Come avevamo puntualmente già segnalato qui e qui, erano chiari i segni che ciò che resta del direttivo ANVUR aveva una gran fretta di gestire la nuova VQR senza attendere i nuovi membri. E ce l’hanno fatta. Nel bando pubblicato qualche giorno fa, alla sezione 5 si legge che saranno proprio Sergio Benedetto e Andrea Graziosi a coordinare la VQR.

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A noi viene da chiedersi: perché tanta fretta? Forse per evitare che i nuovi membri del direttivo potessero interferire e casomai mettere in dubbio l’impianto VQR? Forse per garantirsi una gestione completamente impermeabile non solo alle critiche del mondo accademico nostrano, ma anche rispetto alla marea crescente della letteratura internazionale che suggerisce linee guida, buone pratiche e regole per la valutazione massiva ex-post della ricerca? O forse ancora per garantirsi di poter scegliere oculatamente i membri dei GEV? O più semplicemente per tutte queste ragioni insieme. Perché, come scriveva Graziosi per la rivista della fondazione di Massimo D’Alema, l’efficacia della legge Gelmini nel fermare il degrado universitario, dipenderà “soprattutto dal rigore con cui agirà [l’ANVUR], profittando dei varchi aperti dalla legge e interpretandone la retorica”.

 

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Noi ci complimentiamo con il Ministro Giannini per aver scritto un DM che recepisce in maniera acritica e in toto la burocrazia bibliometrica fai-da-te messa a punto da ANVUR nella valutazione precedente. E ringraziamo anche per aver consegnato la prossima VQR nelle mani del Presidente dell’ANVUR e di ciò che rimane del direttivo.

Ma nel complimentarci, non possiamo non sollevare anche un problema di trasparenza, anzi due.

Il primo. Il 5 giugno 2015 si è chiusa la “manifestazione di interesse” per entrare a far parte dei GEV. Il DM “linee guida” art 3 comma 3 prevede che “nel caso in cui le domande pervenute non consentano di assicurare un’adeguata ed equilibrata presenza di esperti, il Consiglio direttivo  può selezionare altri studiosi”. Vista le modalità di gestione della VQR, è opportuno che la comunità accademica sia messa nelle condizioni di conoscere 1. i nomi di coloro che hanno fatto domanda; 2. i nomi di coloro che sono stati scelti per far parte dei GEV tra quelli che hanno partecipato al bando, e infine 3. i nomi di coloro che sono stati cooptati direttamente da ANVUR.

Il secondo riguarda invece la procedura per i nuovi membri del consiglio direttivo. Sappiamo che la procedura si è conclusa il 26 giugno. Non sarebbe il caso di rendere pubblici i nomi di coloro che hanno fatto domanda, dei 21 che sono stati ammessi al colloquio finale e infine i 15 nomi presentati al ministro?

Correttezza e trasparenza che non sono mai state di casa dalle parti dell’ANVUR , purtroppo, non sembrano albergare neanche dalle parti del MIUR.

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4 Commenti

  1. Si, condivido, la legge Gelmini è uno sfacelo per gli Atenei, per le norme complicate provenienti da uno scrittura nel più perfido burocratese, alcune applicate, altre mai applicate o male applicate, con decine di decreti applicativi ancora più complicati della legge di partenza.
    La perla è “l’interpretazione autentica della legge” sotto il governo Monti (Profumo ministro MIUR) in relazione alla proroga dei MR che passano istantaneamente da uno a due anni per grazia di Dio e volontà della Nazione.
    In un intervento ad un convegno ROARS, S. Cassese si chiedeva chi valutava a posteriori l’applicazione della legge Gelmini negli Atenei: la risposta ancora attuale è nessuno, e non si sa se applicata e come:

    -dai dipartimenti con almeno 35 docenti “di SSD omogenei” ed è notorio che anche in uno stesso SSD i docenti non sono omogenei neanche a se stessi, per cui c’è una parcellizzazione dei docenti di uno stesso SSD nei vari dipartimenti di Ateneo
    -Commissione paritetiche: non si riescono a formare e giammai devono fornire i pareri di legge sulla nuova istituzione o chiusura di CdS
    -codice etico e commissione etica: ma a che servono? Forse conviene prendere spunto dagli ospedali italiani ove in luoghi aperti al pubblico sono esposti cartelloni con il sistema di qualità adottato (organigramma, responsabilità…), sintesi del Codice etico e membri della Commissione etica a cui si possono rivolgere tutti gli utenti (non si conosce tuttavia nella pratica l’efficacia di tali manifesti…)
    -all’autoritarismo concesso ai MR con 6 anno di mandato, e solo dopo due, soggetti ad una eventuale rimozione con procedura particolarmente pesante, ultragarantista.

    L’Università è gestita come un’azienda privata secondo la legge Gelmini: con un padrone dai poteri forti e per molti versi non bilanciati… La suddivisione dei poteri, già dibattuta, da Montesquieu non esiste: un Rettore Padrone è meglio di un Rettore con poteri limitati in un sistema democratico di Ateneo, ma con una democrazia fortemente voluta da ognuno.
    Ma non tutto è colpa della legge Gelmini, ci sovviene un’amara battuta di Churchill:
    Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…

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