistema informativo longitudinale, ecosistema digitale, team dell’innovazione, sensori di qualità, qualità di processo, focus group, feedback, checklist progressiva, follow up, startup della formazione, governance formativa, monitoraggio granulare delle azioni formative, griglie di monitoraggio di efficacia, approcci on the job, peer to peer.
      https://www.roars.it/online/talis-byod-iea-pirls-ed-ecco-a-voi-siore-e-siori-la-neolingua-del-miur/

  3. La contrapposizione conoscenza-competenza è fuorviante. La dinamicità del sapere e l’imprevedibità della sua evoluzione richiede una nuova finalizzazione del lavoro dei docenti: da un lato sono collegialmente chiamati a promuovere e a consolidare le qualità intellettive degli studenti, dall’altro lato devono trasmettere una corretta immagine della disciplina insegnata. La conoscenza è inscindibile dal metodo disciplinare e dal suo problema generativo.
    Le competenze sono un Mix di conoscenza e di capacità e sono indispensabili per la progettazione dell’apprendimento (modifica stabile del comportamento). L’interpretazione di competenza proposta, che sintetizza l’ordinaria e sgangherata prassi scolastica, avversa il disegno d’un sistema educativo in grado di fronteggiare i caratteri della società contemporanea.
    N.B. La missione delle università diverge da quella dell’istituzione scolastica.

  4. Noto con piacere come fra i firmatari dell’appello vi siano anche molti docenti universitari.
    Per anni, a parte il compianto prof. Giorgio Israel e pochi altri, è stato veramente difficile trovare accademici che si interessassero di quanto stava avvenendo nel mondo della scuola.
    Finalmente si sta iniziando a capire che in gioco ci sono la libertà di insegnamento dei docenti, lo spirito critico dei cittadini e il progresso culturale di una nazione. Più banalmente si è forse compreso che la matrice ideologica di chi sta distruggendo l’università italiana è la medesima di chi vuole “destrutturare le sinapsi” dei docenti della scuola primaria e secondaria.
    Esiste un’ideologia trasversale ai partiti, fatta propria (seppur per motivi differenti) dalle destre liberiste e dalle sinistre post-comuniste.
    La “didattica per competenze” oramai non è più un’opzione metodologica fra le tante, ma il Verbo, un’acquisizione eterna e immutabile che nessuno può mettere in discussione.
    Allo stesso modo si parla di “valutazione oggettiva” (degli apprendimenti o del sistema), quasi che un simile concetto possa davvero avere un significato.
    Qualcuno, incurante del ridicolo, si spinge persino a parlare di “misurazione” delle competenze o degli obiettivi conseguiti nel Ptof, manco stessimo parlando di fisica!
    Un tempo non molto lontano avevamo Presidi colti, capaci di incantare il loro uditorio quando parlavano di letteratura, filosofia o scienza.
    Oggi, fatte salve poche eccezioni, abbiamo dei Dirigenti Scolastici propagatori del Verbo, pronti a randellare i docenti “contrastivi”, dimenticandosi però che in Italia la libertà di insegnamento è un principio costituzionale. A loro parere i docenti, in quanto dipendenti del Miur, dovrebbero aderire agli orientamenti ministeriali, , solitamente espressi sotto forma di note, decreti o circolari – in barba ovviamente al principio della gerarchia delle fonti giuridiche.
    Nella scuola si va avanti per “mode didattiche”, tutte accettate in maniera acritica o imposte in virtù dell’ubbidienza pronta, cieca e assoluta ai principi della “nuova scuola”.
    Assistiamo così, ad esempio, a DS che elogiano il “coding”, che ne esaltano le virtù, ma che magari non sanno distinguere fra un ciclo for e un ciclo while. Del resto cosa importa sapere di cosa si tratti o capire se l’educazione al pensiero computazionale sin dalla prima infanzia sia didatticamente utile e culturalmente proficua? Qualcun altro ha detto che lo è, chi sono loro per mettere in dubbio la Verità rivelata?
    Ormai siamo in piena emergenza culturale.
    Fortunatamente gran parte dei docenti italiani si è formata in una scuola e in un’università assai differenti da quelle odierne, le risorse umane per reagire pertanto ci sono, l’importante è farlo prima che i danni siano irreparabili.

  5. La parola chiave di questo documento è “altro”. Altre sono le innovazioni necessarie: quali? Altre sono le strade per migliorare l’insegnamento, ma molto generiche: attuare la Costituzione. Non condivido il malcelato disprezzo con cui i proponenti guardano al mondo in cui viviamo: dagli smartphone alla necessità di trovare lavoro, da instagram alle materie in inglese, dall’abitudine a essere valutati da estranei, alla standardizzazione di competenze. Questo disprezzo rende gli insegnanti mediamente ininfluenti ed estranei ai processi formativi dei ragazzi che svolgono altrove (fisicamente e mentalmente) il loro percorso formativo, lasciando gli insegnanti a dibattere astruse questioni con astrusi linguaggi

    • inclasseweb: “La parola chiave di questo documento è “altro”.”
      ____________________
      A dire il vero, la parola “altro” viene usata solo una volta: “la scuola era e deve restare, per primo, un “luogo potenziale” in cui immaginare destini e traiettorie individuali, rimettere in discussione certezze, diventare qualcos’altro dalla somma di “tagliandi di competenza” accumulati e certificati.”
      ====================
      inclasseweb: “Altre sono le innovazioni necessarie: quali? Altre sono le strade per migliorare l’insegnamento, ma molto generiche”
      ____________________
      Quali? Per rispondere basta leggere quello che c’è scritto:
      1)”Una scuola di qualità è basata sulla centralità della conoscenza e del sapere costruiti a partire dalle discipline. Letteratura, Matematica, Arte, Scienza, Storia, Geografia, Filosofia, in tutte le loro declinazioni, sono la chiave di lettura del mondo, della società e del nostro futuro. Una reale comprensione del presente e la trasformazione della società richiedono riferimenti che affondano le radici nella storia, nelle opere, nelle biografie e nell’epistemologia delle discipline.”
      2)”valorizzare inoltre l’interculturalità, la creatività e l’immaginazione, il pensiero critico e quello simbolico, nella didattica così come nell’impianto complessivo della scuola.”
      3)”la relazione e la comunicazione “viva” allievo/insegnante – nella comunità della classe – rappresentano fortezze da salvaguardare e custodire. La saldatura del legame intergenerazionale, la trasmissione coerente di conoscenze, percorsi e temi, il dialogo incalzante, la maieutica, la circolarità, la condivisione di interpretazioni e scelte linguistiche, il problematizzare insieme, l’attenzione ai tempi, alle reazioni di sguardi e comportamenti.”
      4)”L’apertura alla realtà sociale e produttiva può realizzarsi, volontariamente, attraverso forme e progetti di scambio organizzati autonomamente dagli istituti scolastici. […] Pratiche calibrate in base ai contesti e alle finalità educative”
      5)”La dispersione scolastica, l’inclusione autentica e la riduzione delle disuguaglianze necessitano di […]: infrastrutture, associazioni, biblioteche; […] Dare alle Scuole risorse e spazi adeguati alla costruzione di didattiche di recupero e opportunità di accoglienza non è sperpero di denaro pubblico, ma progettazione politica di inclusione autentica, unica vera prospettiva di crescita e ricchezza del paese.”
      =======================
      inclasseweb: “Non condivido il malcelato disprezzo con cui i proponenti guardano al mondo in cui viviamo: dagli smartphone alla necessità di trovare lavoro, da instagram alle materie in inglese, dall’abitudine a essere valutati da estranei, alla standardizzazione di competenze.”
      _______________________
      Affermare che “Non sia il mero ingresso di uno smartphone in classe a migliorare l’apprendimento o l’insegnamento” sarebbe “malcelato disprezzo”? A me sembra solo un’ovvietà e che scambiarlo per “malcelato disprezzo” denoti un problema di comprensione testuale.
      Lo stesso vale per l’affermazione “Non si va a scuola semplicemente per trovare un lavoro”.
      Su instagram non si esprimono giudizi di merito (“Nell’era di instagram, twitter e dell’ e-learning”) e sull’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in lingua straniera si chiede una moratoria (lesa maestà?).
      Infine, confesso di non cogliere la relazione del “mondo in cui viviamo” con la “standardizzazione di competenze” e la valutazione da parte di agenzie esterne (come INVALSI) che usano metodologie la cui solidità è oggetto di discussione (http://www.roars.it/online/il-modello-di-rasch/). A meno che queste tendenze non siano considerate come intrinsecamente legate ai “tempi moderni” che devono essere accettati in quanto tali, al di là di un giudizio scientifico e di merito.
      =======================
      inclasseweb: “Questo disprezzo rende gli insegnanti mediamente ininfluenti ed estranei ai processi formativi dei ragazzi che svolgono altrove (fisicamente e mentalmente) il loro percorso formativo, lasciando gli insegnanti a dibattere astruse questioni con astrusi linguaggi”
      _______________________
      Trovo un po’ patetico il tentativo di “ricatto”. Come dire: se la pensate così vi tagliate fuori dal corso della storia e vi condannate al’irrilevanza. Una specie di TINA (There Is No Alternative) declinato in ambito educativo. Ma è proprio questo “pensiero unico” che elude i confronti nel merito ad essere il bersaglio di questo appello. E, a giudicare dalla reazione di inclasseweb, ha colto nel segno.

    • comincio dalla fine: non c’è alcun ricatto: siamo già (noi professori) marginali. Si, nel mondo attuale siamo giudicati da enti terzi: sarà bene fare abituare i ragazzi? Metodologie dubbie quelle dell’Invalsi, del Clil etc? allora miglioriamo quelle metodologie invece di buttare tutto. Innovazioni: quelle che elenca lei non sono innovazioni, ma cose che nella scuola già ci sono o si possono fare. Quindi in conclusione: o ritenete che le cose non siano da cambiare e allora forse viviamo in mondi diversi; o ritenete che ci sia bisogno di cambiare ma in altri, che continuo a non capire, modi.
      Infine: sulle tecnologie digitali. Definire ‘banali’ e ‘semplificazioni’ ciò che viene prodotto con esse non è malcelato disprezzo?
      Da ultimo: ‘altro’ viene detto altre due volte all’inizio del documento. Ovviamente non è la mera quantità a costituire una parola-chiave.
      Comunque non c’è nulla di male nell’avere idee diverse. Non necessariamente ciò è frutto di una mia mancata comprensione. Il documento è conservatore pur non volendolo dichiarare e c’è chi non ama la conservazione. Legittime posizioni.

    • Credo che inclasseweb colga un punto: la scuola italiana così com’è ha alcuni seri problemi (così sembra a me e a quanto pare anche ad altri). E se anche non ci piace la direzione politica degli ultimi decenni (il che è legittimo) dovremmo forse provare a trovare una terza via, diversa dalle politiche del momento ma anche dal produrre documenti un po’ vaghi e ideologici i quali finiscono col suggerire che non ci sia bisogno di innovazioni di sorta.
      Questa terza via richiederebbe un confronto un po’ puntuale nel merito, piuttosto che l’ennesimo appello, per forza di cose sbrigativo su questioni essenziali.
      Per questa ragione, ho provato a scrivere un commento sul primo punto dell’appello, la distinzione tra conoscenze e competenze. Non è stato accettato per la pubblicazione. Ciò non è solo legittimo, di sicuro è più che motivato. Tuttavia, registro con qualche dispiacere la difficoltà di trovare contesti in cui opinioni differenti possano confrontarsi in modo costruttivo. Se si dà spazio agli appelli, ma poco ai dibattiti che questi sollevano, si rischia di contrapporre gli slogan e le posizioni ideologiche, sottraendo queste al loro senso più profondo: quello di offrirci intuizioni differenti sul mondo, da mettere alla prova attraverso il dialogo.

    • Il discorso sulle competenze, su cui mi dispiace non poter leggere il tuo commento, non è semplice. Io ho sperimentato quanto sia difficile lavorare sulle competenze, quanta programmazione sia necessaria, quanto i nostri libri non ci aiutino, quanto gli alunni siano restii a farlo, quanto il risultato sia lento a prodursi. Tutte cose che ai corsi di formazione non dicono. Non farlo, e continuare a lavorare con la lezione classica d’altra parte è spesso, non sempre, improduttivo alla lunga distanza. I contenuti si dimenticano e resta poco del lavoro fatto.
      Che fare? Io faccio delle parti ‘frontalmente’ (con ampio spazio per domande etc. ) e delle parti per competenze. Un po’ come facevamo noi (io ho 50 anni) all’Università: corsi generali e corsi monografici di taglio seminariale/laboratoriale.
      Sarebbe utile discutere con sincerità di queste cose…

  6. Grazie per la risposta. Quest’anno, nel mio corso di triennale, ho fatto pochissime lezioni frontali, facendo lavorare i ragazzi in classe in una varietà di modi. Non sono del tutto convinto dei risultati, ma sono convinto di avere fatto bene a sperimentare questo, e insisterò.
    Se qualcuno avesse curiosità, ho messo online la mia riflessione su conoscenze/competenze a questo indirizzo:
    https://www.facebook.com/marco.mazzone.39/posts/10213971124406269

    • Gentile Mazzone, il suo link porta a una pagina non disponibile. Non tutti poi sono iscritti a facebook.

  7. Per inclasseweb: quindi una didattica per competenze è una didattica quale si produceva a livello universitario una trentina di anni fa?
    E questo dovrebbe essere fatto fin dalla scuola primaria? Se si parla di lavori di gruppo, di cooperative learning o simili, sono stati più o meno da tempo presenti nella scuola primaria (oggi allo sbando) senza che nessuno avesse il sentore di che fosse una competenza o le competenze, sulla cui definizione ognuno dice la sua.
    Per Marco Marzone: credo che in rete si possa tranquillamente pubblicare un proprio articolo (in google drive se non si ha altro) e inserire in un commento qui il link.

    • Scusa per la mia poca chiarezza! l’analogia riguardava la composizione mista dei corsi, con tipi di didattica differenti per obiettivi differenti: imparare a fare qualcosa (tradurre, commentare, etc.) o acquisire rapidamente una grande quantità di informazioni. Ovviamente questo è quello che faccio io, nella mia classe, nel mio contesto etc.: non ho la pretesa di dire cosa si dovrebbe fare, né alla primaria né altrove.

  8. Inclasseweb, rispondo qui al tuo messaggio del 20 gennaio 2018 at 18:32, ché non trovo il “Rispondi”, sarà colpa del mio browser.
    È curioso che negli esempi che porti: imparare a fare qualcosa, acquisire informazioni. La parola informazioni, che si insinua al posto di conoscenze, mi ha ricordato Guido Petter (anni 70 più o meno, Conversazioni psicologiche con gli insegnanti) che distingueva fra notizia e nozione. Nelle definizioni di competenza che si propongono, m’è sempre sembrato che si facesse scivolare al ribasso il concetto di conoscenza, dimenticandone l’etimo.
    Che il fare, tanto caro alla cosiddetta didattica per competenze, sia fare commenti, fare traduzioni, beh… Rimando anche io a Giorgio Israel.
    L’esempio più diffuso di didattica per competenze che si dà nel primo ciclo è l’organizzazione di un viaggio. Certo certo, si può fare, può essere interessante, ma non si è mai fatto? È nuovo, è innovativo?. Personalmente mi cascano le braccia. E dopo il viaggio?
    E dopo il viaggio, è il mese giusto, prove standardizzate invalsi che misurano competenze o conoscenze secondo i chiari di luna.
    Didattica differente per diversi obiettivi dici, ma non è anche queste ovvietà?
    I problemi seri della scuola primaria, che sembrava funzionare bene, sono dovuti, in buona parte, all’eccesso di cambiamenti, caotici e contraddittori, di epocali riforme che si sono succedute (da L. Berlinguer in giù) a colpi di tagli.
    La moratoria proposta dall’appello mi sembra fin troppo delicata, avrei senz’altro aggiunto l’abolizione dei premi per il merito.
    Vado a preparare le lezioni per la settimana, va’, che si sa che lavoriamo troppo poco: http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/contratto-scuola-il-ministero-ai-docenti-dovete-lavorare-di-piu-_3118563-201802a.shtml

    • non voglio essere pedante, ma neanche fraintesa: non ho mai detto di rappresentare, io, l’innovazione. Dico che ce n’è bisogno…
      Nelle mie materie, latino e greco, fare significa secondo me (posso ovviamente sbagliare) tradurre un testo, analizzarlo, commentarlo, leggere un saggio di argomento specialistico e comprenderlo, analizzare un’immagine e confrontarla con un testo etc. cioè produrre delle conoscenze. Quando l’insegnante invece ti spiega che “Esiodo è nato ad Ascra e ha scritto la Teogonia” ti sta dando delle informazioni. Poteva lo studente ricavarsele dalle fonti, interrogarsi sulla validità delle fonti, confrontarle etc. e arrivare alla conclusione che Esiodo è nato ad Ascra e ha composto oralmente un poema…
      Quest’ultimo procedimento sarebbe (per me) l’optimum ma
      ci vuole molto tempo e moltissima fatica Quindi cerco una via di mezzo. E’ ovvio? non lo so. Non vedo molti colleghi fare questo e neanche porsi il problema. Passano da Esiodo, nato ad Ascra, ad Archiloco, nato a Paro e via di seguito…
      buon lavoro (anch’io dedico la domenica a preparare lezioni..)

  9. Carissima Inclasseweb, non ho mai ho scritto che tu rappresenteresti l’innovazione. Tranquilla, si discute.
    Se dici che ce n’è bisogno, viene naturale chiedere che sia per te l’innovazione di cui ci sarebbe bisogno.
    Non so se le indicazioni che elenchi siano “innovazione”, a me ricordano più o meno il modo in cui si insegnava a me che sono più vecchietta di te, ne ho 58: “tradurre un testo, analizzarlo, commentarlo, leggere un saggio di argomento specialistico e comprenderlo, analizzare un’immagine e confrontarla con un testo”, forse i raccordi con le immagini mancavano, su questo ti devo dare atto. Studiavamo peraltro spesso le carte geografiche.
    Stavo per dire pure la lettura del saggio mancava, ma mi sono ricordata che leggevamo un libro all’anno in pedagogia e in storia pure un saggio a scelta, optai per la Storia d’Italia di Denis Mack Smith l’ultimo anno.
    Tutte cose di buon senso. Vecchie, antiche come le montagne, solide. Eppure sempre nuove e che si rinnovano.
    Mancavano i lavori di gruppo in classe, vero, spesso tuttavia miei compagni di classe studiavano assieme nei pomeriggi. I miei ex alunni oggi alle superiori mi raccontano che talvolta lavorano in classe in gruppo.

    Tu non vedi molti colleghi che… io non vedo proprio i colleghi. Mi capita molto raramente di assistere a lezioni di altri.
    Mi meraviglio dei giudizi che si danno, potrei stilare una classifica personale su colleghi simpatici e antipatici, ma, a meno che purtroppo non abbiano problemi evidenti, non so molto del loro valore né metodi effettivi che mettono in pratica e non sono in grado di tranciare giudizi netti.

    Se un insegnante è tale (finché ce lo permettono, la denigrazione di anni della figura dell’insegnante non è senza conseguenze), studia e si aggiorna sempre, ed è forse maggiormente infastidito dalle scoperte fumose dell’acqua calda. Se poi l’acqua, tendente al bollente, ti viene gettata pure addosso con pratiche che secondo me hanno snaturato la scuola primaria, beh… sapere di qualcuno che la pensa in modo simile al mio mi rincuora. Non importa che l’Appello resti inascoltato, sempre meglio di un acquiescente far finta e di un’accettazione passiva dell’inevitabile.

  10. Salve, sono un insegnante di lingue straniere; non mi pare di aver letto contributi di miei colleghi in merito. Intervengo per dire che ciò che in questa sede viene definito innovativo, pseudscientifico e imposto dal MIUR, in glottodidattica ha almeno 30anni di storia, affonda le sue radici nel pensiero di Vigotkzy e del costruttivismo, è da anni contenuto nel Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue, documento madre per le indiscusse certificazioni linguistiche e, a proposito di Europa, recepisce una miriade di direttive europee non ultima quelle delle competenze chiave di cittadinanza per l’apprendimento permamente. Non è l’Italia, non è il MIUR, in tutte le scuole di Europa si fa così da anni e con splendidi risultati. Al di là dei riferimenti, che lasciano il tempo che trovano, mi interessa dire che prima ancora che come insegnante, da utente ho ricevuto una formazione linguistica in piena linea con quanto in questo appello viene contestato. Risultato: ringrazio Dio di avere avuto questa fortuna quando confronto le mie COMPETENZE linguistiche con i colleghi difensori sfrenati del contenutismo, che nel mio caso si può tradurre più o meno con “grammatica al quadrato, al cubo, grammatica all’ennessima potenza”. Quando dico competenze intendo una cosa molto banale: comunicare in lingua straniera, fare cose concrete con la lingua, i famigerati compiti di realtà. Quando mi sono abilitato all’insegnamento, mi resi conto che la maniera in cui io mi ero formato veniva chiamata didattica innovativa, quando sono entrato nel mondo della scuola ho scoperto come la lingua viene spesso massacrata nelle nostre aule da molti insegnanti di lingua straniera; poi ho scoperto che tutti questi insegnanti sono dei ferventi sostenitori dei contenuti, dopo ancora ho capito forse perché siamo uno dei fanalini di coda in Europa nelle lingue straniere e ho compreso intenerito lo sgomento dei ragazzi che dicono che quando vanno all’estero non capiscono perché gli stranieri parlano veloce: gli stranieri parlano come parlano tutti, solo che i campioni linguistici a cui siamo abituati (se lo siamo) non sono reali (assicuro ai non addetti ai lavori che fin dall’inizio si può didatticizzare un dialogo a velocità standard senza alcun problema). Spero che questo esempio chiarisca cosa voglio dire: c’è chi vede i singoli alberi e non vede la foresta. Si può fare le pulci a tutto, tutto è migliorabile, è vero che molte indicazioni MIUR sono confuse e contraddittorie però io credo che il vero, malcelato problema, sia tra chi questa neolingua la legge per la prima volta e chi invece la parla da madrelingua. Tempo fa mi è capitato di tenere un corso di formazione a docenti (quelli osteggiati nell’appello) e ciò che mi colpì nelle risposte a un questionario iniziale fu la disaffezione dei colleghi ai corsi di formazione perché ritenuti troppo teorici, sganciati dalla realtà di classe, in sostanza perché non si impara niente. Di chi è colpa? Della teoria o dei docenti? Semplicemente del fatto che quando seguiamo un corso vogliamo imparare a fare delle cose, essere parte attiva delle cose. Solo se ci ficchiamo le mani dentro impariamo a utilizzarle. Un adulto una volta chiese al figlio come si utilizzasse lo smartphone, il figlio gli rispose “mamma, non ti servono le istruzioni, smanetti e scopri come funziona”. Ciò non significa tirare via la teoria ma semplicemente costruirla dalla e con la pratica. Forse non serve il libretto di istruzioni per capire dove si voglia andare con la scuola, forse è il caso di sporcarsi le mani, di mettersi in gioco, di provare a imparare.

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