In questi giorni il popolo delle Università italiane è chiamato a redigere l’ennesima assurdità italica, la Scheda Unica Annuale (SUA) dei Corsi di studio (CdS) che impone l’ANVUR sotto l’occhiuta supervisione del MIUR.

Sono oltre 50 quadri, divisi in due sezioni ed in ogni quadro si può spesso caricare un commento od un file esplicativo per un totale di oltre un centinaio di documenti ed allegati che mettono a dura prova i compilatori, i futuri lettori e pure i frastornati futuri valutatori. La SUA-CDS è la summa di quello che fa il CdS: con un dettaglio, una ripetizione di dati, una mancanza di intelligenza progettuale che esemplifica il delirio burocratico che perseguita gli italiani.

L’ANVUR impone a cadenza annuale non solo la SUA-CdS ma anche un ulteriore documento: il Riesame del CdS in cui molte informazioni, non si sa a quali fini, sono duplicate per la gioia di chi è costretto a scrivere due volte le stesse elucubrazioni.

Prima dell’arrivo degli anvuriani erano previsti due soli documenti da riempire per il MIUR: il RAD (Regolamento didattico d’Ateneo) con gli ordinamenti dei CdS proposti, già con molte informazioni pletoriche ed inutili, e l’Offerta Formativa (OFF.F) con l’esplicitazione degli insegnamenti previsti dagli ordinamenti presentati nel RAD.

E’ ovvio che i due documenti erano troppo banali, di una semplicità quasi sconvolgente, per cui è stato fatale complicarli il più possibile e tutto al fine dell’Assicurazione Qualità, come se la qualità si misurasse dalla complicazione della documentazione e non dalla qualità della stessa.

Che cosa è la qualità di un corso di studio e poi degli Atenei?

Nel documento finale ANVUR-AVA del 27/1/2013 si scrive “intenderemo qui per Qualità il grado in cui le caratteristiche del sistema di formazione e ricerca soddisfano ai requisiti ovvero anche il grado di vicinanza tra obiettivi prestabiliti e risultati ottenuti“.

Definizione alquanto cervellotica, lontana da qualsiasi chiarezza cartesiana. La Qualità del sistema di formazione è definita in relazione a dei requisiti: come si definiscono le caratteristiche e i requisiti e il grado di soddisfacimento? Non si capisce. I requisiti in effetti l’ANVUR li definisce, ma non così le caratteristiche del sistema. Che sono le “caratteristiche del sistema”?

C’è, tuttavia, “l’ovvero“, cioè “il grado di vicinanza tra obiettivi prestabiliti e risultati ottenuti“. Chi stabilisce gli obiettivi? L’ANVUR o il sistema di formazione, cioè l’Ateneo? E sempre a quale grado di vicinanza? Se gli obiettivi sono posti ad un livello minimo, la qualità è assicurata?

Nei requisiti di Assicurazione della Qualità (DM 1059/2013) addirittura si trova la frase “L’Ateneo stabilisce, dichiara ed effettivamente persegue adeguate politiche volte a realizzare la propria visione della qualità della formazione”. La qualità della formazione nazionale, quindi, non è un dato oggettivo stabilito a priori, ma qualcosa di soggettivo, una “visione” forse sovrannaturale, forse mistica di ogni singolo Ateneo.

La torre di babele costruita dagli anvuriani con accreditamento, assicurazione di qualità e qualità dei corsi di studio raggiunge cime abissali, difficilmente comprensibili ai non-anvuriani. La confusione regna sovrana e gli Atenei, come greggi di pecore portate al macello, impiegano strutture, commissioni, docenti, personale tecnico-amministrativo, centinaia di ore di lavoro per rincorrere un fantomatico accreditamento basato su una assicurazione della qualità, dove la qualità della formazione la stabiliscono essi stessi, ma non i requisiti per la qualità…

D’altra parte definire la qualità non è facile, viste anche le molteplici definizioni che si sono succedute con le norme ISO 9000 dal 1994 in poi.

Che cosa è la qualità? Nelle diverse versioni anche delle normative ISO orientate ai prodotti industriali, è la soddisfazione del cliente finale per il prodotto. La qualità del prodotto è una misura del grado di soddisfazione del cliente per il prodotto. Che cosa è la qualità di un corso di studio universitario? In quest’ottica è il grado di soddisfazione degli utenti del CdS per il CdS medesimo: in generale docenti, studenti, famiglie e mondo del lavoro: un grado di soddisfazione verso il processo ed il prodotto formato.

La qualità di un CdS non può che essere così, con dati che possono provenire da fonti già disponibili (ad esempio i rilevamenti sui laureati di ALMALAUREA) o da questionari predisposti dallo stesso MIUR e dal CdS. La qualità è valutare l’idoneità del CdS a intercettare la domanda di formazione del mondo del lavoro? In senso stretto no: questo problema è legato soltanto alla programmazione universitaria dei CdS che esula dalla qualità in senso stretto dei corsi di studio e degli Atenei e che dovrebbe essere valutata dal Ministero o dagli organismi nazionali deputati alla programmazione dell’Istruzione superiore. La qualità di un’opera d’arte dipende dalla domanda di mercato delle opere d’arte? Un CdS di Storia dell’arte dipende dalla domanda di mercato delle opere d’arte o degli operatori del settore? Ars gratia artis recitava il motto di una major hollywoodiana… sicuramente con più acume… C’è un gioco a rimpiattino tra Atenei e MIUR: quando fa comodo si rinvia all’Autonomia degli Atenei (quale?), quando non fa comodo si rinvia all’Autonomia del Ministero.

Sarebbe estremamente interessante applicare le normative ANVUR-AVA, come un esercizio accademico di verifica delle potenzialità del metodo, a sistemi formativi famosi: l’Accademia di Platone, la Scuola Peripatetica di Aristotele o in tempi più recenti il MIT, l’Università di Princeton, l’Università di Berkeley… Come hanno fatto queste istituzioni a diventare famose senza l’ANVUR-AVA? Platone, Aristotele e tutti i Nobel delle precedenti Università americane come hanno fatto a diventare pietre miliari del pensiero umano senza l’ANVUR-AVA? E’ veramente un mistero, degno di minuziose indagini anvuriane…

Forse Galileo non è stato accreditato dall’ANVUR primordiale: l’ex Sant’Uffizio? Del resto c’è una notevole analogia tra i compiti dell’ANVUR e quelli della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio). Il suo compito esplicito era mantenere e difendere l’integrità della fede (vedi Assicurazione di Qualità), esaminare e proscrivere gli errori e le false dottrine (sempre sull’AQ). A questo scopo fu creato l’Indice dei libri proibiti, cioè l’indice dei CdS e Atenei non accreditati… stranezze dei corsi e ricorsi storici…

Ma si può valutare la qualità intellettuale e culturale dei laureati di un CdS, che dovrebbe essere un obbiettivo formativo fondamentale di un CdS? Sembra difficile, nonostante la sottigliezza dei descrittori di Dublino che discettano vanamente di conoscenze, competenze, abilità/capacità nell’apprendimento, ma che rimangono vuote parole e vacui concetti. E nei documenti anvuriani tale qualità rimane totalmente ignota e sconosciuta.

Ma quali sono le competenze certificate dell’ANVUR a valutare la stessa qualità dei corsi di studio e degli Atenei?

Finora zero, se non lo zero assoluto. L’ANVUR finora non è membro dell’ENQA (European Association for Quality Assurance in Higher Education). Su tale problema interessante quanto scrive la voce ANVUR su Wikipedia, ma anche le ultime dichiarazioni del Prof. Fantoni sul Sole24Ore. Finora l’ANVUR è solo affiliata all’ENQA, e spera di divenire membro effettivo dopo la messa a regime delle visite alle sedi e ai CdS per l’accreditamento, prevista per il 2014.

Quali sono le procedure o i documenti partoriti dall’ANVUR, in questi due anni di attivazione? Qual è la qualità dei documenti ANVUR?

Quasi zero, se non lo zero assoluto. Basti dire che ben due decreti ministeriali sull’accreditamento dei CdS sono stati partoriti nel 2013 a distanza di circa 10 mesi uno dall’altro: DM 47 30/1/2013 e DM 1059 23/12/2013 e quello posteriore contraddice e cambia quello iniziale: il classico… contrordine compagni! Ed i cambiamenti sono sostanziali:

-si cambia il numero dei docenti di riferimento che passano da quattro a tre a regime per anno di corso di studio, ma perché tre e prima quattro? Come nasce questo numero magico: quando gli esami previsti sono 20 per una laurea triennale e 12 per una magistrale?

-il conteggio delle ore di didattica erogabile dai docenti di Ateneo non è più un requisito di accreditamento dell’Ateneo ma un requisito di qualità facilmente aggirabile, al di là della formulazione numerica che sembra altamente cervellotica, con ben un 30% di incremento per supplenze e contratti…

Nel corso degli anni si è poi assistito ad un indecoroso balletto sui docenti di riferimento previsti in più per gli eventuali curriculum presenti negli ordinamenti: prima no, poi sì, ultimamente no. Atenei hanno eliminato i curriculum quando venivano previsti docenti di riferimento in più, per poi vedersi cambiare la normativa nel volgere di poco tempo: idee chiare innanzitutto…

Sono attualmente previste delle regole incrementali per i docenti di riferimento quando il CdS superi per gli immatricolati la numerosità massima prevista per la classe: quanto scrive il DM 1059/2013 in proposito è di una oscurità totale per il calcolo proposto, che finora non è stata superata neanche dai quesiti specifici posti al MIUR e all’ANVUR. Il DM 17/2010 almeno in proposito era chiaro nel metodo di calcolo e nel prevedere almeno un certo numero di docenti in più all’anno, quando nel DM 1059/2013 si stabilisce “nel transitorio” tre docenti complessivi “senza riferimento all’anno” che sembrano valere sia per le lauree che per le lauree magistrali: un assurdo. La farraginosità delle norme e della scrittura delle stesse è più che bizantina: e viene da esclamare beati i bizantini…

Le scadenze stabilite per gli adempimenti previsti sono poi razionali ed inderogabili?

Assolutamente no, stabilita una data di scadenza per la compilazione della SUA-CdS o del Riesame, quasi sempre si concede una proroga di 10-30 giorni a richiesta del CINECA (Consorzio Interuniversitario per il Calcolo Automatico, il braccio operativo dell’ANVUR e del MIUR) o degli Atenei che non riescono neanche con i miracoli ad aggiornare le piattaforme informatiche o ad inserire a tempo, le tonnellate di dati che vengono richieste.

La domanda è: ma esiste un sistema di Assicurazione di Qualità delle normative emanate? L’ANVUR ed il MIUR riflettono a sufficienza o si documentano a sufficienza prima di produrre norme? Esiste l’obiettivo della qualità delle norme?

L’ANVUR ed il MIUR ovviamente non sono accreditati né tantomeno certificati. Qual è il sistema di Assicurazione di Qualità dell’ANVUR? Non esiste: è meglio ignorare il problema. Perché non fanno un Riesame, l’ANVUR o il MIUR? Non hanno tempo: eppure sarebbe un bell’esercizio educativo per gli anvuriani. Si è detto che la qualità di un sistema la valutano gli utenti/clienti. L’ANVUR si sottopone a questionari sul grado di soddisfazione delle proprie iniziative o attività da parte degli Atenei o dei CdS? Quando mai: è blasfemo solo osare pensare che l’ANVUR possa essere valutato dagli utenti: per grazia di Dio e volontà della Nazione l’ANVUR decide la valutazione universitaria e guai a chi gliela tocca!

Continuano gli sfracelli, le perdite di tempo e di denaro per tener dietro ai deliri burocratici dell’ANVUR.

Viene da pensare: Renzi pensaci tu! Facciamo nostra la frase renziana “Quella alla burocrazia è la madre di tutte le battaglie”. Cottarelli che ha previsto per la spending review nei riguardi dell’ANVUR? Si spera che azzeri tutti i finanziamenti all’ANVUR, tanto dispiacerà solo agli alti papaveri anvuriani.

La valutazione delle Università e dei corsi di studio dell’Università, tuttavia, è una faccenda troppo seria per lasciarla all’ANVUR, si faccia con i sistemi di accreditamento e certificazione propri delle norme ISO 9000: ACCREDIA in Italia e centri di certificazione accreditati. Esistono in Italia già dei CdS certificati con le norme ISO 9000.

E’ inutile e controproducente, un doppione/bubbone come l’ANVUR.

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16 Commenti

  1. Chissà se l’ANVUR sottopone a sé stessa i supplizi imposti ai “peccatori” che popolano il Girone degli Accademici (pardon: Università italiana): esiste una SUA-ANVUR? E nel Rapporto di Riesame dell’ANVUR, da chi è composta la Commissione di Autovalutazione? A che punto è il modello di assicurazione di qualità ANVUR?

  2. Insomma, chi controlla il controllore? In un sistema democratico, dove i vertici si eleggono dopo ampia discussione (il che ovviamente costa, la democrazia costa, in tempo e danaro), sono gli elettori a controllare (così dovrebbe essere, con qualche aggiustamento situazionale). L’Anvur è nominato. Dunque il Ministro, che dovrebbe rispondere al Capo dello Stato, davanti al quale ha prestato giuramento per il bene della comunità, dovrebbe controllare gli enti di cui risponde e verificare se le finalità di questi enti corrispondono agli obiettivi generali e specifici della comunità. Tutta quest’anvuriade costa oltre tutto un’enormità di soldi e ciò non è affatto secondario.
    Questo à un aspetto. Torniamo ai compilatori. Vorrei essere un po’ brutale. Perché i docenti si prestano a subire ed a esercitare a loro volta sugli altri (quanto sono rettori, coordinatori, direttori, presidenti, ecc. ELETTI!) queste sevizie psicologiche che vanno a scapito dei compiti principali e istituzionali, persino di quelli organizzativi, per non parlare della salute mentale? Con la mia prima ed unica esperienza RAV, del 2007, il meccanismo mi/ci era diventato chiarissimo. E si trattava soltanto di un allenamento, preliminare a quanto è successo dopo. Oltre le assurdità contenute, la rilevazione dei dati utili (una manciata, in fondo) non ha migliorato nulla. Anche perché le condizioni in cui il miglioramento avrebbe dovuto avvenire erano cambiate rispetto al momento della rilevazione. Perché nessuno dice: non è compito mio, non ci capisco un’acca, l’abbiamo già fatto e rifatto sprecando un sacco di tempo e non è servito a nulla, anche perché l’impostazione del corso era già stata approvata da XYZ … a cosa serve se non a rafforzare l’idea che questo (anda)va fatto entro un certo termine, con approvazioni collegiali pro forma dell’ultimo minuto, dunque pure esercitazioni vacue di poteri altrettanto vacui … perché se no, CHiUDONO IL CORSO! Ho l’impressione che questo spauracchio è stato non soltanto abusato o usato addirittura in mala fede, ma che sia una fuffa vera e propria.
    Mi piace la parola ‘fuffa’ usata metaforicamente, una metafora azzeccatissima, applicabile a vari livelli e situazioni attuali.

  3. Interessanti le osservazioni di Paolo Biondi. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa del modello CampusOne, il predecessore e sipiratore del modello ANVUR. Dovrebbe conoscerlo molto bene dato che, dal suo curriculum pubblico, risulta che è “iscritto dal 25 maggio 2006 nell’Albo dei Valutatori CRUI, dopo il superamento di una prova di verifica scritta. Dal 2003 nel progetto CampusOne e poi come valutatore CRUI ha esaminato in sede oltre 20 CdS in tutta Italia: CdS nelle sedi di Torino, Milano, Reggio Emilia, Firenze, Pisa, Napoli, Foggia, Bari, Potenza, Reggio Calabria, Catania, Cagliari, Sassari”.

    • Molto volentieri rispondo alla tua sollecitazione, anche se in modo un po’ prolisso.
      Quando nei primi anni 2000 è partito il progetto CampusOne, ero un giovane presidente di CdS che ha avuto un’improvvisa illuminazione (!): si poteva e si doveva gestire un CdS non badando solo alle formalità amministrative MIUR, ma nella sostanza considerando anche i risultati: matricole, come tipologia e numero, abbandoni, laureati in corso, laureati dopo 1, 2… anni dalla durata legale… Considera che i questionari studenteschi, per un preside illuminato dell’allora Facoltà, venivano elaborati a cura della presidenza ed inviati ad ogni singolo docente già da allora, anche se come Presidente di CdS non avevo diritto a vederli per intero…
      All’inizio il modello di Campusone era molto snello (RAV e quaderni vari pre e post-visita), poi si è complicato incredibilmente nel corso degli anni. Mi piaceva il modello iniziale scarno e snello, non quello finale, abbastanza ridondante e pletorico.
      A me piaceva nel modello la Dimensione Risultati, sono un ingegnere di formazione, c’erano dati sui cui si poteva fare un’analisi quantitativa (oggettiva) e si capiva subito se un CdS funzionava o non funzionava, ai fini dei Risultati beninteso, da quello che il GAV (Gruppo di auotovalutazione) scriveva in proposito.
      Che cosa è rimasto di Campusone in ANVUR-AVA? Non voglio parlare delle persone ma dei peccati.
      Probabilmente è rimasta la parte ridondante e pletorica, i Risultati sono cresciuti a dismisura, ma forse utili tuttavia, come le informazioni prese da ALMALAUREA, profilo laureati e condizione occupazionale dei laureati. Ma il problema dell’ANVUR-AVA, è il contorno ai risultati:
      -normativa confusa e non chiara
      -bizantinismi e cambiamenti continui della normativa tra MIUR ed ANVUR
      -assicurazione della qualità che non si capisce cosa debba essere, cioè come realizzarla
      -una scheda SUA_CdS assurda e folle per la quantità di dati da inserire (mentre il Riesame è snello e efficiente al di là della congerie di informazioni che richiede)
      Per dirla in maniera semplice, per l’accreditamento dei CdS si è realizzato un cannone atomico, per sparare ai moscerini: c’è tra obiettivo e metodo per raggiungerlo una sproporzione folle.
      Da alcune indicazioni sembrerebbe che le prime valutazioni (in autocandidatura v. lettera di Fantoni al Presidente CRUI) siano non tanto sui risultati, ma sul sistema qualità messo in piedi dagli Atenei. La mia piccola esperienza personale mi dice che molti Atenei non hanno fatto nulla, con PQ, Gruppo di riesame, Commissione paritetiche, che sono solo belle facciate, con niente di sostanziale e niente documentazione prodotta: gli studenti tra l’altro vogliono dare esami, non perdere tempo con commissioni per loro oziose.
      Mi viene in mente come Sistema ANVUR-AVA le Anime Morte di Gogol, un sistema non votato all’efficienza ma alle cartucelle, con tutte le follie del caso.
      Per dirla in breve CampusOne, era un sistema giovane per certi versi innovativo, l’ANVUR-AVA è un sistema perverso in cui per fare 2×3 si passa prima alla teoria dei numeri primi e poi, molto poi, al risultato della moltiplicazione.

    • Ho fatto parte del gruppo di autovalutazione del mio corso di studio per Campus. Avevo le mie riserve ed alcune cose mi sembravano ridicole (per ricalcare ISO 9000 il confezionamento e l’imballaggio (degli studenti) era diventato l’inserimento nel mondo del lavoro. Tuttavia, mi sembra un’età dell’oro rispetto ad AVA e al clima da 1984 che si respira nel regime ANVUR-Orwelliano. Aridatece Campus, verrebbe da dire.

    • Ho partecipato come membro del nucleo di valutazione di facoltà ad un progetto Campus dal 2004 al 2007, con tanto di visite in loco, rilievi e punteggi. Non mi sembra che i mastodontici RAV che dovevamo compilare per ogni corso di laurea fossero molto diversi dalla SUA di oggi. Alcuni confronti:
      – la SUA almeno è compilabile on line
      – la quantità di dati duplicati per ogni corso di laurea è la stessa
      – la SUA ha il difetto di fondere in un’unica attività (e in un’unica scadenza) la gestione della qualità con le procedure strettamente amministrative relative a RAD, OFF e Regolamenti didattici, a sicuro discapito della prima
      – Per quanto sopra, a molti non è chiaro se la SUA debba avere il rigore normativo di un regolamento o la capacità di comunicare agli studenti in modo chiaro e semplice le caratteristiche di un corso di laurea
      – Nella SUA la descrizione degli obiettivi formativi è stata inutilmente complicata
      .
      In sintesi, a mio parere, per rendere il processo di valutazione dei corsi di studio semplice ed efficace, l’ANVUR dovrebbe semplicemente:
      – indicare le informazioni minimali da rendere al potenziale studente
      – richiedere che a livello di dipartimento o di Ateneo (non di corso di studio) siano attivati alcuni processi fondamentali relativi ai servizi di contesto
      – fornire direttamente le informazioni (elaborate alla stessa maniera per tutta Italia, in modo che siano effettivamente confrontabili) su immatricolazioni, progresso nel corso di studi e occupazione dopo la laurea (Almalaurea e MIUR)
      .
      Ma soprattutto l’ANVUR dovrebbe limitarsi a richiedere solo dei requisiti minimi del processo di valutazione della qualità dei corsi di studio e non imporre una struttura dettagliata di codifiche, procedure e metodi di analisi, che non determinano altro che un appesantimento burocratico. Applicando ad AVA ciò che ha detto il ministro Giannini a proposito della ASN, si dovrebbe rilasciare solo una patente di guida e non l’autorizzazione a guidare una Ferrari.
      I singoli corsi o Dipartimenti dovrebbero scegliere poi se fare di più (non di meno) accreditandosi a livelli superiori (come molti già fanno). E’ impensabile che il singolo corso di studio, sorretto da 10 o 15 docenti, di varia competenza in tema di valutazione, sia in grado di assicurare l’efficienza di tutti i servizi e processi richiesti.
      .
      Più in generale, un processo efficace di valutazione dovrebbe essere in grado di attivare un miglioramento continuo delle attività oggetto di valutazione. L’output ottimale non dovrebbe essere una lista di buoni e cattivi, finalizzata solo al taglio delle risorse per i “cattivi”. L’output ottimale dovrebbe essere quello di stimolare un processo virtuoso di miglioramento che renda più efficace la spesa sia per i buoni che per i cattivi.
      Ma, ovviamente, la scelta dell’una o dell’altra strategia di valutazione dipende dall’obiettivo dell’agenzia di valutazione e del governo: se entrambi preferiscono sottrarre risorse all’istruzione anziché stimolarne la crescita, dobbiamo aspettarci solo vincoli e niente stimoli.

  4. gli “utenti” reali ( studenti, laureandi e laureati)sono veramente interessati al bla bla bla ANVURIANO? Quanti vogliono immatricolarsi ad un CdS si vanno a leggere l’imponente documentazione sulla “qualità” del CdS? Questi infernali gironi ANVURIANI son fatti e pianificati appositamente per NON FAR PENSARE alle cose importanti sia per i docenti che per gli studenti.

  5. Mi chiedevo, in maniera puramente accademica naturalmente…che cosa accadrebbe se un ipotetico CdS di un grosso corso di studi, di un grossissimo ipotetico ateneo, rispedisse al mittente le varie richieste di compilazione schede? Con motivata lettera di protesta naturalmente.

    Chiudono il corso?

    Davvero?

    Non ci credo!!!!! Lo vorrei vedere un ministro che va a chiudere un corso molto affollato di un’università molto affollata!!!

    Forse se i rettori degli atenei grossi si facessero sentire….

    • E se invece il corso non è molto affollato, anzi selettivo, e l’università non è molto grossa?

    • Per questo penso che dovrebbero fare la voce grossa i rettori dei grossi atenei…

      Ma dico, è possibile che rettori di università con una popolazione studentesca quasi pari a quella di un capoluogo di provincia debbano subire l’oceano di regole imposte dall’anvur?

      Non ho letto di un solo CdS soddisfatto di tutto questo, tutt’altro!

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